Archivi del giorno: martedì, 20 settembre 2011

Non era nevrosi, era endometriosi

L’endometriosi è una malattia che colpisce, secondo alcune stime forse riduttive, il 10% di donne in età riproduttiva. La maggior parte di loro non sa di averla e convive con il cosiddetto «mal di pancia» ogni volta che arrivano le mestruazioni, come fosse un sacrificio dovuto.

Come tutto ciò che riguarda il ciclo femminile, la malattia è infatti un tabù: non se ne parla, le donne non se ne lamentano, i medici non la riconoscono.

Pregevole è dunque l’iniziativa della Fondazione Italiana Endometriosi e del Ministero per le pari opportunità, che quest’estate hanno promosso uno spot per parlare di endometriosi.

E tuttavia lo spot ha diversi problemi, che ben sintetizza Monica, che me l’ha segnalato:

«Senza giri di parole: mi disturba, e molto, il “lieto fine” legato alla maternità. E questo perché:

  1. È riduttivo: l’endometriosi è una malattia infida che, nelle forme più gravi, riduce notevolmente la qualità della vita; questi aspetti vengono menzionati nello spot (“il ciclo fa malissimo”, “fare l’amore è un tormento”, “sogno solo un giorno senza dolore”; si fa riferimento a psicofarmaci e a licenziamenti) e poi (mi pare) completamente oscurati dalla conquista della maternità, che tuttavia non è una soluzione, perché non è guarigione, né cura. Anche ammesso che si possa portare a termine felicemente una gravidanza, la malattia resta, con tutto quello che ne consegue.
  2. Implica una valorizzazione della donna-madre, penalizzante per chi non vuole o non può avere figli: e vissero tutte felici e contente, avendo procreato? È così difficile ipotizzare che una donna malata possa avere come priorità quella di non soffrire di dolori cronici, o di non doversi sottoporre a interventi chirurgici periodici, o di non essere discriminata sul lavoro, o di avere una vita sessuale appagante con il proprio partner, prima che fare un bambino? Non posso evitare di chiedermi: se si fosse trattato di una malattia “maschile”, il finale sarebbe stato lo stesso? O ci avrebbe mostrato un uomo che può finalmente affrontare il mondo senza paura, senza sentirsi inferiore o incompreso, senza essere più piegato in due per il dolore davanti alla scrivania del proprio ufficio?
  3. È, temo, fuorviante: l’endometriosi è spesso causa di sterilità. Il che non significa che sia impossibile, per una donna che ne soffre, avere un bambino; ma può essere, e spesso è, molto difficile. La mia impressione è che lo spot tenda a nascondere questo aspetto della malattia, concentrando l’attenzione su un finale rassicurante che può però non essere quello della storia di tutte (e neanche di molte). Dato il messaggio sotteso che si potrebbe riassumere in “non siete sole, noi possiamo capirvi e aiutarvi”, mi chiedo: che effetto farebbe questo spot a una donna effettivamente sterile a causa della malattia? Non aumenterebbe la sua frustrazione e il suo isolamento?

Questa è la mia opinione, che naturalmente riguarda solo l’efficacia comunicativa dello spot e non (ci mancherebbe) il prezioso lavoro di ricerca della Fie e il suo impegno nella campagna di sensibilizzazione nei confronti di questa malattia ancora poco conosciuta eppure molto diffusa.»

Condivido la tua opinione. Grazie, Monica.