Vu Cumprà: dottori o non dottori, sempre rompono?

Mohamed Malih è nato a Casablanca, vive a Senigallia e cura il blog Stracomunitari. Pensieri spettinati di un’identità in divenire.

Due giorni fa mi segnala l’ultimo spot di Amref, che commenta così:

«Sempre più spesso ci si imbatte in immigrati che fanno lavori umili, ma che a sentirli in realtà sono dei gran dottori. Mah. Sarà vero? O almeno: sarà sempre vero? Che sia ora di modificare il famoso detto che vuole i padovani gran dottori mettendoci immigrati gran dottori?

Nella sua ultima campagna di raccolta fondi, l’Amref ripropone un caso classico della situazione sopra descritta.

A mio avviso i creativi potevano spremersi meglio le meningi. Penso che in occasione di campagne simili, anche per il nobile scopo che si prefiggono, il parere di un mediatore interculturale potrebbe essere opportuno più che mai.

In buona fede si è usato, più che un dato di fatto, un cliché: “l’immigrato gran dottore”. Il risultato è che lo spettatore medio, più che essere invogliato a mettere mano al portafogli, riceve altro materiale per rafforzare i suoi cliché. E l’impressione che ne ricava è che i “vu cumprà” ora “rompono i coglioni” anche direttamente dal piccolo schermo.»

Insomma i Vu Cumprà rompono le scatole sempre. Anche quando sono laureati. Anche quando il simpaticone dello spot li tratta con paternalismo e condiscendenza, scherzandoci sopra, e perciò ti stanno talmente simpatici che te li vorresti abbracciare. Paternalismo, appunto. E alla fine, l’invito a versare soldi per rispedirli al loro paese sembra rivolto a chi non li sopporta ma si vuole lavare la coscienza.

Come se Amref si fosse rassegnata: gli italiani sono fatti così, inutile ogni sforzo di cambiarli. Tanto vale, allora, fare leva sulla voglia di mandare i Vu Cumprà a casa, che almeno si raccoglie qualche euro.

Non aggiungo altro, ma ti invito a collegare questo caso con la discussione di qualche giorno fa sulla campagna «Vu curà» dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani. Vedi: Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista.

17 risposte a “Vu Cumprà: dottori o non dottori, sempre rompono?

  1. Trovo che Mohamed Malid abbia perfettamente ragione: il succo di questo spot è in effetti “aiutiamoli a casa loro” (motto di pretta marca leghista, tra l’altro, non a caso preso a prestito da una loro associazione benefica di cui in questo momento mi sfugge il nome).Ma credo che il problema non sia tanto la mancata assistenza di un mediatore culturale nella realizzazione dello spot: è che qui pare manchi anche l’agenzia. Dovrebbero aver fatto tutto in casa e i risultati ci sono.

  2. Sono d’accordo con donMo. Sembra uno spot fatto dal cugino di qualche leghista che deve sbarcare il lunario. Forse bisognerebbe aiutare lui a non rompere i. Questa la mia opinione personale.

    Sotto il profilo “tecnico”, riscontro un problema degno di nota anche in quanto scritto da Mohamed (può darsi che sia un estratto e che il concetto fosse più complesso, mi baso su quanto riportato). Il punto critico non è stabilire quanti “vu cumprà” (formula razzista) siano o meno medici. Non ci interessa nemmeno sapere quanti padovani siano o meno medici, in realtà. Il punto è, come dici tu, la messa in scena di un tipico siparietto razzista in cui sono chiare gerarchie di status e relative delibere, con finale invito a dare una mano ai piantagrane a sgombrare i nostri spazi e dedicarsi ai loro, di spazi. Che siano medici o meno, il cardine concettuale è: che gli immigrati danno fastidio è un fatto, aiutiamoli a togliersi di torno, anche a costo di mettere mano al portafoglio. Amref quindi parte dal presupposto che gli italiani siano razzisti, sfrutta un dato per scontato. Oltre ad avvallare la tesi che un argomento di portata sociale possa essere trattato con espressioni da trivio.

    Del resto, la posizione italiana sull’immigrazione è piuttosto chiara, anche io cito un testo che può offrire un collegamento. Per motivi di ricerca mi sono interessata al seguente lungometraggio, dedicato alla prevenzione del cancro al seno (progetto dell’azienda ospedaliera universitaria di Modena e dell’Università di Modena e Reggio Emilia, patrocinato dal Comune di Modena e dal Ministero per le Pari opportunità):

    http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine4/Video/Italia/2008/v_lungometraggio_la_storia_di_paula.php

    Chi ha voglia di spendere mezzora, noti la distribuzione dei ruoli e la caratterizzazione del personaggio di Paula, l’immigrata.

    Tornando allo spot: è a mio avviso gravissimo. Giustifica secondo me una lettera formale all’Amref.

  3. Volevo dire “Avallare”, con una v sola. Chiedo scusa per la svista.

  4. @ A.L hai ragione. ho sottolineato forse più del dovuto la questione dottori ( intendo laureati non medici) mentre i punti più controversi dello spot, a parte la mia segnalazione, sono quelli che Giovanna Cosenza ha poi sviluppato nel post.

  5. Lo slogan finale “Il futuro dell’Africa è in Africa” è vero e corretto, per quel che può esserlo uno slogan di 7 parole. Semmai è l’idea degli aiuti che è dubbia.
    Su entrambe le cose sentite cosa dice con grande autorevolezza questa splendida donna, ex-ministro delle finanze della Nigeria: http://www.ted.com/talks/lang/eng/ngozi_okonjo_iweala_on_aid_versus_trade.html

    Per quel che ci riguarda, come dice anche Okonjo Iweala, più che mandare aiuti, sarebbe utile togliere i sussidi protezionistici agli agricoltori europei e USA, che bloccano le esportazioni africane. Sarebbe utile ai produttori africani e ai consumatori occidentali.
    Invece tutti a proteggere i nostri contadini, a danno di molti altri, in Africa e in Occidente.😦

  6. Io una lettera all’Amref la scriverei, anzi la scrivo proprio. E anche a PIF che interpreta il razzista. https://www.facebook.com/pages/PIF-Pagina-Ufficiale/108237029260557 notare i commenti esaltanti!

  7. Quanto allo spot, potrebbe forse essere considerato poco lusinghiero nei confronti degli italiani, rappresentati da un personaggio con qualche tratto di grossolanità. Nient’altro.

  8. Scusate, il video che volevo postare, sempre di Ngozi Okonjo-Iweala, è questo: http://www.ted.com/talks/ngozi_okonjo_iweala_on_doing_business_in_africa.html

    L’altro era pure ottimo, ma questo è meglio.🙂

  9. D’altra parte, non mi stupisce, trattandosi dell’Amref. Per me questo e’ il problema di maggior parte del Terzo Settore italiano, o come lo si voglia chiamare: si aiutano le persone non perche’ sono esseri umani come noi e hanno diritto ad una vita migliore, ma perche’ sono visti come bambini quasi, persone di cui dobbiamo prenderci cura altrimenti da sole non ce la fanno…come dice l’articolo, “paternalismo e condiscendenza” sono le parole chiave. Io anni fa me ne sono venuta in Inghilterra proprio per lavorare con immigrati e rifugiati, visto che la situazione in Italia era: o vai a lavare piatti alla mensa della Caritas o t’attacchi.
    Il tema dello spot per me e’ allucinante e inquietante. A questo siamo arrivati, che gli immigrati li aiutiamo a stare a casa per non averceli tra i cojoni. Io, quando il mio compagno (inglese) mi dice che l’Italia e’ un paese razzista e maschilista, non so che dire…

  10. Pif ha giocato con l’eccesso, e anche a me lascia perplessa, è “un po’forte”, per usare le sue stesse parole.
    Penso che gli immigrati vengano qua con molte speranze: avere la possibilità di farsi/mantenere la propria famiglia e costruirsi un futuro qua, oppure fare un po’ di più fortuna qua e poi tornare in quella che quasi tutti considereranno probabilmente per sempre come la propria patria e farla crescere. E’un po’la stessa idea della giovane emigrazione italiana attuale…

    Questo spot dice:
    – incentivando i lavori illegali e degradanti (perchè non ignoriamo che di questo si tratta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) fatti da immigrati in italia, non li aiutiamo per davvero
    – la vera soluzione non è avere una corretta accoglienza degli immigrati qua (che è comunque un dovere e un diritto su cui bisogna lavorare, capitemi, ma non basta, perchè non risolve i problemi di un popolo…), ma aiutare le nazioni di provenienza a costruire una struttura socio-economica solida…

    Riassumere questo con “gli immigrati li aiutiamo a stare a casa per non averceli tra i cojoni” è superficiale, perchè lo spot non dice questo.
    Pif gioca su questo messaggio per essere incisivo, e anche per fare, come avete scritto sopra, il siparietto sull’italiano medio… io do per scontanto, almeno, che l’eccesso da lui usato sia un po’cinico e surreale, non letterale.

    Di certo, non dico un medico (è un esempio fatto apposta, non perchè realistico – i medici africani sono talmente pochi che possibilità ce le hanno, ma hanno usato questa figura per evidenziare che le strutture sanitarie sono poche…il messaggio è “se nell’esagerazione pubblicitaria sono poche rispetto al piccolo numero di medici …figuriamoci quante sono in confronto ai milioni di persone che avrebbero bisogno di cure!), ma un carpentiere, un contadino, un pescatore, un sarto (faccio solo esempi maschili non a caso) che che vengono qua e si ritrovano a fare i vu cumprà, a pulire i vetri al semaforo, a fare la carità…non pensate che lo trovino degradante????

    Non hanno diritto a fare il loro lavoro, o almeno qualcosa di dignitoso??

    Qualunque extracomunitario non inserito nella rete sociale italiana (non il caso di Mohamed Malih mi sembra) vi dirà che se potesse, tornerebbe a casa!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Ma non può….perchè????
    Allora cos’è, se a pensare di creare strutture socioeconomiche adeguate nei paesi africani si è razzisti, sono razzisti verso se stessi anche certi immigrati?

    E la soluzione è “aggiustare” la società italiana in maniera che assorba più correttamente l’immigrazione? Sì, assolutamente è una cosa da fare…peccato che anche questo non basti, perchè i problemi da cui sono scappate queste persone rimangono. E sono sicura che, se potessero, anche una volta accolti nella società italiana, gli immigrati farebbero di tutto per risolvere, almeno in parte, i problemi della propria Patria, se ancora (ma abbiamo dubbi?) la considereranno tale…

    Semplicemente, guardando questo spot, l’amref si pone a fianco di queste persone, ne condivide evidentemente i pensieri, e vuole fare qualcosa per concretizzarli.
    NON per cacciare gli immigrati dall’Italia.
    Ma per aiutarli davvero, sotto TUTTI i punti di vista, NON SOLO da “immigrati in Italia”, ma anche da persone il cui cuore è rimasto nella propria, distruttiva, casa. Il punto di vista paternalistico è quello di chi crede che si risolvano TUTTI i problemi degli immigrati con la sussistenza fatta nella nazione in cui vengono accolti.
    Che punto di vista egocentrico, come se esistesse solo l’Italia.

    Non credo che Amref meriti di andare in rosso per questo. Anzi.

  11. Ultimavestale, a me invece sembra proprio quello il messaggio dello spot, “aiutiamoli a stare a casa cosi’ non vengono a rompere da noi”. L’ironia…ah, ci potrei scrivere tomi sull’ironia…non mi sembra proprio sia presente in questo spot, e per dirla tutta, credo sia un’arte ormai quasi estinta in Italia…prendere qualcuno ad insulti ormai viene definito “ironia”.

    Io non parlavo ne’ di sussistenza, concetto esso stesso paternalistico, sia nel confronto di immigrat@ che altre persone in generale; ne’ di “correggere” la societa’ italiana per renderla piu’ politically correct. Ci vuole, per me, un cambiamento radicale del nostro modo di vedere, pensare e fare le cose, altro che “correggere”. Uno spot del genere non aiuta proprio nessuno, anzi, non fa che rafforzare stereotipi, sia sull’Italia che sull’immigrazione.

  12. Pingback: Gli italiani sono razzisti? | Giovanna Cosenza | Il Fatto Quotidiano

  13. Pingback: Gli italiani sono razzisti? (da Il Fatto) | l u c a t l e c o

  14. A me la pubblicità è piaciuta. Trovo i “Vu cumprà” dei gran rompiscatole anch’io ma mi dispiace se uno è dottore o avvocato e non lo può fare. Se diventa dottore o avvocato in Italia sarei comunque contenta per lui. Trovo molto bello che la loro terra non venga solo sfruttata ma anche resa migliore con la raccolta di fondi perché sono sicura che tanti tornerebbero volentieri nella loro terra resa migliore; sono qui in Italia per forza di cose. Il fatto che alcuni di loro si prestino volentieri a partecipare allo spot, significa che non si sentono presi in giro e discriminati.
    Io vivo in Sardegna e sotto tanti aspetti veniamo schiavizzati quasi come i senegalesi: vedi Equitalia, le varie miniere dismesse, le fabbriche che chiudono ecc. Non immagini quanto sia bello per me avere un lavoro fisso proprio qui! Non mi trasferirei per nulla al mondo!
    Carine alcune cose che vendono!

  15. @Francesca scusami. Conosco la realtà della Sardegna e per questo ti chiedo cosa penseresti se qualcuno avesse fatto quello spot per la Sardegna, usando una serie di stereotipi sui sardi (tirando fuori il banditismo, le pecore, quello che vuoi).
    “Aiutiamo i Sardi in Sardegna, così non ci rompono i”.
    Ti piacerebbe? Pensare di non poter venire in continente? Lo faresti quello spot?
    L’Africa non viene resa migliore da associazioni come Amref, che anzi lucrano sulla povertà del terzo mondo per tenere in piedi l’ambaradan della loro associazione; l’Africa sarà migliore e libera il giorno in cui smetteremo di depredarla di tutte le sue ricchezze, il giorno in cui gli africani potranno decidere liberamente che futuro dare al loro continente, senza doverne rendere conto al ricco occidente.

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