Berlusconi: «Facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera»

Ieri su Repubblica è uscita l’intercettazione di una telefonata fra Berlusconi e Lavitola, in cui Berlusconi dice: «O io lascio oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone… Facciamo fuori il Palazzo di giustizia a Milano… assediamo Repubblica e cose di questo genere. Non c’è alternativa». Finisce che Lavitola lo riconduce a ragione e la telefonata si chiude lì.

Al che, mi è capitato di assistere a un paio di reazioni che mi hanno fatto riflettere. Ne metto una in forma di raccontino, che faccio prima.

Pietro ha 60 anni e un negozio di merceria in un paese di 6000 anime nel cuore della Sicilia. Sposato con Maria da quando ne aveva 25, ha tre figli maschi adulti, a loro volta sposati, e cinque bellissimi nipoti: tre maschi e due femmine. Vanno tutti a scuola e sono pure bravi, sai, specie le femmine.

Pietro ha avuto una donna sola in vita sua: Maria. Se escludiamo la Ninetta, naturalmente, una di quelle che per qualche lira t’insegnavano come si fa. E bisogna pure escludere ‘a mugghieri du Ziu Peppe… come si chiamava, ah la Pina sì, pace all’anima sua. Una che all’epoca aveva già quaranta anni, ma dovevi vederla: ha fatto da nave scuola a tutti, in paese.

Il matrimonio di Pietro e Maria è felice, solido: hanno fatto 35 anni da poco e si guardano ancora come quand’erano fidanzati. Tradire Maria? Manco per l’anticamera del cervello. La famiglia è una cosa seria. E lui è un uomo vero, affidabile. Un uomo del sud.

Pietro ha sempre votato Berlusconi: è un imprenditore come lui, uno del nord, è vero, ma ha fatto pure molto per la Sicilia, lo sanno tutti. È dal ’94 che gli dà il voto. Ora però quella storia delle escort… sì vabbe’, non gli è andata giù. E passi una, due: qualche scappatella si può capire. Ma quello, minchia, c’ha preso gusto. Un vizio, una mania. Venti, trenta… ma cherrobba è? Pure con le ragazzine, vergogna.

Non ci siamo, Silvio. Ma che ti sei messo in testa? Con la bella moglie che c’avevi. Eppoi tutte quelle donne t’hanno fatto perdere la testa, Silvio, non ragioni più: con tutti i problemi che c’abbiamo, sei capace solo di aumentare le tasse. Tasse, sempre tasse.

Ore 20:00, Pietro è mezzo sdraiato sul divano in soggiorno, mentre Maria va e viene dalla cucina coi piatti per la tavola. Accende la televisione: «Pubblicata un’intercettazione… – fa il tiggì – Berlusconi dice facciamo la rivoluzione… facciamo fuori il Palazzo di Giustizia…».

Machemminchia è? pensa Pietro. Cambia canale. Di nuovo l’intercettazione. Vabbe’ sentiamo.

Ma santamadonna, pensa Pietro, Repubblica, sempre Repubblica, questi di Repubblica ora esagerano proprio. Uno non può sfogarsi nemmeno al telefono, ora. Ma sono ridicoli, eddai, Berlusconi che fa la rrrivoluzione, ma chemminchiacivoglionofarecredere? ma che si credono, che ci siamo rincoglioniti tutti, ah? questi è chiaro che c’avevano la telefonata nel cassetto e ora la tirano fuori giustogiusto il giorno dopo che quei delinquenti hanno spaccato tutto lassù a Roma, ma che si sono messi in testa di farci credere, questi, che Berlusconi è come… come… come si chiamano, come i blec ‘sta minchia. Ma per favore, va’. Ora m’hanno proprio rotto.

Sai che c’è? io a Berlusconi il voto non glielo volevo più dare, che la storia delle troie a me non è mai andata giù. Avevo deciso di non votare a nessuno, di starmene a casa, va’. Ma per fare uno sgarbo a questi, sai che c’è? Io il voto glielo do ancora, tie’. Sissì, andiamo pure alle elezioni, non vedo l’ora. E io il voto glielo do un’altra volta. Tie’. A Silvio, sì. Troie o non troie chissenefotte, tanto che alternativa c’è? Ha ragione lui, alternativa non ce n’è. E questichemminchia mi vogliono pure fare fesso. Ma per favore, va’.

Insomma, io sull’opportunità di questa ennesima pubblicazione qualche dubbio ce l’ho. Mi pare che non solo possa attirare simpatie a Berlusconi, invece di togliergliene. Ma possa anche remare contro la stessa battaglia per la libertà di espressione (e la pubblicazione delle intercettazioni) che Repubblica fa da mesi.

Vodpod videos no longer available.

 

30 risposte a “Berlusconi: «Facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera»

  1. Prof. Cosenza, a parte il fatto che c’hai talento per la narrazione comica, mi pare tu stia saltapicchiando da un argomento all’altro, quotidianamente. La funzione sarà anche quella di attirare visitatori al blog, però, detto francamente, mi pare che i problemi “brucianti” di questi giorni andrebbero approfonditi. Se l’ascoltatore medio non crede ai suoi occhi e alle sue orecchie è un problema che possiamo benissimo ricondurre anche ai fatti di sabato: c’è rimozione continua; rimozione in senso psicoanalitico. Ora se credi che sia meglio censurare notizie per evitare che la gente le rimuova sbagli di grosso. Voglio fare affidamento su quei pochi che hanno ancora un cervello non annebbiato dal proprio disagio interiore (conosco pure io un padre di famiglia che vota B mentre le figlie e la madre no e non son capaci di liberarsene: è un problema familiare ancorché sociale!), sperando che si costruisca rapidamente una rete di comunicazione “reale” finalizzata a formare una rete di resistenza “reale”. Se vogliamo intrattenimento c’è già la tv. Io voglio liberarmi di questo governo fascista. E per farlo, dato che è stato democraticamente eletto, non servono moti di piazza più o meno pacifici e/o violenti, ma strappare dal processo di lobotomizzazione progressivo il maggior numero possibile di giovani e giovanissimi; per i trenta quarantenni e oltre, per lo più, credo non ci siano speranze.

  2. Luziferszorn: cosa ti ha dato fastidio di ciò che ho scritto? A me di ciò che hai appena scritto dà fastidio il verbo che hai usato: «saltapicchiare». Non tanto perché come-ti-permetti-visto-che-mai-io-mi-sono-permessa-né-mi-permetterei-una-cosa-analoga-nei-confronti-tuoi (e di nessuno dei lettori di questo blog). Non tanto o non solo per quello. Ma soprattutto perché in questi ultimi giorni non mi pare affatto di aver «saltapicchiato», visto che l’accostamento fra black bloc e Berlusconi non l’ho fatto io, ma i media.

    E dunque? Cosa ti ha fatto scattare? Secondo te io sono a favore della «censura»? È proprio il contrario, accidenti: mi sto preoccupando del fatto che la pubblicazione di intercettazioni come questa possa remare contro la sacrosanta battaglia per la libertà di espressione. E possa restituire voti a Berlusconi, invece che togliergliene ancora.

    Quanto al rendere consapevoli giovani e giovanissimi, non credi che ragionare su questi effetti sottili di certe pubblicazioni e reiterazioni mediatiche non possa essere loro utile? Che problema vedi? Forse sono io a non aver capito. Spiegami.

  3. Si vocifera comunque che Repubblica, assestata com’è sul berluscocentirsmo (ha fatto pipì, ha detto che voleva farsi una bimba, ha detto che no, ha detto che vole fa na rivoluzione), etc come crolla il governo crolla essa stessa medesima, o almeno deve necessariamente ristrutturarsi da capo a piè.
    Nello specifico, l’intercettazione in questione ha poco di veramente pazzesco e notiziesco. Io l’ho sentita ieri alla tivvù, e non è che ho avuto la sensazione di uno che voleva veramente sovvertire l’ordine pubblico, ma di uno che si esprimeva nel consueto modo iperbolico con il consueto sprezzo per le istituzioni, sprezzo per cui è stato votato. Si l’operazione trovo che sia poco efficace, e le rimozioni mi sa che stanno altrove, o ben prima.

  4. Sarà stato un “qui-quo-qua”; sono un po’ provato da questa situazione generale; sarà lo stress; ma se l’intercettazione di cui all’oggetto ringalluzzisce i berlusconiani e riconquista quelli che i dubbi sul premier ce li hanno solo per la questione “gnocca”, credo che noi si possa francamente passare oltre. Mi spiego in altra maniera: non credo questo paese verrà salvato da coloro che s’indignano per le psuedorgettine di un settantenne con i capelli dipinti e con grossi problemi di erezione.

  5. E su questo siamo d’accordo luziferszorn. Ah, ok hai frainteso quella parte del raccontino, come se io proponessi il mio Pietro come un esempio di quelli che s’indignano per le olgettine.

    No: ho detto mille volte su questo blog che non credo affatto che saranno gli scandali sessuali a disarcionare Berlusconi. Certo, la quantità ha un po’ inciso, ma se lui governasse farebbero presto a perdonargli gli scandali sessuali.

    Il mio punto era un altro: persino uno scandalizzato per gli scandali sessuali come Pietro (alcuni ci sono, ne converrai) potrebbe stizzirsi di fronte a chi gli vuole contrabbandare Berlusconi come un black bloc. Ecco cosa intendevo. Un troppo che stroppia dall’altra parte.

  6. Il contenuto delle intercettazionie è rilevante: mi indigna (he he!) che il Presidente del consiglio si riempia la bocca di rivoluzioni e di palazzi di Giustizia rasi al suolo, sia pure durante una conversazione privata. Sono daccordo: si tratta del “consueto modo iperbolico”, del “consueto sprezzo per le istituzioni, sprezzo per cui è stato votato”. Solo da metà del popolo italiano, però. L’altra metà (di cui la redazione di Repubblica fa parte) ha buon diritto di rendere pubbliche parole di tal fatta, davvero fuori luogo.
    Mi pare che potremmo tentare di spostare la discussione su COME la notizia dovesse essere data. Qual è, se c’è, il modo giusto per risvegliare dal torpore Pietro? Qual è il modo giusto per far capire a Pietro che il suo Presidente del consiglio sta parlando dello Stato che amministra su nostro mandato come di un suo possedimento?
    Repubblica e i tiggì dovrebbero pubblicare le intercettazioni, e riuscire spiegare a Pietro che Berlusconi ce lo siamo sposati tutti, e ora sta lì al telefono a farci le corna.

  7. Magari vado leggermente fuori argomento, non so, ma ha a me della telefonata ha colpito soprattutto una cosa che mi pare non sia stata notata da nessuno: il tono generale che ha B. mentre parla con Lavitola. E’ chiaramente un depresso, ma di una depressione seria. A parte che ammette lui stesso di star male, ma basta ascoltare il tono della voce: è quest’ultimo a doverci far preoccupare e auspicare che passi presto la mano, non le cose che dice.

  8. L’intervento qui sopra di Giulia mi pare giusto e esauriente. Aggiungo solo che la preoccupazione di Giovanna sul reale effetto mediatico della pubblicazione in questione appare ben giustificata, se non altro dalla sue esperienza e professionalità. Ma che altra scelta c’era? Quella di non pubblicare poteva equivalere a considerare la maggior parte della “gente ” in Italia capace di ragionare come il Pietro del raccontino.
    D’altra parte, credo che anche Giovanna ritenga che le tecniche mediatiche berlusconiane siano in Italia nel loro complesso più efficenti di quelle degli avversari, se non altro per i mezzi a loro disposizione. Se qualche speranza c’è, non resta che affidarla ad un buon senso italico, e a una possibile realistica reazione di fronte ai veri problemi attuali – in primis la disoccupazione giovanile e la dilapidazione delle nostre ricchezze artistiche e ambientali- ed a un ragionare serio su veri modi di affrontarli. .

  9. «O io lascio oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone…Facciamo fuori il Palazzo di giustizia a Milano… assediamo Repubblica e cose di questo genere. Non c’è alternativa»»

    Qui Berlusconi si riferisce alla rivoluzione liberale da lui tante volte promessa, o a una sua personale versione di essa.
    La critica che si può fare a queste frasi è che sono velleitarie. La facesse questa benedetta rivoluzione liberale! Ci fossero milioni di persone disposte a farla!
    (Anche “Facciamo fuori il Palazzo di Giustizia a Milano” si può intendere come legittima difesa da eccessi di intrusione statale, giudiziaria, nella vita privata.)

    Comunque, frasi analoghe sono state dette in privato, e perfino in pubblico, da leader politici molto rispettati.
    Prendersela per cose del genere con Berlusconi è controproducente, nel modo indicato dal post di Giovanna. (Anche mia madre ha avuto le stesse identiche reazioni di Pietro.)

  10. Scusa Giovanna, dici di preoccuparti che questa intercettazione faccia guadagnare voti a Berlusconi.
    Da questo si potrebbe desumere che tu sia anti-berlusconiana in generale, al di là di critiche specifiche.

    Con uno come Berlusconi, in effetti, è difficile non parteggiare, pro o contro.

  11. Su questa cosa Giovanna ho qualche perplessità. Nè Berlusconi accostato nel suo sfogo ai black bloc, nè le sue depressioni a me sono sembrati i punti centrali del fatto pubblicato ( l’intercettazione ultima del dialogo telefonico).
    Quanto piuttosto il ruolo che stanno svolgendo, al fine del diffondersi a macchia d’olio di questo sistema occulto e parassitario, personaggi immondi legittimati e resi ormai protagonisti da una logica di ricatto e di protervia verso le principali cariche dello Stato.
    I media ( passi la generalizzazione) aiutano oppure ostacolano l’implosione delle cricche e del malaffare, pubblicando incessantemente certe notizie ?
    La domanda giusta da porre mi pare semmai: è giusto pubblicare le notizie quando queste si possono definire tali ed aggiungono elementi utili ad una maggiore consapevolezza dell’opinione pubblica ?
    In questo senso la mia risposta è si, pensando al ruolo evidenziato da uno come Lavitola, piuttosto che un Tarantini, piuttosto che un Generale della GdF, piuttosto che un Giudice di Corte Suprema invitato a cena prima della sentenza che lo riguarda, piuttosto che ecc.. Ne abbiamo infiniti di casi che dimostrano la ricattabilità e l’ inconciliabilità di quella persona, contornato dal malaffare e dalle ormai incontrollabili richieste di bonifico o di donne/tangenti, con un Capo di Stato di una repubblica democratica.
    Sono notizie chiave per la comprensione di ciò che è divenuto il sistema anche se, come in questo caso, Berlusconi potrebbe, alla fine, passare nel ruolo della vittima tartassata ed angosciata. Quindi : il pubblico deve conoscere, l’informazione seria deve pubblicare e noi dovremo lottare affinchè ciò non possa essere occultato per il futuro. E non solo quando riguardano B.

    Semmai sono molto d’accordo con te sul modo di comunicare queste notizie dei media;
    su come talvolta queste notizie o questo tipo di ricostruzioni vengono date, sui tempi scelti, sulla ridondanza dei dialoghi ripresi e sui contesti talvolta inadeguati nei quali si possono inserire.
    I titoli stessi hanno una grande importanza, come sai meglio di me, nel dare efficacia alla comunicazione. Non nascondo ad esempio che centrare la pubblicazione dell’intercettazione sulle manie eversive del B. piuttosto che, come era necessario focalizzare , sull’invadenza di Lavitola nel Palazzo, sulle sue pretese di condizionamento e di orientamento politico, possa sviare inconsapevolmente e acquistare un peso negativo sulla comprensione reale del senso e della gravità degli stessi fatti.

  12. Dario: grazie per la riflessione interessante e articolata, che in effetti pone l’accento su un bel dilemma: una volta che una redazione è in possesso di un documento come quello, che fare? Pubblicarlo è un dovere, dicono i giornalisti. Certo. Però ci sono questioni che riguardano tempi e modi.

    Ben, capisco che tu voglia snidare nelle mie parole un prender parte che di solito faccio il possibile (e a volte l’impossibile) per evitare. Però non ho mai detto di «preoccuparmi» per il fatto che la pubblicazione di questa intercettazione aggiunga voti a B. invece di toglierli. Ho detto solo di nutrire qualche dubbio «sull’opportunità» di pubblicarla nel modo in cui è stato fatto, e cioè, come ha ben inteso Dario, con quella cornice (titoli e reiterazione della pubblicazione di intercettazioni) e quei tempi (due giorni dopo gli scontri di Roma).

    Insomma ho cercato di mettere in evidenza una possibile contraddizione con gli stessi obiettivi che Repubblica si prefigge: combattere contro Berlusconi e a favore della libertà di espressione. Non c’entro io. È un problema che riguarda quella testata.

  13. Vorrei aggiungere un dettaglio che va a rinforzare la riflessione della Prof. Cosenza, ossia che l’intercettazione in questione risale al 2009 ed è presumibile che repubblica fosse a conoscenza e avesse a disposizione la registrazione già da tempo. Da questo contesto si deduce un uso deliberatamente politico e se vogliamo manipolatorio del dato-notizia (che deviene quindi valore-notizia). Esempi del genere sono disseminati in tutta la stampa italiana anche al di fuori del filone anti e pro-berlusconiano. Rinfresco a proposito il caso del giovane veneto che ha vinto una causa contro apple. “Accidentalmente” la notizia è stata pubblicata lo stesso giorno della morte di Steve Jobs. Non fosse venuto a mancare, dubito che quella storia avrebbe mai raggiunto testate nazionali. Mio modesto parere naturalmente…

  14. Berlusconi non è un depresso; piuttosto il suo comportamento rasenta sempre più la psicopatia classica del dittatore; certo non siamo ai livelli di un Hitler o Stalin (o dell’ex amico libico) perché Silvio ha sicuramente avuto un’infanzia e un’adolescenza migliori rispetto ai due pazzi scatenati di cui sopra; ma di certo chi lo appoggia incondizionatamente da anni ha caratteristiche e comportamenti psico-sociali molto simili a chi un tempo sostenne i due. Questo è il punto nodale della questione. Quindi se vogliamo proprio giocare con “Pietro” questi è un puritano/reazionario figlio di una cultura catto-fascista che quando sente parlare di orge si indigna (vedi i vescovi e la chiesa tutta) mentre per il resto sarebbe(ro) disposto(i) anche a passare sopra il cadavere di vostra madre (la vostra ovviamente perché la loro è santa). Ergo il problema non è Silvio ma Pietro.

  15. Giovanna, tu eviti sempre di parteggiare pro o contro Berlusconi in generale, anche se prendi posizioni nette su questioni specifiche, anche riguardo a Berlusconi.

    Però qui, come in altri ambienti, molti danno per scontato che non si possa essere persone decenti senza essere politicamente avversi a Berlusconi, e che tu in particolare non possa non esserlo. E’ un conformismo intollerante, fastidiosissimo, quanto quello contrario (che però forse è meno diffuso).

    Per questo ti ho segnalato un passaggio di un tuo commento che poteva incoraggiare questo pregiudizio di alcuni tuoi lettori nei tuoi confronti. Mi riferivo al tuo post delle 12:51.

    Questo non toglie che a volte Berlusconi, non meno di altri, dica e faccia cose detestabili. Liberissimi tutti — tu, io e chiunque altro — di mandarlo al diavolo ogni volta che ci pare.🙂

  16. Ah, ok Ben. Hai ragione. Nei commenti a volte mi scappa qualche implicito che non vorrei. Specie se mi sento emotivamente coinvolta. Faccio ammenda e ti ringrazio per l’osservazione. Davvero.

  17. Il concetto di “persona decente” tirato in ballo da Ben risulta ambiguo e provocatorio. Ogni volta che si cita B ci si riferisce a tutto ciò che da 15 anni circa gli sta intorno (un movimento come la Lega in particolare). Senza di Lui il centro-destra non esiste. Fatto che spiega chiaramente e oggettivamente la dipendenza di questo elettorato da un modello reazionario dove il capo/dittatore altro non è che il padre/padrone. Aprire gli occhi significa anche comprendere che la mancanza di un omologo “padreterno” nello schieramento di centro-sinistra non è un demerito ma un pregio. Nel frattempo i “pietri” e le “marie” molisane hanno dato il loro voto.

  18. @ luziferszorn

    Il mio uso di “persona decente” non mi sembra ambiguo. Comunque dis.amb.ig.uo.🙂

    Considero “persona decente” chi condivide e pratica, nei limiti dell’umano, i valori fondamentale del lato migliore della nostra civiltà: eguale dignità di tutti, solidarietà, tolleranza.
    Conosco molte persone decenti, nel senso appena detto, che hanno votato Berlusconi o Lega, sapendo quello che facevano.
    Non lo dico per spirito di parte, dato che ho sempre votato diversamente — anche se non trovo motivi per vantarmene.🙂

    Per questo considero fazioso e intollerante chi nega che si possa essere persone decenti (come probabilmente è il sessantenne merciaio siciliano del raccontino di Giovanna) e preferire PdL o Lega agli altri partiti.

    Mi conforta un po’ che anche Giorgio Napolitano, a quel che pare, la pensi come me.

  19. A sostegno di quello che ho scritto poco fa: sabato scorso ho parlato a lungo a casa sua con un immigrato dal Senegal, 46 anni, sposato con due bimbe piccole, operaio alla fabbrica Aia (quella dei polli), turno di notte, pulizia delle macchine.
    Vive da anni in un paese (7000 anime) del Veneto profondo, a maggioranza leghista.

    Fra una chiacchiera e l’altra, gli ho chiesto come si trovasse cogli abitanti del paese, in termine di rispetto e accoglienza. Risposta: benissimo, benissimo, la gente qui è splendida, mai un problema con nessuno, anzi.
    Avrà mai incrociato un leghista, in fabbrica, nel centro del paese dove abita, al nido dove vanno le sue figlie?🙂

  20. Sai Ben, anche moltissime “persone decenti” aderirono al nazismo (evito volutamente il paragone col nostro fascismo e non sto qui a spiegare perché), ma i fantasmi dell’inconscio hanno perseguitato per il resto della vita molte di queste persone, mentre altre, presa coscienza dell’orrore, hanno lottato tutta la vita per liberarsi dal senso di colpa. Alcune ci sono riuscite. Altre invece hanno rimosso psichicamente le proprie responsabilità. L’Italia è un paese che ha rimosso in massa le proprie responsabilità sul fascismo. Ad ogni modo, in diretta Rai3, ho appena ascoltato Vito Mancuso parlare di VERGOGNA come futura memoria di questo nostro attuale periodo storico-politico; cito a spanne parafrasando: non posso credere che “persone decenti” credano che Berlusconi fosse convinto che Ruby fosse veramente la nipote… Ecco.

  21. Buona obiezione, Luziferszorn.
    Sì, credo anch’io che molte persone decenti aderirono al nazismo e al fascismo. Però smisero di essere decenti, a mio giudizio, quando vennero guerre di aggressione e genocidi, e chiusero gli occhi per non vedere.

    A me non sembra che in Europa e in Italia ci sia niente del genere (anche se la guerra alla Libia è stata brutta).
    In Italia, PdL e Lega non sono tanti diversi dagli altri partiti, come valori e programmi, nei pregi e nei difetti. Mi sembrano più diversità retoriche. Differenze operative poche.

    Come ho già scritto — senza nessuna originalità, dicendo una cosa abbastanza evidente — il dilemma reale oggi è: adottare la ricetta Draghi (che per l’Italia sarebbe un vero cambiamento rivoluzionario) o rifiutarla?
    Mi pare che da Sel alla Lega, passando per PD e PdL, siano tutti per rifiutare o rimandare, anche se con contrasti interni (che aumenteranno per fortuna).
    Indignati invece compatti nel rifiuto.
    Motivazioni disparate, scelta convergente, per ora.

  22. ma solo io penso che le intercettazioni di qualsiasi tipo non devono essere pubblicate senza un autorizzazione legale, pena qualche “punizione grave”?
    mi spiego meglio, troppe volte vengono usate per dire tutto e il contrario di tutto, venendo usate fuori dal contesto, ancora più spesso vengono pubblicate per fare “audience”, danneggiando più che aiutando, i processi e le indagini in corso. Libertà di parola d’accordo, ma se una cosa è stato deciso che sia illegale (pubblicare intercettazioni è illegale, ma la pena è così lieve che tutti se ne fregano altamente) perchè non si persegue questo obiettivo cacciando chi c’è da cacciare e punendo chi c’è da punire?

    ps ovviamente l’intercettazione presa in oggetto nel post, non ha risvolti “giudiziari”, ma troppo spesso compaiono sul giornale intercettazioni di gente indagata, prima ancora che i giudici possano dire “ah”

  23. Aggiunta al mio ultimo post: le differenze politiche più importanti non sono fra i partiti, ma al loro interno. Specialmente all’interno di PD, PdL e Lega.

  24. Ben scrisse: “A me non sembra che in Europa e in Italia ci sia niente del genere” [stiamo parlando di nazismo e fascismo].
    Ok, in Italia in questi anni no, ma durante gli anni Novanta l’Europa ha visto qualcosa di orribile che non ha saputo in alcun modo prevenire. Tornando al nostro primo decennio di nuovo secolo sono le dinamiche di accettazione, invocazione, esaltazione scatenate ed evocate da partiti come Lega e il Pdl che hanno molti punti in comune con le dinamiche propagandistiche fasciste e anche naziste; sono le conseguenze a livello sociale, per ora microconseguenze (se tali possiamo chiamarle dato che c’è chi ci lascia già le penne) a fare da campanello d’allarme. Questa politica berlusconiana e leghista è pericolosa come agli inizi era pericolosa la virata fascista a cui, appunto, aderirono molte “persone decenti”. Ma il dialogo muore, tra noi intendo, poiché io porto un problema di coscienza personale, un problema legato alle origini psicologiche del fascismo (che spiega il perché delle “persone decenti”), mentre tu sposti l’attenzione sulle metodologie prettamente politiche degli attuali partiti, come dici tu, spesso messi sotto accusa da alcuni di noi. Sulla quantità di cose dette, certo, pure io posso trovarmi d’accordo con un’esternazione di Bossi o Berlusconi. Ma che significa? Se vado a rileggermi Evola trovo un sacco di cose intelligenti condivisibili, ma poi tutte piegate ad una “soluzione finale” ideologicamente inaccettabile poiché incondizionatamente reazionaria. Ieri l’altro abbiamo visto la “reazione” di Di Pietro che posto di fronte alle violenze di piazza ha dato libero sfogo alla sua parte, appunto, più “reazionaria” per reagire a ciò che non vogliono cercare di capire. Apropos, dunque niente più manifestazioni? Caduto il silenzio su questo blog?

  25. @Luziferszorn
    Non sono molto d’accordo a ricondurre tutti i fenomeni all’etichetta del reazionario-sì reazionario-no. Sono categorie cognitive e retoriche che potevano andare bene in una dicotomia progresso-conservazione dove le forze produttive in gioco erano poche e riconoscibili, borghesi da una parte proletari dall’altra.
    Se rifletti invece sulla nostra contemporaneità occidentale quasi tutto diventa reazione perché cos’è diventata l’arena sociale se non l’articolazione permanente dello scontro tra conservatorismi diversi? È conservatrice la Confindustria ma lo è ogni sindacato e ogni categoria professionale, poche escluse. Poi ognuna si crede illuminata e ritiene, solo lei, di guardare al futuro con gli occhi del progresso.
    È più conservatore chi sostenga l’energia nucleare o chi persegua l’idrogeno via fotovoltaico? È più reazionaria la polizia di oggi o quella parte di Indignados che si lamenta di non poter avere ciò che hanno avuto i padri e lo definisce tradimento del proprio futuro? È più reazionario Berlusconi a parlare al telefono della sua idea di rivoluzione o chi a sinistra incensi i Mario bros? Non pensare che le risposte siano ovvie e banali perché non lo sono per niente. Piuttosto è preoccupante la percentuali di conformismo da una parte e dall’altra delle barricate, ognuna con i suoi opinion maker di riferiemento e i suoi santoni e Guru vari.
    A ragione Ben, nel commento precedente, ha constatato che “le differenze politiche più importanti non sono fra i partiti, ma al loro interno”. Nello specifico questo vuol dire che le importanti differenze articolano lotte di potere intestine per il comando del partito: pura retorica e accordi cardinalizi, nulla più che interessi razionalmente la scelta da parte di un elettore. Puoi trovare la Destra a Sinistra e la Sinistra a Destra. Bada, non si parla della storica dialettica tra correnti, che c’è sempre stata, ma di un’evidente intercambiabilità tra partiti sulla maggior parte della questioni. Questo potrebbe ancora funzionare in tempi di democrazia da ordinaria amministrazione – infatti in questo caso storicamente vincono i partiti di centro che sono le versioni annacquate di ambo le ali parlamentari e proprio per questo catalizzano la maggior parte degli interessi elettorali. Ma oggi i tempi sono di straordinaria amministrazione quindi una sostanziale identità nelle proposte politiche dei partiti diventa preoccupante.
    Quindi dove lo andiamo a cercare il vero reazionario ?
    Non credo che il termine abbia ancora un gran potere esplicativo perché tutti finiscono per giocare da reazionari volendo opporre agli altri la tutela del proprio interesse e la propria sopravvivenza economico-professionale in modo più o meno violento. L’unica ragione che posso trovare a chi voglia (c)appellare altri con la parola reazionario è di ordine psicologico: implicitamente chi parla si definirebbe automaticamente progressista. Puro artifizio linguistico e training autogeno per dare un nome a se stessi attraverso l’attribuzione agli avversari di facili categorie universalmente esecrabili. Noi non siamo fascisti e non siamo nazisti bensì democratici e difensori della Resistenza. Categorie che tra l’altro sono diventate a loro volte religioni da tifo calcistico, impossibili da analizzare razionalmente nei pro e nei contro. Prova a trovare qualcosa di positivo nel nazismo e qualcosa di negativo nella Resistenza partigiana. Difficile, vero? Se non ce la fai vuol dire che sull’argomento lo spirito critico è inibito per qualche motivo auto o eterodiretto e quindi si ragiona come nelle favole: i porcellini di qua e il lupo di là.

    Non vedo attanti sociali che oggi possano definirsi autenticamente progressisti, ma vorrei sbagliarmi.

  26. Pure io penso che “destra” e “sinistra” si siano ormai compenetrate dando origine ad atteggiamenti ideologicamente ambigui da entrambe le parti; ne ho accennato sopra sostenendo che talvolta posso trovarmi d’accordo con un’esternazione di Bossi e contrario a quel che dice un Vendola o un Di Pietro; infatti reagire ai moti violenti di piazza come ha appunto fatto quest’ultimo è, da qualsiasi parte lui creda di schierarsi politicamente, un atteggiamento dichiaratamente “reazionario” (nell’accezione più genuina e storica del termine), perché la violenza e il teppismo di strada non li sconfiggi con la repressione ma andando a vedere cosa li genera e operando poi in tal senso, migliorando cioè il contesto dove questa gente vive e cresce (sono forse riusciti a controllare il teppismo degli stadi?). Dunque sì, Di Pietro si è comportato proprio come un vecchio reazionario della destra più conservatrice. Problema nostro se Di Pietro sta all’opposizione. Ma preferisco un’opposizione tendenzialmente “sinistra”, cioè confusa ma in continuo cambiamento, che un centro destra sempre così sicuro delle sue mosse (Maroni in questi giorni l’ho trovato detestabile, pardon, più detestabile del solito: sembra quasi godere della situazione creatasi sabato pomeriggio). E poi non parliamo della venerazione di stampo patriarcale/dittatoriale che il Pdl ha nei riguardi di questo premier; è la cosa più vergognosa e ridicola che si sia mai vista nella storia della Repubblica: quest’uomo può fare qualsiasi cosa, e lui lo sa bene. Solo quando i suoi elettori giovani lo molleranno in massa ce ne libereremo.

  27. Probabilmente, il numero dei miei anni è piu del doppio della media degli altri partecipanti al blog di Giovanna, Siate quindi clementi nel valutare la mia opinione, e tenete conto di questo quadro generazionale. Sono sconcertato nel constatare tante vostre vivaci intelligenze dedicate ad analisi generate da colloqui fra personaggi quali Lavitola e Berlusconi, La mia reazione è di banale, istintivo voltastomaco, rifiuto e, permettetemi la parola , “indignazione”.
    Ai giovani , invece, il compito di realizzare proposte sociali, economiche, ambientali , civili, ,magari inventate da anziani, per cambiare pagina, cominciando dal liberarsi di un tal tipo di governanti .
    Ma mi rendo conto che è terribilmente difficile e che le analisi sul’efficacia comunicativa dei mass media sono fondamentali – a qualunque vomitevole o pubblicitario argomento si indirizzino- perchè essi influenzano il voto, che appare l’unico modo di “cambiare” .
    .

  28. Ascoltando l’intercettazione ho avuto la netta impressione che Berlusconi temesse di essere ascoltato e quindi abbia calibrato attentamente le parole, interrompendo Lavitola, nicchiando su quanto sta realmente accadendo, alleanze, corruzione, contatti, amici e nemici, barricandosi dietro la cortina ideologica della rivoluzione contro la sinistra padrona di magistratura e giornali. Lavitola telefona interrogando Berlusconi su questioni piuttosto scottanti, voti, qualcosa da firmare e Berlusconi risponde stendendo un manifesto da rivoluzionario per i diritti del popolo, a cui le istituzioni svuotate di autorevolezza e potere effettivo stanno recando un torto – la gente e il Parlamento non contano niente. Il presidente parla in tono informale ma senza compromettersi, senza lasciarsi scappare nulla di rilevante che potrebbe danneggiarlo, anzi si dimostra coerente e “sincero”, dal momento che quanto dice in privato è sulla stessa direttrice delle invettive pubbliche. Un’abile prestigiatore, capace di costruire un discorso denso di espressioni forti per dimostrare l’autenticità delle proprie idee e lo qualcosa sgomento di fronte a questa Italia che cade a pezzi, senza incrinare la sua immagine con di rilevante.
    Quanto dista la rivoluzione vera di questa intercettazioni, con la mobilitazione delle piazze, l’attacco ai giudici di Milano, non indipendenti e quindi fuori dall’alveo democratico, e a Repubblica, giornale strumento nelle mani dell’opposizione, dalle note dichiarazioni pubbliche? Non è forse lo stesso linguaggio, le stesse iperboli per consolidare il consenso di una parte del Paese stanca dell’immobilismo parlamentare, delle lungaggini della giustizia e del moltiplicarsi di processi a carico di esponenti del governo e dell’opposizione – Berlusconi ma anche Prodi, Mastella, Fassino – esplosi negli anni sui giornali e poi ridimensionati fino a svanire come bolle di sapone?
    Pubblicare quest’intercettazione vorrebbe dire fare il gioco di Berlusconi, se non fosse per le mezze parole di Lavitola, assai più ingenuo, in cui si prefigurano la fine del presidente e del suo entourage qualora lasciasse il potere politico e con esso la possibilità di sperimentare sempre nuove leggi ad hoc per fuggire le grane giudiziarie. Sono le parole di Lavitola a mettere a nudo i giochi di palazzo, con la maggioranza traballante, la ricerca disperata dei voti e i tentativi di Berlusconi di salvarsi. In questi spezzoni s’incrina la sua immagine di uomo morale, in Chiesa a stringere le mani. Il presidente sa quanto questi accenni possono mettere a repentaglio la sua immagine e li smorza sul nascere, chiudendo in fretta la telefonata quando si passa il segno. Perché la sinistra non li nota e concentra tutta la sua attenzione sulla rivoluzione e l’attacco di maniera alle “istituzioni”? Ma poi Repubblica è un’istituzione? E i giudici di Milano sono la magistratura o una sua parte, criticabile come ogni altro esponente dello stato?

  29. Ho letto molti commenti seri a questo post che fa riflettere. Mi permetto solo di buttare una manciata di ironia nella discussione. La rivoluzione di Berlusconi e dei suoi? Io la vedrei così…

    http://milanau.blogspot.com/2011/10/rivoluzione.html

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...