La «quadra» di Bossi

«Sono Berlusconi e Tremonti a dover trovare la quadra», disse Umberto Bossi in colloquio con il quotidiano La Padania il 7 giugno scorso, commentando i difficili compromessi a cui la manovra economico-finanziaria avrebbe costretto la coalizione di governo.

Da quel giorno, non c’è politico né giornalista che non usi quest’espressione.

Bossi

«Trovare la quadra», da quel che so, è un’espressione colloquiale tipica di alcuni dialetti del nord Italia che significa, come lo stesso Bossi ha subito tradotto, «cercare un punto di compromesso». In italiano ricorda la metafora «quadratura del cerchio», che vuol dire impresa senza speranza o priva di risvolti concreti, perché la quadratura del cerchio non si può fare con i metodi della geometria elementare. «Cercare la quadratura del cerchio» vuol dire imbarcarsi in un’impresa vana, trovarla vuol dire invece essere stati così bravi da riuscire in una cosa impossibile.

Rispetto all’italiano, «quadra» ha una coloritura in più, specie se pronunciata dalla voce roca di Bossi: quelle due a aperte e ravvicinate sanno di roba grande, squadrata, sanno di uomini tosti.

Il bello è che tutti, ma proprio tutti, in questi giorni parlano della «quadra» di governo. E lo fanno persino quelli dell’opposizione – specie Bersani e Casini – che in realtà vorrebbero criticare sia la manovra sia le difficoltà del governo nel trovare l’accordo.

Ma così facendo implicano:

  1. che Bossi è ganzo, al punto che il suo linguaggio fa tendenza e tutti, pure loro, lo adottano;
  2. che pure il governo è ganzo, al punto tale da cimentarsi in un’impresa ardua;
  3. che il governo è quadrato e virile come Bossi che dice la «quadra»;
  4. che se per caso fallisce bisogna giustificarlo, perché l’impresa in fondo era impossibile.

Non si rendono conto che è così che si costruisce una cultura dominante? No che non se ne rendono. Conto.

 

14 risposte a “La «quadra» di Bossi

  1. “E lo fanno persino quelli dell’opposizione – specie Bersani e Casini – …”

    ah perché c’è una opposizione ?

  2. Tanto per cambiare sono in controtendenza interpretativa.
    Il linguaggio corrente, politico o popolare, spesso “lancia” qualche espressione o qualche parola che compendiano un concetto molto lungo da spiegare o cognizioni che non tutti posseggono. Giustissima l’interpretazione geometrica ed ancora più giusta la sua “traduzione” dialettale. Ed io mi fermerei qui con le interpretazioni dotte. Tra l’altro mentre per la quadratura del cerchio occorrono concetti di matematica infinitesimale, nel caso dell’espressione dialettale, alla quadra si arriva sempre dando “una botta al cerchio ed una alla botte”.

  3. Attilio stavolta lei non è affatto in controtendenza, semplicemente sta facendo considerazioni solo parziali. E forse non mi ha seguita su un punto. Sono infatti d’accordo con lei sul fatto che sia utile, in politica, usare espressioni colloquiali e dialettali per comunicare in modo più ravvicinato con i cittadini.

    Il punto è che si usino le parole proposte da un leader avversario, non le proprie. E in modo ossessivo. Così facendo si rafforza quel leader e la sua parte. Mi spiego: Bersani produce tantissime espressioni colloquiali, su cui Crozza ha fatto splendide imitazioni che lo hanno avvantaggiato, lo hanno reso più simpatico e umano. Perché non si concentra allora sulle sue espressioni, perché non insiste su quelle, invece di inseguire la «quadra» di Bossi?

    Non a caso Di Pietro, che usa il suo ben noto «dipietrese», cade molto meno di Bersani e Casini in questa ripetizione della «quadra» di Bossi e spiega il tutto con parole sue: semplici, dirette, gergali e spesso scorrette ma giuste per il suo elettorato e finanche per acchiappare nuovi elettori.

  4. @Giovanna @Attilio A. Romita
    “[…] perché la quadratura del cerchio non si può fare con i metodi della geometria elementare”;
    “Tra l’altro […] per la quadratura del cerchio occorrono concetti di matematica infinitesimale”.
    No, assolutamente. Lindemann, usando l’analisi, dimostrò proprio che la soluzione non può esistere: non è possibile quadrare il cerchio, né con la geometria elementare né con altre tecniche, né ora né mai.

    È tuttavia affascinante notare che l’ignorante linguaggio della politica liquidi con il termine “teorema” un’ipotesi falsa e capziosa, nonché persecutoria e complottista, laddove la matematica intenda invece un’affermazione DIMOSTRATA. Al contrario è sempre la stessa politica che adopera il termine “quadra” per svilire l’avversario qualificandolo come non all’altezza di un’ardua impresa, mentre la matematica ne dimostri l’impossibilità assoluta, e per tutti gli incauti pretendenti.
    La cultura dominante è appunto dominante e si chiama crassa ignoranza. Come sanno anche i bambini di dieci anni, ma non i politici di settanta, il cerchio non può essere misurato esattamente, e quindi quadrato, perché pi greco è trascendente. In matematica un trascendete è un numero irrazionale.
    Che a sognare di quadrature sia quindi Bossi è comprensibile perché proprio lui ha sperimentato su se stesso cosa voglia dire non essere più il risultato di un rapporto tra due parti intere.

  5. Ma che gli altri lo imitino lascia pensare che razionali non lo siano nemmeno loro.

  6. Ugo: ok, la quadratura è impossibile in tutti i mondi possibili. Il senso comune, però, ben prima di Bossi, accetta il fatto che qualcuno «possa trovare la quadratura del cerchio», perché metaforicamente vuol dire che questo qualcuno «è un fenomeno», come si dice. Un superman che non sta né in cielo né in terra, ma finalmente è lì di fronte a chi lo dichiara tale.

    Se a questo aggiungiamo le connotazioni del termine «quadra», il superman diventa ancora più maschio, roco e quadrato.

    Dunque ti ringrazio per la precisazione (avevo pur letto, a mo’ di ripasso, la terza sezione della voce di Wikipedia «quadratura del cerchio», visto che l’ho anche linkata🙂 ), ma ai fini del mio discorso non conta.

    Il tema è l’uso di un’espressione gergale nel linguaggio politico (ma vedi anche sopra la mia risposta ad Attilio). Se l’espressione gergale è usata male dalle persone comuni, poco importa: il politico si avvicinerà alle persone comuni a maggior ragione perché fraintende come loro il senso dell’espressione fraintesa.

  7. Grandissima Giovanna, solo non parlerei di cultura ma di sub – cultura. È una battuta😀 p.s. Vogliamo parlare di quell’orribile espressione ‘le mani in tasca agli italiani’?

  8. La quadratura esatta è impossibile, ma approssimare si può a volontà e non è neanche difficile.
    In politica – arte del possibile – una quadratura approssimata dovrebbe essere più che sufficiente.

    Matematica a parte, a me sembra che invece ‘trovare la quadra’ suoni come operazione quasi impossibile da realizzare senza doti politiche straordinarie. Quelle che Bossi felicemente si attribuisce dicendo “ho/abbiamo trovato la quadra”.

    Quindi Giovanna ha ragione, Q.E.D.😉
    Tanto più se, come credo, non c’è nessuna “quadra” da trovare.:-)

  9. Aggiungerei una dimensione “storica” al discorso di Giovanna. Sono anni, diciamo due decenni, che la sinistra o quel poco che ne resta insegue la destra sul suo terreno, anche simbolico. Non puo`essere casuale, indica davvero debolezza delle proprie idee/simboli, linguaggi, etc.
    A voler esagerare in questo parallelo, l`abbassamento del livello della destra (vedi il fallito progetto di Fini) trascina piu` in basso la sinistra.
    Perlomeno, nessuno ha copiato la canottiera di Bossi.

  10. Hai ragione, Giovanna. Le tue considerazioni sul linguaggio sono ovviamente sacrosante. È colpa mia che non ho saputo resistere dallo sfottere l’irrazionalità della quadra padana di Bossi e della squadra P-Greca di Bersani (P di Pierluigi o di Pavlov? ).
    Piuttosto, avrei qualche domanda: una cultura dominante la subisce chi sta in città non il residente di Versailles. Per quale motivo la contessa Du Barry dovrebbe parlare un linguaggio sostanzialmente diverso dalla duchessa di Polignac quando lo scopo di entrambe è rimanere a corte? Chi vuol fare il Re quando tutti sanno che la testa mozzata sarà quella règia in questo periodo che volge al Terrore? Al contempo tutti sospettano che se cade il Re la contessa segua, cadrà anche la duchessa e probabilmente buona parte della Corte stessa. Chi è disposto a tollerare ancora questa classe dirigente solo per parlare del PD?
    Bersani e Casini parlano la lingua di Bossi perché ognuno potrà così rimpallare a lui la responsabilità della manovra e usare le espressioni dell’altro per mostrare le contraddizioni in seno alla maggioranza (“se lo dice anche Bossi che fa parte del Governo…”) senza ovviamente dover proporre qualcosa che non sia uno slogan infattibile, visto che le misure da prendere sono note a tutti e poco disquisibili, propaganda oscena a parte, soprattutto a sinistra in questo momento.
    Ancora una volta, non è tutta geometria della domenica questo uso del linguaggio altrui? Non si invocano forse convergenze parallele in chi parallelo non è? Bossi è superiore a loro e fanno bene a imitarlo anche nel linguaggio. Se un uomo a metà riesce a tenere in scacco la politica del centrodestra per un paio di decenni allora è un vero superman, occorrerà ispirarsi a lui. Lui vince, noi no.
    Ma poi che importa se lo scopo è conservare se stessi e la propria classe dirigente, mica governare, oh ma siam pazzi?
    Questi sono burocrati dell’ordinarietà, navigatori della domenica al lago. Chi sa manovrare in acque aperte? Se ascolti attentamente puoi sentirne le preghiere: “Dio sia lodato per averci concesso la grazia di regalarci l’opposizione 3 anni fa”.

  11. Ugo, avevo capito ciò che intendevi, sai. Solo non volevo che la tua precisazione spostasse il tema: come se un politico dovesse usare un linguaggio sempre perfetto e «alto», come dovesse sapere di Lindemann per aprir bocca.

    Un politico deve saper quel che fa quando parla. Incluso usare metafore approssimative se sono quelle che servono a farsi capire. Incluso rispondere in modo adeguato se per caso incontra uno come Ugo che gli fa notare che la metafora non funziona. 😉

    Sul resto d’accordo, e sul gioco di specchi linguistici fra contesse dirimpettaie…😀

  12. Ma le frasi, attuali e passate, di Bossi si potrebbero interpretare come un tentativo di creare una nuova figura retorica in aggiunta a quelle già conosciute donateci dall’antica Grecia. O no?
    Scusate, sto scherzando, mi capita di restare inorridito quando sento dei personaggi cosiddetti “colti” che dimenticano il congiuntivo, figuratevi come mi posso sentire con “la gabina elettorale” o “la quadra”. Tra i vari esami che un uomo politico dovrebbe fare per poter entrare in Parlamento, trovo ci sia anche quello della lingua italiana.

  13. va nella stessa direzione l’utilizzo dell’epiteto “il cavaliere”.
    tutti i giornalisti lo utilizzano parlando di berlusconi. ma “cavaliere” è un’onorificenza, e se io giornalista devo parlare delle sue “disavventure” giudiziarie, o delle imprese politiche, ecc., comunico un’implicita valutazione positiva del personaggio.

    mi sorprende sempre la totale insensibilità dei giornalisti al potere delle parole.

    p.s. ovviamente sto parlando dei giornalisti “contro”. quelli servi di b. non possono che chiamarlo cavaliere, accompagnando la parola con un umile inchino.

  14. La mia famiglia è un mix di italiche culture ma sono nato e ho sempre vissuto al nord e non mi ero nemmeno posto il problema che la frase in oggetto potesse suonare “strana” a qualcuno: trovare la quadra è linguaggio parlato che indica, è vero, risolvere un problema ma non condivido la connotazione da super eroe che voi gli attribuite.

    Condivido che, regola valida al di là di questo caso, sia controproducente usare il linguaggio di un avversario perchè gli si attribuisce il potere di definire la questione, ma se Bossi avesse detto “trovare un accordo”, per il mio orecchio non sarebbe cambiato nulla. E’ la stessa differenza che passa fra dire “far quadrare i conti” e “far tornare i conti”: la parola “quadra” riconduce alla solidità ma chi fa quadrare i conti non è migliore di chi li fa tornare

    In soldoni e senza nulla togliere all’abilità comunicativa di Bossi: fra Luntz e Bossi c’è un abisso e non credo che una frase con così basso impatto sulla gente del nord (salvo per il solito richiamo dialettale) sia stata studiata come mattone di una cultura dominante.

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