L’operazione immagine «Vado via da questo paese di merda»

Ieri la home page di Libero era questa (clic per ingrandire):

"Paese di merda. Me ne vado"

Impliciti:

  1. Non è vero che sono attaccato alla poltrona come dicono.
  2. Io sono up, voi siete down.
  3. Sono vittima di una congiura ordita dai magistrati, dai media, dalla sinistra e da tutti quelli che sappiamo.
  4. Senza di me, voglio vedere come ve la cavate.

I primi due impliciti sono i più importanti, perché lo mettono in una posizione talmente superiore da disdegnare tutto e tutti, persino la poltrona su cui è seduto.

Non a caso lo «scoop» è stato lanciato da Libero, testata che sostiene Berlusconi e riprende la «notizia» anche oggi sul cartaceo, assieme al Giornale. Per fortuna non ho visto dedicare molte altre prime pagine all’intercettazione da cui la frase è tratta, anche se ovviamente tutti ne parlano. Bene, non ci sono cascati. Non troppo almeno.

Solo il Fatto Quotidiano cartaceo ha aperto dando massimo rilievo alla «notizia».

Nessuno gli ha spiegato che, così facendo, fa un favore a Berlusconi? O voleva proprio farglielo, questo favore?

(Clic per ingrandire.)

Il Fatto quotidiano, «Paese di merda»

Questo lo stralcio dell’intercettazione, da cui peraltro come sempre Berlusconi emerge come donnaiolo. Altro punto a suo favore:

«…Anche di questo – dice Berlusconi, a proposito di alcuni aspetti della vicenda P4 – non me ne può importare di meno… perchè io… sono così trasparente… così pulito nelle mie cose… che non c’è nulla che mi possa dare fastidio… capito?… io sono uno… che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato… quindi… io sono assolutamente tranquillo… a me possono dire che scopo… è l’unica cosa che possono dire di me… è chiaro?… quindi io… mi mettono le spie dove vogliono… mi controllano le telefonate… non me ne fotte niente… io… tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…» (fonte: la Repubblica, 1 settembre 2011).

18 risposte a “L’operazione immagine «Vado via da questo paese di merda»

  1. Che brutta cosa che tu abbia ragione anche oggi…

  2. Ci sono però due altri impliciti molto importanti:
    1. al momento della sua discesa in campo nel 1994, Berlusconi definì l’Italia “il paese che amo”. In questo senso, l’intercettazione definisce una parabola discendente i 17 anni di cui B. è protagonista (e non causa)
    2. parla un personaggio pluri-inquisito, e il “me ne vado” non può non richiamare la vicenda (seppure oggetto di revisionismi ricorrenti) di Bettino Craxi
    Insomma, non mi pare proprio un “favore”, né nelle intenzioni né nell’esito

  3. Ma, scusate, come si diceva una volta: E’ una minaccia o una promessa ?
    Tranquilli, non se ne va; chissà quanto ancora gli italiani (tutti) dovranno subire questa umiliazione

  4. Massimiliano: e secondo te tutti fanno il collegamento con Craxi? Chiedi a persone che tu non sappia già, per favore, che ce l’hanno con Berlusconi. Esci dalla cerchia dei tuoi amici e conoscenti e fa’ la prova.

    Quanto al collegamento con «L’italia è il paese che amo», al contrario, rafforza la sua posizione: un paese che lui amava così tanto, guarda come ora lo sta trattando… Ingrati.

    E poi, scusa: secondo te Libero costruisce una prima pagina per danneggiarlo? Non l’ha mai fatto, nemmeno negli ultimissimi mesi del suo presunto “distanziamento critico”, dai.

  5. Secondo me gli impliciti in comunicazione politica non funzionano proprio così. Secondo la teoria dei nodi, quello a cui dovrebbero pensare i lettori quando guardano questa prima pagina sarà “Italia, paese di merda, Berlusconi” per cui con tutti gli impliciti che sono possibili fare non credo che a livello cognitivo possa avvenire una lettura del genere, anche quando giungono delle smentite. o no?

  6. Ammetto di sopravvalutare la memoria storica del lettore medio. Non sopravvalutiamo però nemmeno la coerenza delle strategie comunicative tanto di Berlusconi (ammesso che di strategia si possa parlare, essendo un’intercettazione) né di Libero.
    Peraltro, “un paese che lui amava così tanto, guarda come ora lo sta trattando… Ingrati” presuppone un ruolo passivo rispetto a quel paese tutto intero, e non rispetto a sue specifiche parti “malate”, v. la lunga battaglia contro magistrati, comunisti… – una resa? (temo di no, ma lì porta quell’intentio lectoris)

  7. Non sopravvaluto nulla, caro Massimiliano, vanno a istinto. Ma è un istinto che spesso ci prende, da 15 anni a questa parte. Meglio chiamarlo “fiuto” allora. Fiuto per la media del sentire degli italiani. La famosa maggioranza…

  8. … fosse vero, purtroppo si tratta della prima pagina di uno dei giornali di proprietà dell’enunciante, dunque, a senso, darei ragione a Giovanna.

  9. Mi tornano in mente le tristi frasi di Mussolini quando si avvicinò al declino: “governare l’Italia è inutile”. mi tornano in ente le frasi sprezzanti di Craxi che accusò l’Italia della sua rovina… adesso leggo queste frasi…
    Ma dove stavano questi “signori”? Non erano loro a governare? Simili imprecazioni le posso fare io con i miei amici coatti al baretto. Imprecare per i soldi che non bastano e i nostri figli non sono come i compagni di scuola di Berlusconi ed hanno tutti i cellulari. Incazzarsi per l’ingiustizie e disprezzarli perché vogliono farti credere che se ti spiano scoprono il pezzente che sei. Loro hanno gozzovigliato, hanno goduto, ed adesso trattano la NOSTRA NAZIONE come una puttana che non vuole più chinarsi con le chiappe al vento. Povera Italia: che P.D.M. ti deve governare!

  10. Sono d’accordo con Marco e mi complimento per la sua memoria (“L’Italia è il paese che amo…”). La posizione attuale sull’Italia del Signor B. è molto lontana, a distanza di pochi mesi, dagli spot a favore del turismo nei quali lui è stato testimonial (l’anno scorso solo come speaker, ma questa estate con la sua ingombrante presenza).

  11. Ma il Comunicatore suo malgrado la vera stoccata l’ ha inflitta ieri chiamato a giustificarsi: non è forse un paese di m. quello in cui conversazioni private che non costituiscono notizia di reato vengono diffuse illegalmente e commentate in tutta italia? A quel punto, chi avrebbe potuto dissentire? Non siamo in fondo il paese in cui la gente va in piazza al grido: “intercettateci tutti”!

    Poi, naturalmente, per ribadire quanto sente a fondo un diritto chiave come quello alla privacy, è passato a firmare il dl che obbliga i sindaci a rendere pubblici i redditi dei cittadini (e domani gli orientamenti sessuali).

  12. Quelli del Fatto purtroppo non godono di mia stima e riescono sempre a prendere la palla al balzo (qualsiasi palla) per fare notizia. Cercano consensi alimentando l’odio nei lettori, quasi mai infondendo nuove idee… qui sta il maggior favore a B. Inoltre sono i primi promotori dell’antiberlusconismo=sinistra, ed io che mi schiero a sinistra mi sento tremendamente offesa da questa manipolazione di informazioni, perché per stare a sinistra ho bisogno che esista una destra che non sia solo ed unicamente B.!

  13. @ broncobilly, che critica la pubblicazione dei redditi dei cittadini in quanto lederebbe il diritto alla privacy:

    il reddito secondo me non c’entra nulla con la privacy. Come non c’entrano nulla il lavoro che uno fa, il titolo di studio, lo stato civile. Sono tutti aspetti pubblici della vita di un individuo, non aspetti privati.
    Ben venisse, ma temo non verrà, la pubblicazione dei redditi, contro l’evasione fiscale!

  14. Ben, se si potesse farne a meno non sarebbe dunque una bella notizia per te? Sei forse indifferente alla questione?
    In questo caso “intercettateci tutti” in nome di un “bene pubblico” che si chiama sicurezza.
    Il sistema fiscale non dovrebbe essere né vessatorio né invasivo. Ogni cedimento in quel senso è un fallimento.
    Vuoi forse che ti descriva la società ideale che riduce a zero l’ evasione con metodi di questo tipo?
    Non c’ è bisogno, l’ ha già fatto Orwell.
    Potrei per contro inventarti un bene pubblico che renda necessario schedare l’ orientamento sessuale dei cittadini? Ancora più facile.

  15. Giò, io vado ancora oltre, dimmi se sbaglio: ma è possibile che un uomo come Berlusconi, poco più di un mese fa, non sapesse che a parlare con un figuro come Lavitola si sarebbe finiti intercettati? E’ davvero credibile? Non è che sapeva benissimo di essere intercettato e quindi ha detto le cose che ha detto (non possono farmi o rimproverarmi nulla, tranne quella cosa là, ecc ecc) proprio perchè sapeva di essere intercettato e che quindi tutto sarebbe finito sui giornali? Troppa dietrologia? Io comunque in genere non sono per nulla dietrologo, ma a questa cosa è da ieri che ci penso.

  16. Se Libero ha teso una trappola mediatica, pare proprio che le sue prede siano numerose e internazionali – http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-02/berlusconi-scandalo-sessuale-quella-164710.shtml (occhio ai titoli del Guardian e di Le Monde, in particolare).

    Prima di dare a Belpietro il premio von Clausewitz, però, mi sento di rivalutare la spiegazione più ovvia: un politico con alte responsabilità istituzionali che insulta il proprio Paese è altamente notiziabile (“l’uomo che morde il cane”, se prescindiamo dalle implicazioni dell’esempio).
    La scelta di evidenziare/oscurare la notizia per creare un favore/ostacolo a B. appartiene a logiche di polemica politica, e il fatto che queste logiche guidino le scelte di molte testate italiane è elemento essenziale delle critiche giustamente mosse al nostro giornalismo. Nel porle a fondamento di un’analisi raffinata e anticonformista (che pure, come detto, non condivido – ma a partire dalle stesse premesse) si evidenzia forse la nostra incapacità di concepire un modello diverso di stampa?

  17. @donMo, condivido, ovvio che sì, e pensavo che tutti/e qui lo dessimo per scontato che il B. parlava per farsi ascoltare, e creare l’ennesimo caso di cui è protagonista, tanto per rinferescarci la memoria sulla sua esistenza in vita. Che mi viene in mente per questa scelta comunicativa? il proverbio “parlare a nuora perché suocera intenda”, anche se in senso meno raffinato rispetto alla nozione contenta nel proverbio, E quei citatissimi cori operistici “partiam partiam”, che chiudono un atto o una scena con una durata interminabile. Magari chiudesse pure in questo caso.

  18. Vedo che anche Telese condivide questa lettura, infatti:
    http://www.lucatelese.it/?p=5000

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