Archivi del giorno: giovedì, 1 settembre 2011

Perché non mi piace l’ironia del «Non studiate!» di Ilvo Diamanti

Ultimamente nella sua rubrica «Bussole» su Repubblica Ilvo Diamanti si sfoga. A Bologna si direbbe «gli è scesa la catena», laddove per catena si intende, metaforicamente, quella delle biciclette. L’ha fatto il 18 agosto, parlando dell’assurdità delle borse e del modo in cui incidono sulla nostra vita senza che ce ne rendiamo conto, con questi toni:

Ilvo Diamanti

«Insomma, tutto è chiaro e trasparente in questa economia globale. Possiamo stare tranquilli. Le democrazie non corrono rischi. E possono continuare ancora a lungo a colpi di taxation, senza problemi di representation. Come si sa, la credibilità del ceto politico e delle classi dirigenti, oggi, è saldissima. Le proteste “indignate”, le esplosioni violente dei giovani, il crescente peso dei populismi: un raffreddore per l’organismo sano della nostra Democrazia. Dove i cittadini, come nell’Atene di Pericle, si incontrano e discutono del presente, ma soprattutto del futuro, pardon: dei futures. Insieme, riuniti nell’Agorà. Cioè, nella Piazza. Affari.» (QUI tutto l’articolo.)

La tecnica retorica è ironia per capovolgimento di senso. Cioè: dice il contrario di quel che pensa lui e di ciò che accade nel mondo, per indurre un sorriso. Sorriso in questo caso amaro, perché la situazione implicata per ironia è negativa, preoccupante.

La stessa tecnica appare nel pezzo di oggi, che s’intitola «Non studiate!» (via Alessandra Farabegoli) e comincia così:

«CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.

Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.» (QUI tutto l’articolo.)

Ma mentre nel primo pezzo il capovolgimento ironico includeva un’analisi della situazione, ci faceva riflettere sul fatto che le democrazie sono ostaggio della finanza internazionale e noi non ci capiamo nulla, nel caso di «Non studiate!» l’ironia capovolge una sfilza di luoghi comuni: leggendoli, non impariamo nulla di nuovo, è roba che sappiamo già.

Non solo: l’articolo rischia di essere preso alla lettera, come invito a mandare tutto in malora, perché quei luoghi comuni sono ciò che oggi pensano, in modo più o meno confessato, un bel po’ di italiani. Un invito che fra l’altro resta sotto traccia anche se lo si legge ironicamente. Insomma, mentre col primo articolo l’ironia di Diamanti ci dava qualcosa, col secondo non ci dà un bel nulla.

Con l’aggravante che non solo non dà, ma toglie pure qualcosa a quelli che vogliono comunque studiare: il buon umore.

Dunque a che serve? Sfogo per lui stesso. Ma mentre lui si sfoga, gli altri si beccano l’amarezza e il senso di distruzione.