Berlusconi manterrà le promesse a Lampedusa? Lo capiremo in pochi giorni

Il Berlusconi di ieri a Lampedusa sembrava tornato ai fasti comunicativi di dieci anni fa: ha promesso di liberare l’isola dai tunisini in 48, massimo 60 ore; ha promesso di candidarla per il Nobel per la pace; ha promesso, con più cautela, che lavorerà per la realizzazione di un campo da golf e una nuova scuola.

Infine, per rendere più credibili le sue parole, ha dichiarato di aver comprato una villa a Cala francese (sulla costa sud est), in modo che d’ora in poi curare gli interessi di Lampedusa sarà tutt’uno col curare i propri: «E domani la sinistra parlerà di conflitto di interessi. Bene! Faremo i nostri interessi!».

Poi, in conferenza stampa, le promesse si sono moltiplicate: ha detto di voler concedere a Lampedusa una «moratoria fiscale, previdenziale e bancaria almeno per un anno, finalizzata a trasformarla in zona franca»; ha sottolineato che l’isola deve puntare sul turismo e anche in questo sarà aiutata, con «servizi in tv pro isola di cui abbiamo incaricato Rai e Mediaset»; ha persino promesso di fare realizzare un casinò, di rinverdire l’isola (brulla dalla seconda metà del 1800) e ridipingerne le case, suggerendo tinte simili a quelle di Portofino.

Su questa performance le polemiche si sono già sprecate: c’è chi l’ha vista come un modo per distrarre l’attenzione dal fatto che il parlamento dibatteva il processo breve, chi ha parlato di fantapolitica, chi ha paragonato le promesse di Lampedusa a quelle di Napoli sui rifiuti e dell’Aquila per la ricostruzione dopo il terremoto. Pure gli abitanti di Lampedusa si sono spaccati fra quelli che non ci credono e quelli che invece vogliono fidarsi.

Che ne penso? Lo show – a parte una lieve incertezza sul nome di Cala francese, non adatta a uno che vuol farsi lampedusano – è stato impeccabile. Talmente sopra le righe da non essere nemmeno offensivo per i lampedusani: ostentare ricchezza e potere serviva a rendere credibile l’intervento dall’alto; le barzellette e le battute servivano a sciogliere la tensione; la visita alla villa a dare concretezza domestica all’acquisto. E potrei continuare con altri dettagli.

Niente a che vedere, insomma, con i tempi sbagliati del Berlusconi di Magica Italia, che abbiamo discusso pochi giorni fa. Né con il Berlusconi incartato dei video successivi allo scandalo Ruby.

Eppure, l’analogia con Napoli e L’Aquila è corretta. In che senso? Tutto dipende da cosa accadrà nelle prossime 48-60 ore. Se l’isola sarà effettivamente liberata dai migranti in pochi giorni (si può concedere un lieve ritardo), Berlusconi passerà per uno che mantiene le promesse. Ebbene sì, anche se tutto il resto non sarà fatto.

Far sparire i tunisini basterà infatti a spegnere i riflettori sull’isola. Dopo di che, a chi importerà se i lampedusani non avranno la moratoria sulle tasse, non saranno candidati al Nobel, non avranno il campo da golf, il casinò né tanto meno – cosa peggiore  – la scuola che chiedono da anni?

Esattamente ciò che accadde ai rifuti di Napoli e alle case consegnate a L’Aquila: poche azioni immediate sotto i riflettori e poi niente. Ma la maggioranza degli italiani non ci fanno più caso, anche se l’opposizione, le inchieste giornalistiche, i blog ci tornano sopra a ripetizione.

Dunque? La probabilità che Lampedusa sia sgombrata in pochi giorni è abbastanza alta. Se non intervengono altri imprevisti dal nord Africa, beninteso. D’altra parte, pensaci: l’arrivo di navi per portar via 10.000 tunisini – previsto per ieri – era stato già annunciato dal ministro Maroni giorni fa. Infatti sono arrivate. E le trattative con la Tunisia per bloccare il flusso sono cominciate da giorni.

Dunque Berlusconi non ha promesso niente: ha solo descritto qualcosa che sta già accadendo. Il resto è scenografia.

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32 risposte a “Berlusconi manterrà le promesse a Lampedusa? Lo capiremo in pochi giorni

  1. Mi meraviglia il fatto che i Lampedusani credano veramente alle balle che
    va raccontando il Presidente del Consiglio.
    A meno che non siano tutte persone ” pagate” per applaudire che tristezza!

  2. Esatto, del resto la memoria corta degli italiani è ben nota.
    Personalmente penso che B. non perderebbe la faccia neppure se Lampedusa non venisse sgomberata nei tempi promessi ma doivesse volerci molto più tempo. Anzi, paradossalmente la cosa potrebbe voltarsi a suo favore in quanto potrebbe sostenere che le promesse non si sono realizzate perchè gli mettoino i bastoni tra le ruote. Ed ora che pure lui è lampedusano, il primo a rimetterci è proprio lui.

  3. “Che ne penso? Lo show – a parte una lieve incertezza sul nome di Cala francese, non adatta a uno che vuol farsi lampedusano – è stato impeccabile. Talmente sopra le righe da non essere nemmeno offensivo per i lampedusani: ostentare ricchezza e potere serviva a rendere credibile l’intervento dall’alto; le barzellette e le battute servivano a sciogliere la tensione; la visita alla villa a dare concretezza domestica all’acquisto. E potrei continuare con altri dettagli.”

    Questo post è tremendo: ma cosa è disambiguato qui? C’è bisogno di un semiotico per dire queste cavolate? Senza fare distinzioni, senza porre le premesse di come è stata organizzata l’adunata.
    Qui non si può fare dell’analisetta da quattro soldi mettendosi a fare i super partes. Qui si sta nell’ideologia. Se questa robaccia è spacciabile come semiotica, io sono Bambi (o è l’analisi della comunicazione politica che è fuffa – soprattutto quando fa quello che vuole fare, cioè marketing politico – come del resto penso da un bel po’ di tempo).

  4. Gentile Mort, innanzi tutto la prego di moderare i toni e evitare l’insulto. “Tremenda” e “robaccia” e “da quattro soldi” mi pare pouttosto la sua pregiudiziale supponenza.

    A cosa sta alludendo? Che io sia filo-berlusconiana? Le assicuro di no. E in ogni caso è irrilevante, visto che qui si parla di comunicazione politica indipendentemente dalla parte e dal partito che la fa.

    Quali distinzioni in più avrei dovuto fare? Il post è già fin troppo lungo. E molte cose sono autoevidenti. Incluso come l’evento è stato organizzato. Vuole raccontarci dettagli che non sappiamo? Prego, faccia pure. Tenga presente che fra l’altro conosco molto bene Lampedusa perché sono siciliana, e sono andata lì per anni e non come turista. Dunque sono perfettamente in grado di seguire e integrare con conoscenze in loco quanto lei potrebbe aggiungere.

    Detto questo, credo piuttosto che la sua acredine sia mossa da un viscerale antiberlusconismo, che le ha impedito di capire cosa ha letto. Ma la rassicuro: non è da solo, perché questa incapacità di capire Berlusconi e il berlusconismo è condivisa da molti italiani che gli sono contro. Ed è esattamente questa incapacità di capire, da parte di molti antiberlusconiani pronti come lei a scagliarsi contro chi cerca di capire in modo serio, ponderato e fondato, che ha permesso a Berlusconi di regnare indisturbato per 17 anni.

    Se intende intervenire ancora su questo blog la invito a farlo in modo civile e educato, altrimenti mi vedrò costretta a mettere nello spam i suoi commenti. Cosa che faccio solo nei casi davvero irrecuperabili.

  5. Cara Giovanna,
    non credo che Mort intendesse essere offensivo nei confronti dell’articolo; non credo neanche che le sue ragioni siano mosse da un semplice antiberlusconismo irrazionale e impulsivo, quello che insomma ha impedito all’opposizione di organizzarsi e vincere.
    A me pare piuttosto che da parte di Mort ci sia l’insofferenza verso lo strumento semiotico come mezzo di indagine. La tua analisi, Giovanna, mi pare infatti povera: non mi sembra più incisiva di un normale articolo di giornale. Mort invece allude a un tipo di analisi diversa, una analisi delle ideologie che richiama la semiotica degli anni ’60-’70 di Barthes, di Eco e di Rossi-Landi, la quale era in grado di spiegare molto meglio e in profondità i dispositivi ideologici e culturali che articolavano il discorso politico dell’epoca.
    Saluti,
    Malvolio.

  6. Per quanto mi riguarda, sono satura. Roba da testate al muro, da cuscino sulla testa per non vedere e non sentire ancora lui, ancora quella storia, ancora quel sorrisone sprezzante anche della situazione più disperata….e mi fermo, facendo solo una proposta: PRENDIAMOLI CON I FORCONI!
    E’ un invito alla reazione, non una spinta alla violenza!
    Grazie

  7. Se Berlusconi è un imprenditore prestato alla politica, quand’è che se lo vengono a riprendere? 😉

  8. @donMO
    “Esatto, del resto la memoria corta degli italiani è ben nota.”

    Parli di quegli italiani della “pace senza se e senza ma” con la bandierina colorata fuori dalla finestra? gli stessi che adesso si sono tramutati in feroci guerrafondai pronti ad invadere la Libia al seguito di condottieri quali Napolitano e Ingrao?
    Non è un problema di memoria quello, è semplice malafede.

  9. “Dunque? La probabilità che Lampedusa sia sgombrata in pochi giorni è abbastanza alta.”

    E che c’è di male in questo? mi sembra positivo no?
    colgo un certo malcelato dispiacere nella sua constatazione.

    “Dunque Berlusconi non ha promesso niente: ha solo descritto qualcosa che sta già accadendo. Il resto è scenografia.”

    Sembra quasi che Berlusconi abbia fatto o detto qualcosa di sbagliato secondo lei!
    Forse non le è del tutto chiaro che Berlusconi si può ben pemettere di ascrivere al proprio operato “qualcosa che sta già avvenendo” visto che di fatto è il governo da lui presieduto che sta facendo accadere le cose….

  10. Gentile Malvolio, la ringrazio di condividere con me l’apprezzamento per il lavoro che fecero negli anni 60 e 70 quelli che considero i miei maestri e punti di riferimento: Barthes e Eco (meno Rossi-Landi, ma anche lui, certo).

    Lungi da me paragonarmi a loro (intendo Eco e Barthes). Tuttavia le ricordo che un’analisi semiotica non si fa nelle poche parole e righe di un post. Persino una Bustina di Minerva – che è il formato breve in cui Eco si è a lungo esercitato e ancora si esercita – ha più spazio di un post su un blog. Beninteso: si possono pure scrivere post molto lunghi, articolati, in forma di saggio; ma la probabilità che vengano letti diminuisce, questa è la realtà del web.

    Il post di oggi era già fin troppo lungo, per permettermi ulteriori approfondimenti. E in ogni caso volevo dire una sola cosa: sbagliato intendere ciò che Berlusconi ha fatto a Lampedusa come una promessa, perché era semplice descrizione camuffata da promessa.

    Lei continua a non vedere profondità in ciò che ho scritto? Non più di quella che si trova in un articolo giornalistico? Liberissimo di non vederla, naturalmente. Tuttavia, se mi permette, dipende dall’articolo giornalistico: ci sono ancora giornalisti bravissimi, per fortuna, nei confronti dei quali molti accademici di mia conoscenza dovrebbero andare a nascondersi. 😉

    Infine, se mai le interessasse sapere cosa penso, più ampiamente, della comunicazione di Silvio Berlusconi, o verificare meglio se sono riuscita a smontarla o no, o approfondire le mie virtù analitiche su questo o quel pezzo di comunicazione politica contemporanea – o pubblicitaria, o sociale, o relativa ai nuovi media – può fare una ricerca inserendo la parola “Berlusconi” (o altra parola di suo interesse) nell’apposita casellina in alto a destra di questo blog. Troverà così tutti i post che ho scritto su un certo argomento.

    È infatti dalla somma e combinazione dei diversi tasselli che compongono il mosaico di un blog che si può intravedere, quando c’è, l’analisi semiotica. Pur nei miei limiti, intendiamoci. E senza mai indulgere a tecnicismi né espressioni metalinguistiche tipiche della disciplina, perché non ha senso usarli se si vuole fare – come io cerco di fare – lavoro di divulgazione.

    La ringrazio comunque per l’intervento. Ogni critica è per me fonte di stimolo per migliorare il mio lavoro. O almeno provarci.

  11. Pavlov, lei coglie un «malcelato» dispiacere che in me non c’è affatto. Non vedo l’ora che i problemi di Lampedusa e Linosa siano risolti. Sia per ragioni di principio, sia perché amo quelle isole e la gente che le abita. Ho confessato solo due giorni fa di conoscerle molto bene. E personalmente.

    Dunque mi dispiace molto aver suscitato in lei questa reazione stimolo-risposta. Ciò che ho detto nel post è molto semplice: Berlusconi non ha promesso niente, ha semplicemente descritto qualcosa che sta già accadendo. Il resto sono chiacchiere mediatiche. Che lui, abilmente, è riuscito a stimolare. In questo senso ho detto che mi è parso tornato ai fasti comunicativi di un tempo.

    Certo, bisognerà che a questa storia di Lampedusa stia molto attento: è una situazione delicata, i riflettori sono accesissimi e lui è in un momento di obiettiva difficoltà comunicativa e politica. Dunque sbagliare in questo caso sarebbe per lui più grave che in altri casi.

  12. Mi collego a quanto ha scritto Pavlov. In effetti questo articolo non è chiaro. Fin dal titolo. Le frasi che Pavlov ha citato sono politicamente ambigue. Andrebbero bene in un editoriale di Massimo Franco o di Stefano Folli. Non si tratta di essere berlusconiani o anti-berlusconiani, ma di far emergere qualcosa di più. Mi pare, per esempio, che si sia prestata troppa attenzione alle parole e poca alla scenografia. Nell’articolo, lo show di Berlusconi non è collegato alla spettacolarizzazione di Lampedusa, isola-prigione, come ha scritto Diamanti qualche giorno fa, di migranti e di lampedusiani. Che le promesse siano mantenute o meno, poco importa. Lo spettacolo serve a ricostruire la paura del clandestino, l’insicurezza, a risvegliare il razzismo. Si sentono già frasi come: “questi tunisini hanno fatto la rivoluzione e vengono qui lo stesso?”. Nel reality di Lampedusa, l’azione è già stata eseguita: la messa in onda dello show.

  13. Se fa una cosa simile mi porto 1000 emigrati a casa… così mi sistema il bagno, la cucina, mi dipinge la cantina, mi sistema il conto in banca…. a no, questo solo se avessi due belle tette… 🙂

    Comunque, spero che si sistemi il problema di Lampedusa.
    Il Governo una cosa giusta l’ha detta. L’Europa deve iniziare a comportarsi come tale e non ricordarsi delle nazioni solo quando il loro deficit rischia di far affondare gli altri.

    Il guaio poi che siamo arrivati alla spettacolarizzazione degli eventi. Troppe parole, pochissimi fatti.
    Ponti, strade, centrali, milioni di alberi, tumori sconfitti…. ragazzi ma ho una sacca piena di stronzate sparate agli elettori, tutti… E il bello che li paghiamo anche per spararle!

    N.B. Mi auguro che Silvio riesca in quello che ha promesso… almeno questa volta. La Sardegna con i comuni dell’ANCI si sono già offerti di ricevere un TOT di Immigrati… anche altre regioni sono pronte.
    Speriamo bene!

  14. @pavlov, no, non mi riferivo a chi metteva le bandierine della pace fuori dalla finestra: era una considerazione di carattere generale la mia (peraltro difficilmente smentibile, credo)

  15. Il problema è che come dietro al sipario c’è la realtà, dietro la comunicazione politica c’è la politica quella vera (non il berlusconismo vs antiberlusconismo, il PDL contro il PD) e la vita delle persone, sia dei lapedusiani che dei migranti. Ecco xkè questo articolo è così superficiale. Consiglierei all’autrice di leggere i due articoli comparsi sul Manifesto di oggi su che è effetti può avere il discorso politico (quello di Maroni e quello di Berlusconi) nella vita reale dei Tunisini: tre ragazzi che si sono dati fuoco disperati perchè non hanno potuto raggiungere l’Italia. Di fronte a questo la perenne campagna elettorale a cui questo governo c’ha abituato diventa nulla.

  16. A me questo post sembra interessante. In poche righe viene smontato l’atteggiamento di Berlusconi, i segni che lancia e questo è certamente utile. Il nemico si combatte studiando la sua tecnica.

    A me pare che questi show siano diretti soprattutto all’esterno, cioè per il resto dell’Italia, come lo erano quelli di Napoli per esempio. Il salvatore è andato a risolvere i problemi, “ci penso io”, ha spostati i rifiuti in alcune discariche (già strapiene) ed è partito mentre il suo “guanxi” mediatico osannava il successo mondiale. Poi Napoli si è di nuovo riempita di rifiuti e oggi i suoi abitanti assicurano che è peggio di prima. Ma i segni di trionfo erano diretti al resto dell’Italia, e il messaggio che è passato è che il salvatore ha svuotato la città dai rifiuti. Così Lampedusa come dice Giovanna sarà svuotata, e il network griderà al miracolo; poi si riempirà di nuvo, ma il messaggio non verrà aggiornato. Resterà fissato nella sua versione primitiva.

  17. “Il nemico si combatte…” scrive mbaldrati riferendosi a Berlusconi. In questo modo mbaldrati dà per scontato, o almeno parla come se desse per scontato, che anche per gli altri partecipanti a questo blog B. sia il nemico.
    Come se un elettore di centrodestra per cui B. non è il nemico, non avesse qui un’eguale diritto di “cittadinanza”. Come se semiotica e comunicazione fossero territorio esclusivo degli antiberlusconiani.

    Questo atteggiamento, tipico della sinistra, oltre che ottusamente settario, è perdente. Allontana chi non lo condivide.

    Non inferite da questo post le mie preferenze politiche, che non sono pertinenti al tema. 🙂

  18. ho scritto “un’eguale diritto” 😦

  19. A Lampedusa Berlusconi rispolvera gli elementi portanti della sua comunicazione politica. Una nuova discesa in campo in cui mixare pubblico e privato, deridere la sinistra ideologica e inconcludente – sul conflitto di interessi è possibile ironizzare perchèil Presidente del Consiglio è un uomo d’azione e non un politico politicante che discetta di questioni di lana caprina del tutto indifferenti alla maggioranza degli italiani.
    Un Berlusconi che oscilla fra la battuta che sdramatizza e la determinazione nel mostrarsi pronto a risolvere la situazione nell’immediato, seduce attraverso la simpatia dimentica del protocollo, ponendosi sullo stesso piano dell’interlocutore – “ora sono un lampedusano come voi” – mentre dispiega il potere del denaro e della posizione che occupa.
    Confondendo pubblico e privato Berlusconi sovverte il linguaggio della politica, quello dei trattati internazionali e delle difficoltà nelle trattative con la Tunisia e l’Unione Europea, mettendo in primo piano l’acquisto di una villa o la costruzione del campo da golf distoglie l’attenzione dall’interezza del quadro e dalla sua complessità. Anche quando parla di trasferimenti non allarga il campo agli accordi e agli scontri in corso per l’accoglienza dei migranti nelle altre regioni italiane, ai possibili rimpatri o alla concessione di un permesso di soggiorno correlato alla crisi umanitaria ma si ferma sull’immediato, sul ‘ghe pensi mi’ di un premier capace di liberare l’isola nell’arco di 48 ore.
    Quello di Berlusconi è uno show, una performance teatrale in cui riacquistare popolarità lontanissima dalle tensioni concrete con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo o l’Europa. Ma l’astuzia del premier sta proprio in questo, nel porre la propria azione, eroica e taumaturgica sotto il riflettori, spingendo quello che si muove e ha rilievo nel dimenticatoio delle pastoie burocratiche.
    Infine vorrei notare come le parole del premier non siano solo grottesce ma, al pari del linguaggio dominante in Italia e in Europa, offensive nei confronti dei migranti. Liberare l’isola, trasferirli tutti nel giro di 48 ore… sono frasi degne di un conflitto in cui si lotta per riprendere un pezzo di territorio al nemico, intrise di risentimento e deumanizzanti. I Tunisini o i Libici sono persone e non un’umanità in eccesso di cui sbarazzarsi al più presto, non importa come.

  20. Ben non do per scontato nulla, cerchi di pensare per lei senza attribuire ad altri pensieri suoi.
    Certo che Berlusconi è il nemico, senza fare lunghe liste basta pensare all’uso privato di uno stato, un intero stato con le sue isitituzioni, per i propri interessi privati, in particolare per sfuggire ai processi di cui è imputato. E il nemico va studiato, conosciuto e senza scomodare la semiotica questo è alla base del Sun Tzu per esempio. L’ottusità della sinistra non sta nell’individuare con chiarezza e coraggio qual è il nemico sociale e politico, semmai è quella forma di terzismo mascherato per cui si accusa ma poi si tende una mano, si parla ma si resta immobili per non scontetare “tutti”, perché è proprio questo il problema: accettare il concetto di conflitto sociale e difendere con forza e coraggio le proprie idee. E chi non la pensa come me, come noi, può stare tranquillo, ma se il suo pensare diverso prelude a una distruzione dello stato democratico e un continuo passaggio di ricchezza e di risorse dai ceti più poveri verso i ricchi, il conflitto è destinato a radicalizzarsi sempre di più.

    In quanto ai frequentatori di questo blog, è la prima volta che vengo qui. Conosco e stimo Giovanna Cosenza per gli interventi che posta su un altro blog.

    Il terzismo, cioè un atteggiamento apparentemente non schierato, è “perdente”, ovvero lascia campo aperto al più forte, che non è certo terzista, ma lo usa per i suoi scopi. Non esiste una critica terzista, perché non si può non tenere conto che esiste un potere dominante, e che questo potere può opprimere i meno tutelati e distruggere diritti e libertà per avvantaggiare i forti. Fingere di non schierarsi significa lasciare campo libero agli effetti di questa dinamica.

    Vista poi una certa tendenza a semplificare il pensiero altrui per far dire ad altri pensieri propri, vorrei sottilineare che la base del mio discorso non è il temibile “o con noi o contro di noi” che di solito viene attribuito al sistema comunista, ma una scelta di campo, specialmente in situazioni emergenza come quella che stiamo vivendo. La scelta di combattere un potere sempre più dispotico e senza scrupoli, e se qualcuno dello schieramento avversario vuole ascoltare, discutere, è benvenuto, ma deve sapere quali sono le mie idee, deve sapere dov’è posizionato il terreno per la discussione e soprattutto di cosa si discute.

    Se questo significa essere perdenti, bene, vuol dire che per ora il nostro guanxi è insufficiente, e bisognerà lavorare per rafforzarlo. Ma restiamo noi stessi.

  21. @mauro baldrati, una precisazione e una domanda.

    Dicendo che lei “dà per scontato, o almeno parla come se desse per scontato, che anche per gli altri partecipanti a questo blog B. sia il nemico” non le attribuivo pensieri miei, ma rilevavo un atteggiamento che si poteva inferire facilmente dalle sue parole. E che lei conferma nel post successivo scrivendo “Certo che B. è il nemico” invece che “Certo che per me e per molti altri B. è il nemico”. Mi conceda almeno che da queste parole si può legittimamente intendere quello che ho inteso. 🙂
    (L’inferenza è parte essenziale della comunicazione e non si può pretendere che chi legga non faccia ragionevoli inferenze basate sulle parole dell’altro.)

    Domanda: lei considera nemici i molti cittadini e le molte cittadine italiane che votano B.? O pensa che siano degli stupidi e delle stupide che si fanno ingannare dalla sua propaganda?
    In entrambi i casi, che lei li/le consideri nemici/che o stupidi/e, non mi sembra un buon modo per persuaderli/le di qualche diversa ragione.
    In questo senso un modo ‘perdente’: nel senso di inefficace.
    Tranne che contro nemici che si voglia annientare o sottomettere, anziché persuadere.
    Tutto qui.

  22. @Ben: io non userò mai la parola “stupidi”. Il blocco sociale che ha mandato al potere Berlusconi è stato abbastanza variegato (oggi forse la situazione è più complessa e confusa). Il nucleo portante, per così dire, è stato il cosiddetto mondo della partita IVA, un’istanza di liberismo estremo, di vero e proprio anarco-insurrezionalismo, un’idea di non pagare le tasse, di non sottostare a regole e normative che inibivano la salita al potere, finalmente, della libertà d’impresa. Queste non sono solo mie osservazioni ma sono state per esempiio l’oggetto di analisi di numerosi articoli di Edmondo Berselli. A ciò si aggiungono vasti strati popolari che, è vero, si fanno ingannare la propaganda, anche perché le statistiche – se crediamo alle statistiche – dicono che larghe fasce di popolazione hanno come unico strumento di informazione la televisione, che è quasi totalmente controllata da Berlusconi e la sua cricca.

    Per cui si tratta di un blocco sociale avversario, se lei non accetta la parola “nemico”. Poi non voglio “persuadere” i berlusconiani, chi dovrei persuadere, quelli che vanno in piazza coi cartelli “Berlusconi resisti”? Si va avanti con le proprie idee e, come ha detto Nicki Vendola, se in questa fase storica le idee sono minoranza, rimbocchiamoci le maniche.

  23. Buongiorno a tutti i lettori di questo sito sono un Lampedusano ed il mio compaesano ormai lo chiamo cosi’ intanto a fatto i primi passi e i risultati se vedono , quindi se quanlcuno parla contrario , purtoppo l’invidia ce sempre in tutti i campi, come si dice nella mandria di pecore buone una che gli puzza il naso si trova sempre.Quando una persona merita l’applauso lo si da spontaneo risolve i nostri interessi, e di sicuro un domani appena ci sono di nuovo le elezioni Ministeriali il 100% dei voti lo acquisisce da tutta LAMPEDUSA e non è poco quindi a tutti gli invidiosi d’italia sia Politici che gente comune vi resta solo la parlata , e la bocca asciutta , e nemmeno il tempo di venire a Lampedusa ha comprato pure casa tieeeeeeeeeeeeeeeeeeee.Peggio per voi che rosicchiate di invidia a vita.

  24. @Bartolo
    Peggio per lei che è un analfabeta. Capisco l’invida che nutre verso gli alfabetizzati. Impari l’italiano se si vuol far comprendere. Riprovi e riprovi, faccia esercizio. Repetita iuvant.
    Quando avrà imparato a scrivere potrà perfino rettificare ciò che Wikipedia riporta a proposito della fauna della sua isola, Lampedusa:
    “Nessuna traccia è rimasta degli altri mammiferi che negli stessi anni sembra che popolassero Lampedusa come il cinghiale, il bue domestico e l’asino.”
    Sembra infatti evidente che a proposito degli asini il testo menta.

  25. @Mauro Baldrati
    [….]
    io non userò mai la parola “stupidi”.[…] un’istanza di liberismo estremo, di vero e proprio anarco-insurrezionalismo, un’idea di non pagare le tasse, di non sottostare a regole e normative che inibivano la salita al potere, [….]. A ciò si aggiungono vasti strati popolari che, è vero, si fanno ingannare la propaganda
    __________________

    ahahah 🙂 Insomma se uno vota berlusconi o è un imbecille o è un ladro evasore!

    E il bello è che gli elettori di sinistra credono veramente a questa brodaglia che viene loro propinata quotidianamente da giornali e trasmissioni tv in malafede.
    Ah già, lo dice anche il Berselli, per cui sarà sicuramente oro colato! 🙂

    Il tipico elettore di sinistra, ormai da oltre 20 anni si balocca con una visione della realtà completamente sballata, infantile.

    Poverini, non è mai colpa loro se prendono una batosta dietro l’altra da 20 anni a questa parte: è colpa della società!! sono gli elettori ad essere inadeguati: troppo stupidi e perfino ladri ed evasori!
    Peccato che le elezioni si facciano proprio con questi elettori e proprio in questa “società malata”. Che ingiustizia!
    Se solo si potessero sostituire gli elettori con altri più intelligenti e onesti il PD sicuramente stravincerebbe tutte le volte!

    Purtroppo le elezioni si fanno nella realtà e non nei sogni infantili degli elettori di sinistra.
    La sinistra ha fatto della sconfitta una filosofia di vita, un risultato non solo accettabile ma persino onorevole.
    Sembra impossibile ma c’è davvero gente che crede a cazzate tipo: “Si va avanti con le proprie idee e, come ha detto Nicki Vendola, se in questa fase storica le idee sono minoranza, rimbocchiamoci le maniche.”

    Cioè la sinistra ha costruito tutta una dialettica auto-assolutoria dove la sconfitta è un risultato onorevole.
    “Il nemico era troppo disonesto e sleale e ci ha battuti con disonore mentre noi abbiamo perso con onore” e così il militante invece di defenestrare il politico incapace, torna a casa sconfitto ma felice, pronto a dare nuovamente il proprio voto agli stessi falliti votati in precedenza…
    In effetti i politici della sinistra sono riusciti in una contorsione impossibile;
    perdere in modo sempre più catastrofico tutti i confronti e allo stesso tempo convincere i propri elettori a rivotarli in continuazione.
    E’ il famoso mito del “paese normale” lanciato dal diabolico baffino, secondo il quale In un “paese normale” la sinistra vincerebbe a ripetizione mentre in un paese malato e anormale come l’italia la sinistra è condannata ad un onorevole sconfitta permanente.

    Secondo il Mito la sconfitta non è mai colpa dei politici o dei programmi della sinistra, la colpa è sempre altrove (nella società, nel conflitto di interessi, nella congiunzione astrale…) perciò gli elettori non hanno motivo per voler cambiare rotta e rappresentanza (e questo la dice lunga sul senso critico dell’elettore di sinistra)

    In realtà, in un “paese normale” un partito che perde per 20 anni sarebbe già stato seppellito e dimenticato da tempo.
    L’unica cosa anormale in italia infatti è la presenza di sindacati che fanno militanza politica invece di difendere i propri iscritti e l’esistenza di un partito di ex comunisti che non ha ancora fatto i conti con il proprio orribile passato.

  26. @pavlov
    “E il bello è che gli elettori di sinistra credono veramente a questa brodaglia che viene loro propinata quotidianamente da giornali e trasmissioni tv in malafede.”

    Invece gli elettori della destra a che nettare paradisiaco si abbeverano? Quali sono le “parole di vèrita” che li illuminano? Chi le pronuncia? Hanno visto la luce, come nei blues brothers?

    Quanto alla dicotomia sconfitta/vittoria che permea il tuo commento: ogni vittoria, ottenuta con qualunque mezzo, è sempre onorevole? E’ l’unica cosa che conta? Eh già, ricordiamocelo tutti, il motto è: “Vincere! E vinceremo” E i fratelli Rosselli e Pietro Gobetti, visto che hanno perso – pure la vita – erano dei coglioni, vero? (Nota bene che non ho citato nè comunisti nè socialisti)
    E in Germania? Perchè gli elettori non avrebbero dovuto votare per Hitler? Sapeva comunicare così bene! E prometteva di tornare a vincere, perché ai tedeschi non era mica tanto piaciuto perdere la la prima guerra.

    E poi, parliamo davvero della vittoria del PDL: vai sul sito del Ministero degli Interni, scoprirai che, alle tanto vittoriose elezioni politiche del 2008, su circa 40 milioni di aventi diritto, il PDL ha preso un po’ più di 13 milioni di voti e il PD un po’ più di 12. Una maggioranza schiacciante quella del partito dell’amore, vero?

  27. @caracaterina:
    > Invece gli elettori della destra a che nettare paradisiaco si abbeverano? […]

    Domanda retorica. Tra l’altro cela un argomento che non ha alcuna validità.
    Per risponderti: non lo so: io leggo perlopiù manuali tecnici e in TV guardo solo intrattenimento e film di animazione, e, ah già, leggo spesso questo blog perchè lo trovo equilibrato e sempre ricco di spunti.

    > Quanto alla dicotomia sconfitta/vittoria che permea il tuo commento: ogni vittoria,
    > ottenuta con qualunque mezzo, è sempre onorevole? […]

    cominciamo a disambiguare:
    La tua domanda retorica (ancora!) nasconde l’insinuazione che l’attuale governo si sia insediato grazie ad una vittoria disonesta e ingiusta.
    Spiacente, non è così. Si tratta della solita dialettica infantile e auto-assolutoria della sinistra italiana. Ho già argomentato su questo punto e la tua reazione è solo una conferma evidente di quanto sostenevo.

    > E in Germania? Perchè gli elettori non avrebbero dovuto votare per Hitler?

    eh la peppa!!! reductio ad Hitlerum al primo post!!!! l’arma dialettica termonucleare globale della sinistra!!
    Sono lusingato e anche un po comosso 🙂
    Le mie argomentazioni devono averti messo addosso il panico più totale!! cerca di mantenere la calma, sono solo un geometrino di paese! (una tacca sotto la feccia secondo l’intellighenzia del tuo partito vero?)

    > E poi, parliamo davvero della vittoria del PDL: vai sul sito del Ministero degli
    > Interni, scoprirai che, alle tanto vittoriose elezioni politiche del 2008,
    > su circa 40 milioni di aventi diritto, il PDL ha preso un po’ più di 13 milioni di
    > voti e il PD un po’ più di 12.
    > Una maggioranza schiacciante quella del partito dell’amore, vero?

    (ancora una domanda retorica!)
    L’argomento è risibile e dimostra da parte tua la mancanza di comprensione del meccanismo di base della democrazia, oppure dimostra che, accecata dal furore ideologico sei disposta a calpestare le più elementari regole democratiche, scegli tu.

    Disambiguazone finale:
    il tuo ricorso costante e ripetitivo alla tecnica della domanda retorica è chiaramente un tentativo, peraltro non troppo efficace, di nascondere una mancanza di argomentazioni imbarazzante.

    saluti
    pavlov

  28. @Pavlov
    non “lo dice” Berselli. Per quanto io continui a considerare preziose e attuali le sue analisi.
    Berselli ci ha lasciati lo scorso anno, purtroppo, Pavlov.

  29. @pavlov
    il fatto che io abbia inanellato una serie di domande retoriche, ovvero con risposta già data, non ti esime dal rispondere e, seguendo le risposte come Pollicino le molliche di pane nel bosco, trovare il filo del ragionamento. cosa che ti sei, con tutta evidenza rifiutato di fare, visto che la conclusione a cui saresti arrivato avrebbe costretto la tua onestà intellettuale a interrogarsi un poco.

    hai preferito eludere le risposte e contrattaccare alla cieca. cosa ti indurrebbe a pensare che io sarei disposta, accecata come sono (dall’ideologia? ma se ti ho parlato di numeri!) a calpestare le più elementari regole democratiche? questa non è una domanda retorica, pavlov.

    inoltre, per tua informazione, la parola “retorica” come attributo di “domanda” indica un ben preciso elemento della forma argomentativa e non, come il sostantivo “retorica” usato oggi nella sua accezione più comune e non disciplinare, un discorso vuoto di contenuti.

    infine: dichiarare, come tu fai, di non conoscere le fonti da cui trai le tue convinzioni è come dire che non conosci le tue informazioni e, per estensione, che non sei consapevole di come si costruisce il tuo discorso. in definitiva, è come sostenere che sei nato così, essendo intimamente formato delle convinzioni che affermi oppure che non ti importa di essere consapevole di quanto sostieni.

    fai molto bene a seguire questo blog, in effetti.

  30. Francesco Piccolo, su l’Unità, giugno 2010:

    “La sinistra italiana dà l’impressione di essere ormai la parte più reazionaria del paese. In pratica, ha cominciato a fare resistenza al malcostume, alla degenerazione, e pian piano questa è diventata la sua caratteristica principale, che è tracimata anche sul costume, su ogni forma di cambiamento, di accadimento. Ha trasformato il “resistere, resistere, resistere” in una tignosa resistenza a tutto. Che è diventata senso di estraneità. Dà l’impressione, al resto del paese, di giudicarlo male qualsiasi cosa provi a fare; di essere scandalizzata, a volte inorridita. Alla sinistra italiana, nella sostanza, non piacciono gli altri italiani. Non li ama. Sente di essere un’oasi abitata dai migliori, nel mezzo di un paese estraneo. Di conseguenza sente di non avere nessuna responsabilità. Se l’essere umano di sinistra sentisse una correità, non penserebbe di voler andare a vivere in un altro paese, più degno di averlo come cittadino. Però, a quel paese che non le piace, che non può amare, del quale non sente di far parte, e che osserva inorridita ed estranea, che mette in soggezione di continuo e al quale ricorda che se potesse non ci conviverebbe mai, la sinistra italiana a ogni elezione, è costretta a chiedere il voto. Vuole, cioè, che quella parte di paese che disprezza, si affidi alle sue cure. Ciò che puntualmente non avviene. E poiché non avviene, la sinistra italiana si indigna di più, si estranea di più e ritiene di essere ancor meno responsabile di questo paese di cui non sente di far parte”.

    All’epoca, mi era sembrata una riflessione onesta. Di un non pidiellino.

  31. @caracaterina:

    La tua reazione stile “maestrina dalla penna rossa” è il segno che hai esaurito qualsiasi argomento che fosse anche vagamente in tema, perciò, non vedo motivo di proseguire oltre la discussione.

    Ti lascio con una citazione che spero apprezzerai:
    “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca !!!” 🙂

    ciao

  32. @ diana
    ricordo quel pezzo, all’epoca. mi aveva fatto una grande tristezza.

    se c’è una cosa davvero da perdente è quella di condividere con il vincente lo sguardo con cui guardare alla propria sconfitta. è l’atteggiamento della vittima masochista che accetta il gioco del master dominatore. cosa ben diversa dall’assunzione di responsabilità, questo sguardo è quello della donna picchiata dal compagno che lo giustifica dicendo che, poverino, bisogna capirlo, in fondo è anche un po’ colpa mia che non gli sono stata vicino in un momento difficile.

    No, diana, io non sono disposta a chiedere il voto di nessuno di quelli che urlano istericamente pro-Berlusconi davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, non ho intenzione di scendere a patti con quei commentatori della Padania che vorrebbero affondare i barconi, con quegli amministratori locali che escono dall’aula consiliare se si suona l’inno italiano, con quelli che ritengono che berlusconi credesse che Karima fosse nipote di Mubarak ecc. O con quelli che, come pavlov, non rispondono nel merito e controbattono con accuse vuote e va bene se non ti insultano e limitano i giudizi a “maestrina dalla penna rossa”.

    Con queste persone non c’è persuasione che tenga perchè non si può condividere una dialettica, si deve solo fare in modo che l’impatto negativo che hanno su qualunque sistema comunicativo, da una conversazione su un blog a un talkshow, da una piazza al Parlamento venga ridotto a quei limiti fisiologici che garantiscono il benessere di una democrazia. Per questo considero efficace quell’azione dialettica che li riduce a non “proseguire oltre la discussione” . Fargli abbandonare la partita, il campo.

    @ pavlov
    Grazie. Oltretutto sono di Genova e la scuola dei comici liguri è il mio pane

    ti rispondo anch’io con una citazione che, però, forse, tu non apprezzerai, visto che è di Guzzanti (figlio): “abboriggeno! ma che c’avemo da dirci io e te?” 🙂

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