Quando le scuole riproducono stereotipi di genere senza volerlo

Il liceo Socrate di Roma ha realizzato uno spot per promuovere «Voice Out!», un «political game» – come lo chiamano – cioè un corso in cui «un team di esperti del settore» insegna ai ragazzi, suddivisi in squadre, come realizzare una campagna «con tanto di spot su YouTube e manifesto». Dopo di che, i ragazzi vengono messi in competizione, prima fra squadre della stessa scuola, poi fra scuole della provincia di Roma. Alla fine chi vince parte per una meta europea (info su Nisoproject.eu).

Tema di quest’anno: la lotta contro l’omofobia.

Pregevole l’iniziativa, lodevole il tema, fresco e dinamico lo spot, che è finito pure su Repubblica tv col titolo «Spot contro l’omofobia nelle scuole» e dunque sta girando molto in rete.

Però mi sono intristita lo stesso: a guardare lo spot, pare che nelle scuole di Roma ci siano solo maschi.

A parte la ragazzina iniziale che grida col megafono «Voice out!», a parte alcune comparse in aula che fanno da spettatrici votanti e qualche sagoma femminile di cartone, i protagonisti nel vero senso della parola sono solo maschi: i desideri di fare «il politico», «il pubblicitario», o di «recitare, fotografare o semplicemente dire la tua» riguardano solo loro. E pure i supposti creatori della campagna sono loro.

Com’è possibile che a nessuna insegnante, a nessuno studente, a nessuna studentessa del liceo Socrateuna scuola che non conosco ma che, dal sito web e dallo spot, immagino vivace, attiva, all’avanguardia – non sia venuto in mente che i protagonisti dello spot sono solo maschi?

Non solo è possibile, ma è accaduto. Per un motivo molto semplice: in Italia il protagonismo maschile è talmente scontato e normale, che cancellare il genere femminile è una scelta involontaria che viene spontanea anche nelle migliori famiglie (e scuole). Nonostante le migliori intenzioni.

Grazia ad Antonella per la segnalazione.

47 risposte a “Quando le scuole riproducono stereotipi di genere senza volerlo

  1. E’ vero, salta all’occhio! Anche quando dice “il team di esperti” e c’è una carrellata solo di maschi… le voci (a parte l’urlo iniziale) sono solo maschili…

  2. stamattina leggere questo post mi deprime, perchè rispecchia la realtà, che non è quella che non in Italia non ci son più donne, ma che non vengono rappresentate nei media quando svolgono un ruolo attivo, soprattutto nel mondo del lavoro. perchè lo svolgimento di un ruolo lavorativo da parte delle donne è ancora visto come se fosse di serie B rispetto a quello degli uomini.

  3. Non è che l’omosessuale è solo maschile e l’omosessualità femminile non esiste? (anche la bisessualità non esiste.) Quindi se il problema è solo maschile è giusto che ne parlino solo i maschi. Forse.

  4. L’omossesualità femminile esiste ed esiste anche la bisessualità. E il problema è proprio che vengono negate al punto che qualcuno pensa che non esistano.

  5. State facendo un gran casino. TIME OUT!

  6. “l’omosessualsità femminile non esiste”?
    dai, cerchiamo di esser seri.

  7. omosessualità, pardon

  8. @ il comizietto
    dimmi che è un commento ironico che non ho capito, per favore……

  9. @tutti
    Certo che è ironico il mio intervento!!

    Però il fatto che qualcuno abbia avuto dubbi è sintomatico del fatto che questi pensieri (l’omosessaulità femminile non esiste) sono purtroppo molto diffusi.

  10. E’ un colossale refuso, suppongo. Per questo ho invocato TIME OUT. Se qualcuno ha compreso spieghi, io ora vado di fretta e ci sarebbe da scrivere per due pagine, su tutto quanto, sovrainterpretazioni paranoiche iniziali comprese…

  11. @ilcomizietto
    Sono talmente diffusi che, presa dall’angoscia e dalla ribellione, ho commentato anche io che solitamente sono una lettrice silenziosa.

  12. Anche se con tono ironico, l’intuizione di ‘il comizietto’ secondo me è giusta. Solitamente l’omofobia è più dura e praticata nei confronti dei gay maschi, le lesbiche sono più tollerate, e anche nella storia hanno subito una repressione soft se paragonata a quella maschile, streghe a parte!🙂 Volendo essere critici fino in fondo, per me questo spot risulta ‘lesbofobo’ in quanto non include-rappresenta l’omosessualità femminile. Eppure l’omofobia tocca anche donne gay. E’ una sfumatura di poca importanza? Non credo, sottolinea piuttosto quanto poca voce si dia alle donne, voce che qui è usata per far parlare gli altri ( e solo maschi). E’ vero che il tempo qui è pochissimo e quindi l’esclusione della componente lesbica può essere motivata da una necessaria ‘sintesi’ , ma per il resto, non ci sono scuse.

  13. Allora (che stress mangiare di corsa!), possiamo sicuramente affermare che l’omofobia è un problema sostanzialmente maschile: non è che non esiste una paura del lesbismo o un accanimento contro di esso da parte di donne e uomini, diciamo piuttosto che è molto più devastante l’atteggiamento omofobo di maschi contro maschi e non esiste proprio qualcosa di analogo sul fronte femminile. In ogni caso, venendo allo spot, dove mi pare evidente abbiano inteso parlare di omofobia come avversione all’omosessualità “maschile” (“maschile” è ridondante ma se vi ostinate a chiamare “omosessualità” anche il “lesbismo”…), dicevo, nello spot non avrebbe senso se le due prime parti fossero interpretate da due ragazze, anzi la cosa acquisterebbe un vago senso ideologico opposto, come a scaricare la responsabilità dell’omofobia (contro maschi) sulle donne; oppure, due eventuali donne-attrici finirebbero per interpretare la parte delle maestrine di turno pronte a bacchettare gli uomini; e ancora, un uomo e una donna (per far contenti tutti) rischierebbero l’immagine “romantica” o la prevaricazione di un ruolo sull’altro. La scelta fatta è imho l’unica possibile in quello specifico contesto. Le comparse femminili non vengono coinvolte in azione diretta sulla scena, è vero, ma sono comunque presenti nel gruppo (in un certo senso come nella realtà della problematica; intendo dire che una responsabilità femminile nell’omofobia “maschile” esiste ma non è certo di immediato riconoscimento). Si notano poco le ragazze ma credo sia una scelta comunicativa e non un vizio da stereotipo come è stato detto in apertura. Per lo meno non me la sento proprio di attribuire un vizio del genere a questo spot. Peraltro non dimentichiamoci del continuo insistere da parte delle neo-fem affinché gli uomini facciano la loro parte per migliorare questa società. E allora, vien da dire, accidenti a voi! Per una volta che questi si fanno carico della loro responsabilità voi partite con la solita “decodifica aberrante” e conseguenziale “sovrainterpretazione paranoica”? Non mi piace menarla oltremodo ma quando sostengo che c’è della “paranoia” nell’aria e che i movimenti neo-fem, spesso, troppo spesso, picchiano in testa sono certo di non sbagliarmi.

  14. luziferszorn, tanto per cominciare: modera i termini. Qui nessuno è paranoico. Né io né altri. E non c’è nessuna ossessione veterofemminsta su questo blog. Intesi?

  15. @michi e luziferszorn
    Non sono proprio così sicuro che l’omosesx femminile abbia (avuto) una fobia più soft o che l’omosessualità sia solo un problema maschile. Però, ammesso che sia, secondo me potrebbe essere un ulteriore segno della marginalità del mondo femminile nella nostra visione del mondo.

    La bisessualità, invece, nella mia ristretta cerchia di conoscenze, non è contemplata: si pensa che uno abbia le idee confuse.

  16. Buongiorno. Parlando di scuola e di sport come aspetto educativo:
    http://sporteducativo.wordpress.com/2011/10/26/sport-e-scuola-dellobbligo/

    Saranno gradite vostri commenti e suggerimenti.
    Grazie per lo spazio e buona giornata.

  17. Luziferszorn, credo piuttosto che sia tu ossessionato dal fatto di trovare ossessioni negli altri. Non ho nessun tipo di ossessione neo-fem, come dici tu. Ed è chiaro che, se teniamo ferma quella sceneggiatura, i ruoli sono giustificabili nel modo in cui dici tu. Per cui l’unica cancellazione di cui si può accusare lo spot è quella nei confronti dell’omosessualità femminile, che viene cancellata nella società COME nello spot.

    Ma quella che lo spot mette in scena è una sfilza di stereotipi di genere proprio perché affida solo a maschi la possibile soluzione dell’omofobia (esattamente come tu trovi giusto che sia, proprio perché hai in testa a tua volta il cliché). Credo invece che le discriminazioni di genere siano una tema che può essere risolto solo coinvolgendo tutti i generi (che per inciso non sono solo 3 o 4).

    Dunque mostrare un gruppo di progettazione misto e una società sessualmente mista sarebbe il modo più sereno e meno segregante per tutti di immaginare uno spot che metta in scena un gruppo di progettazione «decente» sul tema dell’omofobia e una società normalizzata in questo senso: ragazze, ragazzi, gay, lesbiche, trans e così via.

    Come rappresentare una società serenamente multigenere e un gruppo di progettazione serenamente multigenere? Certo NON con la sceneggiatura di questo spot. Occorrerebbe cambiare tutto. Uscire dai cliché, appunto. Cosa che anche tu fai – con grandissima evidenza – fatica a fare. Con tanta più evidenza e fatica quanto più ti affanni a dirti «certo» di questo e quello. Con tanta più paura di romperli, questi maledetti cliché, quanto più velocemente corri, addirittura col boccone in bocca, per dimostrare a tutti, me per prima, quanto siamo ossessionati e paraonoici nel trovare sessismo laddove non c’è.

    Ma perché hai tanto timore ad aprire la fantasia? A immaginare una sceneggiatura meno invischiata in stereotipi triti e vecchi come il cucco? Un salto di immaginazione che sarebbe piaciuto vedere in giovanissimi quindicenni e che invece non ho trovato negli studenti del Socrate, ecco perché ne ho scritto.

    Insomma, perché ci tieni tanto a voler incasellare anche questo blog – come hai fatto con altri – in qualche «gabbia» (come dice la Zanardo, tie’, la cito) vetero-femminista o neo-fem? Cosa stai difendendo?

    E scusa se ritorco un po’ di aggressività contro di te, ma sto semplicemente restituendoti la dose che mi hai riversato addosso. Però lo faccio – ti prego di notare – con maggiore consapevolezza di te, visto che comunque me ne scuso. E te lo faccio notare.

    Spero che questa riflessione possa aiutarti, una buona volta, ad alzare il tuo livello di consapevolezza e di serenità su questi temi. Perché davvero mi sembri attanagliato da una forma di paranoia anti-paranoica. Pensaci.

  18. Mah, non è aggressività, solo che è imbarazzante dover muovere critiche alla padrona di casa. Ma qualcosa bisognava pur dire.

  19. Quoto @il comizietto: bisex? esatto, idee confuse mentre scegliere se essere etero o gay.. 🙂

    forse OT
    Mi vien voglia di sottolineare anche un altro carattere dello stereotipo omosessuale (maschile, naturalmente: quello femminile non esiste solo nei film porno a beneficio degli uomini?)
    Gli uomini sono ossessionati dalla paura di ricevere approcci gay dai loro omogeneri – viene accennato nello spot – l’avete mai notato? Da cui desumo (frettolosamente) che l’uomo si legge lui stesso come bestia istintiva incapace di fermarsi, quindi l’uomo ha paura di essere vittima della sua natura.
    Visto che tanto solo di uomini si parla e solo loro agiscono, potrebbe essere interessante scoprire come mai l’uomo non riesca a relazionarsi con altri uomini quando c’è un minimo rischio di coinvolgimento sessuale (parlo a livello di relazione non fisica, anche solo di approccio). E da qui capire invece perché con la donna ci riesce.
    Questione di forza? Paura di non essere la sola figura tradizionalmente dominante? Visione di un atto sessuale inevitabile?
    Senza contare la convinzione comune di essere prede irresistibili per gli altri uomini con tendenze omosessuali.
    Insomma, indagare come gli uomini si vedono in ambito amoroso deve essere spassosissimo.

    (@luziferszorn: dire ‘omosessualità maschile’ non credo sia ridondante, forse a livello di uso comune del termine, non etimologico)

  20. Vorrei aggiungere un punto non evidenziato finora. I-Le 14-18enni sono alla fine dell\ eta\ evolutiva, ma ancora in pieno mutamento. I ruoli, la sessualita, sono ancora meno definiti che negli adulti e cè una certa fluidità nel passaggio da un genere all altro. Anche per questo avrei visto meglio uno spot piu\ corale e inclusivo, soprattutto se dedicato ai coetanei. A meno che non si stesse comunicando agli adulti (o peggio ancora ai genitori dei ragazzi), mancando quindi clamorosamente il target.
    Scusate gli errori di ortografia, trattasi di tastiera non standard.

  21. @fabiana
    posso risponderti solo per me: personalmente non ho problemi a relazionarmi con uomini gay (vengo stamattina da un laboratorio teatrale universitario e il nostro regista è gay), sarei in forte disagio, non lo nego, davanti a delle avances gay come lo sarei davanti ad ogni attenzione sessual-amorosa non gradita…anzi timido come sono riguardo all’amore sarei in imbarazzo anche davanti alle avances gradite di una ragazza che mi piace (eppure proprio perchè sono timido è difficile che faccia il primo passo quindi o lo fa lei oppure non lo so)
    Ovviamente la mia è una discussione accademica dato che purtroppo nessuno, nè uomo nè donna, si è mai interessato a me in quel senso.
    Quanto agli uomini etero che credono di essere irresistibili non solo pe l’altro sesso ma anche per i maschi gay..bè quella è semplice vanità.
    se cerchi una rappresentazione del lesbismo non pornografica ti consiglio The L. World (anche in Friends ricordo che l’ex moglie di Ross era lesbica e il papà di Chandler una trans)
    chiedo scusa se continuo il forse OT

  22. Giovanna ,
    la cosa che più mi sconvolge dello spot del Socrate, è lo sguardo dello studente “protagonista” ( il classico “figo” della scuola) nei confronti del compagno di banco gay, nel momento in cui la voce fuori campo – il ragazzetto pimpante simpatico un po’ meno figo – pronuncia “omofobia” con tono greve e cupo: sono d’accordo con te, il tutto è intriso in una melma vischiosa di stereotipi, dalla quale emerge soltanto una mediocre patina “gggiovane”….
    Per la serie: “che famo? Che dimo? Mah.. ‘er bullismo c’ha rotto… parlamo da omofobia! Che fa tendenza!”
    Chissà come reagiranno i ragazz* gay, lesbiche e bisessuali di quella scuola ..di fronte a quello sguardo….di certo si sentiranno ancora una volta giudicati… Almeno io la vedo così….

  23. Una nota a margine – posso dire che no, il Socrate non è per niente un liceo dinamico e all’avanguardia, è anzi un liceo dove si fa una gran fatica, e si inserisce in un connettivo sociale piuttosto problematico. Quindi voglio spezzare una lancia perchè condivido moltissimo il post di Giovanna e soprattutto la salsa del commento in risposta a Luziferzorn, però se penso a quei ragazzi alle loro famiglie insomma, mi pare proprio comunque un gran passo avanti. E ora speriamo che arrivi questa critica perchè con questo spot dimostrano di poterla digerire nel modo giusto.

  24. Fabiana disse:
    “Visto che tanto solo di uomini si parla e solo loro agiscono, potrebbe essere interessante scoprire come mai l’uomo non riesca a relazionarsi con altri uomini quando c’è un minimo rischio di coinvolgimento sessuale”
    – – –
    Ovviamente perché deve occultare la sua omosessualità latente; così come il puritano vuole allungare le gonne per non essere turbato dalla visione delle cosce femminili. Non c’è niente di spassoso in tutto ciò. E’ un male dell’anima che si risolve attraverso la psicoanalisi, ovvero lo studio della psicologia che è quanto di più funzionale a raggiungere ciò che le neo-fem indicano come “innalzamento del livello di coscienza” (che poi questa loro è un’espressione molto gurdjieffiana, per così dire). Peraltro la questione “omosessualità latente” è accademia, cioè sono questioni già sviscerate migliaia di volte. Il problema semmai è che si sa il perché ma pur sapendo come ovviare all’omofobia non si fa nulla. Ad ogni modo lo spot tratteggia proprio questo “timor panico” maschile. Il problema è principalmente maschile, come tu stessa ribadisci, per tanto lo spot è a predominanza gestito da maschi che si mettono in primo piano e in discussione.

  25. @ ilcomizietto Preciso che per ‘soft’ intendevo la strategia del silenzio sul lesbismo piuttosto che quella della violenza, anche se in effetti purtroppo ci sono stati episodi di stupri punitivi nei confronti di donne lesbiche per dargli una lezione e fargli capire come si sta con un uomo! Dell’omosessualità femminile se ne è sempre parlato pochissimo, un po’ per il minore valore che alla vita delle donne era/è riservato e anche come strategia di nascondimento, per una chiara volontà di cancellazione. Sulla discriminazione dei bisessuali hai ragione, è molto diffusa ( e taciuta) soprattutto tra i gay e le lesbiche per ovvie ragioni politico-ideologiche o personali, ed i bisessuali ne soffrono molto.
    @ luziferszorn Non penserai mica che omosessualità stia per UOMOsessualità? Se sì, urge un ripassino di linguistica!😉

  26. Certo che no, ma l’uso comune (anche in opposizione a etero) fa si che si sia identificato con omosessuale il soggetto maschio che ha relazioni sessuali con i suoi simili. Il termine lesbica, e derivati, è molto antico. Si tratta solo di usarlo. Le mie amiche sono lesbiche, non omosessuali donne o, peggio femmine. Fossi donna lo rivendicherei anche solo per la bellezza evocativa del termine.

  27. A Giovanni Delfino. Dici: «Giovanna ,
    la cosa che più mi sconvolge dello spot del Socrate, è lo sguardo dello studente “protagonista” ( il classico “figo” della scuola) nei confronti del compagno di banco gay, nel momento in cui la voce fuori campo – il ragazzetto pimpante simpatico un po’ meno figo – pronuncia “omofobia” con tono greve e cupo:… » eccetera.

    Sono d’accordo con te, al punto che l’avevo scritto. Ma poi ho cancellato perché non volevo infierire troppo contro una scuola. Chiaro che in quell’interazione è già racchiusa buona parte della discriminazione che una campagna contro l’omofobia dovrebbe combattere.

    Zauberei: non conosco direttamente il background sociale e terrotoriale del Socrate, perché non sono di Roma, ma – sito web e spot a parte – un po’ l’avevo immaginato.😉 Ma ho voluto essere incoraggiante, proprio perché capisco che vadano incoraggiati e mi aspetto – pensando positivo – che possano recepire costruttivamente queste riflessioni. La mia e le vostre.

  28. @Paolo1984
    Continuo l’OT (tu mi appoggi frequentemente in queste divagazioni!)
    Non volevo dire che le rappresentazioni di amori lesbici sono limitate al porno, ma era una battuta un po’ venata di tristezza, nel senso che purtroppo nell’immaginario comune (non mi verrebbe più nemmeno da circoscriverlo alla sola sfera maschile) è una delle poche rappresentazioni che si hanno (hai notato che è tipico nell’atteggiamento da acchiappo di alcune ragazzine?).
    Semplificavo facendo di tutta l’erba un fascio, pensando soprattutto all’immenso repertorio omofobico di battute etc, e in cui in particolare c’è il terrore per l’atto sessuale, come fosse naturale conclusione di ogni approccio/semplice incontro. Va be’.

    @Luziferszorn
    partiamo sempre dal presupposto che mi rifaccio ai modi di dire e alle battute più basse.
    Sì, forse da un lato c’è questo aspetto di omosessualità latente, dall’altro – sempre rifacendosi al terribile repertorio di battute – non scarterei un’analisi del connubio sesso-dolore (anche nel rapporto etero torna spesso, anzi il far soffrire la donna sembra quasi una vanteria) a cui aggiungerei una visione dei propri simili (maschi) come animali che appena possono devono soddisfare le proprie voglie.

    Inquietante che – in uno spot a favore di una campagna contro l’omofobia – ci sia inserito un giudizio neanche un po’ lusinghero verso il compagno di classe gay.

  29. giovannacosenza “Ma ho voluto essere incoraggiante, proprio perché capisco che vadano incoraggiati e mi aspetto – pensando positivo – che possano recepire costruttivamente queste riflessioni. La mia e le vostre.”

    in verità, in verità vi dico: “That’s one small step for human rigths, one giant leap for italian school. “.
    [Scusate, giornata intensa a a scuola…]

    Grazie Giovanna, non infierire, faresti una magra figura in confronto all’epico sforzo Gelmini…

    P.s.: comuque c’è qualcosa che non mi torna… Ultimamente i “maschietti” a scuola sono piuttosto timidi, per non dire inerti, per non dire insulsi. Sobh! A volte il Big Jim è ha un’espressione più intelligente di loro. Gosh & ReGosh! Si vede che lì al “Socrate” tira un’altra aria…

  30. @fabiana
    acchiappo? Forse, ognuno ha i suoi metodi del resto non posso negare che vedere due donne (attraenti) baciarsi mi affascina e mi eccita (spero che nessuna commentatrice mi consideri un porco, ma è così) ma non credo sia solo questo..potrebbe anche trattarsi di “voglia di sperimentare” (hai presente I kissed a girl della mia pop star preferita nonchè mia coetanea Katy Perry?)..in generale mi ha sempre colpito come una donna con le sue amiche abbia molta più naturalezza, tranquillità nell’esprimere fisicamente l’affettività rispetto agli uomini.
    a questo proposito, non so se hai visto quella che considero tra le migliori e più divertenti sitcom degli ultimi anni: Scrubs dove vediamo due ragazzi (etero) legati da un’amicizia talmente forte da sembrare quasi una relazione amorosa…ora cerco di smetterla perchè l’OT sta durando troppo

  31. Quello che penso è che non solo le donne dai media non vengono mai rappresentate quando hanno qualcosa da dire ma è anche proprio la sessualità femminile ad essere un tabù in Italia..per sessualità indendo sia gay che etero. E questo è un problema gravissimo…

  32. mi sembra che la discussione abbia preso una piega diversa da quella che intendeva Giovanna. in un post sull’omosessualità maschile o femminile ci sarebbero stati bene molti di questi interventi, ma non qui.
    il punto è diverso, e concordo con Giovanna: il punto è che la ragazza qui ha una funzione poco più che decorativa, mentre i ragazzi agiscono.
    sono una docente di liceo, e di sicuro, se avessi visto in anticipo la sceneggiatura del video, avrei avuto la stessa reazione di Giovanna.
    per questo, nei (pochi) video che finora abbiamo realizzato, siamo sempre stati molto attenti ad attribuire ruoli paritari a ragazzi e ragazze.
    altro punto: al ‘socrate’ non ci sono alunni di colore? strano, che sia sfuggito anche questo aspetto…
    per il resto, c’è ancora tanta, tanta strada da fare…:-)

    ciao

  33. @lalab
    Sì, c’è stata deviazione, e chiedo venia alla padrona di casa. A mia discolpa spiego da cosa è stata suggerita
    – lo spot presenta uno stereotipo dell’omosessuale (il compagno di classe ammiccante)
    – viene espresso anche un giudizio verso l’omosessualità (lo sguardo in camera dopo l’approccio del compagno gay)
    – il tutto sembra richiamare la tipica reazione da bar con cui si connota il relazionarsi con persone omosessuali
    – il discorso – sia in termini di attori sia di oggetto – è circoscritto al mondo maschile (occidentale, come da tuo interessante commento)

    e poi, personalmente, mi sono lasciata un po’ prendere la mano 🙂

  34. Fabiana (21:10:37) scrive:
    “Inquietante che – in uno spot a favore di una campagna contro l’omofobia – ci sia inserito un giudizio neanche un po’ lusinghero verso il compagno di classe gay.”
    – – –
    Lo spot mette in scena il tipico “disagio maschile” (di cui tu stessa fai cenno nel post precedente) per cui a fronte di un “semplice sorriso” questo viene immediatamente inteso come “avance omosessuale” dal soggetto X (ragazzo con maglia azzurra che interpreta il soggetto criticato); per mettere in scena quanto detto è stato scelto un taglio dinamico/critico che esasperasse la situazione (in realtà nemmeno tanto): il soggetto X si gira verso lo spettatore con occhio allucinato come se stesse dicendo “che diamine vuole questo da me!”. Il soggetto X è lo stesso che all’inizio dello spot viene “ridicolizzato” da chi conduce/presenta quando gli viene infilato tra le mani un bidoncino di prodotto “XYZ” esemplificando splendidamente la stupidità del classico spot per detersivi (taglio critico). In sostanza quello che tu chiami “giudizio neanche un po’ lusinghero verso il compagno di classe gay” (che puntualizzi nel post più recente) è il climax dello spot, che può essere letto correttamente all’interno della dinamica strutturale dello spot stesso (dinamica per nulla occulta o complessa ma assolutamente lineare e trasparente), oppure, arbitrariamente, dall’esterno, come aspetto negativo perché inteso, paradossalmente, come ridicolizzazione del mondo gay. Il codice usato dai ragazzi per la messa in scena è un codice che rappresenta la realtà attraverso una esasperazione del sorriso del ragazzo A (omosessuale? bisessuale? etero? Ma chi se ne frega!) e della conseguenziale reazione “omofoba” del soggetto X (idem). Usando un altro codice per decodificare il messaggio, ossia un codice che non ammette che la realtà sia rappresentata, tantomeno enfatizzata o esaperata per far sì che il messaggio arrivi allo spettatore in maniera inequivocabile, scatta la critica/stroncatura. E parlo di “realtà” perché è vero che se qualcuno ti sorride non è certo per farti un’avance sessuale, ma può accadere anche questo: nel caso esistono infiniti modi di sorridere, richiamare l’attenzione, sedurre, ammiccare, entrare in contatto fisico con l’altro/a e non è certo possibile codificarne uno “corretto” secondo un canone imposto dall’alto.

  35. @luziferszorn
    dici che è tutta una esasperazione per rendere l’effetto didascalico anche qui come nel resto dello spot?
    mh, accolgo la tua ipotesi e cerco di capire perché mi ha fatto un effetto negativo. Per esempio non vedo così ‘semplice’ il sorriso del compagno di banco per la postura tipica che richiama la rappresentazione femminile – mano sotto il mento, spalle strette, testa reclinata. Il contrasto con gli altri ragazzi alle spalle è evidente. Direi piuttosto che viene rappresentato lo stereotipo del gay.
    Lo sguardo del ragazzo co-protagonista: che sia una figurativizzazione del concetto di omofobia?
    Potrebbe essere. Perché allora mi ha colpito di più? Perché fino allora il co-protagonista non parlante e vittima degli eventi era stato usato per impersonare lo spettatore, sballottato in situazioni improvvise e inaspettate man mano che il narratore le presenta. Qui impersona un comportamento negativo, ma senza sanzione negativa: sta ancora incarnando anche noi?

    Al di là di tutto, non mi spiace lo stile e il montaggio di questo spot, è dinamico e rappresenta perfettamente le più rosee aspettative che hanno le ragazze d’oggi😮

  36. Permettete: combinazione sto leggendo proprio in questi giorni “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini (era ora, eh?), dunque, ci casca a fagiolo. A proposito, ma non lo sapete che le lesbiche non esistono? ci sono solo alcune donne che fanno finta per compiacere il guardonismo maschile: ovviamene scherzo, per non piangere.
    PS ieri sera son passata davanti al 22 ed era aperto e festante🙂

  37. Fabiana (21:57:11) : wrote: “Per esempio non vedo così ‘semplice’ il sorriso del compagno di banco per la postura tipica che richiama la rappresentazione femminile – mano sotto il mento, spalle strette, testa reclinata. Il contrasto con gli altri ragazzi alle spalle è evidente. Direi piuttosto che viene rappresentato lo stereotipo del gay.”
    – – –
    Scusami. E’ “semplice” nel senso che è un sorriso e non un invito esplicito a fare sesso; e mi pare evidente che quando parlo di enfatizzazione ed esasperazione della situazione, automaticamente tu, secondo la tua concezione di “bene&male”, possa riconoscere in questo agire lo “stereotipo del gay”. Ma a questo proposito ti rimando alle mie ultime righe del post precedente.
    – – –
    Fabiana:
    “Lo sguardo del ragazzo co-protagonista: che sia una figurativizzazione del concetto di omofobia? Potrebbe essere. Perché allora mi ha colpito di più? Perché fino allora il co-protagonista non parlante e vittima degli eventi era stato usato per impersonare lo spettatore, sballottato in situazioni improvvise e inaspettate man mano che il narratore le presenta. Qui impersona un comportamento negativo, ma senza sanzione negativa: sta ancora incarnando anche noi?”
    – – –
    Certo, il co-protagonista silente si pone come il soggetto criticato dallo spot stesso, quindi è anche colui che si irrita se il compagno di classe che gli sta accanto è un poco effemminato. E mi pare evidente costui sia “noi”, e in particolare “noi maschi”; perché appunto lo spot è stato realizzato per mettere in discussione il comportamento maschile in ambito di omofobia tra maschi. Mi chiedo per quale motivo non debba essere accettata una scelta del genere. E’ assurdo pensare di imporre la presenza femminile in ogni ambito per mezzo di quote, specie dove vengono messe in campo le nostre capacità creativo-artistiche. Ci sono ragioni che determinano le scelte. Critichiamo le ragioni piuttosto che le scelte all’ombra delle ragioni.

  38. Luziferszorn, io ho riconosciuto l’uso di uno stereotipo, senza connotazioni positive o negative, piuttosto mi sembra che sia tu quello che pensa stereotipo=male e ragazzogay=approccio sessuale. Io ho parlato di tipica rappresentazione del ragazzo omosessuale tramite l’enfatizzazione di tratti e gestualità femminili. Avevo interpretato ‘semplice sorriso’ come sorriso privo di qualsiasi connotazione, senza doppi significati, non come sorriso asessuato.

    Il co-protagonista non mi pare criticato nello spot, anzi genera simpatia nel pubblico. Quindi l’omofobia è solo maschile? Ma no, perbacco! E per quale motivo un concorso dovrebbe riguardare solo le “vostre” testosteroniche capacità creativo-artistiche? Spesso non ci sono ragioni che determinano scelte, ma abitudini consolidate, come in questo caso.

  39. giacinto scelsi ( fake )

    a pensarci bene c’è un problema di fondo, cioè come intendere l’omofobia. questo genera un secondo problema secondo me grave: dichiarare una lotto contro l’omofobia rappresentando un comportamento, quello del ragazzo silente che reagisce con uno sguardo, che non riguarda l’omofobia che vogliamo combattere, ma piuttosto un disagio indotto culturalmente, che non può essere scaricato sul soggetto silente. disagio che sarebbe meglio non rappresentare proprio, dal momento che credo siano poche le persone che hanno avuto esperienze di approcci omosessuali incontrati e che ci sia un raffronto di tali esperienze.

  40. Fabiana, solo un appunto, stai malinterpretando quel “nostre capacità creativo-artistiche”.

  41. X giacinto
    Credo che tutto si possa rappresentare…sapendo come fare, e credo sinceramente che avendo talento si possa riuscire a rappresentare, “mettere in scena” drammaticamente anche cose di cui non si ha esperienza diretta e personale..vabbè, è solo una mia opinione e sono di nuovo OT

  42. poi sta all’autore stabilire i limiti di ciò che può essere descritto mostrato e rappresentato…scusatemi ancora

  43. luziferszorn, ops, avevo inscatolato tutto nel concetto ‘omofobia solo maschile’ = ‘tutto solo maschile’, scusa. Ora ho capito il senso.

  44. La lesbofobia è diffusa quanto l’omofobia: http://www.giornalettismo.com/archives/163013/sei-lesbica-non-puoi-donare-il-sangue/
    perchè allora non parlarne?

  45. giacinto scelsi ( fake )

    @ paolo 1984

    in linea di massima sì, ma in questo caso una volta che ci si incaglia in una situazione non se ne esce: che sguardo avrebbe dovuto avere il ragazzo silente? perché posto l’obiettivo dello spot, la situazione vorrebbe ritrarre un comportamente omofobico. ma lo sguardo del ragazzo non è affatto omofobico, e non lo sarebbe neanche se il ragazzo fosse un omofobo, dal momento che uno sguardo di reazione è uno sguardo, non c’è niente di culturale dietro. anche se aspiriamo ad una società in cui il disagio che può suscitare un avance omosessuale venga meno, non è accettabile metterlo assieme all’omofobia violenta. leggendo i commenti noto che lo sguardo viene percepito come giudicante, e quindi negativo, ma a non sembra affatto. in un mondo senza omofobia quello sguardo rimarebbe, e non c’è niente di sbagliato se una persona non gradisce approcci omosessuali.

  46. @ giacinto
    credo che tu abbia ragione, anche se non penso che il disagio davanti ad una avance sgradita, omo o etero, possa mai venire meno

  47. Non sono d’accordo. I microcomportamenti e microatteggiamenti “giudicanti” sono da sempre all’origine dei razzismi.

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