Lo storytelling di Berlusconi perde colpi

Berlusconi è stato il primo, in Italia, ad applicare lo storytelling alla comunicazione politica. L’ha sempre fatto, anche quando nessuno lo chiamava così. Le sue favole erano semplici e raccontavano il meglio che la maggioranza degli italiani potesse desiderare di sentirsi raccontare. Perciò erano convincenti. La storia complessiva fu raccolta nel libriccino «Una storia italiana», distribuito in tutte le case per le elezioni politiche del 2001.

Una storia italiana

Poi, negli anni, di quella storia Berlusconi ha ripreso e corretto diversi capitoli. Altri ne ha aggiunti.

Ma quest’anno si è scordato di chiudere alcuni capitoli. L’ha fatto il 16 gennaio scorso, quando ha annunciato di avere uno «uno stabile rapporto di affetto con una persona», senza però mai presentare in pubblico la donna misteriosa (vedi: Ruby, Bossi e la donna misteriosa). L’ha fatto a Lampedusa il 30 marzo, quando ha dichiarato di aver comprato una villa a Cala francese (sulla costa sud est), in modo da poter meglio curare gli interessi dell’isola (vedi: Berlusconi manterrà le promesse di Lampedusa? Lo capiremo in pochi giorni). Ma dell’acquisto finora non c’è nessuna traccia.

E ora pare in difficoltà col finale complessivo. Mi pare ovvio che non se ne andrà all’estero: come ho già detto, la faccenda dell’Italia «paese di merda» è solo un’operazione d’immagine.

Meno chiaro se nel 2013 si ricandiderà o no. L’8 luglio in un’intervista a Repubblica dichiarava: «Nel 2013 lascio, tocca ad Alfano». Ma il 3 settembre Alfano ha rimbalzato: «Nel 2013 sarà Berlusconi il candidato premier».

Ora, è vero che i colpi di scena sono il sugo di molte storie. E che i finali mancati reggono perche gli italiani hanno la memoria corta.

Ma a furia di interrompere, cambiare e sfilacciare, anche ai più distratti viene il mal di mare.

E la storia non funziona più.

4 risposte a “Lo storytelling di Berlusconi perde colpi

  1. Già, non ha più il sole in tasca, come si suol dire. Però l’uomo è pugnace e non si arrenderà, esattamente come il suo amico Gheddafi.

  2. ieri sera ho sentito a parolario severgnini: ti posto un estratto di un intervento piuttosto simile. direi che le riflessioni possono integrarsi…
    http://www.youtube.com/watch?v=i_ojD-V35kU&feature=related

  3. Non è l’uomo che è pugnace ma gli italiani che lo hanno votato che non hanno le palle e si lasciano incantare da chiunque si mostra peggiore di loro.

  4. Io credo che arranchi anche perché il suo modello è quello della televisione generalista privata, di cui in Italia è stato l’importatore. E’ il modello di comunicazione uno a tanti dove i tanti se hanno parola ce l’hanno solo per domande compiacenti e di servizio come è successo l’altro giorno ad Atreju. I Vaffanculo Day e i Cozza Day del Movimento 5 stelle sono lontanissimi da lui e dal suo entourage e il vago appello di Alfano ai sostenitori del PDL di muoversu sul web è la conferma di questa distanza. A furia di martellare e di ripetere sempre la stessa solfa, come faceva Bush con l’Iraq, ha stancato tanti dei suoi stessi sostenitori. Ma, poi, gli eccessi, gli scandali e le corruzioni di questo personaggio non sono ignoti. Il punto è che sospetto facciano parte del suo stesso storytelling. I suoi elettori non lo difendono tanto in pubblico. Se provi a chiedere nessuno, o quasi, dichiara di averlo votato, mentendo. Perché nell’urna i vizi privati, resi pubblici ad arte secondo me, di quest’uomo si trasformano nel cupo sogno di poterne prendere parte. La sinistra non tornerà a vincere alle prossime elezioni se non smonta questo mito con un nuovo storytelling.

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