Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista

Mi scrive Simona, che si è laureata con me qualche anno fa:

«Ieri ho visto un’affissione dinamica su un bus, che diceva: “Vu Curà?”.

La cosa mi è suonata strana e sono andata a indagare. Scopro quindi che è una campagna contro l’abusivismo e il turismo odontoiatrico, realizzata dall’ANDI – Marche (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).

Mi sembra una campagna che alimenta razzismo e atteggiamenti discriminatori e provo a spiegarti perché.

Vu curà?

Va bene tutelare le categorie di professionisti. Va bene la tutela del lavoro qualificato e italiano (sottolineato in tutte le salse).

Ma non va bene il ricorso all’immaginario del “Vu Cumprà?”: l’espressione richiama alla mente persone di colore e suona, tristemente e profondamente, razzista: per l’italiano medio il Vu cumprà è colui che infastidisce il relax di chi è sdraiato ad abbronzare la pancia al sole, colui che non ha permesso per vendere, l’uomo nero insomma.

Perchè associare l’abusivismo e turismo odontoiatrico all’esperienza dei migranti africani, spesso fuggiti da paesi devastati da guerre (e magari, in tempi meno recenti, anche dello sfruttamento coloniale italiano)?

E non va bene la contrapposizione tra i non italiani, che sarebbero i cattivi, e gli italiani, che non sono più solo “brava gente” ma anche, per questa campagna, eccellenti e onesti dentisti. Tutti? Salvo, poi, fare uno sforzo di memoria e scoprire che molti di noi hanno avuto esperienze negative con i dentisti italiani, sia in termini di correttezza nel trattamento economico, sia in termini di professionalità. Dunque non è detto che siano tutti bravissimi, purtroppo. Neppure gli italiani.

Né va bene l’accostamento tra professionalità e nazionalità: mi chiedo quanti abusivi italiani, tedeschi e francesi esistano. Perché non se ne fa cenno?

E mi pare grave dimenticare che in Italia ci sono anche dentisti non italiani che svolgono la loro professione onestamente e correttamente. Potevano risparmiarsi, insomma: “Viva il lavoro italiano in Italia. Vu Curà?” Che ne pensi?»

Penso che hai ragione, cara Simona.

E penso che la campagna vada denunciata allo Iap, facendo appello all’art. 10, che dice che le pubblicità devono «evitare ogni forma di discriminazione» e all’art. 14, che vieta «ogni denigrazione delle attività, imprese o prodotti altrui, anche se non nominati». Io denuncio riempiendo QUESTO MODULO. Se sei d’accordo con l’analisi di Simona, fallo anche tu.

 

24 risposte a “Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista

  1. Se non ho capito male ( http://www.omceomi.it/Libraries/Newsletter/newsletter_20060719.sflb.ashx ) il merito di questa situazione (pubblicità di prestazioni mediche a prezzi stracciati) è del decreto legge 4 luglio 2006 n° 223 (noto come Decreto Bersani). Fra le altre cose abolisce il tariffario minimo per i medici.

    In settimana segnalo allo IAP.

  2. Campagna subdola e denigratoria. Da uno studio dell’università di Rotterdam, risulta che i dentisti italiani sono i più costosi dopo gli inglesi. Per questo motivo, molti dentisti stranieri (anche da paesi ad elevato costo del lavoro come Germania od Olanda) aspirano a lavorare in Italia: si guadagna di più. Per lo stesso motivo molti pazienti vanno all’estero: si spende di meno. Forse l’AMDI dovrebbe impegnarsi per migliorare la competitività. Ma non lo fanno. E in questo si vede una dinamica ricorrente in altri ambiti professionali, soprattutto quelli legati a ordini, albi e corporazioni: giornalisti, architetti, avvocati, notai, medici, dentisti etc… Molti italiani, invece di gareggiare fanno come i bambini, prendono in mano il pallone e non lo mollano più “il pallone è mio e ci gioco io”. La cosa ha funzionato finché la gente aveva paura ad uscire dall’oratorio. Ma adesso il mondo è pieno di campetti da calcio, c’è gente che gioca (e anche bene) ovunque e spostarsi è un attimo. La pacchia è finita. http://www.mednat.org/amalgami/dentisti_cariperche.htm

  3. Non sono d’accordo sulla qualifica di “razzista”.

    “Vu curà” accomuna dentisti ungheresi e ambulanti africani, non evidentemente per motivi razziali, ma per la qualità di ciò che vendono.

    Lo stesso termine “vu cumprà” non è razzista, come non lo era “rital” — così venivano chiamati gli italiani in Francia per via della loro difficoltà a pronunciare l’erre moscia.
    Come non lo sono le migliaia di nomignoli popolari che designano mestieri ed etnie di tutto il mondo.
    Simona, riferendosi “all’immaginario del Vu cumprà”, dice che “per l’italiano medio il Vu cumprà è colui che infastidisce il relax di chi è sdraiato ad abbronzare la pancia al sole, colui che non ha permesso per vendere, l’uomo nero insomma.”
    Certo che i vu cumprà possono infastidire, come infastidiscono gli operatori che ti fanno telemarketing alle otto di sera. Certo che solitamente sono abusivi. Certo che solitamente sono africani. E allora?
    Come fai a sapere, Simona, che chi dice “vu cumprà” per intendere “ambulante solitamente abusivo, generalmente africano, che vende oggetti in luoghi di vacanza, per lo più spiagge, portando con sé la sua mercanzia”, ha sentimenti razzisti nei confronti dei vu cumprà?

    Confondere il razzismo con cose abbastanza diverse, è un’operazione retorica, certamente animata da buone intenzioni.
    Come, su di un altro versante ideologico, chiamare “drogato” chi si fa qualche spinello.
    A me sembrerebbe più conveniente una maggiore sobrietà, in un caso e nell’altro.

    Trovo invece lievemente offensivo “turismo odontoiatrico”, che suggerisce un accostamento fra chi va legittimamente a curarsi all’estero e i “turisti sessuali”.

  4. @Ben

    Posso essere d’accordo con te sul resto, ma mi sembra ingenuo separare e rendere scollegati lingua e pensiero: sappiamo bene che usare un termine o un’espressione al posto di un’altra vuol dire fare una scelta di pensiero. La lingua rivela, insomma.
    Non intendo dire che chi usa “vu cumprà” sia necessariamente razzista – usiamo tutt* parole per comodità, anche se poco politically correct – ma pretendo che se ne prenda la responsabilità, non può dirlo a cuor leggero. Sa che dirlo lo schiera, c’è poco da sfumare.

  5. Provvedo a segnalare questa pubblicità anche sul sito http://www.occhioaimedia.org/ che si occupa di media e immigrazione (con le problematiche connesse: stereotipi razzisti in primo luogo). Grazie!
    Claudia

  6. @Amedeo

    Ottima obiezione.🙂

    Però qual è l’alternativa lessicale a “vu cumprà”? “Venditore ambulante”?

    “Venditore ambulante” tralascia tre cose: i “vu cumprà” sono solitamente abusivi, extracomunitari e africani, oltre che venditori ambulanti.
    Che siano extracomunitari non è irrilevante, perché spiega largamente perché siano abusivi.
    E’ anche rilevante che siano africani, con i tratti di cordialità che caratterizzano solitamente il loro approccio (come suggerito da “vu cumprà”)

    Potrei allora dire “venditore ambulante africano abusivo”. Ma perché non dire più brevemente “vu cumprà”?

    Tu dici: perché, se dico “vu cumprà”, mi schiero. D’accordo. Ma con chi mi schiero?
    Con i razzisti? O con chi non si adegua al “politically correct”, quando è poco sensato?

    In effetti, anch’io a volte ho evitato di dire “vu cumprà”, ricorrendo a circonlocuzioni, per non correre il rischio di essere considerato uno di quelli che hanno un atteggiamento condiscendente verso i vu cumprà. (Condiscendenza che di solito non è razzismo.)
    Però altre volte ho detto “vu cumprà” abbastanza tranquillamente, fidando che i miei interlocutori non lo considerassero espressione di un atteggiamento condiscendente, o addirittura razzista.

    Trovo peggiore l’uso di “omino” (o simili) per riferirsi ad un artigiano tuttofare. Non razzista ovviamente, ma un po’ condiscendente sì. Al mio orecchio almeno.

  7. Mi unisco a Ben, penso che Simona cada nello stereotipo di considerare gli stereotipi inaccurati (e quindi occultatori di discriminazione e razzismo). In realtà nelle società consumiste la ricerca sul campo ci dice che per lo più è vero il contrario: gli stereotipi sono in molti casi descrittori affidabili dei gruppi sociali. E questo sembra decisamente proprio un caso del genere.
    Ma fin qui è il solito discorso.
    Mi dissocio invece dalla singolare premessa per cui “… va bene tutelare il lavoro… italiano” (!?). Oltretutto seguita dalla lamentela per cui: “… i non italiani sono dipinti come i “cattivi”. Ma se devi “tutelare il lavoro italiano” i “non italiani” diventano i “cattivi” per definizione.
    Volendo proprio far chiarezza, sarebbe piuttosto meglio che emerga con maggiore trasparenza la situazione in cui ci troviamo: qui c’ è un operatore economico che denuncia il suo concorrente straniero. Ovvero, siamo in presenza di un gigantesco conflitto d’ interesse che dovrebbe tradursi in un messaggio debolissimo.

  8. Ho cercato di pensare a come avrei reagito se avessi letto questa pubblicità senza aver dato prima un’occhiata a questo Blog. Bè probabilmente avrei pensato: nel facile accostamento tra “vu curà” e “vu cumprà” vedo la ricerca di un modo per distinguere dentisti professionali e competenti da dentisti non professionali, associando questi ultimi ai vu cumprà. Credo che il punto non sia tanto il razzismo ma la percezione degradante che si da di un venditore ambulante, relegato in questo immaginario ad essere messo sullo stesso piano di persone che fanno male il loro lavoro. non vedo razzismo verso le persone di colore ma piuttosto la visione del venditore ambulante come colui che cerca di fregarti quando ti approccia e quindi l’inconscio risultato, con questa pubblicità, di rafforzare un pregiudizio.

  9. @Ben

    Grazie😀
    Trovo che siano molteplici i casi di eccessiva applicazione del “corretto-a
    -tutti-i-costi”, ma non mi pare questo uno di essi.
    Capisco quello che dici, e alla tua domanda “allora come chiamarli?” confesso che non ho già pronta un’alternativa (continuerò a pensarci, però). Mi viene in mente la parola “frocio”. Siamo tutti d’accordo che nel testo di una legge contro l’omofobia tale termine sarebbe considerato satanico; eppure ti assicuro che tra i maschi omosessuali è usatissima, per definirsi, per definire il proprio interlocutore, ma ancor più per riferirsi alla realtà gay in generale con qualcuno, però, che condivida lo spirito ironico, a cui si può strizzare l’occhio, per intenderci.
    A mia madre, a cui la mia omosessualità proprio non va giù, non mi verrebbe mai di definirmi “frocio” – non capirebbe il codice.
    Questo per dire che “vu cumprà”, al massimo, può definirsi l’ambulante stesso. Farlo noi mi sembra sempre troppo rischioso.

  10. @Amedeo

    credo che siamo sostanzialmente d’accordo.

    A dire “vu cumprà” si rischia di essere irriguardosi, te lo concedo volentieri.🙂

    Ma se sento uno dire, come mi è capitato, “Stamattina sulla spiaggia è passato un vu cumprà, mi ha parlato del suo paese, gran bella persona!”, non penso che sia un razzista, neanche latente.
    Idem, come dici tu, per altri termini comunemente considerati “politically uncorrect”.

    Ho una nipote trentenne — femminista nei fatti anche se non “iscritta” a nessun movimento — che dice modestamente di sé “Be’ dai non sono mica una gran gnocca, X sì che lo è, poche balle”.
    E a lei posso dire tranquillamente e affettuosamente “No Silvietta, tu sei una gnocca infinita”. Segue casto abbraccio da nipote a zio.🙂 Ed entrambi sappiamo che affetto, simpatia e stima dipendono ben poco dalla bellezza fisica.

    Insomma, per molti termini, dipende dal contesto, come dici anche tu. Per questo, in generale e nel dubbio, si può essere tolleranti cogli altri, oltre che cauti con le proprie parole, come suggerisci giustamente tu.

    Poi ci sono espressioni per cui è difficile immaginare un contesto che le renda tollerabili: “E’ una culona inchiavabile”, “E’ un cesso”, “Sporco negro”, “Terrone di merda”, “Leghista del cazzo”.
    Se non come citazioni, come qui.😉

  11. Ben: appunto. Dipende dal contesto. I gay scherzano fra loro sul loro essere «frocie», ma ciò non toglie che qualche omofobo o qualche omofoba possa usare la stessa parola in modo insopportabilmente insultante e aggressivo. E quando la si usa in un contesto apparentemente «neutro», be’, occorre stare molto attenti: chi abbiamo di fronte è neutro come noi? Ma soprattutto: siamo sicurissimi di essere neutri nell’usarla? Parola a rischio, insomma. Zona allarme linguistico.

    Torniamo al «Vu curà». Nel contesto della campagna contro il cosiddetto «turismo odontoiatrico» si implica che gli «altri», gli stranieri, siano abusivi, facciano male il loro mestiere e, se ci scherziamo troppo, con questi dentisti stranieri abusivi, finiamo male.

    Non trovi ce ne si sia abbastanza per restituire al «Vu curà» (e al «Vu cumprà» su cui si appoggia) il significato denigratorio che ne fa un’espressione politicamente scorretta? Ti sembra perbenismo linguistico, il mio? Tutto in quella campagna implica: noi italiani siamo bravi dentisti onesti e in regola, gli altri non sono bravi ma abusivi e pure pericolosi, visto che con loro «non si scherza». Ma quando mai?

    Ho due amiche che sono andate a rifarsi i denti in Romania, hanno speso il giusto, sono state trattate benissimo con tanto di fattura e hanno in bocca un lavoro professionalissimo, di fronte al quale diversi dentisti italiani sono rimasti ammirati.

    Non raccontiamoci storie al contrario, per favore, solo per discettare di sottigliezze linguistiche. In quel manifesto non c’è nulla di sottile né sfumato: è gravemente pregiudiziale e implica molte spiacevolezze contro «gli stranieri».

    La parola «razzista» sembra pesante? E come chiamare chi mette in un unico calderone i dentisti di altre nazionalità per il solo fatto di essere di altre nazionalità? Trovatemi un’altra parola.

  12. Direi “pubblicità ingannevole”, “concorrenza sleale”, “protezionismo nazionalistico”, come suggerito da Broncobilly.
    “Razzismo” no, a meno di confonderlo con altre cose, come appunto il nazionalismo.

    Quanto a “vu cumprà” a me non sembra denigratorio, non più di “lavapiatti”, “magliaro”, “strizzacervelli”, o anche “redneck” (contadino del Texas o giù di lì), “pied noir” (colono francese in Algeria), e mille altri.
    Per usarli in modo denigratorio, la denigrazione bisogna aggiungercela, con altre parole e col tono.

    D’accordo comunque con te che le connotazioni di questi termini non sono univoche, e che per alcuni possono suonare denigratorie. Quindi cautela nell’uso, ok.
    Ma anche, aggiungerei, nella critica e nella censura.🙂

  13. Giovanna, non mi convince.
    Ammettiamo che con lo stereotipo di “vu cumprà” s’ intenda un commerciante che ha più probabilità della media di essere abusivo e di vendere merce di seconda scelta.
    Prendiamo adesso dal mazzo un vu cumprà qualsiasi e un qualsiasi negozio.
    Dovendo scommettere, chi secondo voi venderà merce dalla qualità più scadente? Il “vu cumprà”.
    Chi ha più probabilità di essere nelle condizioni di abusivo? Il “vu cumprà”.
    Se queste risposte sono vere, lo stereotipo del “vu cumprà” come abusivo e venditore di merce di seconda scelta è ACCURATO.
    Come potremmo mai sentirci in colpa di “pensare in modo accurato”?
    Facendo notare che:

    Ho due amiche se sono andate a rifarsi i denti in Romania, hanno speso il giusto, sono state trattate benissimo con tanto di fattura e hanno in bocca un lavoro professionalissimo, di fronte al quale diversi dentisti italiani sono rimasti ammirati.

    sembra quasi si sposti il tiro: i discriminati non sono i vu cumprà ma i dentisti concorrenti (esterni alle associazioni firmatarie).
    Ma questo è tutto un altro discorso. Una cosa del genere è il minimo che ci si puo’ aspettare; il danno poi non è così grave visto che si tratta comunque di un’ accusa depotenziata: A è completamente esautorato dal suo conflitto d’ interessi allorché giudica il concorrente B.
    Infine, la morale: per difendere i più deboli niente IAP e molta più cultura della concorrenza.

  14. Ben, broncobilly, insisto: mi pare che le sottigliezze che qui proponete – sulle quali peraltro sono pure d’accordo – non hanno nulla a che fare con la grossolanità di quel manifesto.

    Il tema è «Vu curà», detto in un contesto che Ben chiama di «protezionismo nazionalistico». D’accordo, è più corretto, ma coloro che frettolosamente e inaccuratamente mettono in un unico girone «tutti i rumeni» sei proprio sicuro che non abbiano in testa una robaccia grossolana come «la razza rumena»? Gente «di quella razza», «risma» e così via. Che la distingui pure a fatica, da quel certo colorino della pelle o quel tratto somatico un po’ così. Rumeno? Serbo? Boh. Circa. In ogni caso abusivo e fuori legge.

    Quanto allo Iap, broncobilly in questa fase ci vuole, eccome: se le aziende si vedono ritirata una campagna per cui hanno speso soldi, ci perdono. E se ci perdono, la prossima volta ci stanno più attente. Loro e i loro comunicatori. Molto prima che il mercato concorrenziale che tu dici faccia i miracoli culturali ed economici a cui alludi. Se mai li farà.

    Quanto alla verità che sta nel fatto che i «vu cumprà» sono spesso abusivi, certo: negli setereotipi c’è sempre un nucleo di verità. Ma questo non autorizza ad abusarne come armi pregiudiziali e discriminatorie. Altrimenti si fa … abusivismo linguistico.🙂

  15. Una sola precisazione di contorno. Dici:

    lo IAP è necessario… molto prima che il mercato concorrenziale che tu dici faccia i miracoli culturali ed economici a cui alludi

    Veramente non ho messo al primo posto “il mercato concorrenziale”, ho richiamato invece a una “cultura del mercato”, o “cultura della concorrenza”. Insomma, la “cultura” precede l’ “istituzione”.
    Direi allora che antepongo la “cultura della concorrenza” alla “cultura del politically correct”.
    In questo sono in buona compagnia, in compagnia del vu cumprà, per esempio, il quale, più che ai nomignoli con cui lo si designa (e che adotta volentieri), interessa essere lasciato libero di lavorare e essere apprezzato per il suo lavoro.
    Solo in concorrenza chi coltiva stereotipi razzisti (e quindi irrazionali) la paga cara! Magari andando a comprare in boutique cio’ che l’ odiato vu cumprà vende in spiaggia a metà prezzo, oppure facendosi fare l’ impianto dal dentista del centro che lavora molto peggio del rumeno low cost.

  16. p.s. Sugli abusi degli stereotipi. Lo so che un nucleo di verità c’ è sempre. Ma nello studio linkato sopra la ricerca sul campo ci dice proprio che NON SOLO c’ è il nucleo di verità (ovvio) ma c’ è anche accuratezza; ovvero, comunemente non si abusa affatto degli stereotipi più diffusi circa il genere e le etnie (peraltro molto duttili e mutevoli).

  17. Scusa Giovanna, non sono affatto sottigliezze linguistiche.
    Per dire, la lettera di Simona, che ha utilmente originato la discussione, era nazionalista, come notato da Broncobilly, ma non razzista, ovviamente.

    Poi dai una descrizione di quelli che “la razza rumena” ecc. Ma io, che conosco da vicino molti leghisti e berlusconiani, di persone così non ne conosco neanche una. Tu?

    Il punto per me è lo stesso di Broncobilly. I temi del “politically correct”, dell’antirazzismo, e simili, ne coprono altri più importanti e sviano. Anche riguardo a immigrati e vu cumprà, nel senso accennato da Broncobilly: “più che ai nomignoli con cui lo si designa (e che adotta volentieri), interessa essere lasciato libero di lavorare e essere apprezzato per il suo lavoro”.

    L’esempio della pubblicità dei dentisti è perfetto.
    I dentisti italiani non sono razzisti. Il problema è la concorrenza dei dentisti ungheresi o rumeni o finlandesi, per dire. L’etnia non conta niente, contano i prezzi.

    Il discrimine oggi in Italia fra universalisti-progressisti e localisti-reazionari non è il razzismo (che per fortuna manco c’è). E’ l’accettazione della globalizzazione, e una gestione sensata e lungimirante dei costi che inevitabilmente comporta, e delle immense opportunità che offre.

    Scusa se insisto, ma la reazione di Simona è esemplare al riguardo. Il miope corporativismo nazionalista della sua lettera (“Va bene tutelare le categorie di professionisti. Va bene la tutela del lavoro qualificato e italiano”) è il problema, non la formuletta di dubbio gusto “Vu curà” che lei denuncia.

    (Scusa Simona, non ce l’ho con te, anzi grazie della tua lettera utilissima.)

  18. Vorrei sottolineare anche questo manifesto:

    http://www.marche.andi.it/nl/regionemarche_file_213.mn

    dove è scritto:
    “Ci sono soggetti che convincono gli italiani a comprare pacchetti di cure odontoiatriche “tutto incluso” per i paesi dell’Est europeo.Sono gli stessi che chiedono sempre più aumenti della pressione fiscale, ma dirottano servizi specialistici dove il carico fiscale e minore del 50% […]”

    Si insinua una cosa difficilmente dimostrabile e molto probabilmente falsa. Chi organizza il turismo sanitario ha veramente la forza politica per chiedere una maggiore pressione fiscale in Italia? E soprattutto, lo fa veramente? E se lo facesse veramente, sarebbe illegale o illegittimo?

    Segnalazione allo IAP eseguita.

  19. Ciao a tutti, a questo punto mi tocca intervenire!🙂

    Non entro nel merito di tutte le questioni: credo che la discussione sia virata verso regioni che non aiutano a centrare il cuore del problema.
    Ma vorrei spiegare meglio alcuni passaggi, che mi sembra siano stati fraintesi.

    @Ben
    Dici:
    ” Scusa se insisto, ma la reazione di Simona è esemplare al riguardo. Il miope corporativismo nazionalista della sua lettera (“Va bene tutelare le categorie di professionisti. Va bene la tutela del lavoro qualificato e italiano”) è il problema, non la formuletta di dubbio gusto “Vu curà” che lei denuncia.”

    Forse ti è sfuggito il tono ironico della mia affermazione: sono totalmente contraria all’atteggiamento massonico e corporativista di molti albi (che qui, in Italia, hanno mantenuto intatta la struttura e la funzione che avevano nel Medioevo: garantire l’interesse di una cerchia di privilegiati).
    E ti assicuro che sono le parole che meno potrebbero identificarmi!🙂

    La mia analisi nasceva, invece, da una constatazione semplice e cioè che è sbagliato connotare geograficamente e culturalmente un termine – abusivo – che non ha dentro al suo significato questi elementi.
    Esso può riferirsi a qualsiasi uomo o oggetto, in ogni luogo del mondo.
    “Vu cumprà” ha, invece una fortissima connotazione socio-culturale, e il gioco scorretto sta proprio in questa equiparazione.

    Il messaggio che passa non è “Fate attenzione ai dentisti a cui vi rivolgete: alcuni sono abusivi”. Passa invece, e molto sottilmente, “I dentisti stranieri sono abusivi”. Messaggio rafforzato dall’identità di chi lo pronuncia.

    Il linguaggio non è neutro, su questo mi pare siamo tutti d’accordo.
    Quello che forse non è stato abbastanza sottolineato è che nemmeno il contesto è neutro, o innocente.

    Usare una parola politically uncorrect ad una cena tra amici ha un significato profondamente diverso rispetto a quando la scrivi su un manifesto pubblicitario.
    C’è un significato del linguaggio e c’è un uso dello stesso, che contribuisce a modificare il senso delle parole. Un uso privato e un uso pubblico hanno implicazioni – e senso – profondamente diversi.

    La pubblicità genera metafore, che loro volta generano immaginari.
    Questo non può assolutamente esser fatto passare per un gesto “innocuo”.
    Ovviamente non sto dicendo che le intenzioni di chi ha scritto la pubblicità erano di generare comportamenti razzisti.
    Temo che, come spesso accade in pubblicità, il ricorso alla sfera del politically uncorrect sia soltanto un tentativo per sopperire la mancanza di creatività con l’apparenza di una trasgressione.
    Insomma, il venditore ambulante che vende merce di scarsa qualità…
    Non vi sembra un’immagine un po’ trita?
    E se è vero che chi scrive può essere innocente, il linguaggio, invece, non lo è mai: chi lo usa (e di mestiere!) dovrebbe tenerlo sempre presente.

    L’immaginario è politico, lavora sottilmente e silenziosamente nel processo di costruzione della “realtà”.

    E io vorrei una realtà in cui se voglio dire “dentista abusivo” non dico “Vu’ Cumprà”…
    Magari spremo le meningi e cerco una metafora originale per far passare il messaggio!🙂

    Grazie a tutti per gli interventi!
    Simona

  20. Trovo la campagna decisamente di cattivo gusto ma non così razzista come è descritta qui, così ho cercato di capire perché a me non fa lo stesso effetto.

    Nel mio caso, credo sia una questione linguistica. Per me la differenza sta nel punto interrogativo, che segnala che "vu curà?" è una forma verbale. In questo contesto percepisco "vu curà?" come un’azione, la frase che segnala una possibile transazione e che mi fa pensare al prodotto (di scarsa qualità, non controllato ecc.) ma non necessariamente al venditore.

    Nei commenti qui sopra la discussione è invece sul sostantivo vu cumprà (il venditore) e sulle forti connotazioni che porta con sé, però vu curà? non è un sostantivo e quindi non lo vedrei come sinonimo di "dentista non italiano". Credo che la discussione andrebbe spostata sulla domanda vu cumprà? per capire se ha un impatto altrettanto negativo. A me sembra più blanda: ad esempio, se un amico descrivesse una persona chiamandola vu cumprà gli farei notare il mio fastidio, ma se si lamentasse con me di un acquisto sbagliato e poi cercasse di rifilarmi la cosa dicendomi vu cumprà?, non penserei a un comportamento razzista.

  21. @Simona

    grazie del chiarimento puntualissimo.
    In effetti nella tua lettera c’erano molti passaggi anti-corporativi. Per cui avrei dovuto riflettere di più prima di prendere alla lettera “Va bene la tutela del lavoro qualificato e italiano”.
    ciao🙂

  22. Simona, aver esplicitato il tono ironico di quel “va bene difendere i lavoratori italiani…” mi sembra doveroso e risolutore sul punto. Invece, i tuoi chiarimenti successivi, almeno secondo me, non aggiungono molto.

    Nessuno infatti fa dei vu cumprà l’ epitome dell’ abusivismo. Si equiparano invece i dentisti low cost ai vu cumprà.

    Sia gli uni che glia altri spesso sono abusivi. Ok.

    Sia gli uni che glia altri forniscono servizi di qualità inferiore. Ok.

    Sia gli uni che gli altri spesso sono stranieri. Ok.

    L’ equiparazione regge? Direi di sì.

    E se non regge, è perché quella quota di dentisti low cost costituita dai dentisti stranieri, in genere non è affatto abusiva. Il problema quindi non sta nel parallelo con i vu cumprà ma nella diffamazione di un concorrente sulla quale, per spirito patriottico, forse qualcuno spera si passi sopra (e con ragione visto che le intenzioni, anche quelle critiche di questo post, erano proprio quelle di occuparsi d’ altro).

  23. @ il comizietto
    Io sono dentista: abolire i tariffari minimi, è sacrosanto (e lo dico contro il mio interesse). L’italia deve imparare a vivere senza caste. Sia libera concorrenza in tutte le professioni e vinca il migliore ovvero chi offre i migliori servizi al prezzo più basso (come tra l’altro accade nel resto del mondo civile).

    P.S. Quella pubblicità, secondo me, è razzista.

  24. Questa pubblicità vuole sottolineare il fatto che un dentista senza laurea è come un venditore ambulante senegalese e marocchino, che è abusivo e vende merce contraffatta. Comunque, condivido il fatto che sia razzista perché ci sono anche tanti italiani abusivi.

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