Archivi del giorno: giovedì, 12 Mag 2011

L’esempio del commissario Anna Maria Cancellieri

Con le elezioni amministrative il commissariamento di Bologna sta per finire. Paradossalmente, il mandato bolognese del commissario Anna Maria Cancellieri – da molti definito «uno smacco» per la città – è stato invece apprezzato dai bolognesi, che grazie a lei – un non sindaco – hanno ritrovato la possibilità di dialogare serenamente con chi amministra la città.

Anna Maria Cancellieri

Su questo tema è appena uscito il libro di Ilaria Chia Me lo ha chiesto la città. Anna Maria Cancellieri, l’esperienza di Bologna (Minerva Edizioni). Che contiene anche un’intervista che Ilaria mi ha fatto sullo stile di comunicazione di Anna Maria Cancellieri. Eccola:

Come definirebbe il modo di comunicare del commissario Anna Maria Cancellieri?

Direi che «equilibrio» è la parola chiave. Equilibrio nel gestire il rapporto tra la componente maschile e femminile, per esempio. Ma anche equilibrio fra il suo non essere di Bologna e il suo integrarsi in città. E infine tra pragmatismo dell’ordinaria amministrazione e visione politica.

Può spiegarsi meglio?

Per quanto riguarda il rapporto maschile/femminile, l’atteggiamento di Anna Maria Cancellieri, la sua gestualità, la sua postura non sono leziosamente femminili ma nemmeno prettamente maschili. Ci sono donne in politica, come Rosy Bindi o Angela Merkel, che appaiono molto più mascoline, perché nel volto, nel corpo e nella gestualità tendono a cancellare la loro componente femminile. La Cancellieri invece non si nega la femminilità (si trucca, porta spesso un filo di perle al collo, indossa tailleur e più di rado i pantaloni), ma ha anche tratti di mascolinità (il tono della voce è basso, e ha un’asciuttezza e una severità di modi che ricordano quelli maschili).

Anche nel volto, poi, riesce a realizzare un ulteriore equilibrio, quello tra sorriso e espressioni serietà. Davanti alla telecamera è capace di sorridere e lo fa sempre al momento giusto, ma quando riflette è seria. Il sorriso per un personaggio pubblico è un elemento difficile da gestire, perché se sorride troppo può sembrare falso, ma se sorride troppo poco può sembrare scostante o freddo. La particolarità del sorriso della Cancellieri è che è sempre rivolto all’interlocutore, non è mai un sorriso di autocompiacimento né una posa. E questo è importante, perché indica attenzione verso gli altri, che è ciò che la rende una figura accogliente e simpatica.

Poi ci sono gli altri due aspetti…

L’equilibrio tra il venire da fuori Bologna e l’integrazione nella città. Faccio un esempio: a pochi mesi dal suo arrivo a Bologna, aveva già imparato il significato dell’espressione “dare il tiro”. Cita spesso la sua provenienza romana ma ci tiene a mostrarsi vicina alla città prestando grande attenzione e rispetto a tutto ciò che la circonda, ma senza mai scimmiottare la bolognesità, senza fingersi bolognese quando è chiaro che non lo è. Poi c’è l’equilibrio tra il pragmatismo dell’ordinaria amministrazione e la visione politica, la capacità di guardare al futuro. In più occasioni Cancellieri, pur non superando il confine delle decisioni che spettano a un commissario, ha nello stesso tempo ricordato ai bolognesi la necessità di avere una prospettiva, una strategia politica.

Come le sembra il linguaggio che usa?

È sempre diretto e concreto, il che dipende anche dal fatto che non parla di politica ma di ordinaria amministrazione. Penso però che la concretezza sia un tratto distintivo della sua personalità, indipendentemente dal ruolo che svolge a Bologna

In che cosa si differenzia il linguaggio della Cancellieri da quello dei politici?

La concretezza e il pragmatismo non sono molto diffusi nella politica italiana. C’è da dire però che un sindaco non può volare così basso come un commissario. Se la Cancellieri si fosse candidata a ricoprire un ruolo politico, alla sua comunicazione concreta e pragmatica avrebbe dovuto aggiungere ingredienti di strategia politica e pianificazione. La scommessa per lei, allora, sarebbe stata quella di riuscire a combinare questi due elementi in un nuovo equilibrio.

Il modo di esprimersi della Cancellieri può essere un modello per la politica?

Lo sarebbe, se i candidati fossero in grado di recepirlo. Se fossi un politico farei tesoro dell’esperienza bolognese del commissario, perché non c’è dubbio sul fatto che la Cancellieri abbia saputo interpretare i bolognesi, perlomeno nel difficile passaggio storico della delusione dopo il caso Delbono.

Vedo però, nei politici locali ma più in generale nella maggior parte dei politici italiani, una scarsa capacità di guardarsi intorno, di apprendere dall’esperienza altrui, ma soprattutto una scarsa capacità di ascoltare i cittadini, inventandosi nuovi modi di dosare ingredienti diversi in maniera coerente al proprio programma politico, da un lato, e alle necessità della città – e del paese – dall’altro.

In media i politici italiani – e quelli bolognesi non fanno eccezione – tendono da una parte sola: alcuni sono concreti ma mancano di una visione prospettica o, se ce l’hanno, rischiano di scivolare nell’utopia. Altri si perdono nell’ovvietà, nella sloganistica vacua, in affermazioni talmente generali che non si possono non condividere ma poi non hanno risvolti concreti. Quello che spesso manca, nella politica italiana – locale e nazionale – è la sintesi tra concretezza e sguardo ideale.

Che impatto può avere nel rapporto con i cittadini questo nuovo tipo di comunicazione prodotta dall’amministrazione commissariale?

Se si innescasse il circolo virtuoso tra concretezza e visione ideale, si potrebbe ristabilire la fiducia nella politica, che ormai è la posta in gioco non solo a Bologna ma anche a livello nazionale.

A livello di comunicazione, in chi cosa si differenzia il commissario Cancellieri rispetto ai sindaci che l’hanno preceduta?

La Cancellieri ha dimostrato di essere capace di entrare in relazione con i cittadini, e lo ha fatto con le parole, con il volto, con tutto il corpo. Sergio Cofferati e Flavio Delbono, invece, mettevano un muro fra sé e gli altri. Cofferati, per esempio, non è stato mai capace di risolvere il problema del suo non essere bolognese, di integrarsi davvero in città. E Delbono, dal canto suo, è sempre apparso distaccato, snob, a tratti sprezzante. Ricordo per esempio come si presentò alla piazza che lo acclamava il giorno in cui vinse le elezioni: aveva una faccia talmente seria, una bocca talmente piegata in giù che pareva una smorfia di disgusto. Come se la gente intorno a lui, i suoi elettori e le sue elettrici, gli dessero fastidio.

Ecco dunque Anna Maria Cancellieri in una bella intervista che le fece il giornalista Fernando Pellerano nel maggio 2010: