Serata evento «Silvio for ever» su La 7. E tutti si innamorano di Silvio

Ieri sera Enrico Mentana ha condotto una serata evento centrata sul documentario di Roberto Faenza e Filippo Macelloni Silvio for ever – scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – e conclusa da un dibattito in studio con Giuliano Ferrara, Eugenio Scalfari e Paolo Mieli.

Sono rimasta a bocca aperta: immaginavo che la cosiddetta «autobiografia non autorizzata» uscita in marzo, prima con grande segretezza e poi con gran clamore, fosse il solito pretesto per farsi notare cavalcando… il cavaliere, e mi scuso per il giochetto di parole.

Ma non immaginavo che fosse, sotto le mentite spoglie della denuncia e dell’inchiesta sul fenomeno, una vera e propria agiografia, no, che dico, una beatificazione, in cui Silvio appare come un eroe mattacchione e furbo che, in barba a ogni regola, ne combina di tutti i colori e alla fine vince sempre. Un eroe che avrà pure luci e ombre – ti porta a pensare il documentario – ma guarda quant’è simpatico, acuto, eccezionale.

Uno per il quale fai il tifo dall’inizio alla fine. Pure alla fine, sì, con tutte quelle sventole che lo circondano e la magistratura che lo perseguita. E lui, poverino, che gli vengono pure gli incubi di notte.

Peggio ancora è andato il dibattito: mentre Mentana e Ferrara se la ridevano sotto i baffi, ben sapendo che di celebrazione si trattava, il povero Scalfari e persino Mieli, che in altre occasioni dà anche prova di intelligenza, cercavano di raccontarsi – e raccontarci – la favola dell’impresentabilità del personaggio, dell’Italia paese anomalo e della morale violata.

Macché denuncia, ragazzi: quello era amore. Irresistibile, viscerale.

Tutti persi per Silvio. Tutti a testa bassa. Innamorati come devono esserlo stati anzitutto Rizzo e Stella per scrivere quella roba, poi Faenza e Macelloni per realizzare il documentario, e persino Neri Marcoré per dar voce a Silvio in assenza di materiali di repertorio.

Tanto che alla fine del dibattito, durato fin oltre mezzanotte, pure io mi sono sentita turbata. Quello stesso turbamento che a sei anni provavo per Zorro, a otto per Sandokan, a dodici per Indiana Jones. Sarà stata la stanchezza, va’.

Però anche stamane non è che io mi senta così lucida. Per esempio mi sto facendo certe domande strane: ma La7 non era l’unica tv non berlusconiana? Ma Mentana non era diventato autonomo? E Scalfari? non era un accanito antiberlusconiano?

Meno male che le elezioni sono ancora in là.

58 risposte a “Serata evento «Silvio for ever» su La 7. E tutti si innamorano di Silvio

  1. ne ho seguiti giusto 10 minuti e mi sono sentito esattamente come te!

  2. Non capisco la sua reazione. Dopo un inizio con l’intervento piuttosto ridicolo della madre di Berlusconi (al quale ha fatto successivamente coro don Verzé), il documentario è proseguito con toni critici nei confronti del signor B. e non credo che abbia minimamente spostato l’avversione o l’adesione che ognuno ha nei confronti del personaggio. Le cose dette sono risapute, nulla di nuovo, ma gli italiani, come è ampiamente dimostrato, hanno la memoria corta. Ho ascoltato fin che potevo il dibattito, ma ho grosse difficoltà a sentire Ferrara, forse il più intelligente dei piccoli Goebbels che supportano l’attuale presidente del Consiglio. Ma sempre di Goebbels si tratta…

  3. Io ancora non l’ho visto quel film, ma avevo già sentito i commenti e letto le recensioni. l’impressione che avevo era quella che hai avuto te. Sembrava che il film lasciasse un retrogusto di apologia. Per così dire.

    Il punto è che questa critica che hai appena fatto l’avevo anche letta a suo tempo, quando era uscito il film, e Neri Marcoré assieme agli altri si erano difesi dicendo che non hanno voluto fare una cosa antiberlusconiana, ma bensì un documentario che trattasse il personaggio in modo oggettivo.

    Ma allora, se è stato oggettivo, non è che forse sono le persone a subire il fascino del carismatico Silvio?

    Quel che mi chiedo è: se il documentario non mente, rispecchia i fatti che ha compiuto, e nonostante ciò la sua figura ne esca rafforzata, forse sono le persone ad essere condizionate da queste azioni da “zorro“.

    Dopotutto a me Batman nell’ultimo film piace, nonostante avesse fatto delle scelte che lo portarono a far morire un po’ di persone, innocenti, a rovinare un bel po’ di cose. (nell’ultimo film quello che fa più casino è Batman, più del Joker)

    Chiamiamolo fascino per il proibito, per il morbo. Posso dirti che molti commenti letti all’estero, su forum e social vari, sono “grande Berlusconi, il tipo ha un fottio di anni e continua ad avere tutte quelle tipe attorno, è ricco sfondo e lo votano pure, per qualche motivo lo voteranno, è un grande
    Mi incazzo tantissimo quando leggo cose del genere, eppure capita. È una valutazione superficiale, eppure ne trovo a bizzeffe.

    Forse è questo il suo segreto, alla gente piacciono i cavalieri oscuri?

  4. Io ho avuto un’impressione un po’ diversa (mi riferisco al film perchè il dibbbbattito l’ho seguito solo per una mezzoretta): è un’opera che serve ai berlusconiani per innamorarsi maggiormente del loro idolo e agli antiberlusconiani per detestarlo di più. Tra l’altro ho trovato calzante l’intervento di Mentana quando, presentanto il film durante il tg ,lo ha paragonato allo sguardo della Gioconda che tutti ci ricomprende.
    Ma sinceramente non credo che qualcuno possa convertirsi al Verbo di Arcore quardando il film (che a me è piaciuto).

  5. forse che Mentana e Scalfari, non hanno fatto parte dell’avvento era berlusconiana? Non basta dichiararsi contro adesso. In qualche modo anch’essi sono implicati nella genesi di questa epidemia catastrofica.

  6. Sicuramente usare la voce di Berlusconi come voce narrante non porta a niente di buono:
    – un narratore che parla di sé in prima persona crea un rapporto stretto con l’audience
    – raccogliere le sue frasi significa esprimere il suo punto di vista, dando credito alle sue giustificazioni ma senza un antagonista che possa smentirle
    – è sempre stato un ottimo affabulatore e si usano le immagini che ha dato di sé (soprattutto nel passato) volontariamente
    Nel trailer usano addirittura la mamma e Benigni come testimonial…
    (tralascio sulla colonna sonora mattacchiona).

    Insomma, se racconti la vita eccezionale di una persona, diventa automatico pensare di poter giustificare un finale altrettanto fuori dal comune.

    Dal sito http://www.silvioforever.it
    “al di là dei meriti per cui lo osannano e dei demeriti per cui lo disprezzano, è uno strepitoso personaggio della commedia dell’arte, (…) Piaccia o non piaccia, nessuno è più rappresentativo dell’Italia di oggi quanto il Cavaliere (…)”
    L’Italia di oggi (a un passo dal baratro) difficilmente può essere rappresentata da un milionario. Spero neppure la serietà del paese (anche se le borse dimostrano altro).

  7. Per evitare dubbi, lo dichiaro subito: voto PDL e Berlusconi.
    Ho visto lo in parte il film ed il dibattito.
    Forse Rizzo e Stella, da giornalisti, volevano fare un film documentario in cui le ombre facessero da forte controaltare a qualche luce, se esista.
    Forse Mentana, da uomo di TV, voleva aumentare l’audience e levarsi qualche sassolino dalle scarpe, sperando che un film giornalistico, con ombre e poche luci, potesse essere una vittoria televisiva.
    Non so se Rizzo, Stella e Mentana abbiano raggiunto lo scopo, ma dai commenti letti più sopra mi sembra di capire (sicuramente mi sbaglio) che l’opinione di chi scrive sia molto impregrata di una certa acredine verso il personaggio che “deve essere abbattuto”. “Delenda Berluscones” gridano i nuovi Catoni, ma il popolo bue non li ascolta ….fortunatamente!
    Sempre con stima verso chi non la pensa come me!

  8. posso vedere o leggere tutte le autobiografie autorizzate o non, il mio giudizio sul personaggio non si sposta di una virgola. Viene trattato come un caso straordinario (tutto italiano) da sviscerare sempre sotto i riflettori di una luce che ne esalta in verità e purtroppo lo spirito grossier di guitto da avanspettacolo. Sarebbe ora di cominciare ad occuparsi meno di lui e, in questo modo, sperare che scivoli piano piano in un sano (per noi) anonimato. Liberiamoci presto di questo pessimo esempio di umanità.

  9. Non ci si turbi troppo visto che si sa da chi è composta la platea berlusconiana.
    Da quelli che ascoltando le sue barzellette ridono perché le sa raccontare bene.
    Da quelli che ascoltando le sue barzellette ridono perché questo prescrive l’ etichetta di corte.
    Ma soprattutto da quelli che ascoltando le sue barzellette ridono perché sanno che ascoltano anche gli anti-berlusconiani tutti d’ un pezzo.

  10. @BroncoBilly (chi sa chi si nasconde dietro questo pseudonimo vagamente western dell’ulti’ora)
    Sono chiare, condivisibili o no, le tue due prime affermazioni.
    La terza “Ma soprattutto da quelli che ascoltando le sue barzellette ridono perché sanno che ascoltano anche gli anti-berlusconiani tutti d’ un pezzo.” non mi riiesce di capirala, sicuramente per mio limite. Non mi avventuro in esegesi o facili spiegazioni che mi vengono in mente: aspetto una tua chiara interpretazione. Grazie da un vecchio brontolosauro curioso.

  11. Mi trovo in sintonia con DonMo. Berlusconi incarna una serie di modi, di valori, di caratteri estremamente precisi, e che decretano un certo tipo di carisma – che acciuffa un certo numero di persone. E’ la forza del personaggio – e se dimentico l’eventuale priorità di ridurlo a brandelli – ammetto un mio desiderio – si, è un grandissimo personaggio narrativo, si è romanzesco, si è interessante, banalizzarlo è disonesto. Per il resto c’è poco da fare perchè la situazione è dicotomica: nel senso che quello che per me è cattiva luce per i suoi fan è bella luce. A me per dire Giovanna uno che si circonda di gnoccherelle vestite da cammeriere non mi mi seduce molto, non mi confonde per niente. Uno che lavora in quel modo cresce in quel modo racconta quelle barzellette… invece proprio queste cose piacciono a i suoi elettori. Volendo fare una biografia del personaggio è impossibile uscire da questo aut aut, se no si deve fare qualcosa di diverso che invece riguarda una terza area, ma lontna da lui e dal suo linguaggio.
    Poi senti – eh numme toccà Herrison Ford eh, non fare paragoni impropri:))) PPPP

  12. @zauberei
    la dicotomia mi sembra sia tra coloro che vedono solo il lato ludico di Berlusconi e trascurano il suo lato di industriale di successo e di politico con un certo seguito non certo dovuto al fatto di sperare di ricevere un “invito con gnoccherelle”.
    Io penso, con piacere, che sino a quando la battaglia verso Berlusconi si farà usando “gnoccarelle e barzellette” il rischio di vincere sarà basso.
    Sempre con simpatia e rispetto.

  13. Giovanna, concordo pienamente con la tua analisi e – ahimè – per una volta mi è toccato persino essere d’accordo con Ferrara, il quale, alla fine del film, si beava dei toni dello stesso e di come Silvio ne uscisse da “liberatore” di un paese schiavo della sua ipocrisia. Benissimo, ci siamo giocati anche La7.

  14. Per tutti: ma non vi siete chiesti come mai il documentario sia piaciuto sia a un berlusconiano di ferro come Ferrara che a un antiberlusconiano altrettanto di ferro come Scalfari?

    Donmo: rafforza i berlusconiani nella loro adorazione e gli antiberlusconiani nel loro odio, d’accordo. Ma domandati: quanta parte di quell’odio ossessivo è in realtà attaccamento morboso?

    Io non l’ho mai amato né mai odiato, nemmeno negli anni 90. E non mi sono mai tolta dalla testa che l’antiberlusconismo viscerale sia l’altra faccia del berlusconismo viscerale. Due facce dello stesso identico tipo di italiano che, votandolo o non votandolo, lo ha mantenuto al potere condividendone la cultura. In modo confesso, chi lo vota. In modo inconfessato e profondo, chi non solo non lo vota ma lo odia.

  15. Attilio – mi confermi un parere. Tu qualifichi come ludico ciò che per me è politico. Giacchè le donne sono elettrici e soggetti politici, la rappresentazione mediatica tramite cui il premier illustra il suo modo di considerarle per me è una rappresentazione politica. La questione non è avere rapporti con molte donne, la questione è narrarli in un certo modo, e rivolgersi a loro in un certo modo – per te è appunto ludus, che dice molto per me invece manco un po’. Io vedo una parentela tra alcune norme giuridiche per esempio su licenziamento e maternità, o alcuni comportamenti nei consigli di amministrazione e le chiavatine ostentate del premier. Forse lo vedi anche tu, non lo so. Di fatto spesso quando parlo con gli elettori di Forza Italia abbiamo in mente due utopie diverse – contro una realtà ahimè identica.

  16. Signora Ori, Scalfari è stato sempre contro Berlusconi. Non direi proprio che abbia cominciato ad essergli contro adesso.
    Mi trovo a non condividere le critiche al film. Ma davvero B. risulta simpatico? Forse più di Hitler e Stalin, che però erano autentici leader carismatici e per nulla buffi.
    E perché si pensa che parlare di lui sia come tirare acqua al suo mulino? Dovremmo forse far finta di nulla? Certo sarebbe meglio concentrarsi sulle numerose illegalità commesse, sulla pessima figura che ci fa fare all’estero contribuendo alla già scarsa stima con la quale siamo visti oltralpe (con l’eccezione della moda, del design e del food). Possibile, ad esempio, che nessun giornalista (per quanto ne sappia) abbia scritto che la bomba al Pac di Milano è esplosa a poco più di 100 metri in linea d’aria dalla casa di Dell’Utri?

  17. Attilio, cerco di spiegarmi meglio prendendomi due righi anziché uno.

    Hai presente la massima per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”?

    Ebbene, adesso pensa a quel tipo antropologico dal cuore azzimato che vive e muore all’ ombra gelata del suo cipiglio in uno stato di perenne indignazione moralistica guardando e riguardando per tutta la vita solo ed esclusivamente la corazzata Potemkin, oppure il gendarme ossessionato dal politicamente corretto che gira ovunque con il bilancino per misurarti senza chiedere permesso le parole che hai ancora in bocca e che sogna il ripristino dell’ elettroshock per chi viene colto in flagrante nel dire “… le Signore presenti in sala…”…

    Bè, pensa a questi tipi (ma non solo), alla curiosa trasfigurazione dei loro volti e all’ inaspettata conformazione delle loro rughe mentre il Nostro in ambiente particolarmente paludato richiede attenzione per declamare l’ ultima Barzelletta o impenna le corna su una crapa pelata.

    Ti garantisco che puo’ essere divertente. Ti garantisco che, anche se il resto dello spettacolo sarà penoso, certi rilasci di mandibola valgono il prezzo del biglietto.

    Ecco, capito adesso da chi è composto il terzo plotone di cui sopra?

  18. guarda giovanna, la storia è questa: quello è un documentario mal realizzato. non va interpretato, ma solo giudicato.
    gli autori beccano una insufficienza piena. e il dibattito, premettendo che non l’ho seguito, probabilmente ha visto miscelarsi le posizioni di chi discuteva del film e di chi discuteva di berlusconi.
    ha toppato la7 a mandarlo in onda, ma ha toppato come se avesse mandato in onda il filmino della mia prima comunione.
    prima di far convogliare il discorso sul piano politico, facciamolo convogliare su quello cinematografico: è solo un pasticciaccio, non rende per niente l’idea delle intenzioni degli autori. quindi impostare un dibattito SUL FILM è difficile. io piuttosto avrei mandato in onda SHOOTING SILVIO (che, tra l’altro, parla più di un’ossessione che di un personaggio. e in molti ci si rispecchierebbero.)

  19. Ho visto anni fa Shooting Silvio e mi è sembrato un film di scarso valore. Avrebbe rinforzato il credo dei suoi fans e null’altro.

  20. Il “documentario” ha il peggiore difetto che un “documentario” possa avere: la reticenza. Segnalo quella che mi sembra la più grave: nella famosa lettera a “la Repubblica”, Veronica Lario ha denunciato la “malattia” di Berlusconi, ma nel relativo brano del “documentario” questo fondamentale riferimento è saltato. Altro che allegro e simpatico saltimbanco! Tutta acqua al mulino di Ferrara.
    Adriano Zanacchi

  21. scusate ma la la canzone dei titoli era proprio carina. Mago Silvan

  22. Condivido in toto l’ultimo commento di Giovanna. Esulo dall’analisi specifica del documentario. Secondo me l’unica dicotomia possibile è tra Intraberlusconiani (pro e contro) ed Extra. Ma essere Extra significa essere un po’ extraitaliani. Ammiro chi riesce a lavorare nelle università, nelle imprese, nelle istituzioni mantenendo questa estraneità. Un’analisi leggera ma azzeccata sul “paradigma berlusconiano” l’ha fatta Severgnini nel libro “La pancia degli Italiani”. Individua nove fattori che accomunano Mr. B e la cultura popolare italiana. Un esempio. Il “Fattore Medici”, ovvero cortigianeria. Sei un imprenditore / politico / insegnante / direttore creativo / caporeparto / scienziato e ti ritrovi circondato da un circolo di servi adoranti? Ovviamente quando sbagli, nessuno te lo fa notare. E’ l’anticamera del fallimento.

    Parlare di Berlusconi serve solo nella misura che in cui ci aiuta a capire noi stessi. Per salvare le nostre scuole, famiglie, imprese dobbiamo cambiare l’Italia, un paese che sta in fondo alle classifiche europee sull’innovazione. E ce la faremo. Nel 2100. Nel frattempo Berlusconi (ex imprenditore televisivo ed ex mortale nemico di internet, ancora in vita grazie ad un microchip sviluppato negli avanzatissimi laboratori del Sun Raffaele) si giocherà l’ennesima zeligata creando Gògol2, “un confortevole ed elegante motore di ricerca a soli due click di distanza da Gògol”. Quindi si premierà da solo aggiudicandosi, ex-equo con l’ex presidente del consiglio Berlusconi, il premio SilVision 2100. E forse i nostri pronipoti ancora commenteranno scandalizzati su questo blog. Ma in un paese evoluto tutto questo sarà meno fastidioso, anche i deliri di un povero vecchio.

  23. Condivido la tesi di Giovanna.
    E’ in fondo la stessa dell’aforisma di Ennio Flaiano: “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.

    Precisando che c’è anche una terza categoria di persone che, come Giovanna, né lo amano né lo odiano.

    Tornano alle due categorie principali — berlusconiani e antiberlusconiani — bisognerebbe dire che cosa li accomuna.
    E se provassero loro stessi a rifletterci?😉

  24. Visto che esistono in Italia pro B ed anti B, ambedue viscerali, e poi gli EXTRA e che in italiano questo aggettivo coincide normalmente, mi scusino i puristi, con “oltre il migliore”, visto tutto ciò è orache gli EXTRA vengano alla luce e democraticamente, come ammano dire, raggiungano il successo …..altrimenti che EXTRA sono!

  25. @ Attilio.

    Uno di noi ‘extra’ è Presidente della Repubblica.
    Un altro, governatore della Banca d’Italia, è stato promosso a capo della BCE.😉

    E’ ben possibile che anche il prossimo Presidente del Consiglio sia un ‘extra’: Mario Monti? Matteo Renzi?… ma ce ne sono tanti altri.

  26. @attilio. Quindi “extracomunitario” = “oltre il migliore comunitario”. I puristi probabilmente ti scusano ma, come direbbe mia zia, l’obiettivo primario, in comunicazione, è capirsi. Eccoti un utile strumento:
    http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/extra.aspx?idD=1&Query=extra&lettera=E

  27. “ma La7 non era l’unica tv non berlusconiana? Ma Mentana non era diventato autonomo? E Scalfari? non era un accanito antiberlusconiano?”

    E’ qualche anno che la mia risposta a queste domande è “no”. Per maturare questa risposta basta non leggere i giornali e non guardare i TG italiani; basta qualche mese di dieta e la cosa appare evidente.

  28. a me Silvio forever è parso un divertissement travestito da documentario.: Indigna chi era già indignato, compiace chi era già berlusconiano, ma non spinge a nessuna riflessione
    Che sia piaciuto a berlusconiani e antiberlusconiani non mi sorprende: i primi ci hanno visto il simpatico mascalzone, i secondi il mascalzone e basta, il miliardario-guitto e pacchiano che ha rovinato l’Italia ed entrambi questi aspetti convivono benissimo nel film.
    Una tale “doppia lettura” non è possibile ad esempio con il Caimano di Moretti,perchè il Berlusconi incarnato prima da Elio De Capitani e poi da Moretti stesso non è un guitto, non è mai simpatico, è cupo, è cattivo, sulfureo, non è uno “strepitoso personaggio della commedia dell’arte” non fa ridere neanche in maniera amara, il Berlusconi di Moretti fa paura. Nel Caimano l’ironia c’è, ma non quando compare Berlusconi, allora i toni si fanno serissimi.
    Ovviamente ciò dipende da precise scelte autoriali: Moretti voleva fare un film che fosse non soltanto ma anche contro Berlusconi e contro ciò che rappresenta, ma come abbiamo visto le intenzioni di Silvio forever non erano queste, però secondo me non sono riusciti neanche a fare il documentario “oggettivo” che volevano..l’impressione che ho avuto è di assistere ad un divertissement che può farti sorridere e/o arrabbiare ma non ti fa pensare..e credo che un documentario dovrebbe farlo…il documentario può benissimo ricorrere a meccanismi ironici e comici, può essere schierato, può essere “a tesi” 8vedi Michael Moore9 ma deve farti riflettere su ciò di cui parla. silvio forever non lo fa, perciò non lo giudico riuscito.

  29. Forse vado un po’ OT, ma mi piace condividere un pensiero con Giovanna e con i suoi sempre intelligenti commentatori. Qualche giorno fa ho visto Dancing dreams, il film dedicato a Pina Bausch, mi piace la danza moderna. Non avevo letto nulla del medesimo e mi aspettavo quindi che fosse una sorta di film sulla sua vita e che lei fosse la protagonista principale. Nulla di tutto questo: Pina Bausch compare pochissimo (tra l’altro la prima volta questo avviene al ventesimo minuto su 80 di durata totale) e anche quando appare parla pochissimo. Eppure… eppure si avverte chiaramente che la protagonista è lei, non ci sono dubbi su questo: è lei anche se non la vedi quasi mai. Si avverte chiaramente che tutto ciò cui si assiste (in pratica semplicemente delle prove di un gruppo di adolescenti) è possibile perché esiste Pina, anche se la sua presenza è defilata e si limita ad annuire o a fare un cenno con il capo alle sue assistenti. Essere presenti senza essere incombenti, insomma. Un film davvero molto bello.
    Mi sono tornate in mente queste sensazioni guardando Silvio forever: lì c’è una presenza incombente, in video, in voce, in tutto, ma che differenza. Si può non esserci ed esserci. Ma si può anche esserci ed essere solo un’immagine o flatus vocis.

  30. Come raccomanda brunobonisiol (15:07:56) : che si è fermato alla prima riga:
    dal :Grande Dizionario Italiano di GABRIELLI ALDO Dizionario della Lingua Italiana
    extra [èx-tra]:
    A (come preposizione) =Fuori di, non incluso, non compreso in…….
    B (come aggettivo invariante) = Di valore superiore, di qualità eccellente, Attribuisce valore di superlativo all’agg. al quale è preposto ………….
    ——————————————–
    Riguardo Moretti e Caimano, vista la stretta ottica politica di Palombella Rossa, ci si poteva aspettare solo qualcosa di trucemente umoristico soggettivo. (io almeno la penso così).

  31. Non so come Silvio Forever possa essere giudicato agiografico. Anch’io lo trovo poco riuscito, ma solo da un punto di vista formale. Mi è sembrato mal strutturato, narrativamente, pur seguendo la semplice cronologia dei fatti, ma non mi voglio dilungare su questo. L’intuizione di base di Faenza, Rizzo e Stella è quella per cui nessuno può raccontare il Cav. meglio del Cav. medesimo. Da qui l’intelligente rinuncia al disvelamento giornalistico o giudiziario del Berlusconi segreto, marcio, impresentabile. Anche quando si parla di Mafia, è Bossi a parlarne, in Silvio Forever. Insomma il film è un concentrato del messaggio pubblico del Cav. in questi anni, quel messaggio recepito dalla maggioranza degli italiani. C’è qualcosa di brechtiano in questo approccio che mi piace molto – peccato quindi che il risultato finale mi sia sembrato debole.
    A proposito di quanto scrive Giovanna Cosenza nel suo ultimo commento: non è un mistero che Ferrara apprezzi il film, appunto in quanto ‘icona’ del Principe. Trovo macchinosa l’idea di un’antiberlusconismo ‘complice’, di un’amore inconscio e di una sostanziale specularità. Direi semplicemente che Berlusconi poteva esistere soltanto in questo Paese, e alla fine di questo ventennio (nella peggiore delle ipotesi venticinquennio) dovremmo cominciare a riflettere su questo.

  32. Con tutto quello che di serio, anzi drammatico, stiamo vivendo, ANCORA ABBIAM VOGLIA DI PARLARE DI COSTUI ????? Quando cominceremo finalmente a diventare GENTE SERIA ????? Guardate che E’ ESIGENZA URGENTE. URGENTISSIMA !

  33. @ Federico Gnech

    Inizio di una lista di atteggiamenti non tanto belli che accomunano berlusconiani e antiberlusconiani, radicati in aspetti non tanto positivi della cultura italiana:

    – rispettare le regole QUANDO sono giuste
    – vittimismo: “a me mi hanno rovinato magistrati e comunisti” vs. “Berlusconi è la nostra rovina”
    – noi abbiamo sempre ragione e siamo meglio di voi

    … continuate voi😉

    Per questo la ‘guerra’ fra pro e contro alimenta un atteggiamento verso la realtà molto simile. Scoraggia atteggiamenti diversi — più equilibrati, più autocritici, più orientati alle soluzioni operative. In questo senso l’una fazione rafforza la mentalità dell’altra. Sono complici di una stessa mentalità.

    Per carità, la cultura italiana ha poi anche aspetti meravigliosi, e berlusconiani e anti-berlusconiani hanno anche tanti pregi.

  34. cos’è un documentario? tempo fa su un sito di cinema che frequento si è aperta la difesa post-mortem di un celebre documentarista italiano, tale Jacopetti, che quasi sempre in coppia con Prosperi ha diretto numerosi film negli anni ’60-’70, molti simili ai cosiddetti mockumentary (per esempio per illustrare un’epoca storica tramontata). i loro film hanno immagini sensazionalistiche e a tratti insostenibili, ma gli ammiratori riconoscono loro una certa perizia registica. il problema è che un film è fatto anche di audio, e loro sceglievano un commento sonoro impregnato di sarcasmo reazionario, tanto invadente da vanificare una presunta evocatività delle immagini. oggi, guardando documentari come “il corpo delle donne”, all’inizio non mi soddisfa pienamente dal punto di vista prettamente filmico: ci sono immagini giustapposte e ripetitive di frammenti televisivi, a tratti pure un po’ indigesti (non paragonabili alla mattanza di elefanti in Africa addio, è ovvio).al contrario però il film (in questo caso un corto) acquista valore proprio per il supporto del commento, che in un documentario è imprescindibile. commento che a molti sembrerà retorico e a me invece sembra puntuale, corretto, a tratti rivelatore (molto meno retorico che nei film a tesi di M. Moore), anche se, come è giusto che sia, non insegue la piena oggetività.
    Stella e Rizzo hanno ideato un film-lungometraggio di sole immagini berlusconiane, complete dell’audio. non sono sicura sia agiografia ma mi pare un modo di fare documentario piuttosto semplicistico, della serie: prendere o lasciare. sono molto più sapienti ed evocativi i filmati quotidiani di blob, che con il montaggio generano nuovi significati. invece il film di Faenza (che non a caso è un regista più volte stroncato dalla critica) è un lungo flusso di immagini e voci univoci e martellanti, un collage svogliato che vuole accontentare ogni tipo di pubblico. Ne ho visti solo i 25-30 minuti finali, lo ammetto, ma da quel che leggo avrei potuto vederne anche 5. trovo molto azzeccato il confronto con Il Caimano: il caimano non sposta voti, ma è un film vero, e che piaccia o no fa riflettere.

    quanto agli ospiti di Mentana, si tratta pur sempre di persone che ammirano l’intelligenza berlusconiana (ci ho litigato spesso, con gente “di sinistra” per confutare questo inprescindibile assunto). persone eticamente inconsistenti che si mascherano di uno spessore non autentico (Ferrara, anche in parte Mieli, meno Scalfari perchè proveniente da una generazione diversa), in un salotto televisivo di una rete falsamente innovativa. pensate anche ai talk-show “d’intrattenimento”: victoria, bignardi, piroso. finta cattiveria atta a far “emergere” lì’ospite che, per quanto becero e insignificante sia, ne esce sempre fuori come una figura accattivante e arguta

  35. e comunque i paragoni tra Berlusconi e il Cavaliere Oscuro di Nolan (in riferimento al post di Santiago) non stanno in piedi, a mio parere.

  36. @Ben
    sono perfettamente d’accordo che gli opposti si toccano, imitano e svalutano a vicenda.
    Mi viene solo da fare una riflessione:
    nel primo item dici “quando sono giuste”, penso che quando sapremo trovare una esatta e condivisa definizione del GIUSTO, con un colpo solo, avremo risolto qualsiasi problema politico, etico ed umano.

  37. @ Attilio

    Non sono stato chiaro, speravo si capisse.

    “rispettare le regole QUANDO sono giuste” significa “rispettare le regole quando sono giuste SECONDO ME, o almeno quando non siano palesemente ingiuste SECONDO ME”.
    Proprio perché un criterio oggettivo su cosa sia giusto non c’è, come dici bene tu.

    A parte, bisogna aggiungere, casi speciali (tirannia, genocidio), ove valga anche la pena di morire per ribellarsi a qualche regola abominevole.

    Ma in Italia oggi, a me sembra, non c’è nessuna regola che sia lecito trasgredire, anche se molte meritano di essere cambiate.

    (Io, da normale italiano, ne ho trasgredite e trasgredisco alcune. Ma so di fare male. So che dovrei rispettarle e battermi di più per cambiarle, nei molti modi legittimi in cui si può cercare di farlo.)

  38. Il discorso delle simmetrie mi sembra un po’ consolatorio, un modo per liquidare le ali estreme assimilandole e isolandole. Nobile intento e “verità” utile. Ma se si va al sodo, e qui possiamo permettercelo, io vede alcune differenze di un certo peso.

    Prova ad accennarne un paio (premessa: anch’ io in passato ho votato B., e nel 94 in modo entusiastico).

    Sul rispetto delle regole lo sventolatore di costituzioni non puo’ essere assimilato all’ anarcoide berlusconiano. Il primo mi sembra mediamente più ligio.

    Nella mia esperienza, poi, c’ è un’ asimmetria anche nell’ odio. Una volta che la rissa divampa nulla si distingue più ma nelle fasi iniziali il berlusconiano non riesce mai a nutrire un autentico rancore. Il fatto è che dovrebbe odiare un avversario politico ma la politica lo appassiona davvero poco. D’ altronde se uno si occupa di soldi, donne, feste, tv e mille altre cose… per la politica non resta molto tempo. Capita spesso che nel suo intimo sia convinto del valore di molti suoi “avversari” e in fondo in fondo vorrebbe piacere loro.

    Ieri Scalfari in qualche modo confermava: “sono vent’ anni che gliene dico di tutti i colori, eppure sono convinto che se adesso gli telefonassi chiedendo un incontro lui mi risponderebbe di andare di corsa”.

  39. @Ben

    Separiamo il tema ‘vizi degli italiani’ dal tema ‘Berlusconi’. Quando il Cav. sarà passato a miglior vita, i problemi che evidenzi tu rimarranno, siamo d’accordo.
    Detto questo, anche lasciando perdere i problemucci giudiziari (“e allora? Il più pulito ci ha la rogna!”) e l’anomalia democratica che rappresenta la sua presenza in politica (“ma è stata la sinistra a non voler risolvere il conflitto di interessi!”), è indubbio che PROPRIO quello scarso senso dell’appartenenza a una democrazia, a una ‘civis’, cui si preferiscono le cricche e le caste e le famiglie e i troiai di ogni tipo, sia una caratteristica costitutiva del “berlusconismo”. E’ vero, “l’artri rubbano uguale”, ma sono in contraddizione con loro stessi. Invece il berlusconismo, cioè la discesa in campo di un imprenditore che vuole salvare le proprie aziende dai debiti e dai processi, è il malcostume fatto partito. La differenza mi sembra chiara.

  40. chiedo scusa, sono un po’ stanco: intendevo ovvamente ‘l’appartenenza a una civitas’ (o l’essere un ‘civis’)

  41. a proposito del fascino del personaggio, cito mia mamma che è più sintetica di me: “come fa a essere interessante un documentario su berlusconi? a me sembra l’uomo medio, solo più arrivista”

    a proposito del documentario, anch’io ero esterrefatto. gli autori volevano raggiungere un’ “oggettività”? ma che vuol dire? la scelta delle informazioni, i dettagli da enfatizzare e il montaggio chi li ha fatti, domineddio? credo sia un film molto ambiguo, che non critica, ovviamente, e neanche si schiera a favore, ma è piuttosto vittima di un fascino che, appunto, sinceramente non si sa dove risieda (la fascinazione degli italiani sarebbe un bel tema per un documentario, quella sì); oltretutto è molto poco riuscito, noioso e tecnicamente debole. La voce over di marcorè sembra da filmino amatoriale.

  42. A proposito di “odio politico”. Sono cresciuto in un sistema proporzionale, noi si “odiava” la DC, tutt`al piu` Andreotti. Sono maturato mentre Craxi, ma anche Occhetto, cambiavano la politica italiana in senso personalistico. Da allora sono stato costretto ad “odiare” alcuni politici, diciamo meglio a combattere politicamente personaggi politici, anziche` confrontarmi con idee e decisioni operative (cit. Ben) degli stessi. Di conseguenza, il mio pensiero politiconon era mai stato troppo originale, lo ammetto, si offusca ulteriormente e mi invischio nel gioco del pro o contro Berlusconi, perdendo molte sfumature di grigio. E litigo con amici e colleghi, perche` la nostra politica si riduce al tifo.
    Alla fine (anche per questo) emigro. Dopo una parentesi in un posto dove vige il maggioritario assoluto (insopportabile) atterro in un posto tranquillo, dove i politici sono amministratori, impiegati pubblici con contratto a termine (cit. Zucconi), non salvatori della patria o demoni. So poco di Brian Cowen o Enda Kenny, ma sono in grado di sentire chiaramente l`effetto delle decisioni della loro parte politica sulla mia vita e sul sistema in cui lavoro. Dopo questi lunghi anni di disintossicazione, l`odio ha ceduto cede in buona parte all`incazzatura, sentimento ben piu`nobile e articolato, perche`si basa su dati di fatto e su cambiamenti alle condizioni materiali, come i tagli alle pensioni, al sistema sanitario, etc. C`è un certo disinteresse verso la politica, e`vero, ma non sono sicuro sia peggio dell`interesse morboso che vedo e leggo in Italia. Ad eccezione, spero, dei movimenti per i beni comuni, i quali infatti partono da rivendicazioni politiche e di cittadinanza e non partitiche, e che hanno gia`fatto vedere chiara la loro incazzatura.

  43. Andreotti, Craxi, Berlusconi. Mi sembra il curriculum standard dell’ “odiatore” nostrano, e si potrebbe procedere all’ indietro.
    Utile anche l’ osservazione di Enrico per cui un “politico-amministratore” si presta meno allo scatenamento di tifo e passioni.
    La psicologia distingue tra “verità vicine” e “verità lontane” (near vs. far). A parità di certezza prodotta, le seconde sono più astratte e lontane (nello spazio o nel tempo); l’ ideologia attecchirebbe soprattutto in quelle. La sperimentazione dice infatti che, a fronte di una smentita fattuale, è molto più facile cambiare idea sulle prime. Non per niente l’ azione del politico-amministratore tocca prevalentemente quelle.
    La ricetta per indebolire la distorsione ideologica è evidente: più localismo e più mercato.
    Ma l’ ideologizzato è disposto a disintossicarsi? Difficile, l’ ideologia è troppo divertente e spesso realizza a basso costo la nostra vita intellettuale.

  44. @broncobilly

    Quindi secondo te il campo berlusconiano sarebbe scevro da qualsiasi odio ideologico?
    Il tuo intervento mi sembra un buon esempio di quell’ideologia tecnocratica (neopositivista?) per cui la politica “degli ideali” e delle appartenenze non sarebbe altro che un concentrato di irrazionalità e passioni nefaste, il che è in parte vero, senza dubbio.
    E’ tutto da dimostrare, tuttavia, che l’unica alternativa stia in qualche invisibile dispositivo di gestione dell’esistente, col risultato che il cittadino si debba poter interessare soltanto della rotonda dietro casa, o del colore dei cassonetti.
    Peraltro, “localismo” e “mercato” spesso confliggono in modo aspro, non te l’hanno insegnato, i tuoi guru?

  45. A leggere questo post mi sembra di ascoltare i turbamenti interiori di una signora borghese dell’800 che subisce suo malgrado l’infatuazione per un teppistello di strada, e ne prova scandalo.
    Per anni i nemici di Berlusconi hanno tentato di costruirne un’immagine demoniaca, il Caimano appunto, mentre non si rendono conto che è proprio la sua umanità viscerale e manifesta a renderlo vicino e simpatico agli italiani…e nel segreto forse anche ai suoi stessi nemici (vedi Scalfari)! Un’agiografia è la biografia di un santo, mentre “Silvio forever” non tratteggia le virtù bensì le attitudini naturali di Berlusconi, che sono come sappiamo la libera imprenditoria, l’arte retorica e il comando politico. Se lo spettatore mentre vede il film prova un’inspiegabile simpatia per il personaggio è perchè evidentemente Stella e Rizzo sono stati fedeli alla realtà della persona e non a quella di un qualsivoglia pregiudizio ideologico.

  46. “il campo berlusconiano sarebbe scevro da qualsiasi odio ideologico?”

    La mia intuizione era un po’ diversa: c’ è un’ asimmetria nell’ odio ideologico. Io penso al “berlusconiano medio” e alla sua controparte (entità statistica che non esistono nella realtà come persone). Per mancanza di passione politica il primo non aderisce a ideologie forti, questo in parte lo mette al riparo dall’ odio politico. Mi sembra che la tua affermazione faccia uno “straw man” della mia.
    Scusa se ho messo i puntini sulle i. Nel resto della tua critica mancano proprio le i; lungi da me una condanna tout court dell’ ideologia.
    p.s. Autogoverno e Mercato sono idee molto legate (sia formalmente che storicamente). L’ autarchia è sopportabile solo da  paesi grandi (e centralizzati), per gli altri sarebbe una condanna a morte. 

  47. @broncobill

    Insisto: come si fa ad affermare che il berlusconiano medio (d’accordo,si tratta di un’approssimazione statistica) sia anche solo in parte “al riparo dall’odio politico”? Occorre proprio credere alla fesseria del “partito dell’amore”, perdonami.
    Non è passato un secolo, ci ricordiamo tutti che l’esordio politico di Berlusconi nel ’94 (quando, mi pare di capire, anche tu lo votasti) fu caratterizzato da una contrapposizione violenta: scendo in campo perché gli altri non devono vincere, sono il male assoluto, diceva il cavaliere. Non appena le magagne giudiziarie presero il sopravvento, la ridicola ossessione anticomunista di Berlusconi divenne odio per le ‘toghe rosse’.
    Sul serio non hai mai ascoltato un suo comizio, e non hai mai osservato gli atteggiamenti dei suoi sostenitori nelle piazze? Perché sembra stiamo parlando di due cose diverse.

    Riguardo al resto: sono argomenti troppo vasti per essere contenuti in un commento, comunque: che c’entra l’autarchia (categoria veramente irrilevante nella storia economica)? Attenzione: Localismo non è sinonimo di autogoverno. E anche la tradizione socialista libertaria è molto legata all’idea federalista, ad esempio.

  48. L’interessante discussione fra Broncobilly e Federico Gnech potrebbe essere risolta da un’apposita ricerca sugli atteggiamenti politici degli italiani.

    Magari qualcosa di pertinente, e affidabile!, c’è già.
    Se qualcuno ne è al corrente, potrebbe segnalare.

  49. Umanità viscerale? Ho letto bene? Ma quella l’aveva Madre Teresa. Per cortesia, se proprio vi è simpatico tenetevelo pure, ma non dite che ha un’umanità viscerale. Per quanto riguarda la simpatia, ho avuto modo di conoscerlo in una occasione formale in anni non sospetti (1982). Certo, se a qualcuno piacciono i bauscia (come si dice a Milano) liberissimo di farlo. Ma è il più basso esemplare di nuveau riche che abbia mai conosciuto.

  50. @Emanuele Gabardi: a me è stato insegnato che le parole hanno un senso, e mi pare evidente che con “umanità” non intendevo affatto “bontà”, che è un significato improprio e figurato della parola, bensì alla lettera “essenza di uomo”. L’uomo è diverso sia dall’animale che dal demone, è intelligente ma è anche influenzato dall’ambiente esterno e dalle passioni, per questo il male o il bene che fa non è (quasi) mai assoluto; la simpatia ad esempio è una qualità umana, che la scimmia e il delfino non hanno. Madre Teresa non è “umana” ma è caritatevole e santa, che sono altre cose. Quindi mi sta bene esser criticato, ma senza distorcere il senso proprio delle parole.

  51. Certo che le parole hanno un senso, ma si dice di una persona che è “umana” non in quanto facente parte dell’umanità (o non solo) ma perché ha delle caratteristiche che possono essere la bontà, l’altruismo, il rispetto per il prossimo.
    Anche un animale può essere simpatico. Ho conosciuto cani e gatti simpaticissimi e i delfini che ho visto mi facevano tenerezza (e anche tristezza visto che erano in un acquario) perché dispongono di un’innata simpatia.
    Però ora stiamo uscendo dal seminato. Per rientrare nel tema fornirò dei dati sull’ascolto medio de La7 durante il film; 2.457.000 spettatori, con uno share del 10,88%, collocandosi così al terzo posto, dopo Canale 5 (20,98%, 4.565.000 spettatori), RaiUno (15,54%, 3.507.000 spettatori (fonte: Spot and web).

  52. Gnec, solo tre cose.
    1. Chi contesta il concetto di asimmetria sostiene implicitamente che la passione politica dei berlusconiana sia almeno pari a quella della controparte (l’ odio politico richiede passione politica). Per me questo non è affatto vero, porto tre elementi: A) gli anni 70 sono gli anni della politica, gli 80 quelli dell’ anti-politica, l’ elettorato berlusconiano in genere è più legato ai secondi; B) nella mia esperienza chi vota B. spesso lo fa addirittura di nascosto C) sebbene B. controlli una grossa fetta della comunicazione TV, in Italia c’ è un gigantesco media-bias anti-berlusconiano nei programmi di approfondimento politico, probabilmente in questo paradosso anche la domanda gioca un suo ruolo. 
    1. L’ idea dell’ “asimmetria” è una mia intuizione sul campo; comunque, se vuoi avvicinarti alla verità, non fare troppo affidamento sui comizi (lì non volano parole di verità ma solo parole d’ ordine). Io, per esempio, mi ritengo un “anti-comunista” viscerale e certi slogan applaudisco ma preferirei mille volte andare a cena con un comunista (ex-post-rifo) che con un berlusconiano (anche perché mi piace parlare di politica e con i secondi non si riesce mai).
    3. Se misuri il grado di apertura ai commerci di un paese devi utilizzare una scala che all’ estremo contempla l’ autarchia (protezionismo radicale). Più ti avvicini a quell’ estremo, più la dimensione statuale e il suo grado di centralizzazione cresce. Punto. Prendi i paesi più aperti al mondo (Heritage o Fraser): Hong Kong, Singapore, Svizzera… praticamente delle città-stato. Ma non è una sorpresa: il piccolo prospera solo se apre. Anzi, o apre o crepa.

  53. Il film mi ha deluso, cinematograficamente parlando, sembrava un compitino del primo anno del corso di documetarista, tant’è vero che le sequenze più brillanti, secondo me, erano quelle girate da un altro, ovvero l’intervista di Gregoretti a Cascella, lo scultore del mausoleo. (Il dibattito poi non l’ho visto, dieci minuti ed ero già estenuata dal prevedibile bla bla). Però, anche se realizzata in modo elementare, ci ho trovato una tesi non conciliante, non accomodante, e nemmeno così ambigua come alcuni dichiarano. Berlusconi appare un personaggio comico ma non simpatico perchè totalmente, megalomanicamente egocentrato (per questo anche la scelta dell’ego narrante) e, come una macchietta, un personaggio privo di evoluzione, fisso.

    Anche la storia narrata da questo personaggio è “ferma” perchè è sempre identica a se stessa, con lo stesso plot e un solo personaggio. Questo è tipico della comicità ma, per essere davvero simpatico, il personaggio comico deve essere perdente (come Charlot, come Stanlio e Ollio) oppure straniato-straniante (come Totò, e credo che questo volesse essere il modello ispiratore, ma ci vuole un talento che … vabbeh) mentre qui il successo continuo rende il personaggio millantatore e, alla fine, piuttosto patetico, come un miles gloriosus plautino in sedicesimo (sempre per via dello scarso talento dei registi).

    Se si aggiunge che il film suggerisce che il personaggio è stato creato così da quell’altro personaggio che è la madre, (anzi la Madre) l’idea di fissità si accentua e mostra un caso di fissazione regressiva all’infanzia (anche questo tipico del comico, torna l’esempio di Stanlio) che, però, nel progredire degli anni e delle vicende, rende ancora più rigido il personaggio e, perciò, in definitiva, lo rende preoccupante. Molto preoccupante, anzi, perchè tutti sanno che stiamo parlando di un politico, e di un politico anziano, fissato all’età di dodici anni (quella che lui suppone, come sappiamo, sia l’età mentale dei suoi elettori). Altro che figura rivoluzionaria e innovativa, come pretendono certi corifei.
    Moretti col Caimano, rendendo sulfureo e tragico il personaggio, orientava esplicitamente il giudizio dello spettatore, questi registi mostrano semplicemente l’evidenza di una ripetizione coatta e dovrebbe essere lo spettatore a porsi le domande.
    Che futuro può avere un paese che si affida da quasi vent’anni a una figura del genere? E’ politica quella fissità comica e patetica da trombone che cerca, a settant’anni, di continuare ad essere esattamente com’era a venti, eternamente rispecchiato nella mitica ed evidendentemente falsa immagine costruitagli dalla Madre? Certo, molti (anche a sinistra) penseranno che questa è politica, magari pure efficace, e questo è, appunto, il dramma del nostro paese. Ma chi pensa che la politica sia una cosa per lo meno da persone adulte, capaci di accompagnare il cambiamento e quindi anche di invecchiare, non potrà certo sorridere simpaticamente di questo bauscia (cito Emanuele Gabardi, che condivido) tronfio e infantile.

  54. @broncobill

    Scrivi che:

    “A) gli anni 70 sono gli anni della politica, gli 80 quelli dell’ anti-politica, l’ elettorato berlusconiano in genere è più legato ai secondi”

    Come argomento è piuttosto bizzarro – più che un argomento potrebbe essere una sorta di corollario a certi luoghi comuni.
    Gli anni ’70 sono stati anni di iperpoliticizzazione, d’accordo. Vuoi dire che chi non vota Berlusconi è iperpoliticizzato? Falso, semmai è stato proprio il carattere aggressivo del berlusconismo a far mobilitare contro di esso gente che non si interessava più di politica da decenni, o non se n’era mai interessata.
    Gli anni ’80 sono stati anni di “riflusso” ma non di antipolitica. Sono stati gli anni del craxismo, forse gli anni in cui i partiti hanno contato di più nella società italiana, con gli esiti di cui sappiamo. Sicuramente una parte del ceto medio berlusconiano ha cominciato ad accumulare le proprie fortune in quel periodo.

    “B) nella mia esperienza chi vota B. spesso lo fa addirittura di nascosto”

    Eppure hanno riempito le piazze. Allora è vero che li pagavano! :->

    “C) sebbene B. controlli una grossa fetta della comunicazione TV, in Italia c’ è un gigantesco media-bias anti-berlusconiano nei programmi di approfondimento politico”

    E questo fa parte della retorica del chiagniefotti: anche ammesso che sia vero, il berlusconiano medio li guarda, questi programmi di approfondimento politico (che io NON amo, a partire da Santoro)? E COME li guarda? Frequentate questo blog e credo che molti di voi seguano i corsi di Giovanna Cosenza, credete ancora che il ‘bias’ superficiale o le baruffe televisive tra politici spostino di una frazione di punto l’opinione dei cittadini?

    Sull’ultimo punto non insisto, ti piacciono gli schemi ultrasemplificati. Lo sai già, a volte funzionano, a volte no…

  55. Strano, forse le leggo con lenti distorte, ma alcune tue repliche sembrano portare acqua al mulino dell’ “asimmetria”.

    1. Mi precisi che gli anni 80 sono gli anni del “riflusso” prima ancora che dell’ “anti-politica”. Ma questo non rafforza ancora di più il mio argomento? Cos’ è il riflusso se non un offuscamento della passione politica?

    2. Secondo te le piazze riempite dai berluscones sono un sintomo della loro passione politica. Ma la piazza non è incompatibile con la semplice difesa dei propri interessi. Dopodiché, contiamo pure le piazze e scopriremo che non c’ è partita.

    3. Ma che diavolo c’ entra se un programma di approfondimento politico sposta o meno i voti? Ti tocca semmai difendere l’ improbabile affermazione secondo cui Santoro, Floris e gli altri nomi elencati, realizzano programmi televisivi prevalentemente destinati al “popolo berlusconiano”.

    Voglio concedere comunque che nel ‘94, preconizzando una “rivoluzione liberale” sulle orme di Reagan e Thatcher, Berlusconi sia riuscito per un attimo a calamitare una reale passione politica. Ma sono comunque tempi molto lontani.

  56. @ broncobilly

    1.Ammetto un eccesso di pedanteria: vorrei che fosse chiara la differenza tra l'”antipolitica”, intesa come rifiuto delle forme tradizionali della rappresentanza, e la bassa intensità della passione politica, intesa come senso identitario e disponibilità alla militanza. Grillo è un esempio di antipolitica, tuttavia in grado di accendere le passioni delle piazze, ad esempio.

    2.Anche la FIOM scende in piazza per difendere degli interessi ben precisi, senza che questo sia separato da una passione politica di respiro più ampio.
    Siamo d’accordo se mi dici che il berlusconismo non può essere nemmeno lontanamente considerato un pensiero politico strutturato, e che generalmente le piazze di destra (lo dico molto rozzamente) si mobilitano SOLO per difendere interessi specifici, in momenti ben determinati. Ma di fatto ogni ‘passione’ politica viene catalizzata da una tematica concreta, cui si dà una differente risposta retorica. Se parliamo di immigrazione, a sinistra si farà il corteo contro il razzismo, a destra quello per la sicurezza nelle città. E così via. In generale non posso essere d’accordo con il tuo discorso sull’asimmetria perché, allargando un po’ lo sguardo da berlusconi ai suoi compari di avventura, questi vent’anni sono stati caratterizzati proprio da una rinascita di una passione politica ‘pura’ a destra, cioè di un nuovo orgoglio che fino a qualche anno prima era inconcepibile. Berlusconi sparirà ma questo ‘sdoganamento’ rimarrà tra i risultati più evidenti.

    3.Credo tu abbia capito il contrario di quello che intendevo dire. Rileggi, mi chiedevo appunto se il pubblico berlusconiano Santoro lo guardi e, se lo guarda, non lo guardi esattamente come si assiste ad una partita, tifando per la propria squadra.

  57. A me ha soprattutto annoiato. Era malfatto e noioso, ripetitivo e talmente acritico e generico da sembrare un’esaltazione. Difficile che gli autori non ne abbiano avuto coscienza. Io sono così stufa di vedere la faccia di quel personaggio e sentir raccontare le sue squallide vicissitudini. Che genere di dibattito avrebbe mai potuto aver luogo, dopo aver mandato in onda una cosa simile?

  58. Sento che piano piano si realizza una certa convergenza.
    1. Non stigmatizzavo la tua precisazione perché errata, ma perché rinforza il mio argomento. In un certo senso ci siamo!
    2. “il berlusconismo non può essere nemmeno lontanamente considerato un pensiero politico…”; non potevi dirlo meglio, ma allora ci siamo!
    Ma il punto più importante per me è il terzo, secondo me potremmo incontrarci facilmente anche lì. Sarebbe bello sulla questione poter interpellare i dati: nel pubblico che segue Santoro, Floris, Annunziata, Mannoni, Lerner… prevale chi non vota Berlusconi? Tu ritieni di no, io lo davo tanto talmente per scontato da non sentire nemmeno il bisogno di una verifica.
    Qualcuno ha dei numeri?

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