I costi della politica raccontati da un parlamentare del Pd

Gli eventi degli ultimi giorni mi inducono a interrompere la pausa di agosto. Ho apprezzato un dossier pubblicato da Salvatore Vassallo, deputato del Pd oltre che docente di Scienza Politica all’Università di Bologna.

Vassallo riflette sul bilancio della Camera dei Deputati, pubblicato il 2 agosto, e offre un resoconto dettagliato su quanto prende lui stesso al mese, quanto spende e quanto gli resta.

Montecitorio

Ecco i dettagli (i grassetti sono miei) (trovi QUI il resto del dossier, incluso il bilancio della Camera):

«Al contrario di quanto è stato sostenuto sino ad oggi da più parti, l’ammontare complessivo delle risorse che viene impegnata dalla Camera per lo svolgimento delle attività di un singolo Deputato (senza incarichi negli organismi interni) è inferiore rispetto agli altri parlamenti europei con cui ha senso una comparazione (si può vedere al riguardo questo dossier appena elaborato dall’ufficio studi della Camera ed in particolare la tabella a pagina 32, riportata qui sotto). Il complesso delle risorse impegnate per il reddito personale e le attività di servizio (viaggi, telefono, collaboratori, diaria, altro) poste nella diretta disponibilità di un deputato italiano è pari, al massimo, a circa 20mila euro al mese. In Francia questa somma è pari a 23mila euro, in Germania a 27mila, in Gran Bretagna a 21mila, per i parlamentari europei a 35mila.

Attenzione, qui non stiamo parlando dello “stipendio del deputato” ma dell’intero budget mensile, inclusivo delle tasse e degli oneri previdenziali, che viene messo a disposizione di un deputato per organizzare il suo lavoro. Se ci si pensa, senza seguire le leggende metropolitane dell’antipolitica, si tratta di un bilancio inferiore a quello di un modesto studio individuale da avvocato o commercialista, in cui ci siano uno o due praticanti come collaboratori e una segretaria.

Dove sta il problema? Che in Italia una gran parte di queste risorse sono trasferite cash ai singoli parlamentari che le amministrano un po’ come vogliono. Negli altri paesi, una parte consistente è invece gestita, per conto del parlamentare, dall’amministrazione della camera di appartenenza. Da qui le narrazioni che accreditano lo “stipendio dei parlamentari” a non meno di 12mila euro al mese. La verità è abbastanza diversa e varia comunque da Deputato a Deputato, oltre che tra Deputati e Senatori.

Per dare un’idea, faccio l’esempio del mio “bilancio personale come deputato”. In un conto corrente acceso presso uno sportello bancario con sede a Montecitorio, che io uso solo per l’attività parlamentare, arrivano ogni mese: circa 5.000 euro di indennità (lo stipendio netto in senso stretto, per 12 mesi), 3.500 di diaria (per spese di vitto e alloggio), 3.690 euro per il rapporto eletto-elettori (collaboratori, eventuale acquisto di beni e servizi, ufficio nel collegio, ecc). Poi ci sono altri trasferimenti periodici (per trasporti, telefono, computer) che tradotti in un valore medio mensile, ammontano a circa 1.000 euro. Per un totale di 13.200 euro.

Ogni mese verso: 1.500 euro al gruppo PD della Camera; 1.000 euro al PD regionale dell’Emilia-Romagna; circa 500 euro in media per contributi vari (iniziative speciali del PD, MoDem, Democratica, contributi di solidarietà, ecc, ecc); circa 2.500 euro in media per una collaboratrice a Roma con regolare contratto part-time, per collaborazioni occasionali varie (tipo gestione del sito internet), spese telefoniche, taxi, organizzazione di iniziative a Bologna; circa 2.000 per spese di soggiorno a Roma o in altri posti in cui mi capita di andare per iniziative politiche. Per un totale di circa 7.500 euro in media al mese.

Il netto mensile che deriva da questi semplici conti è pari a 5.700 euro, se non si considerano eventuali spese straordinarie, come potrebbero essere quelle di una eventuale campagna elettorale (nel caso in cui cambiasse il sistema elettorale e pensassi di ricandidarmi). Su tredici mensilità, vuol dire un netto di circa 5.200 euro.

Se non avessi accettato la candidatura, come professore ordinario di università, oggi avrei uno stipendio di circa 3.250 euro nettiper tredici mensilità.  Nel 2007, un anno nel quale avevo già iniziato a dedicare parecchio del mio tempo libero alla politica, le attività di ricerca extra-accademica, editoriali, le collaborazioni con quotidiani o altro, mi hanno fruttato un reddito netto di circa 25.000 euro, pari ad una media mensile di 2.000 euro.

Quindi, verosimilmente, se non fossi deputato, oggi disporrei di un reddito pressoché identico.

I benefit collaterali non sono così generosi come si narra. La sanità integrativa, che effettivamente può essere un vantaggio in quanto rimborsa per più della metà anche spese sanitarie elevate, non è carico dell’erario, ma è integralmente finanziata dai versamenti dei Deputati (opera come una cassa di mutua assistenza). Quindi in alcuni anni e per alcuni soggetti “mutuati” è un vantaggio, per altri genera una perdita.

La tessera da Deputato consente di addebitare il costo dei biglietti aerei e ferroviari per il territorio nazionale direttamente su un conto della Camera. C’è chi ne abusa. Per quanto mi riguarda, devo ammettere che mi è capitato per comodità di usare la tessera per viaggi non strettamente riconducibili all’attività politica che avranno aggiunto al mio reddito personale poche centinaia di euro in tre anni. Non so se esistano, credo facciano parte della leggenda, ma in ogni caso non ho mai ritirato tessere di sorta per spettacoli o altre amenità.

Il vitalizio, per un deputato entrato in carica per la prima volta nel 2008, verrà erogato solo se la legislatura non verrà interrotta anticipatamente, a partire dal 65° anno d’età, per un importo pari al 20% dell’indennità. A partire dalla prossima legislatura, come richiesto dal PD, il sistema sarà integralmente basato sul principio contributivo, come per le altre pensioni.

In sintesi, per riprendere il filo del discorso: se un Deputato “semplice” usa le risorse che gli vengono assegnate per le finalità previste, riesce a tenere in piedi una micro-segreteria (lo stretto indispensabile per lavorare) e ottiene un reddito personale pari a quello di un dirigente o di un libero professionista di medio livello.

Ripeto: dove stanno i problemi? Ecco una rassegna forse non esaustiva:

  1. I Senatori ricevono indennità, rimborsi e benefit collaterali aggiuntivi quantificabili in 1.500-2.000 al mese, senza che questo abbia una qualsiasi giustificazione.
  2. I parlamentari che lavorano meno guadagnano di più! Se ad esempio un parlamentare non assume nessun collaboratore (perché crede di non averne bisogno), oppure se assume personale poco qualificato pagandolo magari in nero, o se non va mai in trasferta a sue spese per iniziative politiche, oppure se risiede a Roma e quindi non deve gestire due diverse “sedi di lavoro”, incamera una parte dei vari rimborsi come reddito personale (a tutti gli effetti, tranne che a quello fiscale). Quindi non solo usa i rimborsi per scopi diversi da quelli per cui li ha ricevuti ma evade pure le tasse.
  3. I parlamentari che ricoprono incarichi in organismi interni come le presidenze di commissione o di gruppo, ricevono indennità aggiuntive (cosa in sé stessa ragionevole) di entità ignota (non c’è verso di scoprirlo guardando la pagina internet della Camera), oltre ad ottenere un ufficio aggiuntivo e uno o più collaboratori retribuiti. È quindi probabile che finiscano per ricadere nella categoria (2) di cui si è detto prima se ad esempio smettono di pagare i collaboratori personali con i soldi dei rimborsi.
  4. Alcuni parlamentari continuano a svolgere, mentre sono in carica, una intensa attività professionale. A volte meno intensa che in passato, ma con tutta probabilità non meno reddittizia proprio grazie alla “autorevolezza” aggiuntiva prodotta dall’incarico pubblico. Ci si potrebbe chiedere se sia corretto che la Presidente della Commissione Giustizia continui a patrocinare cause penali, per fare l’esempio di una persona che gode di una diffusa stima. Per non parlare di chi è stato nominato Deputato proprio allo scopo specifico di continuare a fare l’avvocato, come nel caso dell’On. Niccolò Ghedini (e di altri) che non ho visto se non raramente a Montecitorio, come peraltro dimostra il suo tasso di presenza in Aula e il suo indice di produttività parlamentare (indicatori imperfetti che però qualcosa dicono).

Per queste ragioni, ho proposto che d’ora in poi la parte preponderante dei rimborsi per collaborazioni e servizi siano liquidati solo dietro presentazione di validi giustificativi o, meglio, siano gestiti direttamente anche sul piano contrattuale dagli uffici della Camera.

Ho anche chiesto maggiore trasparenza in merito ai benefici accessori riconosciuti ai Deputati che ricoprono incarichi negli organismi interni. Queste due proposte sono state parzialmente incluse nell’ordine del giorno del PD, approvato dall’Aula. Ho proposto anche l’abolizione dei benefici aggiuntivi per i parlamentari cessati dall’incarico (gli ex presidente, ad esempio, anche se lo sono stati più di dieci anni fa, continuano ad avere un ufficio e tre collaboratori), ma questa ipotesi non è stata accolta.»

Leggi QUI il resto del dossier di Vassallo, incluso il bilancio della Camera.

37 risposte a “I costi della politica raccontati da un parlamentare del Pd

  1. Quello che appare evidente è che tutto è costruito in modo confuso e complicato, mentre il compenso di un eletto deve essere non solo trasparente, ma costruito in modo da esserlo. Grazie a Giovanna per aver dato spazio a una spiegazione molto più chiara di altre.

  2. Grazie Giovanna. Interventi così sereni e ben documentati dovrebbero essere lo stile e lo standard di tutti.

  3. Concordo con tutto quello che dice e propone Vassallo.

    Credo però che sia giusta la sensazione che i costi della politica siano una delle non poche palle al piede dell’Italia.

    Non per il costo dei singoli parlamentari, ma per tante altre cose:
    – il loro numero eccessivo dei parlamentari,
    – una quantità eccessiva di consiglieri regionali e provinciali,
    – una massa di piccoli e meno piccoli funzionari politici nominati in enti di ogni genere
    – e soprattutto i danni creati dall’eccesso di presenza e controllo della politica in settori economici e sociali che starebbero meglio senza, o anche solo con *meno* strapotere politico.

    A quest’ultima cosa però la grande maggioranza degli italiani è di fatto affezionatissima, dato che continuamente invoca pesantissimi interventi dello Stato su tutto.
    Come hanno dimostrato, ad esempio, i risultati del referendum sull’acqua. Un processo riformistico pluridecennale, portato avanti una volta tanto con una certa coerenza dai governi di centrosinistra e centrodestra, è stato bocciato quasi all’unanimità. Ed era volto a limitare proprio lo strapotere della politica, di fatto largamente deleterio, sulla gestione del servizio idrico e dei rifiuti.

    E’ anche interessante, a livello di comunicazione, che le ragionevoli spiegazioni dei vantaggi di quella riforma, su cui in tanti ci siamo impegnati nei blog e sulla stampa, abbia avuto effetti praticamente nulli.

    Protesta per i costi della politica e statalismo a oltranza, sembrano convivere benissimo in Italia. Misteri della persuasione.🙂

  4. L’analisi del deputato Vassallo è sicuramente apprezzabile. Il punto cruciale a mio avviso è il n.4, ovvero le attività collaterali dei deputati, le cui ricadute sulla collettività sono ben più complesse di quanto qui delineato. Diverse ricerche hanno evidenziato come le rendite da attività professionale dei parlamentari siano sensibilmente più alte rispetto al periodo antecedente all’elezione. In parole povere, un avvocato, un giornalista o un imprenditore mediocre che diventa parlamentare (o assessore o sindaco) risulta molto più appetibile nel proprio settore di un professionista bravissimo ma privo di cariche politiche. Il motivo è semplice: la sua posizione gli permette di agire secondo scorciatoie e privilegi riservati ai politici. Questo ha un effetto depressivo sulla vita economica italiana perché premia gli attori economici meno professionali. I più mediocri. http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/%E2%80%9Cmediocracy%E2%80%9D-la-dura-legge-della-casta/146899/ Qualche mese fa ho trascorso una piacevole serata con il sindaco di Monaco di Baviera il quale mi ha spiegato che lui, prima che un rappresentante istituzionale, è un impiegato del comune di Monaco. In quanto tale ha dovuto lasciare il lavoro precedente, mentre per quello attuale, anche se eletto, è sottoposto a vincoli di produttività come in qualsiasi azienda. Ma il mio stupore è raddoppiato quando mi ha presentato il suo capufficio, un manager di 35 anni, assunto secondo criteri squisitamente aziendali, che avendo un CV più corposo di quello del sindaco ha mansioni di controllo sul suo operato. E’ fondamentale introdurre quanto prima un principio di esclusività. O fai il deputato o l’avvocato. Aut aut. E poi lavori.

  5. Dopo aver spulciato nome per nome, importo per importo, l’elenco degli ex parlamentari che percepiscono il vitalizio a fronte di versamenti contribuitivi di poche annualità, allarga il cuore la lettura della diaria spese del deputato Pd. Naturalmente si potrebbe entrare nel merito economico con tutta una serie infinita di obiezioni e ulteriori specificazioni. Ad esempio si potrebbero usare appunto i dati proposti nel solo incipit dal docente Salvatore per affossare il ragionamento del deputato Vassallo.
    Cosa ci racconta infatti il Salvatore? Che in altri Paesi europei il budget massimo erogabile al singolo parlamentare è superiore all’Italia. Corretto.
    Cosa ne deduce quindi il Vassallo? Che il problema italiano è nell’accountability, nella rendicontazione opaca e nella copertura disinvolta delle spese sostenute. Sbagliato.
    Il punto è che il confronto tra i budget dei diversi parlamenti nazionali non può non tenere conto di due parametri: il totale del budget a disposizione in rapporto al numero dei deputati; il rapporto numerico tra popolazione e deputati rappresentativi. Così facendo si ristabilisce la comprensibilità dei dati e si scopre, ed è solo il caso più evidente, che è vero sì che la Germania svetta con una diaria massima di 27000 euro concedibile al singolo parlamentare (contro i 20000 euro dei frequentatori di Monteclitorio e Madama) ma è altrettanto evidente che:
    I)Il numero dei parlamentari tra Bundestag e Bundesrat è di circa 682 contro i 945 (oltre il 27% in meno, esclusi i senatori a vita).
    II) La popolazione ammonta a 82 milioni contro 61 dell’Italia (34% in più).
    Se si tiene presente che il ruolo del parlamentare è rappresentativo, non si può isolare la spesa del singolo senza metterla in relazione al costo complessivo di tale rappresentatività. Non si deve considerare il costo fetta ma il costo torta. Perciò, fatte due proporzioni, si scopre che l’onorario del deputato tedesco è molto economico in rapporto al collega italiano che invece è costosissimo. Così facendo si prende atto che il parlamento tedesco costa comunque meno di quello italiano e che se il tedesco percepisce 27000 euro al mese l’italiano dovrebbe percepire in proporzione di rappresentatività la cifra di 14497 euro. Naturalmente il conto è ottenuto a patto di voler mantenere il numero attuale dei parlamentari. E nel computo ho ovviamente omesso per semplice carità un altro parametro fondamentale: il rapporto tra reddito del singolo deputato e reddito medio della popolazione. Ops.
    Poiché però questo è un blog di comunicazione, mi limito a illustrare come il linguaggio sia sempre spia del pensiero nonché autovelox dei privilegi che appaiono normali se letti sul proprio tachimetro ma che appaiono eccessivi se misurati dall’esterno. Prendiamo il seguente periodo:
    “Il netto mensile che deriva da questi semplici conti è pari a 5.700 euro, se non si considerano eventuali spese straordinarie, come potrebbero essere quelle di una eventuale campagna elettorale (nel caso in cui cambiasse il sistema elettorale e pensassi di ricandidarmi). Su tredici mensilità, vuol dire un netto di circa 5.200 euro.”
    Questo è il tipico ragionamento da dipendente che concepisce la tredicesima come una legge del creato e perciò inverte il ragionamento che qualsiasi homo economicus farebbe, perché a nessuna persona viene in mente di dedurre il reddito mensile su tredici mensilità ma su dodici e solo chi volesse comunicare una percezione di reddito più bassa vi aggiungerebbe la tredicesima. Ma perché non aggiungervi anche la quattordicesima o la quindicesima, così il reddito mensile calerebbe ulteriormente. Perché non dire che il mio anno lavorativo è fatto di 24 mensilità? È un buono stratagemma, no? Così il suo reddito-mese calerebbe addirittura a 2850 euro. Forse però con questa strategia comunicativa la restante metà potrebbe essergli recapitata sotto la non innocua forma di monetine lanciate da lontano.
    Ma andiamo a vedere cosa versa ogni mese, dando per scontato che noi stiamo facendo le pulci non all’uomo ma al deputato Salvatore Vassallo. Vassallo di cognome e di misfatto perché versa 3000 euro al mese al partito (che tra l’altro si ingrassa di rimborsi elettorali monumentali più eventuali contributi privati). Scelta legittima che la sua segreteria apprezzerà ma sono fatti suoi e per quanto mi riguarda non vedo per quale motivo le tasse dei cittadino debbano compiere una partita di giro in senso tecnico – o meglio, una presa di giro in senso letterale – diventando ulteriori contributi elettorali per il partito sottoforma di maggior stipendio del suo deputato.
    2500 euro per la segretaria, 2000 euro per le spese di soggiorno, vari ed eventuali come si suol dire. Per un totale di 7500 euro in media che Vassallo versa a altri.
    Dal che il Vassallo deduce che gli restano 5700 euro netti mensili, in linea al pensiero surreale del Fassino che ha dichiarato non più di un mese fa su Repubblica che a suo dire non ha mai visto nessuno arricchirsi facendo il parlamentare. Altro caso in cui l’autoriflessività impedisce di riflettere su ciò che è agli altri è semplicemente riflesso in tutta chiarezza.
    La storia, caro Vassallo, è che il suo stipendio è e rimane il totale di 13200 euro al mese netti. Punto e basta. Se poi la sua attività ha dei costi, che lei contabilizza puntigliosamente, ebbene, essi sono esattamente della stessa natura degli altri mestieri, a cominciare da chi debba pagarsi l’automobile per raggiungere il posto di lavoro. Basta leggere alle voci spese di qualunque lavoratore. Spese che non sono però sempre deducibili: altrimenti perché non comprarsi la costosa auto sportiva per poi lagnarsi che si guadagnano poche centinaia di euro “ché parte dello stipendio finisce in costo di esercizio”?
    Razionalizzi i suoi costi, caro deputato. Si batta per la diminuzione del numero dei parlamentari, non solo per la rendicontazione delle spese. Però ora che ci penso con questo criterio lei rischierebbe comunque la selektion, rischierebbe di non essere in parlamento.
    Facciamo così, visto che è lei il primo a lamentarsi del bilancio economico del suo fare: perché non torna al suo ruolo di ordinario?

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  7. Intanto grazie a Giovanna Cosenza che ha voluto rilanciare il mio post. Ugo, con espressioni inutilmente sgradevoli e gratuitamente offensive, dice una cosa giusta, che condivido. I parlamentari italiani sono troppi. Se legge il post che c’è su questo specifico argomento sul mio sito, vedrà che non mi limito a declamarlo. Se conosce altri parlamentari li solleciti a sottoscrivere gli emendamenti che presenterò in commissione entro il 12 settembre. Con espressioni simili, dice una cosa che condivido in parte. Non penso che sia corretto, per quanto abbia contribuito a inserire una norma al riguardo nello statuto del PD, imporre agli eletti nelle istituzioni un contributo finanziario al partito. Non solo perchè costituisce un “raddoppio” del finanziamento pubblico, ma perchè crea sperequazioni, tende a coprire utilità personali, ovvero a stabilire una sorta di do ut des in vista della ricandidatura. Non l’avevo scritto nel mio post (ora lo aggiungerò), ma penso che eventuali trasferimenti al partito debbano essere effettuati solo in cambio di servizi eventualmente forniti per l’attività parlamentare. Quanto infine alle obiezioni circa il senso della contabilità, si tratta solo di intenderei sull’italiano che si usa. I 12mila euro circa sl mese sono il mio budget complessivo. I circa 5-6mila sono il mio reddito netto disponibile. Quanto alla domanda finale, o è priva di senso (presuppone che dovrei dovrei tornare a fare il prof al solo scopo di convincere ugo della mia buona fede) oppure, piu verosimilmente, presuppone che abbia senso dedicarsi alla politica solo se, praticandola, si ottiene un reddito significativamente superiore a quello che si otterrebbe in altri campi. Ugo mi dice: “è per me ovvio che se potessi guadagnare lo stesso o magari di più facendo un’altro lavoro smetterei senza ombra di dubbio di fare il deputato: se tu non ti dimetti, vuol dire che guadagni di più”. Se fosse totalmente vero quello che dice Ugo (cosa che ha un suo vago fondamento) allora sì che il parlamento non potrebbe che essere composto da mediocri. … a meno di non pagarli parecchio!

  8. Il problema della poca trasparenza di molti di questi costi è grave, ma ancora di più lo è la macchina politica che, direttamente e indirettamente, mantiene una casta di ben 1.300.000 cittadini in età lavorativa.

    Il problema dei problemi è però il fatto che in Italia le segreterie dei partiti hanno occupato e si spartiscono il controllo di

    – le fonti energetiche
    – le forze dell’ordine
    – i grandi appalti
    – le banche
    – la Rai
    – gli ospedali e la sanità
    – gli enti previdenziali
    – la SIAE
    – i trasporti locali e regionali
    – il Coni
    – gli enti lirici e i conservatori
    – i musei
    – la Federconsorzi
    – le fiere
    – le ferrovie
    – gli albi professionali
    – la Croce Rossa
    – gli aeroporti
    – buona parte della stampa, delle case editrici, del cinema, delle università, dei sindacati

    In questo paese i cittadini non si sono mai ribellati a questa intrusiva prepotenza perché da secoli e secoli siamo abituati a subire – e accettare – il potere assoluto, continuo, ubiquo, onnivoro, della Chiesa. Oggi, il potere del Vaticano è condiviso con quello dei partiti.

  9. Straordinariamente interessante – perché concreta – l’informazione data da Salvatore Vassallo sui due emendamenti al disegno di legge governativo Meloni (sull’abbassamento a 18 anni dell’età per candidarsi alla Camera) che lui stesso proporrà alla Commissione Affari costituzionali della Camera entro il 12 settembre. Emendamenti che, se approvati insieme col ddl Meloni, consentirebbero subito una riduzione (di quanto?) del numero dei parlamentari. (Va detto che, se ciò avvenisse, l’intento originario del ddl Meloni risulterebbe assai meno importante dell’effetto dei due emendamenti aggiunti da Vassallo.)
    Raccolgo l’invito rivolto da Vassallo ad Ugo e chiedo subito ai due parlamentari del PD che conosco personalmente di appoggiare l’iniziativa di Vassallo.

    Sarebbe utilissimo essere informati via via sulla vicenda di questi due emendamenti. Fornirebbe ulteriori informazioni molto attendibili su quali partiti e quali singoli parlamentari siano pro o contro. Utili poi per regolarci su come votare.
    Può, caro Vassallo, se Giovanna Cosenza è d’accordo, tenerci puntualmente informati?
    Democrazia (rappresentativa) è principalmente questo, secondo me.

  10. A] Citando Ben: “Come hanno dimostrato, ad esempio, i risultati del referendum sull’acqua. Un processo riformistico pluridecennale, portato avanti una volta tanto con una certa coerenza dai governi di centrosinistra e centrodestra, è stato bocciato quasi all’unanimità. Ed era volto a limitare proprio lo strapotere della politica, di fatto largamente deleterio, sulla gestione del servizio idrico e dei rifiuti.”
    Scusa Ben, ma dove hao visto questo limite allo strapotere? Gradire i nomi delle aziende in questione.

    B] Citando Vassallo e Ugo: “Ugo mi dice: “è per me ovvio che se potessi guadagnare lo stesso o magari di più facendo un’altro lavoro smetterei senza ombra di dubbio di fare il deputato: se tu non ti dimetti, vuol dire che guadagni di più”. Se fosse totalmente vero quello che dice Ugo (cosa che ha un suo vago fondamento) allora sì che il parlamento non potrebbe che essere composto da mediocri. … a meno di non pagarli parecchio!”
    Non mi metto a smontare l’impalcatura del “botta e risposta”, mi limito ad osservare che questo rientra nel problema del “salario di riserva”. E qui scatta il quiz:
    1) Secondo voi a patto di quale indennità è disposto ad entra in politica un operaio?
    2) E un prof. accademico?
    3) Chi la spunterà tra i due in una competizione politica? (Si presuppone che prima l’abbia spuntata con il bilancio di fine mese…)
    4) Chi è più mediocre dei due? Meditate bene prima di rispondere a questa domanda… Considerato che il nostro è un parlamento di notabili… Ops, forse ho già suggerito la risposta ;-P

    Ringrazio comunque l’on. Vassallo di essersi messo in gioco, luce nella notte, seriamente e senza ironia… E a volte le espressioni sgradevoli non sono gratuite, ma riflettono lo stato d’animo di un popolo. (sì, qui un po’ d’ironia c’è)😉.
    Grazie anche a Ben per la sua precisione!

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  12. a fabiopirola
    Il referendum ha abrogato l’articolo di legge che imponeva alle amministrazioni pubbliche di mettere a gara la gestione della distribuzione dell’acqua, della raccolta dei rifiuti e di altri servizi di pubblico interesse. Gara fra le aziende pubbliche o private interessate al servizio. Servizio da assegnare, tramite la gara, in base a criteri di efficienza ed efficacia.
    Non che questo garantisse automaticamente l’interesse dei cittadini. Ma era un buon passo in questa direzione, ed è stato annullato.
    Limitava lo ‘strapotere’ della politica, che ora invece può assegnare il servizio arbitrariamente. Su altri effetti negativi del risultato del referendum vedi http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002460-351.html (l’autore è da molti anni riconosciuto come il principale studioso italiano del sistema idrico).

    Sono in grado di riferire un caso. Un comune del veronese ha tolto il servizio della gestione dei rifiuti a un’azienda privata, che aveva vinto la gara, motivando la decisione col risultato del referendum, senza alcuna motivazione riguardo alla bontà della gestione. Lo gestirà in proprio.
    Come? Molto probabilmente, secondo la prassi vigente, che consiste nel metterci politici fidati, o amici degli amici, indipendentemente da competenze accertate e da controlli sulla bontà del servizio. A sostegno di interessi, diciamo così, poco trasparenti.
    Conosco il caso perché sono assai vicino a un esperto di diritto amministrativo che si occupa della vertenza. Con tutta probabilità — sostiene questo esperto da una prospettiva assolutamente neutrale — l’esito sarà peggiorativo per i cittadini.

  13. @Salvatore Vassallo

    Potrebbe illustrarmi in cosa consista il suo lavoro, cosa sancisca la mediocrità o meno del suo operato e come si contabilizza la giustezza del reddito che percepisce, al netto delle funzioni e delle spese che mensilmente versa al partito con cui coopera, ai portaborse che probabilmente gestiscono i suoi contatti e i suoi discorsi, e agli svariati collaboratori che Dio sa solo cosa facciano? Ovviamente si dà per scontato che un deputato debba passare in parlamento una percentuale considerevole del suo tempo-reddito, così come un primario in chirurgia debba operare o un giudice giudicare. Non mi costringa a mostrare la presenza media dei suoi colleghi nel loro luogo di lavoro. Perciò mi dica, che lavoro svolge un parlamentare italiano? Le domande di Fabiopirola purtroppo non sono retoriche e provocatorie ma semplici ovvietà a cui però sarà meglio non rispondere per non ammettere argomentazioni inconsistenti, giusto? Non ci sono correlazioni tra il reddito percepito e qualità della prestazione erogata, ed è proprio per impedire l’insorgere di questo criterio meritocratico che si inventa ogni forma di barriera per rendere irrilevante la concorrenzialità tra pari in ogni professione non prettamente tecnica, concorrenzialità che giocherebbe al ribasso del reddito che oggi si percepisce.
    Facciamo qualche ragionamento da ombrellone: se il deputato versa al partito per statuto migliaia di euro al mese vuol dire che si identifica in esso e ad esso appartiene il suo destino temporaneo che manda a ramengo il dettato costituzionale dell’onorevole che opera “senza vincoli di mandato”. Poiché la legge elettorale non permette di scegliere i candidati – quindi nemmeno lei in linea di principio è stato eletto da qualcuno sebbene magari sia la persona più capace e meritevole – decisi invece dal partito di appartenenza se ne deduce che il numero di parlamentari, e il costo del loro mantenimento, è superfluo perché basterebbe un solo parlamentare a rappresentare l’interezza del partito. Si avrebbe la stessa politica a minor costo. Considerando che *oggi* l’agenda politica italiana è decisa da entità sovranazionali non elette da cittadini italiani, diventa ancora più evidente l’inutilità sostanziale del singolo parlamentare e sopratutto la sua prebenda. Che sia forse questa una boutade? Non più di troppo.
    Ma riprendiamo la sua chiosa:

    “[…] Ugo mi dice: “è per me ovvio che se potessi guadagnare lo stesso o magari di più facendo un’altro lavoro smetterei senza ombra di dubbio di fare il deputato: se tu non ti dimetti, vuol dire che guadagni di più”. Se fosse totalmente vero quello che dice Ugo (cosa che ha un suo vago fondamento) allora sì che il parlamento non potrebbe che essere composto da mediocri. … a meno di non pagarli parecchio!”

    Quanta grazia, deputato Vassallo! Lei deduce da me ciò che io deduco dal suo dossier e me lo volge contro, virgolettando le sue considerazioni come fossero mie.
    Lei mi attribuisce un metro opportunistico che è immacolato candore se paragonato alla quotidianità del suo pascolo parlamentare dove per molte professioni non c’è alcun obbligo di interruzione professionale e perciò continua beatamente a svolgere doppi lavori e percepire doppi stipendi una parte rilevante dei parlamentari attuali in un circolo virtuoso, pardon, vizioso a feedback positivo dove la fama regalata da una funzione aumenta i ricavi dell’altra. Con la beffa di un tasso di assenteismo raccapricciante (vuole calcolare il costo ora effettivo di un parlamentare?)
    Infine un chiarimento: non esistono parlamentari mediocri ma solo candidati trombati. Il solo fatto di sedere in parlamento è la cartina di Tornasole della bravura del candidato onorevole che consiste essenzialmente nell’abilità di gestire pubbliche relazioni introitando il consenso da una parte per veicolarlo da un’altra o distribuendo le risorse in proporzione agli interessi di chi l’ha votato. Ma poiché lei non l’ha votata nessuno, tranne i dirigenti del suo partito, ecco che l’interesse che lei va a fare è appunto quello del partito. E il partito sarà interessato alla propria sopravvivenza, di fatto facendo gli interessi della logica che lo finanzia e quindi non certo migliorando il destino dell’indigente.
    Ma in fondo è logico che un bravo politico sia per lo più sostanzialmente mediocre una volta in parlamento e quindi costoso. Dovendo pagare altri per svolgere le funzioni che dovrebbe e potrebbe gestire agevolmente da solo, finisce per avere diritto a un indennizzo d’invalidità. Un politico costa molto perché ha poco tempo per lavorare visto che lo impiega perlo più nella ricerca e nella gestione di persone che mettano il proprio tempo a sua dispozione per gestire la sua vita di politico. Un politico deve pagare qualcuno che pensi al posto suo, qualcuno che gli gestisca l’agenda, qualcuno che gli scriva i discorsi, magari qualche pianista che voti per lui…Da qui il conto salato, come lei ci insegna con il suo dossier.
    Un politico è la somma di più persone che singolarmente costerebbero meno senza di lui, se le piace la mia battuta.
    Alla fine di queste acidità dirette al ruolo italiano del politico medio occorre anche concludere che diminuire i privilegi dei politici, per quanto sacrosanto, potrà avere l’effetto del tirare i sassi nell’oceano. Come tutti sapete il problema italiano consiste negli oltre 20 milioni di pensionati che ormai sono in corsia di sorpasso sui lavoratori attivi, e di cui una parte inaccettabile percepisce denari contabilizzati con la matematica retributiva degli zecchini del Gatto e della Volpe e non con la matematica contributiva dei versamenti effettivi dei Geppetto. Collodi concluse in lieto fine. E Vassallo?

  14. Caro Vassallo, caro Ugo,
    capisco le buone ragioni dell’uno e dell’altro.
    Però spezzo una lancia a favore delle ragioni di Ugo. Non le condivido tutte, non condivido i toni nei tuoi confronti. Ma, cerca di capirci caro Vassallo, non ne possiamo proprio più.

  15. Vassallo, le ho dato del tu sovrappensiero, senza intenti irrispettosi.
    Essendo io coperto da un nick, e non avendo confidenza neanche virtuale, ripristino il lei.🙂

  16. @ Till Neumberg

    Condivido in pieno! pero’ Till ti chiedo, senza polemica ma con reale interesse, perche’ parli di cittadini che non si ribellano e subiscono? Io non riesco a vedere questa passivita’. Quando il fenomeno e’ cosi’ esteso come nella societa’ italiana, non si tratta forse di riconoscere una societa’ che, lungi dall’essere postmoderna, ha ancora dei tratti forti della “societa’ tradizionale” , nell’accezione sociologica del termine? Anche per quando riguarda l’influenza che la Chiesa ha sulla societa’ civile, a mio avviso non si tratta tanto di Vaticano, quanto di opus dei, comunione liberazione, azione cattolica ecc… che innescano logiche tribali e clientelari (tribali ancora una volta in accezione sociologica, non e’ un’offesa!). Sono tanti i network interni alla Chiesa, alcuni di destra, altri di sinistra, in faida tra loro oltretutto. L’influenza cattolica nella societa’ civile viene dal Vaticano o viene da una societa’ tradizionale al cui interno ci sono diverse e popolose comunita’ cattoliche? Se la classe politica italiana non si smarca dall’influenza delle posizioni cattoliche, a mio avviso e’ perche’ ci sono correnti cattoliche che pervadono trasversalmente tanto la destra quanto la sinistra. In altri termini, se la classe politica non istituisce il patto civile di convivenza non e’ forse perche’ creerebbe scontento? Abbastanza scontento da perdere un consenso rilevante a destra quanto a sinistra. Ho l’impressione che la maggioranza dell’elettorato italiano in ultima istanza sia cattolico se non per fede, per cultura -> vedi quei leghisti che non vanno a messa, ma guai a chi gli tocca il crocefisso in aula…

    sembro Off Topic, ma non lo sono …;) ha tanto a che fare con chi finisce in parlamento e come.

  17. La cosa che trovo più irritante in questo dibattito sui costi della politica è la sua aleatorietà. Mi scuso se non è il termine più corretto, ma è quello che mi viene in mente quando ogni articolo o dossier che leggo riporta cifre diverse: l’Espresso, il Fatto, Vassallo… di quest’ultimo apprezzo la chiarezza e il metodo, al di là delle osservazioni di Ugo che toccano dei punti deboli, ma è davvero triste che non si riesca a trovare un dato condiviso anche su una questione che in fondo è semplice: stiamo parlando di stipendi, non dei prodotti finanziari pre-2008… e lo stesso discorso vale per l’altro tema dei costi della politica: l’abolizione delle province. A seconda degli studi in materia il risparmio da questa abolizione passa dai 10 miliardi di euro a meno di un miliardo, con numerosi valori intermedi. Il bello è che, in teoria, tutti questi studi potrebbero essere corretti: dipende da come e dove vengono redistribuiti i poteri delle province.
    Si dice che con i numeri si può dimostrare quello che si vuole, ed è vero, ma sarebbe molto più difficile farlo se, prima di iniziare a fare calcoli, si riflettesse con chiarezza su cosa si vuole ottenere. Invece, per quanto riguarda la politica, sembra che ci si dimentichi facilmente che l’obiettivo non è semplicemente diminuire i costi, bensì diminuirli senza perdere in efficienza (o aumentandola, se possibile). Questo vale per gli stipendi dei deputati, il finanziamento dei partiti, l’abolizione delle province e l’accorpamento dei piccoli comuni, ma non se ne parla abbastanza.
    (d’altra parte, è difficile anche discutere di efficienza se non ci si libera da vecchi preconcetti. Ad esempio, pensare che la gestione pubblica dei servizi o dei beni primari per forza di cose equivalga a creare carrozzoni statalisti e sia meno efficiente della gestione privata; o, più genericamente, misurare l’efficienza solo in termini di utile economico e non di qualità della vita per i cittadini)
    Comunque, il dibattito sui costi della politica è utile a molti. In particolare a tutti quegli attori che, al pari della classe politica, hanno delle responsabilità in questa crisi, ma stando lontani dai riflettori riescono a evitare di pagare la loro parte. Sarebbe bello se i giornali che di più hanno esaltato i movimenti che hanno reso possibile la primavera elettorale del 2011 dedicassero al tema della patrimoniale e della tassazione delle rendite (e magari anche a tutte le proposte di Sbilanciamoci) lo stesso spazio che danno ai costi della politica.

  18. Ottimo e dettagliato post. Bisogna allontanarsi dallo scontro strumentale.

  19. Vassallo dixit:
    ” Il complesso delle risorse impegnate per il reddito personale e le attività di servizio (viaggi, telefono, collaboratori, diaria, altro) poste nella diretta disponibilità di un deputato italiano è pari, al massimo, a circa 20mila euro al mese. In Francia questa somma è pari a 23mila euro, in Germania a 27mila, in Gran Bretagna a 21mila, per i parlamentari europei a 35mila.”

    Giusto per esemplificare uno degli appunti del grande Ugo mossi a Vassallo – il quale si sacrifica lasciando momentaneamente la sua prestigiosa e ben retribuita professione per servire il Paese dal parlamento – fornisco i dati sugli stipendi degli insegnanti di scuola secondaria dopo 15 anni di attività in alcuni paesi europei, fonte una rilevazione OCSE del 2008.
    Italia: 34.000 dollari.
    Germania: 60.000 $
    UK: 45.000 $
    Spagna: 47.000 $
    Lussemburgo 100.000 $
    E in Ungheria? In Ungheria gli insegnanti guadagnano meno che in Italia, ebbene sì… 21.000 dollari.

  20. Nel commento precedente ho usato una parola infelice che deforma ciò che penso. Mediocre è un aggettivo che non applicherei a nessuno. Certamente non penso che la mediocrità sia inversamente misurata dal reddito. Ma è ragionevole attendersi, in ogni settore, che l’ambizione, la capacità di lavoro e il talento siano attratti anche da incentivi economici. Suggerirei inoltre di non sottovalutare che l’indennità, a qualsiasi latitudine e per qualsiasi organismo pubblico o privato, serve anche a garantire l’indipendenza di chi ricopre cariche istituzionali (non solo a remunerarne il lavoro e il talento). Vale per i giudici, come per i consiglieri di amministrazione delle società private. Naturalmente, un giudice può farsi corrompere lo stesso anche se lo stato gli garantisce un reddito cospiscuo. Ma non credo sarebbe collettivamente vantaggioso o rassicurante sapere che chi deve decidere su questioni come il lodo Mondadori faccia fatica ad arrivare alla fine del mese o sia sotto tensione per il pagamento del mutuo della casa in cui abita. Comunque, gli incentivi economici non sono tutto. Ambizione, capacità di lavoro e talento sono attratti anche dal riconoscimento sociale. Suggerisco di considerare che se la riprovazione diffusa nei confronti di chiunque siede in Parlamento dovesse continuare a crescere in maniera esponenziale, “a prescindere” dalla storia personale e dai comportamenti dei singoli, come sta capitando, sarà difficile aspettarsi che persone normali e perbene, con o senza talento, considerino l’ipotesi di candidarsi. Neanche questo è collettivamente vantaggioso.
    Siamo tutti d’accordo, credo, che l’attuale sistema elettorale sia un pessimo metro per misurare le capacità politiche. Personalmente ritengo vada abolito tornando ai collegi uninominali. Siccome è l’unico mezzo efficace che vedo in questa legislatura, sono tra i presentatori del referendum pro-Mattarella. Ne approfitto per invitare tutti a firmare andando nella sede del proprio comune di residenza.
    Quanto al contenuto del lavoro parlamentare, non avrei molto di diverso da dire rispetto a quanto ha scritto Pietro Ichino qualche giorno fa sul Corriere http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=12JKVT
    Chi vuole farsi un’idea del tipo di dossier su cui lavoro, può scorrere il mio sito (www.salvatorevassallo.it). Chi vuole essere aggiornato può chiedere di ricevere la mia newsletter (lasciando il suo indirizzo nell’apposita form sul sito o scrivendo a salvatore.vassallo@camera.it. Chi vuole avere un’idea di una delle altre attività in cui sono impegnato, può vedere il sito di Democratica (www.scuoladipolitica.it), che dirigo … nel “tempo libero”🙂.
    Grazie a tutti per la serrata discussione.
    S.V.

  21. @Ben
    Mi scuso per l’off-topic, avevo già letto l’articolo e avevo tentato di rispondere, ma la procedura non è andata a buon fine. Rimando ai commenti dell’articolo stesso in particolare a quello di Alessio D’Alessandro.
    Prendo atto che esistono casi, concordo che il referedum ha lasciato un vacatio legis (ne ero consapevole mentre votavo) ma bisognava dare un messaggio chiaro: la legge non funzionava! L’azienda in questione è un eccezione… Purtroppo! Inoltre quello che ha fatto il comune è palese che non ha nulla a che fare con il referedum (e l’acqua in particolare), ma è stato solo una “scusa”.

    @Vassallo
    Cito…
    “Ma non credo sarebbe collettivamente vantaggioso o rassicurante sapere che chi deve decidere su questioni come il lodo Mondadori faccia fatica ad arrivare alla fine del mese o sia sotto tensione per il pagamento del mutuo della casa in cui abita. Comunque, gli incentivi economici non sono tutto. Ambizione, capacità di lavoro e talento sono attratti anche dal riconoscimento sociale. Suggerisco di considerare che se la riprovazione diffusa nei confronti di chiunque siede in Parlamento dovesse continuare a crescere in maniera esponenziale, “a prescindere” dalla storia personale e dai comportamenti dei singoli, come sta capitando, sarà difficile aspettarsi che persone normali e perbene, con o senza talento, considerino l’ipotesi di candidarsi. Neanche questo è collettivamente vantaggioso.”
    Sembra proprio un cane che si morde la coda…
    Il punto forse sta forse in termini di buon senso. Forse bisogna prima sradicare l’avidità, forse bisogna fare in modo che i politici la smettano di fare le prime donne, a frequentare luoghi “esclusivi”. Forse la politica deve solo tonare tra la gente normale… Abbiamo criticato molto DC e PCI, ma sebbene combinate molte,, molti dei loro sapevano bene cosa significasse dire “partito di massa” perchè dalla “massa” ci arrivavano e si ricordavano da dove erano arrivati. Forse un po’ di “gavetta”?
    Scusate, forse sono stato patetico😉
    Torno alle cose “serie”: condordo pienamente con l’uninominale, i dati mostreavano chiaramente che aveva portato ad un innalzamento della “qualità” (si può dire “qualità”?) degli eletti.

  22. @On. Vassallo, La prego anch’io di considerare la sua frase circa le tensioni cui non dovrebbe essere sottoposto chi assume decisioni per la collettività. Trovo questo l’aspetto più significativo e più grave dell’intera vicenda. L’assenza di tensioni, la salvaguardia da esse riservata esclusivamente ai politici e ai ricchi, costituisce PRECISAMENTE ciò che rende impossibile ritenere tale la politica. La Vostra lontananza dai problemi è distanza non colmabile fermo restando questo approccio. Se il Suo quotidiano è tanto diverso dal mio, Lei non ha facoltà di assumere decisioni congrue con la vita degli altri, semplicemente perché ne ha una conoscenza insufficiente e, dunque, pericolosa per la mia vita e quella dei miei connazionali. Tuttavia Lei è autorizzato ad assumerle, infatti la mia vita è in pericolo (non faccio elenchi circa le mie condizioni materiali, comuni a moltissimi nel Paese). Sia chiaro, Onorevole, mi rivolgo/ ci rivolgiamo a Lei con la speranza che la Sua disponibilità, della quale La ringrazio di cuore, possa arrivare a comprendere ciò che con più o meno rabbia stiamo cercando di farLe arrivare, finora senza successo dato che il suo punto di vistà è rimasto immutato per tutta la discussione qui condotta, ma ci dia una dimostrazione della capacità di lasciarsi interpellare da ciò che Le stiamo dicendo. A quel punto saremo i primi, io lo sarò, ad augurarle buon lavoro, sapendo che la vita di tutti è affidata non al Suo buon cuore ma alla Politica, quella che ancora non c’è ma che ci potrà essere.

  23. Aggiungo che se la mia capacità di lavoro e il mio talento dovessero essere “attratti dagli incentivi economici”, io non mi alzerei al mattino per andare al lavoro. Questo modo di pensare pone le basi drammatiche per alimentare la mediocrità (non è un lapsus, si rassicuri) nel Paese essendo quest’ultimo costituito da una grandissma parte di persone che lavorano per senso del dovere e per il buon andamento della società svolgendo, al contrario dei politici e dei ricchi, con gratuità la parte in ombra del proprio impegno. O i parlamentari ci vedono in modo diverso? Ha presente, Onorevole, che non funziona più nulla? Ha presente i call center quali lager per chi vi opera e per chi vi deve ricavare dei servizi, pagati? Ha presenti le strade, i tombini, la sanità, gli anziani, i malati? E’ Suo dovere avere presente tutto questo e di caricarsi delle corrispondenti tensioni. Il suo talento politico non può esser tale in ragione della retribuzione: io faccio l’impiegata perché non ho il Suo stesso talento, Lei ha talento per il mio lavoro?

  24. @ Vassallo.

    Ho apprezzato moltissimo la concretezza dell’analisi, il rendiconto personale, e le proposte.
    Però da un politico, come da qualsiasi altro professionista, e da me stesso nel mio lavoro, mi aspetto i risultati.
    Non mi bastano impegno, buone intenzioni e progetti, se non sono realizzabili e di fatto non vengono realizzati.

    Ad esempio, quei due emendamenti al ddl Meloni, che probabilità hanno di passare? Sembra poco plausibile – ma magari mi sbaglio – che una cosa maggiore come la riduzione del numero dei parlamentari (di quanto?) passi attraverso emendamenti a un ddl su di una cosa minore come l’età minima dei candidati alla Camera.

    Di ‘segnali’ e ‘gesti’ politici, senza poi risultati effettivamente conseguiti, come cittadino francamente non so che farmene.
    Come diceva il piccolo grande Deng Xiao Ping, gatti rossi o neri poco importa, basta che i topi li prendano: corrergli dietro non basta!🙂

    @ Fabiopirola
    L’azienda ha fatto ricorso contro il Comune. L’esperto che se ne occupa dice che con tutta probabilità il giudice dovrà respingere il ricorso, sulla base dell’esito del referendum, che purtroppo è pertinente a questo caso, come a molti altri simili. E comunque d’ora in poi i Comuni avranno mano libera.

    @ Skeight
    che presenta come “vecchi preconcetti […] pensare che la gestione pubblica dei servizi o dei beni primari per forza di cose equivalga a creare carrozzoni statalisti e sia meno efficiente della gestione privata; o, più genericamente, misurare l’efficienza solo in termini di utile economico e non di qualità della vita per i cittadini.”
    Ovviamente è stupido pensare a priori che il pubblico è peggio del privato, oppure misurare l’efficienza solo in termini economici. Ed è altrettanto stupido pensare a priori che il pubblico è meglio del privato, e ignorare l’efficienza in termini economici.
    Per questo, ad esempio, gare fra aziende pubbliche e private per la gestione di servizi – gare gestite dall’amministrazione pubblica secondo criteri che combinassero qualità del servizio ed efficienza economica, inclusa una possibile remunerazione dei capitali investiti dalle aziende private – a me sembrava una cosa non insensata. Ma il 95% dei votanti al referendum l’hanno abrogata con apparente entusiasmo.

  25. @Salvatore Vassallo
    Diciamo che mi ha convinto della sua buona fede e perciò sospendo temporaneamente l’incredulità. Se lei si identifica nelle parole dell’articolo di Ichino che ha citato, che testualmente afferma che un parlamentare non va giudicato per il tempo che trascorrre in parlamento in quanto “il vero dibattito dove maturano le idee […] si svolge prima”, allora dovrà ammettere che è anche in spazi come questi che lei si sta guadagnando il suo stipendio nonché l’opportunità di mettere a fuoco le sue proposte.
    Ritengo perciò che fare a pezzi l’eventuale inconsistenza delle argomentazioni che propone finisca per essere utile a lei nella sua personale carriera di persuasore politico e a noi in quanto elettori beneficiari di proposte che tengano conto appunto di quelle obiezioni. Quindi proposte migliori per entrambi.
    Appurato quindi il reciproco vantaggio di questa discussione, potrà rilassarsi alla lettura delle critiche senza porsi sulla difensiva.
    Lei scrive:
    “Suggerirei inoltre di non sottovalutare che l’indennità, a qualsiasi latitudine e per qualsiasi organismo pubblico o privato, serve anche a garantire l’indipendenza di chi ricopre cariche istituzionali (non solo a remunerarne il lavoro e il talento). Vale per i giudici, come per i consiglieri di amministrazione delle società private”

    Non ci siamo. Il denaro non serve mai a solidificare l’etica di una posizione, e lei come studioso di scienze politiche lo sa benissimo visto che il Corso di Laurea a cui appartiene come Ordinario ha sempre in esame filosofia morale, se non erro. Accettare la sua logica del denaro come emancipatore di indipendenza porta alla constatazione che chiunque è comprabile e solo se indennizzato in modo congruo possa essere libero da concussioni dall’alto o corruzioni dal basso; disastrosa argomentazione perché poi occorre rispondere alla fatale domanda: quale sarebbe la soglia dell’incomprabilità dato che esiste sempre qualcuno più in alto di te da cui dipendere e qualcuno più in basso di te da far dipendere?
    Come al contrario sa benissimo, l’unico criterio utile quando si desideri indipendenza d’operato è paradossalmente la decisione per una carica a vita (che infatti si è sempre concessa alla presidenza della Banca d’Italia fino all’era Fazio o ai giudici federali nella costituzione statunitense, solo a titolo di mero esempio) e proprio perchè è l’unica condizione che emancipi completamente. Naturalmente anche qui ci sono diversi problemi che si condensano nella capacità di scegliere il candidato, ma qui l’argomento che ci interessa è un altro ovvero che il denaro non è un veicolo di emancipazione etica e qualità d’operato.
    Tirando in causa l’amministratore delegato di una società di capitali, lei scava la fossa all’autorevolezza di un funzionario dello Stato istituendo il paragone con un libero professionista pagato per massimizzare il proprio profitto e quello dei suoi azionisti a scapito di altri. Dire che una tigre va soddisfatta altrimenti mangia i suoi padroni fa dimenticare che in natura esistono anche i pellicani, che vivono per altri e sono più parchi. Non si capisce perché si debba accettare come ineluttabile la logica delle prime e non dei secondi.
    Ma come del resto anche lei è disposto a riconoscere, l’esistenza di un solo giudice lautamente pagato e comunque corrotto è la confutazione del suo argomento.

    Non pago, lei incalza:
    “Suggerisco di considerare che se la riprovazione diffusa nei confronti di chiunque siede in Parlamento dovesse continuare a crescere in maniera esponenziale, “a prescindere” dalla storia personale e dai comportamenti dei singoli, come sta capitando, sarà difficile aspettarsi che persone normali e perbene, con o senza talento, considerino l’ipotesi di candidarsi”
    Questo è un classico non sequitur. Non si vede per quale nesso l’indignazione verso onorevoli eletti dal partito debba impedire a persone per bene di candidarsi. Anche perché la storia personale dell’inidviduo deve essere nota e piaciuta all’elettore che lo sceglie, non al Bersani che ne decide l’investitura.
    Ma arriviamo all’articolo che lei usa come pezza, quello di Ichino comparso sul Corriere qualche giorno fa; persona stimabile non dotata però di molta presa quando veste i panni dello scalatore di specchi. L’articolo ci parla della settimana del parlamentare e nel tentativo di opporsi alla vulgata che vorrebbe gli onorevoli in parlamento invece che altrove, usa tecniche comunicative autolesioniste. Leggiamone qualcuna:

    “Ho conosciuto in passato un deputato che era sempre in aula dall’apertura alla chiusura di ogni sessione, non perdeva un solo intervento e tanto meno un voto; ma il suo contributo alla politica nazionale era nullo”

    Ichino ci dipinge un parlamentare scemo per giusitifcare la liceità d’assenza di tutti gli altri e lo fa con una tecnica non dissimile da chi sostenga che il compagno d’università frequentava tutte le lezioni e non saltava un esame ma non era intelligente come quegli altri che non presero manco la laurea. A Ichino resta da spiegare allora in cosa consista un contributo non nullo visto che in parlamento non ci sono esami per i deputati che ne sanciscano l’eventuale bocciatura. Ma andiamo avanti:

    “[…] in genere i parlamentari sono presenti in percentuali molto elevate perchè si vota; ma nove volte su dieci non conoscono la materia di cui si discute, pertanto leggono, scrivono o comuqnue pensano a tutt’altro
    e votano seguendo meccanicamente le indicazioni del proprio gruppo”

    Qui Ichino è talmente preoccupato di salvare il suo diritto a non essere giudiciato dall’assenza parlamentare da non rendersi conto di affossare di fatto il parlamento e la sua funzione, nonché i suoi colleghi ridotti così al pleonastico ruolo di copia del capo partito. Tuttavia è quando Ichino ci spiega in cosa consista l’attività di un parlamentare quando non è in parlamento che il suo ruolo e l’indennità percepita acquista il vero senso del ridicolo, concludendo con la frase rivelatoria:

    “Il vero dibattito , dove maturano le idee le convergenze o le divergenze, si svolge prima”

    Sì, certamente prima della votazione, ma dove se non nell’unico luogo costituzionale deputato allo scontro tra idee legislative? Ichino ci sta candidamente ricordando che le sessioni parlamentari si svolgono nei Porta a Porta, nei Ballarò, ad Annozero o dalla Gruber, esautorando di fatto il Parlamento dalla sua funzione.
    Ichino ci conferma che è in questi luoghi che è traslocato il parlamento ed è in questi pensatoi in telediretta che si raffinano le proposte, chez le Vespa.
    Propongo quindi di eliminare gran parte dell’ìndennizzo parlamentare invocando al suo posto il cachet e ripristinando così buona parte del rispetto per la semantica dei termini.

    Caro Vassallo, perché non si batte per la rappresentazione parlamentare delle schede bianche? Preferisco vedere un parlamento semivuoto ma per ragioni di verdetto elettorale che un parlamento vuoto di persone che ne occupano economicamente le poltrone. Lungi dall’essere una vacua soluzione di sfogo e di facciata, lascio a lei ora la riflessione, per quanto concerne i benefici cambiamenti di sistema anche da un punto di vista strategico, sugli innumerevoli pregi di una scheda bianca che non sia redistribuita in termini di seggi ai partiti esistenti.

  26. Beh, a me 13.200 euro non mi sembran pochi, soparttutto se moltiplicati per tutti i parlamentari che ci sono. Anche se a loro gli rimangano in tasca 5.200 euro al mese (a qualcuno di più…..) penso che sia comunque una bella cifra paragonata ai 1000 euro di un operaio.

    Comunque sia alla fine i costi della politica sono alti e sono un problema dell’Italia, perchè oltre ai parlamentari poi andrebbero considerati i consiglieri regionali, provinciali, comunali e così via……..

  27. @ Ugo
    Buona parte delle tue obiezioni a Vassallo e Ichino secondo me non reggono.
    Siccome temo siamo abbastanza OT, cerco di essere breve.

    1. Dare uno stipendio più alto a quelli che hanno più potere non garantisce che non usino il potere per arricchirsi, ma aiuta. Non basta, ci vuole l’etica ecc., ma aiuta (insieme con varie altre misure possibili, fra cui per certi ruoli anche la carica a vita). Vassallo dice solo questo ed è in accordo con le scienze sociali, oltre che col senso comune. Che un giudice ben pagato si lasci corrompere non confuta che stipendi alti riducano la probabilità della corruzione. Parliamo di mondo reale, Ugo, non di Iperuranio.

    2. Vassallo dice che, se il discredito dei parlamentari aumenta, è ‘difficile’ che persone per bene si candidino. Non dice che l’una cosa ‘impedisca’ l’altra. E’ una tesi che andrebbe precisata, ma non è certo insensata.

    3. Ichino dice che la frequenza in parlamento non è di per sé un buon indicatore della qualità lavorativa di un deputato. Vero.
    Idem la descrizione della partecipazione dei deputati alle votazione in aula. Vera. Bisogna sapere come stanno le cose, per cambiarle in meglio.

    4. Quando Ichino dice che “il vero dibattito … si svolge prima [delle votazioni]” non dice che si svolge (solo) da Vespa o a Ballarò, come sembra fargli dire Ugo. Si svolge ovviamente in tante sedi diverse, nelle riunioni di partito, nelle riunioni delle varie ‘parti sociali’, nei convegni accademici, nelle commissioni parlamentari e nei lavori che le preparano, e anche sui giornali, alla radio e in TV – tutti media di cui in questo blog giustamente ci si occupa come luogo importante della comunicazione politica.

  28. @Ben
    1) Mi dispiace Ben ma nessun dato del mondo reale ha mai confermato che stipendi alti limitino la corruzione, perché il tenore di vita di ogni attività si confronta con persone di pari o superiore livello e quindi ciò che è tanto per me non lo è per te. Finché non sei in grado di stabilire un criterio di giusta retribuzione è la tua affermazione che sa di iperuranio. Ovviamente, come ricordava Fabiopirola, è il differenziale tra reddito di partenza percepito precedentemente all’attività parlamentare che stabilisce cosa sia un giusto compenso. Quindi un professore associato potrebbe ritenere lo stipendio attuale dell’onorevole eccessivo dove il grande avvocato appena sufficiente (ah, già, ma intanto ci si scorda che l’avvocato, assieme ad altri 300 e passa parlamentare continua a svolgere il suo lavoro originale non perdendo alcun euro, e dimostrando che il denaro non basta mai). Basterebbe semplicemente smetterla di mandare in parlamento soggetti che già svolgono professioni ben remunerate, anche perché non vedo quale nesso ci sia tra la bravura nell’essere medico, per prendere la prima categoria a caso, e la bontà nel fare il parlamentare. Ohibò, però è proprio la spendibilità della fama che già si ha nella propria professione che attrae consensi elettorali. Per questo i parlamenti sono popolati dai personaggi più improbabili. Altro che iperuranio, il mio discorso è talmente terreno che ha perfino i piedi sprofondati all’inferno.

    2) Ben, anche qui: non vedo da cosa sia autorizzata tale associaziane balzana. Come per il punto primo commetti l’errore di essere attratto dalla tecnica della finta cautela, per cui l’espressione “è facile che” o, come in questo caso, “è difficile che” salverebbero da ogni critica che sviluppasse, portandola al limite, la tesi proposta. Il problema è che l’assunto di vassallo è sempre il solito, per quanto implicito e magari non ammissibile da lui stesso: la persona per bene già svolge una lavoro ad alto reddito e quindi il parlamento attrarrebbe solo scadenti sciagurati. Eh no, caro Ben, questa è iuna bella petizione di principio.

    3) Ichino può dire ciò che vuole. Ma se la sua argomentazione mostra che in aula si possono avere tutti alunni somari che diligentemente non saltano una lezione, non vale certo la tesi opposta, ovvero che valga il tana libera tutti. No, il parlamentare viene in parlamento a discutere le sue leggi, altrimenti cambia la Costituzione. Anzi, ancora meglio, che venga pagato per la presenza in aula. Si dirà che appunto può comuqnue pensare male anche in aula. Intanto ci venga, poi possiamo parlare se anche scaldare il banco sia un’attività economicamente superflua. Del resto il ricorso al sempre più ricorrente voto di fiducia per svuotare la funzione critica del parlamento e licenziare una marea di leggi indiscusse è sotto gli occhi di tutti da anni.

    4) Ben, anche tu? Ma non ti rendi conto che così facendo stai demolendo la funzione parlamentare che è appunto il luogo deputato alla elaborazione e discussione delle leggi? Vogliamo, anche formalmente, spostare la sede precipua? Benissimo ma allora si eliminino seduta stante tutte le diarie che danno per scontato che uno a Roma debba risiedere per rimanere vicino al parlamento, altrimenti i 3500 euro per cosa verrebbero erogati? Per il grand cru consumato in prima classe dell’aereo qualche volta al mese? Suvvia, sarebbe un retaggio del passato e che senso avrebbe? Non solo, non si vede quindi perché si debba imbastire una segreteria che lavori per l’onorevole, visto che l’onorevole è assente giusitificato e ha solo tempo libero.Anche qui ovviamente il criterio che muove l’indennizzo è che appunto l’onorevole passa il suo tempo in parlamento e quindi ha bisogno di chi gestisca ciò che succede fuori, come il medico che opera ha bisogno della segretara per gli appuntamento – o solo per sbarazzarsi dell’imbarazo di chiedere la salata parcella di persona dopo un’eventuale consulenza inutile? Ma comunque la giri, non solo le mie critiche restano intatte, ma le giustificazioni addotte dai parlamentari per evitare tagli draconiani ai loro stipendi sono risibili.

  29. Ugo, riguardo solo al punto 1, per non abusare dell’ospitalità di Giovanna.🙂

    Non sono un esperto, ma mi è bastata una breve ricerca in internet per trovare letteratura abbastanza attendibile sul nesso stipendi-corruzione.
    Ad esempio: C. Van Rijckeghem, B. Wederr, Journal of Development Economics 65 (2001) 307–331.
    Un passaggio: “The importance of adequate remuneration in ensuring an honest civil service is widely recognized in the policy debate. (See Myrdal 1968., Carino 1986., Israel 1987., Klitgaard 1989., Tanzi 1994., and Lindauer and Nunberg 1994.)
    La questione è complessa, ma la tesi di Vassallo certamente non si può confutare così facilmente.

  30. Ho dimenticato il titolo dell’articolo: Bureaucratic corruption and the rate of
    temptation: do wages in the civil service affect corruption, and by how much?

  31. @Ben
    Primo qui nessuno sta abusando dell’ospitalità di Giovanna perché siamo in perfetto topic. Secondo cerca di confutare tutti i punti, non uno solo e implicitando una sineddoche. E poi che combini?Mi pigli un passaggio da un testo di una letteratura che per te è “abbastanza attendibile”? Caro Ben, ma l’hai letto il paper o ti sei limitato a estrapolarne le tue conclusioni a cazzo? Guarda che la tesi del Paper che mi citi arriva a estrapolare un modello che sostiene fin dal sommario a pag.4 esattamente ciò che dico io:
    “In an alternative view, modeled in this paper, which relies on the concept of “fair wages” [Nota mia: in opposizione agli high wages, Ben, chiaro?) and reciprocity, motivational aspects can be strong even in high-bribe environments and corruption can be eliminated at low wage levels.”
    Cosa hai letto tu? Il Paper vorrebbe costruire un modello in grado di determinare un punto di equilibrio tra giusta paga e tasso di corruzione al variare di un certo numero di variabili.
    Appena ho un’ora libera mi studio anche le equazioni del loro modello e poi se ne vengo a capo ti dico che consistenza abbia questo studio.

    Comunque sta a Vassallo l’onere della prova.
    Ma stiamo perdendo tempo, rifugiandoci in un angolo argomentativo. Basterebbe mostrare che a fronte dell’erogazione di stipendi altissimi in rapporto al GDP personale medio (anche secondo il modello matematico proposto dal tuo paper), il parlamento italiano è ampiamente corrotto, testé la magistratura degli ultimi 20 anni. Da dove vogliamo cominciare, Ben? Dalla semplice constatazione che ciascuno è corruttibile nella misura in cui può farlo e sopratutto nella misura in cui la legge è latitante nei suoi confronti, che è poi ciò che leggo anche nel Paper sia per quel che concerne Paesi sviluppati chePaesi in via di sviluppo?

  32. Ugo, ho scorso rapidamente l’articolo. La sua tesi, apparentemente suffragata dai dati, mi sembra che implichi che stipendi alti, a certe condizioni, contribuiscono a frenare la corruzione. Ma, ad altre condizioni, per frenarla efficacemente bisognerebbe ricorrere a stipendi troppo alti. In entrambi i casi, se non ho capito male, il nesso c’è.

    L’ho citata principalmente per suggerire che per sostenere o confutare la tesi di Vassallo servono, al solito, dati empirici — che nel caso sembrano complessivamente a favore della tesi. Non bastano né le mie argomentazioni ‘a buon senso’ né le tue.

    Sul resto, adesso non ho proprio tempo di replicare, anch’io – come te immagino – ho i miei topi da prendere in un’altra casa.🙂
    Ma poco importa. Il mio punto è che la critica ai costi della politica italiana, anche secondo me esorbitanti, deve basarsi su argomenti solidi per essere massimamente efficace, nei ristretti limiti del possibile.

    Sia Vassallo sia Ichino sono fra i pochi ad avere dato seri contributi nella giusta direzione. Invece di prendersela con loro, conviene appoggiarli e criticarli costruttivamente – cosa che secondo me non ti è riuscita perfettamente.😉
    Specialmente nei riguardi di Ichino, che secondo me è fra i pochissimi che i topi li vuole prendere davvero, fa di tutto per riuscirci e probabilmente presto qualche topo lo azzanna, anche se forse purtroppo non le pantegane più grosse. E più con l’aiuto di forze esterne che dei cittadini italiani.

  33. Non solo costi esorbitanti, anche illegalità esorbitante. Di moltissimi politici italiani, diretta o per connivenza, a livello nazionale e locale, come inchieste giudiziarie e non dimostrano ampiamente da tanti anni. D’accordo in questo con gli altri indignati.

  34. @Ben
    Libero di pensare che le mie critiche non siano riuscite, Ben. Siamo qui per questo, del resto.
    Ma per quanto concerne la tua lettura del Paper che hai proposto, non te la faccio pasciare liscia. Il Paper nasce proprio in opposizione a chi fatalmente proponga l’ineluttabile soluzione degli high wages come unico rimedio alla corruzione. Conosco le tue simpatie per Ichino, tuttavia il suo articolo citato dal deputato Vassallo è in questo momento e da un punto di vista comunicativo un totale flop, una difesa inopportuna e francamente patetica e come suo ghost writer avrei scritto tutt’altro. Anche perché la prima obiezione che gli si può muovere riprende giusto la tua masochistica citazione di Xiaoping con cui giochi anche nel tuo ultimo commento. Quali topi sono stati presi, quali parlamentari hanno portato “un contributo alla politica nazionale non nullo” per usare i suoi termini autoassolutori ?

  35. @ Ugo
    Tu dici “opposizione a chi *fatalmente* proponga *l’ineluttabile* soluzione degli high wages come *unico* rimedio alla corruzione”.
    (Immagino che tu sia d’accordo con me che molti rafforzativi raramente rafforzano un’argomentazione.)

    Né Ichino, né Vassallo mi sembrano assimilabili a “chi fatalmente proponga…”. Neanche io, nella mia scarsa rilevanza.
    La mia impressione è che tu li attacchi su tesi che gli attribuisci mediante inferenze azzardate.

    Se le inferenze che fai tu le fanno molti altri, allora hai ragione a dire che comunicano male.
    In effetti, nella situazione attuale, Ichino convince me ma non moltissimi altri.

    Ma basterebbe che lui e i suoi, e anche l’ottimo Vassallo, convincessero quel tanto di gente che basta a far passare qualcuna delle utili riforme da loro proposte.
    Vedremo.

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