Archivi del giorno: martedì, 19 luglio 2011

Dove porta la rabbia che gli italiani sfogano in rete?

Dopo gli ultimi post – I segreti della casta di Montecitorio e I commenti ai politici su Facebook – ho ricevuto alcuni commenti e messaggi che mi hanno colpita. Come se io volessi togliere alle persone arrabbiate, deluse, frustrate, anche il sacrosanto diritto di sfogarsi in rete. Come se io fossi una snob che, dall’alto di una pace personale raggiunta con chissà quale privilegio, si può permettere di essere perplessa sugli insulti che le persone lanciano in questi spazi virtuali.

Una versione cinico-scettica di questa posizione sta nel commento di Ugo:

«Però non possiamo prendercela con il cittadino che si sfoga, inutilmente. Quale ruolo gli è legalmente autorizzato e accessibile? Chiamato alle urne ufficialmente ogni 5 anni a delegare il potere a partiti che cambiano il proprio nome più spesso della propria classe dirigente, cosa potrebbe mai fare nell’intervallo tra due consultazioni elettorali? Ha diritto alla lamentela, all’ululato notturno che almeno gli sottrae l’esborso di qualche seduta in psicoterapia regalandogli lo sfogo contro vento.»

Gli risponde Monica, con parole in cui mi riconosco anch’io:

«Fare proposte sul web non è facile e Facebook, in questo, non credo sia meglio di tanti altri “spazi virtuali”, spazi dove si fanno due chiacchiere come un tempo nei bar. Due chiacchiere al bar, uno sfogo collettivo, l’esternazione di una sana indignazione e poi, svuotati e liberati, tutti a casa. […]

Lo sfogo sul web, soprattutto quando pilotato, è di supporto al “sistema”. Permette la fuoriuscita della pressione in eccesso senza produrre alcun reale cambiamento, come la valvola di una pentola a pressione. Ti sfoghi un po’, dici qualche parolaccia e torni a casa tranquillo. Niente di concreto, nessun cambiamento, nessuna azione, solo due chiacchiere.»

Ma la difesa più appassionata degli sfoghi virtuali mi arriva in privato da Blue:

«Gentile Prof.ssa Cosenza, seguo il suo blog con grande interesse. In relazione al suo ultimo post “Italia migliore, peggiore o inutilmente rabbiosa?”, può dirmi dove metto la mia rabbia vedendo questo “spettacolo”, oggi, all’interno di un noto policlinico del centro-sud Italia? (vedi foto allegate)

E… di chi è la colpa? Non è della politica?  La rabbia non si respira solo in rete… semplicemente uscendo di casa.  La rete è uno spazio di libertà, di sfogo. Italia. La mia Italia che non posso accettare così mortificata. Sarà probabilmente salvata dalla e grazie alla Rete.»

La rete, cara Blue, «salverà» l’Italia solo se ci alziamo dalla sedia per fare cose concrete. Per organizzare, anche usando la rete, azioni collettive e milioni di azioni individuali coordinate e convergenti. Il che non implica per forza la protesta di piazza (che in Italia, l’ho detto tante volte, di solito finisce in niente), ma può tradursi in petizioni, comitati di protesta, azioni di class action e solidarietà sociale. Che non portano a niente se si resta in pochi. Ma se finalmente si muovono milioni di persone?

Dietro autorizzazione di Blue, ecco due delle foto che ha scattato ieri al policlinico. Cosa si può fare, di concreto, contro questo schifo? Una denuncia alla Asl, per cominciare, anche se è la stessa di cui fa parte l’ospedale. Ma basterà? Clic per ingrandire:

Policlinico 1  Policlinico 2