Le quote rosa: un male necessario

Dieci anni fa non mi sarei mai sognata di sostenere le cosiddette «quote rosa» nelle aziende, nelle istituzioni, in politica: una percentuale obbligata di posti destinati alle donne.

Mi sarei infatti opposta – anche arrabbiandomi – con argomenti del tipo:«Macché, scherziamo? Le donne non sono una specie protetta. Non si sceglie una persona per un incarico, una professione, un ruolo di potere, per ragioni legate al genere sessuale, all’età, all’etnia, alla provenienza geografica. La si sceglie per ciò che sa fare, ciò che ha studiato, e per le sue capacità personali in relazione a quel ruolo. Istituire corsie preferenziali per le donne equivale ad ammettere in azienda, in politica, nella pubblica amministrazione anche persone incapaci, purché donne».

Anche oggi la penso così. Ma, data la situazione di grave disparità di genere che affligge il paese, penso che le quote rosa siano un male necessario. Perché la percentuale di «incapaci purché donne» che entrerà nelle aziende e istituzioni per «quota rosa» – in molti casi andrà così, non facciamoci illusioni – sarà comunque inferiore alla percentuale di «uomini incapaci purché schierati e controllabili» che al momento infesta i posti di potere.

E poi le «quote rosa» potrebbero scompigliare un po’ di carte, aumentando la probabilità che qualche partita non sia truccata.

Insomma, condivido ciò che ha scritto ieri Barbara Stefanelli sul Corriere della sera (i grassetti sono miei):

QUOTE ROSA, UN PASSO TEMPORANEO NECESSARIO PER CRESCERE

di BARBARA STEFANELLI, Corriere della Sera, 9 marzo 2011

Quote rosa. Due parole che non convincono. «Quote» perché a nessuna piace essere rinchiusa in una percentuale di genere. «Rosa» perché richiama un’idea tradizionale di come le bambine devono mostrarsi al mondo. Il problema è che senza un sistema di quote vincolanti la presenza femminile ai vertici delle società non cresce. Il caso norvegese, che ha fatto scuola in Europa, lo dimostra.

Un morbido dosaggio di incentivi non scuote una società chiusa: un sistema bloccato non si lascia riformare con strategie soft. Un tetto obbligatorio — con una data e una sanzione stabilite per legge — produce invece un balzo immediato. È un rimedio temporaneo, un ponte gettato per superare asimmetrie storiche di presenza e di potere, al quale si rinuncia non appena le due sponde si riallineano.

Nei paesi dove le «quote donne» hanno qualche anno di sperimentazione alle spalle, è facile verificare che i risultati ci sono: in termini di sviluppo, competitività interna e estera, modernità.

Anche in Italia, le aziende dove ci sono donne al vertice hanno avuto negli ultimi tre anni performance migliori e sono fallite meno (analisi realizzata per il CorrierEconomia).

L’idea delle quote suscita diffidenza nei liberali: una riserva protetta scombina gli equilibri naturali, víola il principio del merito tra gli individui. Ma è la pratica delle quote a creare le premesse per quell’eguaglianza di opportunità alla quale una società liberale aspira.

Non si può giocare una partita alla pari se una delle due squadre non è in grado di schierare tutti i suoi uomini (le sue donne!) in campo. Se tutto questo è vero, è una regola di buonsenso porsi obiettivi ambiziosi ma raggiungibili.

Per questo la legge che impone una percentuale femminile nei consigli di amministrazione (cda) delle società quotate e pubbliche deve proporre uno schema graduale. Il disegno di legge in discussione al Senato lo fa: prevede un’applicazione in due tappe, da qui al 2015, e una sequenza in tre fasi (diffida, multa, decadenza del cda) nell’applicazione della sanzione.

Potrebbe essere presa in considerazione «una clausola di salvaguardia», sempre ispirandosi alle buone pratiche norvegesi, in casi — documentati — in cui fosse impossibile applicare la legge nel dettaglio dei tempi o dei numeri previsti. Resta il fatto che nessun Paese può rinunciare a una maggiore presenza femminile in tutti i luoghi dove vengono prese le decisioni che determinano la crescita e il futuro di tutti. Nessun Paese può permettersi di sprecare il 50 per cento dei suoi talenti.

Leggi qui a che punto è il provvedimento di legge: «Il 30% di donne nei cda entro il 2015», di Nicoletta Cottone, Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2011.

61 risposte a “Le quote rosa: un male necessario

  1. E’ un giorno triste. Le prime vittime delle quote saranno le donne capaci.

    Vedendole all’ opera in un cda verrà da pensare che sono lì per necessità di tappezzeria. Se prima un pensiero del genere era ingiustificato e raro, ora diventerà sempre più uno stereotipo razionale e frequente. E’ difficile rimproverare chi agisce secondo logica.

    Una storia che gli avvocati neri di NY conoscono bene: con l’ introduzione di privilegi per i neri negli accessi universitari, i loro onorari si sono via via abbassati. Ed è normale che sia così.

  2. Broncobilly: ora il pensiero che dici è «ingiustificato e raro» solo perché le donne non ci sono proprio nei cda. Né capaci, né incapaci.

    Le donne capaci sono abituatissime a combattere con pregiudizi di tutti i tipi. Ma spesso non possono nemmeno combattere perché sono proprio escluse. Cominciamo coll’includerle almeno «per baglio» (chiaro che con le quote rosa entreranno prima un tot di veline, poi, per distrazione di qualcuno, anche qualche donna capace) e vediamo che succede.

    Conosco «donne capaci» che, se fossero anche da sole in un cda tutto maschile, sarebbero capaci di sbaragliarlo a colpi di argomentazione e competenza, mista a pragmatismo. Facciamone entrare almeno una, di capace. Almeno qualche volta. Ora siamo prossimi al nulla.

  3. Segnalo questo post di Alberto Mingardi, che nutre forti perplessità sulle quote rosa nei cda, sostanzialmente perché (in estrema sintesi) “il consiglio d’amministrazione non coincide col top management”, il che mi pare un elemento da tenere in considerazione:
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10115

    Aggiungo una domanda: perché le donne dovrebbero essere meno “schierate e controllabili” degli uomini? Per carità, me lo auguro, ma non so in base a quali elementi dovrei essere fiduciosa. (magari all’analisi del CorrierEconomia citata da Barbara Stefanelli?)

  4. Io francamente non so se ci siano pregiudizi irrazionali in materia, forse vivo in una realtà ristretta e le donne che vengono stritolate da questa logica le conosco eccome. Forse la mia visione è troppo ristretta, diamo allora per scontato che simili pregiudizi esistano in modo diffuso.

    Si pensa forse di combatterli trasformandoli da irrazionali a razionali?

    Io non voglio affatto vedere “più donne nei cda”. Vorrei piuttosto vedere una società in cui abbia poco senso avere nei cda “uomini (e donne!) incapaci purchè controllabili”. Una società libera (poche regole, tanta competizione) è una società del genere. Battiamoci per quella anzichè sdoganare leggi sessiste.

    p.s. le donne sono capacissime e in grado di sbaragliare da sole molti cda, ma, anche qui, freniamo la mitologia… i pochi studi seri in merito ci dicono che le imprese con un rapporto più paritario tra uomini e donne nei Cda hanno ad oggi una performance peggiore.

  5. Ho qualche ragionevole dubbio.

    Premessa. Lo svantaggio delle donne dipende universalmente solo dalla
    gravidanza, che normalmente svantaggia in parte la madre per un anno circa (eventuali periodi difficili della gravidanza e allattamento al seno) – uno svantaggio di per sé abbastanza lieve nelle società avanzate, dove una donna ha mediamente una o due gravidanze in tutto.

    In Italia, MOLTO più che in Norvegia e in altri paesi avanzati, lo svantaggio dipende poi, e PRINCIPALMENTE, da
    – cultura e costumi maschilisti che attribuiscono alle donne un carico maggiore nella cura dei figli, dei congiunti e della casa – per cui le donne non hanno affatto pari opportunità di partenza
    – varie limitazioni alla libera concorrenza professionale basata sul merito, limitazioni che avvantaggiano chi ha già posizioni di potere, cioè prevalentemente maschi anziani. I cui diffusi pregiudizi maschilisti svantaggiano le donne.

    Il mio dubbio principale, riguardo alle quote rosa, è che sono purtroppo una ulteriore limitazione alla libera competizione – nel senso chiarito benissimo da Giovanna stessa. Quindi vanno, sotto questo aspetto, nella direzione contraria a quella che in generale, se seriamente perseguita, avvantaggerebbe le donne.

    Quanto a cultura e costumi maschilisti, gli effetti delle quote rosa sarebbero di vario segno e difficili da prevedere.

    Conclusione prudenziale: non so se i possibili effetti positivi delle quote rosa compenseranno gli effetti negativi.
    Ma in Italia sembra molto più urgente lottare sugli altri due fronti: i costumi maschilisti, su cui le donne possono agire quotidianamente al di là di qualsiasi legge.
    E le limitazioni corporative alla libera competizione meritocratica, su cui c’è tantissimo da fare a tanti livelli, nell’interesse dei giovani, delle donne, e quindi specialmente delle giovani donne. Che sono al centro del problema.

    Scusate la pesantezza maschile del post. 🙂

  6. Concordo con Giovanna – solo cinque anni or sono – le quote rosa mi urticavano il sistema nervoso. Oggi penso siano una prassi necessaria. Il merito – non mi sembra che i maschi seduti nei consigli di amministratori siano tutti così capaci, eh? Quindi non vedo perché alle donne debba essere chiesto una sorta di super merito. Un esempio a caso: l’Alitalia – la mitica casalinga di Voghera l’avrebbe diretta meglio non in quanto femmina ma in quanto abituata a far quadrare i conti (è un paradosso passatemelo). In tutti i paesi dove sono state introdotte quote per garantire parità di accesso a categorie svantaggiate – minoranze etniche ecc – non solo hanno funzionato ma sono state anche rimosse su richiesta delle stesse minoranze quando la situazione è oggettivamente migliorata.

  7. le quote rosa sono un bel dilemma, a me non va di sentirmi una specie protetta o sentirmi rinfacciare un privilegio ( perchè potrebbero anche essere viste così), d’altro canto ci vuole un cambiamento culturale profondo, e per questo io speravo nelle nuove generazioni, nei ventenni, ma ieri sera mi è crollato un mondo….
    ho partecipato a una riunione per le candidature alle prossime elezioni, entrata nella sala ho avuto un sussulto di piacere, un sacco di giovani, che bello ventenni che si affacciano alla politica, caspita era ora!!!…poi un sacco di interventi a favore della parità di genere, non quella apparente delle liste ma quella reale, ero al settimo cielo…ma, un intervento ha smontato tutta la mia gioia, un ragazzo è intervenuto a favore di un suo coetaneo, un ventenne che si vuol candidare in consiglio comunale, e fin qui nulla di male, anzi, quando preso dalla foga oratoria inizia a dire che è contro alle quote rosa, che ci si deve basare solo sulla meritocrazia…beh questo ragazzo e il futuro forse candidato fanno parte di un’associazione in cui le ragazze sono una minima minoranza….
    appena sentite quelle parole, non solo sono diventata una sostenitrice delle quote rosa, ma le esigo, e ritengo che sia arrivato il momento di imporre il cambiamento culturale!!

  8. Un altro svantaggio della legge sulle quote rosa è che alimenta la tendenza, già troppo diffusa in Italia, a cercare la prima soluzione di un problema in una bella legge dello Stato.
    Generalmente la soluzione è assai poco così, e lo è ancor meno per l’ineguaglianza uomini/donne.

    Col rischio, inoltre, che i media presentino invece questa legge come una conquista importante.
    Non come un male (forse) necessario. Una medicina con qualche probabile effetto terapeutico, e non lievi effetti negativi collaterali. In un corpo sociale, quello italiano, assai diverso dal norvegese.

  9. Ben concordo con te al 100% quando denunci l’ assenza di competitività, del resto l’ avevo appena fatto anch’io.

    Ma quando accenni alla “cultura maschilista” le cose si complicano.

    In una società libera (dove a tutti sono garantiti pari diritti) la “cultura” esprime una preferenza. Plasmare dall’ alto quella cultura significa allora forzare delle preferenze. Due domande: 1 si puo’ fare?; 2. è lecito farlo? La questione è a dir poco complessa.

    p.s. legato al discorso di cui sopra ci metto anche il fatto che gli ostacoli non sono riducibili alla “gravidanza”; c’ è anche una certa avversione femminile agli ambienti altamente competitivi, alla “gara”. E parlo sempre di “preferenze” non di “abilità”.

  10. Risposte telegrafiche.

    Plasmare la cultura dall’alto, entro certi limiti, si può ed è lecito. Michelle Obama, col suo orto, lo fa. Qualche legge dello Stato, bene o male, lo fa.

    Quanto all’avversione femminile agli ambienti altamente competitivi, ammessa e non concessa tale avversione, ambienti ragionevolmente competitivi bastano e avanzano, secondo me.

    Risposte migliori ti verranno, credo, da qualche donna. 😉

  11. Io sono favorevole alle quote. In italia servono eccome. Eppure siamo l’unico paese occidentale che le vede con riluttanza. Credo che in realtà a dar fastidio non è il fatto che si chiamano in quel modo ma proprio x il fatto che gli uomini temono che con le quote verranno sorpassati dalle donne. Infatti molti le sentono come una sorta di discriminazione al sesso maschile.
    Il motivo per cui in italia vengono sempre bocciate è che è troppo radicata la concezione della donna-oggetto o comunque della donna anelo del focolare, per questo motivo che a loro sta bene che rimaniamo sottorappresentate.

  12. mah, secondo me il dibattito sulle quote rosa è solo una perdita di tempo: le quote rosa sono incostituzionali e qualsiasi legge che parli di quote rosa deve essere cancellata in quanto contraria all’art 3 della costituzione

  13. Chi vi ha detto che le donne non amano la competizione? Questo è un pregiudizio sessista – ci sono donne competitive e donne non competitive, come gli uomini del resto. Secondo te la Clinton non è una persona competitiva? E la Montalcini? Sull’intervento dello Stato, vorrei far osservare che, negli Stati Uniti – paese refrattario agli interventi statali – sono intervenuti con le leggi federali per smontare la segregazione negli stati del Sud.

  14. No caro Hamlet è qui che ti sbagli i comportamenti sessisti di tanti datori di lavoro e dirigenti sono anticostituzionali e contrari all’articolo 3 della Costituzione, solo che i suddetti fingono che tale articolo non esista, allora noi con garbo gli facciamo un bel promemoria legislativo, così vediamo se lo terranno in mente

  15. A quel che ho capito scorrendo gli interventi su Il sole 24 ore, l’obiezione di Hamlet è fondata.
    La legge sulle quote rosa non potrà avere alcun effetto sugli assetti di potere nelle imprese private. Nel momento in cui li avesse, scatterebbe infatti una denuncia di incostituzionalità, che annullerebbe la legge nei suoi articoli incisivi.
    Nel settore pubblico le quote rosa sarebbero invece gestite dai politici. I quali eviterebbero e avrebbero scarso bisogno di scomodare la Costituzione. Prospettiva non esaltante.

    Tutto questo fa pensare che la legge sulle quote rosa in Italia, dati alcuni rigidi vincoli della nostra Costituzione (specialmente l’art. 41 sulla libertà d’impresa), sia solo un’operazione d’immagine.
    Come tale, per certi aspetti forse utile e per altri dannosa, rispetto alla causa dell’uguaglianza uomini/donne.

  16. sono molto d’accordo con le quote rosse, purtroppo in questa Italia con mentalità ancora ai tempi delle caverne e non condivido il titolo di male necessario, toglierei il male e lascierei solo il necessario, da uomo lo dico, le donne al potere sono una cosa diversa, sono più capaci e più responsabili

  17. “No caro Hamlet è qui che ti sbagli i comportamenti sessisti di tanti datori di lavoro e dirigenti sono anticostituzionali e contrari all’articolo 3 della Costituzione, solo che i suddetti fingono che tale articolo non esista, allora noi con garbo gli facciamo un bel promemoria legislativo, così vediamo se lo terranno in mente”

    eh no, non ha senso provare a rigirare la frittata. Se un datore di lavoro ha comportamenti sessisti, viene denunciato. Ma non ha senso una legge che obblighi a mettere il 30% di donne nel cda. Se passasse una legge del genere, allora vorrei anche altre leggi, tipo: 30% di neri nei cda. In un cda voglio il 30% di meridionali, il 30% di settentrionali e il 30% di persone del centro Italia. Voglio almeno il 20% di musulmani in un cda, ecc….

  18. Non è detto che domani non debba servire pensare a quote per i cittadini italiani di seconda generazione. Detto per inciso, se qualcuno avesse pensato a delle quote per i rom italiani, non credete che la storia dell’integrazione sarebbe stata diversa? Attualmente esiste una “quota” non so se ancora vigente per l’assunzione dei disabili – e nessuno ha mai invocato l’articolo 3 della Costituzione.

  19. un mondo di disabili insomma… alè, chi offre di più… è la “cultura del piagnisteo”, baby.

  20. Broncobilly c’è poco da ridere – se sei disabile (uomo o danna tu sia) fatichi di più a trovare lavoro anche se la tua disabilità non influisce sul lavoro stesso. Per questo ci sono le cosiddette “categorie protette” e ciò permette alle aziende di assumere personale con uno sgravio fiscale. E’ un po’ triste che detto principio debba essere valido anche per la metà dei cittadini di questo paese, ossia le donne. Ma tant’è. Per altro, ti ricordo che uno dei motivi (uno ho scritto) per i quali Germania e Italia persero – per fortuna – la seconda guerra mondiale è stato individuato nella mancata mobilitazione di massa delle donne al lavoro e al fronte. Stiamo attraversando una crisi economica seria – perché perdere di nuovo, solo per lasciare indietro le femmine?

  21. Sulle quote – dico quanto già detto.
    1. Le quote sono la prova di un fallimento della democrazia, i cui dispositivi non garantiscono pari diritti a tutti. Sono da sempre applicate quando si assume la consapevolezza di un fallimento – e allo stesso tempo si matura culturalmente abbastanza per staccarsene ideologicamente. Quando non si vuole più un paese razzista, si smette di farsi le seghe sul perchè la popolazione afroamericana non sia di liberi professionisti, e si fanno delle quote per gli afroamericani nelle università. E via di seguito.
    2. Quando le donne sono allergiche alle quote rosa, spesso vivono in loro meccanismi di giudizio non perfettamente logici ma che mutuano segretamente stereotipi sessisti. esse evidentemente ritengono che numericamente ci siano meno donne intelligenti e preparate di uomini intelligenti e preparati e concepiscono la loro selezione facendo caso al genere e non alla competenza dimostrata. Ma quando vi danno un posto di lavoro destinato agli under 35, vi sentite raccomandati? O vi sentite fichi? Perchè dovete pensare che le donne siano assunte in quanto donne e non in quanto competenti?
    3. Anche quando gli uomini sono ostili alle quote rosa, per conto mio alla fine sono abitati da stereotipi di genere che tendono a sottovalutare la competenza femminile. E a buttare l’occhio più sul sesso che sul sapere.
    4. Viceversa è come se gli uomini avessero da sempre contato su un sistema di quote azzurre, ma il loro sereno amor proprio gli impedisce di constatare come la cultura di genere garantisca la trasmissione di poltrone.

  22. Un grande passo è stato fatto. Ora, unite, continuiamo a lavorare per prenderci gli altri nostri diritti: un welfare migliore, posti di responsabilità e posti istituzionali. DONNE, INSIEME CI RIUSCIREMO!

  23. Perchè dovete pensare che le donne siano assunte in quanto donne e non in quanto competenti?

    Forse perchè c’ è una legge che ordina l’ assunzione in quanto donne e non in quanto competenti. Che ne dici?

    Questo a proposito di “meccanismi di giudizio non perfettamente logici”.

  24. Broncobilly a parte che non capisco il tuo interesse su tutti i blog che parlano di questioni di genere. Non ti si dovrebbe rispondere – non tanto per amor nostro, perchè fai comodo, ma per amor tuo. A che cosa dobbiamo questa passione? Perchè non limitarti a dire la tua e tante care cose?
    In ogni caso – io credo che il genere – come le età siano delle categorie abbastanza grandi, da poter permettere tutte le rappresentazioni all’interno. Tu pensi che questo valga per gli uomini e per le donne no,citi ricerche la cui metodologia di indagine è tutta da appurare che avvallino questa tua premessa, e quindi ti trovi ideologicamente concorde con il sistema vigente. Il quale per l’appunto premia in virtù del genere maschile. Impone già cioè dei soggetti perchè appartenenti a un sesos. Resta da capire perchè vieni qui,dalla Lippa, e persino da me a fare il profeta che nessuno ascolta e che tutti cercano di contraddire. Sono sicura che Ben quasi ti dispiace per la sintonia che ti offre:)

  25. Nonostante le obiezioni di Broncobilly e Hamlet siano sensate, il punto a me sembra un altro.

    Non essendo affatto scontato che le quote rosa italiane abbiano l’effetto desiderato, il punto è: quali effetti realisticamente avrebbero?

    Giovanna ha cautamente suggerito che “potrebbero scompigliare un po’ di carte, aumentando la probabilità che qualche partita non sia truccata”.
    Io ho portato qualche ragione concreta (non di principio) a sostegno della previsione che non potrebbero avere neanche questo limitato effetto.

    Se questa previsione è sensata, valgono la pena? Tenuto conto che sono “un male” e hanno anche effetti negativi?

  26. Ben io però dissento dalle previsioni fosche, in un certo senso anche dalle previsioni fosche di Giovanna. O meglio – queste nefaste previsioni non le attribuisco al genere – ma allo stato di crisi della politica italiana.
    le candidature oggi non permettono un voto dal basso – non abbiamo i rappresentanti che scegliamo – ma rispondono a logiche di cooptazione. Quando io partito scelgo le mie persone rispondo a delle funzioni in realtà il genere è sempre l’ultimo dei miei problemi. Mi serve una persona brava, mi serve una persona devota, mi serve una persona ruffiana mi serve una persona stupida. Non crediate che al posto delle vallette ci metterebbero schopenauer, il sesso è solo un ultimo gradino semantico prima serve un coglione di qualsiasi genere. Quello che voglio dire è che il problema della qualità della rappresentanza politica è sotto una rubrica diversa della rappresentanza di genere. Il fatto che ci siano solo uomini risponde ad un’abitudine culturale – ma mi pare sotto gli occhi di tutti, che i cretini non sono pochi.
    Il vantaggio che molti non vedono – è che io donna quando ragiono sui meccanismi di rappresentanza e chiedo le quote, sto lavorando a una battaglia diversa da quella della qualità dei rappresentanti – sto chiedendo un diritto a prescindere, e che può essere lo stesso diritto all’esistenza visibile e mediocre. Vi credete tutti che democrazia sia avere Norberto Bobbio in parlamento – questo è un errore logico. Democrazia vuol dire avere Calderoli in parlamento .
    Questo non vuol dire che non dobbiamo combattere per una buona politica – ma che in realtà è un altro post.

  27. Attacchi alla persona, copione collaudato. E poi dice… non resta più tempo per “appurare le metodologie”.

    La ricostruzione… “delle mie posizioni”(?) mi suona estranea a dir poco, ma mi avvalgo della facoltà di non rispondere: in questi casi, la prima volta gli insulti sono colpa di chi li fa, la seconda non è detto.

  28. Hamlet è il classico italiano che vorrebbe le donne ai fornelli..
    In Norvegia hanno imposto le quote rosa e ora c’è assoluta parità…
    Ma ci rendiamo conto che siamo gli unici a scagliarci contro le quote rosa e cosa assurda siamo anche tra i pochi ad avere una rappresentanzia femminile scarsissima??

  29. Posso capire l’obiezione generale alle quote rosa, ma non capisco l’argomento per cui esse porterebbero in posizioni di rilievo donne non competenti. Uno dice “perché sono scelte in quanto donne e non in quanto competenti”, ma siamo sicuri che sia così automatico che una cosa escluda l’altra?
    Stiamo parlando di consigli di amministrazione, e nei discorsi di solito ci si allarga anche alla classe politica. Quindi di due settori che riguardano una piccolissima parte della popolazione attiva. Le donne sono il 51,5% della popolazione nazionale, è così assurdo pensare che quelle qualificate per entrare in un cda siano non solo abbastanza per coprire la quota obbligatoria, ma anche per poter rendere agevole la selezione? Se così non fosse, che senso avrebbe ricordare il gran numero di laureate e tutto il resto?
    L’unico motivo per cui questa legge potrebbe portare donne non competenti nei cda è che siano già forti pratiche di selezione per questo ruolo che sottovalutano le competenze. E allora il problema è a monte, non certo nelle quote.

  30. Confesso che un mio grandissimo timore è quello di essere presa poco in considerazione dal mercato del lavoro perchè donna. Ci penso spesso e mi è già capitato di vedere persone che dubitassero della mia competenza e professionalità poichè donna, tutto questo perchè lavoro in un campo prevalentemente maschile. è proprio brutto vedere quando la gente mi fa la faccia sorpresa quando sente che mi occupo di informatica e quando vedo perplessi anche colleghi e docenti sulle mie possibilità di riuscita difronte a un nuovo progetto o esame. Per fortuna ci sono i miei risultati a difendermi! ^^
    Concludo con una frase di Emma Bonino che le ho sentito dire ad una puntata di Vieni via con me e che quantomeno mi ha fatto un pochino sorridere.
    “Una donna per affermarsi deve fare il doppio di un uomo. Per fortuna è facile” 😉

  31. IIo non ho nulla contro le quote femminili ai vertici delle istituzioni economiche, e finanziarie, se non altro perchè le quote maschili esistono già da sempre come dice Zaub
    Solo mi chiedo cosa penserebbero donne come Rosa Luxemburg, Dolores Ibarruri, Alexandra Kollontai, Clara Zetkin, Elizabeth Gurley Flynn, Emma Goldman, Anna Kuliscioff…donne che quei vertici volevano rovesciarli a vantaggio delle donne e degli uomini poveri, non farne parte.
    Fermo restando che una donna ha pieno diritto di scalare quei vertici se è suo desiderio, chiedo scusa per questo improvviso attacco di vetero-comunismo (di solito, non sono così)

  32. @ Mary “Hamlet è il classico italiano che vorrebbe le donne ai fornelli..”

    Mary, fai un favore a me e al resto del mondo: non permetterti mai più di giudicare una persona che non conosci, tanto più facendo supposizioni sbagliatissime!
    Io ho una altissima considerazione delle donne, talmente alta che reputo ingiusta qualsiasi scorciatoia. Secondo me non esistono donne e uomini, ma individui, che devono conquistarsi i loro spazi. Le quote rosa, secondo me, sono un’assurdità perchè se ha senso parlare di bagni per uomini e bagni per donne (e così via), non ha nessun senso parlare di uomini e donne in ambito lavorativo: bisogna parlare di individui (o di persone, se preferite). Questa è la mia visione (e va rispettata e non offesa come ha fatto qualcuno).

    L’imposizione di una legge a favore delle quote rosa sarebbe una grandissima sconfotta per le donne; secondo me una femminista dovrebbe essere contraria alle quote rosa. Se poi vogliamo dirla tutta, fate la legge sulle quote rosa: così l’imprenditore X farà un cda di 10 persone: 7 uomini competenti + 1 zia, 1 cugina e 1 cognata. Evviva le quote rosa!

  33. Invece ora abbiamo 10 uomini diversamente imparentati tra di loro.
    Ma che modo è di discutere questo? E come si permette un uomo di dire cosa dovrebbe pensare una femminista? come si fa a dire che non esistono uomini e donne ma “individui” che devono conquistarsi i loro spazi? di quali scorciatorie hanno benficiato gli uomini per trovarci in questa situazione aberrante? Forse quella garantita dal lavoro invisibile delle donne? ma siamo ancora a questo punto o è uno scherzo?

  34. Hamlet, in Norvegia le quote rosa le hanno imposte perchè la situazione di quel paese fino a qualche tempo fa era di assoluta disparità di genere (mai come l’italia) ora che hanno la legge si trovano ai primi posti x parità di sessi nel mondo (mi pare dopo la svezia).
    Noi siamo al 74° e rischiamo di peggiorare, perchè qui e non si impone la legge la cultura non cambierà mai!
    Da come parli sembra che una donna non deve contare su quote perchè tanto ce la fa da sola, mi dispiace ma ti sbagli di grosso.
    In italia c’è una forte discriminazione contro le donne in tutti i settori della società.
    Come fai a parlare di indivudui se in italia le donne non sono manco considerate persone????
    Vai a guardare la publbicità (vai sul mio blog ad esempio) siamo ritratte come animali, oggetti e la publbicità è lo specchio del nosto paese. Dimmi come fanno le donne a farcela da sole se questo Paese le considera così!
    Invece ora senza le quote purtroppo le donne sono costrette ad altre scorciatoie spesso sessuali, perchè una donna in italia per poter raggiungere il tetto di cristallo dev’essere bella e disponibile.
    Ma poi chi ti dice che le quote farebbero andare avanti solo le parenti? A me sembra il contrario…
    Riprendendo la tua replica su come mi sono permessa a giudicarti, ti faccio la stessa domanda dell’utente qui sopra.

  35. Norvegia?

    “Gonne dorate”, ecco il triste e inevitabile epiteto con cui ci si riferisce alle donne reclutate a forza nei cda per non far chiudere l’ azienda. E ti garantisco che non è propriamente elogiativo.

    Ah, dimenticavo: in Norvegia il 98% degli amministratori delegati (ovvero coloro che decidono) è uomo. Praticamente un record. Siamo messi bene.

  36. “in italia le donne non sono manco considerate persone”
    “la pubblicità è lo specchio del nosto paese”
    Le donne sono considerate persone. Anche in Italia, semmai sono i poveri d’ambo i sessi che vivono le maggiori difficoltà e se sono donne certo sul lavoro hanno in più la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia ed è ingiusto che la difficoltà ricada sempre e solo su di loro.
    Non sono sicuro che la pubblicità sia lo specchio del nostro Paese e anche se lo fosse (ne dubito) vorrebbe dire che dobbiamo cambiare il Paese non la pubblicità o meglio se cambia il Paese cambierà pure la pubblicità.

  37. Senza affermare che siano la soluzioni perfetta, le prove suggeriscono che le quote rosa sono efficaci. Inizialmente, l’introduzione del 40% di quote femminili nei consigli di amministrazione in Norvegia, ha creato una considerevole protesta contro questa “discriminazione al contrario” e contro la “mancanza di meritocrazia”. Le predizioni più disastrose che prevedevano ripercussioni negative sulla competizione economica, si sono dimostrate infondate. Nel 2010, il rapporto sulla competitività mondiale dell’IMD ha posizionato la Norvegia al settimo posto – 4 posizioni più avanti rispetto al 2007, quando le quote ancora non esistevano. Oltretutto, l’attuale proporzione di donne nei c.d.a. norvegesi, è del 44%, ovvero il 4 % in più rispetto a quanto previsto dalla legge.
    Proprio il dibattito sulle quote ha il potere di cambiare le mentalità. Qualsiasi problema associato alle quote può essere facilmente superato. Ad esempio, il fatto che poche donne, catapultate nei c.d.a, non siano inizialmente pronte a ricoprire il nuovo ruolo, nel giro di due o tre ani è superato. Perché non provare la soluzione norvegese, che sembra aver sorpreso tutti per la sua semplicità ed efficacia?

    fonte: http://tinyurl.com/6csoj5e

    Ma anche l’articolo cui presumo si riferisse Broncobilly, tinyurl.com/65oaed4, diceva che “Gli studi che cercano di correlare presenza di donne nel board e qualità della prestazione della società non danno risultati univoci,” evidentemente non potendo dimostrare che le quote rosa sono un fiasco totale… perché non lo sono.

  38. @femminista “nvece ora abbiamo 10 uomini diversamente imparentati tra di loro.
    Ma che modo è di discutere questo? E come si permette un uomo di dire cosa dovrebbe pensare una femminista?”

    si chiama libertà di pensiero! Puoi essere d’accordo o no, ma non fa molta differenza. Forse alcune pensano che essere femministe (o credere di esserlo) le esenta dal rispettare le opinioni altrui. Secondo me una femminista dovrebbe essere contrarissima alle quote rosa, come dovrebbe essere contraria al farsi pagare il conto al ristorante da un uomo.

    “come si fa a dire che non esistono uomini e donne ma “individui” che devono conquistarsi i loro spazi?”

    Come si fa? Ora ti spiego come si fa: si ha una visione (che sarà diversa dalla tua ma è sempre degna di rispetto), si pensa e la si dice! Ripeto: nella mia visione non esistono le donne e gli uomini ma esistono persone, quindi non ha nessun senso parlare di quote riservate alle donne, visto che non esistono donne o uomini!

    @Mary “Noi siamo al 74° e rischiamo di peggiorare, perchè qui e non si impone la legge la cultura non cambierà mai!”

    Ma io non ho mai detto che la situazione è perfetta! Ho detto una cosa nettamente diversa, ho detto che le quote rosa sono contrarie (per fortuna) alla costituzione e quindi è inutile perdere tempo a parlarne. Ad esempio, io giudico sbagliatissimo il trattamento riservato alla minoranza rom in Europa (compresa l’Italia) ma questo non vuol dire tentare di far approvare una legge che dica “il 5% dei lavoratori deve essere rom!” Sarebbe ingiusto!! Le donne fanno fatica (non ho detto “per colpa loro”) a raggiungere posizioni di comando, ma questo non significa che la soluzione possa essere una legge incostituzionale. Non mi sembra che Angela Merkel, Margaret Thatcher o Nancy Pelosi abbiano usufruito di quote rosa! Se una donna, secondo me, chiede delle quote rosa, è come se dicesse “In quanto donne, siamo inferiori, quindi abbiamo bisogno di una legge”. Io non considero le donne inferiori, quindi sono contrario alle quote rosa. Provocazione: le donne in Italia sono la maggioranza, se sono poco rappresentate in parlamento, non è colpa loro????? Se le donne votassero le donne, quanti parlamentari donne avremmo? Moltissimi. E perchè non lo fanno??

  39. Giulia,

    In assenza di donne nel top management norvegese, è difficile che incidano granchè sulla competitività del Paese!

    E poi, sinceramente, cosa potrà mai dirci una misura costituita da 70 indici di cui 67 che non c’ entrano niente con le quote e 3 che non c’ entrano quasi niente? Meglio affidarsi a lavori mirati che studiano da vicino i vari board, con tutti i limiti che hanno pure quelli.

    44 anzichè 40… successo o un fallimento? Lascio giudicare a voi facendo solo presente che un differenziale tanto lieve puo’ essere giustificato anche solo dai multipli (in un cda di 3 persone il limite di 40 s’ innalza automaticamente a 66).

    Citi un articolo ma non fino in fondo, lo faccio io:

    …Gli studi che cercano di correlare presenza di donne nel board e qualità della prestazione della società non danno risultati univoci, ma anche quando la correlazione è positiva si tratta di scelte volontarie degli azionisti, non d’imposizioni del governo…

    La parte saltata mi sembra piuttosto rilevante.

    Ad ogni modo, se segui il mio link, vedrai che non mi riferisco a questo genere di studi, sono viziati dal fatto di trascurare la direzione del nesso (potrebbero esserci donne nei board proprio perchè “ce le si puo’ permettere” vista l’ alta redditività del settore). L’ Adams/Ferreira è invece uno studio innovativo in questo campo teso ad estrapolare il nesso grazie ad analisi intersettoriali e storiche. Lo studio, il più esteso che conosca, conclude:

    The average effect of gender diversity on firm performance is negative… This negative effect is drivenbycompanieswithfewer
    takeover defenses. Our results suggest that mandate in ggender quotas for directors can reduce firm value for well-governed firms.

    Il risultato è univoco visto che si tratta dell’ unico lavoro del genere. Di sicuro non è la risposta definitiva in merito.

    Alla fine, comunque, è meglio dirla tutta: la Norvegia è un Paese che galleggia sul petrolio, praticamente non ha un “problema economico” da risolvere, deve solo organizzarmi un minimo per capitalizzare cio’ che madre natura gli ha donato con generosità. Difficile che possa mai costituire un esempio per chi deve produrre ricchezza seriamente dal nulla, in caso contrario anche il Sultanato del Brunei assurgerebbe a modello. L’ unica cosa che conta laggiù sono quindi gli starnuti della quotazione internazionale petrolifera (oggi, dopo i disordini del Maghreb, ci si frega le mani). Per il resto si puo’ “giocare” con l’ economia attraverso azioni simboliche.

    E anche come “simbolo”, la via proibizionista e autoritaria non ha mai pagato (chiedere agli USA), fomentando l’ inevitabile risentimento tra esclusi e privilegiati, nonchè creando un comodo letto su cui i “bisognosi” si sono presto adagiati trasformandosi in bisognosi a vita.

  40. Credo sia piuttosto inutile svolgere una discussione cercando di dimostrare i risultati ottenuti da altri Paesi, in fatto di presenza di donne nei sistemi della Decisione (politica, economica, etc.), anche perché la confutazione dei dati è uno sport piuttosto diffuso nel nostro, di paese, quindi mi sembra una perdita di tempo.
    .
    Così come è una perdita di tempo discutere con posizioni gravate fino all’osso dal pregiudizio maschilista. Non si tratta di buon discutere, queste non sono nemmeno discussioni, sono soltanto lotte per la supremazia della propria posizione. E che cosa si deve rispondere a uno che ti dice che al mondo non ci sono uomini e donne ma persone? Che la sua idea è legittima quanto la mia che invece constato che le persone sono sessuate e che al sesso corrispondono, a seconda dei sistemi culturali, politici, economici, condizioni di vita e di libertà ben precise? E che cosa ottengo con il mio richiamo a una diversa attenzione alla realtà? Di fargli cambiare idea? Nemmeno per sogno! Non c’è esercizio dialettico possibile con queste posizioni, c’è solo da farsi il sangue amaro e magari arrivare a sentirsi dire che non si hanno le capacità di reggere il confronto o essere noi accusati di non rispettare la libertà di pensiero altrui. Roba da matti, ma è così e bisogna prenderne atto.
    .
    Si tratta di respingere gli atteggiamenti distruttivi che non aiutano di certo a raggiungere alcuna oggettività ma sono presentate al solo scopo di dimostrare ciò che sta a cuore al privilegio maschile, ovvero la conservazione dello status quo e, possibilmente, quello di spingersi anche un tantino oltre rispetto a dove siamo (tornati).
    Il punto non può e secondo me non deve essere la comparazione delle posizioni laddove la serenità di giudizio è viziata dall’intento di schiacciare chi non ha potere. Il punto è la presa di coscienza delle condizioni di forte involuzione in cui versiamo in Italia, a prescindere da come stanno gli altri paesi.

    In questi giorni si sta svolgendo una discussione insensata sulle parole della Bonino che ha parlato negli Stati Uniti di condizioni di oppressione per le donne in Italia. Avete visto che sta succedendo? Che la si attacca dicendo che le donne italiane stanno meglio delle ruandesi. Vi sembra utile una discussione del genere? A me no.
    .
    Chiaro che una presa di coscienza non ce la si può aspettare da chi non ha altro interesse che quello di spadroneggiare sulla vita degli altri e che propugna un’idea di libertà che consiste nel fare quello che si vuole senza curarsi di quella altrui. E’ questo il vero problema. Bisognerebbe chiedersi non tanto come, all’interno di questo sistema, produrre dei cambiamenti utili a migliorare la vita di tutti, quando il sistema stesso si regge sulle superiori condizioni di vita di alcuni. Così facendo ci si mette di continuo nelle condizioni di subire una visione umiliante per chi non ce la fa, come quando si chiede di superare l’immagine degradata femminile in tv e si risponde che al massimo si può concedere di diffondere un’immagine migliore in seconda serata. Chiaro che c’è da vergognarsi al confronto con paesi più civili, ma a che serve, da parte nostra, indugiare su ciò che altri sono riusciti a raggiungere e non impegnarci realmente a respingere questi attacchi paurosi alla libertà di chi non ha potere?
    .
    Questo sistema mira al controllo totale della vita di ciascuno, basti pensare alle leggi sulla fecondazione assistita, a quella sul fine vita…come si può pensare di contribuire con dei miglioramenti a queste concezioni totalitarie? Si deve cambiare, non migliorare quello che c’è, perché quello che c’è salvaguarda le classi al potere attingendo alle risorse altrui, come nel caso delle tasse: chi le paga, in Italia, se non chi sta peggio?
    Io credo che la soluzione ci sia. Posto che governo e opposizione sono più o meno la stessa cosa in Italia, si tratta soltanto di far emergere la verità, non di mascherarla con ipotetici aggiustamenti. Guardate le leggi “a favore” delle donne: non ce n’è una che abbia mai risolto un problema alle donne e agli uomini che già non dispongono di privilegi. Quella sullo stalking cosa ha prodotto? Solo un tot di denunce in più che non corrispondono di certo ad una maggiore sicurezza delle vittime. Queste sono solo prese per i fondelli.
    Allora io dico: non portiamo la nostra energia a processi che sono pensati per esercitare il controllo sulla libertà delle persone perbene e a eluderlo su quella di chi delinque giocando con la legge secondo i suoi interessi. Teniamo per noi l’energia necessaria al cambiamento e usiamola per dire la verità, sempre: parresia, ma quella foucoltiana che consiste nella capacità di argomentarla fino in fondo, non solo di esprimersi a vanvera e comunque per riconoscere legittimità a opinioni basate su concezioni condivise in seno a interessi particolaristici: il bene comune è ben altra cosa e non si nasconde di certo dietro le “persone” ma si occupa realmente delle condizioni di vita di uomini e di donne, del pianeta e degli altri viventi.
    Scusate la lunghezza del commento.

  41. “visto che non esistono donne o uomini!” Hamlet
    Ma nessun datore di lavoro chiederà mai ad un uomo, con tono preoccupato, se ha intenzione di avere figli, e nessun uomo in Italia rischia di perdere il posto se diventa padre.

  42. @Paolo “Ma nessun datore di lavoro chiederà mai ad un uomo, con tono preoccupato, se ha intenzione di avere figli, e nessun uomo in Italia rischia di perdere il posto se diventa padre.”

    ma per questo è stata fatta la legge che conserva il posto di lavoro alle donne durante la gravidanza!

    Per quanto riguarda i messaggi di altre persone: se un extraterrestre arrivasse sulla Terra e se leggesse frasi del tipo “al sesso corrispondono, a seconda dei sistemi culturali, politici, economici, condizioni di vita e di libertà ben precise” e “in italia le donne non sono manco considerate persone????”, l’extraterrestre chiederebbe “mi fate vedere dov’è il campo di concentramento dell’Italia in cui sono rinchiuse le donne?” Tali posizioni sono talmente folli da inficiare anche posizioni serie. Ripeto: in campo legislativo, non esistono donne o uomini ma cittadini, quindi non ha nessun senso fare leggi in base al genere sessuale, perchè tali leggi vanno contro una normale costituzione. Perchè le donne non usano il diritto di voto per eleggere parlamentari donne che (senza bisogno di leggi) promuovano altre donne? Perchè le donne non usano la libertà di impresa per fondare aziende guidate da donne stesse? (N:B: per fondare un’azienda non c’è bisogno di quote rosa) Secondo me non ha senso invocare una legge “a favore” quando, in passato, le donne non si sono battute contro una legge che le favoriva (mi riferisco alla leva obbligatoria, obbligatoria solo per gli uomini: perchè le donne non hanno detto “militare per tutti o per nessuno?” la parità fa comodo solo in certi casi??)

  43. Non capisco la dichiarazione di Laura riguardo alle posizioni di Broncobilly o Hamlet:
    “che cosa ottengo con il mio richiamo a una diversa attenzione alla realtà? Di fargli cambiare idea? Nemmeno per sogno! Non c’è esercizio dialettico possibile con queste posizioni, c’è solo da farsi il sangue amaro”.
    Presa alla lettera, è un invito a non dialogare, che presuppone che altri partecipanti al blog siano così “cattivi” da non meritare nessuna considerazione.
    Altrimenti, è un artificio retorico per pretendere di avere ragione senza argomentare nello specifico.

    Invece, gentile Laura, le obiezioni alle quote rosa di Hamlet, Broncobilly e altri (incluso me) possono essere sbagliate, ma non sono insensate o in malafede. La loro discussione può contribuire a migliorare la proposta, o a sostituirla con qualcosa di meglio, nella direzione della parità.
    A cui tutti qui, uomini e donne, mi sembrano sinceramente favorevoli.

  44. Molti maschi, Laura, e certamente la maggioranza di quelli che partecipano a questo blog, sono favorevoli alla parità anche per semplice spirito sportivo.
    Inoltre, hanno interesse al successo di mogli, compagne, sorelle e amiche. Talvolta delle proprie madri. Moltissimo delle proprie figlie.

    Ci sono certamente anche maschi che preferiscono competere con qualche grosso peso in mano.
    Ma perché attribuire così facilmente questo interesse sleale a chi discute la bontà di un mezzo (le quote) senza mettere in questione il fine (la parità), ma proponendo altre vie?

    (Mia moglie, quasi-dirigente in un’azienda privata medio-grande, è recisamente contraria alle quote, io sono più possibilista.)

  45. Come volevasi dimostrare, con punti di vista come quello di Hamlet c’è ben poco da fare e quindi mi limito a dirgli che, non me lo aspetto, ma provi un po’ ad entrare nei panni delle donne e immaginare di ribaltare la sua visione al cospetto di un extraterrestre. Non lo farà e sa perché? Perché lei appartiene agli assertori dell’incostituzionalità delle leggi “a favore” delle donne, io constato il contrario, come ho già detto. E con questo non ripongo aspettative nelle leggi ma nella capacità di ascolto e di rispetto, quelle che lei non ha. Ma so anche che lei non è il solo a girare sui blog delle donne e a spargere questa visione ipotizzando la sua come una legittima opinione. Ecco, lei è libero di dire le assurdità che dice perché l’Italia è alla deriva, speriamo di riprenderci presto e di vedere riconosciuti i diritti non solo di quelli come lei che si fanno forti del rancore maschilista ben diffuso in un paese ridotto così.
    @Ben, credo di aver argomentato anche troppo! Ah, io non aspiro alla parità ma alla libertà, quella vera.

  46. Chiedo scusa ma sto usando un computer non mio ed è rimasto uno pseudonimo in uso da un’altra persona. Il commento qui sopra è il mio, invece.

  47. L’ articolo linkato da Giovanna Cosenza contiene a sua volta due link. Il primo è introdotto così:

    A fronte di tutte le analisi che indicano come la presenza di donne nei centri decisionali consenta risultati maggiori alle stesse aziende in termini di profitti conseguiti e resistenza sul mercato

    In realtà poi ci si riferisce al classico studio che, trascurando il nesso di causalità, rientra nella critica Adams/Ferrera fatta prima. Dire quindi che “… la presenza di donne nei centri decisionali CONSENTA risultati maggiori…” è un modo un po’ truffaldino di esprimersi.

    Con il secondo si cerca di opporsi all’ obiezione per cui, qualora si sia costretti ad introdurre personale femminile, si rischia di trovarsi con le veline neI cda. Il link è introdotto così:

    “… le quote, se diventeranno legge, dovranno far emergere i talenti… l’ esperienza di chi le ha introdotte prima di noi ci dice che questo succede…”

    Poi però nel link non si parla di imprese soggette a quote, visto che operano in Italia, ma di imprese che si sono volontariamente dotate di regole per favorire la partecipazione femminile. Se fosse così, il link ha ben poco a che vedere con i timori che vorrebbe fugare. Anzi, esalta i “successi” ottenuti in assenza di imposizioni. O sbaglio?

  48. Non sbagli Broncobilly. Ho letto i due articoli e sono arrivato molto facilmente alle stesse deludenti conclusioni.

    Io non sono contrario alle quote. Ma, a quel che ho visto finora, non ci sono dati a sostegno della previsione che in Italia avranno effetti positivi per la parità. Non ho visto neanche dati a sostegno della tesi che abbiano avuto effetti positivi in Norvegia. Dati, e dati rilevanti per la tesi, non dichiarazioni ottimistiche.

    Si può tentare questa strada anche senza sapere se sarà utile o nociva, per le donne e per tutti. In fondo, lo si fa comunemente in politica, in Italia.
    E’ imprudente, ma non terribilmente imprudente: forse si ritiene, secondo me abbastanza ragionevolmente, che gli effetti saranno minimi, solo lievemente negativi o magari perfino lievemente positivi. Sperare costa poco. 🙂

    Poi c’è chi, come forse Laura e altri/e, ritiene le quote un bene, non un male. E, inoltre, dà per scontato che avranno effetti positivi per le donne stesse.

    Per la parità, le vie sono tante. Chissà che anche la scorciatoia delle quote un po’ aiuti! (senza fare troppi danni)

  49. “le donne in Italia sono la maggioranza, se sono poco rappresentate in parlamento, non è colpa loro????? Se le donne votassero le donne, quanti parlamentari donne avremmo? Moltissimi. E perchè non lo fanno??” Hamlet

    La logica per cui una donna dovrebbe votare una donna, la trovo discutibile. Il sindaco del mio comune è una donna e io uomo l’ho votata senza problemi come ho votato il suo predecessore maschio perchè appartengono ad una parte politica in cui mi riconosco non certo per motivi di genere.

  50. Paolo, non è che una donna “dovrebbe” votare una donna.
    Ma sarebbe desiderabile e praticabile che le donne orientassero i loro voti sulle donne candidate dal partito preferito piuttosto che sugli uomini, a parità di competenza. Allo scopo di rendere più equilibrato il rapporto maschi/femmine fra gli eletti.
    Si possono immaginare campagne in questo senso, che evidenzino le qualità delle candidate.
    Ciò può essere ostacolato da due cose: la scarsità di candidate competenti e l’indifferenza delle elettrici alla parità di genere in politica. Ma anche su questi due fattori donne e uomini interessati possono agire in vari modi.

    Comunque, queste sono alcune fra le molte vie alternative, o complementari, alla scorciatoia delle quote.

  51. Dovremmo fare campagne che evidenzino le qualità dei candidati, prima di tutto, visto il bestiario in circolazione, così le donne e gli uomini che non votano le donne avrebbero non solo maggiori informazioni, ma anche la misura esatta della misognia, maschile e femminile, che impregna le nostre coscienze.

  52. credo che le quote rosa non solo siano un errore ma addirittura porterebbero a limitare le donne !!!!imporre a tutti i settori o nei cda delle quote non ha senso …sarebbe ad es piu’ consono detassare il lavoro femminile o estendere ai papa’ il congedo parentale solo cosi’ si potrebbe dare alle donne una possibilita’ nel mondo del lavoro!!!

  53. E anche questa volta sento dire “io sarei contraria ma sono costretta ad essere favorevole”, eh già nessuna dice “voglio le quote perché almeno ho più possibilità di avere il posto garantito”, figuriamoci, sicuramente nessuna donna vorrebbe posti garantiti, quella semmai è una caratteristica maschile.
    La motivazione per cui le “povere” signore sarebbero “costrette” con loro enorme dispiacere (c’è anche chi ha tentato il suicidio per questo) è che se in un posto la maggioranza sono uomini sicuramente è perché le donne sono discriminate, non è NEMMENO MINIMAMENTE PENSABILE che ci siano altre motivazioni del tipo:
    – la stragrande maggioranza delle persone che hanno chiesto di ottenere il posto è composta da uomini (semmai è vero il contrario, no?)
    – gli uomini sono maggioranza perché si sono impegnati maggiormente
    E poi se le nomine vengono fatte da uomini, E’ OVVIO che è SOLO PER DISCRIMINAZIONE, come si può pensare che un uomo non disprezzi tutte le donne e non abbia paura della loro superiorità? E’ risaputo!
    Le donne prendono voti più alti a scuola, e nessuno si sogni anche solo di sospettare che, siccome le insegnanti sono quasi tutte donne, ci possa essere la possibilità che una donna privilegi le studentesse, QUESTE SONO COSE CHE FANNO SOLO GLI UOMINI, nessuna donna farebbe mai una cosa del genere, e nessuno si sogni di sospettare che un’insegnante donna abbia un modo di insegnare che sia più facilmente ricettivo da una ragazza e che vada ad interessare le zone in cui la donna è più ricettiva, s-c-o-r-d-a-t-e-v-e-l-o: le donne prendono voti più alti perché sono più intelligenti, e se gli uomini la smettessero di pensare solo alle partite e a “quella roba lì” forse otterrebbero voti più alti.
    In conclusione: tutto il mondo è maschilista, giusto? Tutto il mondo discrimina le donne, giusto? Le donne sono più intelligenti e capaci, giusto? E alora laddove le donne sono in svantaggio non può certo essere per demeriti femminili, quindi è giusto intervenire con la legge.
    Ovviamente le donne sono tutte contrarie alle quote, per l’amor di Dio, nessuno si azzardi a pensare il contrario, quindi non è giusto lasciarle sempre, rimuoviamole non appena le donne avranno superato gli uomini, come hanno chiesto in Svezia per gli accessi all’Università, ah che paese progredito la Svezia!
    A riprova che le donne non vogliano andare avanti con le quote è il fatto che non le chiedano dappertutto, ma solo per l’accesso ai posti di pot….ehm volevo dire in Parlamento, al Governo (le donne disprezzano il potere) o ai posti di com….ehm volevo dire nei cda delle aziende (le donne odiano comandare), in tanti altri posti non hanno la pretesa di diventare maggioranza, nemmeno se attualmente ci sono maggioranze maschili bulgare, come per esempio nei cantieri, tra i camionisti, ad asfaltare le strade sotto il sole d’estate all’ora di pranzo, tra i VV.FF., tra la popolazione carceraria, tra i morti sul lavoro, etc.

  54. Claudio, il merito delle Sue argomentazioni è, a mio modesto parere, guastato dal tono.
    Inadatto a un luogo dove si discute pacatamente di tutto, grazie alla titolare del blog. Anche di quote rosa.
    Veda i vari commenti precedenti sul tema.

  55. Gentile sig. Ben, un po’ di ironia non ha mai ucciso nessuno, se l’avessi fatta sugli uomini nessuno di voi si sarebbe infastidito, si sa sugli uomini si può dire qualunque cosa, è un automatismo ormai diventato parte del linguaggio comune in questa cosiddetta “civiltà maschilista”, dove se uno invece dice mezza cosa sul cosiddetto “gentil sesso” allora apriti cielo (basta pensare alla manifestazione “se non ora quando”).
    Come al solito quando si parla di “quote rosa” NESSUNA ha mai portato prove delle persecuzioni subite dalle donne, ma solo ed esclusivamente discorsi del tipo “Perché c’è questa differenza di numero?” il che mi fa pensare che c’è un po’ troppa gente che ragiona con argomenti del tipo “E’ così perché lo dico io punto e basta!”, e allora diventa difficile dialogare serenamente.
    Quando sentirò le stesse gentilissime ed illustrissime signore, lamentarsi anche delle differenze di numero a loro vantaggio (sulle quali fanno un po’ troppo spesso orecchi da mercante) allora sarà diverso, ma temo che io, che ho 38 anni, farò prima a morire di vecchiaia.

  56. Gentile Claudio,
    l’ironia va bene, sarcasmo e invettive un po’ meno.
    E’ vero che troppo spesso alcune femministe (non tutte) li usano – sarcasmo e invettive – contro noi maschi in generale.
    Ma vogliamo, noi che siamo più forti e tranquilli, 😉 fare come loro? 🙂

  57. Dove avrei usato le invettive, scusi?

  58. Vabbe’ Claudio, forse invettive no, ma sarcasmo a manetta sì. 🙂

  59. Il sarcasmo è sempre meglio della pretesa assurda di cacciare via delle persone solo perché c’è chi pensa che essere di sesso maschile sia una colpa, se permetti questo è molto ma molto più grave!

  60. L’ha ribloggato su nopenguinsincaliforniae ha commentato:
    Semplicemente condivido questo vecchio articolo e vista la situazione attuale , dopo l’abuso del corpo delle donne di epoca berlusconiana , sarebbe ora di dire, se non ora quando ?

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