Donna al volante

Bello che l’azienda tedesca di pneumatici Continental mandi in onda anche in Italia (74° posto nel Global Gender Gap Report 2010 del World Economic Forum) lo spot che in questo momento è distribuito in paesi come la Germania (13° posto), gli Stati Uniti (19°), la Spagna (11°).

Bello cioè che Continental tratti l’Italia come un paese in cui la parità di genere abbia raggiunto livelli più alti.

Infatti lo spot mostra una donna che guida l’auto mentre suo figlio e il suo compagno dormono beati: loro si fidano di lei, come lei si può fidare dei Continental che ha sulle ruote.

Niente mamma-nutrice, ma una donna che protegge fisicamente la sua famiglia e per giunta lo fa alla guida di un’auto, ruoli che di solito la pubblicità affida agli uomini.

In barba al pregiudizio italico «Donna al volante, pericolo costante».

Anche se ho visto lo spot molte volte in tv in questi giorni, non ho trovato on line la versione italiana.

Questa è la versione spagnola:


19 risposte a “Donna al volante

  1. temo che l’idea di fondo sia che con pneumatici Continetal anche il genere femminile puo’ guidare in tutta sicurezza…

  2. @ anonimo
    Penso che l’opinione che hai espresso derivi più da una tua personale concezione del mondo che da ciò che viene rappresentato dallo spot.

  3. Anonimo, io non ho avuto questa impressione dallo spot 🙂 Anche perchè per fortuna credo che all’estero la presunta inettitudine femminile al volante sia un cliché un po’ meno radicato…

  4. Non sono d’accordo con “anonimo”…
    Il genere maschile forse non ha bisogno di guidare in tutta sicurezza?!?
    Nonostante ciò, credo che la Continental mandi in onda in Italia questo spot semplicemente perché oggi come oggi il genere femminile sta diventando sempre più una bella fetta di potenziale cliente, anche nel settore auto.
    La riprova? Due auto in famiglia e chi va a fare i tagliandi sono sempre io! 🙂
    Pau

  5. A me verrebbe da accostare questa pubblicità a quella della mamma che pulsce la casa con l’aspirapolvere mentre marito e figli (maschi) guardano la partita beatamente seduti in tv (non ricordo la marca). Forse non era questo l’intento, ma alla fine esce fuori anche questo messaggio: che chi lavora in casa sono soprattutto le donne e l’automobile è non tanto un simbolo di parità ma un altro elettrodomestico che sarà la donna a usare, mantenere, pulire, curare.

  6. No, dai, Silvia: l’auto è da sempre dominio maschile per eccellenza! Se la metti così, non andrà mai bene nulla…

    Quanto all’intervento anonimo, non sono d’accordo: se andate a guardarvi gli altri spot (in onda in altri paesi) sul sito della Contintental che ho linkato, trovate uomini e donne al volante, in tutta parità. La campagna Continental propone una visione paritaria, a mio avviso.

    Diciamo che anonimo guarda lo spot con occhio un po’ condizionato dalle disparità italiane? 😉

  7. Anche Silvia temo guardi lo spot con l’occhio delle disparità italiane. Ma credo che ricordarsi di come sono state fatte negli anni le pubblicità su ruote e pneumatici in Italia e anche all’estero mandi via ogni dubbio. Ci sonos tate già da noi diverse femmine al volante in pubblicità – ma il fuoco non era mai sulla responsabilità era sempre sulla sgargiuloneria, sull’indipendenza, sulla vita sessuale che mo’ vedemo com’è. Sgallettate che accanno potenziali mariti, criptolesbiche per maschietti pornisti (ne parlammo qui) – ma non si ipotizzava mai una madre di famiglia che fa le cose del padre di famiglia.
    Piuttosto la frenata dinnanzi al riccio (che io vedo schiacciati spessissimo nella provincia di Roma 😦 ) credo che ammicchi all’idea della donna come soggetto che introduce un mondo migliore, un’etica del rispetto etc – che è un pensiero condiviso da molti. Io no, non lo condivido – ma amo i ricci e lo spot è bello:)

  8. La disparità in campo “automobilistico” in italia c’è eccome, ma è una situazione ben accetta anche dal sesso femminile. Un volta mi sono perso in Germania in stradine di montagna perchè i passi erano chiusi per pericolo slavine. Per ritrovare la via di casa ho chiesto in inglese a due signore di mezza età (tedesche) indicazioni stradali. Le due signore stavano montando le catene alla macchina con estrema disivoltura. Quante donne di mezza età in italia saprebbero rispondere in inglese? Quante donne in italia sanno montare le catene o cambiare un pneumatico forato? Forse lo stereotipo fa anche comodo ed è ben permeato in ambo i sessi.

  9. Le pubblicità gender-friendly vengono sempre dall’estero..sempre dico! Infatti la mia rubrica “premio miglior pubblicità” ha pochissime pubblicità italiane.
    Ho notato quanto è ancora forte in italia lo stereotipo della donna al volante tanto che le aziende automobilistiche ci relegano all’interno di auto rosa confetto, sopra il cofano a sculettare (se siamo giovani single) o nel sedile del passeggero (quando siamo mogli o fidanzate).
    E i pregiudizi delle pubblicità automobilistiche nostrane sono lo specchio del nostro Paese che vede ancora le donne al volante di cattivo occhio. E’ vero che in italia si sta cercando di superare tantissimi tabù sulla posizione femminile nella società (anche se molti vengono superati con riluttanza) ma quello del volante e della sessualità sono duri a morire!
    Beh cosa ti aspetti da un paese che si trova al 74° posto del global gende gap?
    W la germania della merkel altro che italia di berlusconi (uomo machista).

  10. Pingback: Un’altro ci piace « Un altro genere di comunicazione

  11. Io trovo molto carino questo spot, e molto efficace la tranquillità che trasmettono figlio e compagno! Se abbiamo una posizione del genere nel Global Gender Gap è perchè purtroppo molti ancora la pensano come “anonimo” e quindi siamo ancora costrette a sopportare sciocchi stereotipi!
    In ogni caso, nella mia famiglia spesso e volentieri, mia madre guida, e mio padre fa il beato passeggero! 🙂
    @ zauberei: magari la frenata dinnanzi al riccio potrebbe significare che noi donne, più degli uomini, abbiamo dei riflessi “prontissimi”!! 🙂

  12. Leggendo gli ultimi commenti mi è venuto in mente un passaggio della “Dominazione maschile” di Pierre Bourdieu in cui l’autore parla delle “incapacità acquisite” e cita l’esempio di un uomo che, dopo aver cambiato sesso, da uomo a donna, scopre con stupore di avere difficoltà nella guida. Ciò che da uomo era semplice diveniva difficile da donna, eppure si trattava della stessa persona. La società “vuole” che le donne siano inette al volante e forse spesso ci si conforma allo stereotipo acquisendo incapacità che non sono per forza intrinseche del sesso.

  13. Credo che forse alcuni di noi abbiano sviluppato e messo a punto – menomale, è un buon segno! – molti strumenti per decostruire messaggi lesivi. Magari un occhio, o una mente, attenti, qualche difetto alla pubblicità potrebbe trovarlo.
    Ma credo che basti girare due, tre minuti una rivista o guardare per pochi secondi la tv per rendersi conto della portata innovativa di questa.
    La sensazione che mi ha suscitato è stata una rivoluzione: ero agitato, un po’ stordito; anche senza l’analisi di Giovanna e i vostri commenti, avrei comunque notato che qualcosa mi colpiva. E’ un pugno nello stomaco per l’immaginario collettivo medio.
    Sono felice. 🙂

  14. A me questo spot è piaciuto di pancia e, una volta riflettuto, anche di testa. E’ bene che lo si faccia sapere, quanto piace. Una mattina alla radio (credo fosse Virgin, ma non ne sono sicura) ho sentito un sondaggio: le donne sono davvero più incapaci degli uomini al volante? Non ci volevo credere, io che parcheggio con dieci centimetri davanti e cinque dietro.
    Non credo alla donna che introduce un mondo migliore, ma ho pensato anch’io che si ammiccasse a quello. E però… in quello stile di guida personalmente mi ci ritrovo : )

  15. @ Matteo T.

    Senza offesa, ma mi pare che anche tu stia leggendo quello che ti sia capitato alla luce di uno stereotipo.
    In fondo queste signore tedesche di mezz’età abitavano in un paesino sperduto di montagna, quindi erano abituate a doversi spostare anche con la neve. Conosco signore di mezza età a Pescasseroli che sono abituate a montare catene e guidare mezzi pesanti. Per contro mio padre, napoletano, non ha mai montato una catena in vita sua e non saprebbe da dove cominciare.
    Sulla capacità di rispondere in inglese poi non vedo che cosa c’entri il genere. Per la mia esperienza non vedo una grande differenza tra la competenza degli uomini di mezz’età e quella delle donne. Certo se l’uomo lavora e la donna è casalinga ci sono più possibilità che il primo abbia avuto modo di imparare 4 parole per farsi capire e la seconda no. Mi sembra abbastanza intuitivo…
    Lo stereotipo vede la punta dell’iceberg e non si preoccupa affatto della “base”. Un procedimento che in sé e per sé è, il più delle volte, fuorviante. Sempre che si voglia davvero cercare di capire.

  16. @Matteo T.
    “Quante donne di mezza età in italia saprebbero rispondere in inglese? ”

    Sicuramente molte più degli uomini. In Italia la conoscenza delle lingue nelle donne è quasi sempre superiore a quella degli uomini. Lo vedo in continuazione sul lavoro, e comunque ti basta andare in una facoltà di lingue o in un liceo linguistico per vedere che le donne sono il 90% degli studenti.

    Forse non saremo in tante a saper cambiare i pneumatici, ma per favore non toglieteci anche quei pochi campi della cultura in cui possiamo esprimerci e realizzarci.

  17. @Margherita
    Io sò cambiare un peneumatico..non vorrei che anche le donne cadessero nella trappola dello steroetipo di genere…

  18. @Mary
    Sono d’accordo con te, la cosa che mi ha fatto girare un po’ le scatole del post a cui mi riferivo è stata che oltre agli stereotipi (ingiusti) che già esistono come quello sulla donna al volante, adesso si inventano il nuovo stereotipo della donna italiana ignorante (non come i maschi, esperti viaggiatori che a differenza nostra sanno esprimersi in tutte le lingue…). E questo dicendo pure che ci farebbe comodo!

  19. Qualsiasi cosa che disgiunga l’automobile dalla donna sexy mi sembra un miglioramento rispetto alla situazione generale. Un buon segnale!

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