Le pupe e il secchione Expert

Mi segnala Marco, studente in Scienze della comunicazione, l’ultima campagna di Expert – la catena di rivenditori di elettronica di consumo – che pubblicizza un’offerta Pc + Smartphone:

«Lui secchione, le due ragazze tonte perse (un insulto all’intelligenza femminile). In quanto donne, sono interessate solo agli aspetti estetici del Pc (una chiede se si può avere fucsia: altro insulto alle donne) e pure l’amica a cui vogliono regalarlo in fondo lo userebbe solo per le foto.

Allora lui spiega per bene tutte le caratteristiche tecniche, come un maestro (“L’esperto siamo noi” è il motto di casa) e la conclusione della pubblicità è che se due cretine come loro capiscono che quel Pc è una bomba e va benissimo, lo capiscono tutti. E per di più ti regalano uno smartphone? Cavolooo cosa aspetti? Pc bomba (e facile da usare, lo capiscono pure due oche) + Smartphone, il tutto detto in coro dalle ragazze come bimbe stupide. Scusi per l’analisi scheletrica, ma volevo sapere la sua e se il succo era giusto.»

Il succo è giustissimo, caro Marco.

E ti dirò di più: lo stereotipo ai danni dell’intelligenza femminile si ripete nello spot con le due anziane, anche se è in parte smussato (ma solo in parte) dal fatto che le due signore padroneggiano il gergo tecnico è sembrano capire ciò che l’Expert dice. Però il regalo non è per loro, certo che no, ma per un loro «nipote, un manager, ma così esigente!».

Una piccola consolazione viene dall’ultimo spot, in cui la palma dell’idiozia spetta a due ragazzotti che, pur ben cresciuti, hanno gusti e atteggiamenti da bimbi.

Morale della favola: la tecnologia spetta solo ai maschi, l’esperienza e la competenza pure. E se pensiamo che tecnologia vuol dire futuro, lavoro, professionalità, capiamo meglio da cosa lo stereotipo esclude le donne.

Le pupe e il secchione:

Le signore anziane e il secchione:

I ragazzotti e il secchione:

18 risposte a “Le pupe e il secchione Expert

  1. Secondo me anche il fatto che le due anziane padroneggiano il gergo tecnico è stato pensato per far ridere. Quasi come se fosse impossibile che due anziane ne capiscano davvero qualcosa.

  2. Scusami, Giovanna, ma stando alla tua descrizione gli spot rispecchiano appieno il cliente giovane medio, che del pc conosce spesso solo il colore e dove si attacca la spina. L’ignoranza più totale sulla tecnologia informatica che usiamo è trasversale e non conosce censo, inclinazioni sessuali e livello di istruzione scolastica. Più che ignoranza, è proprio rifiuto ad andare oltre il colore e la spina. Il fenomeno non riguarda solo la tecnologia informatica: qualche mese fa portai la mia aspirapolvere a riparare in garanzia. Scambiai due chiacchere con il tecnico e mi disse che la maggioranza degli apparecchi guasti erano dovuti agli utenti che non leggono le due righe di istruzioni del manuale. Immagino che fine faccia il manuale di uno smartphone.

    L’unico spot che non rende giustizia della realtà è quello sugli anziani. Magari non sanno e commettono molti errori, ma molto spesso non stanno a guardare e difficilmente si fanno abbindolare dal colore o dalla suoneria polifonica. E leggono i manuali o chiedono ai figli e nipoti.

  3. Credo che l’intenzione di chi ha realizzato la pubblicità fosse quella di introdurre due diverse figure femminili: la ragazza a sinistra dovrebbe essere quella superficiale, che pensa solo ai fattori estetici, mentre l’altra dovrebbe rappresentare una ragazza più “seria”, attenta, se non proprio a questioni tecniche, almeno alla tipologia di utilizzo che ne farà la destinataria del regalo. Infatti quando l’amica le dice “chiedigli se ce l’hanno color fucsia”, non la considera, fa una faccia quasi infastidita, e continua per la sua strada: il PC dovrà servire per le foto e i video.
    Effettivamente il contrasto tra le due è talmente mal realizzato che finiscono quasi per sovrapporsi e l’effetto che ne deriva è proprio quello che avete descritto.
    Pessimo spot.

  4. Nota per Armando: la signora anziana più bassa è abbastanza famosa online per aver fatto una campagna dal taglio molto simile a questa (ma a mio avviso molto più divertente).

    Cercare, a tal riguardo, “gli sgami della nonna” su youtube.

  5. condivido totalmente con ilcomizietto. E’ inutile credere all’ipocrisia che la media degli utenti capisca qualcosa di informatica, o che sia minimamente interessata. La tristezza è che in questo modo il desiderio immaginifico di un mondo in cui le cose funzionano come un pubblico “tecnico” desidererebbe, cozzano contro una realtà nella quale alla fine all’utente non cambia nulla che il computer sia con un processore i3, i5 o i7. Alla fine all’utente che va sulle sue due paginette web, sul sito di Repubblica e scrive due documenti all’anno basta che quando il portatile è chiuso sia in pandant con la stanza o che il desktop stia bene con l’arredamento della casa.

    Qui sta il dramma: chi nota questi aspetti discriminanti è il pubblico “tecnico”, che poi è lo stesso pubblico che ride giustamente di serie tv come Big Bang Theory dove l’ignoranza e il disinteresse verso la tecnologia vengono spesso presi di mira (http://www.youtube.com/watch?v=p5pudesbdQE).

    Quindi mi sorge spontaneo un dubbio: non è che da un lato questa pubblicità mostra un aspetto politicamente scorretto delle persone interessate alla tecnologia? In altri termini: Chi, dopo la centesima domanda identica su una questione tecnica banale, non ha risposto in modo accondiscendente a qualcuno? E’ sbagliato? Si, forse. Non bisognerebbe farlo? Si, forse. Ma non si potrebbe dare per scontato che persone dotate di intelligenza sufficiente a interagire con altri esseri umani possano capire cose tecniche e tecnologiche basilari? Perchè appena alcune persone (di qualunque classe sociale e livello di istruzione ed età, garantisco per esperienza diretta da Ingegnere Informatico, quindi il “tecnico di fiducia” di una vasta schiera di amici e conoscenti) si siedono davanti ad un PC sconnettono il cervello e smettono persino di leggere i messaggi di errore? Quegli ideogrammi che compaiono a volte sullo schermo possono essere letti (sono incredibilmente caratteri alfanumerici occidentali) e incredibilmente risultano in messaggi intelligibili e a volte dotati di senso compiuto.

    Forse è politicamente scorretto scherzarci, ma se serve per far sentire inadatto qualcuno che quindi decida di prendere in mano un manuale per capire come funziona il computer, porre domande “serie” ad amici, interagire in modo sensato con la tecnologia, allora direi che il risultato è ottenuto.
    Purtroppo questo significherebbe anche sapersi mettere in gioco e capire l’ironia della pubblicità. Se questo è troppo difficile, allora direi che il problema è molto più grave del previsto.

  6. di certo è che la recitazione degli “attori” è più che imbarazzante. Ora, capisco le fiction, ma almeno gli spot…

  7. A proposito del rapporto donne-tecnologia vi segnalo questo bell’articolo http://www.girlgeeklife.com/2011/07/la-tecnologia-e-diversa-per-le-ragazze/.
    Il punto focale sta nel fatto che le aziende considerano le donne che usano la tecnologia come se fossero tutte come quelle dello spot.
    Ho tenuto lezioni ed esami di informatica all università a moltissime ragazze e in verità esistono moltissime di loro il cui approccio al computer è del tipo “io non so nemmeno accenderlo, ma sto su facebook 8 ore al giorno” oppure “lo voglio viola”. Ma di fatto conosco altrettante ragazze che, anche se hanno un approccio diverso all’uso degli oggetti hi-tech rispetto agli uomini, lo usano anche meglio di moltissimi uomini, hanno voglia di imparare, leggono le istruzioni e utilizzano strumenti e funzionalità avanzate. Quasi sempre conoscono poco di hardware ma si fanno consigliare acquistando in maniera più assennata rispetto ai ragazzi che spesso vogliono solo il pc più potente che ci sia anche se poi devono usarlo solo per mail e FB.

  8. Mi pare che la lettura “assolutisticamente” sessista sia per certi aspetti un po’ forzosa e si dimentichi di un elemento fondamentale che di fatto rafforza la tesi della rappresentazione stereotipica, sì, ma non per questo sessista.

    1) È vero che ci sono degli stereotipi, ma sono stereotipi esattamente esistenti nel mondo reale: ragazzini conformati alle mode più standardizzate ma non per questo stupidi (i due ragazzi non sono stupidi: sono solo giovanissimi e hanno passioni perfettamente al passo con la loro età, come i videogiochi e i cartoni animati, ma anche lo skateboard ecc.), signore a modo che cercano di tenersi al passo con i tempi, ragazze carine e ben vestite ma non per questo superficiali. Il buon umore e l’essere alla moda non coincidono con la stupidità.
    2) Il fatto di utilizzare una certa caratterizzazione non significa che esista solo quella: lo stereotipo (che è anche un archetipo) della “ragazza alla moda e un po’ ignorante e superficiale” non solo non esclude la possibilità di usare e l’esistenza stessa di altri modelli di donna (vedi appunto le signore anziane e relativamente competenti) ma trova simmetrica corrispondenza nei ragazzotti del terzo filmato. Le ragazze non sono tonte, inoltre: non capisco come si possa valutarle come tali. Semplicemente, non sono apparse in video come intellettuali con Kant sotto braccio, ma parlano con perfetta proprietà di linguaggio, si presentano in modo curato e sobrio e pongono domande più che lecite. Perché volere un computer fucsia dovrebbe indicare stupidità? Meglio colorato per distinguerlo, che sempre nero o grigio, no?
    3) Non si tratta di spot ma di messaggi promozionali. Lo dico sia per il mio giovane omonimo studente di comunicazione sia per altri eventualmente interessati alle distinzioni fra i formati di comunicazione pubblicitaria.
    4) In quanto tale, il messaggio promozionale è abbinato a una o più trasmissioni e a una o più fasce orarie. Le aziende di comunicazione e pubblicità effettuano le loro ricerche e se usano questi “personaggi” come ganci forse hanno studiato la composizione del pubblico che li vedrà.

    Ciò detto, secondo me il punto focale è che questi messaggi sono realizzati male dal punto di vista formale, non sostanziale. La tempistica, la musica, gli “attori” sono tutti pessimi. L’accento lombardo è deleterio per l’identificazione di gran parte del pubblico nazionale e dà una sensazione di estrema regionalità e sciatteria, tipica del berlusconesimo (o berlusconismo) televisivo. Si tratta di filmati realizzati al risparmio, per quanto riguarda le maestranze attoriali coinvolte. Ed è qui che a mio parere si annidano gli stereotipi più temibili: le anziane signore hanno appena tirato gli abiti fuori dalla naftalina e appaiono fin troppo gioconde, suscitando (senza che i pubblicitari se ne siano resi conto, secondo me) quell’effetto del contrario caro a Pirandello; le ragazze mostrano un atteggiamento conformista più nel surreale parlare in coro all’unisono che nel resto della loro performance; la tempistica di reazione dei ragazzotti è talmente sballata che i due paiono ritardati mentali. Sta a mio avviso soprattutto in questa maldestra realizzazione la creazione degli stereotipi sgradevoli e solo secondariamente nella caratterizzazione di base dei personaggi; a meno che, naturalmente, non vi siano già nella testa dell’osservatore forti idee pregiudiziali su ciò che si dovrebbe o non dovrebbe rappresentare in una pubblicità.

  9. Condivido molto. Anche la considerazione sulla recitazione invero imbarazzante, e che, almeno, rende tutto molto inverosimile.

  10. Morale della favola: la tecnologia spetta solo ai maschi,

    Sì, per fortuna è così!!

    Di donne a ingegneria informatica se ne trovano davvero poche.

    E meno male! figuriamoci se dovessero progettare i programmi!

    Niente, volevo fare il troll. Tra l’altro non faccio manco ingegneria😀

  11. Sono d’accordo con Marco Pellitteri che si esageri un po’ nel trarre conclusioni su stereotipi ecc.
    Sono anche d’accordo che è un filmato al risparmio, e questi si dividono sempre in due categorie: o geniali, o sciatti. niente vie di mezzo. Penso sia capitato a chiunque abbia lavorato nel settore di girare una marchettata del genere. A volte va bene, altre va male, ma come si sul dire dottò, tengo famiglia.

    L’intenzione dello spot, e in generale quello della expert, è comunicare che sono loro competenti ed esperti, che ci pensano loro a scegliere ram, gigabyte, processori.
    Tu, cliente, hai il sacrosanto diritto di essere ignorante, e di chiedere semplicemente una macchina in grado di soddisfare i tuoi bisogni, senza dover sapere quanti bytes ci sono in un megabyte o cosa succede al bus del kernel quando va in override lo shuffle.

    (non so voi, ma io non voglio certo essere esperto di tutto. se una cosa non mi interessa ma ne ho bisogno, voglio qualcuno che mi consigli).

    Ed in effetti come linea comunicativa, se funziona, è estremamente valida. Cosa ti metto, lo spot di una ragazza ultracompetente che si compra il computer? o dell’anziana signora che ne sa più di un laureato in informatica? il mio pensiero è ‘grazie tante, chiaro che loro non si fanno fregare’.
    Penso l’effetto voluto fosse che vedendo due tipe che sanno dire solo ‘lo voglio rosa e per vedere le foto’ io cliente pensi che diamine, quantomeno non sono messo così male.

    Poi, anche secondo me gli spot alla fin fine non funzionano bene, dato che non mi spiega perché mai dovrei fidarmi di loro invece che del mio amico/fratello/cugina/morosa (mettiamo anche quote rosa) che studia informatica o ha il pallino dei computer.

    Di certo, il punto debole certo non è il fatto di mostrare ragazze, ragazzotti ed anziane signore palesemente ignoranti sul fronte tecnologico.
    Ripeto, l’unica forza di questo spot è che mette a proprio agio il cliente, dicendogli ‘non devi vergognarti se di computer non capisci nulla, hai comunque il diritto ad acquistarne uno per vedere le foto, i video, giocare a pocker online ed in generale per farne un utilizzo non tecnico.’

  12. Mah sono stupita – no qui non si dice che tutto il pubblico è beota sotto il profilo tecnologico ma che lo sono le femmine, il che secondo me è molto poco aderente alla realtà per la verità, non tanto agli occhi degli appassionati di settore, quando pensando a una specie di sguardo della media utenza. E non è che il fatto che uno stereotipo di genere ci sia nella realtà giustifichi lo stereotipo di genere nella pubblicità. Perchè allora dovremmo vedere delle cose pazzesche (ma ci avviamo eh – ci avviamo)
    Detto questo – a prescindere dal genere, ritengo utile una consapevolezza media del mezzo – il tanto necessario per lavorare bene, ma sono ben altre le cose che mi scandalizzano.

  13. quoto la storia dei manuali e della pigrizia nel non voler capire la tecnologia quando la maggior parte delle volte basterebbe LEGGERE il messaggio in italiano
    sensibilizzare questo aspetto sarebbe bello
    mi dà fastidio quando la gente spende cifre parecchio importanti a cazzo senza nemmeno informarsi decentemente
    tra l’altro, lo stereo delle ragazze che parlano in coro fa paura, questa notte me lo sogno

  14. Dei tre spot quello che mi sembra il meno coerente è il secondo. Se lo guardo, vedo un modesto tentativo di creare una situazione ironica contrapponendo due anziane “sciure” ad un giovane che finge di fare il tecnico (sta facendo il piazzista, un commesso competente non parla così). Se non lo guardo ma lo ascolto soltanto mi suona strano che le signore, che mostrano di intendersene, non si siano procurate per conto proprio il PC che cercavano, tirandolo giù dallo scaffale dopo essersi lette l’elenco delle caratteristiche hdw. Mi sembra un compito perfettamente alla loro portata, specialmente paragonato alla qualità di informazione che stanno ricevendo.

    Il primo spot gioca su uno stereotipo sessista, abbastanza radicato. Mi è capitato spesso, girando tra le corsie dei reparti informatici, di essere avvicinata da commessi che chiedevano se avevo bisogno di aiuto. Succede molto meno di frequente se non sono da sola ma in compagnia di un uomo. Se rispondo di si e formulo una richiesta generica su quanto sto cercando, la maggior parte delle volte capisco da come mi rispondono che partono dal presupposto di avere davanti un’analfabeta. Se non sono sola parlano rivolgendosi all’uomo che è con me. A volte ricevo risposte talmente superficiali date con un tono di sufficienza che resisto pochissimo: passo, con educazione si intende, al tecnichese e li vedo cambiare completamente atteggiamento. Non lo faccio per cattiveria: ho visto scappare, umiliate e confuse da questo genere di approccio, alcune donne che conosco e che avrebbero voluto provare, partendo da zero, a capire come funziona un PC.

    Nella mia esperienza non ho trovato particolari differenze tra ragazzi e ragazze: ci sono quelli che usano solo FB, quelli che non sanno accendere un PC, quelli che sono dei draghi ma né i maschi né le femmine si sentono intimoriti dal mezzo. E’ semplicemente una questione di interesse personale.
    Mi sono fatta l’idea invece che, per tante donne, non giovanissime, anche solo leggere la Repubblica, scrivere due documenti e usare un’email sia un importante passo avanti e che molte lo vorrebbero fare ma si sentono inadeguate. Fare da sole non è facile: quello che per un nativo digitale è di comprensione immediata, per un adulto che parte da zero è ostico e i manuali non sempre chiariscono le idee. Una pubblicità di questo tipo, per quanto scioccherella e banale, non fa altro che confermare una volta di più che il computer non sia roba da donne.
    Ritengo che alfabetizzazione informatica non significhi programmare ed essere in grado di assemblarsi un pc da soli ma saper accedere alle informazioni che, alquanto velocemente, si stanno spostando sulla rete. Si comincia con questo primo passo per arrivare a saper leggere e capire i messaggi di errore, e poi alla professionalità, alle opportunità di lavoro e al futuro. Sarebbe quindi più facile se il primo passo non assomigliasse per forza ad una cerimonia per iniziati.

  15. comunque a me più che di uomini o di donne il problema sembra un altro

    con i pc i commessi a prescindere dal sesso del cliente usano la strategia del finto tecnichese per spiazzare l’acquirente e rimbambirlo
    quello che dicono sui pc (quando le informazioni sono corrette, non diamolo per scontato) è irrilevante nella maggior parte dei casi
    si usa il linguaggio inutilmente troppo tecnico esclusivamente per confondere le idee

    e per come la vedo io il problema è che i commessi di pc dei grandi magazzini sono visti come esperti e gente di cui fidarsi
    è questa la menzogna più grande e quella che fa più danni, sia alle donne che agli uomini

  16. non ci vedo un insulto alle femmine per 3 semplici motivi:
    1- Si gioca con uno stereotipo fimminile molto diffuso, in primis dalle ragazze, tutto qui.
    2- le due signore anziane sono donne, sono le piu arzille e ne sanno piu di tutti.
    3- gli ignoranti per eccellenza sono appunto 2 ragazzi maschi (che dovrebbero essere nativi digitali)

    L’unico punto “maschilista”, su cui in parte concordo con lei, è che in tutti e tre gli spot c’è sempre il solito commesso maschio (che non sembra neanche tanto esperto visto che ripete a papera ciò che tutti leggono nella descrizione).

    [ma uno o è maschio o è femmina, ci dovevano mettere un robot!?]

  17. Scusate, eh? Togliete l’audio dal primo spot e guardate solo la mimica delle ragazze: vi sembra che si stiano informando su un prodotto? O che le movenze, come il modo iniziale in cui si avvicinano, siano quelli di due ragazze che entrano nel locale di una festa e poi si concentrano a guardare l’uomo col quale parlano? A parte un’occhiata di sfuggita, manco guardano il computer che vorrebbero comprare! Mossette, dondolamenti, “che bello questo showroom”, ripassatina ai capelli dopo aver messo gli occhiali da sole sulla testa, un’inquadratura di labbra socchiuse della ragazza a destra…questo non è mostrare che il pubblico non capisce niente di tecnologia, è banale sessismo.

  18. Ho l’impressione che molte donne vedano del sessismo dove invece ci sono solo un messaggio e un’estetica non rivolti a loro.
    Il messaggio promozionale con le due giovani donne è rivolto a giovani donne che si riconosceranno in quei due modelli di donna; inoltre può essere rivolto in subordine a giovani uomini che riconosceranno in quei due modelli di donna la propria donna reale o il proprio ideale di donna.
    È indubbio che altri tipi di donna (più mature d’età e/o a livello intellettuale, con un’idea diversa sulla moda e sul modo di porsi agli altri ecc.) possano non solo non riconoscersi in quei modelli, ma anche trovarli limitanti. Ma attenzione, un conto è non riconoscervisi, un altro è ritenerli sessisti o inadeguati in altro modo perché non corrispondono alla propria immagine o idea di come una donna «dovrebbe / non dovrebbe» essere rappresentata.
    Percepisco una tendenza prescrittiva/normativa, in qualche modo «integralista», in questo dover stabilire cosa va bene e cosa no. Ci sono battaglie che vanno condotte e idee che vanno difese per la parità, per la dignità delle donne, ma non mi sembra questo il caso.

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