Archivi del giorno: martedì, 8 novembre 2011

Le donne e «le loro cose»: totem o tabù?

Il 20 settembre scorso abbiamo parlato di una campagna della Fondazione Italiana Endometriosi (vedi Non era nevrosi, era endometriosi). La discussione è stata, come per mia fortuna spesso accade in questo spazio, vivace e ricca di spunti.

In quei giorni avevo appena visto lo spettacolo di Marinella Manicardi «Corpi impuri» (bello! se ti capita, vale la pena), che parte da queste considerazioni:

«Come mai le protagoniste di romanzi, pièce teatrali, film o telenovelas non hanno mai “le loro cose”? Mia madre non faceva la conserva “in quei giorni”, diceva che il pomodoro inacidiva, e se non eri “a posto lì” non potevi neanche fare la comunione. E perché la pubblicità degli assorbenti mostra sempre un liquido azzurro. Azzurro?! Possiamo descrivere e rappresentare il sangue delle ferite, delle trasfusioni, del cuore di Gesù, di Biancaneve, mangiare carne “al sangue”, ma “quel disturbo” rimane un tabù, anche nelle parole. Non si rappresenta e non si dice. Gli esempi sono rarissimi. Perché? Non ci sono nemmeno barzellette. O quasi», Marinella Manicardi.

Perciò nel mio post dicevo, fra l’altro, che tutto ciò che riguarda il ciclo femminile è, in Italia, ancora un tabù: si usano allusioni, espressioni indirette, metafore («le mie cose», «il ciclo», il «marchese»); le industrie colorano di blu, verde o bianco le confezioni di assorbenti femminili per allontanarle il più possibile dalla gamma cromatica del sangue; le donne accettano, oggi come ieri, i dolori mestruali come fossero un atto dovuto, una pena da scontare.

Dopo qualche giorno una mia ex studentessa slovena, Gora Sumuc, mi manda una riflessione molto interessante, il cui succo è: non è meglio parlare di totem, invece che di tabù? E il tema si allarga a tutte le pratiche di igiene, manutenzione e controllo del corpo femminile. Touchée, mia cara Gora, hai proprio ragione.

Resta vero che, mentre nel caso dell’alimentazione, della bellezza e cura del corpo i totem sono giganti, in tema di mestruazioni il totem mi pare monco, parziale. Come tu stessa rilevi, infatti, la disinvoltura è solo apparente. E il silenzio cala subito dopo lo spot. Ecco la mail di Gora:

Sai cosa penso, dopo anni di promiscuità sessuale? Che l’insicurezza femminile sia perseguita e sfruttata con altri mezzi, se vuoi non con dei tabù ma con dei totem.

Sono sicura che avrai un sacco di amiche che ti parlano delle loro cose, con disinvoltura magari, ma che tuttavia non ti convincono, non ti danno la sensazione di una reale emancipazione di una sessualità vissuta con la scioltezza di un gesto come è il fare la pipì o bere un bicchier d’acqua.

I nuovi totem, castranti come lo sono i tabù, ma attivi invece che passivi, consistono nell’inventare orgasmi multipli o vaginali, in generale imponendo alla donna di sentirsi tale solo con una sessualità irreale, vissuta sovente solo all’interno di una cornice estetica di corpi che passino l’esame, e che poi alla prova dei fatti non mantiene ciò che promette.

Ma che finisce per moltiplicare l’insicurezza femminile costringendola nel frattempo a mille acquisti, da una maniacale igiene intima a tutto lo studio dell’alimentazione light o bio (intere sezioni dei supermercato solo per quelle lei), dalla pratica sportiva ma vissuta come un surrogato soft da elettrostimolatore del caso o da crema anticellulite, arrivando alla lettura quotidiana della rubrica sessuale, presente in ogni settimanale, e semanticamente pensata per lei, non certo per lui.

L’uomo aveva il tabù dell’impotenza; oggi col viagra questo tabù è crollato con il problema, ma il sistema ha sostituito al tabù il totem della virilità mandrilloide (e guarda tutte le pubblicità a tema erezione, dalla lettera scritta al medico al cane che guarda) e un sacco di amici sani prendono questi farmaci perché sottilmente l’introduzione del viagra ha insinuato che fisiologicamente un’erezione debba durare ore o che un amplesso si debba declinare in tanti coiti possibili.

Ma l’uomo ha solo questo problema. La donna è ben più sfruttabile nell’insicurezza. Fai la prova del nove, rompi questo di tabù: chiedi a quante di quelle amiche che sembrano sessualmente emancipate dai loro aneddoti di spiegarti quanti sono gli orgasmi femminili o cosa per loro sente un uomo durante l’amplesso.

Non credi che il controllo della femminilità e tutto ciò che ne consegue, non ultimo il suo sfruttamento commerciale, possano passare dall’introduzione di nuovi totem piuttosto che dalla riproposizione di vecchi tabù?

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