«Se non ora quando» a Siena: tre cose che mi sono piaciute e tre no

Non ho potuto andare a Siena per «Se non ora quando» perché avevo già preso un impegno per il «Salone della parola» a Pesaro, ma da sabato pomeriggio ho seguito la manifestazione in streaming sul web.

Mi sono piaciute:

  1. La comunicazione: gli spot che sono andati in onda sabato, nel primo pomeriggio, mi sono sembrati semplici, incisivi, ottimisti. Peccato non siano ancora su YouTube. Spero ci arrivino in fretta, che vorrei rivederli e analizzarli.
  2. La plurivocità: oltre alle organizzatrici, alle donne con cariche istituzionali e politiche, alle celebrità, sono salite sul palco decine di donne provenienti da tutta Italia, per dire la propria in 3 minuti, anche senza rappresentare niente e nessuno, solo se stesse.
  3. La mille volte dichiarata volontà di fare rete, includere, unire, per superare le divisioni e i settarismi che contribuirono a far arenare, a suo tempo, il femminismo storico italiano. Spero che alle parole seguano i fatti.

Non mi è piaciuto:

  1. Che ci fossero pochi uomini. Alcuni c’erano, li ho visti bene. Ma erano troppo pochi per una che, come me, crede che sui problemi delle donne si dovrebbero mobilitare tutti i generi sessuali, non solo le donne. Sono problemi che riguardano tutta la società e l’economia italiana, dunque le donne non bastano.
  2. Che molti discorsi – troppi, per i miei gusti – contenessero tante dichiarazioni di principio, slogan, racconti personali e collettivi, ma tutto sommato poche proposte concrete, liste di cose da fare, obiettivi da raggiungere a breve, medio e lungo termine. Negli anni Settanta il movimento femminista italiano vinse – non da solo, assieme ai partiti e agli uomini – su obiettivi concreti come l’aborto e il divorzio. Poi svaporò. Per non fare la stessa fine ci vuole un’agenda di obiettivi precisi e concreti, subito.
  3. Che a rappresentare le donne di destra ci fossero solo Giulia Bongiorno e Flavia Perina. Quest’ultima, peraltro, si è beccata pure qualche fischio. Ma scherziamo? La questione femminile non è proprietà privata della sinistra, ma riguarda tutti i partiti, gli schieramenti e le ideologie.

Per questo concordo con Giulia Bongiorno quando dice: «Le donne non devono più votare singolarmente per destra, sinistra, centro, ma per quei partiti che mettono al centro della politica i temi femminili». E quali sono, questi partiti? incalza l’intervistatore. «Per ora nessuno – risponde lei – ecco perché ci vuole un grande cambiamento».

Giulia Bongiorno per Repubblica:

 

 

22 risposte a “«Se non ora quando» a Siena: tre cose che mi sono piaciute e tre no

  1. Io invece non concordo con Giulia Bongiorno per due motivi:
    1. Dice che i temi femminili trascendono la divisione destra-sinistra; il che è vero, ma se è per questo tutti i temi, dal lavoro alla politica estera alle politiche culturali, la trascendono. La differenza si vede quando si passa alle idee e alle proposte per affrontare questi temi. Per fare un esempio classico, la violenza sulle donne: è chiaro che è un problema per tutti a prescindere dal colore politico, ma c’è chi la riconduce principalmente all’immigrazione e chi invece alle tare della società italiana, e a interpretazioni diverse corrispondono proposte politiche diverse. Tali proposte non sono riconducibili alla divisione classica destra-sinistra? Ammettiamo pure che sia così, ma ciò non toglie che comunque una differenza tra le proposte dei vari leader e partiti c’è, ed è questa differenza che bisogna considerare al momento del voto. Altrimenti si rischia il paradosso di votare un partito che fa proposte che non condividiamo sulle politiche di genere solo perché si occupa dei temi più di altri partiti magari a noi più vicini.
    2. Considera i temi femminili come qualcosa a sé, staccati dal resto. Il che rischia di far ricadere il discorso nel settarismo o nell’esclusione maschile che tu stessa paventi nell’articolo. E invece molte politiche a favore delle donne sono sottogruppi di politiche più ampie. Per fare un esempio di cronaca recente, il caso della Ma-Vib è sicuramente un caso di discriminazione femminile, ma non lo si comprende (né lo si può risolvere) a pieno se non nell’ambito più generale delle politiche industriali e del lavoro esistenti oggi in Italia. Oppure le politiche delle città: aumentare il trasporto pubblico è una politica generale per favorire la mobilità (e quindi l’inclusione sociale) di chi abita nelle periferie o in quartieri con pochi servizi; ma è anche una politica di genere, visto che le statistiche ci dicono che i mezzi pubblici oggi sono usati soprattutto da donne. E discorsi simili si potrebbero fare per la bioetica, per i diritti civili e via dicendo.

  2. Il lapsus “sinistra” per “donna” la dice lunga su cosa pensa realmente la Bongiorno.
    La destra italiana di governo ha dimostrato in diverse occasioni e modi l’immagine che ha della donna. Giusto non fermarsi al popolo della sinistra per rivendicare diritti sociali che devono essere condivisi (lotte contro il razzismo, discriminazione dei gay, ingiustizie di contratti di lavoro iniqui, ingerenze si autorità religiose ingombranti) ma in passato è stata una parte della sinistra a sostenere e dar voce a questi temi. Siamo oggi pronti a lasciare da parte etichette, simboli e schieramenti del passato ma dimenticarsi chi ha sempre difeso certi temi a me pare un po’ qualunquista o “futurista”.

  3. Skeight, sono d’accordo con te, ma lo sono se guardiamo le cose da una prospettiva più avanzata di quella in cui purtroppo siamo. Quello che dice la Bongiorno – e che mi vede concorde, pur non simpatizzando io minimamente con FLI – è che, allo stato attuale, se ci mettiamo a fare distinzioni pregiudiziali di colore politico, non andiamo da nessuna parte. Non a caso le poche battaglie che sono state fatte in Parlamento e che sono andate a buon fine erano «bipartisan», come si dice oggi.

    Insomma, siamo in una situazione talmente «di base», sulla questione di genere, che su questa base si può – e si deve – essere bipartisan. Poi, ci divideremo sulle diverse soluzioni, come dici tu, ovvio, ma per ora, se continuiamo a pensare che le battaglie per le donne le debba fare solo la sinistra… con la sinistra che abbiamo, soprattutto, restiamo – a essere ottimisti – minoritari, ecco.

    Drew: non sono affatto qualunquista, né simpatizzo politicamente con FLI. Sono semplicemente concreta. Giusto riconoscere il dovuto e il passato, però credo davvero che i problemi che hanno le donne in Italia siano al di là di destra e sinistra: sono di tutti e di tutte. La destra di governo ha dimostrato come tratta le donne, siamo d’accordo. Ma la sinistra come le tratta? Un po’ meglio, certo, ma quanto meglio? Non credere che il sessismo non ci sia anche di là: anzi, è più sottile, ipocrita (perché finge di non esserlo) e dunque infido.

    Ti ricordo, per esempio, che le donne del Pd che siedono in parlamento sono solo il 30% dei parlamentari totali del Pd. E non mi pare che siano sempre in prima linea o a capo di qualcosa. Certo, meglio della situazione complessiva del parlamento italiano, che vede solo il 20% di parlamentari donne. La situazione è migliorata giusto nelle giunte appena elette alle amministrative (che vengono dopo la rinascita neofemminista degli ultimi anni, non a caso): fifty/fifty a Milano, Napoli, Cagliari, Bologna.

    Diverso è il caso di SEL, da sempre più attento a queste cose: ma è minoritario, come dicevo prima, mentre la questione femminile, per il bene dell’economia e della società di questo paese, non può restare nelle mani di una minoranza, accidenti.

  4. Giovanna, i fischi se li sono presi anche la Camusso, la Bindi ecc. Non era una cosa di destra o sinistra, ma contre le “politiche di professione”.

  5. alessandro: forse hai ragione, tu eri a Siena? Io no, purtroppo, e la percezione dei fischi, in streaming web, è diversa. E ovviamente se ne perde il senso complessivo: i motivi dei fischi possono essere diversi e si capisce solo stando lì.

    In ogni caso, le donne di destra erano scarsamente rappresentate, questo è il mio punto.

  6. Nonostante il caldo le tre critiche di Giovanna non sudano per niente.
    Come può il genere femminile raggiungere la parità (qualunque essa sia) con il maschile? Proviamo a fare gli strateghi della comunicazione (da spiaggia o per spiaggiate?) e guardiamo qualche soluzione.
    I) Invidia del pene. Soppressione fisica del maschio e del ruolo che occupa. Soluzione hard, buona per scrivere libri felicemente corrisposti o scalare veloci carriere. Ottima nei comizi per l’applauso incondizionato delle ingenue. Poiché la violenza vede l’uomo in posizione geneticamente dominante, non si vede però con quale mezzo l’amazzone possa far fuori lo spartano che tra l’altro possiede pure le casematte. Tipico appannaggio della sinistra, a ben guardare è un appanamento, una retorica perdente per il singolo e per il genere.
    II) Metodo Pompadour. Presa del potere per vie traverse attraverso la consapevolezza che se la forza maschile è letterale e facile da spendere, quella femminile è metaforica e diffcile da apprendere, ma non ha minor efficacia. Individuato il maschio alpha si corrisponde, dissimulando, alla richiesta di interpretare il tipico ruolo femminile. Nei casi riusciti si diventa indispensabili consigliere del capo, quindi si gestisce il potere informalmente. Si può aspirare alla sostituzione. È comunque un’impresa in proprio e di solito la donna vincente non condivide la preda con le colleghe. Nasce da qui il vero e unico problema politico da risolvere in casa femminile: la constatazione che se una donna vota per un uomo, l’unico ruolo da recitare nel copione successivo è quello della cariatide.Tipico metodo di destra, è una retorica vincente per il singolo ma perdente per il genere.
    III) Effetto rana. Presa del potere tramite l’eliminazione del concetto di genere. Come molti sanno, le rane sono da giovani ermafrodite per poter adattare meglio il proprio curriculum alle richieste di flessibilità del richiedente. Riuscire a far scomparire dal linguaggio (e quindi dalle menti) la dimensione sessuale per cui componiamo per mezzo di inevitabili stereotipi le categorie astratte (maschio, femmina, lesbica, gay, trans, etc.) non è un gioco facile e viene rigettato immediatamente se la richiesta di eliminazione è improvvisa. L’effetto rana è la strategia comunicativa vincente nel lungo periodo: se si immerge una rana in ua pentola di acqua bollente essa salterà via all’istante. Se invece la si infila in acqua a temperatura ambiente e poi si scalda progressivamente il tutto, la rana finirà bollita senza nemmeno dire gr(a)! In sintesi occorre l’aiuto dell’uomo (che detiene il potere), perché solo un uomo educato a provare vergogna per l’esclusione degli altri generi potrà cambiare il sistema volontariamente senza che questo gli appaia come un subire l’assedio perché poi si sa come reagisce un animale all’angolo: continua a graffiare e a mordere più per istinto che per ragione.

    Quindi è vincente subordinare alla rappresentatività politica di un partito composito la riuscita della parità di genere? Sì e no. È un problema gerarchico. In primis le donne devono riconoscersi in quanto donne “votando” altre donne, a tutti i livelli della società. Già questa è una battaglia ben lungi dall’essere vinta perché se si disperdono energie in altri obiettivi, l’emorragia non avrà fine vista la natura emofiliaca delle troppe declinazioni femministe (e da uomo non so nemmeno se sia un metodo dalle giuste conseguenze immediate: di sicuro è l’unico).
    In secundis, appena si sono riconosciute – e forti di esersi contate! – dovranno imitare il camaleonte agli occhi degli uomini e far loro dimenticare che la conquista è in atto – ma è silenziosa. Far poetico rumore serve a farsi notare all’inizio ma è nel silenzio prosaico della quotidianità che si otterranno i risultati.

    Purtroppo devo anche disilludere buona parte del genere femminile. Il mondo, e l’Italia, marcia già da tempo verso la parità di genere. Le statistiche vanno sapute leggere ed è inutile dire che quasi il 50% delle donne in Italia non lavora se non si rammenta che sul dato pesano non le disparità per le nuove leve ma le tare ancestrali delle anziane che non hanno mai lavorato in un contesto in ritardo sulla modernità – e il reddito è a seguire. Disgraziatamente tu puoi creare posti di lavoro femminili (oltre ai maschili, ovviamente) se quella modernità (economica) tiene, altrimenti ciccia. Puoi
    rivendicare laparità di stipendio per ciò che concerne il nuovo, non l’acquisito perché, altrimenti, se la torta non aumenta alzare a lei vuol dire diminuire a lui e questo provocherebbe il ritorno alla clava di lui. O sogniamo?
    Non vorrei che il genere femminile dovesse scendere in piazza per rivendicare la propria sperequata presenza non nei CDA o in politica, ma in categorie meno blasonate come il minatore, il muratore, il vigile del fuoco, etc.
    Non vorrei, visto l’andazzo preso dall’economia, che aumentare la posta rischi di giocare una mano al ribasso. Ma questa è un’altra Storia.

  7. Ugo il problema degli uomini è proprio questo, quello che hai tu. Pensare che l’acqusizione di diritti delle donne, sia antagonista ai diritti degli uomini. Anni fa una psichiatra disse che per gli uomini era inconcepibile un rapporto di parità, simmetria con le donne: o domini o sei dominato..o io o tu, la grande rivoluzione maschile sarre quella di riuscire a creare alleanza con le donne….se pensate in termini di alleanza la qeustione femminile smetterete di viverla con la grande ambivalenza che traspare dalle tue righe….

  8. @Andreas scrive: “Ugo il problema degli uomini è proprio questo, quello che hai tu. Pensare che l’acqusizione di diritti delle donne, sia antagonista ai diritti degli uomini.”
    Esatto, hai colto il punto. Ma non è un problema di Ugo o degli uomini. È che è da un po’ di tempo che siamo stati tutti sfratatti dal giardino dell’Eden e spero che lei non creda di tornarvi solo perché è abbastanza colto da sognare.
    Restiamo alla logica dell’asilo. Se la torta del pomeriggio non cresce come ritiene possibile aumentare la porzione a tutti, addirittura a far partecipare alla merendina nuove bambine? Se la torta rimane costante o, peggio, diminuisce, occorre appellarsi a un criterio di re-distribuzione.
    I bambini di solito si mettono a piangere quando gli diminuisci la razione.
    Vogliamo parlare di cosa fanno gli adulti?

  9. ma vedi andreas l’alleanza deve essere bipartisan …non penso proprio che l’acquisizione dei diritti delle donne sia un danno per me (che deve comunque far pari anche con i doveri ,nella vita ci sono due sacchi quello dell’avere e quello del dare) …..
    però mi sono un pochino scocciato a sentire dire che gli uomini ,sono violenti ,che hanno il potere ecc ecc,chi lo spiega ad un operaio che si sveglia alle 5 del mattino, che lui detiene il potere ,magari lavorando a 35-36 gradi sotto un capannone e magari rischiando la vita? Gli uomini non se ne stanno tutti comodamente seduti in poltrone di pelle umana alla fantozzi .
    dire che la colpa ricade su queste persone ,in quanto uomini ,mi sembra un tantino eccessivo ,Massimo Fini ,in un suo articolo ,diceva che le donne sono una razza nemica esagerato e razzista d’accordo ,ma cosa cambia se il genere viene capovolto ??
    ho letto che c’erano pochi uomini , forse gli uomini sono stanchi di sentire continui discorsi degenerativi sul loro conto ,non tutti sono masochisti

  10. Al volo, perchè mi piace molto questa discussione tra uomini sull’ argomento e soprattutto trovo molto vera l’ osservazione di Mauro qui sopra. Sento forte anch’ io la prospettiva maschile nel discorso di Ugo, perchè, parlando in metafora tortistica, Ugo, hai ragione che se le donne cuociono torte e i maschi le mangiano è chiaro che volendola mangiare tutti le porzioni si dimezzano. Quello che una donna al tuo posto avrebbe pensato è che ribaltando la situazione, anche i maschi fanno torte, e ti garantisco che può essere un’ attività che arricchisce molto, altrimenti non si spiega perchè le donne ci godessero tanto a farne senza neanche poterle mangiare, e quindi si è felici e si condivide tutti. Per dire che il discorso oppositivo a tutti i costi, è una sovrastruttura culturale anche quella, e si smonta con un atteggiamento mentale che è apputno quello che ha portato a Siena. Non abbiamo paura di condividere fino in fondo questo discorso, o le torte bruciano mentre noi discutiamo dello sporzionamento.

  11. ciao, gli spot di cui parli sono su youtube da circa 10 giorni, ma purtroppo non hanno avuto tantissima visiblità…comunque puoi trovarli ai links:

    sara

  12. Cavolo Sara, grazie! li ho cercati come una matta… ma… ma… perché Se Non Ora Quando non li ha messi sul suo canale YouTube dove stanno solo 2 video in tutto, ancora relativi al 13 febbraio???? e perché non li hanno pubblicizzati sul loro blog, che è molto visitato in questi giorni???

    Ahiahi, l’uso della rete… Comunque cercherò di diffonderli io, per quel che riesco. Grazie ancora!

  13. Avevo un presentimento Giovanna, che è cresciuto guardandomi intorno nella splendida cornice che ci ospitava in questa due giorni di Siena, che in quella bella occasione di confronto e per me di interesse maschile sui temi di genere sollevati, oltre a te (per i motivi personali che hai detto) mancassero molte e autorevoli presenze. Leggendo un po’ i vari blog per me di riferimento su queste cose ( Lorella Zanardo, Donne Pensanti, Vita da Streghe, Femminismo a Sud ecc) ho visto che è scoppiata una nuova e non poco aspra polemica fra questo gruppo importantissimo di blogger, animatrici del movimento e di un risveglio culturale sulla parità e dignità nelle differenze di genere negli ultimi anni e le coordinatrici di SNOQ.
    Parole forti, scritte e non taciute, risentimenti che fanno capire di una divisione nemmeno troppo marginale in un momento quando tutto si dovrebbe discutere, meno che dell’importanza della pluralità dei ruoli decisivi assolti sia nella rete ( con i blog, i passaparola,le proposte e le campagne a favore della dignità della donna,le denunce all’autorità spesso vincenti contro la rappresentazione stereotipata e vile del corpo delle donne) che nelle piazze del 13/2 e di Siena. Anzi direi che questa pluralità e pari dignità di ruolo debba semmai essere un valore da riconoscere reciprocamente senza perdersi in dietrologie e critiche nei metodi e nelle genesi piuttosto che nel merito dei problemi sollevati dal confronto. Questo a prescindere, e senza volerne oscurare le diverse responsabilità, dalle diverse esposizioni mediatiche che hanno ingiustamente io credo avuto questi diversi tipi di contributi nella crescita del movimento dal basso, del risveglio della società civile e di questo clima straordinariamente nuovo, foriero finalmente di grandi opportunità di cambiamento nel paese.
    Credo che, nelle rispettive posizioni e dentro quelle polemiche sulla forma e sui contenuti dell’iniziativa di Siena, le une e le altre ( Le blogger e le responsabili di SNOQ) abbiano molti validi motivi da esternare e da accreditare, ma a me ( non vorrei dire da esterno perchè non mi sento un esterno solo perchè uomo e quindi pienamente d’accordo con ciò che dici nel tuo post a proposito) pare che sia davvero poco opportuna questa divisione.
    Specie perchè avviene al culmine di un periodo nel quale ci sarebbe solo da raccogliere ed estendere la credibilità, l’entusiasmo ed il giusto peso “politico e culturale” che il movimento neo-femminista, chiamiamolo così ( guai a chiamarlo “rosa” :-) può e deve utilizzare per imporre una spallata a destra ed a sinistra dentro le forze politiche, fra le donne meno attente e attive sul web, ma non per questo meno colpite, fra gli uomini da coinvolgere in una vera battaglia di cambiamento di tutto ciò che di sessista, ipocrita, clericale, in una parola del modello culturale berlusconiano che da 20 anni ha plasmato molte delle coscienze.
    Mi piacerebbe poi entrare anche nel merito di alcune cose che penso su quello che ho visto e sentito a Siena, ma mi interessava intanto conoscere il tuo parere su queste divisioni che, dato il tono, fanno ripensare ad un “deja vu” nell’ambito dei movimenti femministi, con tutto il rispetto e la stima che porto per le amiche che ho citato. Spero che il finale stavolta possa essere più gratificante e utile per tutt*.

  14. Cara Giovanna, i video sono stati messi giorni fa sul blog nazionale, ma sai tra una cosa e l’altra magari a molt* sono sfuggiti.
    In ogni caso, grazie per il tuo apprezzamento e sincero interesse. Un abbraccio e complimenti per il blog molto interessante
    Sara

  15. Sono convinto che il movimento femminile debba passare a uno step successivo, distaccandosi dal modello anni ’70. Perché altrimenti rischia di rimanere intrappolato in qualcosa che funzionava quando c’era una discriminazione molto più sentita, ma non ora che la discriminazione è mascherata da un’aura di buonismo. In questo senso le manifestazioni vanno bene, ma secondo me si dovrebbero trovare concreti risultati in politica (certo, cosa non facile direte giustamente). Pensiamo solo alla inutilità e fasullità di un ministro delle pari opportunità che disprezza i gay, oppure delle incidenze della Chiesa negli affari italiani. In Italia c’è ancora più da fare che nel resto del mondo!
    Ciao, comunque ottimo articolo ;) passa a trovarmi ;) http://angoloeconomico.wordpress.com/

  16. @legvaldicornia, anchio ero a Siena, tu hai avuto la pazienza di scrivere quello che mi sarebbe piaciuto dire, e lo hai detto meglio.
    @Giovanna, concordo su tutto tranne che sul punto II.1, perché credo ancora che le donne debbano confrontarsi prima tra loro (è un prima di metodo, non solo cronologico) e poi con gli uomini interessati a confrontarsi: ma è che io so’ vecchia e ancora un po’ separatista, abbastanza vecchia da ricordarmi il film delle contrapposizioni distruttive tra donne.

  17. Concordo con Giovanna che la parità (di opportunità ecc.) fra i generi sessuali può essere rivendicata anche a destra, ed è meglio se avviene.
    Anche perché la politica — partiti e governo — possono rimuovere solo alcuni degli ostacoli alla parità.
    Ma l’ostacolo principale è, credo, la divisione del lavoro all’interno delle coppie.
    Se in una coppia il peso di lavori domestici e di cura di bambini e anziani grava per 3/4 sulla donna e per 1/4 sull’uomo, è inevitabile che almeno 3/4 dei parlamentari, dei dirigenti d’azienda e dei professori universitari siano uomini, e meno di 1/4 donne.
    Una divisione del lavoro più paritaria nelle famiglie, di sinistra e di destra, è un obiettivo da perseguire in ogni singola coppia. E da maschio con famiglia vi assicuro – mi rivolgo a mauro recher e altri – che per noi un carico della metà dei lavori domestici invece di un quarto o meno, fa una bella differenza!!!
    Su questo naturalmente cultura e perfino politica possono aiutare. Ma la partita si gioca alla fine nel rapporto di coppia.

  18. Pingback: Tra SNOQ e #donnexdonne « PONTITIBETANI

  19. Non credo che l’essere donna sia un valore. Come non credo sia un valore essere uomo. E’ un genere, niente di più. Mi spiego, non voglio semplicemente che le donne prendano parte attiva alla vita politica e imprenditoriale. Io vorrei che fossero donne capaci a farlo. Mi rendo ben conto del Paese in cui viviamo, ma la mentalità “quote rosa” non funziona nel lungo periodo. Può essere un buon ariete, ma non uno strumento efficace. A mio parere, si rischia una deriva postfemminista che non fa bene al dialogo necessario, come si è detto qui, tra uomini e donne. O meglio, tra persone.

  20. Perché mai un uomo (o una donna) di destra dovrebbe lottare per una parità che vada oltre quella relativa ai diritti?

    Lascio perdere il reazionario che certe asimmetrie in ambito famigliare le pretende, ma anche il libertario destrorso, sotto la spinta ambientale, le accetta comunque senza problemi.

    Difficilmente una “società liquida” esposta a tutti i venti potrà mai trovare uno stabile equilibrio nella perfetta ripartizione dei ruoli famigliari. Forme di specializzazione e diversità saranno probabilmente richieste e chi è pronto ad accettarle perché svincolato da qualsiasi imperativo etico, passerà volentieri all’ incasso.

    Non solo, considererà un sopruso intollerabile che viola i “vantaggi competitivi” della sua etica il non poterlo fare.

  21. A proposito di SNOQ, in Rete il dibattito critico, partito dai commenti del blog di Lorella Zanardo, si è diffuso anche in altri blog. Ecco la mia opinione critica e, in calce, quella di altre blogger più o meno sulla stessa linea, come contributo alla discussione:
    http://vitadastreghe.blogspot.com/2011/07/proposito-di-senonoraquando.html

  22. Pingback: Stereotipi e pubblicità: serve un riscatto di generi » L'informattivo

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