Archivi del giorno: venerdì, 29 aprile 2011

Il primo appello italiano per Ai Weiwei: firma anche tu

Il mio post del 20 aprile Perché l’Italia non si mobilita per Ai Weiwei? e l’articolo di Sara Giannini da cui avevo preso spunto hanno indotto l’Associazione Pulitzer a organizzare il primo appello italiano per ottenere informazioni sui motivi dell’arresto di Ai Weiwei e sulle sue condizioni condizioni psicofisiche, e per chiedere la sua liberazione.

L’appello è rivolto innanzi tutto al Presidente della Repubblica italiana. Puoi leggerlo e, se sei d’accordo, firmarlo QUI.

Oggi pomeriggio il mio pezzo e l’appello dell’Associazione Pulitzer sono stati ripresi anche da Nazione Indiana, grazie a Orsola Puecher.

Sono curiosa di vedere che ne sarà di questo appello. Sui media e nella rete italiana. Ma soprattutto nel mondo là fuori.

Ancora su Dimagenina: un parere da chi nello Iap c’è stato

Sull’utilità o meno di denunciare allo Iap la pubblicità di Dimagenina, il «Palloncino Saziante per Perdere Peso» (maiuscole comprese nel prezzo), la discussione su questo blog è stata molto accesa.

Inondare lo Iap di denunce può a volte essere controproducente, specie quando la probabilità di ottenere un rifiuto è alta: la mancata sanzione da parte dell’Istituto può infatti essere usata dall’azienda e dall’agenzia pubblicitaria come un rinforzo, una possibilità di rilanciare la campagna incriminata. D’altra parte anche la sanzione può essere usata dal pubblicitario scaltro a suo favore, facendo la vittima e gridando alla censura. Insomma bisogna andarci cauti.

In certi casi però, correre questi rischi serve comunque ad alzare il livello di consapevolezza dei consumatori e delle consumatrici su un certo tema. È per questo che ho sollevato il caso Dimagenina.

A confortarci sulla possibilità che lo Iap possa sanzionare Dimagenina, è arrivato il parere autorevole di Adriano Zanacchi, che ha fatto parte per molti anni del Consiglio Direttivo dello Iap e ha scritto Il libro nero della pubblicità. Potere e prepotenze della pubblicità sul mercato, sui media, sulla cultura (Iacobelli, Roma, 2010) – un lavoro che considero imprescindibile per chi voglia capire alcuni meccanismi nascosti della comunicazione contemporanea.

Mi scrive Zanacchi:

«La pubblicità per il “palloncino saziante” promette dimagrimento e perdita di peso e non segnala pericoli per la salute, neppure nelle microscopiche indicazioni sul funzionamento del prodotto riportate nella parte bassa dell’annuncio. Ammesso però che il dimagrimento e la perdita di peso avvengano, si tratta di vedere se essi si traducano (sempre) in bellezza (per le donne) e/o in forma fisica (per gli uomini). Il prodotto, si legge nelle ultime righe, può “contribuire, in virtù della perdita di peso ottenuta, a migliorare sia il normale stato di salute che il proprio aspetto fisico”.

Si tratterebbe, allora, di accertare non solo, come viene proposto, se effettivamente il prodotto è in grado di offrire i risultati promessi, ma anche – e forse soprattutto – se il suo uso è immune da conseguenze potenzialmente dannose, dal momento che siamo in un campo particolarmente delicato, la sfera della salute.

D’altra parte, il testo rimanda a “risultati” (diversi: il sessismo è sempre in agguato) che rappresentano traguardi rilevanti per moltissime persone (e la comunicazione commerciale costituisce un formidabile strumento di pressione al riguardo): cosicché si può dire che l’annuncio si rivolge a “sensitive audiences”, che il Giurì dell’autodisciplina considera meritevoli di particolare riguardo. L’annuncio è rivolto a tutti: ma nulla toglie che tocchi particolarmente la sensibilità di persone “normali” che sono tentate da modelli estetici discutibili.

Emerge maggiormente, di conseguenza, quell’esigenza di chiarezza che il Codice della comunicazione commerciale prescrive chiaramente nell’art. 12: “La pubblicità di prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza. Comunque la pubblicità non deve contenere descrizioni o rappresentazioni tali da indurre i destinatari a trascurare le normali regole di prudenza o a diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli”.

Ma possono essere richiamati, per giudicare la correttezza di questo annuncio, anche altri articoli del Codice: ad esempio l’art. 25, relativo a medicinali e trattamenti curativi, dettato da comprensibili ragioni di prudenza, secondo il quale la pubblicità “deve tener conto della particolare importanza della materia ed essere realizzata col massimo senso di responsabilità…”.

Se non si tratta di un medicinale, il palloncino può ritenersi compreso nella categoria dei “trattamenti curativi”. L’art. 24, comunque, stabilisce che “La pubblicità relativa ai trattamenti fisici ed estetici della persona non deve indurre a ritenere che tali trattamenti abbiano funzioni terapeutiche o restitutive, ovvero abbiano la capacità di produrre risultati radicali, e deve evitare richiami a raccomandazioni o attestazioni di tipo medico”.

Come vedi, esistono buone ragioni per chiedere l’intervento dell’autodisciplina, nella speranza che ne scaturisca un chiarimento utile.»

Nel ringraziare Adriano, invito chi non l’avesse ancora fatto a denunciare la pubblicità di Dimagenina, facendo appello agli articoli del Codice da lui citati. Questo è il modulo da riempire.