Archivi del giorno: mercoledì, 31 agosto 2011

Il lusso è un diritto… vostro. I nostri diritti sono un lusso

La pubblicità della nuova Lancia Ypsilon 5 porte «Il lusso è un diritto» continua indisturbata da giugno.

Avevo già scritto allora che è quanto meno fuori luogo una campagna che grida «Il lusso è un diritto» mentre la crisi economica infuria nei paesi in cui si vende la Ypsilon («Luxury is a right» è la versione inglese). Vedi: «Il lusso è un diritto». Nuovo concetto di lusso o insulto sociale?

Mi pare una pubblicità insultante per chi non ha un lavoro o l’ha perso. Per chi non arriva a fine mese. E trovo pure che prenda in giro le poveracce (il target della Ypsilon è soprattutto femminile) che, non potendo accedere al lusso vero, s’illudono di trovarlo in un’utilitaria con l’aria chic.

Eppure – avevo notato a fine giugno – nessuno si ribella contro questi cartelloni, nessuna li strappa indignata né gli lancia pomodori contro, nessuno li prende a simbolo di una società da combattere. Al contrario, molti in rete e alcuni pure su questo blog hanno commentato cose del tipo: «Cosa c’è da scandalizzarsi? Vincent Cassel è un figo e la campagna mi fa riflettere (sic!) sul concetto di lusso. Ha ragione lui: il lusso sta nelle piccole cose».

Evidentemente, avevo concluso, in Italia non siamo ancora abbastanza poveri. Né abbastanza arrabbiati.

Qualche giorno fa, il laboratorio Palayana.org, che raccoglie studenti dell’Università Federico II di Napoli mi segnala che loro, da quelle parti, se la sono presi con i cartelloni «Il lusso è un diritto», spruzzandogli sopra in rosso la scritta: «…vostro. I nostri diritti sono un lusso».

Non basta, ragazzi. Bisognerebbe farne mille, di queste cose, identiche e coordinate in tutte le città. Ma bisognerebbe soprattutto che fossero più creative, che colpissero la fantasia di chi passa, in modo da non essere liquidate come azioni di vandalismo fine a se stesso.

Qualcosa di simile a ciò che il Be Yourself Movement aveva cominciato a metà 2010, per poi finire in pochi mesi a fare marketing a pagamento per un brand. E per quattro soldi. Vedi: Guerrilla marketing e contropubblicità: matrimonio impossibile?

Possibile che in Italia non si riesca a trovare una soluzione creativa che non sia o protesta isolata (e perciò inutile) o tentativo di farsi notare per finire al più presto sfruttati da qualche marchio di moda?

(Clic per ingrandire.)

I nostri diritti sono un lusso