Da New York a Roma la campagna «Non farti scippare il futuro»

Lo so che in un momento di gravissima emergenza contestare la manovra finanziaria del governo pare una bestemmia.

E so pure che le contestazioni dei parlamentari avvocati e notai del Pdl, ieri, hanno messo in brutta compagnia qualunque protesta.

Ma è vergognoso che nella manovra non ci sia niente – niente di niente – che riguardi il welfare a favore delle donne. L’ennesima dimostrazione di sordità della politica nei confronti di ciò che accade fuori dai palazzi.

Dunque.

SE NON ORA QUANDO E PARI O DISPARE CONTRO LA MANOVRA FINANZIARIA. DA ROMA A NEW YORK, PROSEGUE LA CAMPAGNA “NON FARTI SCIPPARE IL FUTURO”

I gruppi Se Non Ora Quando e Pari o Dispare denunciano una manovra che sottrae al welfare per le donne la cifra record di 4 miliardi di euro.

Questi soldi, per una legge approvata dal parlamento italiano qualche mese fa, dovevano essere impegnati per politiche di conciliazione, inclusione delle donne nel mercato del lavoro, assistenza e cura. Non investimenti a fondo perduto, ma un modo per ridare respiro al potenziale al femminile e per investire nella crescita del nostro paese.

La manovra finanziaria ha cambiato destinazione a questo tesoretto, scippandolo letteralmente dalle borsette delle donne italiane, visto che è dall’aumento dell’età pensionabile nel pubblico impiego delle donne che si riscuoterà la ragguardevole cifra di 4 miliardi.

Non una sola parola del Governo su questo furto. Né una spiegazione. Omissioni, anche durante il question time al Senato, dove il Ministro Sacconi interrogato su questo ha evitato di rispondere su che fine avesse fatto “il malloppo”. Silenzio o bugie da parte degli altri componenti del Governo, oltre che un certo imbarazzo presso la maggioranza.

“Occorre non tacere, fare quanto più rumore possibile, in modo che tutte sappiano quanto sta accadendo. Ce ne ricorderemo a tempo debito e lotteremo perché questo scippo non avvenga. E se dovesse accadere, continueremo a insistere perché si torni su questa sciagurata decisione.

Sappiamo che sono tempi difficili e che tutti dobbiamo fare sacrifici, ma non è possibile che a fronte di tagli assenti o scarsi su voci come i costi della politica, le province e molto altro, venga chiesto alle donne l’ennesimo sacrificio. – spiegano le promotrici – Vogliamo ricordare che le donne sono già chiamate a rispondere, con il loro lavoro volontario e non pagato ai tagli del welfare degli ultimi anni”.

Per opporsi al provvedimento le donne dei due gruppi, diverse parlamentari (hanno già aderito Emma Bonino, Paola Concia, Francesca Marinaro, Flavia Perina) e tutte coloro che vorranno sostenerle, si daranno appuntamento a Piazza Montecitorio oggi, giovedì 14 luglio, alle ore 17:30 in coincidenza con la discussione della manovra alla Camera.

La data è stata scelta anche per sottolineare che in queste ore è in corso a New York la presentazione del  rapporto ombra sulla disuguaglianza di genere in Italia, in margine alla sessione internazionale della Convenzione CEDAW (ONU, Committee on the Elimination of Discrimination against Women). Dal testo emerge, ancora una volta, il ruolo secondario a cui le donne sono condannate in Italia, nonostante gli impegni e le promesse presi dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

Per info e contatti: segretariapod chiocciola gmail.com

mobile: 342 17 62 202

 

6 risposte a “Da New York a Roma la campagna «Non farti scippare il futuro»

  1. La comunicazione di questa protesta mi sembra pessima, e molto ingannevole.
    A cominciare dal titolo. Ciò che scippa il futuro è il debito eccessivo. Per salvare il futuro bisogna ridurre la spesa pubblica, invece di aumentarla.
    Ogni protesta seria dovrebbe essere dentro questa cornice.
    Quindi, se si propone un aumento di spesa di 50, dire con precisione a chi togliere 100.

    Io ho ricevuto questa protesta anche da una mia amica, senatrice del PD, che ha appena impedito, d’accordo con la maggioranza governativa, la soppressione delle Province. E’ questo che è vergognoso, non la manovra finanziaria.

    Poi, che cosa si chiede? “Politiche di conciliazione, inclusione delle donne nel mercato del lavoro, assistenza e cura”: quattro formule astratte, che possono voler dire sia interventi efficaci sia sperperi insensati.

    Io sono favorevole, ad esempio, a ridurre le pensioni oltre i 1500 euro mensili, invece che solo oltre i 2300 euro, come stabilito da questa finanziaria.
    Ma non per darli alla cieca a fumose “politiche di conciliazione, inclusione delle donne nel mercato del lavoro, assistenza e cura.”

    Se si vuole essere credibili, invece che demagogici, bisogna dire esattamente cosa si vuole: una precisa lista della spesa con un riassunto dei vantaggi di ogni singola voce, sulla base di calcoli realistici e accurati, fatti da esperti affidabili.
    Altro che “politiche di conciliazione, inclusione delle donne nel mercato del lavoro, assistenza e cura”! Non se ne può più di questo politichese, declinato al maschile o al femminile.

    Poi vediamo a chi togliere 100 e a chi dare 50.

  2. Anche lo spot mi sembra pessimo.
    “Promettevano…. Invece vogliono scipparli alle donne…”
    Chi è il soggetto, chi rappresentano i due giovani malviventi in motoretta?
    Tremonti? Il governo? La maggioranza di centrodestra? La classe politica intera? Lo Stato? I maschi?

    Lamentarsi, senza indicare con precisione e buoni argomenti i responsabili dell’eventuale danno, è il solito vittimismo qualunquistico. Che non serve a niente.
    Se vogliamo cambiare davvero, lasciamo perdere questo vecchio stile piagnone.

  3. I tagli alla spesa pubblica comprimono i consumi e deprimono ulteriormente l`economia. Gli aumenti delle tasse ai rentier no. E neanche cosine tipo la tobin tax. Coi soldi ottenuti da queste misure si potrebbe finanziare welfae, ricerca, etc. Il problema e`che gli stati (e neanche la EU) hanno una politica economica degna di questo nome, quindi non possono e non vogliono redistribuire i costi di questa crisi (lunga).

  4. se non ricordo male il rapporto ombra (mi riferisco a N.Y.,alla cedaw ) è stato già presentato l’11 luglio -con l’elenco delle adesioni-, oggi invece c’è la presentazione del rapporto del governo italiano, è il sesto rapporto periodico del 2009) però controllo….anzi qui potete farlo direttamente http://gdcedaw.blogspot.com/
    (bene, mi conforta, so ancora leggere nonostante tutto)

  5. beh, se interessa davvero la questione CEDAW, a questo punto vi lascio anche un link con il diario di bordo http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14788:diario-di-bordo-11-luglio-2011&catid=234&Itemid=0

    bisogna approfittare di ogni varco per comunicare cosa fanno le donne in realtà…..

  6. Enrico Marsili, è vero che in certi casi la spesa pubblica aumenta i consumi e rilancia l’economia. Ma non quando il debito pubblico è così alto, e ci costa così tanto di interessi.

    Nella situazione italiana attuale – come dice Draghi la cui competenza e onestà nessun esperto mette in dubbio, e prima di lui Ciampi – bisogna ridurre la spesa pubblica e rilanciare l’economia in altri modi. Altrimenti, è la Grecia.

    Lo so che questa non è comunicazione. Però non si comunica efficacemente dicendo cose che proprio non stanno in piedi in nessun modo.

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