Archivi del giorno: venerdì, 2 settembre 2011

L’operazione immagine «Vado via da questo paese di merda»

Ieri la home page di Libero era questa (clic per ingrandire):

"Paese di merda. Me ne vado"

Impliciti:

  1. Non è vero che sono attaccato alla poltrona come dicono.
  2. Io sono up, voi siete down.
  3. Sono vittima di una congiura ordita dai magistrati, dai media, dalla sinistra e da tutti quelli che sappiamo.
  4. Senza di me, voglio vedere come ve la cavate.

I primi due impliciti sono i più importanti, perché lo mettono in una posizione talmente superiore da disdegnare tutto e tutti, persino la poltrona su cui è seduto.

Non a caso lo «scoop» è stato lanciato da Libero, testata che sostiene Berlusconi e riprende la «notizia» anche oggi sul cartaceo, assieme al Giornale. Per fortuna non ho visto dedicare molte altre prime pagine all’intercettazione da cui la frase è tratta, anche se ovviamente tutti ne parlano. Bene, non ci sono cascati. Non troppo almeno.

Solo il Fatto Quotidiano cartaceo ha aperto dando massimo rilievo alla «notizia».

Nessuno gli ha spiegato che, così facendo, fa un favore a Berlusconi? O voleva proprio farglielo, questo favore?

(Clic per ingrandire.)

Il Fatto quotidiano, «Paese di merda»

Questo lo stralcio dell’intercettazione, da cui peraltro come sempre Berlusconi emerge come donnaiolo. Altro punto a suo favore:

«…Anche di questo – dice Berlusconi, a proposito di alcuni aspetti della vicenda P4 – non me ne può importare di meno… perchè io… sono così trasparente… così pulito nelle mie cose… che non c’è nulla che mi possa dare fastidio… capito?… io sono uno… che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato… quindi… io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo… è l’unica cosa che possono dire di me… è chiaro?… quindi io… mi mettono le spie dove vogliono… mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… io… tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…» (fonte: la Repubblica, 1 settembre 2011).