Milano, Italia: meglio aspettare, per cantar vittoria

Credo che sulle amministrative di Milano – e sul fatto che siano l’inizio della fine del berlusconismo – il centrosinistra italiano farebbe meglio a non cantar vittoria con voce troppo alta.

Per due ragioni:

  1. Più la voce di fa squillante, più gli avversari si allarmano, e più in fretta – e meglio – si adoperano per riorganizzare le truppe, in modo da non perdere al ballottaggio («Non perdiamo – ripete Bossi  – non perdiamo»).
  2. Martedì scorso a Ballarò Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia ha mostrato un cartello (su cui nessuno si è soffermato) da cui appare chiaramente quanto gli italiani siano cauti su questo punto. Alla domanda «Cosa accadrà dopo questa tornata elettorale?» il campione statistico di Ipsos Italia ha risposto così (clic per ingrandire):

Dopo questa tornata elettorale...

La somma di coloro che hanno detto «Non cambia nulla» e «Berlusconi deve ripartire con un profondo rinnovamento» (che comunque implica che lui resti) è ben il 56% del campione.

E se questa cautela si traducesse in voto al ballottaggio?

PS: il sondaggio – come tutti quelli che Ipsos Italia fa per Ballarò – è stato condotto con metodologia CATI su un campione nazionale casuale secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza e dimensione del comune di residenza, per un numero complessivo di 1000 interviste telefoniche su popolazione italiana maggiorenne.

13 risposte a “Milano, Italia: meglio aspettare, per cantar vittoria

  1. Credo che ormai quello che succede non sia più nelle mani dei politici. Il ‘malessere’ è una cosa che cresce molto piano ma una volta che si diffonde è difficile tornare indietro. Per malessere intendo dire lo sdegno e la sensazione di nausea che mi avvolge dopo che leggo una qualunque esternazione del pdl o della lega… non ci sono più freni ne limiti e questa cosa credo urti molto la gente che in questo momento di crisi ha bisogno di rassicurazioni ed è molto stanca.

    Quella delle amministrative non è stata una vittoria piena. Sarebbe stato favoloso non andare al ballottaggio e per 2 punti è stata una vera sfortuna. Quello sarebbe stato un segnale.

    Non credo sia una vittoria di sinistra. E’ una sconfitta del Pdl, piena, che tira giù tutto con se. La Moratti è stata penalizzata dal partito e la sua ultima esternazione l’ha uccisa non tanto perchè era poco corretta ma soprattutto perchè ha fatto capire che, nel Pdl, sono tutti uguali e scorretti (anche se magari non è vero – parlo di percezioni).

  2. zappingando qui e là, quello che mi arriva è una fifa blu del centrodestra, più marcata nel pdl. la faccia della moratti fischiata ieri era terribile. ha cercato di resistere snocciolando frasi quasi imparate a memoria, come pareva nel duello tv con pisapia. fai bene a dire di avere prudenza, tutti danno pisapia vincente (la d’amico l’altra sera su la7 l’ha pure definito “il sindaco di milano”, lapsus da niente…), ma bisogna contare la capacità di portare in piazza (e quindi anche al voto) le persone che ha il pdl, che per certi versi non è da meno di quello della sinistra.

    un po’ di ottimismo lo colgo nel cambio quasi quotidiano di strategia che noto nello staff moratti e nella lega, il che non è certo indice di fiducia nei propri mezzi, e il low profile che sta avendo pisapia, ben lontano dall’immagine estremistica che gli si è voluta attribuire. poi quel che accade nelle urne lo vedremo.

  3. (Spero, Giovanna, che l’esercizio di rovesciamento non ti dispiaccia)

    Credo che sulle amministrative di Milano – e sul rischio che siano l’inizio di un ritorno della sinistra – il centrodestra italiano farebbe meglio a mobilitarsi al massimo, insistendo insieme sul suo pragmatismo moderato e sulla inaffidabilità della sinistra.
    Per due ragioni:
    1. Più abbassa la guardia preparandosi a una possibile sconfitta, più gli avversari si rassicurano, e più facimente assumono i toni di una forza tranquilla e vincente («Il vento è cambiato – dice Bersani – qua si vince»).
    2. Martedì scorso a Ballarò Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia ha mostrato un cartello (su cui nessuno si è soffermato) da cui appare chiaramente quanto gli italiani siano poco allarmati al riguardo. Alla domanda «Cosa accadrà dopo questa tornata elettorale?» il campione statistico di Ipsos Italia ha risposto così (vedi il cartello di sopra).

    La somma di coloro che hanno detto «Finirà il berlusconismo » e « Non cambia nulla » (che comunque implica che l’eventuale vittoria di Pisapia non è motivo di allarme) è ben il 72% del campione.

    E se questa tranquillità si traducesse in voto al ballottaggio?

  4. …beh ma anche a Napoli aspettiamo a cantar vittoria.
    Ciao Giovanna,
    sono di Caserta, e qui ha vinto il PDL alla grande conquistando non solo il comune di caserta ma anche altri comuni, secondo me dalle urne non è uscito nessun vincitore e vinto ma si avverte un movimento di assestamento nei due poli, perchè penso che il bipolarismo resiste e non esiste nessun terzo polo, l’assestamento maggiore si sta verificando nella sinistra la spinta che parte dal basso è verso un nuovo modello di partito progressista decisamente anticlericale che si riconosce nel movimento di Vendola, quindi se qualche vittoria c’è stata è da attribuirsi unicamente ai nuovi protagonisti di SEL, non vedo perchè Bersani esulti tanto, anche perchè prima o poi la nomenklatura dei DS dovrà decidersi a sganciarsi dal passato e anche da una consistente fetta di voti dei cattolici “progressisti”, basta nascondersi dietro l’ipocrisia e spalancare le porte agli ……atei volente o nolente.
    Dalla parte del PDL resta e resterà un grande partito di centro destra popolare e cattolico ma dovrà fare un grande repulisti al suo interno con programmi e uomini (e donne ovviamente) nuovi se vorrà in futuro accogliere tutti i cattolici che perderà la sinistra estrema, questo è il compito di Berlusconi prima della fine della legislatura e prima di passare il testimone al suo successore.
    Vedo un nuovo grande bipolarismo in futuro quello di centro destra rappresentativo del mondo dei cattolici e quello di una sinistra “moderna” ma molto molto anticlericale, e gli altri? FLI, IDV grillini compresi? saranno destinati volente o nolente a schierarsi da una parte o dall’altra senza più ipocrisie.Ma questa è solo un’opinione personale.

  5. Vittorio Cobianchi

    Tutto giusto, però, da milanese, secondo me non si calcola un elemento: tutti i milanesi, anche quelli del centrodestra, anche quelli che l’hanno rivotata, sono molto delusi dal governo Moratti. L’ecopass è un salasso, ma i livelli di inquinamento in città sono saliti lo stesso, perché basta pagare per entrare nella cinta, e il livello di malattie polmonari infantili (dalle bronchiti croniche in su) negli ultimi due anni è esploso. Per dirne un’altra, un sacco di servizi cittadini sono gestiti male, in regime di monopolio da imprese diciamo eufemisticamente di non specchiata trasparenza e con standard qualitativi in picchiata, un esempio per tutti, le mense scolastiche. Uno può fare tutti i ragionamenti politologici che vuole, ma questi sono dati di fatto che non possono essere tralasciati, quando si pensa al secondo turno. A nessuno dei cittadini con cui ho parlato, di destra o di sinistra, frega una cippa del rimpastone o del ruolo dei Responsabili, vogliono vivere in una città appena un po’ migliore, e sanno che con Moratti questo non potrà accadere.

  6. Vittorio Cobianchi

    Faccio un esempio, già che ci sono: il mio padrino è un berlusconiano convinto, e sua moglie è leghista. Lei non è andata a votare al primo turno, lui sì, ma al secondo non andrà, dato che è partito per il suo buen retiro nel piacentino per un periodo di vacanza al quale, ha detto, “non rinuncerà certo per quella lì”.

    Piuttosto, se il Centrodestra avesse scaricato un sindaco così impopolare e avesse ricandidato il pur — secondo me — sopravvalutatissimo Albertini, ora non staremmo qui a fare tanti discorsi sulla fine del berlusconismo, ne sono convinto.

  7. Cara professoressa Cosenza,
    mi allaccio al commento di Ben per sottolineare come l’opzione “non cambia nulla” possa essere considerata in entrambe le direzioni e non necessariamente come un’implicazione di vittoria del centro-destra.
    In ogni caso credo (e vedo) che la gente ha talmente paura di vedersi scivolare tra la mani questa chance di cambiare le cose che tornerà a votare in massa. A destra vedo (e conosco) molte più persone che votano per principio più che per i programmi, che non si affaticheranno per dare una seconda chance alla Moratti.
    Sembrerebbe che qualcosa cambi davvero a Milano, a prescindere dagli effetti che ciò potrà avere su berlusconi 🙂

  8. Qualcuno di voi conosci i dati sull’astensionismo?
    E’ aumentato?

  9. @Cobianchi
    Se oggi si ventila la fine del “berlusconismo” e non solo del ciclo politico di Berlusconi (il che resta comunque tutto da vedere) è anche perché persone come Albertini non vengono più candidate. A prescindere dai meriti o demeriti dell’uomo, il fatto è che nel Pdl avere un certo grado di autonomia politica o di popolarità dal capo è un difetto. Non a caso, anche dove vince il Pdl perde voti a favore di potenti locali che preferiscono liste autonome piuttosto che cercare di ottenere spazi nel partito nazionale (vedi le liste di Polverini e Scopelliti alle comunali laziali e calabresi). Nel berlusconismo come in ogni ideologia personalistica persone da poco possono vincere se appoggiate dal capo; se questo non avviene più, vuol dire che il sistema di potere è in crisi (ed è già così: se Pisapia perde sarà per la paura instillata dai media di un sindaco estremista, non per il carisma di B.)

  10. Attilio A. Romita

    Mi viene in mente un’idea: Milano è una grande città, ma non è l’Italia.
    Da sempre le amministrative sono state una sorta di elezioni di mezzo termine ed hanno indicato tendenze. Queste tendenze normalmente sono state sfruttate meglio dalla maggioranza in carica per migliorarsi, aggiustare il tiro per poi vincere alle succesive politiiche.
    Queste mezze vittorie sono invece state deleterie per i mezzi vincitori che, cullandosi sugli allori, hanno continuato a discutere.
    Non so chi vincerà a Milano e penso che, se vincerà Pisapia, quel 33% si sposterà verso la Moratti ed il PDL, forse per timore di una certa sinistra un po troppo a sinistra; se vincerà la Moratti, il 33% dei cerchiobottisti resterà muto e fermo sulle posizioni.
    Se poi si pensa che Milano sia quella che indica la via maestra da seguire e quindi indica che Berlusconi è morto ……ne riparliamo tra qualche mese!

  11. oh, ma la semiotica?! 🙂

  12. Ciao G

    spero tutto bene.

    Son passato da Milano poco dopo le elezioni e vedere i cartelloni “Grazie Milano, ora si cambia davvero” mi ha fatto venire un riflesso scaramantico molto bolognese, che ho trattenuto solo perché ormai son emigrato.

    Ma tirarsi la gufata è poco furbo, lo sanno anche i bimbi!

    Saluti a tutti,

    V

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