Archivi del giorno: martedì, 11 ottobre 2011

Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista

Mi scrive Simona, che si è laureata con me qualche anno fa:

«Ieri ho visto un’affissione dinamica su un bus, che diceva: “Vu Curà?”.

La cosa mi è suonata strana e sono andata a indagare. Scopro quindi che è una campagna contro l’abusivismo e il turismo odontoiatrico, realizzata dall’ANDI – Marche (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).

Mi sembra una campagna che alimenta razzismo e atteggiamenti discriminatori e provo a spiegarti perché.

Vu curà?

Va bene tutelare le categorie di professionisti. Va bene la tutela del lavoro qualificato e italiano (sottolineato in tutte le salse).

Ma non va bene il ricorso all’immaginario del “Vu Cumprà?”: l’espressione richiama alla mente persone di colore e suona, tristemente e profondamente, razzista: per l’italiano medio il Vu cumprà è colui che infastidisce il relax di chi è sdraiato ad abbronzare la pancia al sole, colui che non ha permesso per vendere, l’uomo nero insomma.

Perchè associare l’abusivismo e turismo odontoiatrico all’esperienza dei migranti africani, spesso fuggiti da paesi devastati da guerre (e magari, in tempi meno recenti, anche dello sfruttamento coloniale italiano)?

E non va bene la contrapposizione tra i non italiani, che sarebbero i cattivi, e gli italiani, che non sono più solo “brava gente” ma anche, per questa campagna, eccellenti e onesti dentisti. Tutti? Salvo, poi, fare uno sforzo di memoria e scoprire che molti di noi hanno avuto esperienze negative con i dentisti italiani, sia in termini di correttezza nel trattamento economico, sia in termini di professionalità. Dunque non è detto che siano tutti bravissimi, purtroppo. Neppure gli italiani.

Né va bene l’accostamento tra professionalità e nazionalità: mi chiedo quanti abusivi italiani, tedeschi e francesi esistano. Perché non se ne fa cenno?

E mi pare grave dimenticare che in Italia ci sono anche dentisti non italiani che svolgono la loro professione onestamente e correttamente. Potevano risparmiarsi, insomma: “Viva il lavoro italiano in Italia. Vu Curà?” Che ne pensi?»

Penso che hai ragione, cara Simona.

E penso che la campagna vada denunciata allo Iap, facendo appello all’art. 10, che dice che le pubblicità devono «evitare ogni forma di discriminazione» e all’art. 14, che vieta «ogni denigrazione delle attività, imprese o prodotti altrui, anche se non nominati». Io denuncio riempiendo QUESTO MODULO. Se sei d’accordo con l’analisi di Simona, fallo anche tu.