Perché i politici di sinistra dovrebbero sorridere di più

Ho più volte lamentato il fatto che Bersani non sorride quasi mai. Anche Rosy Bindi lo fa poco. Vendola già meglio, ma giusto un po’.

Quando lo dico, puntualmente mi becco la risposta scocciata di qualche militante di sinistra: «Perché dovrebbero? Con tutti i problemi che abbiamo, non c’è niente da ridere». Oppure: «Non sorridere è forse una colpa?». O ancora: «Fra il sorriso falso di Berlusconi e la faccia seria di Bersani, meglio Bersani».

Ho trovato su PsyBlog – un blog inglese di divulgazione psicologica molto ben fatto e sempre aggiornato con ricerche accademiche accreditate – una sintesi in 10 punti dei benefici sociali e individuali del sorriso.

Traduco liberamente solo i tre più rilevanti per la comunicazione politica (trovi gli altri QUI):

1. Se sorridi di più, è più probabile che gli altri si fidino di te

Il sorriso è un segnale di affidabilità: le persone che sorridono di più sono considerate più generose e disponibili di chi sorride meno (Mehu et al., 2007). Uno studio economico ha addirittura valutato che sorridere in una trattativa può aumentare del 10% la disposizione degli altri a fidarsi (Scharlemann et al., 2001).

2. Se hai sbagliato e sorridi, sarai trattato con più indulgenza

Secondo una ricerca condotta da LaFrance and Hecht (1995), siamo più indulgenti con chi si è comportato male o ha trasgredito qualche regola, se dopo averlo fatto sorride. Fra l’altro, non importa nemmeno che sia un sorriso falso, autentico o triste: se dopo aver sbagliato lo ammetti con un sorriso, gli altri saranno più propensi a perdonarti. Stessa cosa se hai commesso una gaffe: anche il sorriso imbarazzato induce indulgenza (Keltner & Buswell, 1997).

3. Se devi nascondere ciò che pensi o mentire, un sorriso ti aiuta a farlo

Come molti sanno, i sorrisi falsi coinvolgono solo la bocca, mentre quelli autentici muovono anche la parte superiore del volto, producendo le cosiddette zampe di gallina. Una ricerca recente (Duchenne: Key to a Genuine Smile?) dice che l’80% delle persone riesce a simulare bene, a comando, un sorriso autentico, che coinvolga anche la parte superiore della faccia. Resta però difficile farlo bene, perché bisogna calcolare anche i tempi: il sorriso non deve essere troppo lungo né troppo breve, ma soprattutto non deve partire troppo in fretta, perché pare che il sorriso autentico si diffonda lentamente (circa mezzo secondo) sulla faccia.

In ogni caso, è questione di pratica. E, poiché in politica le occasioni in cui si deve mentire o nascondere ciò che si pensa sono ogni giorno moltissime, è fondamentale che un leader si alleni a farlo.

Inoltre, fra un sorriso falso e un broncio, è sempre meglio il sorriso falso. Il che spiega perché Berlusconi ha sempre sorriso molto, anche a costo di stamparsi in faccia sorrisi visibilmente fasulli.

Infine, se leggi gli altri 7 buoni motivi per sorridere, pare che chi sorride spesso si senta meglio, tenda a essere circondato da molti sorrisi, e addirittura si allunghi la vita.

Perciò Bersani, sorridi!😀

Bersani serio   Bersani che sorride

9 risposte a “Perché i politici di sinistra dovrebbero sorridere di più

  1. Io però che sono uno di quelli che non sorride mai, se Bersani inizia a sorridere di più mi passerà definitivamente la voglia di votarlo. Mi fido di più della gente imbronciata ^__^

  2. A discolpa di Bersani. Lui sorride, spesso e di gusto. Forse il problema sta in chi sceglie le immagini.
    Campagna Elettorale a Torino
    Pier Luigi Bersani
    Campagna Elettorale a Torino
    Pier Luigi Bersani incontra i giovani
    Rimbocchiamoci le maniche
    Assemblea Nazionale

    E non ho fatto fatica a trovarne nel mio archivio😉

    Francesca

  3. Francesca, è quando fa i discorsi in pubblico che non sorride mai…

  4. Meglio dire le barzellette e fare tutti felici… come fa qualcuno…

  5. Incredibile a dirsi ma Bersani ha una formazione filosofica (cum laude). Dev’essere stata la tesi che l’ha rovinato perché quando da giovane sogni a sinistra e il tuo argomento è un Papa c’è spazio per pochi sorrisi e la vocazione è quella del diacono mancato. Se sei incline al sorriso la tesi la fai su un Leone X, che sorrideva sornione anche di “quella favola” di Cristo, non su Gregorio Magno, che lo lodava umbratile nel suo omonimo canto.
    Poichè Bersani ha poco da cantare almeno segua il proverbio all’insegna del motto del sor(ridere) per non piangere.
    Valga comunque per lui, ex Ministro dell’Economia, un invito al lieto volto in accordo all’efficienza della sua scienza triste: occorrono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere (i detrattori potrebbero aggiungere che servono molte idee per sembrare intelligente ma solo poche per apparire ebeti).
    Purtroppo Bersani crede davvero al proprio ruolo e sa che non ci sarebbero ragioni di cui mostrar gaiezza. Preferisce perciò aprire il volto in accordo con il cuore, portare sul viso le stigmate del miocardio. Bersani ha studiato il cristianesimo dei gesuiti per non mentire imparando che si può nascondere le verità per semplice omissione.
    Se al contrario accennerà un sorriso vorrà dire che la situazione è nera, perché per coerenza all’infarto corrisponde il sorriso eterno – che ci auguriamo politicamente.
    Non è che Bersani non inganni se stesso per non mentire ai suoi elettori. Sarebbe Luciferino come questa tripla negazione e Bersani è tutt’altro. Anche se fosse ateo, avrebbe più a modello Gesù. È quindi un buono.
    Come può una persona veramente buona avere il senso dell’umorismo?

  6. insomma, a Milano si è vinto grazie all’ironia leggera e alla creatività gentile di Pisapia e di chi l’ha sostenuto, in rete circolano molte cose che portano al sorriso (non sempre gradevoli…) possibile che a sinistra dobbiamo sempre avere il broncio, essere “militanti severi”, piccoli Robespierre che non concedono nulla all’irruzione del sorriso? Benigni, se non ricordo male, nel mezzo delle critiche a La vita è bella, citò un detto ebraico che all’incirca suonava così: quando si ride, si aprono i cieli!… e allora! apriamoli questi cieli!

  7. Ciao,
    la Terapia del Sorriso secondo Tiziano Terzani:

  8. ah io lascio questa che ho fatto tempo fa:

  9. Pingback: Bersani #pb2013: la svolta personalizzante - Giovanna Cosenza - Il Fatto Quotidiano

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