Dove stanno i giovani nel mondo

Ieri, cercando dati sui giovani in Spagna, ho trovato sul sito Encyclopedia of the Nations una illuminante tabella Unesco, aggiornata al 2010, che classifica 182 stati, da quello in cui i giovani da 15 a 24 anni sono più numerosi a quello in cui lo sono meno.

Ai primi due posti India e Cina. Al gli Stati Uniti. E poi Indonesia, Pakistan, Brasile. Per trovare un paese europeo dobbiamo arrivare al 21° posto, dove sta la Germania.

Poi il Regno Unito al 27°, la Francia al 28°, l’Italia al 40°.

Lascio a te calcolare le percentuali rispetto alla popolazione complessiva di ciascun paese.

In Italia i giovani fra 15 e 24 anni sono solo il 10% della popolazione totale.

Ecco i primi 51 paesi:

Giovani da 15 a 24 anni, da 1 a 25

Giovani 15-24 da 26 a 51

Qui la tabella completa: Encyclopedia of the Nations, Population Aged 15-24 Statistics.

11 risposte a “Dove stanno i giovani nel mondo

  1. Comunque attorno alla nostra posizione ci sono anche nazioni molto povere; il fatto che l’Uganda ci sovrasti varie posizioni non me li fa invidiare, gli ugandesi.

  2. E l`italia e`la penultima al mondo (prima del Qatar) se si calcola il numero di 15-24 per 100000 abitanti. Con un 3% annuo in discesa. Vorrei vedere la metodologia, naturalmente, ma tutti i discorsi sulla popolazione migrante che rallenta il processo di invecchiamento dell`Italia?

  3. Considerando che la popolazione spagnola ammonta a circa 47 mln di persone e quella italiana a più di 60 milioni, mi sembra che la percentuale di giovani sia molto vicini tra i due stati, anzi forse leggermente maggiore in Spagna.
    Lo dico per non bloccarci sui valori assoluti, che non sempre sono indicativi.

  4. Grazie mille per questo link molto interessante, Giovanna! Lo European Youth Forum (www.youthforum.org) lavora in Europa per mettere in luce i temi centrali per lo sviluppo dei giovani nel “Vecchio Continente” (non solo di nome, ma anche di fatto, a quanto pare…). In generale, nell’ultimo periodo, ci stiamo particolarmente occupando di: precariato e stage (ed in generale accesso al mercato del lavoro); educazione (promozione di educazione non-formale); partecipazione (abbassamento dell’età del voto a 16 anni, partecipazione online, dialogo strutturato con le istituzioni); diritti dei giovani (mobilità, migrazione, lavoro, educazione….).

  5. senza scomodare la calcolatrice, così a naso, questi mica riescono a pagarci la pensione.

  6. Guardate che le percentuali sono già espresse switchando il pulsante “Per 100000 population”. Quindi si deduce che Spagna e Italia condividono le medesime percentuali, appena al di sotto del 10%.
    Per trovare la nazione europea con la percentuale maggiore di giovani 15-24 dobbiamo cercare la Slovacchia (14% e 139° posto). Chiaramente sono gli Stati che sono passati per la disinfezione da guerra (o Stati così piccoli per popolazione per i quali il dato diventa inaffidabile) a ottenere percentuali molto maggiori, perché le guerre accorciano la vita media di una popolazione che andrà rimpolpata e che quindi vedrà risaltare i giovani rispetto agli anziani che non ci sono.
    Ma siccome presumo che il dato che Giovanna cerca sia capire quanto pesino i giovani nelle politiche (e nei conflitti intergenerazionali di censo e professione) interne d’ogni Paese, specialmente europeo e nel confronto con i Paesi nordafricani delle rivolte, faccio notare che:
    I) La soglia minima di attivazione della rivolta sembra essere una percentuale del 18,26% dell’Egitto(100° in classifica), con Tunisia, Marocco, Yemen, Siria, Algeria, Oman tutte ben al di sopra di questo valore. Dal novero escludo la Libia (17,26%) perchè non sembra ancora chiara l’associazione giovane-rivolta essendo la percentuale dei rivoltosi sporcati da numerosi vegliardi interessati.
    Degno d’osservazione è il caso Iran, possibile polveriera che svetta al 13° posto con una percentuale del 23,7%, ma preceduta solo da Paesi con popolazioni e numeri assoluti al confronto irrilevanti. Sempre nella classifica dei numeri assoluti Egitto e Iran sono vicine (13a e 14a posizione).
    Ma il dato europeo più significativo, che giustifica il grande cambiamento di reazione giovanile rispetto agli anni d’oro delle contestazioni sessantottesche e post, è dato dal calo pietoso e inesorabile dei giovani 15-24 in rapporto a una popolazione ovunque cresciuta. Spagna e Italia sono sorelle nelle percentuali. Ma sono sorelle anche nel declino.
    Si guardi il dato italiano più remoto disponibile in tabella (1990): in vent’anni, a fronte di una popolazione totale aumentata di, si è passati da una percentuale di 15,6% (16,89 per la Spagna) a 9,98% (9,6%)e da 8,82 milioni (6,56) e a 5,81 milioni (4,6).
    Ma la popolazione è passata da 56,7 milioni del 1990 a 60,3 del 2010 (Istat)
    (Spagna: da 39, 4 del ’91 a 47 milioni del 2010).
    Perciò la Spagna è cresciuta in vent’anni di un 19,3% mentre l’Italia solo del 6,3%. L’Italia ha perso il 34,12% dei giovani 15-24 in senso assoluto e tenendo conto dell’aumento della popolazione nel ventennio il 36,27%.
    Mentre la Spagna ha perso il 29,87% e tenuto conto dell’aumento il 35,63%.
    Invece l’Egitto aveva una percentuale di giovani del 17,49 nel ’90, sostanzialmente non troppo pesante rispetto al 18,26% nel 2010. Ma per tutta una serie complessa di variazioni nelle altre fasce, i 10,198 milioni del 1990 sono diventati nel 2010 15,425 milioni, passando da una popolazione di 58 milioni a 80,471 (fonte CIA world factbook).
    Quini per caprie gli ordini di probabilità di un’insurrezione, o solo di un dissenso non vano ma generalizzato, contano di più i dati assoluti dei giovani o la percentuale rispetto agli altri soggetti anagrafici che popolano lo stesso spazio-nazione?
    A guardare così di sfuggita l’Egitto si direbbe che la ricetta sia questa: aumento numerico + percentuale. Ma l’ingrediente immancabile pare essere una impetuosa crescita demografica totale in tutte le fasce, che nell’egitto ha visto in vent’anni un aumento del 38,7%, ovvero dare risposte economiche a
    oltre 22 milioni di individui.

  7. Non dimentichiamo che le basse percentuali di giovani, in paesi come Italia, Giappone e Spagna (tutte e tre sotto il 10%), dipende sia dalla bassa natalità sia dalla elevata durata della vita – la seconda a me non dispiace.🙂
    Che poi una % alta di giovani faciliti rivolte e cambiamenti politici, è un’ipotesi suggestiva ma azzardata – e i soli dati statistici molto difficilmente potrebbero verificarla.

    Una % alta di giovani può essere uno dei fattori, insieme con vari altri. Fattore possibile, ma forse né necessario né determinante.

    Una risposta potrebbe venire solo da analisi storico-sociali molto approfondite (statistiche incluse), prima caso per caso, poi comparative.

  8. Pardon, un paio di errori: la lituania in verità è preceduta da Macedonia, Lituania, Cipro e Lettonia, Paesi dell’Unione europea che sommati fanno 8 milioni di abitanti, quindi non sono molto significativi nel computo. tra l’altro tre pagano un insolito calo demografico dai primi anni ’90, dovuto a emigrazione post Sovietica (lettonia e lituania) o post guerra jugoslava (Macedonia). All’opposto, Cipro risente invece della politica turca di favorire gli insediamenti nella non riconosciuta Repubblica del Nord (Ad ogni modo hanno percentuali tra 15,17 della Macedonia e 14,28 della Lettonia).
    Inoltre l’Iran è al 14° posto e l’Egitto al 15° per numeri assoluti.
    @Ben
    Ci mancherebbe, nessuno è così ingenuo da isolare questa variabile eleggendola a causa prima o esclusiva. Però ci sono delle costanti interessanti.
    Inoltre se è vero come dici che le basse percentuali di Italia, Giappone e Spagna dipendono dalla bassa natalità associata quindi a costi della vita elevati, dove la prole non è risorsa ma spugna dipende inoltre anche da una bassa immigrazione di soggetti giovani e quindi fecondi, anche se il dato va confrontato con la fascia 0-15 che potrebbe rivelare sorprese o inversioni di tendenza interessanti. Mentre invece non dipende affatto dall’elevata durata della vita, come ho dimostrato ampiamente dal confronto tra aumento della popolazione complessiva e calo significativo della fascia in questione.

  9. @Ugo
    Sperando di non sbagliare, intendo questa cosa forse troppo ovvia: l’aumento della durata della vita comporta un aumento degli anziani che a sua volta comporta un minore peso % dei giovani – tutto questo a parità di tutto il resto, naturalmente.

  10. Ma certo Ben che hai ragione. Anche perché tra l’altro l’età della fertilità si annulla per le donne a 50 anni, quindi chi campa di più non può più contribuire a un aumento ulteriore della popolazione, allungando ancor di più il divario tra la fascia 15-24 e gli over 65 e le statistiche che lo misurano. Il punto è che all’aumento totale della popolazione italiana nel ventennio considerato (da 56,7 a 60,3 milioni) corrisponde una contrazione in dati assoluti della fascia 15-24 di 3 milioni di individui (!) (da 8,82 del ’90 a 5,81 del 2010).
    Questo credo possa far riflettere sul rumore che 3 milioni di ormoni-with-neuroni in meno comporta -a confronto poi di un totale tra l’altro aumentato nelle altre fasce. Come ho detto prima, nella comparazione con la nostra gemella sorella di padre diverso, la Spagna degli Indignados, l’Italia ha perduto il 36,27% di giovani totali in quella fascia d’età.
    Quella percentuale nella tabella non va quindi letta come una rassicurazione sull’aumentata vita media (che è tale non perché siamo ricchi e belli e sani, ma perché non conosciamo guerre o epidemie da 65 anni🙂 ) bensì come uno spunto per andare a curiosare come fenomeni sociali italiani su cui ci interroghiamo, magari stupendoci per certe latitanze, siano legati a milioni di individui che mancano all’appello in quella stagione anagrafica della vita che è la più turbolenta (a scuola, nelle università, ma più in generale nella spinta vitale).
    Non è peregrino constatare che è venuta meno una quota energetica rilevante.
    Forse così ci siamo capiti meglio🙂

  11. @Ugo
    bella la tua analisi dei dati.

    Pare di parlare di un allevamento di polli.
    Può anche essere che gli italiani siano sottovalutati e abbiano capito il Gattopardo?

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