Pennacchi: ci mancava anche lui in politica

Lo scrittore Antonio Pennacchi, vincitore del premio Strega 2010, ha presentato ieri a Montecitorio la sua lista a sostegno del candidato sindaco Filippo Cosignani (Fli) di Latina.

Non si è fatto mancare lo spettacolino: dice di essere ancora iscritto al Pd, ma sogna che il partito si sciolga e ne nasca uno nuovo, chiamato Unità Nazionale; e dice di sostenere la lista finiana per Cosignani perché la situazione di Latina è «para para a quella nazionale: Berlusconi non ci può vedere, non sopporta che fascisti e comunisti si mettano insieme».

Per questo Pennacchi vuole lanciare il «fasciocomunismo», alla faccia di quelli – Berlusconi in primis – che dicono che «fascisti e comunisti non possono stare insieme: che noi ci dobbiamo solo menà mentre loro si fanno i cazzi loro».

Ce l’ha a morte con Berlusconi, dunque, ma ha il mito del fascismo e di Mussolini ben chiaro in testa, cosa che gli permette di regalarci queste perle: «Uno come Berlusconi i fascisti l’avrebbero preso a bastonate, l’avrebbero spedito al confino»; «paragonare Berlusconi a Mussolini è un’offesa a Mussolini. È vero, anche il duce andava a mignotte, ma poi mica le faceve ministre o deputate».

Eppure, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano nell’agosto 2010, diceva cose come: «ognuno deve fare il mestiere suo» (e lui non potrebbe fare solo lo scrittore?), «la politica italiana manca di stile» (lui invece?) e «Berlusconi non è tutti i mali della democrazia in Italia» (perché è il suo chiodo fisso, allora?).

Non lo conosco come scrittore, ma come opinionista politico Pennacchi combina il peggio di Gianfranco Funari, Vittorio Sgarbi e Beppe Grillo.

Tornasse a fare solo lo scrittore?

L’intervista al Fatto quotidiano, agosto 2010:

Lo show di ieri a Montecitorio:

27 risposte a “Pennacchi: ci mancava anche lui in politica

  1. Ho letto “Il fasciocomunista” e “Canale Mussolini”, la sua posizione non mi meraviglia. Coerente con le sue idee e prigioniero dei suoi racconti. Ad ogni modo, esasperato dai risultati politici e dalle malefatte della casta, sarei disposto anche ad un patto di “liberazione nazionale”! I partiti di sinistra non riescono a stare insieme nemmeno per le elezioni del consiglio della bocciofila. Vuoi vedere che le calamite, poi poli diversi si attraggono e stanno insieme!

  2. Io spero sinceramente che si candidi, al momento giusto, Saviano. Come Idv, magari, visto che è un buon comunicatore e mi piacciono molto le idee e la persona di Di Pietro. Se ci sara una crescita del partito tale da consentire una maggioranza stabile in grado di governare potrebbe davvero cambiare qualcosa.

    É una opzione che non esiste, ma per me è l’unica possibile. Non riesco veramente piú a leggere Nulla di politica senza avere voglia di andare via, lontano da questo angolo buio della ragione.

    Scusate l’ot. Ma in ot credo ci sia una democrazia intera.

  3. Cara Giovanna, tieniti forte: io sono di Latina! 😀 Quindi ti lascio immaginare non solo l’imbarazzo che provo quando mi trovo di fronte a soggetti come lui, ma anche la voglia di confermare ancora una volta come Latina sia una città decisamente invivibile, irrespirabile.

  4. A tutti: se qualcuno ogni tanto visualizza inserzioni pubblicitarie, non ci faccia caso.

    Non sono io che le ho scelte, né tanto meno gradisco questa invasione di spazi: qualche marchignegno si è inflitrato nel blog, sto scrivendo a WordPress perché mi dicano come liberarmene… Scusate l’inconveniente.

  5. La cosa che mi fa specie nella posizione di Pennacchi non è l’idea di un formazione ampia da sinistra a destra contro Berlusconi, un’idea che non condivido ma che ha una sua logica nel momento in cui si ritiene la sconfitta e emarginazione dell’attuale destra di governo come conditio sine qua non per poter governare decentemente l’Italia. Ma motivare una simile posizione parlando di fascismo e comunismo fa davvero cadere le braccia, anche perché sembra dimenticare che in Italia c’è stata una tradizione di destra conservatrice che aveva senso delle istituzioni senza dover per forza cadere nel fascismo (vedi Gaetano Mosca)

  6. La posizione di Pennacchi non è così peregrina. Molte cose uniscono fascisti e comunisti, specialmente nelle loro versioni italiane.
    Hanno un’origine politica comune, il partito socialista italiano.
    Di cui Mussolini fu per 20 anni un formidabile militante e per 10 anni, fino al 1919, leader molto influente.
    Dal medesimo partito socialista nacque per scissione il partito comunista a Livorno nel 1921.
    Entrambi, comunisti e fascisti, anti-capitalisti e statalisti. Avversi alla democrazia parlamentare, al liberalismo politico, al liberismo economico, alla scienza (per influenza dell’idealismo di Gentile e Croce). Protezionisti. Colmi di retorica anti-borghese.
    Per questo molti giovani intellettuali passarono fluidamente dal fascismo al comunismo, senza dovere cambiare gran che delle loro idee: ad esempio Pietro Ingrao, come racconta lui stesso nella sua autobiografia “Volevo la luna”, e tanti altri. E’ poi la tesi di storici come Romeo e De Felice.

    Naturalmente c’erano differenze, che però nei loro eredi si sono dissolte.
    Per questo il programma di un Fini è quasi indistinguibile da quello di un Bersani.

    Certo, si sono odiati e combattuti per settant’anni (grosso modo dal 1920 al 1990), come avvviene fra fratelli che negano di avere nulla in comune!
    E i bisnipoti più legati alle tradizioni di famiglia ancora pensano di essere incompatibili. Mentre i più realisti preparano possibili intese. Motivate dal fatto che i loro avversari – purtroppo debolissimi in Italia – sono rimasti più o meno gli stessi.

    (Ho semplificato alla grande, ovviamente. Ma meno di chi vede un’assoluta incompatibilità. Fra progenitori e, soprattutto, fra discendenti.)

  7. Ben, per favore: ma l’hai sentito come parla? Hai sentito bene cos’ha detto ieri? Abbiamo bisogno, nella politica nostrana, di prenderci a mazzate con le parole ancor più di quanto già non si faccia? Abbiamo bisogno di questa rudezza e volgarità? Di queste scenette a Montecitorio? Di fare appello ai metodi del ventennio?

    C’è così bisogno di attirare le folle fomentando aggressività, qualunquismo, faciloneria? Le tue considerazioni e argomentazioni non hanno nulla a che vedere con i contenuti e i modi dei discorsi di Pennacchi.

  8. Lucaseil: dal mio punto di vista Saviano è bene che resti a fare lo scrittore e punto. Come lui ripete di voler fare. Spero sia onesto quando lo dice, innanzi tutto con se stesso. E che non si lasci strumentalizzare dai media e dalla politica più di quanto già stanno facendo.

  9. E i bisnipoti più legati alle tradizioni di famiglia ancora pensano di essere incompatibili. Mentre i più realisti preparano possibili intese.

    è vero.

  10. Giovanna, Pennacchi è un operaio che ha lavorato trent’anni in fabbrica.
    Ha una lunga storia di militanza politica di base, fra destra e sinistra, ma con una sua coerenza. Coerenza possibile, per le ragioni che ho espresso e di cui Pennacchi è ben consapevole.
    I suoi romanzi – letterariamente forse non eccelsi ma dignitosissimi – sono un documento straordinario della realtà, sociale, culturale, sindacale e politica, di una certa parte della classe operaia del secolo scorso (http://polser.wordpress.com/2011/03/07/pietro-ichino%C2%A0%C2%A0-il-libro-di-antonio-pennacchi-riporta-alla-luce-le-radici-di-un-modo-vecchio-di-intendere-e-praticare-il-sindacalismo-che-ha-avuto-i-suoi-giorni-di-gloria-ma-oggi-ha-perso/).

    Nell’intervista che hai riprodotto – che in realtà sembra un colloquio informale strappato per strada – non ho sentito nessuna rudezza e volgarità.
    Solo pareri sensati, per quanto opinabili, conditi ogni tanto da qualche parola che molti usano – anche scienziati e professori serissimi, non solo operai e scrittori – quando non fanno lezione. 🙂

  11. Scusate, non ho letto mai nulla di Pennacchi ma: possibile che uno che ha fatto questo discorso abbia vinto un premio letterario? Io capisco la colloquialita’, capisco la trivialita’, ma e’ proprio il senso del discorso che mi sfugge. Fasciocomunisti? E chi sarebbero questi fascisti e questi comunisti che vuole mettere insieme? Dove sono? che idee hanno? E com’e’ possibile che possano “stare insieme” come dice lui? Se secondo lui possono, dovrebbe almeno spiegare cos’hanno in comune a suo parere, quali punti di contatto ha trovato. Oppure sembra solo un’idea balzana spuntata dal nulla (ma ammetto che ho soltanto letto le righe qui sopra: magari altrove il concetto e’ approfondito). Ma poi: dobbiamo ancora star qui a parlare di fascisti e comunisti? Non abbiamo proprio niente di piu’ nuovo e migliore per far politica oggi? Tipo non so, un programma?
    Scusate la foga, e se ho semplificato i concetti… non ho una formazione letteraria e la mia prosa ne risente.

  12. Giovanna, ho visto solo ora su Youtube Pennacchi a Montecitorio. I toni erano da capannello politico in Piazza Maggiore anni ’70, o da assemblea sindacale o studentesca dello stesso periodo. Più che da tele-rissa odierna. Comunque non encomiabili, d’accordo.

    Però nella sostanza Pennacchi ha il merito di esplicitare una cosa finora politicamente tabù: i discendenti dei comunisti (PD) e dei fascisti (Futuro e Libertà), pur mantenendo una notevole parte delle loro tradizioni ideologiche e politiche, sono ormai quasi indistinguibili. Per le ragioni che ho cercato di dire brevemente, e rozzamente, in un post precedente.
    La loro reciproca avversione, forte nell’elettorato, ma debole nel ceto politico, è anacronistica.

    Perché non dovrebbero cominciare a confluire? In modo da ‘far fuori’ uno come Berlusconi, che è un po’ diverso da loro, in parte in peggio e in parte in meglio?

    Purtroppo, una linea liberal-riformista, alternativa a tutti e tre, e la più adatta alla situazione italiana odierna, non è sostenuta con decisione da nessuno degli attuali partiti.
    E’ presente nei partiti principali, ma in tutti è minoritaria. Probabilmente perché è largamente minoritaria in (quasi) tutti gli strati della società italiana. 😦 Fanno eccezione forse solo gli italiani che lavorano o hanno lavorato e studiato all’estero.

  13. Sì però Ben a leggere te e a sentire Pennacchi sembrate l’avventore del bar di Ecce Bombo (“rossi e neri tutti uguali!”) …di “socialista” il fascismo ha solo una certa retorica che il suo fondatore non abbandonò mai: il socialismo autentico è internazionalista e anticolonialista..il fascismo è un’ideologia nazionalista aggressiva e colonialista: Pennacchi ha un bel dire che i fascisti nel Lazio “levarono le terre ai ricchi per darle ai poveri” ma sa benissimo che poi andarono in Etiopia per levarle ai poveri etiopi (che abbiamo massacrato e ammazzato col gas molto prima dei nazisti) e darle a noi.
    Nel momento in cui sostituisci la lotta di classe con la lotta tra nazioni, popoli, religioni o peggio che mai “razze” non sei fuori dal socialismo e a maggior ragione dal comunismo che sono e restano internazionalisti.

  14. “Nel momento in cui sostituisci la lotta di classe con la lotta tra nazioni, popoli, religioni o peggio che mai “razze” sei fuori dal socialismo e a maggior ragione dal comunismo che sono e restano internazionalisti”
    Mi ero scordato di cancellare il “non”

  15. @ Paolo 1984, che dice “socialismo e a maggior ragione… comunismo… sono e restano internazionalisti”

    Non, caro Paolo, i partiti socialisti reali, che in tutta Europa hanno largamente appoggiato la prima guerra mondiale e le guerre coloniali. Non il comunismo reale, né quello di Stalin, né quello di Mao (entrambi, peraltro, con buone ragioni.)
    E i residui movimentini comunisti odierni, per il nulla che contano, non sono forse no-global?
    (L’internazionalismo di Marx e Lenin puntava sulla globalizzazione, che entrambi avevano genialmente previsto e saggiamente benedetto.)

  16. Ma io non credo che uno che dica cose consimili abbia un problema di incapacità ad assolvere il ruolo del politico stante il vecchio curriculum di scrittore. Anche perchè politici potenzialmente dovremmo esserlo tutti. E a voja a assumere reggimenti di comunicatori di professione. Ma qui siamo di fronte a un imbecille. Ab ovo. Non lo voterei ma già che ci sono non compro manco i libri. Come si fa a dire cose cretine di vì e essere Proust di li?
    Eh.

  17. ho visto il video… Incredibile. E tutto perché non ce lo vogliono a rai3. “Nun me faccia parlà de la Dandini….” A un certo punto ja ‘mbruttito, come dicono a Roma, e si è girato come se volesse colpire l’intervistatore. Grande.

  18. Giovanna, la pubblicità in wordpress è prevista dal TOS. Paghi e te la tolgono:

    http://en.support.wordpress.com/no-ads/

  19. Poche idee politiche, ma ben confuse.

  20. No, scusa Ben, la posizione del partito socialista italiano durante la prima guerra mondiale era “nè aderire nè sabotare” posizione ambigua finchè si vuole ma non certo pro-guerra, Mussolini venne espulso dal partito socialista proprio perchè era interventista e pro-guerra.
    Quanto ai no global, io preferisco parlare di “new global”.
    Comunque quando parlo di internazionalismo e anticolonialismo non mi riferisco a specifiche posizioni di singoli partiti o regimi, ma a quelli che sono gli ideali progressisti che sono inconciliabili col nazionalismo patriottardo e aggressivo.

  21. Il classico trucchetto del “nè destra nè sinistra” scorre fra le pagine e s’insinua fra le pieghe di un linguaggio tipicamente fascista: da Primula Goliardica, ad Alain De Benoits, da Massimo Fini (del Fatto) e gli amici del campetto comunitarista, da Casa Pound alla casa editrice Arianna fino, a ritroso, il prototipo stesso del fascismo mussoliniano, il qualunquismo del dopo-guerra…e molto altro ancora. La formula “nè rossi nè neri ma liberi pensieri” è prerogativa di una terza via firmata anche Aginter Press, ed una tattica d’infiltrazione non semplicemente “carnale” ma ancor prima linguistica e simbolica. Il detournamento di opere e parole è il loro solito pane secco.
    Detto questo, è probabile che Pennacchi sia un’ulteriore e tardiva vittima di questo tipo di retorica.

  22. gli ideali progressisti che sono inconciliabili col nazionalismo patriottardo e aggressivo
    ma ultimamente non giriamo tutti con il tricolore appuntato sul petto?

  23. Io sul petto non ho appuntato nulla, ma quel tricolore è una reazione al “localismo aggressivo” , reazionario e con connotati razzisti della Lega Nord, sinceramente non credo che chi si contrappone alla Lega sia necessariamente un nazionalista guerrafondaio che rimpiange le colonie.
    Tutto sta in come interpreti, come “risemantizzi” un simbolo nazionale come il tricolore, cose su cui sul blog di Wu Ming sono state avviate discussioni interessanti.
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=3496

  24. “risemantizzi”? Cioè ricicli?

  25. No, credo che voglia dire trovare significati “altri” , divergenti o addirittura tornare ai loro significati originali per dei simboli che sino a quel momento sono stati usati in una certa maniera che si ritiene errata. Sul blog di Wu Ming si è parlato molto degli “arditi del Popolo”, di come il fascismo si sia impadronito di quei simboli che in origine appartenevano al movimento operaio, di come alcune formazioni dell’estrema sinistra romana si vogliano “riprendere il maltolto” e dei rischi che questa operazione presenta.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Arditi_del_Popolo
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=3030

  26. Ma qui siamo di fronte a un imbecille.
    quoto e aggiungo che non c’è molto altro da argomentare.

  27. @a., d’accordo, ma la categoria cui ascrivi il personaggio è di per sé, spesso, pericolosa. @Paolo 1984: è quella che definirei l’espropriazione mistificatoria dei simboli degli avversari, praticata dal “fascismo”, che difatti prende il nome da un movimento sindacale del secolo precedente (i “fasci” siciliani) e del nazismo, contrazione di “nazionalsocialismo”. Per il resto, dire: in fondo abbiamo gli stessi ideali, è una vecchia tattica di intorbidamento delle acque. Rileggiamoci un agile ed arguto libretto, “Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu, per capire per conto di chi agivano i fascisti, quale è stato il contesto che li ha favoriti, e le scelte politiche che li hanno portati al governo.
    @Giovanna, sono stata una settimana fuori casa e senza internet, e ‘sto Pennacchi me l’ero perso. Sto vomitando, scusate il francese, ma non so come esprimermi, talvolta.

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