La Norvegia, i media e i pregiudizi anti-islamici

La strage di venerdì a Oslo ha attirato nuova attenzione sugli estremisti di destra, non solo in Norvegia.

In tutta Europa infatti stanno aumentando, da un lato, i migranti dai paesi extraeuropei, dall’altro i flussi migratori all’interno della stessa Europa, e in particolare dai paesi dell’est. Il tutto concorre a far crescere un po’ ovunque le spinte nazionaliste – anche violente – contro i musulmani, i rom, il multiculturalismo. O addirittura, più in generale, contro la globalizzazione e la stessa idea di Europa.

Di qui il successo dei partiti populisti che fanno appello all’identità nazionale o – come la nostra Lega – regionale: anche se a parole condannano la violenza, è chiaro che contribuiscono a legittimare posizioni anche estreme e aggressive. In questo clima non dobbiamo poi stupirci se individui disturbati, violenti, invasati scatenino il peggio di sé.

Chiaro che non c’è un nesso univoco e semplicistico di causa ed effetto. E tuttavia, dire «non c’è assolutamente nessun nesso» mi pare equivalente a mettersi le mani davanti agli occhi per non vedere una scena che non ci piace.

Se poi ci si mettono pure i media, a fomentare i pregiudizi anti-islamici, la frittata è fatta.

Mi hanno colpita, fra venerdì e sabato, le allusioni insistenti sulla possibile matrice musulmana della strage in Norvegia. Prima che si scoprisse il biondissimo e invasatissimo Anders Behring Brevik, integralista cristiano di estrema destra.

Anders Behring Breivik

Scandalose le copertine di Libero e Il Giornale nel pomeriggio di venerdì (poi subito cambiate), come Massimo Mantellini ha giustamente osservato. Ma a dire sciocchezze sul tema o almeno a suggerirle implicitamente – il che è spesso peggio – ci si sono messe molte testate e molti telegiornali italiani.

Idea per una tesi triennale (e ringrazio Lara per avermi ispirata): un’analisi del modo in cui i media italiani hanno fatto ipotesi sui responsabili della tragedia di Oslo quando ancora non si sapeva a chi o cosa attribuirla. Non sarebbe male un confronto con diverse testate europee, se conosci bene almeno un paio di lingue fra francese, spagnolo, tedesco, inglese.

Per concordare il corpus e la metodologia vieni a Ricevimento (riprenderò, dopo la pausa estiva, giovedì 8 settembre).

AGGIORNAMENTO: un interessante approfondimento di Lara sulla responsabilità dei media (ma non solo: anche di certi scrittori) nel soffiare sul fuoco dei peggiori pregiudizi: Tre passi nel delirio (virtuale e non).

19 risposte a “La Norvegia, i media e i pregiudizi anti-islamici

  1. Gli è che è un po’ come che so la rete dei siti pro ana. Esistono recipienti culturali che offrono il metodo al pensiero psicopatologico. Quello era psicopatologico di suo, ma ora è uno psicopatologico incoraggiato e puntellato da fuori – elicitato. Ci sono persone che hanno bisogno di avere pensieri violenti, ma ce ne sono molte che li hanno ma anche no, per parlare in modo poco clinico, e che la cultura fuori invoglia a fornire una tridimensionalità.
    E’ per questo che detesto la Lega e certo giornalismo. Magari nell’atto concreto, le persone che ne fanno parte, sono meno razziste nel loro quotidiano, ma questa deresponsabilizzazione nell’uso del linguaggio è agghiacciante.

  2. Sono d’accordo sull’importanza di cercare di capire il retroterra sociale e culturale dell’azione omicida di Brevik, pianificata da anni ed eseguita, sembra, con una lucida determinazione, mantenuta per varie ore.
    Ho guardato con cura il video (http://alexandravaliente.wordpress.com/2011/07/23/anders-behring-breviks-manifesto/) che riassume il Manifesto politico di Brevik. E’ un prodotto abbastanza sofisticato, coerente e razionale nel suo estremismo. Ad esempio, sostiene il Cristianesimo come cultura, non come fede religiosa, e lo coniuga con l’Illuminismo, contrapponendo entrambi all’Islamismo. Condanna il nazismo e il cristianesimo delle Crociate.
    Le tesi principali non sono diverse da quelle di Oriana Fallaci. L’impianto generale è quello della tesi di Samuel Huntington sul ‘Clash of civilizations’ (Lo scontro delle civiltà). Ma con un’elaborazione personale degna di nota. Non condivido buona parte delle tesi di Brevik e le sue conclusioni mi sembrano sbagliate. Ma potrebbero trovare un seguito.
    Penso che un partito come la Lega, di cui non condivido le posizioni xenofobe , sia un possibile antidoto ad altri pericolosi Brevik europei, piuttosto che un fomento. Opinione opinabile, ovviamente.🙂

  3. Cara Giovanna, i giornali italiani erano in buona compagnia (come ci suggerisce Irossi) ma gli Stati e i Governi nutrono gli stessi pregiudizi. Due dichiarazioni della prima ora a caso:
    Napolitano
    «L`Italia si stringe in questo tragico frangente all`amico popolo norvegese, oggetto di un sanguinoso e vile atto terroristico, e si unisce al suo paese nel ripudio di ogni forma di violenza e nell`impegno a favore delle ragioni del dialogo e della pace»

    Obama
    «l`intera comunità internazionale ha il compito di prevenire che si verifichi questo tipo di terrore: dobbiamo lavorare assieme cooperando con l`intelligence per la prevenzione»

    Se si parte in quarta con l’idea implicita che gli attentati sono “terroristici” e li si “internazionalizza”, poi è difficile resistere all’idea che dietro non ci sia la solita Al Qaeda e il musulmano fondamentalista, per non dire dei filo Gheddafiani. Responsabilità dei partiti xenofobi o di tutti i media in generale (destra e sinistra) che di norma fanno la reductio ad Al Qaeda di default?
    Anche perchè poi occorrerebbe spiegare ai cittadini l’inconsistenza assoluta del fondamentalismo islamico perché se un uomo solo può fare la carneficina che ha fatto, sai quanti attentati potresti organizzare davvero se solo lo volessi? Povera Al Qaeda: se prendiamo il numero di attentati perpetrati ci fa quasi la figura di un’organizzazione umanitaria se confrontata alle violenze di Stato o a qualche effetto collaterale delle internazionali leggi Basaglia.
    I corollari sono pacifici:
    I) di matti è pieno il mondo (un Erostrato che ha dimenticato il Leponex sul comodino ma non di comprare in libreria il suo legale Mein Kampf, salmodiato da anni e riformulato in neo crociata).
    II) i matti organizzati sono meno violenti dei singoli (le bande si servono dei fanatici ma chi le comanda di solito è più sano).
    III) I matti legittimati sono i più violenti in assoluto (Gheddafi è discutibile ma chi lo attacca lo è di più).

  4. Sul tema segnalo un interessante articolo: “Comodi integralismi” di Francesca Fornario. Lo trovate a questo indirizzo:
    http://www.unita.it/rubriche/fornario/comodi-integralismi-1.316702?listID=1.14408&pos=0

  5. bè il fatto che mettesse nello stesso pentolone cristianesimo e illuminismo dimostra quanto questo tizio avesse le idee confuse. Non è diverso dai fanatici musulmani che odia tanto, questi qua alla fine si somigliano tutti e predicano le stesse balordaggini, a partire dallo “scontro di civiltà”.
    Mi sembra chiaro che il crollo del socialismo laico abbia fatto risorgere queste ideologie fascistoidi e fanatiche, scusate se sono OT

  6. Quoto Ugo sull’inconsistenza di Al Qaeda (più che altro di pazzi e/o fanatici ce ne sono in tutti i paesi).

    “Se un uomo solo può fare la carneficina che ha fatto, sai quanti attentati potresti organizzare davvero se solo lo volessi? Povera Al Qaeda: se prendiamo il numero di attentati perpetrati ci fa quasi la figura di un’organizzazione umanitaria se confrontata alle violenze di Stato.”

  7. La “rotativa” impone scelte drammatiche. Scripta manent, così il giornale è uscito con due prime pagine diverse e ci ha fatto una figura penosa. La tv e il web invece permettono rettifiche continue in tempo reale. Ma è lo stesso concetto di tempo che mi sembra entrato in crisi. Gli “accadimenti” sembrano sempre meno rilevanti e il “discorso” prevale sui fatti. Le notizie si piegano alla narrazione. Ecco il racconto di Libero: “C’è un mostro esotico che vuole distruggere la nostra civiltà”. Così oggi scopriamo che l’obiettivo principale di Breivik erano il papa e l’Italia. http://www.ilgiornale.it/esteri/papa_illegittimo_italiani_traditori_punire/25-07-2011/articolo-id=536691-page=0-comments=1
    Oppure “Informazione corretta” (sic!) sito ultrà filoisraeliano, http://www.informazionecorretta.it/ oggi scrive “…A tre giorni dalla strage norvegese, tutti i giornali dedicano pagine sul killer, le motivazioni, la vita, l’ideologia. Tralasciamo le cronache… per riprendere quei commenti che ci appaiono più interessanti…”. Tradotto: “Anche se è stato lui, il nostro discorso non cambia di una virgola: sono stati gli islamici. E basta.”.
    Ma anche Aljazeera International , l’altro ieri sera, pochi minuti dopo l’attentato faceva il suo discorso “Noi siamo l’arabismo illuminato, non come chi ha messo le bombe in NY, Madrid and , of course… Oslo”. Che cosa resta da fare in un contesto del genere? Non lo so. Farò anch’io il mio discorso: “per me il colpevole è l’Europa, quell’Europa promessa che non esiste ancora perché non ne ha avuto il coraggio. A partire dai suoi cittadini chiusi nei loro risibili localismi fino alle istituzioni elefantiache e parassitarie”. E’ un colpevole inafferrabile, un delitto perfetto e questo un po’ mi assolve. Ma il malessere rimane.

  8. Giovanna, come spesso accade ultimamente, vedo che scriviamo di cose abbastanza simili: http://liberononprofessionista.blogspot.com/2011/07/autocritica-questa-sconosciuta-per-i.html

    Io ho fatto come Lara, ho esposto il mio caso di “fruitore di media” per sottolineare come siamo stati fuorviati da chi ci dovrebbe aiutare a capire di più il mondo. Invece accade l’esatto contrario. Sui giornali, sulle TV e, anche, sul Web troviamo tanti discorsi da bar, con buoni contro cattivi, invece che approfondimenti ragionati e motivati. In quest’epoca di notizie veloci, il problema sta proprio nella ricerca affannosa di dare notizie in tempo reale. Senza verificare, senza rileggere, senza pensare. Il matto col fucile, purtroppo, non lo potremo mai fermare. Il giornalista poco professionale invece può ravvedersi e ricominciare a fare (bene) il suo lavoro. O, almeno, lo spero

  9. @Riccardo
    Perché mai i giornalisti dovrebbero fare autocritica dal momento che si tratta di errori consapevoli e volontari?

  10. @serveuntavolo

    Perché se vanno avanti con questi errori consapevoli e volontari continuano a perdere lettori e, conseguentemente, introiti pubblicitari. Lo devono fare per il loro stipendio, mica per buon cuore nei nostri confronti

  11. @Riccardo
    Boh, penso al Tg1 che sta perdendo molti spettatori ma chi lo comanda non credo che dica a Minzolini “Diventa più obiettivo sennò perdiamo spettatori”.

    E l’ “errore” su Brevik mi pare fosse abbastanza diffuso, mica solo nei giornali con Feltri…

  12. La miccia della catalizzazione dell’ “è stata Al Qaeda” è stata la rivendicazione dell’attentato da parte di un sito filo-quaedista. Il resto l’hanno fatto la fretta e l’abitudine al pregiudizio. Libero c’ha fatto una figura barbina, ma siamo abituati alla sua palese tendenziosità perciò se la taglia e se la cuce da sé.

    Il tizio è uno spostato evidentemente. Anche in questo caso non conviene confondere le acque per tentare di essere “politically correct” pensando di attribuire l’azione alle sole idee fondamentaliste. Sono due cose diversissime e, spero nei prossimi giorni verrà fuori la reale dinamica della strage: è uno spostato? E’ fondamentalismo e basta? Sulla seconda ho seri dubbi visto che la sua teoria come ha notato Paolo 1984, barcolla.

    Altro è il fondamentalismo islamico. Ci vorrebbe una bella analisi di entrambe le derive delle principali Monoteistiche, chissà che si impari un po’ meglio a distinguerle senza cadere nella faciloneria da una parte o dall’altra. Essendo che stiam parlando di due religioni diverse..

    Quanto alla Fallaci, credo che non sia stata capita nella sua accesa provocazione, per quanto il suo fine vita fosse un po’ torbido e obnubilante, ma la questione dei principi cosiddetti occidentali e che si vanno predicando ma non praticando, non sia affrontata ai giorni nostri né da politiche di destra né da politiche di sinistra.

    In ogni caso la globalizzazione si usa ma solo quando ci fa comodo..

  13. L’uso della paura per acquisire consensi e distogliere l’attenzione dai problemi reali vanta una storia secolare.
    In questa contingenza economica demenziale, gli italiani hanno sicuramente bisogno di essere deviati verso nuovi capri espiatori. Stavolta è andata male (è troppo lontano e noi non sappiamo nemmeno cosa sia l’integralismo cristiano di matrice illuminista), ma scommetto che c’è chi spera in un nuovo sbarco biblico da parte di stranieri (clandestini e tutti delinquenti). Ormai gli attacchi dei pitbull non sono più sufficienti.
    Sarebbe interessante sapere a quanti è arrivata la prima notizia (rischio terroristico islamico) e a quanti poi l’errata corrige (integralista cristiano), ma soprattutto a quanti è rimasta comunque l’impressione di essere tutti sotto assedio.

  14. Sull’uso della paura per costruire consensi consiglio il mitico Alex Jones di INFOWARS (su youtube spopola) e la sua evergreen “teoria del complotto”. Alex Jones ha “predetto” l’attacco a Oslo circa due giorni prima (dice lui…).

    Sul fatto che il gionralismo, così come è stato conosciuto negli anni del dopoguerra (la carta stampata per prima e quello televisivo dopo), sia in forte crisi non cè ombra di dubbio.

    Non è solo un problema di crisi della “carta stamapata” che non vende più. E’ un problema endemico. E nemmeno 2 settimane che Murdoch ha dovuto chiudere in fretta e furia “News of the World” perchè i suoi giornalisti entravano nei sistemi di comunicazione di tutti e corrompevano i capi della polizia Britannica. Non è un caso isolato, nonostante questa sia l linea difensiva di Murdoch.

    Insomma un certo modo di fare informazione è andato in crisi alla fine degli anni ’90 in realtà e la crisi è perdurata ed oggi e dirompente. Alcuni ne sono usciti tutto sommato meglio di prima. Secondo me è il caso nel New York Times, o in Italia del gruppo “Espresso-Repubblica”. Quest’ultimo dopo anni di perdite ha finalmente i conti a posto e utili a bilancio e una base di lettori importante. Per fare questo hanno dovuto cambiare pelle. Nuovi format, nuovi modi di fare informazione, sono migliorati e si sono differenziati nella propria offerta di informazione ed intrattenimento.
    Altri ancora, completamente nuovi, sono sono nati come “The Huffinghton Post” della mitica Arianna o “L’Inkiesta.it” in Italia, e nel suo piccolo il blog di Giovanna.

    Qual’è però la differenza abissale che c’è tra giornalismo di stampo anglosassone e nordico e quello Italiano che non è cambiato?

    L’attendibilità e quindi la reputazione.

    Ed è anche qua un problema di numeri. Mentre un articolo che appare sul Wall Street Journal viene mediamente visto da 5 (dico 5!) lettori-censori indipendenti (es. professori e ricercatori universitari, esperti di settore, legali etc.) prima ancora di poter essere accettato dalla redazione per capire se è interessante (dopo che hanno detto che quello che c’è scritto è vero insomma). Solo dopo decidono se è anche pubblicabile.

    E qui si capisce perchè nel mondo anglosassone e nordico la reputazione è una cosa seria.

    Ora, andando alla Norvegia ed hai fatti terribili li successi, a mio avviso non è uno scandalo che inizialmente si potesse pensare ad un attentato di radice islamica.
    Il primo evento è stata una bomba davanti al palazzo del Governo (ed incidentalmente alla sede del quotidiano “VG”).
    La Norvegia pochi giorni prima aveva annunciato un’inchiesta che aveva coinvolto una serie di Imam in Norvegia che promuovevano se non proprio il terrorismo, una visione distorta del confronto tra Occidente ed Islam. Aveva comunicato l’intenzione di iniziare il prorio ritiro dall’Afghanistan, il ritiro dei caccia (ben 5) dalla Libia ed aveva annunciato il proprio appoggio alla Palestina come Stato indipendente alle Nazioni Unite. In breve si era “esposta” ed era, almeno sulla carta, un c.d. “soft target”.

    Che qualcuno nei primi minuti dell’esplosione potesse aver pensato ad una matrice quadeista a mio avviso ci puà stare.
    Si vero quello che si diveva in un post precedente. Anche in quel caso sarebbe meglio mordersi la lingua ed aspettare (cosa che forse ricordere non fece Aznar a Madrid addossando immediatamente la colpa, allora, all’ETA e mangiandosi di fatto le elezioni che portarono Zapatero al premirato).
    Lo stesso primo ministro Norvegese, il presidente Obama avevano parlato in modo vacuo del primo attacco perchè non si sapeva vermanete molto.

    Solo con il secondo attacco (e un ora e mezza dopo che quel deficiente aveva sparato all’impazzata uccidendo tutti quei bambini) si è realizzato che la pista quadeista non aveva senso.

    Di nuovo la differenza è stata che i giornali e le televisioni anglosassoni e nordici (persino Fox News) hanno poi rivisto le proprie posizioni, in alcuni casi si sono di fatto scusati (CNN) e hanno poi rivisto tutta la linea da tenere in redazione aggiustando il tiro.

    Quello che trovo incredibile invece è che in Italia questo non si è nemmeno accennato. Su “Il Giornale” domenica è uscito addirittura un articolo allucinante di Magdi Cristiano Allam che di fatto dava adosso alla Norvegia perchè con il suo “multiculturalismo” si era tirata addosso questa jattura.

    Non è un problema di libertà di opinione. E’ il sovvertimento della verità che disturba.
    In questo il giornalismo Italiano de “Il Giornale” e di “Libero”, ma per quanto mi riguarda troppo spesso anche “La Repubblica” (anche se dall’altra parte opposta dello spettro) sono identici a “Fox News”.
    Mettono l’ideologia prima dei fatti. E, come è successo con “News of the World”, non va mai a finire bene.

    Sulla Norvegia (che conosco bene), un pensiero ed un po’ di background information.

    In Norvegia la reazione popolare, del Governo e dell’opposizione, dei media etc. è stata ed è semplicemente esemplare. Oggi è un paese profondamente segnato. Perdere tutti questi bambini così è devastante. Ma nessuno si è sognato di puntare il dito sugli islamici o i “diversi”.

    C’è un bel libro di Aldo Capitini, “Le tecniche della nonviolenza”, ed. da Linea d’ombra, Milano, del 1989 che racconta in modo dettagliato come la Norvegia resistette ai Nazisti. Insomma certe cose vengono da lontano ed in Italia si fa un po’ fatica a capirle appieno ed a riconoscerlo quando ci guardiamo l’ombelico.

    Va ricordato che la Norvegia è stato uno dei paesi che quando fu invasa dai Nazisti (altro che Al Quaida) mise in atto una delle più imponenti azioni di resistenza passiva nazionale. I Nazisti incontrarono in Norvegia un muro. Dal giorno 1 dell’invazione i collaborazionisti (che furono pochissimi ed ha fine guerra furono impiccati, esiliati o messi in galera) ed i Nazisti non ci andarono con la mano leggera. Migliaia di persone furono incarcerate e torturate perchè non si erano iscritti al partito Nazista.

    La resistenza Norvegese fu eroica nel senso tragico del termine. La Norvegia venne invasa nell’Aprile del 1940 e rimase quasi completamente tagliata fuori per anni dall’appoggio logistico e militare della Gran Bretagna che era impegnata a difendere se stessa. Nel 1940 veramente non si sapeva se si sarebbe sopravvissuti ai Nazisti. In Italia gran parte della Resistenza inizio dopo il settmbre del ’43, con gli Anglo-Americani già sbarcati in Sicilia. E’ bene ricordare che in Italia, a parte pochi veri antifascisti e veri leader della Resistenza come Pertini, la maggior parte furono quelli che io chiamo i “Partigiani dell’Ultim’ora”. Questo, sempre secondo me, lo si vede ancora oggi nella nostra Costituzione; un enorme compromesso.

    In Norvegia nel 1940, nonostante l’ora fosse nera e non ci fosse nessuno in Europa, salvo Churchil e la Gran Bretagna che si opponesse ai Nazisti, quasi nessun insegnante, dipendente pubblico o politico si iscrisse al partito Nazista (che era un pre-requisito per poter lavorare ed esistere socialmente). Li compromessi non se ne fecero allora, ne dopo. Oggi vedendo la loro reazione possiamo dire che ha funzionato. Quando si compromette sui principi, poi si paga tutto.

    Se volete vedere un placido Norvegese perdere completamente il controllo, una delle più grandi offese che si possa dare loro è dargli “del Quesling”. Il primo ministro collaborazionista.

    Questo per dire che forse il multiculturalismo come modello ha seri problemi, ma i fatti recenti di Novegia hanno più a che fare con l’odio e la psicopatologia che con la politica.

    Scambiare uno per l’altro è un travestimento della verità, ed in Norvegia in questo momento non è ne accettato ne tollerato. Il loro primo ministro ha detto “Nessuno ci farà cambiare il nostro modo di vivere”. Lo diceva con cognizione di causa, storica e politica e lo sosteneva il paese, opposizione e Re/capo di stato compresa. Tutte persone che sanno cos’è la credibilità personale e istituzionale e quando se lo dimenticano, c’è qualcuno pronto a ricordarglielo e prendere il loro posto.

    Consentitemi. Rispetto al deserto di idee e di ideali che è lo scenario politico e sociale Italiano, è stata una ventata di aria fresca.

  15. Al di là degli interessanti commenti sul background storico norvegese e sulla teoria della paura sui media, qui si può dire, per una volta, che il quadro è molto tragico ma semplice. Un pazzo ben organizzato può far fuori tanta gente in ogni Paese del mondo, non solo in Norvegia. E di questo si tratta, di uno psicopatico: basta leggere i deliri contenuti delle 1.500 pagine che ha scritto, non serve uno psichiatra o un Crepet a Porta a Porta. In secondo luogo, qui i media non hanno usato la paura per qualche fine oscuro, hanno semplicemente preso non una ma due cantonate epocali. Ribadisco: qualcuno mi può spiegare cosa ci azzecca la motivazione religiosa quando un norvegese pazzo uccide dei suoi connazionali a un evento laburista? Ieri il Corriere l’ha sottolineato bene ma si è ben guardato da fare autocritica. Ripeto, non si tratta di Feltri o Magdi Allam, si tratta di una crisi generale. Anche il Guardian, giornale che in fatto di credibilità e autorevolezza è tre spanne sopra i nostri (e sono obiettivo, non esterofilo), ha fatto questo errore. Tuttavia poi pubblica articoli come questo, cioè denuncia questo modo superficiale di analizzare le news http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/jul/24/charlie-brooker-norway-mass-killings

    Non ci vedrei tanti schemi o progetti oscuri dietro, si tratta semplicemente dell’inefficienza e della superficialità del giornalismo di oggi. Un problema, letteralmente, sotto gli occhi di tutti

  16. Ma chi legge le rettifiche sui giornali? E’ come Povia quando canta sui gay “Nessuna malattia, nessuna guarigione”, intanto la parola “malattia” l’ha già detta, pur negandola.

    Ribadisco, molto più razionale pensare ai media in malafede, piuttosto che inefficienti e superficiali (il Guardian?).

  17. Pingback: Il terrorista norvegese - Stracomunitari

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