«Servizio pubblico»: il medium è il messaggio, ma il vecchio si rinnoverà o schiaccerà il nuovo?

Visto Santoro ieri. Letto cosa ne dicono giornali, siti, blog e social media oggi. Il termine rivoluzione è quello più usato: Santoro e i suoi fan lo usano letteralmente, i detrattori ci mettono le virgolette, come a dire «molto rumore per nulla».

Santoro Servizio Pubblico

Non mi aspettavo da «Servizio pubblico» novità di contenuto, visto il lancio sul sito (vedi La nuova tv di Santoro sul web: dove sta la differenza?). D’altronde non ce n’erano state nemmeno in «Rai per una notte» (vedi Santoro: nuovo medium, vecchio messaggio).

Ma è sbagliato minimizzare l’evento. La novità di «Servizio pubblico» – come quella di «Rai per una notte» – è infatti il mezzo, non il messaggio, o meglio la molteplicità di canali e piattaforme attraverso cui la trasmissione è diffusa: decine di tv locali, radio, siti internet, più i social media che propagano e «viralizzano» la diretta. C’è stata addirittura la diretta via sms: Franco Bechis, vicedirettore di Libero, unico ospite diciamo «non di sinistra» della trasmissione, mentre era lì mandava sms che Libero pubblicava (vedi «Il ritorno di Santoro, diretta sms di Bechis»).

Sta dunque nel medium la rilevanza di «Servizio pubblico». Piaccia o non piaccia Santoro, se ne apprezzino o meno i contenuti, non si può fingere che l’esperimento non inciderà sul rapporto della vecchia televisione con i nuovi modi di fare informazione via internet.

Inciderà. E su questo ho una speranza e un timore.

Speranza: spero che la barcata di soldi e attenzioni che Santoro porta su internet serva a promuovere la cultura di rete in questo paese, che invece è, come sappiamo, indietro rispetto alla media europea e molto rispetto al nord Europa e agli Stati Uniti. Spero che serva a valorizzare l’idea di una rete libera, polifonica, sempre più ricca di contenuti e sempre più accessibile in tutti i sensi: economico, infrastrutturale, culturale.

Timore: temo che Santoro possa appesantire ulterioremente l’incidenza dei vecchi media su internet, che già in Italia è notevole. Già le testate giornalistiche tradizionali – più o meno camuffate di novità – si ritagliano la fetta maggiore di visite, consensi, attenzioni sui media tradizionali e introiti pubblicitari. Già i brand nazionali e multinazionali imperversano su Facebook (non dimentichiamo che ai primi posti nelle classifiche delle pagine con più «mi piace» stanno sempre cantanti, attori, marchi commerciali).

Ora che un brand della tv generalista sbarca su internet non è che, invece di rinnovarsi lui, appannerà di vecchiume la rete e i social media?

Anche perché è vero che – come diceva Marshall McLuhan – «il mezzo è il messaggio» e l’esperimento di Santoro lo sta dimostrando per l’ennesima volta. Ma è anche vero che, se non vogliamo banalizzare McLuhan come molti fanno, il messaggio non è solo il mezzo, casomai è anche il mezzo.

Detto in altri termini: se i contenuti del programma di Santoro continueranno a restare identici a quelli che andavano in Rai, cosa accadrà? L’attenzione verso «Servizio pubblico» andrà scemando perché la parte più innovativa e vitale della rete lo boccerà come stantio, o piuttosto comincerà a diffondersi anche in rete l’idea che, se vuoi fare una web tv, devi prendere pari pari il modello della televisione generalista? Devi imitarne a tutti i costi formati, stili e linguaggi?

Altratv logo

Che ne sarà per esempio delle circa 600 micro web tv italiane censite da Altratv.tv? Oggi su queste microtelevisioni pullulano esperimenti interessanti – alcuni anche brillanti – per varietà e creatività. Pochi conoscono le micro web tv, perché certo non fanno gli ascolti di Santoro. Ma come usciranno dal confronto col panzer? Ne saranno rafforzate perché Santoro riuscirà a tessere alleanze con loro senza schiacciarle, anzi imparando da loro? Saranno assorbite? O rese ancora più irrilevanti e dunque di fatto cancellate?

 

15 risposte a “«Servizio pubblico»: il medium è il messaggio, ma il vecchio si rinnoverà o schiaccerà il nuovo?

  1. Sul programma di Santoro, mi interesserebbe anche sapere chi lo ha guardato in tv e chi via streaming. Io per es. lo guardavo in tv (su Di.tv) ma lo commentavo assieme ai miei amici su facebook. Per dire che anche molti che usano abitualmente internet secondo me trovano più comodo guardare il programma in tv, se c’è anche lì.
    Riguardo al problema che poni, io la vedo male. Perché per es. ho notato quando i quotidiani e anche i canali tv hanno “scoperto” il web e hanno cominciato ad aprire i blog legati alle trasmissioni o ad aprire il proprio sito. E li ho percepiti come degli elefanti che venivano a sconquassare il mondo dei blog così come lo conoscevamo, con delle loro vecchie e pesanti logiche.

  2. Da un punto di vista tecnico, che però apre a una serie di valutazioni qualitative che stanno nel solco della tua riflessione “speranza o timore”, il bacino di ascolto TV della fascia oraria 21-24 in confronto a giovedì scorso è aumentato dell’8%, che significano quasi 1,2 milioni di teste in più.
    Sapere dove fossero giovedì scorso quelle teste è difficile, ma ho il timore che parecchie fossero su internet.
    Io nutro molti più timori che speranze.

  3. A me l’esperimento “Servizio Pubblico” ricorda il network delle tv private di Berlusconi negli anni ’80. Il fatto di aggiungere Repubblica.it, Corriere.it, il sito del Fatto e la pagina fb di “Servizio Pubblico” è un uso troppo limitante o letterale di inserire la rete. Aggiungere la variabile rete significherebbe rendere libero e imprevedibile l’uso del codice di trasmissione e coinvolgere il pubblico in migliaia di micro discorsi. Rispetto a “Rai per una notte” è un grande passo indietro, ma forse si stanno solo assestando su un format commercialmente sicuro e starà a noi, piccoli e sperimentali, innovare di più.
    Grazie del tuo post Giovanna, ci vediamo l’1 a Bologna!!

  4. Un post interessante e che analizza la trasmissione da altri punti di vista :

    http://www.byoblu.com/post/2011/11/04/Quello-che-non-va-in-Servizio-Pubblico-di-Santoro.aspx

  5. http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=8368

    come Fazio, programma anni 50 dove le donne vengono usate come decorazioni. Non ritengo sia un problema da femministe, raccontiamolo all’estero che il nuovo taglia fuori il 50%della popolazione, e vediamo cosa pensano di noi.

  6. @ilaria m.
    mi interesserebbe sapere se all’interno della discussione che avete portato avanti sul web, qualcuna/o si è reso conto che le uniche due giovani donne presenti erano una giornalista utilizzata come grechina decorazione e una meteorina. O questa assenza della maggioranza della popolazione dai programmi cult (della sinsitra, per quel che vuole ancora dire) passa orami inosservata? Il che sarebbe grave.

  7. ìNon ho visto il programma Santoro, e non ne parlo, conosco bene, invece, per averlo sempre notato, ciò di cui parla Lorella. Non facciamolo passare inosservato, è un fatto essenziale.

  8. Lorella: l’assenza delle donne è passata del tutto inosservata in quella discussione su fb, anche da parte mia (confesso infatti con dispiacere che mi ci hai fatta pensare tu col tuo commento)…

  9. Qualcuno sa se è stato pubblicato un bilancio economico?
    Ho cercato sul sito ufficiale ma non ho trovato niente.

  10. @lorella zanardo
    se vuoi vedere le grechine sintonizzati su Rai News 24, c’è un vasto assortimento

  11. Mi trovo ancora a fare i complimenti all’autrice di questo blog per il genere di argomenti trattati, e tengo a specificare che non è tanto per il cosa, quanto per il come.
    Ed è proprio un confronto che assomiglia a quello fra il cosa e il come che secondo me andrebbe fatto quando si parla di rimediazione, di media che vanno su altri media etc. Se fossimo (già?) tutti in Neuromante di Gibson, non ci sarebbe neanche da discuterne: Internet avrebbe “mangiato” la televisone e il Cyberspazio, “luogo” unico di tutta la comunicazione mediata, sarebbe ovunque e da nessuna parte, e si farebbe spesso fatica a riconoscere i contorni del reale e quelli del virtuale. Un incubo? Sicuramente il paradiso e il sogno di ogni buon geek radicale della nostra epoca che si rispetti.
    L’operazione di Santoro, a meno che mi sfugga qualche suo particolare strutturalmente importante, non ha nulla di rivoluzionario ma lui, che sa benissimo che non la è, fa altrettanto bene a definirla tale; è una questione di marketing spicciolo. Il medium è il messaggio (anche se il messaggio, per fortuna, non è fatto solo dal ruolo “prevaricatore” del medium, come dice giustamente la Prof. Cosenza) ma in questo caso, in cui un colosso della tv generalista sbarca su canali e piattaforme differenziate, questa riflessione ne implica altre più estese e profonde: innanzi tutto quella sulla percezione dei supporti…siamo già pronti a percepire il web come contenitore (nel senso televisivo e letterale) perfettamente trasversale in cui è naturale che finiscano tutti i contenuti, quindi a spegnere la tv e a ritrovare il suo stesso linguaggio, invariato, su Internet? Come dice Ilaria m, molti che usano abitualmente internet trovano più comodo guardare il programma in tv, se c’è anche lì. Ma è poi giusto che il suo linguaggio rimanga invariato? Io per esempio credo che la sintassi più generale della tv sia il suo palinsesto, inteso nel senso tradizionale pre-podcasting per intenderci, e sia stata anche la sua forza primaria; lo sanno anche le pietre, la tv ha abituato intere generazioni alla passività mediatica. Il problema nasce quando l’innesto di questo linguaggio su un altro canale, che con tutti i suoi retaggi è al suo opposto in quanto ad interattività, viene fatto da un chirurgo poco delicato, di quelli vecchio stampo che magari non usa neanche l’anestesia.
    No, il linguaggio non può rimanere invariato, altrimenti non solo il vecchio schiaccerà il nuovo (fenomeno paradossalmente tipico della contemporaneità) ma gli si darà la possibilità e la giustificazione di farlo grazie alla capacità che ha di nutrirsi della sua stessa retorica, quella che permette a un telegiornale di apparire come assolutamente all’avanguardia se apre uno spazio in cui è protagonista “il popolo della rete”, popolo straniero e invasore un po’ da demonizzare e condannare, un po’ da ammirare con grande stupore, come si fa con un oggetto iper tecnologico di cui non si sa “neanche leggere il libretto delle istruzioni”.
    Il vecchio è tremendamente geloso della forza del nuovo.

  12. Questi ragionamenti non possono prescindere dall’analisi economica e finanziaria. E’ indispensabile un’analisi delle fonti e degli impieghi finanziari.

  13. Certo, son d’accordissimo con te, ariaora. Non va tenuta fuori dal ragionamento la componente economica.

  14. Cara Giovanna
    in Sicilia il programma di Santoro è andato in onda sulle tv di Ciancio. Editore/padrone del giornale di Catania, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, monopolista dell’informazione, vero potere forte della città (bastava guardare una puntata apposita di Report)…
    Ho fatto bene a non mandare i 10 euro; sono così sorpassata da pensare che la coerenza sia un valore.

  15. Pingback: The medium is the message (poi la smetto con i titoli in inglese, I swear) « iThink

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