Vivident Blast: uno spot che fa ridere e discutere

L’ultimo spot che pubblicizza Vivident Blast – realizzato dall’agenzia Selection per l’azienda italo-olandese Perfetti Van Melle – mostra un padre che fa coming out con il figlio, confessandogli di essere… sua madre, e subito il figlio gli confessa di essere… una marionetta («Ia ia oh»), e alla fine un enorme cetaceo casca dal cielo.

Ebbene, in Italia lo spot ha dato fastidio a qualcuno, stimolando un articolo sul portale Gay.it (grazie a Bruno per avermelo segnalato). Questi i motivi del fastidio:

«In Italia esistono alcune centinaia di migliaia di cittadini transessuali. Sono persone come noi, che vivono la vita come tutti ma che più degli altri sono obbligati a fare i conti con quella assurda forma di violenza sociale che è la transfobia. Si tratta di persone comunemente rese macchiette degli sketch dei comici in tv, persone che generalmente non si vorrebbe incontrare, si tratta di gente che consideriamo depravate, perverse e dedite alla prostituzione.

Sulle persone transessuali se ne sentono di tutti i colori e si dimentica, più o meno innocentemente, che per arrivare alla transizione loro hanno già dovuto lottare con se stessi e con la propria immagine riflessa dallo specchio, hanno dovuto parlarne con la famiglia, con gli amici, con il datore di lavoro… e se qualcuno ha conosciuto accoglienza e affetto, molti altri si sono accontentati di emarginazione, rifiuto, incomprensione.

Approfondire la questione transessuale significa gettare la maschera ed accettare che la loro sia una minoranza umana come le altre e che come tutti i gruppi umani merita rispetto.

Lo spot della Perfetti trascura completamente tutto questo: hanno scelto di rappresentare delle cose sorprendenti e poco importa se due di queste situazioni siano fantasione e irreali (in questo del tutto corrette), mentre una terza sia la reale vita di tante e tante persone costrette da tutti alla solitudine, all’abbandono, alla prostituzione e spinte spesso al suicidio o alla morte per omicidio come la cronaca riferisce frequentemente.»

Da quel che ho sentito e visto in giro, invece, molti apprezzano lo spot, annoverandolo – correttamente – nel genere nonsense-demenziale, e collegandolo a una celebre scena de I Griffin, come fa questo articolo. Lo spot naturalmente non «copia» I Griffin (come non «copia» l’idea della marionetta da Pinocchio, evidentemente), ma li cita implicitamente, facendo il verso alle sequenze di colpi di scena che tipicamente si danno nelle soap.

Perché allora ad alcuni dà fastidio? Sono incapaci di ridere? Magari un po’ moralisti? Sempre Bruno – che lavora in pubblicità e vive ad Amsterdam – osservava l’altro giorno in un commento al post Gli uomini italiani visti dall’Olanda:

«Bisogna inquadrare il frame socioculturale dello spettatore. […] L’altro giorno ho mostrato a degli amici gay olandesi lo spot di Vivident Blast. A produrlo è una azienda italo-olandese, l’agenzia è di Milano, i creativi sono svedesi. I miei amici gay olandesi hanno riso e basta. Al contrario, oggi una delegazione di transessuali italiane ha chiesto il ritiro della campagna.»

Insomma, in un contesto socio-culturale come quello olandese, in cui la transessualità è molto più integrata che da noi, lo spot non offende nessuno. Viceversa in Italia, dove i transessuali e le transessuali vivono ancora il calvario che ha ben descritto il lettore di Gay.it, lo spot può essere irritante.

Va detto, però, che da noi le polemiche sono state poche, e molte persone del mondo LGBT ci hanno riso e basta. Finora almeno. Il che vuol dire che siamo in una situazione di transizione, e lo spot ci sta in bilico sopra.

E allora, ha fatto bene o male la Perfetti Van Melle a metterlo in circolazione? Secondo me lo spot non offende le transessuali, perché ridere sugli stereotipi che riguardano le minoranze – se lo si fa con rispetto – aiuta a integrarle, e lo spot va in questa direzione. Certo, quel genere di humour – a cui in Italia siamo poco abituati – può piacere o meno, e infatti molti trovano antipatica la vocina della marionetta e restano freddi sulla demenzialità dei colpi di scena. Ma questo contribuisce – in modo innocuo – al successo della campagna.

Lo spot Vivident Blast:

La scena dei Griffin:

 

33 risposte a “Vivident Blast: uno spot che fa ridere e discutere

  1. sono un pubblicitario e quello che vedo in questo spot è solo cattivo gusto e carenza di creatività. Quello che funziona nei Griffin, non funziona quando cambia il medium usato (almeno a parer mio). Ciò detto, le accuse di transofobia mi sembrano del tutto infondate.

  2. Mettendo da parte il cuore del commento, non bisogna dimenticare l’apporto fondamentale del nonsense venuto prima dei Griffin, quello del Monty Python Flying Circus. Qui esemplificato dall’uomo alla scrivania (John Cleese nella gag del “and now for something completely different”) e dal capodoglio (che invece riprende il piede gigante che schiaccia chiunque si trovi sulla scena)!🙂

  3. Giusto per essere precisi, il capodoglio è una citazione de La guida galattica per autostoppisti. Non è in effetti così lontana dai Python, dato che Douglas Adams fu a lungo coautore degli show del flying circus.

  4. Credo che Perfetti VanMelle abbia fatto benissimo. Oltre che innocuo, questo spot fa centro, con ironia, sul tema del cambiamento (culturale, di genere, d’identità) e sullo shock che spesso lo accompagna. L’Italia bisogno di qualche unexpected-shock in più, soprattutto in politica.

  5. A me lo spot non dispiace, ma se dovessi dire che lo trovo “divertente” o “ironico”…
    Mi dà un certo qual senso di cretineria.
    Eppure il nonsense di solito mi piace.
    E’ come se questo avesse qualcosa di incompiuto.
    Trovo particolarmente cretino il capodoglio. Meglio la parte della madre e della marionetta, allora

  6. Avevo scritto un commento con l’iPhone ma non è arrivato evidentemente. Poco male, mi ripeto:

    Concordo con Camillo sul nonsense dei Monty Python, ma attenzione: il capodoglio che cade è una palese citazione da “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. La scena della trasformazione è divertente e qualcuno ha ricordato che era già apparsa nei Griffin, mi spingo un po’ oltre quindi ricordando che pure i Griffin fanno riferimento al film “Invito a cena con delitto” (http://www.imdb.com/title/tt0074937/) dove *spoiler alert* la scena finale è proprio basata su questa gag del ‘cambio di personalità’.
    Tirando le somme, lo trovo uno spot divertente quanto basta, molto ironico e non offensivo (capisco i veri transessuali e la loro continua discriminazione, ma credo che anche ci sia solo voglia di far polemica -e non sarebbe la prima volta riguardo ad uno spot-) ma neanche un po’ originale. Infatti è pieno di gag rifatte e citazioni. E’ un semplice collage, si vede che i creativi dell’azienda avevano già la testa in vacanza..

  7. Ho due bambini di 6 e 8 anni che hanno riso ogni volta che è passato lo spot ma che poi hanno riflettuto e mi hanno posto tante domande sul fatto che un padre possa davvero diventare una madre…lo spot è stata un’occasione per affrontare un argomento serio e impegnativo

  8. Un creativo si è fatto una canna e c’è chi grida al miracolo… http://telemettoinquelpost.blogspot.com/
    (in sostanza sono daccordo con uno a caso)

  9. Ringrazio federico e stefano per la puntualizzazione, da fanatico pythoniano avevo dimenticato il più diretto riferimento al cetaceo della Guida galattica!
    Quanto al valore per intero dello spot il mio giudizio è espresso limpidamente da Stefano🙂

  10. Anch’io sono pienamente d’accordo con uno a caso: trovo lo spot davvero di cattivo gusto, non mi fa ridere, e privo di creatività.
    Forse non sarò abituata a quel genere di humor, anche se non mi sorprendono i transessuali, i gay, ecc. ecc.
    Ma allora, se lo spot fa riflettere sugli stereotipi che riguardano le minoranze, sono una minoranza anche i “figli/marionetta”?
    Esistono?
    Ecco, forse mi da più fastidio il fatto che un transessuale venga portato allo stesso livello di un pupazzo di legno (e per favore non andate a cercare analogie con l’altro famossimo burattino: qua, a parer mio, non ci stanno…)!

    A proposito… al momento, in 13530 hanno pure guardato questo filmato: pazzesco!

  11. quoto Uno a Caso: il problema principale è che lo trovo uno spot scarso, tutte le polemiche vengono dopo

  12. A me lo spot non piace, non tanto per il discorso a mio parere un po’ pretestuoso sulla transfobia, ma perché quell’uomo che si trasforma in marionetta e canta quel motivetto stridulo mi ricorda tutto il filone horror delle bambole assassine… brrr!

  13. Tempo fa sul blog di Daniele Luttazzi lessi questo post:

    http://luttazzi.it/node/389

    Lettura che, indipendentemente dalla pubblicità in questione consiglio a tutti gli appassionati di satira e umosimo.

    Ebbene quell’articolo ha dato voce ad un fastidio che provavo ogni volta che vedevo i Griffin, fastidio che non riuscivo a decifrare, e cioè:

    Perché i Simpson mi facevano ridere di gusto mentre i Griffin mi facevano ridere con i sensi di colpa?

    Da quel momento ho capito quanti messaggi razzisti veicolano i Griffin, non è stata immediata la cosa, ci ho messo dei mesi. Non sono un assiduo osservatore di quella serie e soprattutto sono circondato da fan che non fanno altro che esaltare ogni gag di quel cartone, ma piano piano ho capito che è molto facile nascondere messaggi razzisti sotto una risata e che anche un attento osservatore potrebbe non accorgersene se non si hanno gli strumenti adatti. L’umorismo è un campo molto delicato e non tutti gli esperti di comunicazione sono anche esperti di umorismo, questo fa si che alcune volte vengono commessi errori grossoloni anche (voglio sperare) ingenuamente!

    A parer mio non è una buona pubblicità questa, non ha gusto e non porta da nessuna parte, c’è uno “shock” da prima visione che però non trovo fertile.

    Io guardandola non ho colto tutte le citazioni che hanno colto gli altri (perdonate l’ignoranza) ma ho pensato subito al finale del video di Tapparella di Elio e le Storie Tese. In quel finale c’è un doppio colpo di scena simile:

    La differenza tra il video di Elio e la pubblicità in questione però a me pare evidente. Elio usa quella comicità demenziale in un contesto culturale preciso, quindi si prende la responsabilità di quello che dice e smuove sentimenti, questa pubblicità no, butta tutto in un calderone decontestualizzato fregandosene del veri messaggio. Già questo mi sembra sufficente per smuovere critiche al creativo di questo spot, che non ritengo razzista, ma sufficentemente irrispettoso ed ignorante (soprattutto nei confronti del pubblico prima ancora che nei confronti delle categorie coinvolte)!

    Concludo osservando il fatto che dai tempi della bella idea di quello che vinceva alla lotteria e si prendeva un autobus in testa ad oggi, pochi passi ha fatto la comunicazione pubblicitaria di questo prodotto, pochi e fatti male perché non è la prima volta che perde colpi in gusto e in raffinatezza!

  14. macché “minoranze”! lo spot semmai prende in giro i colpi di scena (twist) da soap opera… qui i gay e trangender vari non c’entrano molto…

  15. L’ho visto di striscio in TV e mi ha colpito perché l’ho trovato divertente in un mare di spot tutti uguali, con una comicità totalmente gratuita che da noi di solito non si vede. Mi ha ricordato non so più quale parodia delle soap, qualcosa sul genere ” io non sono tua sorella, sono tua nonna”. Solo che qui alla rivelazione scioccante segue un crescendo di rivelazioni assurde, la scena è tutta così surreale che sinceramente non riesco a trovarla offensiva.
    Tuttavia: sarà che l’ho visto una volta sola ma finchè non l’ho letto qui non avevo idea di cosa pubblicizzasse!

  16. Penso che agli italiani cominci a mancare la capacità di riderci su e di non prendere qualcosa troppo sul serio.
    E’ una pubblicità, una delle tante e fa anche sorridere, almeno questa.

    In giro c’è persino chi la re-interpreta come una “derisione della figura genitoriale” e un modo per ribadire come “gli individui sono sempre più manovrati (marionetta) dalla pubblicità”.

    E santo iddio…

  17. mi piace molto la comicità demenziale e non trovo lo spot offensivo per nessuno, ma tutti hanno il diritto di offendersi o non offendersi per quello che vogliono, naturalmente.
    a proposito dei Griffin, anch’io li seguo e non mi dispiacciono (adoro ogni tipo di comicità compresa quella “cattiva”) e pur conoscendo già il post di Luttazzi “Mentana on Elm street”, non li trovo razzisti anche se a volte la loro voglia di provocare all’insegna del politicamente scorretto a tutti i costi li mette sul filo del rasoio e talvolta il bravo Seth McFarlane “la fa fuori dal vaso” come nel caso della gag di Peter che sgranocchia patatine nel rifugio di Anna Frank presa di mira da Luttazzi e va detto che nonostante Luttazzi sia sempre molto attento nel distinguere la satira “buona” da quella fascistoide pure lui è stato oggetto di polemiche (esagerate, a parer mio) in occasione del famoso monologo del sesso anale durante Raiperunanotte.
    certo i Simpson (che io adoro) sono diversi, più riflessivi, molto meno demenziali e nonsense rispetto ai Griffin.

  18. Premesso che apprezzo molto questo tipo di umorismo assurdo, non mi pronuncio sulla bontà dello spot. Quello che però vorrei notare è che lo spot, mi pare, non fa alcun riferimento al mondo LGBT: ammicca evidentemente al mondo delle soap sensazionaliste dove il problema della sessualità è secondario, mentre è centrale il problema dell’origine genetica. Chi è figlio di chi? A questi problemi si allude nella prima frase dello spot: “non sono tuo padre”; la battutta successiva è concepibile solo come delusione (assurda) delle premesse, perché al posto di dire “sei stato adottato” (o chissà che) si dice qualcosa che (a questo livello, NB) è manifestamente assurda: “sono tua madre”. Il successivo rilancio dell’assurdità ha senso solo se si capisce che anche la prima battutta è assurda: avrebbe un qualche senso che dopo una dichiarazione riguardante la sessualità seguisse qualcosa di così clamorosamente assurdo? Infatti, se ci si pensa, partire con la frase “sono una marionetta” non avrebbe senso: una battuta del genere acquista senso solo come rilancio di un’assurdità precedente. Ugualmente nella scena dei Griffin non si potrebbe partire direttamente da “In realtà sono una scopa”, la cosa ci spiazzerebbe troppo e non ci farebbe ridere (al più sorridere). In definitiva, scusate la lunghezza, la protesta di gay.it (per quanto comprensibile e legittima) è secondo me sbagliata perché non capisce che lo spot si muove su un altro livello.

  19. comunque, ecco qual è l’origine di molte gag dei Griffin secondo South Park:

  20. Vorrei fare una precisazione.

    A me non sarebbe mai venuto in mente di scandalizzarmi o di sentirmi offeso da questa pubblicità, anche io ci ho riso su e credo che il 90% dei trans che l’hanno vista non si siano offesi (è una mia supposizione, non ho dati per dirlo). Ma dal momento che ho letto questo post ho cominciato il ragionamento che ho esposto. Il contesto è importante anche per quello che riguarda le discussioni come questa. Intendo dire che siamo qui per analizzare in maniera più o meno approfondita credo.

    Volendo applicare questo metro a tutto e in ogni momento non si potrebbe più ridere per nulla (o almeno sarebbe molto più difficile), ma è chiaro che chi conosce la differenza tra uno sketch di Alvaro Vitali e uno di Woody Allen può fare delle riflessioni, chi non la conosce non può. Poi entrambi i tipi di umorismo fanno ridere e siamo d’accordo, ma non è questo il punto su cui discutere qui. In questo blog si si parla del tipo di messaggio che la risata veicola. Si parla di comunicazione.

    Insomma non mi azzaerderei mai a lanciare una campagna contro la vigorsol, ci sono cose ben più gravi che accadono. Ma ritengo che sia esemplificativo di un certo tipo di comicità molto diffusa, diciamo un po’ più “ignorante”. Niente di nuovo insomma.

  21. preciso anch’io che quando ho detto che apprezzo ogni tipo di comicità, so bene che esistono per l’appunto vari tipi di comicità e che tra Alvaro Vitali (che non mi ha mai particolarmente entusiasmato anche se Fellini ha saputo valorizzarlo) e Woody Allen (che è tra i miei registi prediletti) c’è un abisso come qualità,, modalità, ambizioni, orizzonti culturali, background.

  22. la chiamano libertà fare una pubblicità con dei transex. no anzi poi i bigotti i credenti e gli stupidi si incazzano. loro si che sanno cosa significa essere liberi. per il bene comune.

    Adam
    chiudigliocchi.wordpress.com

  23. Scandalizzarsi non ha senso. Trovo più scandalose certi spot di prodotti alimentari (vedi Danone con l’utilizzo esclusivo di testimonial e un format perfettamente in linea con lo U.S.P. così come formulato da Rosser Reeves, che odiava la creatività). L’ho visto più volte in televisione e mi permangono dei dubbi avulsi da certe critiche. Direi che Perfetti riesca a far produrre spot di ottimo livello (vedi quello con la ragazza “in carne” sulla spiaggia che, masticando un chewing gum vede tutti i bagnanti diventare grassi, o il bellissimo spot, mi andato in onda in Italia, con i servi indiani il cui sorriso – trasformato dal chewing gum – illumina la vita del marajà e della sua famiglia) con altri molto discutibili (vedi lo scoiattolo che emette un peto, più volte visto a cena!)

  24. se questo è il massimo della creatività del popolo dei pubblicitari in italia siamo messi bene!

  25. “Tua moglie è un uomo!”
    Forse nei primi anni novanta il clima era più sereno ed era scontato dar alle cose il giusto peso. O forse il giusto peso è più facile darlo in un programma comico con un certo target.
    In ogni caso, ad ulteriore riprova della scarsa originalità dell’idea della Selection, il seguente è tratto da “Avanzi”.

  26. Mi sembra una pubblicità demenziale, forse un po’ scema, sicuramente fiacca. Di sicuro i transgender non c’entrano per niente. E allora che si dovrebbe dire della pubblicità di una compagnia di navigazione che utilizza l’immagine di una trans, quasi una caricatura e uno sberleffo? Noi ne abbiamo parlato qui.
    http://leragazze.wordpress.com/2011/05/26/una-pubblicita-transessista/

  27. Che palle, che palle, che palle.
    A me questo spot fa ridere perchè mi ha fatto pensare semplicemente a una parodia delle mille soap e dei mille film in cui ci sono colpi di scena alla Darth Vader e Luke Skywalker.
    Il riferimento alla transessualità non mi aveva neanche sfiorato prima di leggere questo post. Trovo questo moralismo bacchettone insopportabile, a me questa pubblicità fa ridere tutte le volte che la vedo, nonostante mi renda conto delle scarsità di contenuto e creatività, e trovo che raggiunga lo scopo di risultare completamente demenziale e semplicemente attirare l’attenzione su un prodotto (chewing gum) su cui ormai è stato detto e fatto tutto. Additarlo come non rispettoso di trans & co mi sembra un imbarazzante atteggiamento vittimista e fuori luogo: trovo ben più gravi le battutine, le ironie e i riferimenti fatti nella vita di tutti i giorni nei discorsi della gente, nelle barzellette, nei dialoghi in televisione, nei luoghi comuni, nelle scuole, insomma il contesto culturale, a cui è ben più difficile fare fronte.

  28. Brava Irene 4.48. Sono con te. E lasciatemi stare i Griffin: altro che demenziali o poco riflessivi! (razzisti???). Sono troppo sofisticati forse, specie per un pubblico televisivo medio. La scenetta Griffin prende ovviamente in giro la tv (soap e altro, cone già fatto notare) e chi la guarda; e questo spiega perché lo spot, al contrario, risulti meno incisivo e più blando nel suo sarcasmo preso a prestito e raffazzonato. Lo spot si rivolge al pubblico lobotomizzato e deve convincerlo all’acquisto, ok? Il fumetto può andar giù pesante, e lo fa splendidamente con un gioco psichico di scatole cinesi, ossia più scendi nel profondo è più ti rendi conto della miseria di chi hai davanti: una scopa, appunto. Se la pubblicità usasse sarcasmo e intelligenza a questi livelli finirebbe per distogliere il pubblico dall’obiettivo stesso che si prefigge: rimbecillirci. Non può esistere una pubblicità intelligente, tantomeno una sovversiva, in un clima di capitalismo e consumismo selvaggi. Facciamocene una ragione.

  29. volevo chiarire che l’aggettivo demenziale riferito a certe gag dei griffin non ha nessuna valenza negativa, forse avrei dovuto dire comicità nonsense, surreale

  30. Sicuramente manca della genialità di tanta comicità nonsense, stile Griffin. I Griffin citano implicitamente i prevedibili colpi di scena di molti format televisivi, dai reality alle soap, ne ricalcano il ritmo e il crescendo tensivo fino al parossismo e per questo, credo, ci divertono. Una critica al grande fratello mediatico molto diversa dallo spot della Vivident Blast.
    Lo spot manca il ritmo, si appiattisce tristemente sulla scena della duplice confessione, da cui, con un piglio eccessivamente sarcastico, il conduttore tv di turno ne trae una sorta di morale rovesciata. Ma quali sono le consuguenze di questa sovversione?
    Il ribaltameto non è completo perchè lo spot rimane impregnato di vita vera, manca di leggerezza e in questa carenza di creatività si annida il germe del cattivo gusto. Al di là dell’intenzione degli autori, la pubblicità lascia intendere una contiguità fra la prima rivelazione e la seconda, come se fra la trasformazione corporea e la riduzione del sè a marionetta, quindi a fenomeno da baraccone, vi fosse un nesso? Secondo me è questo che non è piaciuto a molti transessuali, la comicità vacua che mostra di giocare con gli stereoripi, ma al contempo li riprende e li riafferma.
    L’irriverenza dei Griffin è tutt’altra cosa: innanzitutto per la grafica cartoons che rende labile, o forse inesistente, il confine fra umano e non umano, liberando la sceneggiatura da alcuni parametri del politically correct. Nello spot, invece, il contrasto si fa stridente, rafforzato dalle tonalità plumbee, tese forse a parodiare il linguaggio delle soap, ma infine incapaci di raggiungere il bersaglio. Una qualche emozione l’incipit la tradisce, per poi contraddirla violentemente con la sagoma grottesca del burattino dagli occhi sbarrati. Nello spot qualcosa del dolore connesso al cambiamento di genere rimane intatto, tanto da rendere incongruo e poco divertente lo spot.

  31. A nessuno è venuta in mente la citazione del “è meglio essere di colore o omosessuali? meglio essere di colore, almeno non devi dirlo a tua madre”

  32. @luziferszorn: ti assicuro che ci sono ancora pubblicitari (e quotidianamente provo ad essere uno di loro) il cui fine non è certo rimbecillere. Una sparuta minoranza di noi considera la pubblicità una forma d’arte ed è ben cosciente del valore sociale di quello che fa. Ed io, a volte, la sento come una piccola rivoluzione in cui di copy in copy, di spot in spot, si cerca di educare il cliente in primis e il pubblico poi e il vendere il prodotto diventa solo un mezzo per veicolare altro… ma questo è meglio che i clienti non lo sappiano😉

  33. Se così fosse dovresti firmarti “uno dei pochi” e non “uno a caso”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...