La donna guardona

L’ultimo spot della Renault Mégane Coupé Cabriolet allude a una certa parità/interscambiabilità di ruoli fra maschi e femmine.

Avevamo già visto nello spot di pneumatici Continental una donna che guida l’auto, in un ruolo di leadership protettiva e rassicurante che di solito la pubblicità affida al padre (vedi Donna al volante).

Nello spot Renault (agenzia Publicis Conseil) vediamo una donna un po’ guardona, alla maniera di certi stereotipi maschili.

Si può obiettare che il ribaltamento sia troppo ricalcato sui comportamenti maschili per essere innovativo. Vero.

Ma almeno la donna è soggetto di desiderio e non oggetto. Dato l’andazzo delle pubblicità nel settore auto (vedi Quasi quasi mi compro un triciclo, di Un altro genere di comunicazione), io mi accontento.

16 risposte a “La donna guardona

  1. Tra l’altro è vero che alle donne piace guardare gli uomini belli quanto agli uomini piace guardare le belle donne (restando nel mondo eterosessuale)..mi sembra legittimo mostrare anche il desiderio femminile per un bel corpo maschile..finchè tutto avviene tra adulti consenzienti, come si suol dire.
    Poi in questo spot l’uso dell’eros (che di solito disapprovo quando si tratta di vendere qualcosa che non ha che vedere col corpo) non mi sembra volgare o offensivo.

  2. Carino!
    dunque siamo legittimate a guardare, è ufficiale 😉

  3. Giovanna, è un po’ che penso a ciò che dici in questo post e, soprattutto, a come lo concludi.
    Se ho capito bene ci avverti che con questo spot siamo di fronte a una tregua dal continuo usare le donne come oggetti ma lontani dall’evitare di usare chiunque come un oggetto. Tempo fa sarei insorta e vrei detto che ribaltando i ruoli non si risolve niente, che con la politica dei piccoli passi non arriveremo mai, etc. Oggi, però, di fronte alla gravità della nostra, italiana, condizione, comincio a pensare che anche una disintossicazione dell’oggettivazione del corpo femminile e non solo del corpo, potrebbe fare bene a molti e molte, purché quelle/i come te, come me non perdano di vista il vero obiettivo che è quello di un vero rispetto per i soggetti.
    Qualcuno potrà obiettare che l’eros non è di per sé, in pubblicità, mancanza di rispetto ma dico già che il desiderio che la pubblicità potrebbe usare è molto altro, per qualità e per quantità e trovo banale, oramai noioso, che l’unico richiamo ad esso sia quello sessuale. Perché non lo è più per sovraesposizione, per saturazione, per problemi psicologici che oramai affliggono i soggetti estraniati da loro stessi, mentre quelli che invece stanno bene non hanno alcun bisogno di vedere accostato il sesso a un prodotto, per acquistarlo, se lo desiderano e se hanno le risorse per averlo. Delle volte penso che il target a cui si rivolgono queste pubblicità è probabilmente quello delle fasce sociali meno avvertite, meno autoconsapevoli e forse anche economicamente meno agiate e allora mi viene in mente che stimolare così pesantemente e banalmente il desiderio di queste persone non è altro che alimentare la loro infelicità di non poter avere quell’oggetto. Credo che ci sia molto di antidemocratico e di ingiusto in questo uso della pubblicità.

  4. Credo che questo spot segni un passo avanti nella rappresentazione della donna perché lei richiama vagamente lo stereotipo maschile mantendendo una sua femminilità (è quasi imbarazzata per la sua audacia), ma soprattutto perché lui non ricalca lo stereotipo femminile dell’oggetto (lui è pulito e neanche troppo caratterizzato, mascolinamente parlando).

    Insomma, ho provato a immaginarmi lo spot in versione uomo-autista e donna-lavavetri e immediatamente mi sono trovata davanti una ragazza 18enne in pantaloncini attillati che si getta la schiuma addosso, il tutto condito da generose inquadrature sulle sue parti anatomiche e sulle labbra che, guarda caso, continua a mordicchiarsi.

    Quesito sulla situazione rappresentata. Sembra girato per l’Italia (la targa è italiana o sbaglio?), quindi sarebbe interessante vautare lui lavavetri: studente in cerca di guadagno o immigrato ai semafori? Ancora più innovativa se pensiamo a un rilancio anche dello stereotipo del lavavetri..

  5. Pingback: La donna guardona (via D I S . A M B . I G U A N D O) « Il Blog di Matteo Baudone

  6. Pingback: La donna guardona (via D I S . A M B . I G U A N D O) « Il Blog di Matteo Baudone

  7. Pingback: Il sesso e lo sguardo_2_Lo sguardo come relazione « Un'altra Donna

  8. ma che cosa c è da guardare? è uno normalissimo, si vede abbastanza bene il suo viso solo alla fine dello spot, non si vedono muscoli, niente di speciale, infatti lei piu che guardare fa dei sorrisoni di compiacimento.
    Se una guardasse me allo stesso modo non penserei certo che sono un figo, però chiederei una mancia doppia 🙂

  9. Ho fatto anche io un post..sono d’accordo ma fino ad un certo punto..chi ha detto che guardare un bell’uomo (quello dello spot è brutto :/) sia un comportamento maschile?
    Alle donne piacciono gli uomini.

  10. Pingback: Ribaltare i ruoli « Un altro genere di comunicazione

  11. In effetti parlare di rovesciamento di ruoli può sottintedere l’idea della mancanza di autonomia del desiderio femminile, quindi meglio dire che la pubblicità non ha ribaltato un cliché ma ha dato liceità allo sguardo erotico delle donne. Un cambio di prospettiva per un cambio di target, non sono più solo gli uomini ad avere l’auto di lusso, magari una coupé, fra i propri sogni, ma anche le donne sono sempre più acquirenti del mercato automobilistico. Proprio in quanto creato per le donne, lo spot, penso abbia voluto inseguirne l’immaginario erotico – o quello che la società ha costruito per noi – e quindi si è tenuto lontano dai corpi plastificati, iperscolpiti; niente dorso nudo e abbronzatura per l’affascinante lavavetri. L’immagine che ne esce, a mio parere, non è quella dell’uomo-oggetto, alterego delle veline e letterine che dalla pubblicità migrano in molti programmi tv di intrattenimento. Naturale che lo sguardo della donna si soffermi, e non proprio sugli occhi, ma non diventa mai volgare, non lo fa a pezzi quel corpo che mantiene una propria personalità. E in fondo la donna è pur sempre giovane e piuttosto bella, dettagli che lasciano alla scena i giusti margini di complicità.

  12. Mary, Angelica: ma infatti io credo proprio che per “ruoli” e per “maschile” qui Giovanna parli di quelli finora codificati in pubblicità – a me sembra chiaro che le donne hanno sempre guardato gli uomini: è che ammettendolo significa esporre anche loro al rischio “sociale” di vulnerabilità…

  13. @unaltradonna,
    intendi il rischio di passare per “donne per male”?
    Si sono d’accordo hai ragione non ci avevo pensato, per questo che la donna viene spesso rappresentata come oggetto è come se derivasse da un retaggio del passato: la donna che dev’essere passiva, priva di desideri sessuali o al massimo le è concesso di adeguarsi (o assecondare) ai desideri sessuali dell’uomo (come nel porno) e sopratutto essere a disposizione di un maschio dominante.
    Per questo che trovo lo spot innovativo anche perchè mi sembra lontano dallo stereotipo maschile (o maschilista).

  14. scusa Mary, prima ero di fretta e mi son spiegata male. Intendevo che “ammettere” (i questo caso legittimando con la pubblicità) che le donne guardano gli uomini significa rendere più vulnerabile gli uomini – ovvero esporli a introiettare il timore del giudizio estetico altrui, come accade alle donne (che poi questo a livello personale per qualcuno possa esistere già, è un altro discorso. Si parla di renderlo uno stereotipo)
    Ora vengo a leggere il tuo post 🙂

  15. Grazie per aver letto il mio post 🙂

  16. Ma non si vede manco l’ombelico : (

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