Acqua Lete: un’ottima iniziativa e uno spot mediocre

Acqua Lete, con l’iniziativa Un mese per la vita, sostiene la Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, che, come si legge sul sito:

«… ha come scopo prioritario il sostegno all’istruzione, a tutti i livelli, nei Paesi del Sud del mondo, in particolare ai bambini e alle giovani donne del Continente africano che non hanno accesso alla scuola e alla formazione professionale, le armi più importanti per combattere la povertà.

Per questo motivo il Gruppo Lete ha deciso di sostenere la Fondazione Rita Levi Montalcini Onlus, finanziando due progetti di alfabetizzazione in Senegal e Burkina Faso.

Progetto n° 90/09 (Senegal): Il progetto a favore di settanta giovani donne e bambine adolescenti del Senegal permetterà di frequentare un corso serale triennale di alfabetizzazione che si terrà presso la scuola materna municipale di Natangué, costruita dalla Associazione Fondare l’Avvenire dell’Infanzia (FAI) nel quartiere Zone Sonatel, Mbour.

Progetto n° 111/10 (Burkina Faso): Il progetto, per l’alfabetizzazione delle donne in Burkina Faso, prevede di accompagnare il processo di trasformazione di un’associazione femminile, composta da 60 donne (ASVT Dollebou), in una piccola impresa per la produzione, la commercializzazione e la vendita del burro di karité e di altri prodotti alimentari, con azioni di formazione attraverso corsi di alfabetizzazione di base per le componenti femminili.»

L’iniziativa è seria, la Fondazione altrettanto, l’idea di intervenire in Africa con progetti di formazione punta a rendere autonome le popolazioni, per affrancarle – in prospettiva – dagli aiuti stranieri.

Tutto bene, dunque? No, perché lo spot che promuove Un mese per la vita non spiega niente di tutto questo e neanche vi allude: si vede la mano di una donna di una certa età – come fosse quella di Rita Levi Montalcini – sovrapposta alla mano di una donna nera, mentre la aiuta a scrivere su una lavagna, con grafia infantile, la parola «futuro» e una voce femminile off – sempre di una certa età, come fosse Rita – dice: «Per molte donne africane, la parola più difficile da scrivere è “futuro”».

Insomma lo spot rappresenta il contrario di ciò che la Fondazione fa: la mano bianca accompagna quella nera nell’atto di scrittura, ma non la rende autonoma, anzi, la segue in una sorta di maternage, in cui nessuno insegna niente a nessuno (non è così che si insegna a scrivere) e la grafia infantile allude a uno stato di minorità della donna nera rispetto a quella bianca.

Scritto per la rubrica «Indovina chi viene a cena» di Crossing Tv .

2 risposte a “Acqua Lete: un’ottima iniziativa e uno spot mediocre

  1. Sai, avevo notato questo spot proprio perchè mi è sembrato un po’ razzista (come al solito il bianco istruito che insegna al nero) e addirittura mi ha fatto andare al tempo del colonialismo. Ma come possono non accorgersi di questi errori grossolani l’agenzia pubblicitaria che l’ha creato, l’acqua Lete e la Montalcini stessa? Grazie, antonietta bizzari

  2. La voce femminile non è, certamente, della Montalcini, la mano, forse, si.
    Credo che sia alla Bizzarri che alla Antonietta sia sfuggito il significato di un dettaglio, quello della mano bianca, che è mano dolente di persona molto anziana, e saggia, che interviene “solo dopo” che la nera ha quasi completato la lettera “u”.
    A mio avviso, questo dettaglio sta ad indicare che le due iniziative riguardano, entrambe, precisi “processi” di sviluppo programmati nel rispetto pieno della cultura propria di quella mano nera, anzi a partire da essa?
    Non c’entra, quindi, il razzismo, con quel gesto che è gesto d’aiuto nel tracciare, insieme, quel “futuro”: il futuro di quella mano nera?
    Sono stati razzisti, forse, quegli insegnati che hanno condotto per mano i tanti nostri concittadini analfabeti nelle “scuole serali” dell’immediato nostro dopoguerra?

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