«Tutte le italiane hanno la cameriera» dice la Grimaldi. Ma le Iene replicano andando dal parrucchiere

Giorni fa la giornalista del Tg1 Francesca Grimaldi ha realizzato un servizio in cui, alla guida di una Ferrari, faceva una battuta su un certo «vetro antivento che consente di viaggiare a vettura scoperta senza rovinare la permanente», un vantaggio che «potrebbe valere da solo il prezzo di questa macchina».

La battuta è ovviamente offensiva «per chi fatica ad arrivare a fine mese», come sottolinea Elena Di Cioccio, che costruisce un servizio per le Iene incalzando la Grimaldi, ricordando che una Ferrari costa 230 mila euro, e chiudendo con una Grimaldi che pare ci prenda gusto a rendersi odiosa e dice che «tutte le massaie italiane hanno la cameriera».

Battutacce di pessimo gusto, sono d’accordo con Elena Di Cioccio, specie se la crisi imperversa.

Però guardiamo da vicino l’astuzia delle Iene, che per evidenziare lo scandalo, entrano da un parrucchiere di Roma e intervistano alcune signore mentre si fanno i capelli (tinta o altro) o li hanno appena fatti, come si vede dal risultato tondeggiante.

Cioè che fanno le Iene? Prendono alcune rappresentanti di ciò che il target della trasmissione immagina come «italiana media pronta a indignarsi contro chi possiede una Ferrari» e le fanno parlare.

Ma allora mi chiedo: quelle signore, con quella faccia così arrabbiata, davvero non arrivano a fine mese? Chi non ci arriva di solito rinuncia al parrucchiere.

E quante di loro saprebbero davvero mettersi nei panni di chi sta ancora peggio? Di migranti nord africani, giovani precari, cinquantenni in cassa integrazione o, peggio ancora, di senzatetto disperati, di chi chiede l’elemosina ai semafori? Siamo proprio sicuri che quelle signore – e gli italiani che rappresentano – non sarebbero capaci di battute analoghe a quelle di Francesca Grimaldi, ma riferite a beni e servizi di costo inferiore come un’utilitaria, una lavastoviglie, la vacanza al mare?

Insomma il servizio de «Le Iene» funziona perché mette in scena l’eterno e miope conflitto fra chi sta peggio e chi sta meglio, non perché prende davvero le parti di chi «non arriva a fine mese», come dice di fare.

Ecco dunque come un problema sociale si trasforma in retorica televisiva. Anche perché chi davvero non arriva a fine mese non guarda «Le Iene». E allora chissenefrega.

Vodpod videos no longer available.

20 risposte a “«Tutte le italiane hanno la cameriera» dice la Grimaldi. Ma le Iene replicano andando dal parrucchiere

  1. Giustissime osservazioni. Premetto che io non guardo le Iene, non tanto perché non arrivo a fine mese (non arriverei nemmeno a metà senza l’intervento dei miei), ma perché sono assolutamente contraria, per convinzioni personali, all’infotainment (spero di averlo scritto correttamente).
    Detto questo, e preso atto del solito trucchetto da “iena”, sono rimasta davvero colpita dalla distanza che separa la classe dirigente, chiamiamola così, dalla realtà dei fatti. Non tanto dalle signore laccate della borgata romana, ma dallo standard di vita del ceto medio basso italiano.
    La giornalista del TG1 infatti afferma candidamente e assolutamente convinta che “tutti gli italiani hanno la cameriera, lo sai anche tu”, cercando di evitare a tutti i costi di dire “vado a fare le pulizie”, quasi fosse un’offesa… Queste persone sono quelle che selezionano e raccontano i fatti del giorno, le notizie, e non hanno la minima idea di come vive la maggior parte, credo, del paese. Ecco, più che altro è questo che mi ha lasciata perplessa.

  2. Strafottenza e arroganza da fare venire i brividi…addirittura ha voluto sottolineare “no, io il bucato non lo faccio!”, perché nemmeno nell’ironia è concepibile un gesto tanto “basso” come pulire. Ora, riguardo la scelta di entrare da una parrucchiera per intervistare le donne italiane, condivido il commento…anche se la scelta di entrare da una banale parrucchiera possa anche essere letta proprio come un modo di creare contrasto con la “battuta” della Grimaldi, centrata sulla permanente…va beh.
    Per il resto mi sento offesa, ancora una volta, da una classe sociale (perché ormai ha senso parlare di classe quasi) del tutto inconsapevole.

  3. Giusto, chissenefrega. Passiamo ad altro.

  4. Le Iene sono parte integrante del sistema che a parole dicono di osteggiare, prova provata è il fatto che hanno addirittura firmato un’autovettura (cosa, quest’ultima, che fa ridere molto più di certe loro battute)

  5. Una domanda per la Prof. Cosenza. Perchè chi non arriva a fine mese non guarda le Iene? Escludendo i senza tetto, a me sembra che una grande maggioranza della popolazione italiana che per vari motivi non riesce a condurre una vita serena e dignitosa abbia cmq la possibilità di trascorrere il dopo cena di fronte alla tv. E molto spesso proprio coloro che sono arrabbiati contro quel sistema che li costringe a un’esistenza misera si interessano a programmi appartentemente “contro” comei le Iene o le “inchieste” (scusate l’uso inappropriato del termine) di Striscia la Notizia. Sbaglio?

  6. Sara, vedi che fai anche tu fatica a immaginare come e quanto si possa davvero stare male?

    Se non hai soldi, sei pieno di debiti, vivi in una casa di cui non riesci più a pagare il mutuo, non sai come pagare i libri di scuola ai tuoi figli, ce l’hai con il mondo, pure con le Iene.

    E in ogni caso non hai tempo, né voglia di metterti davanti alla tv. O magari non puoi, perché la vecchia tv non prende il segnale digitale, perché non ti sei potuto permettere neanche il decoder. Così difficile immaginarlo?

  7. No assolutamente non mi è difficile immaginarlo ma vederlo, sentirlo, averne testimonianza. Eppure non penso di vivere in un’isola di privilegiati, anzi. Conosco molte persone e famiglie che stanno attraversando un periodo di grande difficoltà ma certi stereotipi e consumi mediatici restano purtroppo invariati. Anche perchè in molti casi, sia per motivi generazionali che appunto di estrazione sociale, tutte queste persone sono rimaste escluse dall’uso del computer e di internet. In Italia, oggi, mancano punti di riferimento stabili e autorevoli, di conseguenza per molti l’informazione e l’intrattenimento televisivo restano delle finestre sul mondo, dei ricettacoli di speranza, rabbia e sconforto. Detto questo, non metto in dubbio la sua esperienza e il suo punto di vista. Sono solo sorpresa dalla divergenza.

    P.S. La tv funziona anche senza decoder… almeno a casa dei miei😉

  8. @Giovanna: io in quella condizione ci sono stata, due anni fa. E ti assicuro che se anche la si ha col mondo, vedere i servizi delle Iene o di Striscia ti fa arrabbiare, sì, ma non con loro: con gli oggetti delle loro inchieste. Anzi, hai un senso di ammirazione nei confronti di questi apparenti ”giustizieri”. Ti parlo mettendo in mezzo le impressioni dei miei genitori, che erano i veri ”combattenti” contro le avversità; io avevo 18 anni, ero incazzata ma fiduciosa.

  9. Giovanna, si può immaginare che sia come dice Sara o come dici tu.
    Per sapere come stiano davvero le cose, servirebbe un minimo di ricerca empirica.

    A livello di dati aneddotici, che valgono poco, ma un po’ più dell’immaginazione, ho visitato famiglie che non pagano l’affitto, talvolta neanche le bollette (queste ultime pagate dai servizi sociali o da associazioni caritatevoli), e ho visto la TV accesa.
    Quanto la guardino e cosa guardino, non so.

    Può darsi naturalmente che i pochi casi concreti cui mi riferisco non siano tipici.
    Sarebbe utile sentire le impressioni di chi nei servizi sociali visita le famiglie e le persone più disagiate.

  10. Veramente vergognosa quella battuta..non tutte ci possiamo permettere le cameriere o il parrucchiere come la Girmaldi che evidentemente avrà l’anima dei soldi…ma che vergogna!
    Ma quella tv va proprio spenta vi dico, fatica proprio a rappresentare le vere donne e in generale gli italiani.
    schifo,schifo

  11. Ben, Sara, ok: siamo arrivati al punto. Al punto in cui volevo arrivare.

    Lo so che in Italia i poverissimi sono meno che in altri paesi. Dati alla mano in questo momento non ne ho, ma se ci spendiamo un’oretta ne troviamo a iosa. Rispetto alla Grecia, per esempio. Rispetto al nord Africa, poi, non c’è paragone.

    Inoltre so anche che una parte di questi poverissimi tengono la tv accesa. Accade in tutti gli ambienti poveri. In certe paesi di campagna della Siria che ho visitato nel 2007, certe case non avevano nemmeno la porta, nemmeno i vetri alle finestre, nemmeno il pavimento, ma tutte avevano l’antenna parabolica. Nel Tamil Nadu, uno stato del sud dell’India, idem: chiedono l’elemosina e a malapena mangiano ma la televisione a casa ce l’hanno.

    Secondo me in Italia «quelli che non arrivano a fine mese» guardano meno le Iene e più altre trasmissioni, ma non voglio parlare senza dati.

    Perché ho scritto questo post? semplicemente perché un servizio come questo trova un facile capro espiatorio nell’arroganza della giornalista del Tg1, inducendo gli spettatori e le spettatrici gggiovani e anticonformisti/e che guardano le Iene a collocarsi automaticamente dalla parte dei «buoni e non arroganti che i poveri li capiscono, eccome li capiscono». Senza però mai riflettere sul fatto che noi presunti «buoni non arroganti» (= tutti noi che guardiamo le Iene e cediamo subito a quell’identificazione facile facile) possiamo a nostra volta avere privilegi di cui manco ci rendiamo conto. E dunque fare la stessa parte della Grimaldi in diverse occasioni, senza nemmeno capirlo.

    Esattamente coma la Grimaldi non capisce.

    Insomma volevo usare un servizio che molti mi hanno segnalato con «Ha visto prof che schifo la Grimaldi?» per dire: sicuri che non siamo anche noi un po’ come lei, ma solo in proporzioni di censo più ridotte? Sicuri sicuri sicuri?

    Perché se non faccio così, poi vado in aula, tanto per dirne una, e mi tocca spiegare da zero che Le Iene non rivoluzionano un bel nulla. Ma «fanno parte del sistema», come diceva Donmo. Quale sistema? Quello della televisione e dei media che ci raccontano tutti i giorni ciò che ci fa più comodo sentirci raccontare.

  12. Scusate se dirò ancora delle ovvietà, ma l’errore degli studenti e di parecchia altra gente è credere che ci siano o ci debbano essere programmi televisivi “rivoluzionari” in senso politico e sociale, ma siamo certi che attribuire ai media e in particolare ai programmi televisivi il potere e l’autorità di rivoluzionare o aiutarci a rivoluzionare la società sia corretto?
    Il cambiamento se arriverà non sarà dovuto a Striscia o alle Iene, ma neanche a programmi d’informazione “seri” come Santoro, Presadiretta o Report, Ballarò…senza nulla togliere all’importanza delle inchieste svolte da questi programmi e ai giornalisti e i reporter che ci lavorano
    La mia impressione è che in Italia si attribuisca a chi lavora in tv e nello spettacolo (e nell’informazione più o meno “spettacolo”) un potere di “cambiare le cose” che in realtà non c’è o non è grande come si tende a credere (e lo dico io che lo spettacolo in ogni sua forma lo amo)..e anche la logica del “dentro/fuori” dal sistema mi pare regga fino a un certo punto: magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che tutto e tutti siamo dentro il sistema, anche la contestazione fa parte del sistema..ciò non significa che sia di per sè meno sincera

  13. D’accordo pienamente Prof. E’ importante lavorare sugli immaginari collettivi e sul diritto alla rappresentabilità di molteplici parte della società, soprattutto delle minoranze.

  14. Mmm, mi sento un po’ chiamata in causa, ma forse è solo la mia lunghissima coda di paglia! Io mi sono sentita ferita dalle dichiarazioni della giornalista, che reputo inadatta a raccontare il paese, a prescindere dal mezzo con cui esse sono arrivate a me. Non guardo le Iene, le ho visto su FB, e mi reputo molto fortunata perché ho un portatile. Siccome vivo nel mondo, e non mi sento né gggiovane né anticonformista, mi rendo assolutamente conto che nel mondo ci sono delle situazioni assolutamente tragiche, e persone che stanno così male che di queste cose, diciamo così, se ne fregano proprio!!! Però il fatto che io sia bianca, occidentale, mediamente istruita, spero non mi precluda la facoltà di indignarmi per una dichiarazione, pur con tutti i sé e i ma di cui sopra. LE iene sono un programma fuffa, ma resta il fatto che con i miei soldi (sì, pur essendo precaria posso permettermi di pagare il canone) pago una giornalista rai che non sembra vivere sullo stesso mio pianeta.
    Cioè, non so se mi spiego: sono consapevole di essere più povera, per dire, di quanto erano i miei genitori alla mia età; sono consapevole di essere infinitamente più fortunata di quanto lo fossero i miei nonni alla mia età, e tante altre persone sparse sul globo, purtroppo, ancora oggi. Questo secondo lei mi rende una “buona arrogante” se mi infastidisce una frase che mi suona tanto simile a “non hanno pane, date loro le brioches”? Non è una domanda polemica eh, ci tengo a precisarlo!🙂

  15. Emanuela, sì… ehm… un po’ di coda di paglia, in effetti…😀
    Per inciso: il servizio mi è stato segnalato da altre cinque persone (giovani e meno giovani), oltre a te.

    E non intendevo dire che scandalizzarsi per la Grimaldi implica condividerne l’arroganza. Intendevo dire semplicemente ciò che ho scritto nel post e ulteriormente commentato più sopra. Insomma volevo solo far riflettere su un meccanismo della televisione e in particolare de Le iene, tutto qui.

  16. C’è stato un tempo in cui attraverso la tv molte cose sono cambiate. Alberto Manzi, ad esempio.
    Quindi basta sciocchezze.

  17. Le Iene è un programma che non mi piace, le poche volte che dietro segnalazione sono andata a vedermi le loro “battute”, le ho trovate dello stesso tipo di quelle di Striscia, e cioè finte denunce che in realtà ottengono sempre un doppio fine. In questo caso vedo senz’altro il rischio che segnali, Giovanna, ma ne vedo anche un altro, testimoniato anche da qualche commento: spostare la giusta indignazione da un telegiornale vergognoso per il suo servilismo e le censure quotidianamente documentati all’indignazione per una giornalista. Per quanto meritata sia tale indignazione, io trovo fuorviante mettere l’accento sul fatto che sia lei a scrivere i suoi testi: e gli altri giornalisti quando parlano di delfini orsetti e merende se li scrivono loro i testi? E questo è davvero il punto? Certo fa comodo, e ancor più comodo che nel clima di generale misoginia ce la si prenda con una donna. E sia chiaro, lo ripeto a scanso di equivoci, non la sto difendendo, sto solo cercando di chiarire che mi sembra che sotto ci sia anche altro.
    E allora non mi sembra casuale nemmeno la scelta di andare da un parrucchiere e mostrare le signore che mentre parlano stanno lì a preoccuparsi anche loro dei capelli, come a mostrare una generale mancanza di coerenza e reale attenzione ai problemi della società da parte di tutte le donne. In un momento in cui la coesione sociale sarebbe fondamentale, Le Iene va anche a stuzzicare un punto che ha sempre indebolito le battaglie delle donne: la distinzione di classe. E i “vantaggi” misogini di un servizio del genere non finiscono qui, perché, mi domando, a un giornalista sarebbero mai andati a chiedere se si lava i panni e pulisce la casa? Da un telegiornale vergognoso si finisce con Le Iene come trasmissione paladina del diritto delle donne arrabbiate a essere rappresentate. E a far passare come un lusso borghese il fatto che molte donne che lavorano assumano qualcuno/a che tenga in ordine la casa, in modo da poter dedicare il tempo libero ad altro, inclusi i figli. Mi sembra di sentire molto altro implicato da quel servizio.
    Insomma, l’ho guardato velocemente e forse esagero un po’ (anche se mi baso su osservazioni fatte anche in altre occasioni), ma a me pare che con una fava sola si prendano molti piccioni alquanto utili per una politica sessista e poco democratica.

  18. Credo abbia ragione Sara quando dice che chi non arriva a fine mese guarda le Iene. Sono convinto che la TV giustiziera, come i comici giustizieri (vedi Grillo), i conduttori giustizieri (Santoro), i giornalisti giustizieri (Travaglio), i libri giustizieri (la Casta) forniscano un piacevole effetto taumaturgico a chi si sente ingiustamente tagliato fuori dal mondo dei “vincenti”. Ma nemmeno io ho i dati per suffragarlo. Tuttavia un’altra domanda mi sorge spontanea:
    Quanti ferraristi guardano la rubrica motori del tg1 allo scopo di valutare il prossimo acquisto? E qui, sta l’aspetto più torbido di tutta questa faccenda. La marchetta del TG1 alla fine porta quattro soldi nelle disastrate case della Rai. In cambio provoca un’onda di sdegno. Ma catalogare il servizio della giornalista come una gaffe non le rende merito. Anche dall’arroganza con cui risponde all’inviata delle Iene è chiaro che la Grimaldi segue un classico schema delle Relazioni Pubbliche dei prodotti di lusso: il rancore di chi non può comparsi una Ferrari serve a rafforzare la vanità e la motivazione di chi ha i soldi per comprarla. Consiglierei cautela: data la situazione critica del paese (e della RAI) è un traino piuttosto delicato e la corda già logora rischia di spezzarsi.

  19. Verissimo, c’è proprio il rischio che dall’indignazione per il sistema TV si passi all’indignazione per una sola persona! Non ci avevo pensato Ilaria, grazie!
    Un inciso: non mi interessa molto che qualcuno prenda la cameriera, quanto il fatto che chi ci racconta ogni giorno dia per scontato che tutti la abbiano…
    Perché se ho dei dubbi sul fatto che chi non arriva a fine mese guarda le iene, non ho dubbi sul fatto che di sicuro non ha la cameriera!
    Secondo me sopravvalutate un po’ il target delle Iene, ma neppure io ho i dati per supportare le mie sensazioni, vado a percezione!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...