I problemi del Pd con le metafore

Oggi la home page di Nuovo e utile contiene una incisiva quanto illuminante riflessione di Annamaria Testa sui problemi del Pd con le metafore.

Dove sbagliano i consulenti di comunicazione del Pd?

Prendono una metafora, magari bella, ricca, viva ma purtroppo, invece di farla volare in alto, valorizzandone tutte le possibili implicazioni… metaforiche appunto, la schiacciano sul significato letterale.

Dalle maniche rimboccate di Bersani (di cui avevamo parlato qui: Perché la campagna «Rimbocchiamoci le maniche» non funziona), alla minigonna al vento della Festa Democratica di Roma (di cui abbiamo detto venerdì: Il vento del Pd, le gambe delle donne e la mancanza di idee).

E dopo aver letto cosa ne dice Annamaria Testa, la domanda sorge spontanea: quelli del Pd, l’abbiamo capito, si rimboccano le maniche letteralmente… ma metaforicamente, lo stanno facendo?

In questo momento servirebbe che lo facessero per trovare un accordo con Vendola e Di Pietro, per esempio.

8 risposte a “I problemi del Pd con le metafore

  1. Cara Giovanna, d’accordo sul fiato corto delle metafore, anche se quella delle maniche rimboccate a me non dispiace. In fin dei conti, è diventato un tratto comportamentale di Bersani… arriva alle conferenze stampa in giacca, accomoda a lato Di Traglia, leva la giacca, si arrotola le maniche e comincia. Ormai sembra una routine veramente spontanea, non è malaccio.
    Quanto a trovare un accordo con Di Pietro, mi sa che dovremmo rimboccare un analista, se ne trovassimo uno abbastanza bravo. Soprattutto dopo gli ultimi teatrini…

  2. Diciamo che quello con le metafore è uno dei problemi minori del PD: prima dovrebbero risolvere quello di sdoppiamento, anzi di moltiplicazione delle identità, visto che al momento sono un partito demo-libe-comu-radi-socialista a seconda delle occasioni. Comunque bella riflessione.🙂

  3. Giovanna Cosenza e Annamaria Testa hanno centrato acutamente, da par loro, il problema della comunicazione del PD.
    Nelle parole di Giovanna “si rimboccano le maniche letteralmente… ma metaforicamente, lo stanno facendo?”
    Ad esempio, in questo momento, suggerisce Giovanna, “servirebbe che lo facessero per trovare un accordo con Vendola e Di Pietro”.

    Immagino che Giovanna intenda un accordo su proposte operative, utili a fare uscire l’Italia dalla crisi economica, piuttosto che vaghi accordi ‘politici’, come i tanti che abbiamo già visti.

    (E’ poi quasi lo stesso problema di Berlusconi, che ha promesso molte cose abbastanza precise e concrete e non ha mantenuto le promesse.
    Il PD promette cose più vaghe, ognuno le intende a modo suo, ma quasi nessuno ci crede. Come quasi nessuno più crede a Berlusconi.)

    Allora, che fare? Ovviamente, proporre poche cose chiare, realizzabili, efficaci. Comunicare e agire come chi le vuole davvero, e le farà.

    Ma che cosa?
    Le liberalizzazioni, la semplificazione burocratica, la meritocrazia che Berlusconi ha promesso e non ha fatto?
    Lotta, serrata e sensata, all’evasione fiscale, e meno tasse a chi ne paga troppe?
    Servizi pubblici riorganizzati in modo da essere più efficienti e meno costosi? Meno privilegi ai garantiti e più diritti ai non garantiti?

    Io personalmente, e credo anche Bersani e molti nel PD (e altrove), queste cose vorremmo.
    Ma starebbero bene all’elettorato di sinistra, e a Vendola?

    Oppure che altro? Che non sia un catastrofico libro dei sogni, destinato a trasformarsi in un incubo greco?

    Nella situazione italiana attuale, per trovare la risposta, che Giovanna e Annamaria giustamente chiedono, ci vuole un genio politico, e una bella squadra che lo sostenga.

    Quindi, davvero, forza Bersani!

  4. Vorrei soffermarmi sull’estetica del video lasciando a parte il discorso politico più ampio sull’azione del PD in questo momento. Lo spot é in linea con l’immaginario della sinistra, del lavoro e del cambiamento. La metafora é azzeccata, almeno fino a quando rimane entro i limiti dello spot e non si espande, per diventare il leitmotov di tutti gli eventi.
    In questo video il gesto perde l’efficacia simbolica e si inaridisce nella sterile ripetizione degli aderenti al partito e dei militanti. All’immagine in cui Bersani si rimbocca le maniche devono seguire delle azioni realizzate o sostenute, idee e parole che si pongono concretamente in questo solco. Se in questo momento mancano é inutile fossilizzarsi su di una metafora efficace, ma che rischia di essere alla lunga controproducente e assumere i tratti folcloristici che già appartengono alle canzoni della PDL e alle ampolle dell’acqua etnica e sacralizzata della Lega.

  5. Parlando del ritardo culturale degli indecisionisti del PD, lucidamente Annamaria Testa ha rimesso in gioco il significato (quasi sempre incompreso) delle metafore. Se posso aggiungere una considerazione forse un po’ più banale ma pur sempre basic per chi si occupa professionalmente di comunicazione, voglio ricordare il non-valore dei pleonasmi. Nella comunicazione cartacea (stampa, affissione, volantini), c’è quasi sempre (a) una frase di richiamo (titolo o battuta finale) e (b) un’immagine (foto o illustrazione). Quando la parte visiva sottolinea, enfatizza o semplicemente ‘illustra’ il significato delle parole, siamo di fronte a un pleonasmo cioè comunico in modo scontato e prevedibile la stessa cosa che ho già scritto (o viceversa). Non c’è sorpresa, non aggiungo nulla e pertanto non ottengo neanche un briciolo di complicità attiva da parte del lettore. Se invece il ‘visual’ esprime qualcosa di apparentemente lontano, illogico o persino opposto, metto a repentaglio la scontatezza, la linearità, l’accoppiata ovvia e prevista. Per un solo secondo siamo nell’area rarefatta della provocazione – ovviamente, appunto, solo apparente – perché poi è il lettore stesso che risolve il paradosso. Facendo così, il lettore non è solo un ricevente, ma un partecipante. Che è sempre l’obiettivo di una comunicazione dialogante.
    Come esempio eloquente, cito una campagna stampa del creativo francese Rémi Babinet per il produttore di vestiti per bambini “Petit Bateau”: quando la marca lanciò un’inedita linea per adulti, in una campagna a doppie pagine, a sinistra si vedevano dei bambini che indossavano uno dei ‘soliti’ bei capi dell’inserzionista; sulla destra si vedevano invece degli adulti, anche loro vestiti (benissimo) Petit Bateau. Sotto tutti e due (bambino e adulto), c’era un identico logo della casa. Titolo sopra il bambino: “30 mesi”. Sopra l’adulto: “366 mesi”. Se sopra l’adulto avessero scritto “30 anni e mezzo”, nessun lettore ci avrebbe fatto caso – né al titolo, né alla marca, né al fatto fondamentale che quella nuova linea per adulti era ben disegnata, allegra e sempre di ottima qualità per la quale si erano storicamente distinte le loro linee per bambini.
    Ai secchioni del PD andrebbe spiegato che i tre principali “valori” della vecchia pubblicità italiana (ripetizione ossessiva, sessismo, umorismo hahahaha), semplicemente non sono più dei valori. Ricordo ai chi ha qualche annetto meno di me, che ai tempi d’oro del PCI, Annamaria, come unica donna, faceva parte di un think tank culturale del Massimo sistema. Miccia corta, memoria corta. I PiDisti di oggi farebbero bene a ricordarsi, ogni tanto, che in Italia non abbiamo solo sloganisti stakanovisti, ma anche qualche bella Testa – pensante e pesante.

  6. credo basti questo come comprensione delle differenze di uso di una metafora e pochezza (data dal confronto) della creatività italiana:

  7. Interessante, questa riflessione sul pleonasmo, caro Till. Azzeccatissima per la faccenda delle maniche rimboccate: lette e viste.🙂
    Quanto alla «bella Testa»… con me sfondi una porta aperta… uh, che metafora!😉
    Grazie!

  8. Scusate, a costo di risultare pedante: quel manifesto è sbagliato perchè seziona una parte di donna (per di più, scopiazzata). C’avessero messo una pseudo-marilyn ovverossia una qualsiasi ragazzona nostrana con piglio deciso e simpatico, nulla sarebbe successo (a parte le probabili lagne delle solite moraliste che vorrebbero far sparire tutte le cosce dal mondo della pubblicità e forse non solo da quello). Ah! un’altra cosa: trovo francamente penoso che questi manco abbiano il buon gusto di scattare una foto originale. Alla faccia del vento che cambia. Per ora soffia dalla cloaca maxima. Viene in mente quell’altra metafora: più rigiri la merda e più puzza.

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