Irene: uragano mediatico o giusto allarme?

Ci sono stati oltre venti morti e danni in oltre dieci stati, ma negli Stati Uniti i repubblicani stanno già montando polemiche contro Obama sul presunto allarmismo con cui è stato trattato il passaggio dell’uragano Irene.

E qualcuno gli fa eco anche in Italia, nell’idea di allineare le destre nostrane a quelle statunitensi. Il Giornale per esempio parla oggi di «Tempesta flop» e titola «L’uragano Irene salva New York. E anche Obama»; il Tempo titola «L’uragano mediatico. Tanta paura per nulla. Irene Lascia New York».

Ma anche altre testate, pur prendendo le distanze dalle «polemiche», usano questa parola nei titoli di prima pagina. La Stampa: «Irene a New York: dopo la paura ironia e polemiche»; la Repubblica: «Irene risparmia New York. Black out e allagamenti, ma l’uragano finisce subito. Milioni di persone senza luce sulla East Coast. Ed è subito polemica sulle misure: troppo allarmismo?».

Fa eccezione il Corriere: «Fine della grande paura. New York torna in strada. Uragano Irene, danni per miliardi», anche se ieri il suo direttore Ferruccio De Bortoli, si chiedeva su Twitter: «#Irene, un uragano più mediatico (e politico) che reale. Meglio così, ma una riflessione, anche nostra, si impone.»

Non credo affatto che stavolta si debba parlare di allarmismo, né mediatico né politico: gli effetti disastrosi di eventi naturali come uragani, trombe d’aria, terremoti sono solo in parte prevedibili. Dunque meglio eccedere in precauzioni che rischiare disastri ancor più gravi.

D’altra parte, se non ci fosse stato il tam tam che c’è stato, sedici morti e miliardi di danni si sarebbero tradotti in titoli come «Strage negli USA. Chi pagherà?». E avrebbero messo pesantemente in discussione il ruolo del sindaco di New York Bloomberg e del presidente Obama.

Invece ieri Obama ha potuto parlare in conferenza stampa di «uno sforzo esemplare di buon governo», ringraziando, vicino a lui, il responsabile della sicurezza nazionale Janet Napolitano e il capo della protezione civile Craig Fugate.

Perché buon governo è stato. E se Obama riesce a chiudere il discorso – magistralmente – paragonando la solidarietà e l’organizzazione con cui gli americani hanno saputo far fronte a un disastro naturale come Irene con le capacità che servono contro la crisi economica, sta di certo sfruttando comunicativamente l’uragano anche per sé, ma ben gli sta: è stato davvero bravo. Prima nel fare e poi nel dire.

E ora goditi i 7’58” della conferenza stampa, che meritano:

 

4 risposte a “Irene: uragano mediatico o giusto allarme?

  1. Io ho visto una scena che definire allarmistica è poco: al tg5 di qualche giorno fa hanno prima mandato un servizio sull’urugano Irene e subito dopo un servizio sui film catastrofisti come The Day After Tomorrow dove, immancabilmente, New York viene distrutta da tsunami alti come grattacieli o altre calamità naturali.
    Ora mi chiedo: era necessario fare questa associazione e creare così tanto allarmismo, facendo nascere nella mente dello spettatore scenari apocalittici dovuti all’urugano? Pensiamo a come devono essersi sentiti i parenti delle persone residenti o in viaggio nella Grande Mela!
    A me è parso eccessivo.

  2. La gran parte degli italiani pensa alla prevenzione solo dopo aver seppellito morti che si potevano evitare. Questo atteggiamento mentale rende loro incomprensibile anche la prevenzione altrui. Lo slogan “Pensa al peggio (e organizzati di conseguenza) e spera in bene” è invece la chiave per limitare i danni dei disastri naturali e no. A parte le polemiche di alcuni esponenti del partito repubblicano – feroci tagliatori di qualunque spesa pubblica – è l’unico atteggiamento per proteggere la popolazione. Se non ci fosse stata questa mobilitazione si conterebbero più morti e più danni… ma noi non siamo abituati a vedere la prevenzione come un risparmio. Preferiamo una protezione civile che intervenga a danni fatti.

  3. @Lory76
    > La gran parte degli italiani pensa alla prevenzione solo dopo
    > aver seppellito morti che si potevano evitare.

    puoi produrre dei dati a supporto di questa tua affermazione?

  4. Pablo, hai bisogno di dati (km, ore viaggio, carburante…) per andare all’Aquila a sincerarti di persona che molti (non so quanti, mi spiace per te, potrei farti i nomi, però)non pensano alla prevenzione nemmeno mentre ricostruiscono ciò che era già previsto crollasse con un terremoto? ma per piacere!

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