Archivi del giorno: martedì, 27 settembre 2011

Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti, again

Il testo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche contiene (di nuovo) la norma chiamata dai media «legge bavaglio» (art.1 comma 29), che impone l’obbligo di dichiarazione e rettifica, entro quarantotto ore dalla richiesta, anche ai «siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica», pena multe salate come se i blog fossero testate giornalistiche a tutti gli effetti.

No Legge Bavaglio

Della questione si stanno occupando, oltre a Valigia Blu, molti blogger, e per protestare contro il «bavaglio ai blog» la Federazione Nazionale della Stampa ha indetto una manifestazione di protesta a Roma il 29 settembre.

La stessa identica situazione si proponeva nel luglio 2010. Poi per fortuna la faccenda si era dissolta nel nulla, ma ora ci riprovano, a quanto pare.

Non mi resta che linkare il post che avevo scritto allora: Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti.

Allora riprendevo, fra gli altri, la bella sintesi che della norma ammazza-blog aveva fatto l’avvocato e collega Giusella Finocchiaro, sul blog Diritto&Internet. Anche lei ieri è tornata sul tema: Obbligo di rettifica per i blog: torna il ddl intercettazioni.

Ma Bagnasco parlava di Berlusconi o no?

Era da tempo che molti lamentavano il silenzio della chiesa sui comportamenti del presidente del consiglio che emergono dalle inchieste. Lo aveva fatto Barbara Spinelli su Repubblica giorni fa, per esempio. Ma abbiamo sentito e letto lagnanze del genere fin dai primi scandali sessuali nel 2009. Lagnanze che venivano anche dalle parrocchie.

Ora che Bagnasco ha parlato di «comportamenti licenziosi e relazioni improprie», «non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui»; ora che ha ricordato l’articolo 54 della costituzione dichiarando «Chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore», la stessa Spinelli legge le parole di Bagnasco come fossero «chiare», e i titolisti di Repubblica parlano di «condanna» e di «vescovi contro Berlusconi».

Più cauto, giustamente, è il Corriere che titola «I vescovi e le critiche indirette al premier». Indirette, appunto. Sta tutto lì, il gioco, perché Bagnasco ha parlato in generale e non ha mai nominato Berlusconi. E come avrebbe potuto? Non poteva, certo. Per mille motivi, ufficiali e ufficiosi. E allora?

Allora sono già arrivate le reazioni degli uomini del Pdl, che parlano di «strumentalizzazione», come hanno fatto Giovanardi e Bondi, il quale precisa che «la società italiana, nella sua interezza, ha bisogno di un profondo rinnovamento». Analogamente il ministro Rotondi: «Il monito non va mai riferito a una persona, la tradizione vuole che sia rivolto alla generalità dei cittadini». Vedi: Il Fatto Quotidiano, «Ma Bagnasco non parlava di Berlusconi».

Per non parlare dell’uscita di monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, che aggiunge la sua chicca omofoba: «Credo che l’omosessualità praticata sia un peccato gravissimo e contro natura, peggiore di chi va con l’altro sesso. Alla luce dei fatti, senza stilare classifiche, Vendola pecca molto più di Berlusconi». Non dimentichiamo, infatti, che Vendola è cattolico. Vedi: Il Giornale, «E il monsignor pro Cav attacca Vendola: lui pecca più di Silvio».

Ecco qua: tutti nello stesso calderone.

Ma Bagnasco parlava di Berlusconi o no?

Né sì e né no. Ha semplicemente alzato il tiro. Infatti Gianni Letta si prepara a trattare. Scommettiamo?

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