Sessismo e religione cattolica: un connubio inevitabile?

Mi arriva da Angelo – che ringrazio – una riflessione su sessismo e religione cattolica, che evidenzia un legame che in questo spazio non abbiamo mai discusso. Ho deciso di pubblicarla, ma lo faccio premettendo che mi piacerebbe che su questo tema si esprimessero anche – e soprattutto – cattolici e cattoliche praticanti.

Non si tratta insomma di accusare una religione di discriminazione contro le donne, secondo un percorso più o meno obbligato da decenni di divisioni, in Italia, fra laici e cattolici, credenti e non credenti. Casomai mi piacerebbe capire come possa convivere, oggi, la fede cattolica con una visione paritaria e libertaria della relazione fra genere maschile e femminile.

Ragazza che prega

Non vorrei insomma che si cadesse anche qui nella solita contrapposizione: come se per forza i cattolici dovessero essere anche sessisti, mentre i non sessisti starebbero tutti dalla parte di chi si definisce non dico ateo, ma almeno cattolico non praticante o «poco praticante e molto, molto dubbioso» come si è definito Angelo dopo che gliel’ho chiesto.

«Cara Giovanna, mi sono letto e riletto l’articolo che Anna Paola Concia, Loredana Lipperini, Eliana Frosali e Zauberei hanno scritto sull’Unità (vedi «Le donne e la trappola degli stereotipi», l’Unità, 10 novembre 2011), per contestare un pezzo dello stesso giornale in cui si riproponeva lo stereotipo sessista di donna bella e vuota d’idee.

Condivido in toto la protesta, così come sottoscrivo la tua analisi di qualche settimana fa a proposito di un certo uso della nostalgia negli spot (vedi Attenzione mogli! Attenzione mamme! E si torna agli anni Sessanta), con conseguente e pericoloso richiamo a una donna tutta votata alla vita domestica e al benessere dei propri cari.

Comprenderai quindi la mia forte irritazione quando stamattina (domenica 13 novembre) a messa ho ascoltato le Letture:

“Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso”.

E poi:
‘Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare’. (Dal libro dei Proverbi)

E un brano della seconda lettura: “Sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire” (Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi).

Ora. So bene che una diffusa misoginia allaga i testi biblici, insomma è roba nota; so pure che i brani non vanno interpretati alla lettera e che magari solo una minima parte di chi frequenta la messa, segue con attenzione.

Benissimo. Ma a me fa ugualmente impressione quell’armamentario sessista e scontornato dalle esigenze quotidiane delle persone. Per disarmare gli stereotipi e il pregiudizio che ancora permeano i discorsi contemporanei, credo bisognerà lavorare sui fondamentali, anche su quella parola domenicale che striscia piano dentro le famiglie. Grazie mille, Angelo

Vedi anche: La liturgia del 13 novembre 2011, il post in cui Loredana Lipperini riprende l’articolo dell’Unità Di film e di tacchi, e quello di Zauberei La questione delle donnine nude.

37 risposte a “Sessismo e religione cattolica: un connubio inevitabile?

  1. I passi citati da Angelo non sono neppure quelli maggiormente sessisti. San Paolo, sul quale si poggia molta della dottrina cattolica scrive ai corinzi (prima lettera, capitolo 11, i primi versi) per esempio, una serie di cose che noi non accetteremmo mai, oggi.
    Anche Cristo stesso non è stato rivoluzionario nel rapporto con le donne (ma di questo ho scritto più approfonditamente sul “mucchio selvaggio” in uscita a dicembre, se vuoi approfondire).
    Insomma, la Bibbia è profondamente sessista e gli esempi di Angelo non sono assolutamente fra i peggiori. Perché la Bibbia è fortemente impregnata della cultura del suo tempo.
    La cosa interessante però, è che questo non impedisce ad alcune persone di essere al contempo credenti, anche cattoliche, ma di riuscire a scindere il loro ruolo pubblico – e di conseguenza le loro idee relative alla società – dal loro credo privato. Mi vengono in mente due nomi su tutti, Ignazio Marino e Giovanni Bachelet, due Parlamentari, uno addirittura bandiera di laicità, profondamente cattolici.
    Insomma, se la società italiana è così profondamente sessista la responsabilità è per un errore di fondo, non per la fede: l’errore di fondo è che il credo possa e debba condizionare le scelte pubbliche, ma non è obbligatorio che sia così. Qualcosa si può fare, senza per forza essere dei “mangiapreti”.

  2. Angelo e Giovanna, perdonate la mia ignoranza! Mi spiegate cosa c’è di sessista nei brani biblici citati in questo articolo? Ve lo chiedo sinceramente, non è una provocazione. Precisono che NON sono un credente cristiano e credo (almeno credevo) di essere molto sensibile ai temi religiosi e femministi.

  3. Il discorso è talmente complesso che non si sa davvero da che parte affrontarlo. Per stare al brano del libro dei Proverbi che ha irritato Angelo, si potrebbe dire che lì è contenuto un elogio della donna vista quasi come “imprenditrice”, attiva, non certo la donna mera “angelo del focolare”. Invito davvero a pensarci bene a questa cosa, personalmente la trovo molto attuale.
    Poi certo, non voglio davvero nascondermi dietro un dito: le Scritture sono debitrici della cultura del tempo in cui furono pensate, elaborate e fissate per scritto. In certo passi di Paolo (per fermarci solo al Nuovo Testamento, la cosa è evidentissima, anche se l’Apostolo è stato troppe volte fatto passare per misogino molto più di quanto lo sia, ma purtroppo non è possibile allargare ulteriormente la discussione. In ogni caso, per venire a Gesù, lì vediamo uno stacco davvero netto con la cultura e la religiosità del suo tempo. Basta fare una rapida ricerca del tipo “Gesù e le donne” per rendersene conto: la cosa è davvero di una evidenza assoluta.
    E poi ancora: certo che esiste un problema Chiesa/donna, anche questo è di una evidenza assoluta, purtroppo, e non sarò certo io a negarla. Ma non si può far desumere questa evidenza da degli scritti veterotestamentari (anche perché la Scrittura va spiegata e commentata anche e soprattutto nella liturgia): la si può desumere casomai dalla vita quotidiana della Chiesa nelle sue varie articolazioni, a partire dalle parrocchie.
    Grazie ad Angelo per questi spunti e a Giovanna che li ha rilanciati, magari nei commenti verranno fuori ulteriori spunti di riflessione.

  4. Solo un commento, diciamo di natura tecnica. Il primo testamento (la Bibbia ebraica, che ha un canone diverso da quello cattolico e da quello protestante) non è culturalmente leggibile senza tener conto delle interpretazioni. Quelle ebraiche, per esempio, sono varie, variegate e in continua mutazione. Convivono – non felicemente ma convivono – sinagoghe dove si sposano i gay, donne rabbino e sinagoghe dove questo è vietato. Questioni di interpretazioni. Il secondo testamento (vangeli sinottici, lettere degli apostoli e apocalissi) non possono essere disgiunte dalle letture che ne hanno dato le diverse Chiese cristiane. I valdesi sono molto diversi dai cattolici che, a loro volta, divergono dagli ortodossi. L’unico punto che ha il cattolicesimo è che l’ultima parola spetta – su alcune questioni fondamentali – al pontefice o ai concili. Altrimenti scatta la scomunica latae sentantiae di cui moltissimi cattolici sono del tutto inconsapevoli.
    barbara

  5. Considerazioni opportune, Barbara, grazie. Solo una precisazione: le scomuniche (specialmente quelle latae sententiae) sono cosa estremamente rara oggigiorno. Casomai (quando si parla di queste tematiche) più che la scomunica scatta l’indifferenza, che secondo me è una cosa anche più grave.

  6. @Giovanna
    Se questo post è per accogliere l’osservazione che ho fatto in quello sotto di ampliare il discorso ad altri ambiti disciplinari, sei andata a scegliere proprio il massimo dei massimi sistemi🙂

  7. Anche a me sfugge cosa vi sia di sessista in questi estratti biblici. Se si giudicano misogini questi passaggi andiamo bene: proseguite la lettura e vedrete.
    Non è forse un errore gravido di interpretazioni barcollanti leggere il passato con le categorie del presente? Testi letterari elaborati da analfabeti pastori mediorientali dove la vita di un individio si divideva tra una capra, un campo da arare e un commercio primitivo?
    Naturalmente voler salvare le capre (loro) e i cavoli (nostri) conduce a una schizofrenia che non aiuta a vivere il mondo moderno. Inutile dire che la soluzione più semplice è quella di liberarsi delle fiabe del passato inquadrandole per quello che sono: elaborazioni letterarie di epoche lontane e incompatibili con le nostre. Pretendere che i valori e le pratiche di un’epoca debbano avere validità assoluta e diacronica non può che condurre a ottusità.
    I testi biblici non sono misogini: sono la rappresentazione di una società che potesse funzionare in un’economia così semplificata e con una tecnologia così primordiale. Semplificando: l’uomo lavora i campi e la donna bada ai bimbi nel focolare domestico. O vogliamo rendere Paolo di Tarso colpevole anche di aver divulgato, ante litteram, il modello della odierna casalinga di Voghera e di aver ritardato così l’avvento delle donne Chief executive officer?

  8. Il messaggio di Gesù aveva, relativamente a molte culture del suo tempo, una carica egualitaria formidabile, anche riguardo al rapporto fra uomini e donne. Carica egualitaria che la Chiesa nei secoli ha in parte mantenuto e in parte tradito.
    Oggi, riguardo ai rapporti fra genere femminile e maschile, non mi pare ci siano differenze fra cattolici e non.
    La Chiesa poi si pronuncia al riguardo in termini così vaghi da essere accettabili sia dai tradizionalisti che dai progressisti e dalle femministe. Tranne che sul sacerdozio femminile, che in effetti non è cosa da poco!🙂

  9. @Ben
    Non vedo quale problema debba porsi Angelo. L’importante è fare quello che fanno la maggior parte di italiani, sedicenti cattolici: credere ognuno a modo proprio, comunque corroborati da un’ignoranza letterale di ciò che credono di credere. Invece di prendere la parola pontificia alla lettera, in quanto vicaria di Dio, ciascuno la adatta all’esistente. Si diventa sincreticamente eretici senza volerlo ma in questo modo si evita di applicare anche verso la donna una concezione che se vissuta nell’ortodossia dei vangeli che il cattolicesimo impone al fedele, sarebbe femminicida e non solo misogina.

  10. Brava Giovanna, come sempre è riuscita ad attivare riflessioni, pensieri ciritici, confronti!! A stimolarci a non fermarci sulle nsotre convinzioni e pensieri: grazie!!! Nel leggere questa complessa problemaitca, vorrei solo ricordare il controverso “mito” della creazione dell’uomo e della donna e di come sembra sia stato “manipolato”, nascondendo il precedente racconto della creazione di Lilith… Consiglio a tutti la lettura della studiosa, scrittrice libanese, nonchè caporedattrice dela prima rivista araba specializzata nelle arti e nella letteratura del corpo, Joumana Haddad, che sta sviluppando proprio questa ricerca negl iscritti religiosi e anche antichi dei popoli del Mediterraneo. Ne “il ritorno di Lilith”, si rievoca come prima del racconto di Adamo ed Eva, nata da una sua costola, ci fosse Lilith, creata prima di Adamo, donna libera, con pulsioni libere. Si narra che fu lei a cacciare Adamo perchè non soddisfatta di lui.E da questo Dio gli creò Eva… E’ chiaro che questa scrittura a fondamento della nostra umanità avrebbe cambiato moltissimo la concezione della donna in relazione all’uomo nella società…. Dove sta la verità? Inanto vi riporto alcuni versi bellissimi di Joumana:

    “Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio.
    Io sono Lilith la donna destino. Nessun maschio ne è sfuggito, nessun maschio ne vorrebbe sfuggie.
    Io sono Lilith che torna dalla cella dell’oblio bianco, leonessa del signore e dea delle due notti. Raccolgo ciò che non può essere raccolto nella mia coppa e lo bevo perchè sono la sacerdotessa e il tempio. Consumo tutte le ebbrezze perchè non si creda che io mi possa dissetare. Mi faccio l’amore e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio, poi uccido i miei amanti per far posto a quelli che non mi hanno ancora conosciuta.
    Dal flauto delle due cosce sale il mio canto
    E dalla mia lussuria si aprono i fiumi.
    Come non potrebbero esserci maree
    Ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso?
    Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
    Piuttosto il fremito della prima tentazione.
    Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
    Piuttosto lo svanimento dell’ultimo rimpianto.
    Io sono la leonessa seduttrice e torno per coprire i sottomessi di vergogna e per regnare sulla terra. Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva.
    Io sono Lilith
    E torno dal mio esilio
    Per ereditare la morte della madre che ho generato.”

  11. Posso anche capire chi contesta alle gerarchie cattoliche una certa resistenza al cambiamento, ma francamente la critica ai testi sacri la capisco molto meno. Soprattutto quelli citati (elogio dell’ intraprendenza, della fede e della prudenza).

    In effetti la prospettiva storica è decisiva.

    L’ interpretazione di quei testi ha avuto innanzitutto un effetto: l’ invenzione del matrimonio amicale (o matrimonio d’ amore). Cominciamo a giudicare quello. E’ un lascito così marcatamente sessista sessista?

    A me non sembra. Soprattutto quando penso che nel mondo classico la donna era una macchina da riproduzione acquistata contrattando. Per evitare di mantenere per anni figli altrui andava rinchiusa. Solo dopo la doppia mandata ci si poteva permettere di scendere in città e intrattenersi piacevolmente con le colte e amabili prostitute (in assenza di ragazzini disponibili).

  12. Non vorrei andare fuori tema, ma a me ad esempio, ha destato stupore vedere che nell’ incontro del 27 ottobre in Assisi tra il Papa e le delegazioni di rappresentanti delle religioni di tutto il mondo dove hanno riflettuto su pace e sul periodo di crisi che stiamo vivendo, ecco, in questa importante occasione il Santo Padre ha voluto anche la presenza di due laici, due filosofi, e una era Julia Kristeva, che ha potuto fare il suo discorso in mezzo a tutto quel potere “masculo”! Questa sorta di ‘apertura’ mi ha inizialmente stupita, anche se poi ho pensato che probabilmente c’è qualcosa che interessa molto al Papa del discorso di Kristeva, forse per il suo pensiero sulla maternità? Sarebbe interessante poter approfondire ( mi mancano gli strumenti, se a qualcuno interessa)
    P.S. non sono una cattolica che va a messa🙂

  13. @Broncobilly scrive:
    “L’ interpretazione di quei testi ha avuto innanzitutto un effetto: l’ invenzione del matrimonio amicale (o matrimonio d’ amore).”

    Io ci andrei molto cauto con lo stabilire correlazioni così azzardate. Come sai benissimo, l’unione per amore (biologico) esiste dalla notte dei tempi, quindi un po’ di generazioni prima che arrivino Adamo, Eva, Lilith e compagnia.
    E nonostante quei testi (tra i tanti che li hanno preceduti: non continuiamo per favore ad attribuire alle religioni del Libro le novità da carta carbone) il matrimonio di convenienza era e rimane una pratica diffusa. Non è scomparso: ha solo cambiato nome.

  14. Paolo di Tarso non è un misogino in senso stretto – è una persona che dava una grande importanza all’astinenza sessuale, il matrimonio è consigliato come il male minore. Sul messaggio egualitario di Gesù – quello descritto dai sinottici perché del Gesù storico sappiamo molto poco – ci andrei un po’ cauta: noi siamo portati a pensare alle sue parole rivolte al suo gruppo di appartenenza ma gli evangelisti parlavano ai greci e ai romani le cui pratiche erano assai più discriminati di quelle ebraiche del tempo. Non vorrei traumatizzare alcuno ma non si lapidavano gli adulteri da svariato tempo in Palestina, ecco.
    La prassi della Chiesa, nel corso dei secoli, invece, ha pesantemente discriminato le donne – non solo per l’esclusione al sacerdozio – ma per la visione della donna come peccatrice, tentatrice, portatrice di guai. Con tutto il rispetto dovuto, anche santificare una donna che ha scelto di non curarsi per portare avanti la sua gravidanza non mi pare sia stata una grande idea. Anche perché i santi dovrebbero costituire esempio per i fedeli – ergo ciò che passa è: meglio partorire che curarsi. Ciò non ha alcun fondamento biblico, è una interpretazione – legittima – di santa romana chiesa.

  15. Parlavo di “matrimonio amicale” (istituzione), non di semplice unione (biologico).
    Comunque devo ammettere che l’ argomento scivola nella storia e nella storia delle idee (materia poco “bloggabile” se non con rinvio alle proprie fonti).
    Per un conforto convinto alle mie tesi da fonte non sospetta (atea) rinvio a questa ricostruzione (mi sembra anche tradotta).

  16. Grazie a Giovanna per lo spazio e grazie a chi giudica più o meno interessante lo spunto proposto. Per liberare subito il campo da fraintendimenti, chiarisco che l’identikit di anticlericale gonfio di pregiudizi, non mi appartiene affatto. Tra l’altro, da molti anni faccio volontariato in un gruppo cattolico. Nel merito. Riguardo alla necessità di tener conto del contesto storico in cui i brani biblici furono formulati, mi pare sia ovvia e condivisibile in pieno. Ciò nonostante, sentire di una donna ideale che dà al marito “felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia
    e le sue dita tengono il fuso”, non mi fa pensare a un trionfo dell’autoderminazione. E pure nel passaggio “Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare”, trovo una consonanza con le ultime denunce della Liperrini et aliae all’Unità. Accostamenti spericolati? Certo, ma dopo la proclamazione delle Letture, nella parrocchia che frequento nessun sacerdote si prende mai la briga di contestualizzare, chiosare, mettere cornici, togliere cornici. E poi mi arriva: “Quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire”. Le doglie come una rovina salvifica?! (scusate l’ossimoro). E altra domanda: il controllo del corpo della donna non è forse stato anche in questi anni la posta in palio di una lotta fra poteri, che ha visto la Chiesa in posizione d’attacco?

  17. Grazie a chi ricordato che i libri della Bibbia ebraica (canone ebraico e cristiano) e quelli del Nuovo Testamento cristiano (vangeli, lettere, atti degli apostoli, apocalisse) sono prodotti storici, anzi, ciascuno di essi è spesso il prodotto di stratificazioni storiche e culturali. Dunque, per leggerli, bisogna per lo meno munirsi degli strumenti di esegesi storica dei testi medesimi, almeno solo per capire che cosa vogliono dire all’interno della cultura dell’epoca. Dopo di che, ma solo dopo di che, per chi volesse, c’è l’esegesi teologica che, quindi, deve prima separare ciò che è cultura corrente da ciò che è nuovo, originale e, sempre per chi volesse, così originale da rivelare una “ispirazione” divina. Insomma, come avrebbe detto un evangelista, prima di tutto “distinguere il grano dal loglio”. A proposito, anche i vangeli non erano affatto diretti esclusivamente a comunità greche o ramane, ma per questo bisogna studiarsi l’esegesi storica dei vangeli, l’analisi dei testi volta all’individuazione delle comunità da cui erano stati prodotti e alle quali si rivolgevano. C’è una lunga tradizione critica in materia, inizialmente dovuta come sempre in questi casi, agli studiosi protestanti, ma poi proseguita indipendentemente dalla confessione cristiana e/o dall’ateismo di chi ne intraprende lo studio. Chiudo con la citazione di quel misogino di Paolo di Tarso, che non si distingueva in ciò dai suoi contemporanei, e che però in un passo della lettera ai Galati gli scappa detto: “Non c’è più Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”, citando nell’ordine le opposizioni discriminanti: prima, l’appartenenza al popolo eletto o a tutti gli altri popoli, fondamentale per un ebreo dell’epoca; poi la distinzione tra persone di condizione servile e di condizione libera, fondamentale per tutte le società dell’epoca; e infine la distinzione di genere, altrettanta fonte di discriminazione fondamentale per tutte le società, dell’epoca e non.

  18. @Angelo
    Ma ti stai arrovellando su una questione facilmente risolvibile: inutile chiedere alla Chiesa di essere diversa da quella che è, di fare l’update dei suoi testi di riferimento. La Chiesa non può cambiare altrimenti è perduta: la forza della sua millenaria presenza è appunto l’autorità della Tradizione. Non a caso in tempi di crisi d’identità l’Autorità è tornata alla messa in latino. Vorresti invece che il tuo parroco citasse Erica Jong?
    L’emancipazione consiste nell’uscire dalle chiese dopo esservi entrati. Non chiedere di mostrare la coscia della Madonna perché l’abito ha ancora un look patriarcale.

  19. @Angelo, coraggioso, io non ce farei più da decenni a frequentare parrocchie🙂

  20. @ Paola, hai tutte le ragioni, in effetti ho tagliato un po’ il ragionamento con l’accetta. Comunque, a titolo personale, non mi è mai passato per il capo che Paolo di Tarso fosse misogino né tanto meno sessista nel senso odierno del termine.

  21. Sono d`accordo con Ugo, la religione cristiana e`una fase della vita (almeno per molti Europei), non una condizione permanente come i libri su cui si basa. Libri manipolati di volta in volta per fini di vario tipo, tra l’altro, quindi permanenti cosi` per dire. Che ci siano in questi libri concetti misogini o omofobi non mi turba, anche la mia bisnonna non accetta il matrimonio gay. Non mi sento di rimproverarla per questo. (Ateo)

  22. refuso, Lipperini, ovviamente

    @Ugo
    una Chiesa immodificabile nei suoi linguaggi non è anch’essa troppo vicina a uno stereotipo negativo?

  23. Grazie Giovanna per il post!
    Per capire come può convivere la fede cattolica con una visione paritaria ci vuole come minimo una conoscenza molto profonda del messaggio evangelico. La Chiesa e’ molto manchevole nel cercare di rendere accessibile e comprensibile la ricchezza-complessita’ del suo stesso messaggio. Detto cio’ si trovano, seppur cercandoli con il lumino, sacerdoti che ti parlano di “Erika Jong”…

    @paola quando scrivi “@Angelo, coraggioso, io non ce farei più da decenni a frequentare parrocchie”, non credi che sia una generalizzazione un po’ forte che fa torto a qualche parrocchia/parrocchiano?

  24. @Francesca era una generalizzazione, ammetterai che ciò cui ti riferisci, oggi si deve cercare con il lumicino, mentre decenni fa era come dire più evidente🙂

  25. Ciao Angelo, mi incuriosisce il fatto che tu dica che Gesù non è stato “rivoluzionario” verso le donne. A me sembra il contrario… Dal vangelo di Luca evinciamo che Gesù era itinerante e del suo gruppo facevano parte uomini e donne. Uomini e donne che lasciavano le loro case per girare per la Palestina, sfidando tutte le convenzioni. Era amico di molte donne, con cui aveva familiarità e nelle cui case entrava tranquillamente e con cui pranzava e chiacchierava (vedi Marta e Maria su tutte). Pensiamo solo al comportamento del tutto controcorrente proposto nel trattare l’adultera (no alla lapidazione). E potrei continuare. Sia nel primo che nel secondo testamento io trovo donne forti: donne profetesse, donne che salvavano il loro popolo, donne che sfidavano le convinzioni. Sara (moglie di Abramo) è una donna e ride (sbeffeggiandolo!) davanti a Dio (nessun uomo ha osato ciò). Poi certamente ci sono tanti passi che noi oggi possiamo considerare “misogini”, ma è un anacronismo, vanno rapportati alla cultura e alla mentalità del tempo. Per es. (visto che se ne è parlato qualche post fa): le donne mestruate – così come gli uomini malati di gonorrea ecc. – andavano tenute a distanza per motivi igienici; allora non c’era l’igiene e la consapevolezza che abbiamo oggi e questa era l’idea (che potessero diffondere “impurità”); e, di nuovo, Gesù invece si lascia toccare – e la guarisce – dalla donna che aveva l’emorragia, e accettando il suo tocco sfidava la legge. Potrei andare avanti tanto. Io come cattolica non mi sento minacciata ma spesso invece difesa (nel senso di valorizzata e rispettata, non di “tutelata”) come persona e come donna. Poi certamente puoi sempre trovare qualche strumentalizzazione, perché la misoginia è antecedente alle religioni e indipendente da esse. Ma tradizionalmente penso che il cristianesimo abbia fatto molto per le donne, spesso, di fronte a soprusi, violenze e abusi, era la loro unica difesa.

  26. Ero convinto di dover fare una battaglia senza sosta sul fraintendimento dei testi sacri, dottrina, ecc. Vedo invece che c’è gente ben più preparata di me sull’argomento!
    Che dire allora? Quando si entra su questo tema mi viene sempre in mente:
    “E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.” Genesi 1,27. Sconvolgente!!! Provate a dire in giro a dire che Dio è anche donna, poi gurdate le facce… Occhio, potrebbero chiamare la neuro! Eppure è scritto lì…
    Credo che molto interventi abbiano centrato il problema l’eterna tensione tra messaggio e pratica della chiesa/cristiani, troppo spesso un abisso tra i due.
    C’è inoltre una cosa di cui non si è parlato, ma che è un tabù assoluto nella chiesa: genere e sesso. Qui abbiamo dato per scontato l’eterosessualità, non mi addentro perché “ho visto cose che voi uomini non potete nemmeno immaginare”, niente di grave (sennò ce la procura…), ma che tutti abbiamo sotto gli occhi e non vogliamo vedere.“Chi ha orecchi per intendere, intenda.”.
    Ci tengo però a precisare un punto con con una frase che uso spesso quando si parla di cattolicesimo: “C’è più varietà di pensiero all’interno della monolitica Chiesa Cattolica Romana che nel complesso della omologante civiltà occidentale”.
    La mia esperienza mia fa poi affermare che buona parte del discorso è puramente accademico (ma è la mia esperienza, quindi non è statisticamente rilevante). Combatto quotdianamente ogni giorno per far capire alle ragazze adolescenti quali siano le conseguenze di certi atteggiamenti dettati dalla logica dello spettacolo, come in tal modo siano loro stesse complici di un sistema che è il loro carnefice. Sapete cosa succede (e Giovanna ne è testimone)? Vengo stereotipato come bigotto e trattato peggio che un paria, sarebbe stato avvertito come meno grave un’invazsione dello “spazio fisico” o un insulto ai famigliari. Non immaginate che sofferenza (e Giovanna ne è nuovamente testimone)…. Conlcudo dicendo che naturalmente io sono categorizzato bigotto perchè cattolico, se foste una donna sareste una femminista isterica, ecc. ecc.
    Direi che la dottrina cattolica centra poco in tutto ciò.
    “Detto questo spirò.”

  27. Da fedele cattolico – prima non l’ avevo precisato – sono rimasto compiaciuto che buona parte degli interventi sminuiscano la portata “sessista” del messaggio biblico, almeno per quanto riguarda i passi citati.
    Non penso nemmeno che la Chiesa Cattolica sia condannata all’ immobilità.
    Non ce ne sono le premesse teoriche: la cc si propone non come la “chiesa del libro” ma come la “chiesa dell’ uomo”. Il fedele segue liberamente un uomo presente qui e ora, il suo tragitto è in teoria imprevedibile.
    Non ce ne sono le premesse pratiche: la cc si affida a un genesi storico-critica dei testi.
    Faccio l’ esempio del tasso d’ interesse. La Scrittura condanna l’ usura e la cc prese posizione contro il prestito a interesse. La storia si è incaricata di dimostrare che per soccorrere i bisognosi (vero obiettivo della condanna dell’ usura nella genesi storico/critica) il moderno sistema bancario poteva aiutare. Da qui il mutato atteggiamento della chiesa sui prestiti.
    Certo, la CC valorizza la Tradizione, ma anche un razionalista ateo ha tutti gli strumenti per trovare sensata, almeno in teoria, persino una mossa del genere: la complessità della storia si affronta, prima ancora che con ragionamenti e pianificazioni, con chiari punti di riferimento (il concetto di “punto di Schelling” è solo un’ introduzione al tema).
    Con questo non posso negare che alcune indicazioni della Chiesa possano qui essere giudicate sessiste: per esempio l’ invito a constatare il grande valore della maternità.
    Pazienza, non è certo ambizione che mi attrae quella di evitare il sessismo a ogni costo.
     
     

  28. @Broncobilly, infatti hai ragione: la chiesa non è condannata all’immobilismo, anche se purtroppo sembrano prevalere in essa (almeno ultimamente) le forze che dell’immobilismo e della tradizione (non della Tradizione, che è un’altra cosa) fanno una bandiera.

    @Michi, interessanti le tue considerazioni. In effetti credo che nella decisione di BXVI di chiamare ad Assisi anche non credenti abbia influito la posizione del cardinal Ravasi e della sua meritoria opera del Cortile dei Gentili. Se ti interessa l’argomento, c’è anche un sito ben fatto con il medesimo nome

  29. Dunque – vorrei esprimere alcune considerazioni – sul circuito – anche piuttosto interessante – tra un testo sacro un contesto culturale e un’eventuale valenza metafisica. La religione ha sempre questo sdoppiamento, la doppia lettura della concretezza nel quotidiano e della valenza simbolica, i mediatori poi – teologi, preti, insegnanti di religioni, decidono dove mettere l’accento. Il discorso di relativizzare e contestualizzare storicamente è quindi certamente importante, ma c’è anche altro, perchè letteralizzare un testo sacro e ammazzarlo è la stessa cosa.
    Quando lo si fa, strumentalizzando la storicità di un testo per usarlo politicamente a scopi reazionari, selezionando una parabola cose se fosse un ‘arma, si è passivi di critica. Avendo la possibilità di scegliere, l’accusa non cade sul testo ma sulle intenzioni e la qualità dell’interpretazione di chi li sceglie. Spesso ci si accorge dell’intenzione di riproporre una divisione dei generi arcaica.
    Sul quesito che propone Giovanna,ma anche su queste cose che ho detto, ho un aneddoto che amo molto. Una mia cara amica di un tempo era molto molto cattolica. Cioè di quelle persone che ci credono che ci pensano, che hanno una teologia privata e che ruotano intorno alla Chiesa anche nel loro tempo libero. Il parroco della sua chiesa ebbe a redarguire due extracomunitari,filippini, perchè lei era entrata in Chiesa con una maglietta molto scollata, e una gonna sopra il ginocchio. Il parroco non volle farli entrare, perchè lei appunto era troppo svestita.
    La mia amica, faccio notare di solida famiglia DC, intervenne per dire: “questa è la casa di Dio, entrano le anime, non importano i corpi”.

  30. La tua amica era (e magari lo è ancora) una donna intelligente, cara Zaub

  31. http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=6609
    Le donne cristiane di base stanno facendo un lavoro importante mettendo il corpo al centro

  32. Interessantissimo dibattito. Vorrei fare un’osservazione su quella che mi sembra una contraddizione: ho notato in diversi commenti che i brani delle scritture universalmente leggibili come sessisti sono facilmente catalogati come contestuali alla realtà storica in cui sono stati scritti, mentre i brani interpretabili come più aperti ad una condizione femminile più indipendente e forte sono visti come rivoluzionari o comunque usati a riprova del fatto che in fondo le scritture NON sono poi così sessiste. Senza dati a supporto dell’una o dell’altra tesi, mi sembra che questa oscillazione tra tesi opposte applicate ad uno stesso oggetto sia poco logica e molto ‘biased’ da quello che una persona ‘sceglie’ di vedere nelle scritture (l’interpretazione, appunto). Quali dati ci impediscono di interpretare ANCHE i brani meno sessisti come contestuali alla loro realtà storica? Mi sembra che quest’ultima, possibile interpretazione sia ostacolata da un’idea piuttosto fosca del passato delle scritture (o più in generale precristiano), visto come un momento di assoluta disparità di genere e trionfante patriarcato. In realtà, la nostra preistoria, protostoria e storia sono da sempre caratterizzate da oscillazioni nel bilanciamento di potere tra i generi. Il passato non è un blocco di assoluto patriarcale, ma un processo complesso e combattuto in cui in momenti e luoghi diversi sono emersi equilibri diversi (esiste una vastissima bibliografia in proposito, raggruppata sotto l’ombrello della ‘gender archaeology’). Non potrebbe anche questa idea aiutarci nell’interpretazione delle scritture?

  33. @ donMo : Grazie, andrò a farci un giretto, il nome è invitante

  34. Il tema è interessante e ringrazio chi mi ha preceduto.
    I testi citati da Angelo (in particolare il passo dei Proverbi) io leggo un forte riconoscimento del valore della donna, ben superiore a quello delle perle. E chi è l’uomo e la donna che nel partner non desidera di avere una persona nella quale il nostro cuore può confidare?
    Questo è per me il messaggio forte: le esemplificazioni riflettono la civiltà del tempo in cui il testo è stato scritto. Cambiano i modi in cui si esprime (oggi anche attraverso Internet e siti come questo) ma il «valore della donna ben superiore alle perle» resta immutato e si prolunga oltre il fascino illusorio e la fugace bellezza.
    Sono cattolico praticante e mi chiedo però spesso quanto influsso abbia su un sessismo strisciante l’enfasi che la Chiesa cattolica pone sul sesto comandamento (attinente alla sfera del sesso) mentre appare più incline alla comprenisione (e al silenzio) sugli imperativi di «non rubare» e «non uccidere» che comprende anche il rispetto delle persone e della natura. Su quest’ultimo ammetto che l’enfasi battagliera ricompare sui temi dell’inizio e la fine della vita.

  35. @Giulia, la contestualizzazione storico-culturale non è a senso unico, non è affatto un’arma teologica, è uno strumento di interpretazione storica, e infatti nel mio primo commento ho detto che gli elementi di novità e di originalità in un fenomeno culturale sono quelli che un’interpretazione teologica (teologica, non storica) può considerare ispirati da una nuova visione delle cose che etc. etc.etc. etc. Chi si ferma all’interpretazione storica non ha bisogno di questa seconda ulteriore prospettiva interpretativa, perché non ne è interessata/o, ma la correttezza dell’interpretazione storica viene prima.

  36. @Giulia, interessantissime le tue considerazioni, ma personalmente mi sembra di poter ritenere che le contraddizioni di cui parli siano solo apparenti. Io infatti non mi riferivo a brani scritturistici “teorici”, bensì a comportamenti molto concreti, come quelli tenuti da Gesù e di cui parlava per esempio Ilaria nel suo bell’intervento (del quale la ringrazio perchè mi ha molto colpito)

  37. Premetto che sono di un’altra religione ma voglio commentare la scrittura di Proverbi citata da Angelo. Essendo studiosa della Bibbia posso dire che la Bibbia non è sessista, come pensano molti. Dipende da chi la interpreta. Dio ha dato sia alla donna che all’uomo un ruolo dignitoso. E’ vero che in Proverbi si parla della moglie capace che fa i lavori di casa, compra e vende ma a quei tempi era così. Siamo nel 717 a.C., più o meno. Non esistevano di certo lavori come quelli che esistono oggi.
    Riguardo alla scrittura di 1 Tessalonicesi, non mi sono mai sentita offesa dal riferimento ai dolori di parto. Non li ho mai provati ma una mia insegnante (giusto per incoraggiarci!) ci disse che è un dolore che ttoglie il senno ma questo non scoraggia dallo scegliere di dare la vita in una maniera così meravigliosa. Ho detto tutto questo ma non vuol dire che non sono una che non mi faccio rispettare dagli uomini, anzi ho un bel caratterino!

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