La differenza fra il Pd e Sel non si vede dalle federazioni romane. Ma dalla gestione della crisi un po’ sì

Accade (ieri) che la federazione romana di Sel se ne esca con un manifesto dedicato a Steve Jobs. Questo (clic per ingrandire):

Sel e Steve Jobs

Accade che gli elettori di Sel non gradiscano per niente, e in rete attacchino il manifesto a colpi di «con la crisi che c’è, questi pensano a Steve Jobs», «a Barletta  sono morte cinque donne che lavoravano in nero, e questi fanno il necrologio a Steve Jobs», «altro che Apple, ci vuole l’open source», «ecco come buttano via i soldi». E così via.

Le proteste si trasformano su Quink in esilaranti Selcrologi, ipotetici manifesti mortuari di Sel con Gesù Cristo, Bin Laden, Mike Bongiorno e altri. Fino alla morte della stessa federazione romana:

Selcrologio a SEL

Accade allora che Nichi Vendola intervenga subito sulla sua pagina Facebook, per sgridare quelli di Roma:

«Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il software libero – un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio. Penso che il manifesto della federazione romana di SEL, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un incidente di percorso. Incidente tanto più increscioso in quanto proprio in questi giorni nella mia regione stiamo per approvare una legge che, favorendo lo sviluppo e l’utilizzo del software libero segna in modo netto la nostra scelta.»

Ora, la reazione di Vendola è a sua volta criticabile perché fatta col solito atteggiamento di chi sta sopra e accusa quelli sotto «di aver preso un abbaglio», dimenticando che un leader è responsabile anche degli errori dei sottoposti, dunque deve chiedere scusa anche per il suo, di errore, che come minimo consiste in mancato coordinamento e controllo. Inoltre Vendola si concentra solo sulla questione software libero e non dice una parola sul resto.

Infine poteva chiedere scusa con più trasporto invece di fare a tutti una lezioncina.

Vabbe’. Però ricordo l’errore di un’altra federazione romana, quella del Pd nel giugno scorso. Quando il manifesto era:

Cambia il vento Pd donna e uomo

Schiere di elettori ed elettrici del Pd si erano arrabbiati moltissimo per questo manifesto, in rete e fuori: lettere di protesta a Rosy Bindi, comunicati di «Se non ora quando» e chi più ne aveva più ne metteva.

Ma il Pd romano non si è mai sognato né di chiedere scusa né tanto meno di ritirarlo. Anzi: si sono arrampicati sugli specchi con giustificazioni pretestuose e assurde, insistendo che no e no, avevano ragione loro. Né mai Bersani si è sognato di sgridare nessuno. Trovi una sintesi del caso qui: «Il vento del Pd, le gambe delle donne e la mancanza di idee».

Insomma, la pasticcioneria e l’insipienza accomuna le due federazioni romane. Lo scarso coordinamento accomuna i due partiti. Ma nella gestione della crisi Vendola si è dimostrato un po’ migliore di Bersani. Tutto è relativo, eh.

 

6 risposte a “La differenza fra il Pd e Sel non si vede dalle federazioni romane. Ma dalla gestione della crisi un po’ sì

  1. Concordo su tutto tranne che su una cosa: la risposta di Vendola è sì criticabile nel tono, ma non penso che possa essere considerato responsabile di mancato coordinamento o controllo: anche un partito giovane come Sel ha già centinaia tra federazioni comunali e municipali: è fisicamente impossibile per un leader nazionale controllare l’operato di tutti, soprattutto se si tratta di manifesti, ma non è nemmeno auspicabile perché sarebbe una centralizzazione eccessiva.
    La critica da fare a Vendola è semmai un’altra. La reazione dei militanti dimostra che la federazione di Roma non ha consultato la base prima di questa iniziativa. Non si possono chiedere le primarie tutti i giorni e poi costruire un partito in cui la partecipazione degli iscritti e la democrazia interna sono trascurate e dipendono solo dalla buona volontà dei singoli coordinatori dei circoli.

  2. E’ una questione vecchia, vecchissima, quella della cartellonistica e della pubblicità di partito che s’infogna quando cavalca l’onda creativa. Adesso però non farmi come la Zanardo che rivaluta la “comunicazione” stile berlusca nella personcina della Santanché, perché se il pdl e la lega c’azzeccano di più è solo perché si sono abbassati al livello più infimo degli istinti sub-umani; ed è noto quanto sia più facile aizzare una massa di beceri fascisti che interessare tre ragazzini a Dante o Mozart.

  3. Ne ho parlato ieri della cosa (http://liberononprofessionista.blogspot.com/2011/10/masochismo-comunicativo.html) e, per una volta, non sono d’accordo con te. Perché la risposta di Vendola è del tutto fuorviante rispetto a un punto fondamentale del messaggio: questi hanno “giocato” con un morto per averne vantaggi diretti di tipo politico. Rispondere che “al netto del cordoglio” (ossia un concetto che solo Vendola può capire, forse), loro sono per il software libero e che Jobs non è un’icona della sinistra non è, per nulla, un chiarimento. Anzi, è una toppa peggiore del buco. L’unica cosa da dire era: “abbiamo sbagliato e mi scuso io per tutta SEL”. Oppure stare zitto e ammettere, indirettamente, l’errore. Quello che è certo è che se PD e SEL superano concetti da guerra fredda come “icona della sinistra” fanno un favore ai loro elettori e a loro stessi.

  4. siamo affamate vogliamo di più

  5. Giovanna, i manifesti che prendono in giro quello con la mela escono dallo stesso gruppo di (bravissimi) che hanno curato la comunicazione di Vendola nelle campagne elettorali. Come si dice alzare un polverone per difendersi in barese?
    Le cose che ha detto Vendola sono, forse, le uniche che poteva dire. Ed e’ stato bravo a far passare il messaggio in tutte le discussioni di ieri: hanno sbagliato a scegliere l’icona, Jobs era questo e quest’altro. Insomma, un distrattore.

    Non ha mica criticato, come avrebbe dovuto, l’opportunismo di chi infila il proprio simbolo in un marchio iper-sensibile per un bacino metropolitano al quale vuole parlare.

  6. scusami eh, ma il manifesto del pd poteva piacere o non piacere, de gustibus. ma quello di sel oltre ad essere patetico è una ruffianata indecente, per cercare di fare i ggiovani. si chiama ” appropriazione indebita di cadavere”.
    metterli sullo stesso piano è quasi più ridicolo del manifesto di sel.

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