Come si formano le opinioni di molti lettori di sinistra

Alcuni giorni fa Ugo – assiduo frequentatore di questo blog – ha scritto una cosa su cui vale la pena di fare qualche ulteriore riflessione:

«Si prenda la Sinistra italiana. Non è che la persona di sinistra non legga, anzi. È che legge sovente ciò che è consigliato dai suoi simili.

La conseguenza è terribile: aumentando il numero di fonti che ripetono la medesima posizione, il lettore può essere indotto a pensare di essere nel giusto perché così tanti la pensano così.

Perciò quando ci si imbatte casualmente in posizioni diverse, ecco: quelle posizioni ci paiono non solo insostenibili, ma faziose e insultanti. Con il risultato di diventare inconsciamente refrattari alla possibilità di cambiare idea.

Comprendo che ognuno di noi non possa dedicare giorni e giorni a ogni argomento su cui desidera formarsi un’opinione sensata, ma oggi è insostenibile affidarsi al principio di autorità o alla fonte già nota, fosse anche il collega o l’amico.

Perché anche il modo in cui la nostra fonte in buona fede acquisisce informazioni può essere viziato dalla “catena della fiducia”, battezziamola così: io mi fido di te e te ti fidi di un altro che a sua volta si fida di un terzo.

Delegando il proprio controllo solo a un paio di nodi di questa rete si rischia moltissimo in termini di acquisizione di un dato fattuale, mentre si contribuisce d’altronde a inquinare le possibilità di bonifica di quel particolare ecosistema di verità.

Leggere è come mangiare: bisogna imparare a ritenere ciò che è prezioso e cacare ciò che non lo è, la maggior parte quindi. Solo che la pancia sa già il fatto suo, laddove il cervello invece lascia a te la responsabilità. Insomma sarà paradossale, ma il rischio delle persone di sinistra è di continuare a leggere troppo.»

Aggiungo: il problema non è leggere troppo (non è mai troppo), ma leggere in modo circolare, leggere sempre le stesse fonti, prendendone alcune come buone perché sappiamo già che la pensano come noi, o come qualcuno di cui ci fidiamo. Ma anche di questo qualcuno ci fidiamo proprio perché già sappiamo che la pensa come noi. E così via.

Intendiamoci: anche le persone che non leggono fanno così, basandosi sul sentito dire o su ciò che «dice la tv». Anche quelle che votano a destra lo fanno. Ma quelli di sinistra sono spesso superbi: si sentono «migliori» degli altri, si presumono «la parte migliore della società» perché hanno letto e leggono di più, e perciò sono più colti e informati degli altri.

Ma se hanno letto e continuano a leggere come descrive Ugo, si sono chiusi – paradossalmente – in un mondo più asfittico di quello di chi magari legge meno, ma è più disposto ad ascoltare (se non a leggere) opinioni diverse.

60 risposte a “Come si formano le opinioni di molti lettori di sinistra

  1. Ma Ugo è di sinistra o di destra?
    Nel senso: tutto bene, il post coglie l’aspetto, verissimo, per cui le persone colte e che hanno maggiore possibilità di informarsi poi finiscono per sprecarla imbottigliandosi in un circolo d’informazione vizioso e autoreferenziale (specialmente se c’è chi sa raccontarla bene); ma – al di là della variabile istruzione/cultura – perché si attribuisce questa forma di autoreferenzialità alle persone di sinistra più che a quelle di destra? Inoltre,
    dove risiede maggiormente l’antidoto, cioè la maggiore capacità critica/autocritica?

  2. Faccio una battuta – un po’ pessima, ad alto tasso di bannabilità fai te.
    Ma il risultato opposto secondo te – è tipo Ugo? E’ auspicabile il risultato Ugo? Che leggerà tanto ma è arrogante e chiuso con due terzi del commentarium? A lui essere tanto aperto non è servito.
    Sono molto cinica – sono teoricamente molto d’accordo con quello che dici, ma all’atto pratico penso che l’apertura mentale non la fa chi legge più e chi legge meno, ma l’atteggiamento interiore di chi si appresta alle cose, e al come le approccia, e le tiene in mano. D’altra parte il modo con cui qui – e solo qui – intendo Italia- si fa informazione, miscelando in maniera smaccata opinioni personali a informazione, abdicando completamente a qualsiasi tentativo di oggettività, rende titanico l’obbiettivo che proponi. E certe opinioni e certo modo di fare informazione io non posso premiarlo politicamente ed economicamente. Feltri e Belpietro non avranno il mio sguardo. Ne desumi che sono di parte? Poi però mi spieghi la differenza fra essere oggettivi ed essere qualunquisti.

  3. “Intendiamoci: anche le persone che non leggono fanno così, basandosi sul sentito dire o su ciò che «dice la tv». Anche quelle che votano a destra lo fanno. Ma quelli di sinistra sono spesso superbi: si sentono «migliori» degli altri, si presumono «la parte migliore della società» perché hanno letto e leggono di più, e perciò sono più colti e informati degli altri.”
    Questa frase che non so, non essendo indentata, se è di UGO o della nostra curatrice è la piiù giusta valuutazione di quello che pensa di essere ZAUBEREI.
    Come una famosa affermazione di Petrolini: “io sono io e tu non sei nessuno!”

  4. È la prima volta che commento su questo blog, pur seguendolo da tempo, e lo faccio per la semplice ragione che l’argomento trattato in questo post mi riguarda in prima persona; tuttavia, io non limiterei il problema alla sola sinistra politica: ho notato per esperienza che esso è comune in ogni “classe di pensiero”. L’unico modo che, personalmente, ho trovato per sfuggirvi è stato l’incontro con una persona molto intelligente e realmente interessata al mio bene, che mi ha suggerito opinioni alternative su cui fare il confronto e la tara.
    Con certi individui che gironzolano giù in facoltà, da me, è impossibile parlare: criticare una virgola di Nietzsche o di Kant diventa più pericoloso che non prendere a calci un fustino di nitroglicerina…

  5. Zauberei: mi piacerebbe che qui si commentasse il brano che ho virgolettato, non il suo presunto autore, che peraltro non conosciamo né io né te, ma semplicemente abbiamo fatto e continuiamo a fare alcune inferenze su un insieme di commenti che lo pseudonimo Ugo fa su questo blog, commenti che a me spesso appaiono formulati a bella posta – per come li interpreto io – solo per mescolare un po’ le acque e accendere la discussione.

    Quella riflessione secondo me è degna di nota presa in sé e per sé. Facciamo così: ipotizziamo che l’abbia scritta un certo Mario? 🙂

  6. Attilio, la frase da lei citata è mia (non è fra virgolette e non è indentata, perché le viene il dubbio se sia mia o di Ugo?)

  7. Giovanna.
    A parte che la continuità tra nick e persona c’è e lo sappiamo – e annamo non me fa come Bruno Vespa – non tu. Quindi la persona che usa un nick si prendesse la responsabilità della coerenza dei suoi messaggi. E tu dimmi eventualmente che non si attacca la persona – sulla qual cosa mi dispiace non concordo e manco concordo che tu abbia scelto un suo messaggio per farne un post. Ma il blog è il tuo – cose tue.
    Detto ciò il mio post, e mi pareva piuttosto chiaro non era fatto per attaccare l’Ugo di turno – perchè che ce frega – ma perchè proprio era l’esempio adatto a dimostrare una contraddizione. Basta leggere i giornali degli altri, se con la testa si ha un atteggiamento sclerotizzato nella chiusura? Se leggere i giornali degli altri serve solo a puntellare delle argomentazioni pregresse e sfissate? L’ha scritto Mario? Bene l’ha scritto Mario – ti invito a leggere l’esempio di chi legge tanto e non gli serve a niente, che si chiami Ugo o in altro modo. Ugo è l’esempio che c’è su questo blog – ma non è che ne manchino altri.

  8. (Attilio Romita – si è vero è un mio difetto, non faccio fatica a riconoscerlo)

  9. assolutamente d’accordo con Ugo e con la riformulazione di Giovanna. La catena della fiducia è comoda (si fa prima, si risparmiano energie – cosa che di per sé è anche buona, vista la fatica quotidiana di vivere), ma asfissiante.

  10. Zaub: ma perché ti scaldi? 😮

    La mia posizione è questa: se c’è qualcuno con cui non concordo per il 90% delle cose che dice (parlo in generale, lascia stare il caso di Ugo), ma questo qualcuno dice un 10% di cose con cui mi dà un’informazione nuova, mi permette un approfondimento, mi induce a ragionare, mi fa venire un’idea, mi fa vedere le cose da un punto di vista nuovo e interessante, cui non avevo mai pensato… ebbene: io quel 10% lo ascolto, lo approfondisco, lo studio, lo tengo come punto di riferimento e, se è il caso, lo cito per regalarlo anche ad altri.

    È solo così che si esce dal circolo vizioso delle posizioni con cui si è pregiudizialmente già d’accordo e che dunque non si è disposti a verificare. Altrimenti, cara Zaub, come ne esci?

    Sorge a questo punto una domanda: quando escludere un interlocutore dal giro dei propri pensieri e delle proprie verifiche? Be’, quando si è macchiato di qualche crimine, direi, (assassini, ladri, truffatori), o quando ha indotto altri a commetterne. Altre esclusioni?

  11. Giovanna, voler identificare chi ha scritto non è una critica, l’editing indicava abbastanza chiaramente l’autore cui fare i complimenti per la chiarezza della esposizione e della posizione (e sai che non capita spesso!).
    Che sia Ugo o Mario o Zauberei il commentatore/contestatore, sicuramente non è molto importante, sono le parole ed i concetti che contano.
    Infine una notazione, e Zauberei non me ne voglia, ma la sua ultima nota con quel linguaggio eccessivamente “aperto al popolare” mi fà pensare che, come si dice a Roma, “abbia preso un pò d’aceto!”. (Absiit iniuria verbis!:))

  12. Capisco Giovanna la tua posizione. Anche se escludere per me vuol dire bannare – dedicare un post vuol dire premiare. Quindi – escludo i titolari di crimini, mi riservo di non premiare titolari di pregiudizi. Poi la riflessione se vuoi può essere comunque utile – anche se io come dicevo temo di condividerla in astratto ma di essere piuttosto scettica in concreto. Ma io credo che dietro la nostra divergenza di opinioni in questo caso concreto ci sia proprio una differenza di mentalità a monte. Che non vuol dire che la mia è meglio della tua o viceversa, anche se magari ognuna delle due la preferisce com’è ovvio. Men che mai esclude che ci siano sostanziose aree di sovrapposizione – com’è ormai è acclarato! Solo che c’è – magari un giorno o l’altro ne riparleremo:) qui o privatamente:) ora mi sembrerebbe di monopolizzare la discussione. Quello che ci avevo da di’ l’ho detto. E bisogna che cominci a lavorare pur’io stamane.

  13. Questo post rileva uno dei mali che più bloccano qualsiasi spinta rivoluzionaria in questo Paese: lo snobismo individualista di chi sa (o forse crede) di sapere, che tanto appartiene a una certa parte di sinistra.

  14. La chiusura mentale, che è un’attitudine psicologica di protezione del proprio senso di identità – evidentemente fragile, anche se non lo si ammette – è spesso confusa con la mancanza di informazioni altrimenti detta “ignoranza” e anche con la difficoltà di elaborare, cioè analizzare e collegare, (il famoso senso critico) le informazioni stesse, poche o tante che siano. Ma chiusura mentale, mancanza di informazioni, deficit di senso critico sono tre condizioni mentali differenti, sebbene interagiscano strettamente fra di loro in un feedback continuo e anche frattale. Delle tre, la chiusura mentale, ovvero l’ansia di protezione, è quella che orienta in modo più determinante le altre due: ci si preoccupa assai di più per quello che si E’, che per quello che si SA o si SA FARE, soprattutto con quell’entità invisibile e inafferrabile che è la mente.

    Ora: sebbene nel post si riconosca che la chiusura è presente anche a destra ecc., l’obiettivo tematico è puntato soprattutto sulla sua dominanza a sinistra. Chiedo, e non retoricamente: perché? Mi sembra che la risposta possa essere, in sintesi: perchè la sinistra si sente superiore, si dice, e non riconosce le proprie contraddizioni. E allora? Se lo fa la destra non è un problema per il paese, se lo fa la sinistra invece sì? Perchè questo più o meno implicito invito ad “aprire la mente” dovrebbe essere rivolto prevalentemente alla sinistra? Dico “prevalentemente” tenendo in considerazione quello che appare essere il fuoco del post, considerati il titolo e la distribuzione nonchè la dimensione delle sue parti argomentative. Cosa se ne dovrebbe inferire? Che la sinistra dovrebbe invece riconoscere le contraddizioni cosicchè potrebbe “essere davvero giustificatamente superiore” invece che rendersi ridicola/patetica limitandosi a “sentirsi tale ingiustificatamente?”

    Se la chiusura mentale serve a difendersi, è ovvio che viene adottata da tutti coloro che si sentono – il che non significa che lo siano davvero, stando al gioco delle forze realmente in gioco – deboli. Non mi direte che la chiusura non è un elemento tipico della comunicazione leghista, ad esempio, i cui elettori sono notoriamente animati dalla sindrome dell’orticello e dall’ansia di essere invasi e perdere la propria identità.

    Forse, se le persone di sinistra si sentissero meno deboli comunicherebbero con meno chiusura e conseguente arroganza. Ma essere messi sempre sotto accusa da avversari e “gente di casa” non è mica che favorisca un simile cambiamento.

  15. Mi sembra che centri e non poco anche l’interpretazione, tutta nostrana, del bipolarismo.
    Da noi si legge la cronaca politica come si legge quella sportiva, anzi calcistica. La Repubblica sta agli (e)lettori di centrosinistra, come la gazzetta dello sport sta ai tifosi dell’inter o del Milan. E vale lo stesso discorso, a a parti invertite, con magari una maggiore dose di acrimonia, per Il Giornale e Libero.
    Se parto dall’assunto che la mia parte ha ragione (a prescindere) perché mi rappresenta, come in effetti fa il tifoso, verificare l’informazione diventa un problema secondario.
    Il tifoso non s’informa per avere un parere obiettivo sul mondo: no il tifoso cerca la storia di quella parte di mondo che ha scelto/adottato. Il tifoso cerca storie che confermino la bontà della sua scelta, non che la mettano in discussione.
    Eccola la circolarità Giovanna sta in questo meccanismo in cui è facile cadere, prima o poi un poco tutti (es. gremiasiani VS intepretativi 🙂 scherzo ma neanche troppo).
    Pensavamo che con la fine della guerra fredda, anche il racconto ideologico avrebbe perso la sua forza e sarebbero cresciuti gli spazi di dialogo, Invece è stato l’esatto contrario, i grandi blocchi identitari si sono atomizzati in racconti sempre più parziali e locali, dando la percezione alle persone che l’interesse comune non esiste. Che o si è fazione o non si è nulla.

  16. Erica chiede: «Ora: sebbene nel post si riconosca che la chiusura è presente anche a destra ecc., l’obiettivo tematico è puntato soprattutto sulla sua dominanza a sinistra. Chiedo, e non retoricamente: perché? »

    Perché è l’unica chance che la sinistra ha in questo paese per racimolare i voti necessari a vincere, una buona volta. E a rimanere al governo per almeno una legislatura intera dopo che ha vinto, una buona volta. Andando incontro – una buona volta – alle opinioni, aspettative, desideri di tutti coloro che sono appena un po’ diversi (perché più poveri e incolti, dunque con meno mezzi materiali e intellettuali) della élite dei suoi dirigenti politici e dei (presunti) intellettuali da salotto che li appoggiano e si esprimono sui media main stream. Più poveri e incolti, ma disposti a votare a sinistra, se solo l’élite uscisse dal suo circolo vizioso e si accorgesse che ci sono.

    Ecco perché. Dal mio punto di vista. Ciao!

  17. Chiunque sia l’autore di questo post (salve Giovanna) ne condivido decisamente l’assunto. Chiedersi chi sia la fonte di una data informazione non è sbagliato. E’ però limitante escludere a priori un soggetto solo perchè non è dei “nostri”.
    Un caso estremo: il sito de Il Giornale. Ogni tanto ci vado e mi leggo pure i commenti dei lettori. Cerco di incrociare (non senza qualche pregiudizio) la mia conoscenza enciclopedica di quel mondo con le informazioni che vi trovo all’interno. E’ un pezzo del paese reale. E che pezzo! Posso imparare delle cose. Perchè no?
    In Italia si è sviluppata questa visione polarizzata dell’informazione con Berlusconi al centro. E’ una semplificazione becera fuorviante. Luca Telese scriveva per il Giornale e ora scrive per il Fatto. Ci sono più e più punti di vista in campo. E anche chi pensa che l’interesse della fonte sia vincolante, dovrebbe considerare che ci sono interessi molto diversi in gioco. Anche De Benedetti, gli Agnelli, o la cooperativa dei lavoratori de Il Manifesto hanno i loro interessi e ci mancherebbe altro.
    Un’altro fattore limitante è la spinta tutta italiana all’affiliazione (che sia una cosca, un partito, una familia, una squadra di calcio, una corrente di pensiero). L’italiano predilige la relazione all’informazione. L’appartenenza all’opinione.
    Non per fare il solito esempio esterofilo, ma… ieri qui in Olanda era festa della liberazione. In un locale di Amsterdam si sono tenuti dei workshop sulle forme di dissenso. Ti insegnavano a fare uno striscione, a stampare un comunicato, a gestire una radio pirata. L’iniziativa era finanziata con soldi pubblici. Perchè il dissenso è nell’interesse di tutti.
    Chiunque tu sia, se la tua idea è più forte della mia e tu mi convinci, io ci guadagno. O no?

  18. Un’altro fattore limitante è la spinta tutta italiana all’affiliazione (che sia una cosca, un partito, una familia, una squadra di calcio, una corrente di pensiero). L’italiano predilige la relazione all’informazione. L’appartenenza all’opinione.

    è verissimo. Forse anche: preferisce l’opiniopne all’informazione.

  19. Grazie, Giovanna, per la risposta veloce e chiarissima.
    Quelli che esprimi sono obiettivi che condivido del tutto e anch’io mi pongo il problema di come possano essere raggiunti.
    Solo che ho molti dubbi (e come potrebbe essere diversamente? sono di sinistra ;-)) sul fatto che la limitatezza elettorale della sinistra sia dovuta davvero alla autoreferenzialità spocchiosa che le viene imputata e che pure si manifesta effettivamente. Perchè questa spocchia, questa superbia, questo sorrisino di scherno e superiorità, io li vedo, tantissimo, pure a destra – nei talk show, scusate, gli esponenti di destra sono inguardabili – e li vedo poi diffusi proprio fra le persone “con meno mezzi materiali e intellettuali”.
    Certamente il problema dell’ascolto delle aspettative della maggior parte degli elettori è essenziale ma non si può onestamente dire che i vertici non se lo siano posto. Mi sembra, però, che quello che è stato di volta in volta ascoltato siano stati dei meri borborigmi intestinali e che le risposte siano, ovviamente, conseguenti. Ovvero dello stesso tipo di quelle che dà la destra. Con il risultato, contraddittorio e micidiale, che la sinistra può pure vincere (vedi uno Zanonato a Padova o, per dire, un Matteo Renzi a Firenze) o, più spesso e clamorosamente, può perdere rimettendoci voti e faccia.
    Se le risposte all’ascolto non sono dello stesso tipo di quelle della destra, invece, risultano astratte e intellettualistiche, il che forse, è il vero difetto. A me sembra che non sia tanto il dato in entrata, ossia la capacità di ascolto, che manca alla sinistra, quanto quello di uscita, ossia la risposta.
    Se è così, la situazione è molto più grave.

    Il fatto ancora più problematico è che questa carenza non è una caratteristica solo italiana ma di buona parte dell’occidente dove le sinistre cadono sempre più giù e le destre, anche estreme, avanzano. Spesso sfruttando l’accusa, sempre spendibile presso chi non ha o sente di non avere più potere, di intellettualismo e di elitarismo rivolta alle sinistre.

  20. La prassi ci abitua a squalificare come interlocutore un soggetto con cui spesso ci troviamo in disaccordo (vedi Zauberei, che sembra quasi materializzata dalle parole di Ugo).

    Dopo aver letto 10 articoli di un giornalista che ci paiono pessimi difficilmente l’undicesimo potrà convincerci. Il giornalista diventa quindi squalificato come fonte.

    Non mi pare che sia un meccanismo sbagliato. Non avendo a disposizione tempo infinito per fare ricerche e verifiche dobbiamo selezionare le fonti e la nostra (piccola) esperienza è tutto ciò su cui possiamo basarci. D’altra parte lo dice lo stesso Ugo:
    “Comprendo che ognuno di noi non possa dedicare giorni e giorni a ogni argomento su cui desidera formarsi un’opinione sensata, ma oggi è insostenibile affidarsi al principio di autorità o alla fonte già nota, fosse anche il collega o l’amico.”

    Il problema dunque è, dovendo preoccuparsi di altre cose nella vita (o anche semplicemente non avendo abbastanza pazienza) come utilizzare al meglio il tempo che abbiamo a disposizione per farci un’opinione?

    Giovanna una volta mi ha detto, più o meno, “ho la fortuna di fare un lavoro in cui posso approfondire le cose che mi interessano”. Ma chi non ha questa fortuna cosa dovrebbe fare se non leggere gli articoli, i post e i commenti delle persone di cui ha imparato a fidarsi?

    Chiaramente mantenere alta la capacità critica è l’unica soluzione.

    Ma l’atteggiamento critico difensivo di chi non ha dati e articoli alla mano per supportare le proprie perplessità (perché anche le critiche serie richiedono una ricerca, e del tempo) può portare a diffidare sempre di tutti e tutte, creando uno stato d’impasse che forse è peggio della cieca obbedienza ai soliti 3 intellettuali di riferimento.
    Tra l’altro, seguendo questo sentiero il qualunquismo è dietro l’angolo.

    Si accettano soluzioni. Io non ne ho. Si noti infatti come abbia
    citato proprio Ugo e Giovanna, non a caso.
    Un saluto a entrambi!

  21. @diana (delle 11.48)
    se quanto riporti e commenti è vero (e temo di sì, per lo meno per la maggioranza degli italiani), non ci resta che un futuro leghista o simile. L’alternativa è un ritorno (per reazione) a un nazionalismo estremo. O il particolarismo o il totalitarismo, insomma.

  22. @erica: a proposito di nazionalismo: non giriamo già col tricolore appuntato sul petto?

  23. Secondo Ugo, il cervello lascia a noi la responsabilità di fare una cernita tra le informazioni. Verissimo, la stessa parola critica viene dal concetto di separare, per esempio le sementi buone da quelle cattive. Ecco a me sembra che oggi le persone in generale abdichino a questa possibilità, ripiegando sulla comoda delega. La mamma che a scuola chiede agli insegnanti di educare il proprio figlio delega l’azione ma anche il pensiero. Anche leggere troppo può diventare un modo di delegare il pensiero, se alla fine manca un pensiero critico e originale. Cosa può salvarci? Forse anche l’abitudine a frequentare i blog, come questo, dove anche persone con uno stesso interesse possono avere pareri diametralmente opposti.

  24. Un’indiretta riprova dell’atteggiamento segnalato da Ugo nei comment al post odierno di Lipperatura. http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/05/06/contesti/
    Campagna ripugnante, tutti d’accordo. E commentatori dal dito puntato pronti ad ascriverla alla Lega, prima ancora di aver decodificato il messaggio. Ci sarei potuto cascare anch’io!

  25. Buongiorno, prima un preambolo: non so sinceramente chi sia questo Ugo ma a leggere i commenti si ha precisamente l’impressione di essere finiti al “cenacolo dei soliti quattro”, dove gli iniziati sanno perfettamente chi è Ugo e, senza volerlo dire agli altri, ne fanno il soggetto della discussione. Ecco, non capisco…
    Ora, non conoscendo appunto questo Ugo, posso ben dire che non sono d’accordo con quel che dice lui e nemmeno del tutto con quello che dice Giovanna.
    Per un semplice motivo: non mi convince mai il fatto che siamo individui, individui, individui per cui opinioni, pensieri, azioni debbano sempre essere il prodotto del “singolo” cervello. Guai a leggere il giornale che la pensa come noi, pena il subire un lavaggio del cervello e va invece bene leggere “anche” il resto, tutto il resto, perché così poi la sintesi sarebbe migliore.
    Ma la sintesi su che base si fa? Sul qualunquismo di “tutte” le opinioni, idee, ecc o su scelte di campo che havvo valori (ideologie…?) come fondamento?
    Non so se quelli di sinistra si sentono migliori. So però che tra chi pensa che per dirimere una qualsiasi controversia esista la “legge” e chi invece si acccontenta, che so, della “pistola” (oppure della “malversazione”, della furberia) non c’è partita: il punto in cui è arrivata la civiltà dovrebbe aver dato delle risposte chiare.
    Vorrei infine sgomberare il campo da un’ideuzza che sempre si insinua al fondo di queste discussioni sulla fine delle ideologie. Non credo affatto che le ideologie siano morte. Mi pare piuttosto che ne sia rimasta (vincente, invasiva, immanente) una soltanto e sotto il peso di quella si chiede, stavolta sì a quelli di sinistra, di abdicare e di cominciare a cambiare idea. Io, che cambio idea decine di volte al giorno, non ho bisogno di cambiare idea.

  26. Ma anche se quelli di sinistra continuano a leggere le stesse cose (e poi, mi chiedo, Repubblica, Fatto e manifesto, tre a caso, sono la stessa cosa?) l’indipendenza di giudizio e l’apertura all’altro sono per sempre persi? E’ così ineluttabile che le idee personali siano in toto schiacciate su quei testi? Non è, in fondo, la solita accusa di “ossessione di Berlusconi” a venire ripresentata? E io, che sono di sinistra e per anni, ogni santa mattina, ho letto solo il Corriere, alimentando la mia gastrite, perché dovrei vergognarmi di ammettere che Repubblica rappresenta meglio le mie idee, senza che ciò significhi considerarlo il vangelo (e poi leggo pure il Corriere, la Stampa, mi imbatto nel Tg1 e ho sempre la gastrite)

  27. desian, non so chi tu sia, ma benvenuto sul blog. Qui non c’è nessun cenacolo «dei soliti quattro»: bando ai pregiudizi, per favore.

    Innanzi tutto perché siamo per fortuna molti di più. 🙂 E poi perché ho l’abitudine di postare mail o commenti che ritengo interessanti per qualche motivo, anche se non vengono da chi frequenta abitualmente il blog, ma mi arrivano in privato, per esempio. O li catturo per strada.

    Non ho mai chiesto a «quelli di sinistra» di cambiare idea. Casomai di farsene venire di nuove, vedi mai riuscissero a governare l’Italia prima o poi. 😉 Ciao!

  28. No, nessun pregiudizio. Affatto. E ci mancherebbe!
    E nemmeno una valutazione di valore, ma nel merito: mi resta la sensazione, nello specifico, di alcuni commenti che fanno conversazione un po’ a latere, da salotto “ma certo, hai capito chi è Ugo, no?”. Ma non importa, è un problema mio. 🙂
    Però perdonami: il tema della provocazione di Ugo era che “quelli di sinistra” sono chiusi e asfittici perché leggono sempre le stesse cose, in un circolo che è, così pare, vizioso. Meglio sarebbe invece affidarsi a “se stessi” (scusa ma ribatto il chiodo), farsi un’idea “propria”, senza farsi traviare dai soliti noti.
    Bene, lo dico in maniera più chiara: non credo esista un’opinione individuale “in purezza”. Credo molto più nel comune sentire, nella condivisione delle idee, nell’apprezzamento di ciò che ci fa uguali, nel riconoscimento delle forme e dei contenuti di alcuni pensieri.
    A quali idee “fantasmagoriche” dovremmo (e dovrebbe una sinistra politica) aprirci oggi in questo Paese? A chi dobbiamo far capo per non essere più asfittici e quindi “rimodernarci”?
    A “quelli di sinistra” che dovranno governare l’Italia non vengono idee nuove. A noi ne vengono? O dovremmo recuperare qualche “vecchio” insegnamento? Mi interrogo. 🙂

    antonio desideri
    firenze

  29. Una precisazione, sennò si può fraintendere: A noi (di sinistra, che NON DOVREMO giovernare l’Italia) ne vengono?

  30. Mah. Ho dei dubbi. La “catena della fiducia” è l’unica cosa che, nei fatti, può funzionare. Ciascuno di noi, nel campo in cui ha le competenze, ha modo di verificare le fonti di informazione – e spesso, nonostante abbia gli strumenti per, non lo fa: si basa appunto sulla fiducia nella fonte. Penso alla comunicazione in ambito scientifico. Io non ho dubbi nel riportare le affermazioni e i dati che cita la mia rivista preferita, quasi mai verifico di prima persona.
    A maggior ragione non lo faccio nei campi in cui non sono esperta: lì proprio non ho modo. Quindi cerco fonti affidabili e … mi affido. L’alternativa è rinunciare all’informazione. Ovviamente, anche nel caso di fonti che ritengo affidabili, cerco di allertare lo spirito critico e bla bla bla.
    Tra la consapevolezza che c’è un rischio dovuto a fiducia mal riposta e l’affermazione che leggere troppo fa male, ce ne corre.
    Questo poi solleva anche la questione di come valutare la professionalità di chi fa informazione per mestiere.
    Detto questo, tra leggere un sacco e affidarsi al passaparola c’è un abisso, e non riesco a convincermi che sentirsi migliori perché si legge e ci si informa di più sia un’attitudine che indica superbia. Leggere e informarsi richiede sforzo, e trovo giusto che chi fa questo sforzo si senta gratificato. Certo, questo sforzo può essere vanificato dalla scarsa qualità professionale di chi fa informazione, ma non sarebbe il caso di separare i due aspetti? Il problema non è leggere troppo, che non fa mai male, o fidarsi delle fonti, perché è impossibile fare altrimenti. Il problema è avere buoni criteri per attribuire la fiducia, e che siano criteri condivisi.

  31. Credo che la riflessione di Ugo sia applicabile a qualsiasi ambito di consumo: l’attenzione selettiva che rafforza le opinioni pre-esistenti.

    Eppure attualmente un pensiero – altrimenti così ferrato – mi sembra fuori luogo perché:
    – il mondo giornalistico (tv o stampa) è fortemente fazioso;
    – il maggior esponente del centro destra possiede un impero mediatico e ha il controllo sulla tv di stato
    – spesso la formazione delle opinioni viene addirittura affidata a programmi di intrattenimento

    Insomma, siamo al 75° posto su 154 paesi per la libertà di stampa secondo Freedom House.
    Guardate qui
    http://www.newseum.org/exhibits-and-theaters/permanent-exhibits/world-news/press-freedom-map.html

    Ecco perché mi è rimasta la speranza che scartabellando tra i giornali meno allineati al regime, tra le accuse (talvolta esagerate) si possa ricostruire cosa stia veramente accadendo nel paese e i giochi politici sottesi.

    Per confrontarsi con altre opinioni, utilissimo è leggere quegli articoli di fondo assolutamente liberi da qualsiasi costrizione o contratto che si chiamano POST di tanti e valenti sconosciuti blogger che comunicano opinioni e punti di vista tra loro lontanissimi.

    “Leggere è come mangiare”. Attenzione però che il cibo non sia avariato…

  32. Faccio un esempio di quello che dicono Ugo e Giovanna.

    Ieri in questo blog, sul tema “Ancora sul maschilismo dei giornali on line”, ho nominato quattro “donne capaci in politica”, fra cui ho incluso Mariastella Gelmini.
    Apriti cielo.
    Zauberei: “Ben Se Gelmini è di valore io so[no] la Regina Elisabetta”.
    erika: “Ben, di che capacità gelminiane vai parlando ?!”
    Zauberei e erika sono, per le cose che solitamente scrivono, persone informate, assennate, intelligenti. Ma anche i miei migliori amici e conoscenti di sinistra avrebbero reagito così o peggio.
    Come se fosse cosa evidente e indiscutibile che la Gelmini è pessima.
    Questa è in effetti la posizione unanime all’interno di quella “catena della fiducia” di cui parlano Ugo e Giovanna.

    Si dà invece il caso che la riforma dell’Università della Gelmini, e lei stessa come ministro, siano apprezzati positivamente, nonostante qualche moderata critica, da testate autorevoli come “la Voce”, “il Sole 24 ore” e “il Corriere della Sera” (per voce dei suoi maggiori editorialisti di sinistra, come Salvati e Giavazzi, e di centro, come Panebianco e Romano.)
    Riforma e persona sono pure state pubblicamente apprezzate più volte dal Rettore di Bologna Ivano Dionigi, esponente di rilievo della sinistra (PCI, PDS, DS, PD), da Massimo Egidi, unanimente riconosciuto come il miglior rettore degli ultimi dieci anni (Trento, Luiss), anche lui con un impeccabile e mai rinnegato passato di sinistra, e da molti altri come loro (cito solo Roberto Perotti, forse il massimo esperto di Università in Italia).

    Tutti fuori di testa? Incompetenti totali? Disonesti bugiardi? 🙂
    O forse invece quelle certezze sulla Gelmini sono date proprio da quella “catena della fiducia”?

    En passant, le moderate critiche rivolte alla Gelmini dalle testate e personalità citate sono esattamente opposte a quelle prevalenti nella “catena della fiducia”: la sua riforma è troppo timida.

  33. a corredo dell’intervento di ben e a titolo di cronaca, anche se i giudizi che seguono non ‘certificano’ niente, ognuno si farà una sua idea a prescindere:

    quiGiavazzi sintetizza il suo giudizio sulla “riforma Gelmini”.
    qui invece, il giudizio di Luigi Berlinguer: “Nel testo ci sono molte cose che abbiamo elaborato col centrosinistra che sarebbe sciocco disconoscere, non perdiamo quest’ occasione per cambiare l’ università. (…) La Gelmini rilancia l’ agenzia del secondo governo Prodi (…)”

    Non so però se tutto questo c’entri con le capacità della Gelmini, cioè quanto c’entri la Gelmini con la sua riforma. L’impressione che ho di lei è che sia ‘teleguidata’ in ogni singola cosa che dice. Quindi forse è possibile dare un giudizio sulal riforma (qualunque esso sia), più problematico è darlo sulle sue competenze o capacità. Ma non saprei.

  34. le identiche parole che il lettore ugo usa per i difetti della sinistra sono applicabili alla destra, ma proprio identiche, mi spiace dirlo 🙂 con l’aggravante che la destra insulta di più, è razzista, difende interessi economici fregandosene di chi ha bisogno.

  35. appunto, diana-1 (13.09) – anche se sulla bandiera e sul termine Patria ecc. non andrebbero fatte troppe semplificazioni, soprattutto se ci rileggiamo le Lettere dei partigiani condannati a morte
    appunto, diana-2 (18.29), qui concordo quasi in pieno. Il quasi c’è perchè mi permetto di giudicare la Gelmini sulla base delle sue comparsate pubbliche, che in quanto tali sono sotto gli occhi di tutti mentre non lo è stato il lavoro delle centinaia di funzionari ministeriali e non che hanno materialmente messo insieme la riforma che lei ha firmato.

  36. però dovremmo andare più nello specifico credo. da un lato è ovvio, informarsi solo con i telegiornali è inutile, abbinarci i talk-show già meno ( però sono tossici ), leggere un quotidiano è un inizio ( il giornale o libero sono merda e basta, poi certo con la pazienza e tutto pure li fiori arrivano, vabbeh no è troppo, sono carta straccia ) ( io con repubblica ci sono stato incartato da piccolo si può dire, oggi però le informazioni le prendo soprattutto dal web, mi sono abbonato un paio d’anni fa a carta, di repubblica conservo il piacere di leggere i miei preferiti e comunque anche altro. certo che da solo uno non può accorgersi che può avere dei difetti o altro ). poi ci sono i libri.

    quello che trovo in difetto del commento è che è troppo vago e parte già con due presupposti deboli: stiamo parlando dei politici di sinistra? quali? io stesso non saprei dire, ancora mi interrogo sul mio essere di sinistra. la gente di sinistra poi, ma quale? Ma quanti sanno perché sono di sinistra? la maggior parte delle persone fanno la gente e basta, non è che passa la vita a scrutare gli orizzonti politici come noantri smanettoni o sapientoni. le elezioni nel nostro paese e in quasi tutti i più ricchi sono giocate con dosi di astenuti potenzialmente decisive. c’è il paese tutto e c’è chi va a votare. La politica può essere un argomento di conversazione come altro, ma finisce lì, per certi versi per fortuna, per altri meno.

    Ma scusate, qualcuno di voi ha votato a volte a sinistra e a volte a destra? Oppure alle amministrative in un modo e alle politiche in un altro? Un tema oggi che dovrebbe mettere in difficoltà è l’intervento militare in libia, e la possibilità in generale di intervenire.

    Allora facciamo un post in cui ognuno dice su cosa e quando e perché ha cambiato idea.

    E poi, se c’è un lettore di questo blog di destra, dica quali sono i suoi intellettuali di destra di riferimento. Lucio Battisti nn vale. Scheeerzo scheeeerzo…

  37. Ascoltare gli altri è difficile, non basta stare a sentire, ma è cercare di comprendere l’altrui punto di vista, dando per scontata la sua buona fede.
    Così pure leggere tanti giornali o guardare tutti i tg, non serve a niente se non si sgombra la mente dai pregiudizi. Ma è davvero possibile?
    Forse no, ma ecco apparire l’intelligenza e la capacità di essere tolleranti verso opinioni molto diverse dalle nostre, una tolleranza che ci fa sempre sorgere qualche dubbio e che ci invita a riflettere ancora.

  38. Bell’articolo,
    si parla della carenza di “senso critico” che, purtroppo, in genere, non siamo educati a sviluppare.

    Oltre al problema dell’istruzione scolastica, che non indirizza al senso critico, c’è un problema pratico molto importante, secondo me, la carenza di tempo. La maggior parte delle persone passano tutta la giornata a lavorare, escono stanchi e hanno altri lavori da svolgere (domestici, burocrazia, ecc.).
    Non resta molto tempo per leggere e controllare i delegati votati. Non c’è tempo manco per controllare l’amministratore di condominio…

  39. Tendenzialmente concordo con il testo firmato Giapponesi.
    Aggiungo, un paio di considerazioni.
    Personalmente, credo vada distinto chi crede di possedere su un certo argomento una verità forte e chi è più aperto al dubbio. Nel primo caso, sarebbe quasi una perdita di tempo (o una forma particolare di masochismo) leggere opinioni contrarie (che sarebbero in molti casi considerate come ERRORE o, ben che vada, come non pertinenti). Nel secondo caso, invece, pur avendo un’opinione abbastanza ferma, ma passibile di essere rivista, ritengo che sarebbe utile avere la forza di porsi davvero in posizione di ascolto di fronte alle opinioni divergenti.

    Parlando del secondo caso e sottolineando come ci si debba sforzare di ascoltare per davvero cosa l’altro ha da dirci, come risolvere il problema del tempo? Proporrei due metodi che ritengo abbastanza efficaci, per quanto non perfetti: primo, ascoltare di tanto in tanto la voce contraria, scegliendola in maniera casuale. Esempio. Posto che io sia elettore di destra, una volta a settimana acquisto un quotidiano di sinistra. Secondo metodo, ascoltare la voce contraria, là dove possibile, quando tale voce effettua una sintesi, un “riassunto” (esempio tipico, un manuale di una scuola di pensiero alternativa alla mia).

  40. Aggiungo una considerazione finale sul “caso Ugo-Mario”.
    Un tale semiotico un giorno scrisse invitando a distinguere tra intenzione dell’autore, intenzione dell’opera e intenzione dell’interprete o lettore. Tale semiotico parlava in particolare di opere/testi letterari, ma la sua distinzione mi sembra molto proficua (forse persino più proficua…) se estesa a ogni tipo di testo e se applicata in una teoria dell’argomentazione.
    Infatti, una regola d’oro, secondo me, sarebbe proprio questa: mettere tra parentesi il nome dell’autore di un testo, di una teoria, di un articolo, di un editoriale e valutare il testo, la teoria, l’articolo e l’editoriale per quello che dicono (compresi tutti gli impliciti, ovviamente).
    Mi spiego meglio: il lettore/interprete deve mettere da parte il più possibile le sue passioni, le sue idosincrasie, i suoi pregiudizioni positivi o negativi nei confronti dell’autore, ma non deve (ammesso che ciò sia possibile) buttare via tutti gli altri elementi “legati” all’autore (ad esempio i suoi precedenti scritti) che potrebbero magari servirgli per interpretare meglio il testo/teoria/articolo che ha sotto agli occhi.

    Esempio: articolo di Travaglio. Che Travaglio odi (ammesso e non concesso sia vero) Berlusconi, che Travaglio mi stia antipatico perchè ha quell’aria da primo della classe sono tutti elementi non pertinenti nel determinare se un suo articolo dice cose “giuste” o “sbagliate”. Che una frase di un suo articolo rimandi ad altre cose che compaiono in un suo precedente libro questo è un elemento pertinente ed utile nella lettura dell’articolo.

  41. Rilancio qui, come richiesto da Giovanna, un commento che avevo abbozzato su Facebook. Dunque, come si formano le opinioni gli elettori di sinistra? Posto che bisogna accordarsi su cosa s’intende per “elettori di sinistra” (cioè, berlusconianamente tutti coloro che sono contro Berlusconi? oppure gli elettori delle formazioni che si richiamano agli storici e tradizionali partiti di sinistra? oppure ancora, includere anche simpatizzanti di Grillo e movimenti vari?), vorrei portare un esempio di un fatto secondo me rilevante accaduto nei giorni scorsi. Dunque, il Presidente Napolitano, intervenendo a un convegno sulla figura di Antonio Giolitti, esponente socialista degli anni ’50-’60, riprendendo gli scritti di questo personaggio, afferma che la sinistra italiana per non rimanere all’opposizione, deve essere “affidabile, credibile e praticabile”. Nel sostenere ciò, Napolitano traccia in maniera nemmeno troppo velata, la strada socialdemocratica, di cui lui stesso, da autorevole esponente della corrente “migliorista” del Pci, fu strenuo sostenitore. Tutto ciò basterebbe per avviare un’ulteriore lunga e articolata riflessione sul ruolo del Pci, sul fatto di aver avuto – unici in tutta l’Europa occidentale – un partito comunista più forte del partito socialista, sulla rottura dell’unità delle sinistre del ’56 dopo i fatti d’Ungheria (mentre tre anni dopo la Spd tedesca nel congresso di Bad Godesberg rompeva con il marxismo), sulla contrapposizione Berlinguer-Craxi e sulla coincidenza di questa con l’elezione del socialista Pertini alla Presidenza della Repubblica, ecc. ecc.

    Ma siccome di tutto ciò interessa solo a pochi studiosi e appassionati, l’affermazione di Napolitano, effettuata in un contesto palesemente poco mediatico come un convegno su Giolitti jr., viene ripresa dai giornali unicamente come un ammonimento sul presente. E così, succede che un giornale come “Il Fatto”, che nei toni e nei contenuti non ha nulla di socialdemocratico nè di riformista (quel riformismo turatiano che in Italia è sempre stato minoritario e subordinato anche all’interno della galassia delle sinistre) gongoli dell’affermazione del Presidente, mettendo il Pd alle strette e rivendicando il ruolo egemone di quell’opposizione urlante di matrice azionista e massimalista. In questo cortocircuito, l’opinione dell’elettore di sinistra (posto sempre che dobbiamo definirlo insieme) viene a costruirsi come segue: “Il Pd non è affidabile, credibile e praticabile. L’opposizione deve essere come noi del “Fatto”. Lo dice anche Napolitano”. E così, in termini di culture politiche che poi sono le cose che contano, passa in secondo piano l’ammonimento del Capo dello Stato; anzi, il suo appello a evitare la deriva e lo scivolamento azionista e movimentista a scapito del riformismo, viene completamente capovolto nel suo contrario.

    Discussioni su questi temi, comunque, dovrebbero a mio avviso partire anche da una conoscenza approfondita dei personaggi, delle loro storie politiche e personali. Spesso chi si occupa (o si vuole occupare) di comunicazione politica, tende a prestare attenzione solo alla comunicazione e poco o niente alla politica. Che non è solo vincere o perdere le elezioni, ma culture di riferimento, fratture sociali, rappresentanza di interessi, regole e procedure democratiche, ecc.

  42. Craxi di sinistra? Tante persone di sinistra non sarebbero d’accordo, per tante persone (e anche per il sottoscritto) Craxi è stato quello che il socialismo italiano l’ha distrutto…e anche su D’Alema ce ne sarebbe da dire, ma ci dilungheremmo troppo e saremmo OT

  43. Si, sono tutti governi di sinistra.
    Craxi era segretario del PSI (partito socialista italiano), Amato anche lui socialista (ha governato nel 1992-93, momento topico, in precedenza era consigliere economico di Craxi), D’Alema (PCI, … PDS, PD) e più di recente i governi Prodi = la sinistra ha governato.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Amato
    http://it.wikipedia.org/wiki/Bettino_Craxi
    http://it.wikipedia.org/wiki/Dalema
    http://it.wikipedia.org/wiki/Prodi

  44. Senti, sulle critiche da sinistra ai governi Craxi c’è un’intera letteratura (hai mai sentito parlare di Enrico Berlinguer?), sulle critiche sempre da sinistra ai governi Prodi e D’Alema idem con patate (il primo governo Prodi nel ’98 cadde per mano di Rifondazione Comunista, il governo D’Alema in occasione della guerra del Kosovo ebbe la contrarietà delle sue componenti più di sinistra, anche il secondo governo Prodi fu contestato perchè era ritenuto poco “di sinistra”).
    Controlla se l’intera sinistra italiana ci sta a farsi rappresentare da Craxi, Prodi, Amato e D’Alema. Verifica, ma ti comunico che non ci sta per niente
    Se fossi in te cercherei di informarmi un pochino di più prima di dire che i governi Craxi erano di sinistra.

  45. Che la sinistra abbia governato non c’è alcun dubbio (socialisti, PD, sono di sinistra),
    che poi a te e altri i governi di sinistra non siano piaciuti è un altro conto.

  46. Il PD non è di sinistra, in teoria dovrebbe essere di centro-sinistra, in pratica non sanno manco loro cosa sono.
    Scusa Giovanna per questo OT. Mi fermo qua.

  47. Scusa Paolo 1984, la distinzione fondamentale, per quel tanto che ancora vale, è sinistra/destra. Non centro-sinistra/centro-destra o simili.
    (Vedi una passata discussione in questo blog e in quello di Annamaria Testa.)

    Sinistra vuol dire eguaglianza, fraternità, solidarietà, progresso ‘educativo’ dell’umanità.
    Destra ha due accezioni un po’ diverse. Una esalta la libertà individuale e la competizione. L’altra insiste sulla invariabilità della natura umana e comporta un certo conservatorismo.

    Difficile dire oggi se un partito italiano sia di destra o di sinistra.
    Bisogna guardare ai valori dichiarati o alle conseguenze pratiche delle sue scelte?

    A livello di valori dichiarati, SeL è di sinistra, il PD è di sinistra con qualche venatura liberista. FL, PdL e Lega sono prevalentemente di destra (conservatrice) con venature di destra liberista, ma non senza qualche valore di sinistra. La vecchia DC, di cui il PdL è un po’ l’erede, era un bel mix di destra e sinistra.

    A livello di conseguenze delle loro scelte pratiche, le cose possono essere molto diverse. E variabili da un caso all’altro.

    In conclusione: distinguere non è per niente facile.
    Forse non si sbaglia poi tantissimo accettando salomonicamente che sia di sinistra o di destra chi si dichiara tale.

    Anche se con questo criterio, contrariamente alla tua preferenza, caro Paolo 1984, Craxi e Brunetta risulterebbero di sinistra.
    Consolati. In base a un mio (diverso) criterio, Vendola risulterebbe di destra. 🙂

  48. Qualcuno ha detto che l’ uomo di destra è più pronto ad accogliere nel tessuto sociale forti diseguaglianze sostanziali. La destra libertaria, per esempio, accetta le diseguaglianze prodotte dal mercato, la destra conservatrice il portato della storia.
    Sia Burke che von Hayek valorizzano una sorta di “spontaneismo” anti-finalistico: si fissano delle regole del gioco e si accetta il risultato della partita a prescindere dall’ esito finale.
    La società pensata dall’ uomo di sinistra assomiglia invece di più ad un prodotto finito. Quel che si realizza “spontaneamente” va continuamente “rettificato”, “aggiustato” nel senso del “bene” (uguaglianza).
    Evoluzione contro progetto, insomma. Senonché, all’ evoluzione si assiste, un progetto lo si architetta.
    Avere un “progetto” e realizzarlo nella società richiede capacità di elaborazione intellettuale. Non a caso il pensiero della sinistra è sempre, almeno all’ apparenza, più complesso per non dire incasinato… costruzioni, decostruzioni, immaginari che fluttuano, bias cognitivi… E qui veniamo alle ripercussioni che una distinzione di questo tipo, se accettata, ha sulla discussione principale.
    Sottoscrivo quanto dice Ugo, ma per non banalizzare bisogna sbilanciarsi ed affermare cio’ che molti post negano: esiste un’ asimmetria. La tendenza al circuito chiuso è prevalente a sinistra. Non perchè a destra ci sia “apertura mentale”, molto semplicemente, per i motivi a cui accennavo sopra, si è più disinteressati alle faccende politiche, alla “costruzione di un progetto” sociale e quindi anche alla creazione di “circuiti” dove si ricrei l’ ambiento più idoneo ad essere “istruiti”.
    Un’ ideologia necessariamente intellettualistica (progettistica) portata alle masse deve proteggersi anche alzando muri in grado di preservare dal dubbio e dalla confusione che nella complessità trova invece terreno fertile.
    Lo sanno bene i cattolici che con la loro complessa simbologia hanno sempre cercato di non esporre i fedeli meno pronti alla discussione critica.

  49. Paolo1984,
    non siamo OT, le mie citazioni sono riferite al commento di Paolo (che si dice invitato da Giovanna) che ha raccontato di un convegno in cui si parla di “sinistra” e “socialdemocrazia” e sembra che non abbia mai governato dal 1950/60. Comunque Sinistra e Destra sono termini abbastanza generici (sinistra non è = comunismo), i partiti hanno i loro nomi personalizzati e mutanti ma permane una “posizione” e lo schieramento. Sostenere che i “socialisti” e il “PD” non sono partiti dello schieramento di sinistra la vedo dura da fare… come arrampicata sugli specchi

  50. Ariaora, solo una precisazione. Non ho mai detto che la sinistra non ha mai governato. Mi sono limitato a riprendere una citazione del Capo dello Stato, a sua volta ripresa da uno scritto di Giolitti jr.

    E’ pur vero, tuttavia, che la sinistra di matrice comunista, assolutamente maggioritaria nell’alveo della sinistra stessa, ha governato l’Italia solo una volta diventata post-comunista (ma mai socialdemocratica fino in fondo, e credo stia qui la critica di Napolitano). Lo ha governato, da posizioni evidentemente subalterne, la sinistra socialista che pure raggiunse Palazzo Chigi solo negli anni ’80, e all’interno di una coalizione ancora imperniata sulla Dc e sull’alleanza con i partiti laici (Liberali e Partito Repubblicano).

    C’è una cultura politica novecentesca altrove radicata e presente in tutta Europa (e maggioritaria, talvolta), che in Italia è sempre stata confinata: è quella del socialismo liberale e riformista. Da qui, la sferzata di Napolitano, credo. Ciao.

  51. Socialdemocrazia? Socialismo liberale e riformista?
    Mi sembra che i governi di Craxi, Amato, D’alema, Prodi ci stiano ben dentro.

  52. Intendo dire: se vogliamo classificare i governi che ho citato con un termine più preciso della “matrioska sinistra”, socialdemocratici gli calza a pennello.

  53. Una delle poche cose giuste in questo post sta nel titolo: Come si formano le opinioni di “molti” lettori di sinistra!
    Quel “molti” esclude il “tutti”… prima cosa!

    Seconda cosa, chi sarebbero questi molti? Chi l’ha detto che (come dice Ugo): Si prenda la Sinistra italiana. Non è che la persona di sinistra non legga, anzi. È che legge sovente ciò che è consigliato dai suoi simili.

    Conosco un sacco di persone di destra che leggono solo IlGiornale (e ho detto tutto) e che discutendo ripetono per filo e per segno quasi le stesse parole dette da Berlusconi o chi per lui…

    Quindi il titolo di questo post, dovrebbe essere:
    Come si formano le opinioni di “molti” lettori! (…o elettori)

  54. Lucy, se rileggi bene il post, c’è scritto anche ciò che tu dici. E si è ampiamente discusso su questo punto. Dunque, forse non solo il titolo, no?
    😉
    Però è chiaro che ti piace fare un po’ di polemica. Anche se, per farla, sarebbe bello introdurre spunti nuovi e ben argomentati. Ciao!

  55. Lucy, come altri intervenuti, tocca un punto importante: perché si focalizza l’attenzione sugli elettori di sinistra?
    La mia impressione è che il fenomeno descritto da Ugo e Giovanna riguardi soprattutto loro.

    E’ vero che i giornali di destra sono ancora più faziosi di Repubblica, Unità, ecc..
    Però forse chi vota a destra lo fa più per i propri interessi che per pregiudizi alimentati dai giornali. Forse i giornali di destra hanno assai meno influenza.
    Diverso il discorso riguardo alle televisioni, probabilmente, dato che i due pubblici – dei giornali e delle televisioni – sono abbastanza diversi.

    Impressioni da verificare (o magari invece confutate o confermate da ricerche che non conosco).

  56. Lucy, una ragione per cui gli elettori di sinistra sono molto più influenzati da ideologie e giornali (quelli che ospitano discorsi ideologici), secondo me la dice benissimo Broncobilly in un precedente post su questo tema (mi era sfuggito).

  57. @ Giovannacosenza: E’ chiaro che forse sei tu che vuoi alimentare polemica, io infatti ho parlato del titolo.

    @ Ben: Non sono del tutto d’accordo che siano quelli di sinistra ad essere più influenzati o influenzabili, né che quelli di destra votino solo per interesse, ma a volte mi viene quasi il dubbio che ci sia stato una sorta di lavaggio del cervello, per non far vedere agli occhi quello che è evidente!
    Non si tratta di sentirsi migliori o meno, uno di destra non credo si senta inferiore a uno di sinistra?
    La cosa più difficile è ammettere gli errori, evidenziare le cose che non vanno, sia a destra sia a sinistra, o al centro… ma spesso per il principio di coerenza personale si passa sopra a tante cose…

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