Celentano, il nucleare e l’apocalisse

Giovedì scorso ad Annozero è andato in onda l’appello di Adriano Celentano per il referendum del 12-13 giugno sul nucleare. All’appello è seguita una rivisitazione di circa 8 minuti del video «Sognando Chernobyl», uscito nel 2008 come singolo dell’album «L’animale».

Mentre dal testo della canzone è scomparso il riferimento alla pena di morte in Texas e agli errori giudiziari con cui si assolvono assassini, il video (QUI la versione originale) è centrato sulle immagini (nuove) dello tsunami e della catastrofe nucleare in Giappone, combinate a quelle del dopo Chernobyl (che già c’erano) e integrate con immagini (nuove) di Berlusconi che parla dei piani nucleari italiani e di Beppe Grillo che invece predica contro.

Come se Celentano – e Annozero con lui – ci dicessero: «L’apocalisse già immaginata nel 2008 da Celentano, come punizione mandata dal Signore perché gli uomini possano espiare le loro numerose colpe e in particolare quelle contro l’ambiente, è già cominciata a Fukushima. Se vuoi impedire che continui, vota al referendum».

Ora, l’ambientalismo, l’antinuclearismo e la vocazione predicatorio-apocalittica di Celentano sono noti da decenni. Anche l’abilità comunicativa e la mancanza di scrupoli di Michele Santoro lo sono: per fare audience e ottenere un obiettivo (in questo caso portare acqua al mulino dei referendum) è disposto alle alleanze più inedite. Poiché credo che, se i referendum raggiungeranno il quorum, molto dovranno all’appello di Celentano e alla successiva diffusione su internet del video, l’alleanza strategica è ineccepibile.

Vorrei solo sottolineare che:

1. La posizione di Celentano – e di Annozero con lui – somiglia molto a quella del vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei, che in marzo aveva scandalizzato molti dichiarando a Radio Maria (QUI l’intervento) che la tragedia di Fukushima andava intesa come un «giusto castigo di Dio» perché «alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive», e mentre Dio premia o castiga gli individui nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni.

2. L’apparizione ricorrente dell’uomo nero con il copricapo arabo fra le immagini di distruzione nel video mi pare un contributo a certe paure occidentali dell’islam che Celentano poteva evitarsi.

Credo infine che, sull’ambientalismo di Celentano, basato sull’assunto che «Non si deve sfidare la natura», sia vero ciò che Mino Fuccillo ha scritto su Blitz Quotidiano:

«Ha detto Adriano Celentano: “Non si deve sfidare la natura”. Rispettabile opinione. Solo che l’intera modernità e ancor prima, anche il modo e la civiltà greco-romana furono fondate sulla voglia, il diritto e l’umana aspirazione a “sfidare la natura”.

Sfida la natura l’Ulisse di Omero e quello di Dante. Sfida consapevole alla natura è il “nati non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”. Avesse rispettato il “divieto” di Celentano, Ulisse non avrebbe mai varcato le Colonne d’Ercole. L’intera classicità greco romana non conosce e non pratica quel divieto, anzi considera la stessa divinità immanente nella natura: scopri ed esplora la natura e incontri il divino.

Fu il cristianesimo a separare natura e divino, a narrare che il creato era, in quanto tale, immutabile, trascendente, accessibile agli uomini solo mediante percorsi guidati che contenevano appunto divieti di transito.

La scienza rinascimentale, la ricerca empirica, la scienza sperimentale, insomma Galileo, Cartesio, Newton nascono e sono possibili perché praticano e accettano la sfida alla natura. Questo e non altro vuol dire guardare nel cannocchiale oppure accettare il divieto di guardarci dentro. Sfida e che sfida alla natura era sostenere, provare che l’universo non aveva stelle fisse e che la Terra non era piatta. E sfida alla natura fu l’Illuminismo e poi il Positivismo, insomma le “ideologie” della democrazia, del potere politico non per diritto divino, dello stesso capitalismo, del secolo dell’industria, della ricerca scientifica alla base di ogni successiva tecnologia.

Non c’è stato solo questo nella storia delle idee e delle culture dell’umanità. C’è, forte e rispettabile, l’idea dei limiti dell’umano, della diffidenza verso la ragione orgogliosa. C’è il romanticismo, ci sono le tante e varie forme della secolare cultura della destra che è cosa più antica e ampia di Berlusconi nonostante questo concetto si Internet non si trovi e neanche sui libri di scuola e neanche nelle tesine all’Università.

La grande tradizione culturale della destra, fatta di filosofi, teologi, romanzieri, poeti concorda da secoli se non da millenni con Celentano sul fatto che “non si deve sfidare la natura”. Ma Omero e Dante erano già ai loro tempi per così dire “più a sinistra” di Celentano.

Ed è curioso che la contemporanea opinione pubblica che si sente e si auto percepisce come “di sinistra” ascolti come musica “sua” il canto sulle note della cultura, cultura vera, della destra. Succede con Celentano e non solo, succede spesso proprio ad Annozero e spesso anche a Rai3. È un fatto, una notizia e con le notizie non si polemizza. Basta darle tutte le notizie, e capirle.»

 

37 risposte a “Celentano, il nucleare e l’apocalisse

  1. Celentano ha sempre rappresentato il peggio di questo paese. Sin dai suoi inizi, il suo rock populista e poverista era solo una penosa imitazione di modelli stranieri. All’apice delle sua popolarità di sagrestano dei buoni pentimenti cattoqualunquisti, era persino arrivato a irridere gli operai e i sindacati. Non è un caso se la Santache’ ha ammesso di essere stata una sua fan. Come regista fa semplicemente pena. I suoi predicozzi banali in tv (dalla famosa lavagna al suo mondino ‘rock’), sono sempre stati un distillato di opportunismo del momento e di demagogia. Spacciarlo oggi come progressista e pensatore illuminato, è semplicemente ridicolo. Eppure, anch’io mi turo il naso e dico: “Ben vengano questi cialtroni se il loro blabla serve a indebolire quel comitato d’affari e di puttanieri che hanno rincoglionito mezzo paese”. Se la sera della sua elezione, Pisapia è andato da Lerner – e non altrove – un motivo ci sarà.

  2. Io dico solo che lo show di Annozero è stato semplicemente imbarazzante.
    Mette tristezza l’idea che le voci di chi rifiuta il nucleare su basi razionali (Umberto Guidoni, Carlo Rubbia, Margherita Hack che dice sì alla ricerca ma no al nucleare in Italia nel contesto attuale…) finisca in secondo piano rispetto a piazzisti come Celentano.
    Ma del resto non è la prima volta per Santoro: anche la puntata sulle droghe con Morgan ha fatto mettere le mani nei capelli a chi da anni, e su basi molto più scientifiche, si batte per la legalizzazione…

  3. Condivido l’articolo e il commento di skeight1985. Purtroppo è in occasioni come questa che emerge limpida l’arretratezza dei moduli comunicativi usati in tv. Il fine non è *informare*, ma *formare* e purtroppo è un vizio che Santoro condivide ormai troppo spesso con le ali assai meno moderate di tutto il giornalismo italiano (Giornale, Libero e Repubblica compresi).

    Detto ciò, e a prescindere dalle posizioni sul referendum, qualsiasi persona di media istruzione dovrebbe capire che Celentano fa demagogia e che non ha senso dare voce (e potere) a opinioni che si fondano sul sentire personale, sul credo, sulle suggestioni. All’alba del 2011 dobbiamo ancora subirci dei cialtroni che dal piccolo schermo ci dicono che cosa è meglio e cosa è peggio, senza uno straccio di preparazione su ciò di cui riferiscono.
    Per questo, giungere perfino a concedere a Celentano una postazione privilegiata, donde potesse esprimere la sua predica praticamente astratto dal dibattito, è stata una mossa vergognosa. Di quelle cose che, alla fine, giustificano il qualunquismo elettorale e soprattutto danno ragione al classico omino che sentenzia: “so’ tutti uguali, ciascuno bada al proprio tornaconto”.
    Quando cambieremo (canale)?

  4. Sarà per deformazione professionale (sono un ingegnere) ma, quando si tratta di argomenti che richiedono un minimo di conoscenza tecnica per poter essere compresi, il mondo per me diventa bianco o nero. Le sfumature di grigio vanno bene per la musica, l’arte, la letteratura, espressioni per cui ognuno di noi ha un sentire diverso e dalle quali nasce l’incanto o il disgusto. Quando si tratta di tecnologia, di processi fisici, credo si dovrebbe usare solo il raziocinio per decidere. Quello che leggo in questi giorni sui giornali o vedo in televisione mi richiama alla mente la parola plagio. Sogno un’ora, una sola, di trasmissione televisiva fredda e oggettiva, apartitica, apolitica, senza insinuazioni morali; sogno un monologo di parole comprensibili ai più pronunciate da un tecnico competente che, con l’aiuto di grafici e disegni, stenda un elenco il più possibile completo di tutti i pro e i contro dell’energia atomica paragonandoli, con lo stesso metodo, alle altre fonti di energia. Costi e benefici economici includi, citati da fonti attendibili e verificabili. Nessuna conclusione. Nessuna voce di menestrelli, nessun predicatore in sottofondo. Solo fatti concreti, che aiutino i non addetti ai lavori a formarsi una base di competenze minime da cui far scaturire le personali considerazioni, per il si o per il no. Ulisse ha varcato le colonne d’Ercole, e ha fatto benissimo, ma sapeva navigare.

  5. sottoscrivo il commento di unarosaverde.

  6. e mi sembra verissimo quello che Giovanan dice qui:
    Come se Celentano – e Annozero con lui – ci dicessero: «L’apocalisse già immaginata nel 2008 da Celentano, come punizione mandata dal Signore perché gli uomini possano espiare le loro numerose colpe e in particolare quelle contro l’ambiente, è già cominciata a Fukushima. Se vuoi impedire che continui, vota al referendum».

    Che, forse, richiama anche il post su Vendola e sul suo linguaggio evangelizzatore.

  7. sottoscrivo anch’io il commento di una rosaverde.

    E aggiungo che il tipo di comunicazione che lei descrive ha anche una sua intensa qualità emotiva.
    Ragionare con cura e obiettività, vincendo continuamente la tentazione di cedere ai propri inevitabili pregiudizi, richiede un impegno passionale: passione per la solida e concreta realtà delle cose, quasi eroico continuo azzeramento del “tasso di Sé” (cito diait).

    E’ il tipo di informazione che chiunque desidera avere quando deve prendere una decisione difficile riguardo alla cura di una grave malattia propria o di un familiare. E, in casi del genere, noi vogliamo sentire nel medico tutta la sua tensione verso la verità, verso il più accurato bilancio dei pro e dei contro.

    Se vogliamo che tocchi a noi decidere sul nucleare, e anche sull’acqua, è di questo genere di comunicazione che abbiamo bisogno.
    In tutti questi casi, la scelta è tecnica, non morale. Sui valori a monte sono d’accordo tutti.

    Una cittadinanza matura, in casi come questi, dovrebbe manifestare un rigetto nei confronti dei persuasori. Nel senso detto così bene da unarosaverde.

  8. Vittorio Cobianchi

    Condivido quanto dice Giovanna, e il commento di Rosaverde. Aggiungo che, a mio modesto avviso, i referendum hanno senso se sono fatti su grandi temi di coscienza, o su tematiche riguardanti i diritti civili: un referendum su una tecnologia o su un tema complesso come quello regolato dal decreto Ronchi è del tutto insensato. Io non ne so nulla del decreto Ronchi, e non ho nessuna intenzione di studiarlo, perché eleggo i miei rappresentati apposta perché si occupino di far arrivare l’acqua a casa mia, di ritirare la spazzatura, di aprire l’asilo e di tenere in ordine il parco dei bambini, il tutto il meglio possibile e a un prezzo accettabile. Se non ci riescono, mi informo del motivo e, eventualmente, voto chi ha una proposta che mi sembra migliore. Come posso dare un voto consapevole sul decreto Ronchi? E non sono nemmeno la persona più ignorante che conosco.
    A questa stregua, perché non facciamo un referendum per abolire il codice della strada, impedendo la circolazione delle auto e salvando 6.000 vite l’anno? Non sarebbe meritorio?

    Per quanto riguarda Santoro, non mi piace da tempi non sospetti: fu lui, in una puntata di Moby Dick, a lanciare il caso Di Bella, invitandone il figlio (un agente di viaggi…) a parlare del metodo del padre e a denigrare gli strumenti terapeutici dell’oncologia tradizionale, in particolare la chemioterapia, senza alcun contraddittorio. Mio padre era appena morto, e mi immaginai che cosa avrebbe potuto pensare se avesse visto la trasmissione prima di andare a fare uno dei suoi dolorosissimi cicli di cura. Fosse stato per me, avrei tolto a Santoro la tessera di giornalista allora per non ridargliela più. Faccia pure le sue piazzate, ma sotto un tendone per un pubblico pagante e non dietro lo scudo della professione giornalistica.

  9. Vittorio Cobianchi

    (Comunque sia, l’intervento di Celentano si inserisce perfettamente nel filone di populismo antiscientifico così caratteristico dell’Italia del quale si parlava con Giovanna qualche post fa).

  10. a Vittorio Cobianchi
    D’accordissimo!
    Avevo scritto, un po’ vigliaccamente: “Se vogliamo che tocchi a noi decidere sul nucleare, e anche sull’acqua…”. Ma neanche io voglio decidere su questi temi così complessi e tecnici! (Quindi non voterò.)
    Sul divorzio e sull’aborto sì. Sul nucleare e sull’acqua no. Come dici benissimo tu, “eleggo i miei rappresentati apposta perché si occupino di far arrivare l’acqua a casa mia…. Se non ci riescono, mi informo del motivo e, eventualmente, voto chi ha una proposta che mi sembra migliore.”

  11. Attilio A. Romita

    Premessa, tanto per chiarezza, condivido TUTTI gli interventi che precedono, soprattutto da Rosaverde in avanti.
    Una domanda: ma dove sono tutte queste persone ensate quando Celenttano sproloquia come angelo del signore invece di fare quello che, solo in parte sa fare come canticchiare.
    E dove son finite le stesse persone quando qualcuno giudica sanntoro come va giudicato, un chiaccherone che da voce a chiaccheroni con l’aria di scoprire …l’acqua calda nella quale felicemente si crogiola.
    Infine una precisazione al primo commento di skeight1985 (12:49:32) : Rubbia da 50 anni va predicando sulla realizzazione della fusione per generare energia, ha fatto milioni di esperimenti, ha guadagnato prebende e meddaglie, ma non ha realizzato nulla.
    Guidoni è un ottimo astronauta e le sue considerazioni sul nucleare valgono quanto quelle di qualsiasi altro …il suo valore massimo è di avere la testa tra le stelle.
    Margherita Hack, che ha la testa tra le stelle, ma il cervello ed il corpo sulla terra, non è contro il nucleare, ha solo commentato che per attuarlo occorre solo fare le cose per bene…..

  12. Condivido il post dottoressa e tutti i commenti soprattutto di Unarosaverde, cosa posso dire? E’ chiaro a molti (ma non a tutti) che i referendum hanno assunto un significato politico e il quorum serve per “abbattere” il premier, è stata fatta (o quasi ) una santa allenaza tra partiti per arrivare al quorum e si userà qualsiasi mezzo possibile o immaginabile per arrivare all’obiettivo: Ad espugnare Roma, avrebbe detto Nichi, detto questo entra in campo la comunicazione, il messaggio mediatico che deve raggiungere il popolo cioè da quella parte di italiani che sull’onda emotiva del disastro Giapponese e Chernobyl corrano a frotte a votare e 4 SI in effetti quello sul nucleare è trainante gli altri soprattutto quello che riguarda il legittimo impedimento, quello sull’acqua è semplicemente ipocrita…perchè in giro soprattutto sul web viene presentato come :Berlusconi vuole vendere l’acqua.
    Per concludere nella trasmissione televisiva adatta, schierata politicamente e costruita ad hoc contro Berlusconi si fa scendere in campo Il MESSIA Celentano. Quindi stiamo assistendo ad un’abuso del mezzo televisivo mediatico che attraverso un’aberrante stravolgimento del linguaggio, le immagini apocalittiche e la discesa in campo del MESSIA stravolgono il senso del quesito referendario incutendo paura e quindi provocando la decisione di votare contro.

  13. E’ una buona cosa che Santoro finalmente emerga per quello che è (vedi commento di Giovanna nel suo post, sopra).
    Se serviva il Messia Celentano, benvenga anche quello.

  14. Bel post e commenti ancora migliori. Aggiungo qualche considerazione dalla mia esperienza recente. Nell`ambito di un progetto per la comunicazione della scienza in campo ambientale (Giovanna, stiamo andando avanti, sebbene piano piano), stiamo conducendo una interessante serie di meetings con registi, scrittori, insegnanti, attivisti tipo Greenpeace, imprenditori ambientali, etc.
    Come ingegnere, condivido il commento e lo schema mentale di unarosaverde, ma la realta`e`parecchio piu`complessa. Non si puo`parlare di nucleare senza parlare di giustizia ambientale. In soldoni, un cittadino di un paese meno ricco chiede al borghese illuminato del paese ricco: perche`tu ci vieti di usare l`energia nucleare se tu l`hai usata per 50 anni?
    La ragione non basta, bisona considerare l`immaginario, le tradizioni e tutte le altre componenti della cultura di un popolo o di una fascia sociale. se no si finisce a fare i maestrini, e il maestro di solito si ignora…

    Come tecnico ambientale ho provato varie volte a comunicare concetti complessi ad un pubblico piu`vasto. Mica facile, bisogna affidarsi alla comunicazione, piu`che alla tecnica, ed entrare in sintonia con il pubblico, se necessario una persona alla volta. Sono convinto che questa comunicazione sia possibile, ma solo con il robusto apporto di comunicatori competenti e onesti. La demagogia, inclusa quella di Santoro, e`una pericolosa scorciatoia, anche se puo`aiutare a vincere un referendum.
    Riguardo alla fusione, non se ne parla fino al 2060 per lo meno. E`risaputo che i materiali di contenimento del nucleo non reggono l`usura e non garantisccono stabilita`al processo. Le stanno provando tutte ma il momento della realizzazione del primo reattore si allontana sempre piu`.
    E`probabile che dovremo farcela solo con le nostre forze, lasciando il controllo delle stelle ai nostri nipoti e bisnipoti (se ci saranno).

    Saluti e sisisisi

  15. Io invece ho trovato davvero irritante il brano di Mino Fuccillo citato da Giovanna, almeno quanto la viscidezza di Santoro e il “Non bisogna sfidare la natura” di Celentano (che suppongo per coerenza non si prenda neanche un moment quando ha l’emicrania). Basta per favore con i riassuntini culturali da Omero a oggi per venirmi a dire che Dante è più a sinistra di Celentano!
    Queste banalizzazioni sono avvilenti e superficiali (Dante ficca all’Inferno Ulisse, che muore proprio per non aver rispettato i limiti posti all’umano, tanto per dire) ma, soprattutto: che senso ha rispondere ad un’affermazione stupida argomentando i presupposti di quell’affermazione?
    Nessuno sfida la natura lavorando al nucleare, al massimo cerca di conoscere e sfruttare certi suoi processi, praticamente la stessa sfida che si fa sfruttando il vento per navigare a vela o accendendo un fuoco per scaldarsi: l’uomo ha imparato presto che il vento è insidioso, il fuoco brucia e che è bene essere prudenti, perché il controllo che abbiamo sul corso degli eventi non è mai totale.
    Predicare andando a colpire il lato emotivo (Celentano) o rifarsi (male) a un certo prestigio culturale per far passare il messaggio “chi la pensa così è un conservatore retrogrado cattolico antidemocratico” possono essere modi efficaci di cecare consenso, ma li trovo pessimi per trattare questo argomento.

  16. E’ vero: è molto difficile divulgare informazioni tecniche e scientifiche. E’ un lavoro di passione, come dice Ben. Richiede distacco, richiede competenza, richiede capacità di trasferire concetti complessi in parole di uso comune, richiede visioni di ampio respiro, consapevolezza della pluralità delle variabili, razionali ed emotive, e semplicità di trasmissione delle stesse. Difficile ma non impossibile: servono comunicatori competenti, di sicuro, ma sono dell’idea che molta della fatica dipenda anche dal fatto che non siamo abituati a ricevere questo genere di informazione, veicolata su larga scala, dai mezzi di comunicazione. Fuori dall’ambito lavorativo e dalle aule scolastiche, molto spesso c’è solo rumore di fondo e noi diventiamo intellettualmente pigri. O siamo stati resi tali.

  17. sì, mi associo a Frà, senz’altro, su Fuccillo, che ne approfitta per la solita tirata anticlericale, e col giochino destra-sinistra. Poi, forse sono io, ma mi sembra che faccia una gran confusione. Tra Ulisse, Dante, Omero, “secolare cultura della destra” e “grande tradizione culturale della destra”… Che polverone!

  18. Io che non ho MAI apprezzato Celentano come cantante romantico né rock, tendo ad apprezzare questi suoi contributi da predicatore alla Savonarola… pieni di eccessi, d’improprietà, persino di bigottismo, però “alla pancia” un po’ fanno bene, come dire.
    Detto questo però, noto un progressivo declino di spessore in questo suo tipo di prodotti, da “La pubblica ottusità” di 25 anni fa al recente “La situazione di mia sorella”, e adesso questo che mi ha fatto piegare dal ridere per 1 ora… Versi come salteremo tutti in aria, Bum! il cemento ci soffocherà, non si potrà più respirare, esprimono la pochezza che già era stata inaugurata in “la situazione politica non è buona, la situazione economica non è buona, da me a te qualcosa che ci unisce c’è”, insomma anche linguisticamente è poverissimo, mentre già erano meglio l’ottusità che col suo smerdare ha oscurato anche i raggi del sole, il nostro amore che non è fatto solo di noi due…

  19. @unarosaverde
    Dissento. Le sfumature grigie ci sono anche negli argomenti tecnici, specie quelli complessi come il nucleare. Il grigio sta nel fatto che quale energia sfruttare è una *scelta politica* e le argomentazioni a supporto, pur basandosi su fatti, possono cambiare di molto la percezione del problema.

    Concordo, ivece, sul fatto che in questo paese sia quasi impossibile parlare di fatti (pro o contro il nucleare, non importa) e presentare un ragionamento sensato con un capo e una coda su argomenti complessi.

    E se Celentano parla di centrali nucleari ad Annozero, io voglio Rubbia che mi parla della canzone italiana moderna a Sanremo. Citando Galileo e Newton.

  20. No, comizietto, il grigio lo diffonde solo chi vuole portare acqua la suo mulino, ottunde le scelte tecniche con argomenti speciosi e diffonde paure illogiche.
    Quale energia usare non è, e non può essere, una scelta politica; deve derivare da un calcolo funzione delle necessità che abbiamo e delle fonti REALMENTE capaci di soddisfarre quelle necessità.
    Quando una scelta tecnico-economica è fatta dalla politica, salvo rarissimi casi, produc risultati errati per molti e vantaggi economici solo per chi la sostiene. il 90% dei referendum italiani hanno queste caratteristiche

  21. @comizietto
    Non è chiaro in che senso “quale energia sfruttare è una *scelta politica*”.
    Tutti vogliamo l’energia che ha il migliore rapporto sicurezza/prezzo, a destra come a sinistra.
    Certamente, i più prudenti pretendono una soglia di sicurezza alta, a costo di rinunciare ad opzioni a prezzo molto basso. Ma prudenza e azzardo sono variabili soggettive, né di destra né di sinistra.

    Certo, chi può far profitto su certe fonti di energia tirerà l’acqua al suo mulino. Ma questo vale per il fotovoltaico come per il nucleare, per l’eolico come per il carbone o il petrolio.

    Forse, il comizietto, tu pensi a una produzione dell’energia massimamente decentrata in una miriade di piccoli impianti – cosa forse più fattibile con fotovoltaico ed eolico, ma possibile anche con altre opzioni.
    Non mi è chiaro il vantaggio politico, ma magari c’è, se me lo spieghi chiaramente. Poi bisogna vedere i costi.

    Non vedo drammatiche preoccupazioni e seri movimenti di opposizione riguardo alla prevalenza, in un settore ancora più delicato, di colossi come Microsoft, Apple, Google e Amazon, con una produzione altissimamente centralizzata.
    Forse anche perché consente i prezzi relativamente bassi e decrescenti di prodotti e servizi informatici, di cui noi e ormai gran parte del mondo godiamo.

  22. leggo uno dei titoli in prima pagina su Repubblica: “Valanga di appelli, digiuni e slogan sulle testate diocesane, un milione di copie per 190 giornali”. Tranne poche eccezioni, indicazioni per il sì. Tornando al “fratelli e sorelle” di Vendola e al messia Celentano da Santoro, e alle inedite alleanze cui accennavano alcuni. Fino a ieri, se la Chiesa interveniva su questioni sociali (secondo me legittimamente), dando indicazioni ai suoi fedeli, la cosa avrebbe suscitato solo di indignazione, in certi ambienti. Si sarenne parlato di ingerenza oscurantista. Oggi invece nessuna indignazione. Anzi. Santoro inviterà alti prelati in studio, fingendo grande interesse e deferenza. Repubblica plauderà agli eventuali interventi in questo senso del Papa, delle testate diocesane e di qualsiasi alto prelato si pronunci. Al di là di quello che ognuno pensa su questi temi, registro una lampante ipocrisia e una profonda mancanza di integrità.

  23. Conosciamo tutti Celentano. A 28 anni era il pasoliniano ragazzo della via Gluck e già si sospettava un certo ritardo (sui tempi? Non solo). 20 anni dopo era lo stesso ragazzo che deambulava cogitabondo in prime-time, pennarello in mano, lavagnetta sul cavalletto. Tutto compiaciuto aveva appena scritto il suo aforisma e se ne stava lì a contemplare la sua fatica, probabilmente sfinito per il travaglio e disorientato dalla vertigine delle vette raggiunte. La telecamera, irresponsabile o sadica, zoomava sulla frase: chi ama la guerra non a cuore. A senz’acca. La muta sequenza non sembrava avere fine quasi a sottolineare che se verba volant, scripta manent. Quello infinito silenzio a questa voce vo comparando. Erano i tempi di Bettino e il molleggiato declinava la pausa craxiana autorizzando nello spettatore un sospetto di afasia.
    Sono oggi convinto con Lec che anche nei suoi silenzi c’erano errori linguistici
    La Natura non è democratica, a chi dà molto a chi dà nulla. Celentano ha ricevuto un più che vantaggioso compromesso: una voce memorabile e un cervello da dimenticare. Forse per questo il cantante ha maturato un amore così elementare per il Creato. Madre Natura è buona invece l’artificio no, lo costringe a pensare e spesso ci si incarta. Quindi sospetta.
    Tuttavia la comparsata dell’altra sera ad Annozero è stato forse uno dei rari momenti in cui Celentano non fosse fuori luogo. Qualcuno dirà che un bel canto non vale una messa. Ma se il suo videoclip sognava Chernobyl (ed era comunque una prova d’artista, per quanto discutibile) ben più impresentabile era l’altro video, quello che pretendeva di raccontarla, firmato da quel talebano giornalistico di Corrado Formigli. Un servizio raccapricciante dove il cretino si muove nella foresta attorno a Chernobyl con un contatore Geyger avvicinandosi alle piante e poi ritraendosi inorridito mentre dice Raddoppia, 12, 15, 20, 25, 38, 40 è altissimo, è altissimo, troppo alto.
    Contatore che sta misurando in microSivert (10^-6, chiaro?). Quindi il finto (si fa per dire)tonto ha gioco facile a parlare di percentuali e raddoppi. Non pago, si dirige in un ospedale pediatrico, ci mostra il bambino infelice e, senza ovviamente dare alcun dato statistico, ci induce alla sineddoche mascalzona, alla correlazione insinuante.
    Naturalmente la qualità giornalistica di questi servizi(etti, nel senso di marchette) sta tutta nell’immancabile colonna sonora. Almeno Celentano fa il cantante e che garbi oppure no, il suo sognando Chernobyl può essere anche ascoltato a occhi chiusi. Invece Formigli non ci permette nemmeno di distogliere lo sguardo dalla sua propaganda pelosa, perché ci bombarda l’udito con il mood da requiem. Del resto lo sappiamo: la pancia ha orecchie per intendere, la pancia coglie quel che l’occhio non vede. Senaa dubbio il giornalismo dei Santoro è sensibile verso gli eventuali portatori di handicap.
    Celentano ha recitato la sua canzone, quella dell’artista che (stra)parla su ciò che (non) conosce. Mi domando invece perché i coristi debbano chiamarsi giornalisti.
    Ma Celentano ha forse tradito la causa ambientalista? No, ne è un degno interprete, la versione analfabeta ma solo formalmente ed esplicitamente.
    Ciò che infastidice negli antinuclearisti è che Celentano in qualche modo abbia finito per rappresentarli. Ma sotto sotto, l’antifona, l’armonica è compatibile.
    Prendiamo Repubblica, quindi il quotidiano che vende di più o che è più letto a Sinistra (il discorso seppur con sfumature diverse vale purtroppo anche per altri). Seguo da anni ogni articolo ambientalista che vi appare. E devo ammettere che solo una persona con una laurea fortemente scientifica, spirito critico e una buona dose di scetticismo potrebbe arrivare alla seguente conclusione: in tema energetico La Repubblica (capitanata dalle tre parche, il trio Ricci-Cianciullo-Gualerzi) spara una quantità di puttanate tali che un lettore non dico affezionato ma persino occasionale che vi si avvicinasse ne resterebbe orbato per sempre, incapace di rimettere in discussione l’infinita quantità di inesattezze, falsità, leggende, spregiudicatezze, a cui viene dato spazio. I tre in questione sono dei veri pasdaran: se sono in buona fede sono degli imbecilli. Ma sono imbecilli produttivi, con la vocazione al proselitismo.
    Credete davvero che un lettore sia in grado di prenderne atto e ammettere che il proprio opinion maker di riferimento non è così dissimile nei metodi dai brutti e cattivi che parteggiano a destra? Che shock sarebbe, cosa ci rimarrebbe? Un messia si può rinnegare, a patto di avere già trovato il successivo.
    Quando un calmo-violento come Ezio Mauro dice in video che le emozioni sono parte di noi e quindi è giusto tenerle in considerazione, e quindi ritiene esplicitamente lecito andare a votare sull’onda di Fukushima, non sta forse argomentando a destra, per dirla alla Fuccillo? La destra arcaica della liceità del linciaggio a caldo post reato ad esempio? Non sta forse gettando nel cesso gli insegnamenti e le cautele del pensiero illuminista che pretende in tante altre occasioni di difendere, e solo per un’utilità immediata?
    Per questo il ragazzo della via Gluck è il migliore della ghenga. Nonostante il successo e la ricchezza non si è mai mosso, restando nell’intimo dei suoi limiti in quella casa in mezzo al verde. È l’amico che è andato in città quello che ha tradito, quello che lo diceva mentre piangeva.
    Però quel ragazzo ne ha fatta di strada.
    Indovina un po’ che professione ha scelto?

  24. Un bel post, ed una bella occasione per riflettere sparsa tra i commenti…dove quasi tutti hanno ragione, ed è questa la cosa bella. Si può discutere, si possono portare avanti le proprie idee, senza insultarsi, cercando di spiegarsi, però purtroppo si rimane in alcuni ambiti che, seppur via via più importanti, vengono denigrati dalla maggior parte dell’opinione pubblica (cosiddetta) formata dalla tv e dai giornali schierati. Non me ne vogliano gli amanti del calcio, ma sembra sempre più di assistere a scontri tra ultrà, nei salotti ‘politici’ l’unica cosa che non si fa è proprio politica. Bello il commento di unarosaverde, razionale sì ma purtroppo utopico. E fors è proprio di utopie che abbiamo bisogno, di utopie, ma anche di scendere in campo, personalmente, cominciando a criticare tante cose, la delega in ogni cosa, noi consegnamo la nostra capacità di decidere in tutti i campi… politica, sindacato, e via discorrendo…

    c’era un bel motto (che purtroppo si sente sempre meno) che calza in questa occasione

    se non ora, quando
    se non io, chi per me

  25. Concordo su Ugo su tutto, in particolare su Repubblica, che leggo con raccapriccio ogni giorno da tanti anni.
    La leggo per capire dove nascono e come vengono alimentate le false idee di gran parte dell’opinione pubblica di sinistra, cui appartengo.
    (Su Repubblica ci sono poi anche ottime cose, gli articoli di Giovanna ad esempio, ma sono marginali.)

    La TV di Berlusconi ha fatto e fa grandi danni, specialmente sulle ragazzine e i ragazzini meno istruiti.
    La Repubblica ha contributo a contribuisce a diseducare intellettualmente, nei modi accennati vividamente da Ugo, qualche milione di persone istruite, che possono poi influire su tanti altri.

    Ci si può chiedere quale dei due abbia effetti più nocivi sulla società italiana.

  26. La Repubblica ha contributo a contribuisce a diseducare intellettualmente, nei modi accennati vividamente da Ugo, qualche milione di persone istruite, che possono poi influire su tanti altri.

    è un giornale ‘militante’ che usa qualsiasi informazione non per approfondirla ma per usarla – banalizzandola, semplificandola, ‘lavorandola’ – contro l’avversario di turno. Anch’io sono fra i suoi lettori “di sinistra”, e mi associo a Ben.

  27. L’importante è votare contro il nucleare e punto, ricordatelo!
    Celentano è un grande e sempre lo sarà, è la voce della coscienza, quella coscienza che molti non sanno neanche più cosa sia.
    Leggete, leggete qua: http://wp.me/p19KhY-kF

  28. Un giornalista non e`necessariamente un buon comunicatore, e anche se lo fosse, non avrebbe il tempo di pensare, visti i ritmi imposti dai media.
    Restando nel campo scientifico, che un po`conosco. Un piccolo risultato che voglio pubblicare mi costa 6 mesi di lavoro e richiede 15-20 stesure. Un giornalista, invece, legge il riassuntino di nature (spesso senza capirlo), da`un`occhiata alla cartella stampa dellàzienda tra un panino e l`altro, e poi cerca di dare una struttura al tutto con le sue opinioni, che non dovrebbero trovare spazio nell`articolo.
    Dispiace vedere errori e inesattezze (in tema di ambiente) anche su altri giornali, che potrebbero dedicare piu`tempo a scrivere analisi.

  29. Concordo con Diait riguardo la strumentalizzazione della sinistra attraverso repubblica della posizione di alcune diocesi contro il nucleare …cosa ti aspettavi? “l ‘antiberlusconismo” (macchina potente e ben oliata vedi la liquidazione milionaria di Santoro dalla Rai) farà qualsiasi cosa per mandare a casa Berlusconi, Comunque non vedo una posizione ufficiale del Vaticano in merito al referendum sul nucleare (almeno per adesso), Il Papa in Croazia ha parlato d’altro.
    Comunque è stato un vero piacere leggere questo bel post da cui è nata una discussione serena e molto costruttiva…..detto questo
    Io non andrò a votare, è un referendum politico? Bene anche l’astensione è una risposta politica.

  30. @attilio a. romita e Ben

    Le scelte non si fanno *solo* con la razionalità, nemmeno le più semplici. Figuriamoci quelle complesse.

    Se a me piace un prato di pannelli fotovoltaici, ad altri potrebbe piacere una bella centrale nucleare in casa. Che facciamo? Imponiamo una delle due scelte perché è la più razionale? Le informazioni sono utili per decidere, ma non sono determinanti; spesso decidiamo senza informazioni o con informazioni lacunose. Le informazioni sono *necessarie*, ma dobbiamo anche capire cosa vogliamo dal futuro e quali sono i nostri desideri. Io questa la chiamo “politica”.

  31. Da premettere che sono contro il nucleare ,
    Facendo un giro sul web, soprattutto su facebook, ho potuto notare il tono apocalittico nei profili di antinuclearisti, anche cattolici, ne ho dedotto che le persone hanno recepito il messaggio di paura e credo che il quorum si raggiungerà abbondantemente, da ciò scaturisce la mia riflessione:
    All’indomani del voto riprenderemo le nostre attività, accenderemo i nostri condizionatori nelle case, gli uffici, il lavoro le fabbriche ripartiranno ma nessuno si sofferma a pensare che tutta questa energia che fa muovere l’ Italia tutti i giorni proviene in parte anche dalle Centrali nucleari di Francia, Svizzera ecc. Centrali
    costruite e funzionanti da decenni a rischio e pericolo delle popolazioni locali.
    Ci piacciono le comodità ma per favore le scorie radioattive nei giardini oltre confine…..nei giardini degli altri. Della salute degli altri non ci frega per niente ….
    Mica siamo stupidi noi.
    A noi italiani, danno fastidio le pale eoliche perchè deturpano le colline , le distese di fotovoltaico perchè rovinano il paesaggio , e subito accorrono gli ambientalisti a fare scioperi e sit-in a strillare e strapparsi i capelli.
    Sono Antinuclearista, il nucleare deve sparire da tutt’Europa da tutto il mondo se vogliamo evitare l’Apocalisse, e la battaglia contro il nucleare deve coinvolgere TUTTA l’ Europa, trovando insieme energie alternative, ma nel frattempo nel nostro paese?
    Nel frattempo abbiamo le centrali nucleari d’oltralpe. Mica siamo stupidi

  32. @il comizietto
    Tu dici “dobbiamo anche capire cosa vogliamo dal futuro e quali sono i nostri desideri”.
    I miei desideri mi sono generalmente piuttosto chiari.
    Il problema è capire quali sono realizzabili in quale misura, tradurli in obiettivi raggiungibili, e trovare le vie per raggiungerli davvero.
    Non è così anche per te?

    Credo che tu, come me, voglia l’energia meno nociva al prezzo più basso. Non è così?
    Se invece per te conta anche molto che ‘solare’ abbia una risonanza emotiva migliore di ‘nucleare’, al di là di ogni ragione razionale, mi arrendo.🙂

  33. ancora @il comizietto
    La tua frase “dobbiamo anche capire cosa vogliamo dal futuro e quali sono i nostri desideri” mi sembra davvero straordinariamente espressiva di una mentalità che mi è difficile capire, ma ci provo.
    Forse la tua è una sintesi del pensiero utopico: capire quale sarebbe il mondo ideale, massimamente corrispondente ai nostri desideri.
    E’ così?

  34. @il comizietto, con simpatia evidente, spero non molesta🙂

    Ho scritto:
    “I miei desideri mi sono generalmente piuttosto chiari.
    Il problema è capire quali sono realizzabili in quale misura, tradurli in obiettivi raggiungibili, e trovare le vie per raggiungerli davvero.”

    Dico meglio:
    I miei desideri mi sono generalmente piuttosto chiari.
    Il problema è capire quali sono realizzabili in quale misura, *quali compatibili con quali altri*, tradurli *poi in un insieme ragionevolmente ben definito* di obiettivi raggiungibili *con una loro gerarchia di priorità*, e trovare infine le vie per raggiungerli davvero, *o avvicinarmici quanto più possibile. Il tutto con emozioni e dubbi di ogni genere e sfumatura.*

  35. ultima per il comizietto

    Dico ancora meglio:
    … Il tutto con dubbi, ripensamenti, riprogrammazioni ed emozioni di ogni genere e sfumatura.

    E’ forse questo che intendi, più o meno, con “dobbiamo anche capire cosa vogliamo dal futuro e quali sono i nostri desideri”?
    Se è così, non ti sembra che in tutto questo la razionalità, esplicita e implicita, abbia una parte grandissima, e sia intessuta di emozioni, anche senza esserne sopraffatta?”

    Come si può decidere sul futuro energetico senza dare fondo ad ogni calcolo razionale rilevante, con tutta la passione possibile per la massima comprensione dei pro e dei contro? Compito impossibile, per noi profani, senza l’aiuto di (o perfino la delega della scelta ad) esperti affidabili.
    Non faremmo così, con estrema razionalità e massima passione, per un nostro figlio, se dovessimo prendere una drammatica e tecnicamente complessa decisione sanitaria per la sua sopravvivenza?

    La tua frase “Se a me piace un prato di pannelli fotovoltaici, ad altri potrebbe piacere una bella centrale nucleare in casa” si adatta meglio alla scelta di un gelato. Non ti sembra?
    (Senza nessun intento polemico, solo per amor di verità)

  36. Ancora una picccola riflessione aldilà di quello che vorremmo c’è da chiedersi piuttosto che possibilità abbiamo?? La Scienza nicchia al riguardo delle risorse energetiche del pianeta e sommessamente parla a favore del nucleare, lo dice sottovoce senza enfatizzare troppo la possibilità che l’umanità stia raschiando il fondo del barile considerando la sanguinosa guerra in Libia per il petrolio…allora che possibilità abbiamo?
    In Europa dopo Chernobyl penso che abbiamo sbagliato tutto, va bene l’euro ma al primo posto i nostri governanti dovevano concentrare sforzi comuni per la messa in sicurezza delle centrali nucleali e pensare ad energie alternative, così come abbiamo rafforzato L’ Unione con l’entrata di nuovi Stati membri dovremmo pensare al futuro energetico sicuro per la sopravvivenza dei nostri figli.
    Invece il disastro del Giappone ci ha preso in contropiede.
    L’attuale governo è in standbye riguardo al nucleare e penso abbia fatto bene, comprendo che che sia stata anche una mossa politica -elettorale ma la politica è fatta anche di decisioni – strategie da prendere con “audacia” assumendosene le responsabilità.
    La riconversione energetica in Europa, e di conseguenza in Italia dal momento che dipendiamo totalmente da altri paesi per l’approvvigionamento energetico, sarà molto lunga e costosa soprattutto per noi, questo deve essere chiaro.

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