Vendola ammette di aver sbagliato linguaggio a Milano

Martedì, nelle mie 10 considerazioni dopo il voto, avevo scritto:

7. Che la comunicazione sia sistemica e contestuale è dimostrato, fra l’altro, dal discorso che ieri Nichi Vendola ha fatto a Milano. Troppo enfatico, sopra le righe: «Abbiamo espugnato il fortino», ha detto. Vendola parla così, lo sappiamo. Ma nel contesto di una città che ha scelto la pacatezza e moderazione di Giuliano Pisapia, pareva ancora più enfatico del solito, inadeguato. Fossi in lui, mi darei una regolata.

Apprendo oggi con grande piacere che Vendola «si è dato una regolata».

🙂

Con questa videolettera a Pisapia, in cui ammette di aver sbagliato linguaggio:

«Caro Giuliano, la nostra amicizia è cresciuta nella costante ricerca della parola. Abbiamo lavorato insieme a ripulire il nostro vocabolario dalle parole furbe e sporche.

Solo l’emozione mi ha portato a usare la parola ‘espugnare’ e neanche il verbo ‘conquistare’ è quello giusto. “Liberare” era ed è il verbo giusto.

Ma su questo incidente, e su altre parole, si sta giocando una partita sporca. Sono orgoglioso di aver parlato ai miei fratelli e sorelle rom e ai miei fratelli e sorelle musulmani. La fraternità è un bene non negoziabile. Senza questo punto di riferimento non ha senso cercare la buona politica e non ha senso più nulla. E questo insegnamento me lo hai dato tu, caro Giuliano.»

A quanto ne so, è la prima volta che Vendola fa pubblica ammenda sul modo in cui comunica (se l’ha fatto qualche altra volta, qualcuno me la segnali, che mi è sfuggita). Bravo!

16 risposte a “Vendola ammette di aver sbagliato linguaggio a Milano

  1. Un passo indietro che fa davvero molto piacere. Avevo apprezzato anche il “richiamo” che Pisapia aveva fatto all’amico Vendola qualche giorno fa.

    Mi sembra quasi impossibile vedere qualcuno che riconosce di aver alzato eccessivamente i toni, invece di arrampicarsi sugli specchi per scusarsi e giustificarsi invano.

  2. “ebbre”? che differenza c’è esattamente tra “espugnare” e “liberare”, in quel contesto? (a me viene in mente che in liberare non c’è la ‘s’) “Fratelli e sorelle”? Perché Vendola legge? Perché si mette e leva gli occhiali con quel gesto rigido e comicamente artefatto? Perché una lettera che dovrebbe suonare ‘calda’, diretta e personale, è scritta con le parole di un vecchio tema da liceo di quelli che adoravano le nostre vecchie professoresse?

    Mi associo ad antonella e a giovanna, nel premiare il passo indietro.
    Ma per il resto, spero che qualcuno informi Vendola che siamo entrati nel ventunesimo secolo. Che senso ha una videolettera ottocentesca?

  3. Diait, inter nos: sono d’accordo con te. E penso che pure il richiamo ai «fratelli» e «sorelle» rom e musulmani sia troppo enfatico, retorico (ma il discorso sarebbe lungo, casomai un’altra volta).

    Tuttavia, per una volta che un politico fa autocritica sul proprio linguaggio – di cui altrimenti si compiace moltissimo – ho preferito non bacchettarlo, visto che di solito lo faccio sempre…😉

  4. hai fatto benissimo. Mi associo senz’altro al premio, in questo senso. Ariconsolamose co’ l’ajetto, però, come si dice a Roma.
    diana/diait

  5. p.s. ci mancava solo: “… e Milano risorgerà più bella e più forte che pria!” (per i più giovani: Petrolini)

  6. D’accordo con la critica mossa al tono retorico e direi stantio – e forse anche un po’ scolastico – del discorso di Vendola, ma ancora più d’accordo sulla necessità di riconoscergli un merito insolito per i nostri politici, quello di tornare sui propri passi, di fare un passo indietro. Anzi, in avanti.

  7. non per fare l’ultras vendoliano, ma credo non esista esempio al mondo (altro che Italia) di politico disposto a riconoscere un proprio errore (tra l’altro, fossero tutti questi, gli errori dei politici, ci sarebbe da brindare)…
    ora possiamo divertirci a criticare vendola per le parole che ha usato nell’ammettere un errore. viva l’Italia

  8. Lorenzo: calma, al mondo i politici che ammettono i loro errori ci sono, eccome. Il problema è tutto italiano.

    Quanto al fatto che Vendola sia al momento in Italia il miglior comunicatore, mi sono già espressa più volte. Ma le critiche fanno parte del gioco della comunicazione: non si comunica bene un bel nulla se non si è disposti ad ascoltare e accettere le critiche, tornando sui propri passi quando è il caso.

    Dunque niente sarcasmo, please, che fai torto a Vendola stesso… Oltre che ai tuoi studi di comunicazione. È passato troppo tempo e te li sei scordati?😉

  9. A me quest’uomo piace. Trovo che l’ autocritica lessicale (apparente, secondo me) sia apprezzabile, soprattutto perchè si rende conto di aver evocato un immaginario bellico a cui evidentemente ci siamo assuefatti. Bravo Vendola che correggendo solo due parole di un singolo discorso affermi quelle Liberté, Egalité, Fraternité che si portano dietro una storia e che ribadiscono i riferimenti di un preciso progetto politico. Come in atletica, l’atleta si raccoglie per poi “esplodere” nel lancio. Lo sbilanciamento all’indietro è parte della tecnica, ed è forse (anche, non solo) da questi particolari che si giudica un buon comunicatore.

  10. la parola
    ripulire
    sporca
    fratelli e sorelle
    fratelli e sorelle
    liberare
    bene
    non negoziabile
    senso
    insegnamento

    Sembra che Vendola attinga soprattutto al linguaggio religioso, evangelico, della chiesa, eccetera. E’ sicuramente una buona scuola di comunicazione a cui fare riferimento.

    Un solo riferimento chiaro all’illuminsmo: fraternità invece di fratellanza.

  11. fratellanza
    [fra-tel-làn-za] s.f.

    1 Legame naturale; vincolo affettivo tra fratelli: rapporto, sentimento di f.

    2 estens. Sentimento di affetto e solidarietà che lega più persone tra loro come fratelli; comunanza di ideali e di intenti: la f. tra i popoli

    fraternità
    [fra-ter-ni-tà] s.f. inv.

    • Vincolo naturale d’amore che esiste tra fratelli SIN fratellanza; estens. sentimento di solidarietà, di amicizia simile a quello che lega tra loro i fratelli: la f. tra i popoli

    (Dizionario Sabatini Coletti)

  12. sì, sono sinonimi. Ipotizzavo che fra i due avesse scelto ‘fraternità’ perche più vicino, per assonanza, al francese della triade.

  13. Infatti, sono d’accordo con te. D’accordo anche sullo stile vagamente evangelico che veicola contenuiti laici, il tentativo sembra quello di saldare la sua autorevolezza (che è un patto, non un dato) su un denominatore comune della nostra cultura, che certamente gli e ci appartiene. Anticlericali compresi. Ora, la congiuntura è particolare, infatti sono un po’ incerta da un punto di vista della strategia comunicativa più efficace. Da una parte il sistema di preconcetti che si è creato negli ultimi anni sugli stili discorsivi di spessore umanistico è molto solido, non a caso l’argomento della retorica e dell’insofferenza al “buonismo” è trasversale (mi piacerebbe che fosse tenuto insieme all’insofferenza nei confronti del “cattivismo”, ma questo è un altro discorso). Bisogna però considerare che finora l’opinione pubblica è stata incoraggiata a legittimare un sistema di pensiero molto peculiare e contraddittorio, che attualmente manifesta elementi di crisi. D’altra parte mi sembra che il vuoto di riferimenti si sia acutizzato, quindi un prudente ritorno alle origini, anche stilisticamente, potrebbe avere un valore consolatorio, e risultare vincente. Non deve esagerare fino al punto di non farsi capire (che è una sua tendenza), ma questo ultimo colpo di mano, che al di là della perfettibilità formale trovo strategicamente molto elegante, mi fa ben sperare.

  14. un prudente ritorno alle origini in stile Guareschi, però. Non so, sicuramente arriva, ma non so dove.

  15. Gentilissima Giovanna Cosenza
    leggo abitualmente i suoi post per la disamina puntuale dei vari linguaggi ma mi permetta farle questa nota.
    Vendola ha ribadito che “liberazione” è la parola giusta, più che “giusta” direi molto efficace emotivamente e le estrapolo un mio commento al Corriere della Sera-Forum Scioglilingua del 1 giugno in cui parlavo proprio dell’uso di questa parola: “La lotta intrapresa dai diversi schieramenti politici per le recenti elezioni amministrative è stata direi all'”ultima parola”; ma quel che mi ha colpito maggiormente sono stati i discorsi di insediamento dei due neo sindaci di Milano e Napoli. Ambedue hanno usato la parola “liberazione”, la città è stata liberata. A parte che nel caso di Napoli aver usato tale termine è stato un po’ comico perché la città risulterebbe “liberata” da una compagine dello stesso o quasi orientamento politico, ma veniamo invece “al dunque”.
    Se consideriamo il significato di liberazione già presente nella Bibbia si nota che vi è una doppia valenza del concetto: l’uscir fuori da una situazione opprimente, di indigenza e precarietà e la speranza di conquistare un nuovo e più felice stato di vita. Ma senza voler andare così a ritroso nel tempo è sufficiente pensare alla “Festa della liberazione” del 25 aprile che fu introdotta nel nostro paese con una precisa valenza politica e simbolica: non solo esaltare il ruolo che il CNL ebbe nella liberazione del nostro paese ma attestarne i componenti come depositari dei valori di libertà e democrazia.
    Premesso questo intendo sottolineare che il termine è stato usato proprio artatamente perché al significato linguistico è possibile abbinare il valore simbolico, rafforzandone così l’efficacia, ed è evidente che ciò può provocare forti emozioni capaci però di paralizzare ogni forma di critica consapevolezza; la parola ha dunque una carica persuasiva più per influenza emotiva che per logica argomentazione”.
    Cordialmente
    Ivana Palomba

  16. Ma siete sicuri sia un’autocritica?

    Io l’ho letta più come come una stoccata,
    seppur di fioretto.

    Secondo me il senso è:

    “Caro Giuliano, non cercare di fare il furbo.
    Se pensi di accreditarti come “pacato” a mie spese
    non hai capito semplicemente un cazzo!
    Sappi che, se continui così, sarò pronto a incalzarti
    “da sinistra” non appena ti “dimenticherai”
    (e te ne “dimenticherai”) dei “fratelli” rom e musulmani!”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...