Archivi del giorno: lunedì, 19 settembre 2011

Terry De Nicolò, regina dei robot fra i robot. Ma le emozioni?

L’intervista di Terry De Nicolò a «L’ultima parola» su Rai 2, venerdì scorso, ha già ottenuto decine di migliaia di clic e molti commenti in rete e sui giornali cartacei. Segnalo l’analisi di Dino Amenduni su Valigia Blu di sabato, e il commento di Concita De Gregorio su Repubblica oggi (ripreso da questo blog).

Non approfondisco l’analisi di quello che è stato definito da De Gregorio, un «trattatello immorale» di «antropologia culturale». Ci ha già pensato Amenduni su Valigia Blu, dopo aver sottolineato – giustamente – che la morale di Terry De Nicolò non riguarda solo chi vota Berlusconi, ma è molto più trasversale, politicamente e socialmente.

Ma c’è qualcosa che finora nessuno ha notato e che invece per me è fondamentale: non solo nell’intervista a Terry De Nicolò, ma in tutte le intercettazioni pubblicate in questi giorni c’è una grande, gigantesca assenza: l’emozione.

Tutti i dialoghi sono gelidi, anaffettivi, quasi disumani. Un vuoto enorme a cui quasi non facciamo caso, perché lo diamo per scontato. Paradossalmente, l’unico a esprimere emotività, ogni tanto, è Berlusconi: si riferisce alle escort come «bambine», definisce «simpatica» e «dolce» qualcuno di loro, parla di stanchezza, esplicita la debolezza del non voler ragazze «alte» perché «noi non siamo alti». Tutti gli altri, ragazze incluse, sembrano robot.

E la regina dei robot è proprio Terry nell’intervista. Per forza, dirà qualcuno. Il sistema di valori che regge questo mondo è il «do ut des» calcolistico, dunque che emozioni vuoi che ci siano?

Attenzione però: anche le più raffinate analisi del sistema, anche i commenti che lo criticano più duramente sono privi di emozioni. Tutti egualmente gelidi.

Credo invece che l’unica strada per uscire dalla morale di Terry sia quella dell’affettività. L’unico modo per educare (o rieducare) i bambini e ragazzi che hanno visto in prima serata l’intervista e ora la cliccano su YouTube. L’unico modo per ricordare agli adulti che «un altro mondo è possibile».

Allora mi e ti domando: con quanta mancanza di amore devono essere cresciute quelle ragazze, per dare per scontata la morale di Terry? Quante relazioni fasulle e vuote stanno sopportando? Che prezzo emotivo stanno pagando i loro stessi intermediari maschi?

Insomma, chi vuole bene a chi, in quel mondo di cene e festini? Chi è davvero felice?

Ma attenzione: non sto dicendo che mi interessano i sentimenti di queste persone. Sto dicendo che non è affilando il bisturi che si persuadono donne e uomini, ragazzini e adulti, a non condividere le gesta di quei signori. È solo mostrando il vantaggio emotivo che può venire da un sistema di valori diverso che le persone possono esserne attratte.

E non sarebbe affatto difficile impostare interviste e inchieste che mettessero in evidenza l’anaffettività del mondo di Terry. Che giocassero a mettere in difficoltà emotiva i suoi protagonisti. Farebbero pure audience.