La manovra economica: Di Pietro vs. Bersani

All’indomani della presentazione della bozza di manovra del governo, mi colpisce il forte contrasto fra la reazione di Di Pietro e quella di Bersani. Mi colpisce, attenzione, non stupisce.

Bersani assume subito il solito ruolo distruttivo: «È una farsa drammatica», «Una presa in giro colossale per l’Italia».

Non solo distruttivo, ma controfattuale, cioè basato sul se avessimo fatto… ora non saremmo: «Non avremmo dovuto essere a questo punto», «L’Unione europea ci ha chiesto il pareggio di bilancio, che non sarebbe sinonimo di 45 miliardi di manovra, se ci fosse più crescita e se le riforme in cui cincischiamo a parole le avessero fatte per bene sul serio tre anni fa».

D’accordo sul passato, ma ora che si fa? Infatti Carlo Bertini de La Stampa gli chiede: «Presenterete una contromanovra?». E lui prima allude alle solite belle cose che il Pd avrebbe preparato ma si guarda dallo svelarci: «Noi abbiamo le nostre proposte, sul fisco, pubblica amministrazione, giustizia civile, se vogliono discutiamo quelle». Poi dice diretto che non presenterà nessuna contromanovra:

«perché non ci fanno vedere i conti veri [che brutta immagine di esclusione e impotenza] e sono pure curioso di capire come finisce il dibattito tra rigoristi e non [pensa di starsene zitto a guardare?]. Hanno preso la spending review di Padoa Schioppa [alzi la mano chi sa cos’è] e l’hanno buttata dalla finestra, ora parlano di nuovo di spending review. Ma è da persone serie? [di nuovo critiche e lamentele]» (La Stampa, Manovra, Bersani: Ci fanno un regalino da 40 miliardi, 29 giugno 2011).

Opposta la reazione di Di Pietro, grintoso e propositivo: «Esprimeremo il nostro parere solo dopo aver letto il testo. Noi esamineremo voce per voce la manovra di Tremonti e alla fine diremo un sì o un no. Se poi il ministro Tremonti voterà i nostri emendamenti ne saremo ben felici».

E in qualche ora si è precipitato ad annunciare che darà a Tremonti una contromanovra. Non solo: ieri sera sul canale YouTube dell’Idv era già apparso uno spot che la presenta. Come sempre, lo slideshow dell’Idv è dilettantesco: con le scritte mal definite, gli sfondi invasivi, le animazioni standard di PowerPoint e la canzone «Pensa» di Fabrizio Moro in sottofondo (avranno chiesto i diritti? Moro è loro amico?). Sembra fatto da un ragazzino delle medie.

Però è concreto, semplice, e ti dà l’idea di gente che non sta con le mani in mano.

Non entro nel merito della proposta di Di Pietro, ma mi chiedo: perché il leader del Pd che, grazie al calo di consensi del Pdl e di Berlusconi, aspira a diventare il primo d’Italia (lo è stato per qualche giorno, ora pare in calo), non può assumere un atteggiamento come quello che ha Di Pietro in questi giorni?

Non è così difficile, su, Bersani. Mutatis mutandis, eh, mi raccomando: non è che ora devi dire anche tu «Che ci azzecca».

19 risposte a “La manovra economica: Di Pietro vs. Bersani

  1. concordo, purtroppo!

  2. è chiaro che l’evoluzione di Di Pietro è legata a doppio filo all’ascesa di SeL e alla necessità di smarcarsi. A Bersani tutto sommato va bene così: si scornino tra loro, gli altri, mentre il PD resta lì “fermo come un semaforo” avrebbe detto il Prodi di Guzzanti.

  3. Concordo anch’io, ma allargherei il discorso: l’unico fra i tre “leader” del centrosinistra che ha gestito bene la cosiddetta “svolta” (amministrative e referendum) è proprio Di Pietro. Dopo il referendum, fu proprio lui a portare le interpretazioni più lucide e, secondo me, più corrette, prendendo le distanze dal significato politico del voto, mentre il PD ha cercato di cavalcare pateticamente il risultato di un referendum subìto e anche contrastante con il suo originario programma di governo, e Vendola ha immediatamente sconfessato il risultato referendario affermando che la quota di bolletta idrica destinata a remunerare gli interventi sull’acquedotto pugliese non si tocca. Dopo le amministrative, il PD ha nuovamente cavalcato un risultato che, invece, viene da due sue gravi sconfitte, alle primarie di Milano e alle comunali di Napoli, mentre Vendola, con il suo orribile e disastroso discorso di Milano si è alienato le simpatie di molti elettori di centrosinistra milanesi, mentre Di Pietro ha tenuto un profilo molto più basso, culminato con il colloquio con Berlusconi, che magari avrà fatto incazzare qualche suo elettore ma gli ha, d’altra parte, conferito uno statuto politico che certo a lui (e a molti elettori di centrosinistra delusi dal PD) non dispiace, visto che, prevedibilmente, si sta per chiudere definitivamente la fase dell’IDV berluscocentrica e berlusconomane.

  4. Concordo.

    Questa reazione di Bersani confuta abbastanza quello che ho scritto qui varie volte su lui e il PD.😦
    Magari rimane pure un po’ vero, come sostenevo, che l’elettorato lo tira in una direzione sbagliata, e lui non sa se e come dirlo.
    Però almeno ci provasse a dare la sua linea, invece di dimenarsi a vuoto…

    Napolitano, che in fondo ha la stessa base, ci prova, ci riesce e ha pure consenso.

    Cos’è che mi sfugge?
    O è davvero principalmente un problema di comunicazione?

  5. scusa ma non è di certo con la cialtronaggine di di pietro che si risolvono i problemi del paese.
    se non si era capito, è grazie all’approssimazione che ci ritroviamo in questo stato.
    e di certo, per quanto riguarda il lato economico, bersani (e il suo staff) ha dimostrato di essere tutto meno che un approssimatore.
    il problema attuale dell’Italia è nato proprio dalla cancellazione delle riforme messe in atto da pierluigi nostro

  6. @andrea,
    in effetti il Bersani ministro dell’economia ha dimostrato una grande pervicacia e perizia nel fottere il TFR degli operai e dei lavoratori dipendenti per donarlo generosamente ai grandi gruppi bancari e assicurativi che poi, ringraziando commossi, ne hanno bruciato una buona fetta nel grande falò della crisi.

    A proposito, a quanto stanno i fondi pensione?
    Direi che a buona memoria di tutti dovremmo cominciare a chiamarli i fondi “Bersani” in modo che il poveretto che si trova ad averci rimesso il 10% o magari il 25% sul capitale iniziale si ricordi sempre chi deve ringraziare per questo furto.
    Bersani ha reso i poveri più poveri e i ricchi più ricchi. Un vero paladino della sinistra🙂

    Non so se si tratta di cialtronaggine o di malvagità applicata scientificamente, in entrambi i casi non vorrei ripetere l’esperienza di un Bersani con incarichi di governo.
    Delle altre “imprese” di bersani, ovvero del regalino delle farmacie alla coop e della distruzione di quanto di buono creato dal povero Uolter è superfluo parlare.

  7. @pavlov
    ma di che stai parlando? ma ti ricordi tutte le liberalizzazioni che aveva fatto?
    e la lotta all’evasione?
    invece tu parli solo di un privilegio di pochi.
    beh, all’epoca se solo il governo fosse durato altri 12 mesi avrei trovato facilmente lavoro.
    grazie a ciò che aveva pianificato bersani.
    ora invece non ho prospettive.
    evviva i privilegi e che se ne beneficia. soprattutto sulle spalle di altri.

  8. Vittorio Cobianchi

    @Andrea

    Allora, se lo staff economico di Bersani è tanto abile, perché il PD non lavora a più non posso a un piano di rientro SERIO dal debito pubblico, visto che al 90% tra due anni sarà al Governo, e perché non comincia a presentarlo agli elettori? Perché non ha il coraggio di dire che la spendig review di P-S (che cita sempre come una delle grandi figate del PD di governo) rimase allo stato di bozza embrionale, e era del tutto priva di elementi operativi proprio perché nemmeno il PD ebbe il coraggio di affondare il bisturi nella piaga purulenta? Perché non comincia a dire che i tre moloch della spesa pubblica (pensioni, sanità e stipendi della Pubblica amministrazione) sono del tutto insostenibili? Lo so anch’io che la maggioranza allo sbando, però se continuo a dire solo questo non mi differenzio affatto dai tizi che parlano al bar. Invece io vorrei che il mio leader politico non facesse discorsi da bar.

    Quanto a Di Pietro, non è mai piaciuto nemmeno a me, però qui si parla di comunicazione, e, in effetti, Di Pietro è l’unico esponente del Centrosinistra che, da un po’ di tempo in qua, parla da vero leader di governo.

  9. Esatto, Andrea, e grazie Vittorio per averlo ricordato: la mia valutazione riguarda la comunicazione di questi signori, non i contenuti politici, i programmi, le ideologie. Su quelli, ognuno/a ha la sua opinione.

  10. @Vittorio Cobianchi
    Di Pietro parla da vero leader perché sa bene che non lo sarà mai in termini di governabilità. Parla da leader perché è un comprimario; fa il suggeritore nella buca ma non è a lui che arriveranno i fischi e gli ortaggi in un’eventuale armata brancaleone di governo.
    Bersani invece reciterà un altro ruolo: o l’attore sul boccascena o il regista che comunque dovrà presentarsi al pubblico prima che il sipario cali del tutto.
    Poiché è ovvio anche ai tizi dei bar che il Pd non ha (e non può avere, aggiungo) alcuna soluzione sistemica che si distingua significativamente dalla politica economica del Tremonti di oggi, la voce di Bersani dovrebbe attingere al libro dei sogni di Berlusconiana memoria. Però gli onirici contratti con gli italiani redatti su scrivania di ciliegio nella Tara del maggiordomo Vespa potevano all’epoca giocare sulle amnesie di un elettorato al massimo disilluso a fine mandato dall’aragosta mancante ma sempre sazio di patate. Invece oggi le eventuali sparate di Bersani lo inchioderebbero immediatamente a rendere conto a un crescente popolo di magri per virtù.
    Il Pd è risalito nei sondaggi non per meriti propri ma per demeriti altrui, nonostante i suoi dirigenti abbiano sbagliato quasi tutto. Continuano ad abbaiare con solita tecnica-contro da due lire. Ma la loro paura più grande resta quella di governare. Non puoi sbagliare ripetutamente tutta la tua comunicazione, permanentemente. Qui c’è qualcosa di freudiano. Sicuro che nell’intimo vogliano vincere davvero?

  11. Giovanna, dici che la tua valutazione riguarda la comunicazione di Di Pietro e Bersani, mentre su contenuti politici, programmi e ideologie ognuno pensi quel che vuole.
    Però non si riesce a valutare la comunicazione senza riconoscere obiettivi politici di massima degli attori.
    Ad esempio Ugo dice (e io concordo) che Bersani non può parlare come Di Pietro (o, aggiungo io, Vendola) perché a lui toccherà probabilmente a breve farsi carico del governo, mentre gli altri due potranno sempre defilarsi, anche stando al governo.
    A volte si stenta, nella discussione, a limitarsi agli aspetti di comunicazione, perché alcune tesi al riguardo hanno presupposti politici molto opinabili.
    E, se cadono quei presupposti, cade anche quel che si dice sulla comunicazione.
    Per discutere utilmente sulla comunicazione, servirebbe e basterebbe un consenso proprio di minima sugli altri aspetti. Che però talvolta manca.

  12. @Ben
    Ma io scherzo ed esagero, Ben😉
    La comunicazione di Bersani dovrebbe essere diversa comunque perché lo scopo è convincere per vincere. Altrimenti si fa un altro mestiere, non il politico. Il mondo è pieno di alternative, no?

  13. Ugo, te l’ho detto che sei troppo intelligente per me.😉

    Comunque la pensi, hai ragione quando dici che un governo Bersani potrebbe fare poco di diverso da quello che sta facendo Tremonti — quanto a misure economiche a breve termine, che sono ciò che tutti chiedono.

    Però hai pure ragione a dire che Bersani deve convincere per vincere, se vuole fare il suo mestiere.
    Senza però — aggiungo io — rischiare di perdere la faccia nel giro di pochi anni, promettendo quello che non potrà mantenere. Anche questo fa parte del suo mestiere.

    E allora?
    E allora, secondo me — ascoltami Bersani — l’amara verità un po’ devi dirla.
    E soprattutto, in cambio di un po’ di amare verità, devi riuscire a venderci come cosa entusiasmante per tutti noi quelle riforme strutturali a costo zero che Berlusconi non ha fatto.
    I cui effetti non si vedranno prima di 5, 10 o 20 anni. Questo però non dirlo subito, dillo magari dopo che le hai fatte.

    (Possibile esempio, Giovanna, di come comunicazione e strategia politica siano maledettamente intrecciate?)

  14. @Ben
    Lo sai cosa sarebbe veramente intelligente (altro che Ugo!) e politicamente vincente a livello comunicativo? Un leader che oggi proponesse con grande onestà la ricetta di lacrime e sangue necessaria, non barasse sui tempi che sono lunghi, non facesse sconti a nessuna ma proprio a nessuna categoria. E nel frattempo avesse la capacità di mostrare che alla fine del tunnel c’è un futuro possibile e migliore per la gran parte di noi. Un navigato Caronte con lo sguardo di Ulisse e la temerarietà di un Colombo. I
    Ma per far questo ci vuole una credibilità, una verginità politica e un carisma che Bersani non si sogna nemmeno quando sogna davvero. Non basta fumare il sigaro per assomigliare a Churchill (ma nemmeno a Fidel). Se il tuo livello è sufficientemente alto potrai scontentare molti, al limite anche la maggioranza dei tuoi elettori e certamente quelli altrui. Ma tutti ti riconosceranno che sei l’unico che può traghettarli verso una salvezza che è più importante dell’interesse di piccolo cabotaggio di ognuno di loro. Se non dispieghi queste capacità comunicative da grande condottiero come potrai mai far digerire l’ulteriore perdita di potere d’acquisto per categorie che vanno dagli artigiani, ai dipendenti pubblici, ai notai, fino agli onorevoli, senza tacitare la canea degli infiniti oppositori?
    Se guardi bene però puoi capire la forza di Bersani dal simbolo che ha fermato la corsa appena principiata delle sue liberalizzazioni: il taxi. Se ti fai fermare dai taxisti comunicativamente sei un Bersani. Magari sei anche capace nella sostanza del problema, ma al massimo ti proponi ministro e non leader.
    Aldilà dei suoi evidenti e invalicabili limiti, potrebbe solo far meglio da un punto di vista comunicativo anche se temesse la peggiore delle figuracce per non essere all’altezza delle aspettative dei suoi elettori.
    Anche perché i suoi elettori intelligenti le sue figuracce le conoscono già quindi non ha davvero nulla da perdere né come uomo, né come politico.

  15. Ugo, sì d’accordo, quello che disegni tu è il leader che servirebbe.
    Temo anch’io che Bersani non ne abbia la stoffa, a livello di sostanza e di comunicazione.
    Però la situazione non lascia scampo: o si presenta un leader così, con una bella squadra al suo fianco, di sinistra o di destra o di centro poco importa, o si finisce come la Grecia nel giro di pochi anni. E le situazioni creano i loro uomini. Anche se non sempre, purtroppo.

    Ripensandoci, devo anche dire che le mie obiezioni a Giovanna non reggono. La comunicazione di Bersani e del PD è inadeguata rispetto a QUALSIASI strategia politica.
    Come mi sembra suggerisci anche tu.

    E’ che mi premeva troppo dire qualcosa delle formidabili ragioni sostanziali che in parte spiegano, ma non giustificano, l’impasse comunicativa del PD.

  16. Preciso.
    Quello che descrive Ugo non è solo il leader, è anche e soprattutto il MESSAGGIO che servirebbe.

  17. @Ugo
    sempre interessanti e condivisibili le tue osservazioni. La retorica e la comunicazione del PD sono da sempre talmente catastrofiche che è difficile credere che si tratti di semplice incapacità e cialtroneria, ci deve essere qualcosa di più, ovvero la fottutissima paura di andare al governo.

    @Vittorio Cobianchi
    > …in effetti, Di Pietro è l’unico esponente del Centrosinistra che,
    > da un po’ di tempo in qua, parla da vero leader di governo.

    Tutto vero, solo che Di Pietro NON è un esponente del Centrosinistra. Questa è l’illusione degli elettori di centrosinistra (una delle tante) ma non è la realtà. Il fatto che qualcuno ce l’abbia con Berlusconi non ne fa automaticamente un comunista.

  18. Avendo in mente quel leader e quel messaggio, su questo blog avevo proposto Moretti (quello delle ferrovie). Poi Pietro Ichino. Ma mi andrebbe bene anche Ugo.🙂
    Abbiamo una terna. Referendum?🙂

  19. guarda giovanna che io, per quanto riguarda bersani e di pietro, mi riferivo proprio all’aspetto comunicativo: ognuno tira fuori le idee che ha nella testa.
    uno ha un’idea strutturata e ha l’ardire di spiegarlo al popolino che IN TEORIA dovrebbe essere interessato visto che lo riguarda.
    l’altro invece tira fuori delle idee di massima, ma senza scendere in dettagli: ad esempio, quali sono gli enti inutili? come si fa a tagliare le spese di rappresentanza futili scindendole da quelle utili? perché diminuire i rimborsi elettorali che sono l’unico avamposto contro i tycoon e i gruppi di potere?
    io trovo che sia molto meglio l’azione comunicativa di bersani perché quando eviscera, scende molto nel dettaglio, andando sul pratico. e pace se ci vuole un dizionario vicino. quella di di pietro tratta i cittadini come sudditi, spara là alcuni concetti senza chiarire bene (si capisce di cosa parla, ma nel pratico è tutta un’altra storia).
    la comunicazione politica è scivolosa, però BASTA trattare gli elettori come studenti di seconda media e neppure troppo intelligenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...