Archivi del giorno: lunedì, 27 giugno 2011

I problemi del Pd con le metafore

Oggi la home page di Nuovo e utile contiene una incisiva quanto illuminante riflessione di Annamaria Testa sui problemi del Pd con le metafore.

Dove sbagliano i consulenti di comunicazione del Pd?

Prendono una metafora, magari bella, ricca, viva ma purtroppo, invece di farla volare in alto, valorizzandone tutte le possibili implicazioni… metaforiche appunto, la schiacciano sul significato letterale.

Dalle maniche rimboccate di Bersani (di cui avevamo parlato qui: Perché la campagna «Rimbocchiamoci le maniche» non funziona), alla minigonna al vento della Festa Democratica di Roma (di cui abbiamo detto venerdì: Il vento del Pd, le gambe delle donne e la mancanza di idee).

E dopo aver letto cosa ne dice Annamaria Testa, la domanda sorge spontanea: quelli del Pd, l’abbiamo capito, si rimboccano le maniche letteralmente… ma metaforicamente, lo stanno facendo?

In questo momento servirebbe che lo facessero per trovare un accordo con Vendola e Di Pietro, per esempio.

Acqua Lete: un’ottima iniziativa e uno spot mediocre

Acqua Lete, con l’iniziativa Un mese per la vita, sostiene la Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, che, come si legge sul sito:

«… ha come scopo prioritario il sostegno all’istruzione, a tutti i livelli, nei Paesi del Sud del mondo, in particolare ai bambini e alle giovani donne del Continente africano che non hanno accesso alla scuola e alla formazione professionale, le armi più importanti per combattere la povertà.

Per questo motivo il Gruppo Lete ha deciso di sostenere la Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, finanziando due progetti di alfabetizzazione in Senegal e Burkina Faso.

Progetto n° 90/09 (Senegal): Il progetto a favore di settanta giovani donne e bambine adolescenti del Senegal permetterà di frequentare un corso serale triennale di alfabetizzazione che si terrà presso la scuola materna municipale di Natangué, costruita dalla Associazione Fondare l’Avvenire dell’Infanzia (FAI) nel quartiere Zone Sonatel, Mbour.

Progetto n° 111/10 (Burkina Faso): Il progetto, per l’alfabetizzazione delle donne in Burkina Faso, prevede di accompagnare il processo di trasformazione di un’associazione femminile, composta da 60 donne (ASVT Dollebou), in una piccola impresa per la produzione, la commercializzazione e la vendita del burro di karité e di altri prodotti alimentari, con azioni di formazione attraverso corsi di alfabetizzazione di base per le componenti femminili.»

L’iniziativa è seria, la Fondazione altrettanto, l’idea di intervenire in Africa con progetti di formazione punta a rendere autonome le popolazioni, per affrancarle – in prospettiva – dagli aiuti stranieri.

Tutto bene, dunque? No, perché lo spot che promuove Un mese per la vita non spiega niente di tutto questo e neanche vi allude: si vede la mano di una donna di una certa età – come fosse quella di Rita Levi Montalcini – sovrapposta alla mano di una donna nera, mentre la aiuta a scrivere su una lavagna, con grafia infantile, la parola «futuro» e una voce femminile off – sempre di una certa età, come fosse Rita – dice: «Per molte donne africane, la parola più difficile da scrivere è “futuro”».

Insomma lo spot rappresenta il contrario di ciò che la Fondazione fa: la mano bianca accompagna quella nera nell’atto di scrittura, ma non la rende autonoma, anzi, la segue in una sorta di maternage, in cui nessuno insegna niente a nessuno (non è così che si insegna a scrivere) e la grafia infantile allude a uno stato di minorità della donna nera rispetto a quella bianca.

Scritto per la rubrica «Indovina chi viene a cena» di Crossing Tv .