Pubblicitari, non dite alle donne che sono invincibili

«Donna e dignità: da oggetto a soggetto nella cultura dei Valori» (con tanto di maiuscola) è il titolo del convegno che si terrà a Roma domani 31 marzo, alle ore 15, presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Marini – Camera dei Deputati, via del Pozzetto, 158.

Il convegno (grazie a Antoni per avermelo segnalato) è promosso da TP – l’associazione dei pubblicitari professionisti – ed è patrocinato dalla Camera dei Deputati, dalla Fondazione Pubblicità Progresso e dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria. Questa è la locandina (clic per ingrandire):

Donna e Dignità, TP associazione pubblicitari professionisti

È una fra le tante iniziative con cui in questo periodo i pubblicitari stanno cercando di smarcarsi dalle accuse di sfruttamento del corpo femminile che gli piovono addosso. Ben vengano i segnali di ripensamento: alcuni sono anche convincenti. Questo però non mi convince per niente.

Un po’ per le dichiarazioni che Maurizio Rompani, direttore generale di TP, ha rilasciato a Ninja Marketing, scaricando sulla società italiana – come fanno spesso i pubblicitari – la discriminazione di genere e lo sfruttamento del corpo femminile. Come se la pubblicità fosse un semplice specchio del mondo e non contribuisse attivamente, invece, a incanalare gusti, desideri e aspettative di massa. Leggi qua (i grassetti sono miei e in corsivo ci sono alcuni miei commenti):

«Certamente in alcune comunicazioni pubblicitarie l’immagine della donna è fortemente legata ad una esasperazione di tipo sessuale, negarlo sarebbe sbagliato [e meno male!], ma è altrettanto vero che questa esasperazione è presente in modo più accentuato in altri settori [che gli altri facciano peggio non scusa nessuno].

Il vero dramma, che si tenta di mascherare proprio con la colpevolizzazione specifica [vittimismo dei pubblicitari?], è che questa esasperazione in Italia è presente nella nostra cultura, nella società comune, è un vizio di origine [colpa della società, dunque scaricabarile].

Certamente il motivo principale è che fino ad ora, ma in gran parte ancora oggi, la differenza fra i due sessi è vissuta dall’uomo come superiorità. Penso che la cosa più giusta sia non superarla [e allora cosa?], ma far sì che venga vissuta e capita in modo differente [cioè come?], vissuta come una parzialità, nessuno dei due sessi può parlare per l’altro, parzialità vuol dire avere un atteggiamento di apertura all’altro, relazionarsi alla pari [cioè parzialità vuol dire relazionarsi alla pari? Non capisco].

La vera parità non sta nell’annullamento delle proprie caratteristiche, ma nell’esaltazione di queste e nella loro totale complementarietà [e come si esprime la complementarità? Uno vestito e l’altra svestita? Uno col potere e l’altra senza?]

Purtroppo il nostro atteggiamento va nella direzione opposta. L’uomo esaspera la femminilità per trasformarla in un invito al possesso. La donna tenta di cancellarla, vedendo in questo annullamento l’unica possibilità di parità. In tal modo cadono ambedue nel ridicolo. La verità è che probabilmente noi italiani non siamo in grado di capire cosa significhi relazionarsi alla pari fra i sessi.

Non abbiamo ancora capito che questi atteggiamenti non nascono nella pubblicità o nella televisione ma nella famiglia. [ah già, è colpa della famiglia!] Questo ci costa ammetterlo.»

Ma ciò che mi convince ancor meno è lo spot che TP ha preparato per pubblicizzare il convegno, perché è la classica presa in giro/consolazione con cui da sempre le società sessiste raccontano alle donne la favola che sono migliori degli uomini, per gratificarle con un contentino e mantenere lo status quo: più belle, più buone, più intelligenti, più forti, più sante… più tutto (nello spot si mostrano addirittura delle neonate… invincibili!). Una presa in giro/consolazione in cui – si badi bene – molte donne ancora cascano. E infatti non a caso l’astuzia pubblicitaria ce la ripropone.

Ma le donne non sono migliori degli uomini in quanto donne. Come non sono peggiori. Alcune sono migliori, altre peggiori, alcune migliori in un campo e peggiori in un altro; alcune, poi, sono delle vere schifezze. Esattamente come ci sono uomini migliori e peggiori, a seconda del punto di vista e settore; e come ci sono uomini schifezza.

La parità passa per la normalità, cari pubblicitari. Perciò, per favore, smettetela con la storia che le donne sono «invincibili».

29 risposte a “Pubblicitari, non dite alle donne che sono invincibili

  1. Analisi impietosa ma corretta, cara Giovanna. A cui tra l’altro aggiungerei che non mi risulta che le donne cerchino di “cancellare la femminilità” in risposta all’esasperazione da parte maschile (e anche su questa generalizzazione sul comportamento dei maschi è irritante). Mi pare anzi che la risposta all’esasperazione della femminilità nelle rappresentazioni pubbliche sia, da parte di certe donne che hanno una forte visibilità pubblica, di accettare tale atteggiamento e tentare di utilizzarlo come strumento di potere. Un tentativo che mi sembra velleitario, ma il discorso è che il discorso di Rompani è deficitario non solo a livello di interpretazione dei fatti, ma anche di descrizione dei fatti stessi.

  2. Il mondo pubblicitario italiano è fatto di uomini e donne ignoranti e vecchi: parlano (pensano) alla famiglia come è stata la nostra (classe 1969), nucleo protetto, forte e critico, in cui i messaggi della società penetravano filtrati dalle esperienze degli adulti del gruppo. Oggi la famiglia non è più così, c’è da decidere se bisogna tornare alla famiglia chiusa di una volta, oppure farsi carico della responsabilità dei messaggi che si portano. Non sono i media che sbagliano, può essere sbagliato il loro contenuto; Facebook è pericoloso e stupido perchè lo riempiano di cose pericolose e stupide, e questo vale per tutti i media. La pubblicità è uno specchio che riflette ma contemporaneamente mostra come dobbiamo essere, si basa infatti sull’appagamento del bisogno. Il problema della cultura di genere comunque riguarda anche i maschietti, tra i giovani adolescenti aumenta il consumo di viagra. Perchè?

  3. che significato ha gettare un berrettino rosa? rifiutare l’etichetta di femmina? per poi dire “sono donna”?? invincibile perchè se neppure io accetto normalmente il mio genere? il messaggio è contraddittorio e sviante. Il problema non è se mi riconoscono femmina, ma se poi mi discriminano per questo.

  4. “…perché è la classica presa in giro/consolazione con cui da sempre le società sessiste raccontano alle donne la favola che sono migliori degli uomini, per gratificarle con un contentino e mantenere lo status quo: più belle, più buone, più intelligenti, più forti, più sante… più tutto (nello spot si mostrano addirittura delle neonate… invincibili!). Una presa in giro/consolazione in cui – si badi bene – molte donne ancora cascano.”

    Rimarco e sottoscrivo. Bel pezzo. L’unico concetto che mi appare ancora un po’ sfumato è quello di “normalità”. Per alcuni/alcune è “normale” che una donna debba vestire con tacchi e minigonna. Poi il pomeriggio dopo, “acqua e sapone”, che deve svelare la sua bellezza naturale. Per altri/altre è normale che sia una “wonder-woman”, che si sappia naturalmente districare tra lavoro, trucco e pannolini. E si badi che questi modelli sono creati, assunti, promossi, riprodotti tanto dagli uomini che dalle donne. Come hai ben mostrato tu in alcune tue analisi. A volte, nelle società sessiste, sono per prime alcune madri a propinare la “favola” della superdonna alle figlie; e che queste non si sentano nemmeno tanto ‘super’ una volta messa in pratica, ma ‘normali’. La mia osservazione non ha un intento polemico, ma mi chiedo sinceramente “allora, che si fa?!”.

  5. Perdonatemi, ma se avessero tenuto contente il berrettino rosa non si sarebbe detto che lo spot fomentava uno stereotipo di genere visto che il rosa è il colore di solito associato alla femminilità? Insomma non sono un pubblicitario e non mi frega nulla di difendere la categoria ma l’impressione che ho è che qualunque scelta fai ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire
    Poi che le donne non sono, in linea di massima, nè meglio nè peggio degli uomini, bè su questo non ci piove.

  6. Giovanna,

    trovo la tua analisi perfetta, come al solito. Ti ringrazio per averci messo al corrente dell’iniziativa.
    Le cose che delle dichiarazioni si possono contestare sono molte. Intanto rifletto su queste:
    1) “l’esasperazione dell’erotizzazione del corpo femminile è un vizio di origine”: oltre a stridere, come tu hai notato, perchè si gioca di nuovo a scaricabarile, trovo significativo che si parli di origine. Per quanto abbia provato a smorzare quest’effetto, Rompani non fa altro che rendere appena meno forte la tendenza a dire: “Ma in fondo è sempre stato così …”. Grave, perchè non vuole avvalorare questa linea di pensiero ma neppure propone analisi pià accurate o critiche, la butta lì.
    2) Come non essere d’accordo con te sul rischio, in cui ancora in molti – uomini e donne – cadiamo, di marcare una presunta superiorità delle donne – nei casi peggiori genetica, naturaliter, insomma – pensando di dare un forte e importante contributo alla lotta comune? Esco da due giorni di scontri e disperazione sul blog della Terragni – mi permetto di segnalare solo perchè si tratta proprio di questo. E’ evidente che alcuni commentatori siano degli esaltati, quindi da prendere con le pinze, ma molti altri sono fermamente convinti di ciò che dicono. Allarmante. Ecco: http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/03/26/siculi-vili-e-machi/#comments_list
    3)Il video. “Agghiacciante” spiega bene?
    Prima di tutto: la scelta di mettere in primo piano delle neonate è il modo migliore per sostenere una superiorità più che genetica delle donne. Al di là di ciò che studieranno, della professione che svolgeranno, dell’amore che proveranno e diffonderanno, delle persone che saranno, direi, queste bambine saranno in ogni caso grandiosi: sono NATE femmine.
    Inoltre: trovo veramente di cattivo gusto che nella colonna sonora si canti “I am woman”, che sul cartellino ci sia scritto “I’m a girl”, quando nel video appaiono neonate, che non sono ancora né l’una né l’altra cosa!

  7. Comunque una donna quel “berrettino rosa” con tutto ciò che significa può decidere di tenerlo, buttarlo via, metterlo solo in certe occasioni…sono tutte scelte legittime. Ci tenevo a ribadirlo.
    Certo non sono scelte di cui farei carico ad una neonata…forse l’aspetto discutibile dello spot è quello.

  8. Pingback: Pubblicitari, non dite alle donne che sono invincibili « Aspettare stanca

  9. …e alla fine la lotta è sempre per quello che si mette… 🙂

    io non avevo interpretato la cuffiettina rosa come segno sessista, semplicemente mi sembravano un po’ più energiche dei maschietti dormienti.

    No, in fondo ammetto di non aver capito lo spot. “Parliamone”, di cosa? Che la cuffia è rosa o che fa terribilmente caldo? Che l’infermiera non può imporsi sui neonati? Più che una rivoluzione femminista sembra una lotta alla moderna pedagogia (alla “We don’t need no education”), con finale sul pugno alzato.

    Come spot di un neonato (!) movimento femminil-comunista che inneggia all’anarchia sarebbe eccezionale.

    — la visione della donna forte, che si sacrifica per il mondo intero proprio in ragione di questa forza eccezionale, è quello che da secoli fa sopportare alla donna le vessazioni della società. Io non voglio essere invincibile, voglio essere soddisfatta della mia banale normalità —

  10. In effetti quel lancio della cuffietta rosa, il pugno alzato sono segni del passato, segni della rivoluzione femminista! Mi spiace constatare che il messaggio che abbiamo espresso il 13 febbraio in piazza non è arrivato, io ero a Imperia e chiedevo di vedere nel mio quotidiano delle donne normali, e oggi sono d’accordo con Fabiana, anche io sono soddisfatta della mia banale normalità.

  11. concordo con tutte le perplessità espresse da Giovanna.
    A margine vorrei aggiungere una cosa: pare che l’unica alternativa all’immagine “donna oggetto” sia il rassicurante classico leonardesco…questi con la Dama con l’ermellino, la Tim con la improbabilissima Balti-Gioconda…ma provare una rappresentazione nuova no eh? Troppo difficile…

  12. Bè io da cinefilo fan di Tarantino, per questo convegno, avrei avuto varie idee: Beatrix Kiddo (Kill Bill) oppure Mia Wallace (Pulp Fiction), ma sono sicuro che neanche loro sarebbero andate bene: non sono certo donne “normali” (ma che è la “normalità”?), una intraprende una sanguinosissima vendetta a base di katana e arti marziali, l’altra è la moglie cocainomane di un boss del crimine e rischia la morte per overdose quindi sai le polemiche..
    Forse Diane Keaton in Io & Annie (sono anche fan di Woody Allen) oppure la Kidman in Ritratto di Signora di Jane Campion avrebbero messo d’accordo tutti o forse no…magari la Pam Grier di Jackie Brown?…oppure niente cinema: un insieme di volti femminili di varie età ed etnie.
    Immagino che affidandosi a Leonardo Da Vinci, ad opere d’arte famose e di indiscusso valore, i creativi che hanno fatto il manifesto e quelli Tim avranno voluto andare sul “sicuro” evitando polemiche

  13. Per me è semplicemente patetico che nel 2011 si debba ancora parlare di “parità” tra uomini e donne!!!
    Come già detto nei precedenti post, ci sono donne e uomini squallidi e uomini e donne straordinari; e la storia ne è testimone. Tuttavia c’è – e non si può negarlo – un’abitudine ad attribuire alle donne sempre e solo il ruolo di donna-mamma-casalinga.
    La vita è cambiata e sono cambiati gli stili di vita; ma la pubblicità sembra, di questo, non averne preso atto. Così ci sono da una parte i soliti luoghi comuni, triti e ritriti, e dall’altra i paradossi di donne, appunto, invincibili!
    Ma vorrei aggiungere, in quanto donna-mamma-manager-casalinga che ahimè a questi stereotipi abbiamo contribuito anche noi stesse donne (non tutte per fortuna!). Personalmente ho non solo constatato ma anche conosciuto donne che da una parte lamentavano certe situazioni insostenibili (donne tutto fare, instancabili, sfruttate dagli uomini, ecc…) e poi dall’altra in qualità di mamme non erano capaci ad educare in tal senso i loro figli maschi!!! e, allora, dico: ma chi vogliamo prendere in giro????
    Perché se si ha un figlio maschio non si è capaci di fargli raccogliere la sua roba che getta a terra; non ci si fa aiutare nei lavori domestici, non si insegna a cucire, cucinare e quant’altro sin da bambini? e questo, nel rispetto non della donna in quanto donna, ma nel rispetto come essere umano? e perché le mamme non sono presenti a “bacchettare” i figli se guardano film o spettacoli indecenti, non in un’ottica moralista/ipocrita ma in un’ottica che, così facendo, si alimenta solo il mercato delle donne oggetto?!
    Ho un foglio maschio a cui sto trasmettendo tutti questi valori, valori di rispetto… E per fortuna ho un marito che mi aiuta in tutto e per tutto, che rispetta me e le donne; ma suo padre soleva dire ai suoi tre figli maschi di aiutare perché la madre non era la loro serva!
    Se tutte le donne contribuissero in tal senso, penso che le prossime generazioni avranno di certo una migliore convivenza, basata sul reciproco aiuto e, soprattutto, sul reciproco rispetto.

  14. Tutto è cominciato tanto, tanto tempo fa… Ma se ci limitiamo agli ultimi 50 anni è bene considerare il fatto che la maggioranza dei pubblicitari (fino alla fine degli anni ’80 quasi assoluta) è stata di genere maschile e quindi la produzione era realizzata, vista e consumata in funzione degli uomini.
    La famiglia? C’entra marginalmente perchè, ad esempio, sappiamo tutti che in TV le fasce orarie di tutela dei minori è solo una buffonata, dato che i muri delle città sono tappezzati di pubblicità a sfondo marcatamente sessuale ed è impossibile che i bambini non la vedano.
    E se la vedono, la considerano normale e forse non capiscono perchè la mamma quando beve un aperitivo, o dopo aver messo il rossetto o il profumo non vada in giro nuda per casa, oppure non si sia ancora sdraiata sul cofano dell’auto nuova.
    Sono molto d’accordo con Giovanna Cosenza quando dice che la pubblicità non è lo specchio della società ma contribuisce ad orientare (imporre?) le scelte perchè se non fosse così, la pubblicità non avrebbe più la sua ragione d’esistere.
    A proposito di donne forti, invincibili, che sanno fare tutto e meglio degli uomini, io ricordo sempre cosa mi diceva mia nonna: ci sarebbero tante cose da fare, ma tu fai come se non te ne accorgessi, altrimenti ogni volta che impari a fare qualcosa, dovrai fare anche quello, ma nessuno ti dirà grazie e se ti lamenti sarai anche insultata.
    Perciò prima di dire, fare, parlare o acquistare, bisognerebbe ricordare sempre il detto mantovano “fatti zerbino e tutti ti calpesteranno”, però dovremmo avere anche la costanza di boicottare tutti i prodotti/servizi che usano l’immagine femminile a sproposito perchè, in fin dei conti, il denaro che alimenta la pubblicità è il nostro.

  15. Leggo solo ora la tua preziosa informazione e il tuo impeccabile commento. Avrei partecipato volentieri al Convegno, ma non ne avevo avuto notizia. Colpa mia? Spero che l’iniziativa non si concluda con la proposta di un altro codice o di una carta o, peggio ancora, con un ennesimo scaricabarile. Bisogna ricordare, non solo ai pubblicitari, che la pubblicità ha una caratteristica dominante: è una forma di comunicazione che viene generalmente imposta al pubblico, specialmente attraverso la televisione, la radio, le forme “esterne”. Le responsabilità che ne derivano sono quindi maggiori rispetto ad altre forme di comunicazione. Che poi la pubblicità non sia uno specchio “fedele” della realtà e che produca “conseguenze indesiderate” anche gravi lo ha sostenuto autorevolmente Richard W. Pollay venticinque anni fa (1986). E Pollay era un docente di marketing, non un “moralista”.
    Comunque è bene che il dibattito sul rispetto della dignità femminile (non solo nella pubblicità) vada avanti, sia pure a fatica e tra tante ambiguità e molta ipocrisia.
    Buon lavoro.
    Adriano Zanacchi

  16. Pingback: Convegno dei pubblicitari sulla dignità della donna — Visto d'Amé

  17. Leggo con interesse e aggiungo il mio parere:
    1) in Italia le pubblicità sono tutte mediocri. Questa non fa eccezione: troppo ambigua e senza un messaggio convincente (ma.. forse lo spot è rivolto agli uomini? 😉 )
    2) i pubblicitari italiani giochicchiano da sempre tra l’imposizione di un modello e la rappresentazione della società. E’ come l’uovo e la gallina
    3) l’Italia non è fatta solo da donne che vivono la loro esistenza “alla pari” con gli uomini ma anche da tantissime donne che, da sempre, viziano i loro figli maschi, gli raccolgono le mutande dal pavimento e gli rimettono a posto la frangia anche a 30 anni. Sono le stesse donne che si identificavano nell’immagine surreale della signora in giallo del ferrero rocher e sono le stesse che oggi non si indignano per le minori in visita dal premier (il mestiere più vecchio del mondo eccetera..). Ma sono una fetta troppo grossa di responsabili di acquisto e i pubblicitari non possono proprio farne a meno: aspettiamoci ancora anni e anni di spot in cui si “sdraiano sul cofano della macchina nuova” o vanno con le chiappe di fuori sui ponti di parigi solo perché si sentono “libere”.
    4) forse l’unica pubblicità di rilievo, ai fini di questo dibattito, è quella della giovane coppia in cui lei, guardando la stanza (ideale per la cameretta dei figli) propone di buttare giù il muro per farne un bel guardaroba. Esiste anche la versione con l’ammirazione di lei per le scarpe rosse della commessa in un negozio per la prima infanzia. Ecco, forse questa è la direzione giusta: buttare giù gli stereotipi. Maschili e femminili. Idealizzare la super donna è sbagliato, stupido e controproducente. Ma non sono solo i pubblicitari…. Basti pensare ai danni provocati da Walt Disney con le principessine. (per poi arrivare a Ruby al ballo delle debuttanti)
    5) alle 18.40 durante il programma di Gerry Scotti (chi vuole essere milionario) il conduttore fa la telepromozione di una ditta di chirurgia estetica. In piena fascia protetta! La voce bonaria di Scotti sdogana e rassicura: è “normale” rifarsi il seno, la vita, il naso, i fianchi e qualunque altra cosa che serva ad apparire “più belle”. Neanche a dirlo, le testimonial sono già giovani, magre e belle… Anche questo programma è ora vietato a mia figlia di 8 anni. Si: i genitori insieme alla scuola, hanno maggiori responsabilità.
    6) concordo, ovviamente, con la verità che non esiste alcuna differenza tra uomini e donne. Peccato che milioni di uomini e donne non se ne siano ancora accorti.
    7) gli stessi giustissimi commenti di Giovanna Cosenza si possono fare anche per le pubblicità (orrende) che si rivolgono ai gay, ai divorziati, ai single, al fidanzato della mamma che non è il papà, tutti intenti a magnificare con voce esperta i prodotti per pulire i gabinetti. Che tristezza fare di un essere umano una riduzione così spicciola, stereotipata e troppo spesso grottesca. Ben lo dimostra il fatto che il cappellino della neonata è …rosa!

  18. Domanda per Eva Jannotti, che dice
    4) “forse l’unica pubblicità di rilievo, ai fini di questo dibattito, è quella della giovane coppia (…) forse questa è la direzione giusta: buttare giù gli stereotipi”
    SICURA?

    In realtà quella campagna ribadisce stereotipi pesantissimi e la figura tipica del giovane attuale negli spot:
    – lui vede la sua compagna per forza votata alla maternità (anche se l’oggetto che causa questo pensiero orienta pesantemente a questo: vedi culla, negozio per bambini)
    – lei invece ribadisce un’assoluta mancanza di interesse per un ruolo attivo ma si accontenta del leitmotiv dell’esteriorità (scarpe, cabina armadio..)
    – entrambi questi baldi giovani esprimono un’assoluta mancanza di progettualità a lungo termine, tipico della rappresentazione attuale dei giovani (tranne Original Marines, che dice: “divertiti, fatti una famiglia”)
    – finisce con lui che si compra lo status symbol di un’auto dopo lo scampato pericolo di costruire qualcosa di immensamente impegnativo, ma può sgommare sull’asfalto ed è felice

    Ogni volta che vedo questi spot mi chiedo se è ironia o satira.

  19. Quindi impegnarsi e avere una progettualità significa volere dei marmocchi? E perchè se è lei a volere figli è uno stereotipo (quindi male) e se li vuole lui invece è un uomo “responsabile” che progetta a lungo termine ecc (quindi bene)… ?..comunque il confronto tra Eva Jannotti e Fabiana dimostra una volta di più come sia impossibile fare uno spot che metta tutti d’accordo.
    Comunque gli spot della giovane coppia mi paiono ironici e non offensivi..poi ognuno si offenda per ciò che vuole.
    Sono d’accordo con Eva quando parla delle maggiori responsabilità di genitori e scuola, meno d’accordo quando accosta le principesse Disney a Ruby..non c’entrano niente.
    a proposito di eroine Disney direi che da Biancaneve a Pocahontas un’evoluzione c’è stata, inutile negarlo.
    come divertente e ironico omaggio alle principesse Disney “tradizionali” consiglio il film “Come d’incanto” dove la tipica e stereotipatissima principessa disneyana si trova catapultata, assumendo le fattezze di Amy Adams nella moderna New York! Scusate, ma adoro consigliare film!
    Comunque se cercate qualcosa di radicalmente alternativo agli stereotipi disney c’è sempre Shrek.

  20. Mi “intrometto” nel dibattito dispensandovi una “chicca” inerente all’iniziativa di TP. Quando vidi per la prima volta lo spot preparato per il convegno, ed ancor prima di segnalarlo a Giovanna, ebbi la netta sensazione di averlo già visto altrove. Sensazione, ahimè, confermata da una breve ricerca su internet, che ha rivelato come lo spot in questione – trasmesso durante il Superbowl del 2002 – fosse in realtà opera di un canale “per donne” della tv via cavo americana, la Oxygen. La “datazione” dello spot lo rende irreperibile su YouTube, ma se volete leggere un’ampia sintesi dello stesso potete dare un’occhiata qui:
    http://prospect.org/cs/articles?article=i_am_woman_hear_me_bore
    Al paragrafo che comincia per “Great care has been taken with the marketing of the Oxygen brand” si fa esplicito riferimento alle neonate che, nella nursery dell’ospedale, gettano via il berettino rosa, e al pugno alzato in segno di riscossa, giusto per fugare il dubbio che si tratti di spot differenti. Che dire, quest’appropriazione “indebita” non è che un’inezia rispetto alle pecche che viziano l’iniziativa di TP, e che Giovanna ha già abilmente evidenziato. Ciò non rende meno avvilente il fatto che i pubblicitari – al quale stava così a cuore la questione femminile e l’onore della propria categoria – non siano stati capaci nemmeno di concepire un spot “originale”. Eppure il loro lavoro dovrebbe consistere esattamente in questo.

  21. xo è più foerte di loro..non vogliono eivtare di metterci il rosa dappertutto…

  22. Per Paolo 1984
    “Quindi impegnarsi e avere una progettualità significa volere dei marmocchi?”
    no, vuol dire avere un progetto da realizzare che può essere di qualsiasi tipo, ma si spera consistente

    “E perchè se è lei a volere figli è uno stereotipo (quindi male) e se li vuole lui invece è un uomo “responsabile” che progetta a lungo termine ecc (quindi bene)… ?”
    non intendevo questo ma che “entrambi questi baldi giovani esprimono un’assoluta mancanza di progettualità a lungo termine”

    non credo sia uno spot offensivo per la donna o per l’uomo, penso solo che dia una rappresentazione discutibile dei giovani

  23. sottoscrivo il post di Paolo 1984 delle ore 16.07, e grazie ad antoni per la notizia del furto dello spot. Umorismo involontario – i creativi non sono poi così creativi! (p.s. ma Annie Hall mi sembra da evitare come modello – che donna incasinata!)

    vorrei solo aggiungere che se – come credo anch’io – non esiste nessuna superiorità della donna sull’uomo o dell’uomo sulla donna, non hanno senso movimenti femminili o maschili. Forse sono addirittura controproducenti. Mi sembrano alimentare (sottolineandolo e riproponendolo continuamente) proprio il “baco” che si vorrebbe estirpare.

    Preferisco pensare in termini di individuiche, ognuno nel suo ambito e come può (e le donne, con i figli per esempio, possono fare molto soprattutto in termini di esempio), si impegnano ad avere comportamenti corretti e rispettosi delle reciproche individualità. Dove ci sono violazioni dei diritti saranno segnalate e affrontate dai rappresentanti che ci scegliamo.

  24. Grazie Giovanna per la tua lucidità.

  25. Bè Fabiana, rappresentazioni che soddisfino tutti/e cedo che non esistano (e forse è pure meglio così)..io ho 26 anni e non mi da’ fastidio se si scherza sulle paure di alcuni, forse molti ragazzi della mia età o più giovani.

  26. è una presa in giro anche quella che ci dice che le casalinghe sono le eroine della società che si smazzano tanto per la famiglia e la società non gliene rende debitamente merito. è una presa in giro quella che dice che il dolore del parto è indispensabile per prendere coscienza di essere diventata madre, che le donne durante il parto sono onnipotenti, ecc. tutte queste esaltazioni della donna come madre moglie nonna e allo stesso tempo martire sono solo modi per dire alle donne che devono stare al posto loro.

  27. che le casalinghe si smazzano per la famiglia è vero, dirlo non è per forza a servizio di un disegno reazionario, non implica una condanna di chi lavora (e si smazza altrettanto), bisogna vedere il contesto e le finalità i chi fa certe affermazioni

  28. insomma, quello che conta è dire che l’essere o meno bravi coniugi o genitori non c’entra col fatto di stare a casa o lavorare

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