Il discorso di Napolitano al Meeting: perché è piaciuto e perché no

Il discorso del presidente Napolitano al Meeting di Comunione e Liberazione ha riscosso un buon successo di critica e di pubblico. Non sono mancate le polemiche, naturalmente. Come accade a qualunque star.

Il discorso è stato in sostanza un richiamo all’equilibrio e all’unità (fra le parti politiche, le parti sociali, il nord e il sud), in un momento di gravissima crisi. Accompagnato da un richiamo continuo ai 150 anni della storia d’Italia, per dimostrare che anche altre volte abbiamo superato con successo prove molto dure. Un classico, nei discorsi di crisi.

Ma perché è piaciuto? Perché le ha suonate a tutti: a destra, sinistra e pure alle parti sociali. In questo passaggio fondamentale, non a caso ripreso da tutti i media:

«Possibile che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni, perché le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea?

Possibile che, da parte delle forze di opposizione, ogni criticità della condizione attuale del paese sia stata ricondotta a omissioni e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano.

Occorre più oggettività nelle analisi, più misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche e le opinioni altrui.

Anche nell’importante esperienza recente delle parti sociali, giunte ad esprimere una voce comune su temi scottanti, ci sono limiti da superare nel senso di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali. Bisogna portarsi tutti all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da operare.»

Insomma, il discorso di Napolitano è piaciuto perché è stato inteso nel senso dell’antipolitica. Come se dicesse ciò che tutti ripetono in questi mesi: a casa tutti.

Allora vale la pena ribadirlo: Napolitano non ha niente di antipolitico. Per la sua storia personale, le sue idee, la carica istituzionale che ricopre. E niente di antipolitico aveva il suo discorso.

E difatti, appena qualcuno se lo ricorda, finisce per dire: a casa anche lui.

O di qua, o di là. Invece il suo discorso è ben più ricco e interessante. Leggilo tutto, scaricandolo da QUI.

O ascoltalo direttamente:

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8 risposte a “Il discorso di Napolitano al Meeting: perché è piaciuto e perché no

  1. Giovanna non sono d’accordo. Nel momento in cui maggioranza ed opposizione si rincorrono a dare pessima prova di sé, un discorso unificante È politica.
    Il tuo commento è tuttavia stato per me fruttifero poiché mi ha fatto pensare che democrazia è scontro sulle idee ma unitarietà di azione; privilegiare la società all’individuo quando si tratta di interessi collettivi.
    Perciò Grazie.

  2. Massimo, non capisco: stai dicendo la stessa cosa che ho detto io. Il discorso di Napolitano, in quanto unificante e equilibrato È politico. Mi pare di averlo scritto chiaramente: leggi meglio le mie conclusioni.

    Ma è stato frainteso in chiave antipolitica ed è piaciuto per questo. Infatti, appena dici che è politico, sollevi subito un vespaio di gente che ti dice che allora lui è come gli altri e perché non è intervenuto prima ecc.

    Spiegati meglio, in che senso NON sei d’accordo con me? Giusto per capire.

  3. è un grande discorso, sei stata brava a metterlo qui.🙂

    Aggiungo una nota sul modo di comunicare di Napolitano in questa occasione.

    Sotto un certo aspetto pessimo: frasi lunghissime, lessico ricercato e a tratti ampolloso, un mare di sostantivi astratti, e per di più solo lettura.

    Eppure funziona, forse non solo per gente come me. Perché?

    Perché, a mio parere:
    – ha ragione (condizione determinante!)
    – crede davvero a quello che dice
    – ci mette passione
    – la mette in positivo anche quando critica severamente
    – ci mette l’energia di uno che vuole convincere e crede di potercela fare
    – e usa TUTTE le sue limitate risorse espressive – voce, faccia, postura, parole nette nei punti cruciali – per trasmettere tutto questo.

    Il che dimostra che, con questi 6 ingredienti, perfino un vecchio barbogio ottantenne può comunicare come un dio.

    (Non sono affatto un fan di Napolitano, anche se condivido la sua linea come Presidente della repubblica, Libia a parte. Lo dico perché possiate tarare il mio entusiasmo.)

  4. Non si può valutare un intervento del Presidente della Repubblica sul metro del manuale del bravo comunicatore.
    Napolitano ha concesso all’informalità (senza cravatta, gestualità, drammatizzazione, ecc.) quello che era funzionale a far passare i messaggi.
    Non ha “letto” un discorso, ha interpretato con passione una sorta di orazione civile senza nascondere e senza nascondersi.
    Meno male che (Giorgio) c’è!

  5. D’accordissimo con il commento di Ben e con il post di Giovanna. Tra l’altro ritengo personalmente Napolitano il secondo miglior presidente che abbiamo avuto, dopo Ciampi. Ovviamente di quelli di cui ho memoria diretta.
    Vorrei far notare però a Giovanna una cosa che mi ha fatto riflettere: dici che il discorso è piaciuto perhè è stato inteso in chiave antipolitica. Epperò molti “professionisti dell’antipolitica” lo hanno criticato. Perchè? Non è stato abbastanza antipolitico? Non è una domanda retorica, non ho una risposta.

  6. donMo, i professionisti dell’antipolitica l’hanno criticato per la seconda ragione che nel post ho detto: non perdonando a Napolitano il fatto di essere, comunque, un politico. Se sei antipolitico radicale, non te lo scordi ed è facilissimo liquidare un discorso liquidando il suo emittente, no?

    Marco Stancati, d’accordo con te: non si può liquidare il discorso di Napolitano con un bignami. Ho scritto il post proprio per questo.

    Ti riferisci forse alla scaletta di Ben? ma anche lui l’ha proposta proprio per mostrare come un’impostazione del genere sia, al contrario, gravemente insufficiente, no? Dunque, di cosa stiamo parlando?🙂

  7. Concordo quasi pienamente con post e commenti, ma…
    Siccome è andato al meeting di CL adesso pretendo che venga a parlare anche alla festa campestre del mio paese arroccato sulle prealpi biellesi!
    Mi spiace dirlo, ma continuo a rimpiangere che non ci sia stato il Ciampi bis.

  8. Ciao G salve a tutti

    grazie per averlo messo sotto la lente. Consapevole che la politica è importante quanto la buona amministrazione, dal punto di vista della comunicazione questo discorso è stato pronunciato nel luogo sbagliato e troppo tardi. Quanto al modo, Napolitano è un organico di partito troppo retorico e distante dalla realtà, troppo “romano” e “meridionale” (lo dico benché io sia in parte campano) per essere umile, pratico, moderno. Mentre questo paese affonda nella retorica, spero almeno che il duro scoglio della realtà di bilancio spinga tutti a riformarlo.

    @ Fabio P. Anch’io rimpiango Ciampi ed ancora ricordo com’era sentito il lutto nazionale di Pertini

    V

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