Ancora sul maschilismo dei giornali on line

A proposito del maschilismo delle testate giornalistiche on line, di cui parlavamo lunedì, mi scrive Lucia:

«Al Post, anche se ci lavorano meno donne che uomini come notavi tu, non espongono box morbosi con tette e culi.

Ma mi sono molto sorpresa nel leggere che tessevi le lodi di Lettera 43, perché nella scelta dei contenuti e nella gerarchia delle notizie rispecchia esattamente gli standard del giornalismo cartaceo, e per fare page views ha sezioni come questa: http://www.lettera43.it/stili-vita, con donne seminude a volontà.

Poi possono avere tutte le donne che vuoi in redazione, ma finché la cultura di fondo resta quella, non credo che le cose possano cambiare di molto.»

Lettera 43D’accordo con Lucia, purtroppo. Nell’articolo di lunedì volevo solo far parlare alcuni numeri, perché ragionare su quelli a volte serve. Ma i numeri, ovviamente, mostrano alcune cose e ne trascurano, o addirittura nascondono, altre.

Perciò è vero che la redazione di Lettera 43 è composta da 16 persone, di cui 11 sono donne, vale a dire una maggioranza del 68,75%. Ed è pur vero che le donne vi ricoprono ruoli di rilievo, fra cui quello di capo redattore e direttore editoriale. Ma le loro scelte sono anche queste (ho preso gli screenshot ieri sera, clic per ingrandire):

Lettera 43, Stili di vita 1

Lettera 43, Stili di vita 2

15 risposte a “Ancora sul maschilismo dei giornali on line

  1. Alessandro Pecoraro

    Le foto di donne seminude purtroppo attirano migliaia di visitatori uomini.

    Non mi riferisco a Lettera43, ma più in generale ai maggiori siti di news italiani (per non parlare di quelli sportivi come il corriere dello sport), le gallerie fotografiche messe nella seconda colonna laterale spesso o sono foto di curiosità o sono “un puttanaio”. La scelta delle redazioni ovviamente si basa sui click ricevuti, se per una foto di donna seminuda i siti ricevono il quintuplo di click rispetto ad un articolo di cultura, avendo necessità di ottenere introiti dalle pubblicità online optano per la foto di donne seminude.

    Dal punto di vista economico sicuramente si guadagna di più, si può discutere se deontologicamente ciò sia corretto. Secondo me ci sono dei limiti invalicabili, mi viene in mente il corrieredellosport, ci sono più tette che articoli sportivi, mi chiedo se andando di questo passo i giornali diventeranno solo delle gallerie fotografiche con donne seminude…

  2. Confronto di prospettive che può generare riflessioni.
    Il maschilismo è un fatto unico che riguarda la cultura – e non un sesso o un altro, e che si dipana su due livelli, quello delle narrazioni e quello del potere concreto. Però per quanto la narrazione sessista sia responsabile delle distribuzioni concrete della realtà (cioè pari/impari opportunità di lavoro, di carriera e di trattamento economico) rimane comunque su un piano in cui ci deve essere margine di discussione di disaccordo, di logiche espressive. In sostanza da un punto di vista morale credo che ci debba essere lo spazio non solo per degli uomini maschilisti mna anche per delle donne maschiliste. Posizioni che io non condivido, narrazioni che trovo politicamente necessario combattere – nè più nè meno di quanto io faccia con altre questioni politiche che trovo estremamente rilevanti.
    Però il piano dell’occupazione e del trattamento economico e giuridico a me pare diverso, e non dovrebbe avere da un punto di vista morale lo stesso margine. E’ qualcosa che sta a un livello diverso. Come donna io voglio la possibilità di lavorare liberamente esprimendo tutti i contenuti ideologici che desidero, prima ancora di vedere i miei contenuti ideologici preferiti – e non mi piace affatto – come vedo non di rado, testate tutte maschili di sinistra che si occupano con buona grazia di scrivere pensieri carini sulle donne a opera solo di uomini. Quella roba li alla fine – si chiama paternalismo. Ecco perchè l’elogio di Lettera 43, e i numeri di Giovanna hanno comunque senso per me.

  3. Poi possono avere tutte le donne che vuoi in redazione, ma finché la cultura di fondo resta quella, non credo che le cose possano cambiare di molto.»

    Una domanda: nel caso di lettera 43, la cultura di fondo viene imposta dai 5 uomini alle 11 donne? Le 11 donne sono manipolate, vessate o ricattate in qualche modo? Se la risposta è no, credo ceh siano loro le persone da chiamare in causa, se definiamo quella cultura di fondo come un problema. Altrimenti le responsabilità si cercano dappertutto tranne dove (anche) stanno.

  4. In questi ultimi tempi le donne nude attirano più l’occhio del moralista che quello di reali fruitori mossi da Eros. E’ una forma di perversione andar per siti a far la conta di tette e culi. E se Eros è malato non lo si può curare nascondendolo in una lugubre stanzetta d’ospedale. Se Eros è malato è perché ha voglia di vivere e qualcuno glielo impedisce.

  5. (dato che sono in moderazione prego correggere il refuso nel nick)

    In questi ultimi tempi le donne nude attirano più l’occhio del moralista che quello di reali fruitori mossi da Eros. E’ una forma di perversione andar per siti a far la conta di tette e culi. E se Eros è malato non lo si può curare nascondendolo in una lugubre stanzetta d’ospedale. Se Eros è malato è perché ha voglia di vivere e qualcuno glielo impedisce.

  6. @Zauberei

    Riguardo al “piano dell’occupazione e del trattamento economico e giuridico” tu dici giustamente “Come donna io voglio la possibilità di lavorare liberamente”.
    Il problema comincia qui.
    Come far sì che le donne accedano al lavoro come i maschi?
    E arrivino, a parità di merito, alle posizioni migliori e di maggiore potere?

    Due strategie sono possibili.
    Imporre per via amministrativa una parità nei risultati (quote rosa).
    O invece individuare gli ostacoli che svantaggiano le donne e rimuoverli per creare pari condizioni.

    Le due vie non sono alternative. Ma credo convenga scegliere su quale delle due puntare.

    La prima via è più facile, ma poco efficace, perché non rimuove la disparità delle condizioni.
    Le seconda è più difficile, non ha effetti immediati e visibili, però alla lunga è la sola davvero efficace.

    In Italia, a mio parere, c’è tantissimo da fare nella seconda direzione. Per le donne e per tutti quelli che sono svantaggiati – giovani principalmente – rispetto ai molti che godono di privilegi corporativi di ogni genere.
    (Come me 🙂 detto per inciso)

  7. Aggiunta non trascurabile: la parità delle condizioni non garantisce la parità dei risultati.
    Donne e uomini possono avere preferenze, attitudini e doti leggermente diverse, almeno in qualche ambito. Al di là degli stereotipi imposti dalla cultura maschilista ancora prevalente.

  8. Ben lo sai come la penso – magari non lo sai però io qui l’ho detto tante volte. Il tuo punto due – lo risolvono solo quelle del punto 1.
    Ossia io credo che solo le donne sono intenzionate in questo frangente a eliminare gli ostacoli alle donne. A prescindere dal colore dei governi.
    Quindi finchè non ci sono le quote rosa stamo a parlà de fuffa. Ma questo è ot – credo riguardo il tema del post, che è il sessismo nei giornali.

  9. Se le quote rosa avranno questo effetto, ben vengano!
    A me però sembrerebbe più promettente se qualche donna in politica si facesse sentire e raccogliesse consensi e voti su un programma che rimuova i molti ostacoli a svantaggio delle donne – avendoli prima identificati seriamente.

    Di donne capaci in politica ce ne sono già: Rosi Bindi, Anna Finocchiaro, Mariastella Gelmini, Giulia Bongiorno.
    Ci si può chiedere perché loro, o altre, non lo facciano. Avrebbero il sostegno di milioni di donne italiane. Un successo politico che non dovrebbe dispiacergli. Di solito, un vuoto politico così enorme viene riempito da qualcuno/a.
    Come mai non succede? Io non ho una risposta, francamente. Forse succederà.

  10. Ben Se Gelmini è di valore io so la Regina Elisabetta. Dopo di che, le altre che citi, sono poche e non bastano da sole a fare niente – perchè i colleghi maschi non le sostengono. Donde la questione delle quote rosa.

  11. Sulle quote-in-rosa ho sempre sempre avuto più di un dubbio e l’esempio di questo Lettera43 me li conferma tutti. Che senso ha avere tante donne in posti di responsabilità se poi la responsabilità che si assumono è quella di sostenere una cultura misogina? Così come in politica: se in quota finiscono tipe alla Santanchè, Gelmini (concordo con zauberei – Ben, di che capacità gelminiane vai parlando ?!), Brambilla, Carlucci, o Minetti, per dire, dove sarebbe il vantaggio per la “cultura di fondo”? Poi sì, certo, ogni tanto qualche levata c’è persino lì, tipo oggi che la Mussolini ha urlazzato – a ragione, invero – perchè fra i parlamentari maschi stavano stilando la classifica dei più bei lati B delle parlamentari donne per pubblicarla su Panorama. E poi si è andata a lamentare da Paola Concia piagnucolando (proprio con la Concia, e proprio con quello che ancora recentemente ha dovuto sopportare lei!) :” Ma ti rendi conto? Ma in che paese viviamo? “

  12. scusami se non entro nel merito dell’articolo, ma è la prima volta che visito questo bellissimo blog e, non essendo pratico di wordpress, vorrei sapere come posso seguirlo dal mio blog.
    grazie e a presto

  13. perchè i colleghi maschi non le sostengono…
    invece le colleghe femmine sì?

  14. @Alessandro Pecoraro
    “Le foto di donne seminude purtroppo attirano migliaia di visitatori uomini.”

    E le migliaia di visitatrici donne?

    Ci siamo in rete come nella Società.
    E’ lo stesso discorso dei manifesti nelle nostre strade, sempre donne nude che “promuovono” un prodotto. Il giorno che vedrò anche uomini nudi accanto ad un rossetto, una cucina, un prodotto per pulire la casa in un manifesto in città forse sarà arrivata la parità…anche se volgare!

    Devo dire che dopo il primo post ho iniziato ad osservare con più attenzione il sito de il fatto quotidiano, le fotine degli uomini sono sempre in numero superiore.
    Peccato per lettera 43.
    E’ “curioso” però che le fotine su repubblica.it e corriere.it invece siano in numero superiore per quanto riguarda le donne nude o seminude non giornaliste chiaramente.

  15. Pingback: I cattivi maestri « Un altro genere di comunicazione

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