Nella guerra fra generazioni siamo tutti dinosauri

Pd o non Pd, destra o sinistra, semplificare il conflitto fra Bersani e Renzi in «guerra fra generazioni» non fa bene a nessuno in Italia. Se contrapponi i «giovani che scalciano» agli «adulti», come fa Bersani, implicitamente li svaluti come «non ancora adulti», e cioè «immaturi», «inesperti», «incompetenti». Se chiami «dinosauri» i non più giovani, come fa Renzi, stai dicendo che sono mostruosi, brutti e talmente cattivi che andrebbero cancellati in un colpo.

 Dinosauro

Intendiamoci: non è per buonismo che dico che la guerra fra generazioni nuoce all’Italia. È perché non porta da nessuna parte. Il problema infatti è: chi sono i giovani in Italia?

Se sono solo quelli che l’Istat mette nella fascia di età 15-24, allora anche Renzi è un dinosauro da spazzare via. Se invece non sono loro (come si fa a catalogare fra i «dinosauri» un 25-26enne?), allora comincia il balletto: i venticinquenni contro i trentenni, contro i quarantenni, contro i cinquantenni, contro… Che senso ha? Lo osserva anche il trentenne (giovane? adulto? dinosauro?) Giampaolo Colletti oggi, nel suo blog sul Fatto quotidiano: La guerra generazionale fa male ai giovani.

Se invece i giovani sono solo quelli fra 15 e 24 anni, allora poveracci: sono solo il 10% della popolazione – dice l’Istat– e cioè circa 6 milioni. Quattro gatti, che per giunta sono destinati a diminuire se le nascite continuano a calare e non aumentano gli immigrati. Dove vanno quattro gatti da soli? Da nessuna parte, visto che hanno poco rilievo elettorale. Lo dimostrano, fra l’altro, gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione giovanile (quella dei 15-24 appunto): il 29,3% dei ragazzi fra 15 e 24 anni è senza impiego. È la percentuale più alta da quando l’Istat cominciò queste rilevazioni, nel gennaio 2004.

E allora? Allora aveva visto lungo Pasolini, nel 1973, quando individuava nel post-sessantotto l’inizio di un baratro: se manca la «dialettica» fra generazioni, come la chiamava Pasolini, nessuno cresce, non i «giovani» ma nemmeno gli «adulti». Tutto resta immobile, tutti facciamo la fine dei dinosauri.

Le generazioni dovrebbero confrontarsi, scambiarsi saperi e pratiche, anche litigare in modo acceso, ma non auspicare l’una la cancellazione dell’altra.

Ecco cosa scriveva Pier Paolo Pasolini il 7 gennaio 1973 sul Corriere della sera. L’articolo s’intitolava “Contro i capelli lunghi”:

«Le maschere ripugnanti che i giovani si mettono sulla faccia, rendendosi laidi come le vecchie puttane di un’ingiusta iconografia, ricreano oggettivamente sulle loro fisionomie ciò che essi solo verbalmente hanno condannato per sempre. Sono saltate fuori le vecchie facce da preti, da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenari, da imbroglioni, da benpensanti teppisti.

Cioè la condanna radicale e indiscriminata che essi hanno pronunciato contro i loro padri – che sono la storia in evoluzione e la cultura precedente – alzando contro di essi una barriera insormontabile, ha finito con l’isolarli, impedendo loro, coi loro padri, un rapporto dialettico.

Ora, solo attraverso tale rapporto dialettico – sia pur drammatico ed estremizzato – essi avrebbero potuto avere reale coscienza storica di sé, e andare avanti, “superare” i padri.

Invece l’isolamento in cui si sono chiusi – come in un mondo a parte, in un ghetto riservato alla gioventù – li ha tenuti fermi alla loro insopprimibile realtà storica: e ciò ha implicato – fatalmente – un regresso.

Essi sono in realtà andati più indietro dei loro padri, risuscitando nella loro anima terrori e conformismi, e, nel loro aspetto fisico, convenzionalità e miserie che parevano superate per sempre.» (P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975, p. 10)

46 risposte a “Nella guerra fra generazioni siamo tutti dinosauri

  1. i giovani tra i 18 e i trent’anni sono 8.700.000.
    Le anziane dopo i 55 0 60 ( non ricordo con esattezza) sono 8.700.000.
    Interessante, no?
    I” gggiovani”sono sulla bocca di tutti i politici e sono solo il 15% della popolazione in qs paese che è uno dei piu vecchi del mondo.
    Le anziane pure rapprresentano il 15% della popolazione. Rappresentano anche il welfare, en passant. E io mi incazzerei parecchio se fossi in loro. Danno parte della magra pensione ai nipoti precari, curano i nipotini perchè la figlia non ha i soldi per la baby sitter, fanno da mangiare per tutti, badano alla casa, si occupano dei moribondi. Qualcuno dice grazie? I simpatici del pd si ricordano che qs vecchie votano, e sono comunque quasi 9 milioni di voti?
    Mah, mi paiono incompetenti, Giovanna. Qui ci sono messi insieme 30% di voti da valorizzare. E non si fanno politiche né per i giovani, né per le anziane. E la coesione sociale parte dal dialogo intergenerazionale. Cosa su cui stiamo lavorando moltissimo nelle scuole con esiti formidabili. I ragazzini e le ragazzine, se sai come porgere loro l’esperienza dei piu vecchi, ascoltano a bocca aperta. Un Paese che non ha memoria e non riconosce valore alla memoria è come una persona con l’alzheimer: che possibilità ha di proiettarsi nel futuro?
    Idiozia fondare un programma sui vecchi O sui giovani. Teniamo insieme, com-prendiamo. Si può fare, si può fare

  2. Infatti, Lorella: mentre i media continuano a sputare dati solo sui 15-24enni…

    6 milioni, solo 6 milioni, che saranno sempre meno, con le attuali politiche sul welfare per le donne (inesistenti) e sull’immigrazione. Ma soprattutto considerando la scarsa attrattività economica che l’Italia ha per i giovani nordafricani che si muovono e usano l’Italia solo come una piattaforma da cui partire per paesi più attraenti…

  3. Renzi è abbastanza furbo: nella sua intervista a “Che tempo che fa” ha citato l’esempio del 50enne licenziato che si trova improvvisamente espulso dal mercato del lavoro – che è un caso emblematico per dimostrare che il conflitto generazionale non è la vera linea di demarcazione tra garantiti e non garantiti – ma di fatto nel resto del suo archivio di interventi (e anche nei 100 punti, se li ho letti bene) non ci sono altri riferimenti di questo tipo, e invece la retorica della guerra fra generazioni è dominante. Ha usato il 50enne solo dopo la fine dell’evento della Leopolda, quando ha dovuto rivolgersi, in tv, a un pubblico più vasto, e probabilmente più anziano, di quello che è andato ad ascoltarlo a Firenze.
    Resta il problema di fondo: in ogni generazione ci sono garantiti, non garantiti e gente che oscilla pericolosamente fra i due gruppi, quello che varia sono le forme dell’esclusione sociale. Giovani precari senza prospettive, anziani con pensioni sotto la soglia di povertà, adulti senza possibilità di trovare un lavoro. Come fare a conciliare problemi diversi in un programma politico unico?
    Teoricamente è possibile, ma a patto di cambiare radicalmente il paradigma economico. Federico Rampini, nel suo ultimo libro, se ne è reso conto, e non è il primo, ma intanto mentre questo tipo di consapevolezza si diffonde ecco apparire Renzi sulla scena che rischia di riportare indietro il discorso, dallo scontro tra visioni della società allo scontro tra generazioni. Si possono fare molte considerazioni sul suo successo riferendosi alla crisi dei moderati del Pd, ma è un discorso a parte. Piuttosto, come ha scritto sopra Lorella Zanardo, si tratta di osteggiare questa lettura della realtà: “si può fare” e in parte è stato già fatto, bisogna insistere.

  4. Ad anni 55+n anziani mi fa veramente sorridere🙂 Mia sorella anziana? la Nannini anziana? Lorella quanto ti manca per l’anzianità? Mi sa più o meno quanto manca a me🙂. Suvvia, riposizionerei la soglia a dopo i 75.

  5. Quello che Pasolini chiamava “ghetto” giovanile è in realtà il “target”. Colpa dei “giovani” di allora aver accettato la trasformazione in target ma, per chi conosce le trasformazioni, le rivolte di allora, spiegabilissimo.
    E’ stato facilissimo per le aziende produttrici, fin dagli anni ’60, trasformare le istanze giovanili in bisogni di consumi giovanilistici e in un mercato a sempre più alto rendimento. E non è che non ci sia stato, mentre il processo avveniva, chi aveva avvertito. “L’uomo a una dimensione” di Marcuse è del 1964 (la dimensione è quella di consumatore, spinto dai bisogni fittizi indotti dalla macchina pubblicitaria), “La società dello spettacolo” di Debord è del 1967.
    E’ stato facile vendere magliette, borse e pantaloni a zampa d’elefante col simbolo della pace allora e adesso è semplicissimo, accettato, normalizzato.Si tengono corsi universitari sul come fare pubblicità il che significa, senza nemmeno doverci riflettere troppo, che nessun altro mondo è considerato possibile.
    Quale rapporto dialettico ci può essere coi padri se la cultura del consumo è l’unica condivisa? E’ da 40 anni che il succedersi delle generazioni ha tempi sempre più ravvicinati per ragioni di mercato: gli oggetti devono invecchiare in fretta per poter essere sostituti, è per questo che c’è tanta incertezza anagrafica: uno di 30 anni non consuma gli stessi oggetti di un ventenne, è un dinosauro, ma nello stesso tempo quarantenni e ventenni consumano anche moltissime cose uguali. Finchè questo meccanismo andava liscio tutto ok. Oggi, invece, che gli strati più giovani della popolazione occidentale si sono impoveriti (e ha finito di valere il fatto che, essendo piccoli numeri, i giovani potessero godere di maggior benessere), l’unico motivo di confronto con la storia precedente (perchè questo significa essere più anziani, aver vissuto la storia) sta nel fatto che, all’interno dello stesso modello unico, i più giovani si sentono (sono) esclusi dalla torta. E non vedono nessun altro motivo di questa esclusione, se non il fatto che i vecchi sono vecchi.
    Ovvio che questa non è politica, è solo homo homini lupus. E non è che non porta da nessuna parte: porta all’applicazione della legge del più forte. I “vecchi” sono forti nel numero e nel potere, i “giovani” nella rabbia e nel dinamismo e il conflitto si gioca solo sul piano anagrafico perchè nessun altro piano viene più preso in considerazione.

  6. Quando Bersani stigmatizza lo scontro generazionale lo fa con parole sbagliate, d’accordo, ma è perchè la sua formazione (e la sua età) gli mostra evidentemente che il cuore della faccenda non sta lì. Il punto è che non riesce a mostrare dove sta, ‘sto cuore.

  7. @Cosenza / Zanardo
    Ve lo dico con tutto il rispetto: questa è ottusità. Cosenza, lei fa l’analista di comunicazione politica e finge di non vedere che la strategia di Renzi è semplicemente una retorica contingente volta a sopprimere la classe dirigente del proprio partito? Allora si chieda solo se è vincente senza considerarla come una filosofia di vita o una politica permanente e senza trasfigurarei parricidi del contraddittorio Pasolini, che non li ha di certo negati ma semplicemente rimproverava ai figli di voler eliminare i padri senza conoscerli col rischio di diventare come loro proprio per questa insipienza.
    Le sta sul cazzo Renzi, si capisce dai suoi primi post. Tuttavia la sua comunicazione è vincente, questo è quel che conta e se ne sta rendendo conto anche lei, sebbene in ritardo. Così facendo inquadra l’argomento furbo di Renzi come se la politica non fosse l’arte di ottenere il consenso (che è ciò che lei è chiamata a analizzare) ma una cosa seria (che è ciò che Zanardo è chiamata a sognare). Faccio una domanda velenosa che ho in seno da molto tempo: ma voi fate autopromozione delle vostre carriere via blog con lo scopo di fare proseliti oppure davvero parlate per capire e far capire? Voglio credere che questi pezzi d’ingenuità pura siano da voi voluti, non creduti
    Cordiali saluti e buon lavoro.

  8. Marcus: lei dice che la «comunicazione di Renzi è vincente». Mi può riferire i dati? Intende che alza l’audience? Ha analizzato i picchi di audience delle apparizioni di Renzi in tv? Si riferisce al fatto che ha vinto a Firenze? Anche De Magistris ha vinto a Napoli. E Fassino a Torino, fra l’altro togliendo a Renzi il primo posto fra i sindaci più amati dai concittadini, seconda una rilevazione di settembre di Monitorcittà-Datamonitor.

    Se invece avesse dati che io ancora non ho, le sarei grata se ce li facesse conoscere, superando magari la rabbiosità banalizzante con cui ha scritto questo commento. Sempre che lei li abbia prima di me.

    Nel frattempo, la prego, non si alteri: capisco che «le stanno sul cazzo» tutte le persone che esprimono perplessità su Renzi e su quanto è accaduto nei giorni scorsi. Ma ciò non l’autorizzerebbe a imputare a me o a Zanardo o a chicchessia pecche di «ottusità» o «ingenuità». Non l’autorizzerebbe, se lei fosse lucido come altre volte è stato. Ma stavolta no, mio caro Marcus.

    Perciò mi va benissimo che mi dia dell’«ottusa» o dell’«ingenua», visto che così facendo sta mostrando i suoi nervi scoperti.

    C’è qualcosa che le rode, caro Marcus. Rode a lei, non a me. Si vede da come usa le parole. È arrabbiato con me, vero? Ha bisogno di qualcuno o qualcosa in cui credere subito, senza aver riflettuto, senza averci pensato sopra almeno qualche giorno, e pensava di averlo trovato in Renzi? Ha bisogno di riposarsi e credere, smettendo di pensare? È per questo che si arrabbia tanto con me?

    Se ha bisogno di smettere di pensare, le suggerisco di non leggere più questo blog, neanche per caso. Io mi sforzo tutti i giorni di pensare, analizzare, smontare. Innanzi tutto me stessa. E se su Renzi mi sbaglio (dati alla mano), sarò la prima a fare marcia indietro, stia tranqullo.

    Ah, detto per inciso: «non mi sta affatto sul cazzo», sa? È simpatico, irruento. Mi fa spesso sorridere come mette in imbarazzo i politici che lo guardano strano nei vari talk show. Uno che se non c’era bisognava inventarlo. E allora? Quanto conta la mia simpatia per lui in ciò che ne ho scritto? Talmente poco che lei nemmeno l’aveva capito, che Renzi mi sta simpatico.

  9. @Cosenza

    Ma la rabbiosità banalizzante sarà la sua, si rilegga. Chieda e le sarà dato; eccole tra i tanti dal risultato a senso unico un sondaggio a campione rappresentativo eseguito dall’Istituto Demopolis, così potrà pensare meglio con qualche dato alla mano.

    (http://www.clandestinoweb.com/sondaggi-da-tutto-il-mondo/389585-sondaggio-demopolis-consenso-trasversale-per-renzi-lo-apprezza-anche-il-48-degli-elettori-d.html)

    Ha evaso la risposta alla mia domanda principale: credevo che il suo mestiere consistesse nell’analizzare le possibilità di successo di una strategia comunicativa che nel caso di Renzi è vincente perché la retorica anti casta passa per l’anagrafe ed è altamente condivisa come sa benissimo. L’analista si mette a moralizzare con Pasolini? È in dissonanza cognitiva, sa?

  10. @Giovanna Cosenza

    “Ha bisogno di qualcuno o qualcosa in cui credere subito, senza aver riflettuto, senza averci pensato sopra almeno qualche giorno, e pensava di averlo trovato in Renzi? Ha bisogno di riposarsi e credere, smettendo di pensare? È per questo che si arrabbia tanto con me? ”

    Standing ovation.

  11. Pasolini, Zanardo e Cosenza dicono cose giuste, che però non riguardano tre punti fondamentali, che oggi sono al centro dei problemi italiani. Non lo erano minimamente ai tempi di Pasolini, il cui discorso non c’entra niente coi problemi attuali.

    1. Il debito pubblico. E’ cresciuto a dismisura negli anni ’70 e ’80. Quando poi è stato chiaro che era una terribile palla al piede, non è stato abbattuto, ma ha continuato a crescere. Ne hanno beneficiato e ne beneficiano principalmente gli anziani, e lo pagheranno principalmente i giovani e i loro figli. Non è il conflitto generazionale di cui parlano Pasolini, Zanardo e Cosenza, ma c’è ed è enorme. E’ interesse dei giovani, attuali e futuri, che venga drasticamente ridotto ora, cioè che lo paghino ora quelli che possono pagarlo ora, che sono principalmente fra i 30 e i 90 anni. Altrimenti lo pagheranno, cogli interessi (oggi 1 novembre 2011 ben oltre il 6%), i giovani attuali e futuri, al prezzo di bassi stipendi e bassissime pensioni.

    2. Il mercato del lavoro. Il mancato sviluppo economico, che dipende anche dal costo del debito, si scarica principalmente sui giovani, sotto forma di lavoro precario. Superare gradualmente il dualismo del mercato del lavoro, che principalmente separa giovani precari e non-giovani garantiti, è nell’interesse immediato dei primi e non dei secondi. (A medio e lungo termine è nell’interesse di tutti.) Neanche questo c’era minimamente ai tempi di Pasolini.

    3. Gran parte della vecchia classe politica italiana, da sinistra a destra, è stata ed è responsabile del debito pubblico e del mancato sviluppo. E non dà segno, tranne singoli e minoranze presenti in vari partiti, di voler cambiare linea.
    Inoltre, è stata ed è colpevole o connivente nel finanziamento illecito dei partiti, nella pratica delle tangenti e del clientelismo politico. Per queste specifiche ragioni, che pure ai tempi di Pasolini erano assai meno forti, un drastico ricambio della classe politica è opportuno. Di per sé non risolutivo, ovvio, ma molto opportuno.
    Il grossolano slogan della rottamazione può essere inteso in questo senso. (Meglio ancora, secondo me, la proposta dell’economista Luigi Zingales, idea n. 13 delle 100 idee raccolte alla Leopolda di Firenze.)

    Anche se in parte dissento dal post di Giovanna, ci tengo a dire (anche a Marcus, che stimo moltissimo) che Giovanna ha l’enorme merito di identificare e proporre alla discussione, giorno dopo giorno, temi cruciali come questo, in modo competente, professionale, sempre intelligente, e tollerante. (Comunico a parte il mio IBAN. :-))
    E di condurre il dibattito con passione civile ma senza pregiudizi. Nei limiti dell’umano.🙂

  12. “Quello che Pasolini chiamava “ghetto” giovanile è in realtà il “target”.

    No, no, era il ghetto. Dio non voglia che un poeta non conosca le parole che usa.

  13. Marcus,

    Andando OT – perdonatemi- le devo dire che il suo commento mi ha molto deluso perche’ ha degli spunti molto interessanti nel contenuto, ottimi per stimolare un dibattito con Giovanna, ma li ha espressi con un’agressivita’ gratuita.

    Le vorrei chiedere: perche’ ha deciso di scrivere “le sta sul cazzo” piuttosto che “le sta antipatico”?
    Perche’ ha esordito sentenziando che si tratta di ottusita’, anziche rilanciando con la sua (acuta) domanda. Ma la prego, non mi risponda perche’ siamo OT, colpa mia.

    Mi perdoni anche Giovanna se usurpo il suo ruolo di moderatore, ma e’ proprio questa aggressivita’ gratuita che avvelena ogni dibattito nel nostro paese, io non l’accetto. Leggo questo blog con piacere perche’ e’ uno di quei rari spazi in cui si riesce a dialogare civilmente e con onesta’ intellettuale. Lei Marcus aveva degli spunti interessanti per vivacizzare il contradditorio e invece ci ha soffiato dentro una rabbia che ci ha messo solo di cattivo umore. I toni di Giovanna e dei commenti precedenti al suo non giustificano in nessun modo l’aggressivita’ ci ha messo.

    Mi scuso ancora per l’OT, e ringrazio Ben che ci riporta sui binari della discussione con un contributo che coglie nel segno.

  14. @marcus: Non sono una esperta di comunicazione, e di dati ne ho meno di Giovanna, ma un paio di domande me le sto facendo. Fra coloro che votano da sempre a sinistra, Renzi sta mediamente antipatico e non sfonda, ne sono testimoni i sondaggi, non ultimo quello citato da Marcus qua sopra. Quindi, assai probabilmente, non lo votebbero o lo voterebbero con difficoltà. Fra coloro che si dicono di “centro sinistra” forse sfonda, ma in numeri assoluti sono un po’ pochini. Fra i moderati piace, ma sono pochi anche quelli. A destra per carità sembra simpatico, ma dubito che questi elettori lo votebbero cambiando schieramento alle elezioni. Quindi, tutto sommato, al di là della simpatia e della antipatia personali per il “personaggio” Renzi, non mi pare che abbia però né trovato ancora una comunicazione efficace per unire dietro a sé tutto il centro sinistra né che poi il suo seguito sia oceanico. E allora mi domando: descriverlo come un successo non è un po’ prematuro?

  15. Grazie per il sondaggio, Marcus, in effetti non l’avevo visto.

    Quanto al resto, condivido la sua opinione, e cioè che la «strategia di Renzi» sia una «retorica anti casta» che «passa per l’anagrafe ed è altamente condivisa». È la retorica del giovanilismo, che in quanto tale è condivisa anche da gente che ha cinquanta, sessanta o settant’anni ma si sente, sostenendo Renzi, di «pensare giovane», punto. Non c’era molto da dire in più su questa «strategia», mi pare, se non che a tutti piace sentirsi giovani e dunque la strategia paga.

    Quello che ho cercato di fare io è mostrare l’infondatezza della categoria di «giovane» cui fanno appello ormai in molti, in Italia, non solo Renzi.

    Quanto al «vincente»: che la retorica dei giovani contro i dinosauri sia vincente in questi giorni, lo dice il sondaggio Demopolis che lei ha linkato. Che vinca in seguito, lo vedremo. A meno che non si intenda dire che anche il concetto di «vincente» fa parte di una certa strategia comunicativa: quella di chi si propone «carino, giovane e… vincente». Altri si sono proposti e si propongono «ricchi, famosi, belli e… vincenti», in Italia e all’estero.

    Che poi la retorica del «vincente» faccia davvero vincere chi la usa, è vero che accade, in parte per la logica delle profezie che si autoavverano. È vero però anche il contrario: a volte gli elettori premiano candidati che si presentano in modo molto più tranquillo e low profile. Dipende dal contesto. E dipende dagli avversari in competizione.

    E con questo, chiudo la conversazione con lei, che oggi è stato davvero sgradevole e maleducato, pregandola di mantenersi entro confini di educazione nei miei confronti e di chiunque in questo spazio, la prossima volta. Ma forse non era supporre che io sia avversa a Renzi che le ha fatto saltare i nervi (ripeto: non lo sono per niente, anzi è vero il contrario), ma il fatto che io abbia citato Pasolini. Mica vuol dire che lo citerei sempre. Né che io condivida tutto ciò che ha detto e fatto Pasolini. Mah. Chissà.

  16. @marcus
    “Faccio una domanda velenosa che ho in seno da molto tempo: ma voi fate autopromozione delle vostre carriere via blog con lo scopo di fare proseliti oppure davvero parlate per capire e far capire?”
    Non sono ingenua, sono stanta dirigente e imprenditrice per anni e conosco le logiche del mercato e come si comunica in modo efficiente al target. In questa fase della mia vita però ho deciso che mi dedico alle cose che non possono attendere, lavoro sulle urgenze. Ho inziato andando nelle scuole dove parlo e dove capiscono, dove porto strumenti per decodificare la realtà e i media e dove accadono miracoli di comprensione: chi vuole venire con me è ben accetto. Come obbiettivo mi sono data 10 anni di lavoro con questa generazione e poi saranno loro a dirmi cosa e come farlo. Mai stata così sicura e serena di essere nel giusto. Chi me lo dice? Esco dalle scuole e volo, energia a mille, e sono in grandisisma sintonia con i ragazzi/e. Però le esperienze non si spiegano, si vivono e capisco che raccontarlo così è riduttivo.
    Non ho i 100 punti come Renzi, e non pretendo di averli. Faccio. Se altri faranno sarà interessante vedere che accade.
    Non penso che la mia posizione sia in contrappoisizione alla sua, tutt’altro. Magari ci completiamo.

  17. perfettamente d’accordo, direi che entrambe le generazioni dovrebbero guardarsi in maniera differente e soprattutto paritaria nel senso che sopra una certa età, convenzionalmente dico i 18, siamo tutti maggiorenni e responsabili delle nostre azioni e capaci di fare e avere le stesse responsabilità. E’ ovvio che un giovane non avrà l’esperienza e il saper fare di un adulto maturo ma allo stesso tempo gli adulti ci invidieranno le nostre nuove conoscenze e abilità che loro non hanno. Quindi un giovane potrà essere un dirigente di azienda così come un adulto anziano, con compiti magari diversi o magari, e lo preferirei, con gli stessi compiti e capacità decisionali collegiali. I risultati e le abilità di ognuno dovranno essere i soli termini di valutazione. L’età in se stessa non dovrebbe essere neache presa in considerazione… si potrebbero definire Renzi e Bersani dei “razzisti” secondo le più in voga convenzioni internazionali..

  18. Come lettrice, tutta la mia solidarietà a Cosenza e a Zanardo, e come attivista nel mio campo, prendo esempio, e come “vecchia” (52) munita di buona memoria, cerco di offrirne i frutti alle e agli altre/i.

  19. scusate il parziale OT, ma questo video sul passato di Renzi, può essere d’aiuto per categorizzare meglio il personaggio..

    non mi piace proprio, la sua ha tutta l’aria di un’operazione di marketing studiata a tavolino, basti pensare che sono intervenuti all’evento dell’altro giorno personaggi come Gori (ha portato in Italia Grande Fratello e Isola dei famosi) e Baricco uno scrittore, se tale si può definire, che ha sfruttato la sua notorietà per far soldi con una scuola di scrittura creativa..

  20. no comment, qualsiasi commento sull’immagine della persona sconfinerebbe nelll’uncorrect

  21. Consiglio questa lettura:

    http://web.archive.org/web/20071219162558/www.politicalowcost.org/2007/la-politica-low-cost

    E poi: ci sono tanti ggiovani che hanno pensieri da 80enni e 80enni che danno la birra a molti ggiovani (e io ho avuto la fortuna di conoscerne uno). Quindi guerra fra chi?

  22. @Lorella Zanardo: sono pienamente d’accordo con quello che dici. Scrivilo a lettere cubitali sul tuo blog. Io sono amica di una donna che potrebbe essere mia nonna e adora i giovani e ti dà consigli saggi. Bisogna dire grazie di esistere a donne come loro!

  23. Brava Giovanna, ottima analisi. Spero che la leggano in tanti.

  24. @ matteoplatone: perchè questa polemica nominalistica? Non mi sogno certo di mettere in bocca a Pasolini parole non sue ma si possono interpretare le parole di un poeta alla luce di quanto lui stesso ha detto:
    “Ai giovani contestatori basta staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo.”

  25. Pingback: INTANTO “TUTTO RESTA IMMOBILE” « vitaliquida

  26. Non mi trasformate Marcus nell’ennesimo capro da blog neo-fem: avrà anche espresso la sua opinione in maniera colorita ma il suo intervento è stato fondamentale per smuovere alcuni concetti che altrimenti sarebbero rimasti sotto pelle. Prova ne è che Zanardo, alla sua maniera, abbia già ripescato e rilanciato. Quindi piano con le “standing ovulations” che le paternali non vi si addicono. Lunga vita V

  27. Grazie Giovanna, condivido l’analisi.
    A mio parere Bersani e Renzi si son messi sullo stesso piano comunicativo, che può essere utile per una battaglia congressuale, per stimolare categorie di iscritti/elettori di riferimento, ma che serve a poco dal punto di vista politico.
    Però va dato atto a Renzi di aver smosso le acque e costretto chi lo aveva volutamente ignorato (dal punto di vista comunicativo) a prendere posizione e se questo servirà portare nuove proposte di merito e aria fresca (non necessariamente giovane) sarà sicuramente una cosa positiva.
    Giampaolo.

  28. Sono d’accordissimo con questo post: credo che “l’alleanza” tra generazioni sia una di quelle forze che nel nostro paese non viene minimamente sfruttata. Eppure i risultati potrebbero essere davvero splendidi: io faccio parte dell’ANPI della mia zona, e lavorare a stretto contatto con persone di tutte le età (andiamo dai 19 ai 90 e più) è sotto molti punti di vista stimolante.

  29. Cara Giovanna, non sono in grado di fare delle analisi sul “piano comunicativo ” di Renzi e Bersani. Lascio fare a chi ne sa più di me.
    Però sì tornerei sulla tua affermazione: “non è per buonismo che dico che la guerra fra generazioni nuoce all’Italia” per dire una cosa che mi pare nessun commentatore qui nel Blog abbia sottolineato.E cioè che “la guerra fra generazioni” non è un’invezione del “giovane” Matteo Renzi.
    Credo che sia in atto in Italia almeno da 20 anni, da quando il “sistema” si è più o meno bloccato, da quando l’accesso alle professioni liberali, alle docenze universitarie, alla politica, al giornalismo etc etc è diventato sempre di più affare di pochi, grazie al fatto che in molti – dagli anni ’80 in avanti – si sono letteralmente “ancorati” al proprio potere (la generazione dei 60 / 70 enni di oggi che ci ha condotto al disastro attuale).
    Non lo dico con spirito di piagnisteo, ma personalmente considero che la generazione di noi 40enni sia stata fortemente penalizata da questa opposizione al ricambio generazionale (o almeno alla “collaborazione generazionale”, che mi sembra dagli interventi letti in questa sede si auspichi a gran voce).
    Quindi, possiamo anche non parlare di guerra, ma di giustificato “risentimento” da parte nostra (e aggiungerei: era ora!) e di necessità di far qualcosa per rimediare a questo gap spaventoso.
    Al riguardo vi segnalo un interessante intervento di Michele Dantini apparso su Generazione TQ alcuni mesi fa, ma che credo possa essere di grande stimolo per porseguire la discussione
    E naturalmente ti / vi invito a dare un’occhiata al sito e ai contenuti proposti

    http://www.generazionetq.org/2011/08/12/sulla-questione-generazionale/

    Un caro saluto a tutti

    Giusi Garigali

  30. Grande Giovanna,

    analisi precisa nel mettere a fuoco numeri e dinamiche, come tuo solito. Citazione di Pasolini gradita perché circostanziata senza le solite mistificazioni.

    Saluti,

    V

  31. @ Giusi G.

    Scrivi che una ventina d’anni fa circa il sistema delle professioni si sarebbe improvvisamente bloccato. Ne sei proprio sicura? Non sarà che quei “vent’anni fa” corrispondono al periodo dei ‘tuoi’ vent’anni, nei quali non ti è riuscito di entrare in questa o quella corporazione blindata? L’Italia ha problemi secolari di arretratezza economica, conserva per certi versi caratteri precapitalistici, corporativi, siamo d’accordo. Ma il problema non è affatto quello di una “guerra generazionale”, e sono d’accordo con Giovanna Cosenza, battere su questo tasto diventa controproducente.
    Il problema è che questo paese non ha una politica economica né industriale da decenni. Si è garantito – giustamente – l’accesso all’istruzione superiore creando masse di individui sovraspecializzati, promettendo loro un reddito più alto di quello del lavoro operaio. E per un certo periodo è andata bene, il rapporto industria/terziario, in termini di posti di lavoro, dal ’91 ad oggi è passato, grossomodo da un 2:1 a un 1:1. Ma fino a che punto si può arrivare? Certo eliminare gli ordini professionali e puntare sulla produzione immateriale è possibile e auspicabile. Per ora, tuttavia, in certi settori siamo già ben oltre la saturazione. Questo è il paese con più avvocati per abitante d’Europa (e credo del Mondo), un paese pieno di medici, di architetti…di laureati in scienze della comunicazione…Riflettiamoci.

  32. @ Giusi G.

    Concordo col tuo intervento e con quello di Michele Dantini: la guerra fra generazioni non è un’invenzione di Matteo Renzi, è un contrasto che si è creato oggettivamente in Italia, molto più che altrove, negli ultimi decenni.

    Non è tanto che la generazione dei 60-70enni si sia “ancorata al potere”. E’ che hanno beneficiato ebeneficiano di scelte di politiche ed economiche, specialmente negli anni ’70 e ’80, che hanno svantaggiato e svantaggiano pesantemente le generazioni successive. Soprattutto le ultime e le prossime.
    Come ho cercato di dire in breve nel mio precedente intervento.🙂

    Non è che si debba farsi la guerra. Ma sanare un enorme squilibrio, sì.
    Senza confondere le due cose.

  33. @Ben e Federico: i vostri commenti completano meravigliosamente quello che ho cercato di esporre prima, forse un po’ troppo frettolosamente, non “sfumando” certe posizioni (come voi ben fate, sono d’accordo). Ma mi premeva intervenire nel dibattito e forse ho un po’ semplificato il ragionamento.
    Sì sono assolutamente d’accordo con voi.
    In particolare: Federico, il problema della “formazione” (e forse dell’eccesso di formazione) andrebbe analizzato seriamente. Io non ho dati né strumenti, ma credo che una riflessione seria sull’argomento andrebbe fatta (anche se di tanto in tanto leggo che in Italia ci sarebbe una “carenza” di laureati rispetto ad altri paesi europei e mi domando: ma dove? per cosa?)
    Sicuramente molti sono i fattori che hanno fatto sì che, in Italia , fossero sempre meno gli sbocchi post-laurea, e che non si premiasse di certo il “merito”, ahimé.
    Ed hai ragione, io penso ai miei 20 anni, non ti posso dare torto. Ma credo che ci sia stata un’epoca d’oro, in Italia, in cui si premiava il merito (o forse, semplicemente c’erano più opportunità per gli studenti meritevoli, cioè per quelli che arrivavano a completare gli studi, perché l’accesso all’Università non era per tutti). Sono stati i primi anni ’60, anni in cui giovani laureati senza padri e padrini alle spalle (penso ai miei genitori) ebbero la possibilità di lavorare grazie agli studi fatti.
    Capisco che probabilmente tutto ciò fu “congiunturale”, ma perché non dovremmo lavorare perché in Italia si instaurasse finalmente una cultura del “merito” e della “trasparenza” nella selezione, anziché della “raccomandazione” del “familismo”?
    Anche perché la classe dirigente odierna, non di certo selezionata secondo i criteri dell’eccellenza, è una classe dirigente mediocre (e lasciatemelo dire, anche un po’ ammuffita, pensiamo solo ai politici, i volti più riconoscibili e in evidenza) che di certo non ha fatto e non fa del bene al Paese.
    Me ne dolgo, anche se vivo lontano (in Spagna). E da fuori, a volte, si vedono ancora con più prepotenza ed evidenza certe contraddizioni e certi problemi.

    Un caro saluto

  34. Che in Italia esista un conflitto generazionale grande come una casa è scontato. Sono i numeri a dirlo, per chi vuole vederli.
    Se il lessico di Renzi non piace ci si sbrighi a inventare qualche parolina che non turbi le coscienze a sinistra e si cominci a lavorarci su.

  35. Una proposta per gestire il debito pubblico italiano, a vantaggio delle nuove generazioni, generosa, seria e praticabile: http://media2.corriere.it/corriere/pdf/2011/giuliano_melani2.pdf.

    Notevole, secondo me, anche la qualità della comunicazione.

    La proposta sarebbe più facilmente realizzabile con governi affidabili, che non siano costretti a onorare il debito grazie a pressioni esterne dei creditori esteri.

  36. Correggo: …governi affidabili, che non siano costretti a onorare il debito SOLO grazie a pressioni esterne dei creditori esteri.

    In parole povere, io — come probabilmente alcuni milioni di italiani non poveri e non giovanissimi — presterei soldi allo Stato italiano se fossi sicuro di non perderli.
    Altrimenti, meglio lasciare che provvedano i cinesi, alle loro (dure) condizioni.

  37. I commenti alla proposta dell’imprenditore di Pistoia sono uno splendido spaccato degli italiani, non giovani e non poveri, che si preoccupano seriamente degli altri e delle altre, giovani e povere/i: http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Editoriali/2011/11/05/cazzullo-abbiamo-fiducia-nei-nostri-titoli_full.shtml

  38. @Giusi G.

    Hai ragione, c’è stata un’epoca d’oro, il cui apice è situato proprio negli anni di cui dicevi. Questo grafico spiega più di mille parole: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Debito_pubblico.jpg

    un caro saluto a te

  39. Il grafico potrebbe essere ingannevole visto che i picchi non segnalano tanto un trend politico quanto la sostituzione del debito a uno strumento non meno vessatorio qual era l’ inflazione a due cifre tipica dei ’70.

  40. @Ben
    Ricordiamo un po’ i fondamentali a chi non li abbia mai avuti.
    Il criterio che muove ogni obbligazione finanziaria è la fiducia. In sintesi non c’è alcuna differenza tra uno Stato e una Banca: In ambo i casi il fallimento corrisponde alla sfiducia dei loro creditori e come sanno anche gli asini qualora tutti i correntisti corressero in banca a ritirare i loro soldi la banca fallirebbe come Principio ancor prima che come Istituto.
    Berlusconi ha quindi ragione su tutta la linea questa volta (ohibò, duro ammetterlo, eh?): la crisi del debito esiste solo quando diventa mediaticamente presentata come tale e i creditori di ieri non “percepiscono” più nell’oggi, e ancor di più nel domani, lo stesso medesimo grado di rischio che faceva loro dormire sonni tranquilli fino a quel momento. Quindi la percezione è tutto e la percezione è materia mediatica. A oggi non c’è giornale (anche online) a sinistra che non abbia sospeso del tutto la razionalità in favore della partigianeria della speranza onirica (è spiegabile: di fronte all’ammissione che la malattia non è curabile senza metodi invasivi si spera che sognare funga da terapia).
    Vorrei spiegare perché la Sinistra non vincerà mai con questi leader e queste idee. L’altra sera un coglione (come definirlo altrimenti alla luce di quel che ha detto?) del PD di nome Chiamparino, quindi non uno scartino di quart’ordine ma alta dirigenza, era ospite dalla Gruber in compagnia di pecorelle smarrite: la direttrice de Il Manifesto, Norma Rangeri, che solo a farla parlare dimostra perché le donne continuino ad avere grosse difficoltà a conquistarsi il potere che spetta loro; e Stefano Folli, Sole24ore, innocuo e muto commentatore davanti alla supernovica cazzata di Chiamparino. L’ex sindaco di Torino ha infatti dimostrato in modo lampante e preoccupante che a Sinistra non sono intellettualmente attrezzati a comprendere la realtà e quindi non si vede come possano esserlo per risolverla in un modo piuttosto che in un altro.
    Ovviamente la Gruber tentava pateticamente di chiedere per quale motivo un’opposizione parlamentare non dovrebbe, sotto un governo Berlusconi, le stesse leggi lacrime e sangue che la BCE ci ha imposto e però dovrebbe fremere dal volerlo fare in un governo senza Berlusconi. Tralasciamo per un attimo i paraocchi del ronzino di sinistra che giustamente non vede oltre il suo naso e quindi ha come unico scopo l’abbattimento di Berlusconi oggi. Domani? È un altro giorno, si vedrà.
    Torniamo a Chiamparino, quindi al retropensiero del PD, retro nel senso anatomico del termine. Dopo aver farfugliato un po’, eccolo sottoposto alla domanda fatale: cosa fareste voi se foste al Governo? E lui, serafico, calmo, non senza lo stile che lo ha sempre contraddistinto, ha risposto che prima di tutto servirebbe dare una botta al problema, con un’iniziativa forte: “una patrimoniale che porti subito il debito sotto il 100% del PIL”.
    Boom! La supernova è esplosa – e le pecore stanno a guardare. Nessun belato. Niente. Nada de nada. La Gruber, come al solito ingessata nella protesi del suo tailleur Armani, così è rimasta. Nemmeno un balbettio ma qui forse era colpa dell’altra protesi. Stefano Folli, sferiche pupille traslucide della sua antica parentela ittica. La Rangeri era nella sua Norma, quindi ritardata di 40 anni sul contesto: marinettiano chiederle di più. A me sono cadute le orecchie sul pavimento.
    Scusate la lunghezza dell’introduzione ma per quanto mi riguarda non ho mai avuto una così illumnante percezione dell’inappropriatezza della nostra classe dirigente a Sinistra.
    Ricordate la patrimoniale sui conti correnti di Amato del ’92, definita un vero e proprio esproprio e percepita a tutt’oggi come una manovra limite da extrema ratio al cui solo parlarne oggi le persone si toccano le pudenda accelerando il passo in direzione filiale a chiedere se devono togliere i duemila euro dal conto? Ebbene, il prelievo dai CC fruttò allo Stato poco più di 5500 miliardi di lire. Aggiornata a oggi diciamo un 4 miliardi di euro, ma concediamo pure un 5.
    Quale patrimoniale immaginano candidamente Chiamparino e la dirigenza PD per riportare “immediatamente” come dicono loro, il debito al 100% del PIL? Due conti da scuole elementari per gli asini del PD: 120% il rapporto debito/PIL; il debito ammonta a 1900 miliardi. Quindi questi geni vorrebbero fare una patrimoniale da 317 miliardi di euro!
    Un prelievo monetario da beni mobili e immobili dequivalente a 63 volte la patrimoniale di Amato aggiornata all’oggi; 5300 euro di media a persona, compresi i neonati, gli immigrati senza lavoro, gli anziani, i carcerati, i nullatenenti. La più grossa manovrà della Storia del mondo “solo” per riportare al 100% il rapporto debito/Pil.
    Naturalmente nessuno gli ha messo in mano la calcolatrice, e i tre commensali del Chiamparino sono quelli che hanno scelto carriere parolaie perché prendevano tre in matematica.
    La Sinistra non andrà di certo al governo, questo è certo. Tra l’altro anche strategicamente è una vera talpa: chiunque voterebbe le misure della BCE sotto il governo Berlusconi in modo da presentarsi alle prossime elezioni con l’aura salvifica di chi ha fatto la propria parte di responsabilità e potendo quindi addossare tutti i mali del mondo a Berlsuconi.
    Invece con un Governo tecnico stile Monti la Sinistra sarebbe costretta a quel punto a votare tutte le stesse leggi BCE, turandosi il naso e rendendosi colpevole agli occhi dell’opinione pubblica delle conseguenze immediate di quelle misure sulle loro pensioni e sulle loro carriere. E lasciando a Berlusconi l’argomento, tra l’altro vero, che non l’hanno lasciato governare (prima per la defezione di Fini e poi con il no bambinesco dell’opposizione a qualsiasi partecipazione parlamentare alle leggi BCE) e che se fosse rimasto lui a continuare la negoziazione con la BCE avrebbe condotto a una situazione meno penalizzante per le tasche degli italiani.

    Una migliore soluzione di quella proposta da Melani sarebbe una patrimoniale in cui agli italiani vengano prelevati fondi in cambio di una sottoscrizione in titoli di Stato di taglio pluriennali come i BTP ma con formula zero coupon, quindi rimborsati solo alla scadenza e con gli interessi nominali. Questo responsabilizzerebbe gli italiani legando ancor più direttamente la sorte collettiva a quella individuale. Che è un po’ il criterio nel privato di pagare le dirigenze esclusivamente con titoli e obbligazioni (non stock option, si badi!) dell’azienda che sono chiamati a dirigere. Non c’è nulla di meglio per unire in gruppo come lo è la minaccia al denaro dei suoi singoli. In fondo il problema di oggi è che metà del debito è in mani straniere e quindi le nostre tasse finiscomo per pagare troppi interessi a contribuenti di altri Stati in evidente squilibrio. Al contrario, pagare interessi prevalentemente a cittadini dello Stato che ha emesso l’obbligazione contraendo il debito implicherebbe che almeno la tassazione rimanesse a favore di quello Stato. Non è la terapia definitiva ma è una speranza di vita allungata.
    Tuttavia chiedere al Pd di pensare è una preghiera. E come è ovvio, pregare è la prima certezza di restare delusi.

  41. @ Marcus

    Concordo su tutto.

    E continuo a pensare che un tono meno sprezzante sarebbe davvero molto molto più utile — tono sprezzante che, ti assicuro, anche a me verrebbe spontaneo in risposta a certe cosmiche cazzate… pardon, a tesi forse azzardate.😉

    Oggi in Italia dire la verità sulla situazione economica è un compito politico prioritario.
    Per questo secondo me il tuo contributo, anche in questo blog, è prezioso. Potresti darlo molto più efficacemente, secondo me, eliminando tutti gli aggettivi e le metafore ‘peggiorative’, rinunciando asceticamente a ogni sarcasmo, meritato o meno. Nei limiti dell’umano.🙂

    Scusa l’intromissione riguardo al tuo stile personale.

  42. @Ben
    Lo stile è una provocazione che costringe chi legge a separare il pregiudizo o la simpatia per lo scrivente dall’argomento che deve essere protagonista. Che è quel che conta. Il resto non mi riguarda: chi non riesce a scindere il sarcasmo e il tono sprezzante dagli argomenti è ancora a uno stadio infantile e quel che è grave è che a sua insaputa viene manipolato da quei testi che sono costruiti stilisticamente e diplomaticamente in modo neutro. Io non sono un profeta e non voglio catechizzare nessuno, non vendo sottoscrizioni. Il blog non è mio e i commentatori non sono in classe. E la padrona al massimo è una moderatrice ma non una maestra. Non siamo in un club e non siamo a scuola quindi il moderatore non è tenuto a giustificare ai genitori se un alunno si scontra argomentativamente con un altro.🙂

  43. Chiamparino avrà bisogno di una calcolatrice, ma deve anche sapere che la Spagna ha un debito del 60 e non sta molto meglio di noi. Il problema della fiducia è più legato alle prospettive di crescita che al debito.
    Non dico che una riforma fiscale non serva ma una riforma seria per la crescita abbassa le tasse mica le sposta da qui a là sulla base di fumose teorie. E, nelle nostre condizioni, abbassare le tasse significa tagliare di brutto la spesa. Non è un caso se l’ europa la patrimoniale ha “dimenticato” di chiedercela.
    Ma al punto in cui siamo dubito che nemmeno (improbabili) riforme serie possano salvarci da una qualche forma di fallimento, c’ è da sperare che la BCE tradisca almeno in parte il suo mandato anche se i tedeschi fanno la guardia giorno e notte. Prepariamoci al peggio.

  44. @Marcus

    “Lo stile è una provocazione che costringe chi legge a separare il pregiudizo o la simpatia per lo scrivente dall’argomento che deve essere protagonista.”

    Lo stile provocatorio rende più difficile separare ecc.. Quindi, “costringe” chi legge a una maggiore fatica per apprezzare l’argomento, tranne chi sia già d’accordo.
    Perché non cercare di limitarsi agli argomenti, lasciando perdere gli “aggettivi”, che provocano l’entusiasmo dei consenzienti e l’ira degli altri?
    O vogliamo educare i dissenzienti a riconoscere le nostre ragioni anche quando gli diamo degli asini? Non impossibile, ma inutilmente faticoso per tutti.

    Lo scopo qui, immagino, è capirsi, e magari poi anche persuadersi a vicenda. Non castigare quelli/e che ci sembrano “cretini/e”. A che pro?

  45. @Ben
    Bravo Ben, hai colto il problema: un asino rimane un asino anche con tutte le figure retoriche della paraculaggine. Quel che dici è vero se si vuole ottenere un consenso manipolando platee eterogene incapaci di comprendere gli argomenti e quindi suscettibili di essere persuase tramite sentimento. Non credo che questo sia mai stato uno spazio in cui fare proseliti, concordi? Quindi personalmente considero il massimo rispetto per chi legge stare sull’argomento e quindi smussare il meno possibile lo stile.
    Usare un registro diplomatico equivale in fondo all’usare un registro sarcastico e canzonatorio: in entrambi i casi chi legge è soggetto a prendere posizione in funzione di un registro dimostrando quindi la sua debolezza contingente. Non credo che coloro cui interessi la sostanza dovrebbero sentirsi urtati da un registro più di quanto debbano essere attratto da altri🙂
    Tra l’altro la retorica serve a dare bastonate mostrando carote. Ecco, qui siamo al punto in cui le persone vedono solo carote a forza di edulcorare le bastonate. E proprio perché non si considera il prossimo un cretino a priori non c’è bisogno di fare pat pat sulla spalla. Se poi uno avverte in sé una certa asineria, capita a tutti, a cominciare da me.
    IMHO

  46. Le proposte alla Melani secondo me sono da blog di terza categoria, sorprende ritrovarsele su un quotidiano nazionale, anche se a pagamento (ma purtroppo non sorprende neanche tanto).

    I casi sono due, o il paese merita fiducia, allora facciamo appello alla ragione e non a un patriottismo fascistoide in stile “oro alla nazione”; o il paese non merita fiducia e allora, se vogliamo prenderci i risparmi degli italiani, si faccia un’ “onesta” legge fiscale che autorizzi il sequestro (per altro piuttosto inutile per cambiare la condizione del paese).

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