Il vento del Pd, le gambe delle donne e la mancanza di idee

Come ormai tutti sanno, in questi giorni il Pd romano sta pubblicizzando la Festa Democratica con questi manifesti (clic per ingrandire):

Cambia il vento Pd donna e uomo

Il problema, naturalmente, sono le gambe della ragazza, non la cravatta svolazzante: che senso ha pubblicizzare il Pd con un’immagine che ricorda Marilyn sulla presa d’aria della metro in Quando la moglie è in vacanza e/o Kelly LeBrock che la cita nel film del 1984 La signora in rosso?

Nessun senso, solo mancanza di idee, sopperita da una foto intitolata «Female Legs» e pagata pochi euro sul sito Istockphoto.com, che dimostra che nemmeno la pur banale citazione è farina del sacco di coloro che hanno fatto il manifesto.

Piattezza e scarsa cultura della comunicazione: come sempre nella politica italiana, locale e nazionale.

Eppure, poiché la scarsa cultura della comunicazione non riguarda solo la politica, ma l’Italia intera, nel giro di due ore mi arrivano una trentina di segnalazioni personali, esce una dichiarazione di «sconcerto» del comitato «Se non ora quando», le donne democratiche romane prendono le distanze dal manifesto, l’associazione Corrente Rosa scrive una lettera indignata a Rosy Bindi, le proteste sui blog e su Facebook gonfiano, premono, gareggiano fra loro a chi la spara più grossa, più veloce o più fine, a seconda dei gusti, o si rimandano l’un l’altra, dichiarandosi solidarietà reciproca, a seconda dell’indole (competitiva o meno).

Puntuali come sempre, da quando in Italia s’è risvegliato il femminismo (come lo chiamiamo: post-femminismo? neo-femminismo?), arrivano pure coloro che s’indignano contro le/gli indignate/i, con argomentazioni del tipo:

  • «le gambe della ragazza non sono affatto volgari, con quelle deliziose ballerine fucsia»;
  • «c’è pure il manifesto con l’uomo, dunque la campagna è paritaria» (a cui è stato risposto: «se fosse parità vera, il vento avrebbe dovuto aprirgli la patta dei pantaloni»);
  • «tutte scuse per prendersela col Pd, povero piccolo Pd»;
  • «ci sono campagne ben più volgari e offensive»;
  • «cosa stiamo a parlare di queste sciocchezze, ci sono problemi ben peggiori (si chiama «benaltrismo»);
  • «le solite babbione femministe: frustrate, moraliste e bacchettone», e via dicendo.

E io? Mi annoio, ecco cosa faccio. Il Pd gira a vuoto come la sua comunicazione, la politica e l’Italia girano a vuoto: l’abbiamo discusso più volte in questo spazio, analizzando casi ben più interessanti di questo. Non sarebbe ora di parlar d’altro?

Perciò non avrei mai scritto un post sulla minigonna al vento, se non fosse che finalmente mi segnalano ben tre guizzi di originalità da parte del Pd:

  1. il movimento LGBT romano di area Pd difende il manifesto sostenendo che non abbiamo capito nulla: quelle sono le gambe di un uomo, non di una donna, ed è in questo senso che «cambia il vento».😮
  2. la segreteria del Pd di Roma ha inviato una lettera aperta al comitato «Se non ora quando», in cui propone «una discussione pubblica alla festa» (il dibattito, il dibattito!) affinché possano «confrontarsi in modo libero diversi punti di vista, senza rappresentazioni caricaturali frutto di pregiudizi che banalizzano una discussione seria, dove nessuno pensi che un giudizio critico corrisponda a un moralismo bacchettone e un giudizio positivo ad un’assenza di posizione etica» (fonte: Mainfatti).😮
  3. pare che alcuni del Pd stiano azzardando un’altra interpretazione del manifesto: «il vento sta cambiando» perché la ragazza cerca di coprire, non di scoprire, le gambe (fonte: Mainfatti).😮

Questa sì, che è originalità.😀

 

49 risposte a “Il vento del Pd, le gambe delle donne e la mancanza di idee

  1. Non lo so: non riesco a farmi travolgere dai guizzi di originalità del Pd, nemmeno un po’! Quello che vedo sono solo due gambettine-stuzzicadente in ballerine color fucsia, colte in uno stereotipo iconografico. Di nuovo, uno stereotipo femminile (anche soltanto due cosciotte polpose, o anche un paio di polpacci maschili, sarebbero state più originali di questo),usato in propaganda politica. Poi, anche le obiezioni femministe sono ormai scontate, topiche, me ne rendo conto. Che noia, appunto.

  2. Ipazia: ero ironica… spero fosse chiaro.🙂

  3. Lavoro nella comunicazione dalla metà degli anni ’90.
    Allora, un ritornello classico era: “i creativi italiani non hanno fantasia, non vogliono rischiare perché il cliente per primo non vuole rischiare ecc…”.
    Dopo tanti anni sento dire le stesse cose. “mancanza di fantasia, poca voglia di rischiare ecc…”.
    Quello che mi dà fastidio in questo caso è questa nuova “pruderie”: Tutto si può dire di questa campagna (mi verrebbero in mente cento idee più carine con il giochino del vento che cambia), tranne che sia volgare.

    E’ solo una cosetta di serie B (come quella della cravatta, ancora più fiacca), come del resto è priva di fantasia la festa dell’Unità, che è eternamente uguale a se stessa, e su questo sarebbe interessante parlare.

  4. Agganciandomi al punto 1 tra i guizzi di originalità aggiungerei: che ne sai di cosa c’è sotto la gonna? Mica si vede!😄

    Per il resto noto che se la sono presa a male solo le femministe convinte… il resto (della rete) mi pare più sconvolto dall’ostentazione della frustrazione femminile più che dal manifesto in sé per cui concordo pienamente con la tua analisi!

  5. allego un contributo sul tema… fuori dalla diatriba bacchettoni/moralisti/femminste vs il resto
    http://www.spinningpolitics.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=309&Itemid=12

  6. Anche a me per un attimo le mani che coprono la gonna sono sembrate le mani di un uomo. Per un attimo.

  7. beh l’invito alla discussione da parte del Pd può far sperare che la prossima volta penseranno a qualcosa di più originale, per non doversi poi sorbire il dibattito. Certo sanno proprio coglierlo il vento, eh.

  8. Mah, sinceramente non so. Credo di capire le critiche alla foto, ma mi sembra un’esasperazione del politically correct. Mi sembra un poco eccessiva tutta questa polemica! In fondo anche la ex direttrice dell’Unità (donna e di sx) aveva pubblicizzato usando il suo culo… Uso del corpo? Allora non bisognerebbe più usare persone; prova a pensare: un sorriso, i denti, la mano.

  9. Faccio il pubblicitario da una vita, in tanti ruoli (anche cosiddetti creativi). Poco tempo fa, la mia associazione di riferimento (l’Art Directors Club Italiano) ha pubblicato un “Manifesto deontologico” (firmato da Pasquale Barbella, Annamaria Testa e dal presidente Massimo Guastini) che si chiude con una dichiarazione sul Pudore:
    “Consideriamo la sessualità libera da condizionamenti un grande valore, per
    la donna e per l’uomo. Il nudo in sé non può recare offesa, come l’arte stessa ci ha insegnato attraverso innumerevoli esempi. Ma giudichiamo profondamente scorretto ridurre i corpi umani a oggetto sessuale da abbinare a un prodotto in modo incongruo e pretestuoso, al solo scopo di rendere quest’ultimo desiderabile. Questo schema pavloviano è, oltre che inefficace nel promuovere l’autonomo valore del prodotto, immorale, perché svilisce l’esperienza e l’identità umana”.
    Aggiungo: sono stato e sarò sempre di sinistra (soprattutto ora, che dappertutto sento strillare che distinguere “sinistra” e “destra” non ha più senso) eppure, a malincuore, penso che l’odierno degrado culturale nel nostro paese sia da imputare soprattutto a “noi” – non solo ai nuovi fascismi travestiti da globalismo, liberal, società aperta, flessibilità. Il nostro peccato originale era l’astensione del PCI quando si trattava di buttare giù Andreotti. Il secondo botto l’abbiamo innescato quando non abbiamo contrastato concretamente il conflitto d’interesse. Poi, il salottino della Bicamerale, l’ostilità nei confronti di persone e movimenti fuori dal sistemone (Pasolini, Carla Lonzi, Ciprì e Maresco, Vendola), e l’eterno timore di disturbare i cattobuonisti, hanno fatto il resto. Quando la laicizzazione, la parità sessuale, la globalizzazione, la telefonia mobile, la free press, le radio libere, internet, la comunicazione virale, l’ecologia e l’ambientalismo, i social network, erano già in crescita esponenziale, i nostri maximi lider continuavano a incorniciare i loro memorial day a base di liscio, convegni e piadine, con striscioni creativi che inneggiavano in modo mai letto prima a I GIOVANI, LE DONNE, IL SUD.
    Se il “nostro” PD si ispira ai modaioli e a Miss Padania, non mi sorprende. Sembra di sentire un annuncio nelle nostre stazioni ferroviarie: “Il treno della modernità viaggia con un ritardo di centoventimila minuti”.

  10. Till Neuburg, grazie per il commento articolato e la partecipazione emotiva che ci hai messo. Conosco bene e apprezzo il manifesto dell’ADCI. So che alcuni pubblicitari italiani stanno lavorando (con fatica) per contribuire a cambiare questa cultura della comunicazione mediocre.

    La mia casetta, la pubblicità de L’Unità non appena la De Gregorio vi si insediò come direttore, appunto: un errore tanto sciocco quanto grave. Leggi qua:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2008/11/04/lunita-vista-da-dietro/

    Trovi esagerata la polemica? Se rileggi le tue parole e l’elenco delle argomentazioni di coloro che “difendono” il manifesto, come da me riportato nel post, vedrai che ti ci ritrovi…🙂

  11. Una piccola nota tecnica: credo che il manifesto PD sia sconfortante non tanto perché mostra 20 cm di gambe femminili ma perché, scegliendo questa soluzione visiva scontata e sciocchina, riduce una metafora semplice, potente (il vento cambia) con un forte radicamento storico (Fischia il vento…) e con un altrettanto forte rimando alla contemporaneità (il fortunato claim di Pisapia alle Amministrative milanesi) al suo significato letterale.

    Insomma, passiamo dall’annuncio di un rinnovamento della politica, segnato dal successo alle Amministrative, alle previsioni meteo.
    E tutto ciò per mostrare l’ennesimo dettaglio di corpo femminile. Taaaanto carino e gggiovane e vezzoso.

    Che senso ha? Ce n’è bisogno? Ne vale la pena? Davvero non si poteva fare altro?
    Quale incomprensibile assenza di consapevolezza (della comunicazione, del clima -non inteso in termini meteo, eh – dei bisogni, dei sogni condivisi dagli elettori) c’è in tutto questo?
    Quale perversa vocazione a fraintendere tutto, e perfino la necessaria attenzione delle donne all’uso pubblicitario del corpo femminile (quelle femministe cattive le tacitiamo mettendoci anche il soggetto cravatta… maddai!)?

    Quale pericolosa attitudine a non capire perfino le ragioni dei propri successi? E perfino il significato dei propri discorsi?

  12. Questi commenti mi lasciano basita e piuttosto amareggiata. Attribuire moralismo al movimento del senonoraquando e a quelle donne che scendevano in piazza con le sciarpine bianche per ribadire la loro presunta dignità perduta a causa di un vecchio premier mi sembra più che lecito, ma attribuirlo alle femministe (molte delle quali hanno contestato quel movimento o sono scese in piazza con gli ombrelli rossi a fianco delle prostitute) proprio no. Sono decenni che le femministe si battono per una sessualità più libera e consapevole, che fanno guerrilla marketing, flashmob, autocoscienza e postpornografia, che puntano sull’ emancipazione (anche dai partiti politici) e invece siamo ancora allo stesso punto: il vocabolario.
    La parola “femminismo” continua a dare fastidio, continua ad essere travisata e trasformata a seconda dei contesti, che tristezza.

  13. “«tutte scuse per prendersela col Pd, povero piccolo Pd»;”
    mi sembra il commento più simpatico ed adatto a questo partitino che rispolvera un disegno alla Kremos (chi lo ricorda sul TRAVASO di 50 anni fa?) per darsi un’aria di giovanilismo che gli è congeniale.
    Attilio A. Romita

  14. Appena ho visto il manifesto ho proprio pensato a te ^_^

  15. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » NON AVEVAMO CAPITO NULLA

  16. Adele: la parola “femminismo” in Italia si porta dietro connotazioni negative, questo è indubbio. Indipendentemente dai meriti e dalla storia del femminismo. E questo vale non solo per i/le ventenni (come avevo messo in rilievo in questa inchiesta:https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/03/03/studentireporter-4-il-femminismo-che-roba-e/ ), ma per i/le trenta/quaranta/cinquantenni. Basta chiedere un po’ in giro, basta uscire dal cerchio delle persone che sappiamo già che la pensano in un certo modo.

    Un errore delle persone che si riconoscono nel femminismo storico italiano – o perché l’hanno vissuto o perché l’hanno studiato sui libri – è, dal mio punto di vista, continuare a difendere questa parola in una cultura, come quella italiana, che in maggioranza non l’ha mai ben digerita. È non voler vedere che per gli altri – la maggioranza – quella parola suona male, suona negativa.

    Cambiamo la parola, dunque, e difendiamo le donne e tutti gli altri generi sessuali con altre parole e slogan. Io per esempio preferisco da sempre pensare di essere “antisessista”: è una parola cacofonica e complicata, che non funzionerebbe mai in uno slogan, ma concettualmente funziona di più, perché non è simmetrica a “maschilista” e in più implica una visione dei generi sessuali più ampia dell’opposizione riduttiva fra maschi e femmine.

  17. La mia prima risposta era ironica per sdrammatizzare, o forse per drammapolitizzare, quel manifesto.
    Ora tento di essere più serio.
    Io penso che esistano foto e disegni “oltre limite” perchè rappresentano cose futili o normali con immagini sgradevoli, ed ovviamente non parlo di tragiche foto di grandi fotografi che documentano tragici eventi.
    Esistono poi foto e disegni brillanti che tentano di “acchiappare” l’occhio di chi guarda. L’mmagine di Marylin sulla grata che lanciava aria fresca in una torrida, mi sembra, New York è una immagine di scuola che è stata sfruttata in mille altri sequel.
    Io penso che parlare di sessismo o antisessismo, in questi casi sia eccessivo. Ben altre sono le immagini che accennano a più bassi istinti.
    Le pagine publicitarie sono piene di giocatori di calcio in slip, come di belle ragazze “in intimo” come dice.
    Da qui a dite il mio antifemminismo, anzi antisessismo, tuo è più sessista del mio ….ne corre.
    Ovviamente se per pubblicizzare una Bibbia metto una bella ragazza, dico che è inopportuno oltre che sbagliato.
    Ovviamente pubblicizzare un Partito Politico non è sufficiente una bella ragazza o, per equità, un bel fusto ….è solo una mancanza di idee..appunto!

    «tutte scuse per prendersela col Pd, povero piccolo Pd»

  18. Annamaria: grazie per il tuo contributo, come sempre illuminante. È vero, tutto nasce dalla riduzione “a letteralità” di una metafora che avrebbe avuto ben altre possibilità e ambizioni.

  19. Sono del PD, sono romano (di Frascati), questi manifesti sono da ritirare e basta.
    Dico manifesti perché è l’accoppiata che è terribile (uomo cravatta lavoro, donna gonna seduzione), presi da soli erano già molto meglio.
    Mie proposte alternative sul tema vento di cambiamento:
    – il vento scompiglia le le sottane di un prete (per il PD romano sarebbe un bel passo avanti!).
    – il vento sbatte in faccia una foglia di fico a qualche statua del foro italico
    Consiglio per i miei compagni di partito: stamose zitti, chiedere scusa, le giustificazioni peggiorano solo la situazione.

  20. Giovanna, anch’io fino a qualche anno fa mi definivo “antisessista”, è una parola che mi piace ma col passare del tempo mi sono accorta che era fin troppo riduttiva e mi tagliava fuori anche da un contesto mondiale di femminismi altri che non volevo assolutamente perdermi. Purtroppo o per fortuna gli italiani/e non sono soli al mondo e il termine “femminista” è talmente bello e globale che non usarlo solo perchè in una piccola società patriarcale come la nostra dà fastidio mi sembra un po’ poco. E lo affermo pensando ai vari movimenti, ai femminismi islamici dei vari Paesi e a donne come Nawaat el-Sadawi, al femminismo queer di Judith Butler o ancora all’ecofemminismo di Vandana Shiva ecc. Oltretutto il termine “antisessista” non comprende affatto il discorso sull’emancipazione che è tipico di ogni femminismo. Infine riappropriarsi dei propri termini e della propria storia, il “partire da sè” femminista appunto, mi sembra il primo passo per una battaglia culturale su basi paritaristiche.
    Per quanto riguarda i manifesti del Pd posso dire la mia, da femminista “militante”?
    Quei manifesti non sono affatto volgari ma sono invece sessisti e stereotipati. Ma a parte questo (che non mi sembra una grande novità visto il Pd e visto il paese in cui viviamo) ciò che mi stupisce è come sempre la reazione delle donne del Pd e di questo movimento del senonoraquando che anzichè reagire riappropriandosi del proprio corpo e della libertà di farne ciò che vogliono continuano a lamentarsi e ad attendere che la mentalità sociale degli “altri” cambi. Mi sembra che stiano sempre ad aspettare l’elemosina dai “compagni”, dal partito, da questo e da quell’altro..
    Mi spiego meglio: se questi manifesti vi fanno tanto indignare perchè non andate tutte insieme alla festa dell’Unità completamente nude con le vagine al vento e dei cartelli con su scritto anche un vecchio slogan come “il corpo è mio e me lo gestisco io”?
    Ecco, riprendersi il proprio corpo in un modo così sovversivo ed eclatante sarebbe una cosa molto femminista, probabilmente la prima da tanto tempo a questa parte (o forse l’unica) per moltissime donne italiane.

  21. Il primo “guizzo di originalita’” l’ho sentito anch’io da un amico dirigente del PD toscano, che con parlata labronica mi ha detto “ni tocchera’ di’ che era un ber trans, tanto lo sanno tutti che a noi le donne un ci garbano”.

    Lui scherzava, ovviamente. Altri non so…

  22. bacchettoni/moralisti/femminste vs il resto??
    CHE PALLE PERO’
    veramente, più di tutti i pubblicitari noiosi d’Italia, CHE PALLE quest’associazione femminismo=

    io sono femminista e sono più porca ed erotica di tutti voi messi insieme, ma che ca**o c’entra la mia voglia di sesso con le mie idee?!

    CHE. PALLE.

  23. @ Anamaria, ecco, avrei voluto dirlo io: “Quale pericolosa attitudine a non capire perfino le ragioni dei propri successi?” . E a darsi la zappa sui piedi? Per il resto sottoscrivo tutto di Adele, anche se riconosco che il termine “antisessista” facilita la comunicazione. Ma è una questione di corretta informazione storica, che si potrebbe sempre fare, no?
    Per il PD che affoga sempre in un bicchier d’acqua, anche quando l’onda della storia lo starebbe risollevando, che dire? Accettarne le scuse nel caso i suoi rappresentanti dovessero seguire l’assennata proposta di cacioman, a patto che incomincino a studiare un po’ per non ricascarci sempre.

  24. Mah, io non lo trovo offensivo, lo trovo noioso, anzi LI trovo noiosi. E li trovo sciocchi, e antiquati. Stanno lì a confermare quell’idea stantia di pd, che la maggior parte di quelli che il pd lo votano, vorrebbero appunto scacciar via con un colpo di vento. E poi, è veramente incredibile, ma veramente incredibile, fare un campagna così in un momento come questo, in cui tutti (e in particolare proprio gli elettori, più o meno entusiasti, del pd) iniziano a mostrare una certa insofferenza verso questi stereotipi uomo/donna che affliggono l’Italia. Insomma, quello che penso io vedendo un manifesto così è questo: “uff! che sconforto!”

  25. e grazie anche all’esauriente intervento di Till Neuburg

  26. scusate io dico solo una cosa: l’indimenticabile Marylin Monroe e la famosa sequenza di Seven Year Itch di Billy Wilder (bellissima commedia brillante, come sempre Wilder è una garanzia) non hanno niente a che fare con quel manifesto brutto e fuori luogo. chiunque tiri in ballo la citazione cinematografica per “nobilitare” questa roba, come mi sembra la segreteria PD ha tentato di fare, sbaglia di grosso.

  27. Io sono veramente stanca di quei commenti che accusano di “moralismo” o “femminismo” chi fa notare certe cose… vorrei capire cosa c’entra! A me personalmente dà fastidio vedere usati i corpi umani “a pezzi”, senza volto, mei manifesti pubblicitari; in questo periodo storico fatto di escort e di mutande bunga bunga quel manifesto da parte del pd è ulteriormente inopportuno perché allude a quel tipo di immaginario, altro che “vento che cambia”, ci rimana visivamente sempre lì, a due gambe che si scoprono. E poi la noia, la mancanza di fantasia… è da cinquant’anni che quella scena (meravigliosa) di Marilyn viene ripresa e riproposta da varie pubblicità. Se la scena originaria (mi sembra fu tra l’altro uno scatto rubato, non era in posa) era strepitosa, ora continuare a riproporla e alludervi è semplicemente segno di mancanza di idee… quindi vedendo questo manifesto non posso che confermarmi nella mia opinione: il PD è un partito senza uno straccio di idea, e sembra addirittura andarne fiero.

  28. Il commento di Cacioman mi sembra perfetto. C’è poco da discettare: i nostri attempati PiDisti non hanno ancora capito chi siano gli italiani del 2011. Ma lo vogliamo finalmente accettare che Vendola, Pisapia, Zedda, De Magistris e i milioni di giovani e donne che li hanno votati, non provengono dall’oratorio di Don Uolter o dal vivaio di D’Alema? Le proposte creative di Cacioman sono molto più in linea con l’aria che tira oggi che non quella soffiata penosamente osé che si insinua nell’intimità di un’Italia che finalmente sta scemando.

  29. Che bel delirio. Gran bella festa davvero! E le gambe son di un ometto; ossì, può anche darsi: ma con certe racchione che girano… Ma poi a noi checcefrega di chi sono le gambe e lu collo incravattato? Siamo in pieno delirio. Il PD che fa il cambio dei sessi per fregare le neo-femministe bacchettone. Pazienza se nel farlo si tira addosso una quintalata di idiozia radioattiva. Che delirio. Sissì, che delirio! Lo stereotipo rimane, anzi si raddoppia. Sveglia! Anche c’avessero messo una scimmietta! A scuola dovete tornare. A studiare per dio! Arridateci Marilyn Monroe! Porcoboia. L’istinto mio Dio! L’ISTINTO, questo sconosciuto. La rivoluzione la faremo noi. Dall’inferno. Se ci date l’ok li friggiamo tutti quanti. Siam mica qui a contar le cappelle del PD! (cmq scarse). Più cacciaballe che intelligenti. Belli? No! Lasciamo la bellezza a Brando e la Monroe, a Mozart e Miles Davis, a Botticelli e al Canova. Fateci vedere la gnocca che è meglio! Anche l’uccello s’intende. SEXSEXSEX. A Cosenza, la pubblicità in minigonna era una bomba, non mi friggere anche tu l’aria! Che delirio. Questa Italia è un gran casino. Amen

  30. Il Pd e dintorni (Unità compresa) con la pubblicità, e la comunicazione in generale, non ha mai avuto la mano troppo felice. Lasciamo stare Toscani e i tristissimi jeans e ricordiamo solo il leggendario manifesto di Bersani in maniche di camicia accanto alla scritta “Le tasse sono aumentate” (immagine qui http://bit.ly/llM6Y1 )
    Maurizio Crozza non è Umberto Eco ma ha spiegato benissimo in Italialand che mettere il politico e l’aumento delle tasse, uno accanto all’altro, in un manifesto suggerisce inevitabilmente un collegamento causale.
    Allo stesso modo è solo folle mettere le “cosce al vento” per comunicare il concetto “il vento è cambiato”, soprattutto quando il cambiamento è stato appunto sventolato tutto contro le cosce al vento di Arcore.
    Il Pd e dintorni pecca forse di sessismo, certamente e prima di tutto pecca di feroce ignoranza semiologica, talmente grande che Maurizio Crozza a confronto sembra appunto Umberto Eco.

  31. credo comunque che vada cambiato anche il linguaggio con cui si comunica lo scontento verso queste cose – mi sembra di aver letto comunicati ufficiali dal linguaggio molto datato, che inevitabilmente fa cadere nel loop mortale “femministe bacchettone e moraliste”.
    Anche senza arrivare a gesti estremi come suggerito da Adele urgono idee nuove anche per comunicare il dissenso – o come in questo caso la noia.

  32. Eco eco eco eco……… Ecco: il manifesto con la mini in jeans ha una sua logica, cerchiamo di afferrarla. Se l’oggetto pubblicizzato è il quotidiano, il primo piano deve essere su quello: questo spiega la figura a metà (via testa e piedi). La ragazza in mini rappresenta il carattere evocato; mentre il femminile, ivi presente come soggetto, che si presta offrendo tasca e chiappa destra, fa suoi tutti gli aggettivi che ricoprono il manifesto stesso identificando nuovo quotidiano con le caratteristiche di un femminile d’assalto. Vederci un’immagine sessista significa focalizzare solo e unicamente la nostra attenzione sul culo, ignorando tutto il resto.
    Al contrario, il manifesto “cambia il vento” non ha alcun oggetto da pubblicizzare, dunque non si spiega la figura a metà, che seziona il mito Marilyn involgarendolo, se non come una mancanza di sensibilità e intelligenza (e non entro nell’ipotesi transgender altrimenti c’è da scrivere per otto cartelle). Molto più elegante e sbarazzina era quell’altra foto di qualche mese fa, dove una modella a figura intera lasciava che il vento le scoprisse parte del culo. Intendiamoci, il corpo libero vive anche di queste occasionali situazioni, fissarle in foto significa cercare di fissare quell’attimo di libertà. Se poi il pubblico ha la fissa della natica scoperta e pensa che questo sia un invito per il maschio ad infilarci il suo coso….. Cmq Eco scriveva di queste cose già all’inizio degli anni sessanta (cfr. ad es. “strategia del desiderio” in Apocalittici e Integrati).

  33. “Arridateci Marilyn Monroe! ”
    Magari! Comunque gli interventi di luziferszorn sono sempre interessanti.
    io però là il mito Marylin non ce lo vedo neanche in versione volgarizzata, (al massimo sembra una parodia involontaria, comunque brutta), ma forse sono talmente affezionato ai film di Billy Wilder che non voglio vedercelo

  34. Anche la foto della cravatta viene da istock http://istockpho.to/mJ56wr . Le keyword per lui sono “Cravatta, Vento, Affari, Uomini,” e il titolo è Businessman in action. Per Lei invece “Gonna, Vento, Calzature, Gamba umana, Donne, Abito, Femmine, Persone, Calore, Sensualità” e la descrizione è “sexy girl`s legs with pink skirt that’s blowing in the wind”. Lei è quindi chiaramente la bella ragazza a cui B. consiglia di sposare uno ricco.
    Segnalo inoltre che su l’Unità vi è la rubrica “LA RÉCLAME, caccia alle pubblicità sessiste”… http://bit.ly/muX7ca
    In uno Storify ho infine raccolto vari materiali segnalati nel post di G.C. e nella discussione http://bit.ly/jrBAal

  35. Non vedo dove sia il moralismo e bacchettonismo…Non è che l’immagine è volgare in sé, ma che comunica il contrario di quello che c’è scritto a parole. Si vuole veicolare l’idea di un forte cambiamento e si mostra un’accoppiata, donna=graziose gambe in rosa e uomo=decoroso professionista che
    1) è la rappresentazione più tradizionale e sfruttata che ci sia , un vero e proprio stereotipo: dunque proprio il contrario di novità, cambiamento ecc.
    2) è il marchio di fabbrica del “nemico” (dalla TV alla politica, l’uomo è il cravattato detentore del potere, la donna è corpo più o meno decorativo, più o meno scoperto): e tale e quale viene rirproposto,come a dire che almeno da quel punto di vista in realtà non è cambiato proprio niente.

    Mi colpisce peratlro l’esortazione letta in un commento di andare a protestare ignude alla Festa dell’Unità…in tutti i settori mostrare della passera è proprio considerata l’unica chiave per una comunicazione efficace…

  36. Un altro esempio dell’appiattimento e del conformismo che la mentalità di una buona parte degli italiani hanno assorbuto dal sistema. La cosa preoccupante non è che si tratti di una parte politica o di un altra, quanto di come pensano e vivono i singoli individui che formano la società.

    “la segreteria del Pd di Roma ha inviato una lettera aperta al comitato «Se non ora quando», in cui propone «una discussione pubblica alla festa» (il dibattito, il dibattito!) affinché possano «confrontarsi in modo libero diversi punti di vista, senza rappresentazioni caricaturali frutto di pregiudizi che banalizzano una discussione seria, dove nessuno pensi che un giudizio critico corrisponda a un moralismo bacchettone e un giudizio positivo ad un’assenza di posizione etica» (fonte: Mainfatti)”

    Come parlare di niente (come fa spesso la politica) invece d’occuparsi di veri problemi. Anche questo è un modo per evitare le responsabilità.

  37. Pingback: Ma le gambe-mbe | UDI di Reggio Calabria

  38. … come ricordava qualcuna in questo spazio rievocare la canzone partigiana “fischia il vento, urla la bufera…” e parafrasarla con “cambia il vento, scoppia la bufera” è un attimo! questi manifesti sono, secondo me, offensivi in primo luogo dell’intelligenza. Della cattiva comunicazione del PD, già come ci ricordavi tu, Giovanna, siamo abituati/e, ma arrivare a tanta stupidità davvero si fa fatica a crederlo. Sembra quasi che il responsabile comunicazione del PD sia direttamente a libro paga del signor B. … perchè un’accoppiata slogan e immagine come questi, in questo momento storico, non potevano essere più tempestivi, distruttivi e indisponenti. Sembra quasi lo facciano apposta….! si arrabbiano le donne del “senonoraquando” scese in piazza il 13 febbraio (senza le bandiere di partito), si arrabbiano i/le milanesi che hanno dato il loro voto per Pisapia a Milano (il vento cambia – davvero) e con essi/e tutti/e gli italiani e le italiane che hanno gioito per questo e hanno ricordato al PD che il successo delle amministrative e dei referendum non sta nei partiti. Sta nella società. E il PD cosa fa? Non solo non sa cavalcare questa ondata di entusiasmo,ma li fa incazzare tutti/e??? avrebbe potuto usare la stessa metafora, cambiando i termini, usando “aria”, per esempio, anzichè “vento” e abbinare lo slogan a immagini di gioia, di quando il vento ti scompiglia i capelli (femminili e maschili), l’aria di primavera, con la voglia di rinascita… ergo, ribadisco: indagare chi paga il responsabile comunicazione del PD! e comunque scusarsi e ritirare immediatamente i manifesti!

  39. Diciamo che di questo passo, mancano solo le barzellette di Bersani (nel suo caso, sulle giovani marmotte), per far sì che il PD diventi la “vera alternativa” di questo nostro meraviglioso Paese.

  40. Grazie UdiReggio, la verifica che avete proposto l’avevo fatta anch’io sul link che era stato già segnalato, ma un bel post ci voleva. Che aggiungere? una cosa sì: sto lavorando da più di tre mesi ad un contributo editoriale che mi pagheranno si e no mille euro, certo non ci ho lavorato a tempo pieno, ma ci ho lavorato con coscienza, passione, puntiglio, perché il risultato porterà la mia firma, anche se piccola piccola. Se avessi lavorato pensando solo al compenso, forse avrei fatto come il pubblicitario ingaggiato dal PD.

  41. Qualsiasi immagine di donna con gonna sollevata dal vento e mani che cercano di tenerla a bada ricorda Marilyn. Quella scena è entrata nell’immaginario collettivo. Ipotizzando pure che il pubblicitario non ci abbia pensato, noi sappiamo bene che ci ha pensato il suo inconscio; e in questo caso manco serve quello “collettivo”, dato che uno che fa quel mestiere il fermo immagine della Monroe lo conosce come il pittore conosce la Gioconda. L’immagine del PD risulta volgare per la banalità e per la ripetitività ossessiva nell’uso di porzioni di corpo (in questo caso di “mito”, quindi c’è l’aggravante) decontestualizzate e non giustificate da alcun nuovo significato di relazione (diretto o metaforico che sia) col prodotto o evento pubblicizzato: gambe e gonnellina sono state piazzate lì perché si usa così, perché si dà per scontato che piacciano, che attirino l’attenzione, e perché accodarsi e più facile che smarcarsi. Essere creativi significa essere sovversivi. E qui di sovversivo non c’è nulla, neppure questa idea (direi posticcia) di “leggerezza” come principio critico (cfr. video int. su repubblica.it); perché semmai ci sarebbero da criticare le derive “moraliste” dei numerosi movimenti neo-femministi di oggi, che sono numerose, pesanti e pericolose. C’è dunque una volgarità che è il frutto dell’inconsistenza intellettuale dei processi creativi standardizzati; una volgarità che nasce dalla paura e che ci fa optare per l’immagine tranquillizzante: la Monroe manifestava “godimento” per l’aria sotto la gonna, mentre qui il “mito” viene smembrato, impoverito, trasgressivamente e femministicamente epurato. C’è una volgarità dell’agire che nel corso degli anni ha portato al vuoto cerebrale passando attraverso l’uso e l’abuso, la reiterazione, il plagio e la scopiazzatura, la catena di montaggio e il profitto selvaggio. Infine, c’è un tasso di misoginia latente, oggettivamente riscontrabile, ogni qualvolta si riduce a iconcina puritana, rendendola quindi fruibile alla massa, un’immagine erotica femminile.

  42. Pingback: Kataweb.it - Blog - erlebnisblog » Blog Archive » anche zauberilla pontifica sur poster

  43. Ho letto con interesse il post e tutti i commenti. Sintetizzando alla fine quasi tutti dicono che non ti tratta di moralismo (e che il problema non sono le gambe scoperte), ma di una campagna pubblicitaria, più che volgare, solo inutile, piatta, priva di fantasia, poco originale. Tutto ciò mi ha portato a pormi (e di conseguenza porre a voi tutti, Giovanna Cosenza per prima) due domande:

    1) se il vero problema è la mancanza di originalità, allora possiamo dire che le stesse polemiche sarebbero nate per QUALSIASI tipo di pubblicità “poco originale” (che ne so, un “cambieresti due partiti tradizionali, con un pd” o “pd lava bianco che più bianco non si può” o “contro il logorio della vita moderna: festa dell’Unità!” o ancora “pd, il partitissimo che fa benissimo”)?

    2) se ogni volta che esce un manifesto del genere ne seguono tutte queste polemiche che si propagano sui giornali, sui blog, nei siti, perfino in tv, per quale motivo chi ha l’obiettivo di far conoscere un prodotto (in questo caso una festa) al maggior numero di persone, dovrebbe rinunciarvi? In fondo il pubblicitario è pagato per ideare qualcosa che faccia vendere un prodotto, non per creare un’opera d’arte d’originalità conclamata.
    Guardando tutto questo da un altro punto di vista: io non vivo a Roma e non sapevo nulla della festa dell’Unità di Roma, nonostante questo ora so che c’è questa manifestazione e, se mi trovassi a Roma, magari un salto a Caracalla lo farei. Dirò di più, se avessi vissuto a Roma, questo manifesto (proprio perché insignificante, piatto e poco originale) non mi sarebbe mai saltato all’occhio senza l'”aiuto” di “se non ora quando” e di “corrente rosa”. Non è che involontariamente queste associazioni fanno il gioco proprio di quei pubblicitari che vorrebbero contestare? In questi casi, il miglior attacco non sarebbe la totale indifferenza?

  44. Pingback: “Quel manifesto è un simbolo del femminismo” | Notizie Politica

  45. Secondo Andrea Santoro, autore del mediocre manifesto, l’immagine rappresenterebbe “una rivoluzione leggera” (da Repubblica TV: http://tv.repubblica.it/palinsesto/2011-06-24/10210). Se non fosse che ci crede davvero, sarebbe stata un’affermazione perfetta per la seconda parte del post di Giovanna. Peccato.

    Comunque a Santoro, oltre che il manifesto deontologico, suggerisco di inviare anche il nostro “Decalogo per una comunicazione a zero stereotipi” (esiste anche questo, molto semplice e pratico: http://tinyurl.com/6hwaw8o), rimandondolo soprattutto al punto 7.

  46. Pingback: Come azzerare la potenza delle metafore - Nuovo e Utile | Teorie e pratiche della creatività.

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